Negli anni in cui molti promettevano di abbattere un sistema di cui sono diventati oggi classe dirigente (parlamentari, ministri, editorialisti e direttori di giornali), uno studente dell’Universita’ di Padova sceglieva in silenzio una strada davvero controcorrente. Varcare l’Oceano per dedicarsi anima e corpo ad una passione dai risvolti esistenziali: quella per gli indiani d’America. Oggi Cesare Marino fa la spola fra Treviso, dove vivono i genitori, e la Virginia, dove abita da anni, dopo essere diventato, come antropologo allo Smithsonian Institution di Washington, una delle massime autorita’ in fatto di nativi americani. Per anni Cesare ha “ballato coi lupi” molto piu’ a fondo di tanti improvvisati “amici degli indiani”. Stringendo amicizie solide con figure di spicco dei nativi americani di diverse tribu’, imparando lingue e costumi che lo hanno sempre piu’ coinvolto in un dimensione spirituale, allontanandolo dalla ribalta mediatica.
Le sue ricerche ed i suoi libri sono di un rigore esemplare che nulla concede alle approssimazioni ed al colore cosi’ di moda. E’ su questa strada, fatta di verifica delle fonti, documentazioni meticolose e riferimenti bibliografici, che Cesare Marino si e’ imbattuto quasi per caso in alcune straordinarie figure di italiani del passato, che per motivi diversi hanno incrociato i loro destini a quelli degli indiani, al centro dei suoi studi.
Come quella di Carlo Camillo di Rudio (1832-1910), conte bellunese che dopo aver percorso avventurosamente il Risorgimento, attentando’ alla vita di Napoleone III, evito’ in extremis la ghigliottina, evase dalla Cayenna ed emigro’ negli Stati Uniti, entrando nel 7 Cavalleria di Custer e scampando al massacro di Little Big Horn.
Di Carlo Gentile (1835-1893), napoletano, bravo e sfortunato pioniere della fotografia, che adotto’ un ragazzino indiano destinato a diventare, grazie ai suoi insegnamenti, personaggio storico nella difesa dei diritti civili dei nativi americani: Carlos Montezuma.
O quella di Giacomo Costantino Beltrami (1779-1855), patriota bergamasco deluso dalla Restaurazione, che scelse il Mississippi come prova estrema di un percorso esistenziale, lo risali’ da solo fra tribu’ ostili sino a raggiungerne dopo mille peripezie, primo bianco giunto cosi’ lontanto, una delle sorgenti. Con un ombrello rosso come bizzarro lasciapassare.
Storie che Marino ha meticolosamente ricostruito come difficili puzzle, dedicando loro studi e pubblicazioni che attendono ancora la meritata attenzione.
Di Italiani di Frontiera Cesare Marino sara’ partner insostituibile. Per ricostruire quel filo conduttore che ieri nel West, oggi nelle sfide avanzate delle nuove tecnologie, vede gli italiani protagonisti.








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Caro Marino, stiamo cercando di contattarla a proposito di Luigi Castiglioni (http://www.urihi.org/luigi_castiglioni.html) e Paolo Andreani, possiamo avere il suo indirizzo e-mail?
Marco De Poli
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[...] a Gentile, che invece mori’ in disgrazia. Ora il libro uscito negli Usa nel 1998 scritto da Cesare Marino, antropologo dello Smithsonian Institution e partner di Italiani di Frontiera, che rievoca la [...]
[...] innovatore tanto ingegnoso e ardito quanto sfortunato. Come racconta la sua toccante biografia, che Cesare Marino ha raccolto in un libro, “The Remarkable Carlo Gentile. Italian Photographer of the American [...]
[...] “Dal West al Web”, tornerà su quella tomba davanti al; Golden Gate Bridge, assieme all’amico antropologo Cesare Marino, che ha ricostruito quella e altra storie di italiani fra gli indiani. Per ricordare, il prossimo 1 [...]
[...] e ormai figura simbolo di questo progetto, sepolto davanti al Golden Gate. Assieme a Cesare Marino, biografo del conte (autore di “Dal Piave al Little Bighorn”, Alessandro Tarantola [...]