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Da imprenditore hi tech a venture capitalist, Giacomo Marini si racconta

Giacomo Marini

Da imprenditore dell’hi tech, con il succsso di Logitech, a venture capitalist a Silicon Valey, dove e’ stato tra i pionieri del made in Italy. Giacomo Marini racconta la sua esperienza, in quello che e’ solo il suo primo post su Italiani di Frontiera.

DA IBM A OLIVETTI – Ho iniziato la mia carriera lavorando all’Ibm, fra 1974 e ’78, due anni a Pisa e due a Venezia, esperienza interessante, girando Usa ed Europa. Dopo l’arrivo nel 1978 di Carlo De Benedetti andai all’Olivetti, sino al 1981, dove vedevo la possibilita’ di fare cose un po’ piu’ di impatto… De Benedetti e’ una personalita’ controversa ma i suoi primi dieci anni in Olivetti sono stati fantastici e l’azienda e’ cresciuta rinnovandosi.

IL SUCCESSO DI LOGITECH – Dopo tre anni, con Pierluigi Zappacosta e lo svizzero Daniel Borel, abbiamo fatto partire quello che poi e’ diventata la Logitech, a cavallo fra Ivrea e Losanna. Zappacosta era andato negli Usa (sua moglie aveva un incarico con Ibm, a Palo Alto) dove incontro’ Borel. Poi si era spostato in Svizzera per un progetto con Borel. Mi unii a loro e nel 1981 partimmo con questa che all’inizio era una azienda di consulenza e progetti per conto terzi, con idea di arrivare a fare noi dei prodotti. Prendemmo un contratto consistente con una ditta giapponese e si decise di sviluppare il progetto negli Usa ove si risposto’ Zappacosta, aprendo un ufficio a Palo Alto in un posto storico: 165 University Avenue (che ha poi ospitato societa’ come Google, PayPal e YouTube)…Silicon Valley e’ un posto difficile da lasciare. Se non si va via nei primi tre anni poi non si va via piu’: clima, posto facile. Ambiente internazionale… In quegli anni Logitech crebbe parecchio, passammo da progetti per altri a prodotti nostri. E con il mouse l’azienda fece un salto di qualita’. Al punto che nel 1988 eravamo cresciuti abbastanza ma non riuscivamo a quotarci negli Usa, perche’ non avevamo investitori americani ed il prodotto non era stato capito molto… cosi’ quando una banca svizzera ci propose di quotarci li’, lo facemmo quell’anno stesso , costituendo una holding svizzera.

DA IMPRENDITORE A INVESTITORE – A fine ’92 lasciai Logitech. Per un po’, il grosso della mia attivita’ divenne l’investire tempo e danaro in start up come angel investor piuttosto attivo, con un portafoglio di 4-5 nuove aziende. Tra le societa’ sulle quali lavorai, quella di Marco Graziano, italiano un’azienda che si chiamava Teknema che faceva Internet tv box per portare il web sul televisore. Un pioniere in quel settore, anche se quell’idea non ha mai attecchito. Era un esperimento notevole e la cosa interessante e’ che il browser realizzato da Graziano stava in un floppy che fu allegato a settimanali in edicola da Video Online, (societa’ antenata di Tin.it) fondata da Niki Grauso, pioniere di Internet, forse troppo ambizioso, con il quale parti’ Renato Soru per l’esperienza che porto’ a Tiscali. Il floppy si installava facilmente, decidendo poi se sottoscrivere l’abbonamento al servizio.

Nel 1999 si presento’ l’occasione di riconnettermi con il gruppo De Benedetti, che stava lanciando un fondo di fondi venture capital CDB Web Tech, e in parallelo stava facendo nascere un’altra iniziativa interessante a Milano, CirLab, un misto tra fondo di venture a incubatore. Nel 2001 ho contribuito a ristrutturare CirLab, proponendo a Cir di trasformare la parte buona del portafoglio in un fondo di venture capital all’americana, con base a Silicon Valley, il primo fondo gestito da Noventi, Cir Ventures, con solo Cir come investitore esterno. Con tredici investimenti effettuati, abbiamo ancora sette aziende attive in portafoglio.

Uno dei nostri migliori investimenti e’ stata Sygate, societa’ di sicurezza informatica di cui era amministratore delegato John De Santis, italoamericano di famiglia romana, ora venduta a Symantec. Ma abbiamo fatto un paio di investimenti anche in Italia, come Easy Market in Romagna, societa’ software e servizi per industria del turismo, di Paolo Pezzoli, poi venduta al gosso gruppo tedesco TUI. Nel 2006 e’ nato il secondo fondo, sempre con il gruppo De Benedetti come investitore principale tramite Sorgenia, societa’ di vendita e produzione di energia in Italia. Al di la’ di Noventi, mantengo altri rapporti di impresa con l’Italia. Sono coinvolto in un paio di iniziative, come azionista, in due aziende in Abruzzo: TES, nel settore delle automazioni industriali e Cosmo, che invece fa parquet.

LA PROFESSIONE DI VENTURE CAPITALIST – Questo e’ un mestiere che si basa sul network, una delle componenti importanti e’ chi conosci e chi ti conosce. Quando investi, magari hai bisogno di un tecnico particolare o del capo delle vendite e vai e chiami la gente con cui ha lavorato in un’altra azienda…

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2 Trackbacks

  1. [...] d’eccezione come Luca Cavalli-Sforza (Stanford University), Federico Faggin (Foveon), Giacomo Marini (Noventi) e Fabrizio Capobianco (Funambol). Questi ultimi gia’ protagonisti di post su [...]

  2. [...] Olivetti Boys), comprende incontri e testimonianze esclusive, con Enzo Torresi, Enrico Pesatori, Giacomo Marini, Francesco Lacapra, Gianluca Rattazzi, Luciano Dalle Ore, Giamma Clerici, Ezio Valdevit. AKPC_IDS [...]

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