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Filippo Rizzante (Reply): nel’hi tech globale un handicap il marchio del sistema Italia

Filippo Rizzante

Per una delle poche aziende hi tech italiane di taglio internazionale, le prospettive sono promettenti, ma l’handcap principale su diversi mercati e’ il portarsi dietro… il marchio Italia. Ottimismo nel business ma riflessioni amare sul nostro Paese, quelle di Filippo Rizzante, executive partner di Reply, azienda “a rete” specializzata nelle tecnologie Internet, unica societa’ italiana presente al Web 2.0 Expo svoltosi il mese scorso a San Francisco.

UN’AZIENDA-RETE – Un’azienda formata da tante aziende, in una rete modellata su Internet. L’idea di Reply e’ nata da un gruppo di manager formatosi nel 1982 in Mesarteam guidato da Mario Rizzante, che dopo un esperienza in Digital come Southern Europe Territory Manager della Consulenza e della System Integration, nel giugno del 1996, decise di affrontare una nuova sfida imprenditoriale: fondare una società di consulenza e system integration specializzata sulle nascenti tecnologie internet. Basata su di una organizzazione a rete che concentra nelle singole società operative le competenze consulenziali, tecnologiche ed applicative, Reply è passata da poche decine di dipendenti ad oltre 2.500 persone in meno di dodici anni, con un fatturato 2007 superiore ai 270 milioni di euro.

COLLETTIVO E INDIVIDUALITA’ – Reply opera con una struttura a rete costituita da società operative specializzate per Processi, Applicazioni, Tecnologie: 30 in Italia e 10 in Germania, altamente specializzate. Ogni singola azienda operativa ha una propria identita’, una propria missione che in genere non si sovrappone alle altre, usufruendo dei servizi erogati dalla centrale capogruppo e puntando ala creazione di centri di eccellenza altamente specializzati capaci di primeggiare nelle rispettive nicchie di competenza e collaborare con gli altri centri del Gruppo per fornire soluzioni complesse. Questa organizzazione ci ha consentito, in questi anni buoni risultati e una redditività significativa, oltre a poter sviluppare e rafforzare i nostri sistemi lavorando all’ “incubazione” di nuove idee.

Facciamo consulenza, per le grandi aziende, integrazione di sistemi e servizi in outsourcing. Tecnologia applicazioni e processi sono i tre assi delle nostre aziende. Asse orizzontale sul mercato delle tecnologie (siamo il primo partner italiano sia di Microsoft che di Oracle, con aziende dedicata solo a questo, o a tecnologia avanzata, outsourcing, sicurezza ecc), asse verticale invece per mercato, le aziende applicative (ad esempio telecomunicazioni, finanza, banche, pubbliche amministrazioni). Reply si basa sull’eccellenza delle persone che ne fanno parte, che la rappresentano presso clienti e partner. Per questo per noi le risorse umane costituiscono un patrimonio di primaria importanza, che selezioniamo attentamente tra i migliori talenti provenienti dai principali atenei.

SISTEMA ITALIANO ARRETRATO – Quello della telefonia mobile e’ un esempio dei limiti del sistema italiano. E’ uno dei pochi campi in cui gli Stati Uniti erano piu’ arretrati rispetto all’Italia, che ha uno dei mercati piu’ forti al mondo come numero di utenti. Eppure ci siamo giocati tutti gli operatori Omnitel e’ oggi Vodafone, Wind e’ stata acquisita dagli egiziani… pur partendo da uno dei mercati piu’ forti, in cui noi potevamo diventare colonizzatori del mondo ci siamo fatti colonizzare. Questo perche’ da noi prevale un discorso di cultura, di sistema, che non e’ in grado di difendere gli asset della collettivita’, ma favorisce gli interessi personali. Se in Francia vai e provi a comprare i primi operatori francesi, ovvero le infrastrutture di comunicazione di un intero paese, una risorsa critica e strategica, non riesci. Per loro e’ inconcepibile vendere un pezzo di Francia….da noi invece prevalgono logiche economiche a breve, in cui prevale la cultura dell interesse se non del singolo del gruppo di potere, difficilmente quella dello stato e della collettività.

BRAND ITALIA UN HANDICAP – Per un’azienda come Reply, la cui crescita e’ basata principalmente sul far bene, venire all’estero da un Paese come l’Italia può rivelarsi un handicap. Abbiamo un fattore di crescita tra i piu’ alti in Europa (quotati alla borsa di Milano dal il 2000, da allora ad oggi con una crescita annua superiore al 40%, con 750 nuovi assunti nel 2007, unici italiani inseriti nella classifica di Forbes 2004 sulle Fast & Furious nell’hi tech mondiale), siamo partiti all’estero nel 2005 acquisendo un’azienda tedesca quotata Francoforte e siamo impegnati ad aprire in Inghilterra, oltre che in Spagna. La cosa peggiore e’ portarci dietro il brand del nostro Paese. Anche se generiamo cassa, siamo una delle aziende piu’ sane per gli analisti.. quando andiamo a comprare all’estero e’ come se da noi venisse un arabo o un turco, a comprare un’azienda. Faccio un esempio, settimana scorsa ad un meeting EMEA con un nostro Partner in Germania due persone mai viste prima mi hanno preso in giro per la vicenda rifiuti di Napoli …e’ difficile spiegare quanto pesi sulle aziende l’immagine di inefficienza che caratterizza il nostro Paese. Specie in un mercato come l’hi tech, dove l’Italia dopo aver perso Olivetti e’ sparita.

TALENTO ITALIANO – abbiamo qui sei ragazzi nostri, che lavorano per il settore ricerca e sviluppo di Oracle, All’inizio ci siamo dovuti confrontare anche con delle perplessita’ da parte dei Team Leader, sai siamo italiani…. In realta’ ora sono piu’ bravi di quelli con cui lavorano… perche’ l’italiano (si distingue) per voglia di fare, capacita’ risultati.. altri, hanno una mentalita’ molto rigida sul lavoro.. otto ore, non escono dal seminato. Noi invece vogliamo fare, abbiamo la capacita’ di metterci alla prova e di inventare. Questi nostri ragazzi risultano dei diamanti li’ in mezzo. Il problema e’ la collettivita’. Se si deve mettere insieme un team di 500 italiani per fare un progetto, organizzarli e farli diventare produttivi… allora e’ molto piu’ facile con 500 indiani…

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