08.12.2016 Interviste e Incontri , , , , , , ,

Riscrivere la storia di Venezia con i Big Data: Diego Calaon archeologo di Ca’ Foscari a Stanford

E se uno strumento recente al servizio della conoscenza come i Big Data arrivasse a rivoluzionare pure quel che tutti crediamo di sapere del nostro passato remoto, costringendoci a riscrivere una pagina importante di storia?

Forse sta già accadendo, con qualcosa che tutti sono convinti di conoscere: com’è nata Venezia.

Premiato dalla Comunità Europea nel 2014 con il prestigioso Marie Curie-Skłodowska International Outgoing Fellowship, Diego Calaon archeologo del Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, sta realizzando grazie a quel finanziamento una ricerca in California presso la Stanford University proprio sulla nascita di Venezia. Con risultati sconvolgenti.

Diego è da qualche tempo uno dei preziosi speaker dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour, nelle nostre tappe a Stanford.

 

 

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Tutti sanno come è nata Venezia, ricorda Diego. Ii primi veneziani sono scappati sulle isole in mezzo alla laguna per rifugiarsi dai pericoli delle invasioni barbariche che hanno devastato le città dell’entroterra…

“Se questo fosse vero,  scavando in laguna dovremmo trovare un insediamento subitaneo che corrisponde al momento in cui gli antichi veneziano sono fuggiti da Padova, Treviso, Altino per rifugiarsi in laguna… in realtà l’archeologia ci fa vedere che la laguna è abitata in maniera continuativa fin dall’epoca romana almeno fin dal primo secolo avanti Cristo e non c’è nessuna tensione verso la formazione di un abitato ai fini difensivi. Tutta la letteratura storica ci parla di Venezia come di un posto difensivo come se le isole della laguna veneziana fossero il luogo più remoto in quel preciso momento storico L’archeologia ci fa vedere come a quell’epoca non esistessero che rive, pontili attracchi… vivere in quelle lagune significava vivere al centro delle comunicazioni”.

LETTURA ALTERNATIVA CON I BIG DATA  – La rilettura di quelle origini si basa sull’uso di una serie di dati da analisi ambientali geografiche, paleogeografiche, incrociati con una mole infinita di dati storico archeologici,  “che provengono dalle analisi fatte in laguna attraverso strumenti informatici principalmente GIS (Geographic Information System). Dalla gestione della grande mole di dati che abbiamo su base cartografica, riusciamo a interrogare questi dati con una prospettiva diversa che lascia volutamente fuori la narrazione storia tradizionale. perchè crediamo che l’ambiente con la sua enorme mole di dati possa fornire una storia alternativa…”

Ma la possibilità di rilettura di fenomeni complessi della storia europea, alla luce della gestione della miriade di dati che influenzano le origini di Venezia, spiega ancora l’archeologo, proviene non solo dati storici ma anche da dati attuali dei social media, di chi Venezia la usa, di chi la vive ogni giorno.

VENEZIA E IL TRAFFICO DI SCHIAVI – Questa rilettura, che ha imposto un riesame originale dei dati riguardanti il mondo del lavoro, ha portato a un’altra scoperta rilevante, rivela Diego: il ruolo che ebbe per la prima Venezia l’ingente traffico di schiavi, venduti in Oriente al mondo islamico, la cui economia si reggeva sullo schiavismo.

Una rilettura inedita delle origini di Venezia destinata probabilmente ad avere un forte impatto anche al di fuori della cerchia di storici  e archeologi, visto che in qualche modo queste rivelazioni toccano a fondo pure questioni che riguardano l’identità della città.

Wood, Water and Slaves. How Venice Come to the World” è il titolo del libro che Diego pubblicherà negli USA fra qualche mese, presentato in anteprima a San Francisco in un evento BAIA Geeks, organizzato da un altro prezioso amico di IdF, Franco Folini.

Graandi cose nascono dagli Italiani di Frontiera Links…

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