05.11.2017 Blog del libro, Eventi, Eventi speciali IdF , , , , , , , ,

“Dobbiamo tutto agli Hippie”, un successo la prima nazionale a Vicenza. E alla fine gli elogi sul palco di Federico Faggin!

 

Ho imparato molte cose nuove guardando il tuo lavoro… quando uno è dentro, non ha la visione a 360… come può avere uno che guarda successivamente e vede connessioni che io certamente non avevo visto…
Le parole di Federico Faggin (nel video con slideshow qui sopra) il padre del microchip e della tecnologia touch, salito sul palco al mio fianco, emozionandomi non poco, alla fine della prima nazionale di “Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy“, giovedì 26 ottobre al Teatro Comunale di Vicenza, sono state il coronamento di una serata indimenticabile.

L’esordio è andato oltre ogni aspettativa. Anche se lavoro con gente così brava che a volte vorrei fermarmi nella mitragliata di parole, per ascoltare meglio la musica scelta sul palco da Luca Presence Carini, guardare le immagini e le bellissime animazioni alle mie spalle frutto della creatività di Roberta Gaito e Roberta Pirrera, tutta la scena ideata e diretta con maestria alla regia da Alessio Mazzolotti.

 

Come sempre è la passione il vero motore, e questa avventura non sarebbe nemmeno iniziata senza la passione di Claudia Baldina e degli amici di Niuko, di Alessandro Fossato arrivato da Mestre con una folta squadra dalla sua Interlogica, le due aziende che hanno comprodotto lo spettacolo.

 

Collegare Hippie e New Economy poteva sembrare un’idea bizzarra a chi non conosce le radici culturali di Silicon Valley,  in realtà questo spettacolo attraverso storie e aneddoti invita a riflettere su come siano i visionari capaci di sogni all’apparenza impossibili i veri protagonisti dell’innovazione, in un intreccio fra personaggi  e idee che spera di ispirare chi deve immaginare il futuro.

 

Sul palco, il surf è diventato metafora del pensiero laterale, capace di scoprire percorsi inaspettati, dall’arte alla scienza, dalla cultura alla società. Un racconto spiazzante, che lungo quel filo rosso individua molti protagonisti dai nomi italiani, da Lawrence Ferlinghetti patriarca della Beat Generation a Jack Sarfatti, scienziato eccentrico che ispirò il personaggio di Doc di “Ritorno al Futuro”, dal regista Francis Ford Coppola a Mario Savio, leader universitario che all’Università di  Berkeley “innescò” la contestazione studentesca già nel 1964.

 

E il percorso inaspettatamente, partendo dalla California incrocia figure di grandi innovatori come il designer Ettore Sottsass, due grandi visionari che pur scomparsi alla vigilia di quella stagione ispirarono valori che ancor oggi sono le fondamenta della culla mondiale dell’innovazione: Adriano Olivetti e Maria Montessori. Sino a Federico Faggin, vicentino d’origine trapiantato dagli anni Sessanta in California, che dopo storiche invenzioni è impegnato oggi in una battaglia ideale, per contestare l’idea diffusa a Silicon Valley che le macchine diventeranno presto più intelligenti degli esseri umani, al quale è dedicata la chiusura dello spettacolo multimediale, con grafica digitale e animazioni sullo schermo, la musica selezionata dal vivo sul palco da Luca.

Come nessun altro Federico ha ispirato con le sue riflessioni il mio lavoro, con Italiani di Frontiera e oggi con questo spettacolo. Per questo, la fortunata coincidenza di scoprire che in questi giorni era in Italia, invitarlo con una mail e ricevere al telefono la sua conferma nel giro di venti minuti, esordire nella sua città d’origine con lui attentissimo in una delle prime file, poi vederlo alzarsi con un’ovazione della sala e ricevere sul palco i suoi elogi e alla fine averlo assieme a tanti preziosi anici con noi pure all’aperitivo dopo lo spettacolo, con la moglie Elvia… davvero indimenticabile.

Ma ora la sfida è quella di proseguire avventura, portando “Dobbiamo tutto agli Hippie” in giro per l’Italia… e perchè no? Magari pure oltreoceano…

Un grazie a Marina Pezzoli amministratore delegato di Niuko, intervistata con me e Federico nel video qui sotto, realizzato dal bravo Marco Bergamaschi che ringrazio anche per le belle foto.

 

 


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