Le nuove tecnologie possono realizzare l’utopia di una redistribuzione. Non dei beni materiali ma delle aspirazioni, dei desideri e delle potenzialità espressive, nel creare e distribuire contenuti culturali. Per questo, la pirateria non va considerata solo come fenomeno di illegalità, occorre esaminarne altri aspetti.
Un parere controcorrente, quello di Lawrence Liang, incontrato ieri a Milano per un’intervista. Occasione per presentargli brevemente il progetto Italiani di Frontiera.
“Parliamo di pirateria pensando solo ai miliardi di dollari persi da Hollywood (per il mancato rispetto dei diritti). Credo invece che dovremmo farlo considerando anche effetti e benefici e sociali della pirateria”, ha detto Liang, avvocato indiano di origini cinesi, esperto di proprietà intellettuale e creazione collaborativa dei contenuti, nel corso di una chiacchierata prima di essere ospite, ieri sera a Milano, dell’evento Meet the Media Guru organizzato da Mgm Communication di Maria Grazia Mattei.
Qui l’intervista dal notiziario Reuters.








3 Comments
Non sono certo di condividere la posizione di Lawrence Liang. Un conto e’ promuovere la cultura della condivisione (sharing) come fa Lawrence Lessig, un altro conto e’ promuovere la pirateria come valore.
Rimane comunque il problema dell’Italia che pur non essendo nel terzo mondo (per ora) raggiunge livelli simili di pirateria.
A me sembra lapalissiano che pirateria dei tempi antichi, coi galeoni e i pappagalli, e quelli moderni fatti di connessioni internet e computer da smanettoni hanno in comune il mettere in discussione un sistema in cui i privilegi degli uni comportano danni per altri.
Pensiamo per un attimo al costo di un cd musicale. Per quanti anni schiere di ragazzine hanno fatto i salti mortali per risparmiare del soldini e comprare il cd (e prima ancora il vinile) del loro idolo del momento?
Adesso tutto quel mondo è finito, o almeno in parte lo è. Rimangono gli idoli e le rockstar. Ma almeno procurarsi la copia dell’ultimo album è più facile.
Prima c’era la fortuna dei discografici e il salasso economico per le famiglie. Oggi c’è la condivisione. Non pensate che tutto ciò sia molto liberatorio?
Per qualche decennio ci siamo abituati a pensare che un attore, un cantante, uno scrittore fosse prima di tutto una star, una persona abituata a frequentare i ristoranti più costosi e gli hotel più famosi del mondo. Forse dimenticandoci del fatto che quel che aveva da comunicare non era poi così importante o addirittura dimenticandoci del suo messaggio (ammesso che ne avesse uno).
Ho l’impressione che internet, e in particolare la pirateria, ci possa aiutare a scrollarci i fronzoli e guardare alla sostanza delle cose.
L’osservazione contenuta in questo articolo è molto interessante e mi ha fatto tornare alla mia adolescenza, quando gli strumenti di riproduzione erano molto antiquati, rispetto ad ora. Ma mi ricordo che con i nostri amici ci si prestava i dischi, per poter accedere a un numero maggiore di musica/artisti rispetto a quello che le nostre finanze ci consentiva. E lo scambio non era solo uno scambio del supporto (il disco o la cassetta) ma era già uno scambio di idee, di gusti, di opinioni. Nel nostro piccolo, abbiamo allargato le nostre conoscenze tramite una forma di pirateria.
Le possibilità offerte oggi dalla tecnologia sono enormemente amplificate, quindi è del tutto comprensibile il timore degli artisti che il loro lavoro possa essere distribuito senza che venga loro in tasca alcun tornaconto.
Internet stesso è nato come luogo di comunicazione, condivisione, di annullamento delle distanze sia fisiche, sia intellettuali sia economiche. Internet ha portato una rivoluzione che secondo me non abbiamo ancora compreso nella sua portata.
Certo, bisognerebbe trovare la giusta via di mezzo per tutelare i diritti di autore, chiudendo un occhio però sull’effetto positivo, dato dalla circolazione delle idee, dei confronti, dei prodotti artistici immateriali come sono quelli che possono transitare su internet. Sopratutto verso i meno abbienti.
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[...] Le foto della serata con Lawrence le trovate su Flickr E una bella intervista di Roberto Bonzio, pubblicata da Reuters e ripresa da Italiani di frontiera [...]