“Dobbiamo tutto agli Hippie” a Milano, Blue Note, un grande successo: primi commenti, presto a Padova e Roma

Oltre trecento al Blue Note, più di quanto avremmo mai potuto sognare. Una quantità arricchita dalla qualità delle persone presenti lunedì 28 maggio alla prima milanese di “Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy“, passo importante per far girare presto per tutt’Italia lo spettacolo che aveva esordito con successo a Vicenza l’autunno scorso.

A Milano il successo è stato ancora superiore, i commenti dopo i lunghi applausi di una sala stracolma nella bellissima location del tempio del jazz che eccezionalmente l’agenzia Casta Diva (grazie Andrea De Micheli) ci ha affittato per la serata.

 Intanto nelle prossime settimane saremo con lo spettacolo a Roma, Museo di Roma in Trastevere, nell’ambito della Mostra sul ’68 curata da AGI diretta da Riccardo Luna, lunedì 18 giugno invece il prossimo appuntamento, a Padova, in collaborazione con Niuko, nella bella sede di una startup di realtà virtuale e aumentata: Uqido.

Una scommessa che sembrava impossibile vincere, qulla di Milano, visti i tempi strettissimi per coprire con sponsor i costi considerevoli  dell’organizzazione. Ma ci siamo riusciti grazie a un manipolo di sostenitori individuali che non ringrazieremo mai abbastanza, grazie a decine e decine di amici, molti del quali professionisti di primo piano, che hanno voluto esserci. Grazie soprattutto a un pool di imprenditori che hanno voluto inseguire un sogno assieme a noi: Damiano Airoldi (Magnetic Media), Maico e Franco Campilongo (Terùn), David Bevilacqua e Marco Ramilli  (Yoroi), Nicola Del Din (Blackfin), Tiziano Tassi (Caffeina), Andrea Calcagno (cloud4wi), Nicola Zago (Lino’s Type), mentre Paolo Privitera (Evensi) e Vincenzo Berretta (Connecti-on e Da Nord a Food) hanno anche contribuito attivamente all’organizzazione nella promozione online, nella preparazione e catering.

Sì, con un’affluenza che ha travolto le previsioni della vigilia ci sono stati disservizi e lunghe code che era nostro compito evitare e di cui ci scusiamo con tutti. Ma speriamo che l’atmosfera magica di amicizia e ispirazione abbiano fatto dimenticare i disagi.

Di nuovo grazie a tutti, in particolare a una squadra che si è dimostrata davvero vincente, con Roberta Pirrera alle grafica digitale e animazioni,  Roberta Gaito, che ha curato scelta immagini e concept visivoAlessio Mazzolotti alla regia che ha collaborato anche ai testi,  Luca Presence Carini sul palco al mio fianco molto apprezzato con le sue scelte musicali e pure per il suo contributo nella lettura di test.

Qui sotto alcuni dei primi commenti da spettatori d’eccellenza, che danno un’idea della competenza e della qualità della platea.

“Il lavoro mi è sembrato ben scritto, Il tappeto musicale del tuo collaboratore era ottimo… complimenti per la tua tenuta sul palco, per essere riuscito a mettere su uno spettacolo del genere, ricco di spunti e di materiali, certamente utile a trasmettere la tua visione (che condivido in pieno) della realtà e della leggenda della Silicon Valley di oggi”.

Paolo Giaccio, giornalista e autore, figura storica della Rai (grazie per la serie di consigli su come migliorarci Paolo!)

“Bonzio riesce, con una narrazione appassionata, a connettere i punti di un filo rosso interdisciplinare lungo due secoli tra la storia delle idee e degli uomini, l’economia, il costume: in una cornice musicale forse da valorizzare, data la bellezza di tanti brani. La tesi del titolo regge, benché sia solo una tra le possibili (suggerimenti alternativi: “Dobbiamo tutto alla Difesa Usa. Alle radici della New Economy”, “Dobbiamo tutto al rimbambimento delle masse. Alle radici della New Economy”). E fa scoprire tanti aneddoti suggestivi e interessanti sul dinamismo americano, con gli italiani – i migranti come i profeti inascoltati in patria – spesso protagonisti”.

Andrea Greco, giornalista la Repubblica

“Lo spettacolare storytelling di Roberto Bonzio è sempre pieno di informazioni, intrattenimento e nuove prospettive. Raccomando a tutti gli amici di cercarlo sul web, di leggere i suoi scritti e soprattutto di non perdersi i suoi show! Sono ‘food for thoughts’. Delicious food, by the way…”

Andrea De Micheli co-fondatore e presidente di Casta Diva, titolare di Blue Note

 

“…Bonzio traccia un filo rosso e spiega perché la Mecca dell’innovazione deve molto alla controcultura californiana, a Woodstock, alla Summer of Love e alla Beat Generation, in uno spettacolo, che è al tempo stesso un viaggio, un concerto e un romanzo… Grazie Roberto, ci hai stupito!”

Eleonora Chioda, caporedattrice Millionaire

“Lo spettacolo è un arazzo che intesse storie note e meno note dalla controcultura degli anni ’60 al boom tecnologico della California negli anni ’80. Roberto Bonzio, enciclopedico, affascina con la sua narrazione di eroi e antieroi, luci e ombre, successi e chimere. E tra queste storie spuntano anche quelle di “Italiani di frontiera” come Maria Montessori, Fernanda Pivano, Federico Faggin e Adriano Olivetti. E’ col loro esempio che possiamo convincerci di poter nuovamente guardare lontano“.
Paola Bonomo, Angel Investor, presidente Stanford Club Italia

 

“Quello di Roberto è un viaggio profondo e godibilissimo nel tempo e nello spazio alla ricerca delle storie italiane della Silicon Valley. Ad accompagnarci, insieme alla sua voce, ci sono le immagini e le musiche legate alla controcultura americana, motore e carburante di gran parte dello spirito innovativo digitale. Uno spettacolo da non perdere!”
Elena Refraschini, insegnante e scrittrice, autrice di “Storie di San Francisco” (Odoya)

“Splendida serata! Solo Roberto Bonzio sa raccontare cose vere e profonde in un modo così semplice ed efficace. Grazie Roberto!”

Tiberio Roda, imprenditore e presidente Rock Steady Boxing Como Lake (palestra pugilato per malati di Parkinson)

 

“Avrei voluto un counter sul palco, che tenesse il conto dello tsunami di parole dette da Roberto Bonzio. Un Wall, che ne rendesse memorabili alcuni fondamentale personaggi che hanno fatto la nostra cultura e che continuiamo a dimenticare. Spero qualcuno abbia registrato. Spero che la nostra memoria collettiva possa – come tessere di un puzzle – ricomporre i nostri distinti ricordi in una unica immagine. E spero che Roberto posso continuare ad evolvere lo spettacolo, sino a farlo diventare un vero prodotto commerciale. Perché, come dice Stewart Brand: il commercio è la leva (o il time layer) che distribuisce l’innovazione”.

Leando Agrò, pioniere di Internet of Things, direttore Digital Design Design Group Italia

“Caro Roberto, hai affrontato con brio e competenza un tema sconosciuto in Italia a dimostrazione che le vie del Signore (del successo) non passano solamente dalle Cattedrali e nemmeno dall’inferno. Hai fatto bene a citare il Giudice che ha “sdoganato” il bene anche se inquinato da un pò di zolfo perché, secondo me, questo è un tema vitale per ogni italiano che deve poter valutare. Oggi nessuno può dire: Non lo sapevo! Grazie Roberto”.

Mariliana e Ferrante Anguissola d’Altoè Manager presidente onorario Exhibo spa


“La scelta delle musiche è fantastica, utilizzare film memorabili e i loro grandi autori per aiutare a creare link è decisamente utile.  Una storia appassionante, in cui vengono nominati parecchi personaggi di spessore con curiosità sul loro conto per niente banali. È uno spettacolo che credo attiri tutte le generazioni. Sarei curioso di vederlo anche in università o in scuole superiori. Una grande fortuna credo sia il tuo timbro di voce, sarà l’accento veneto forse, sembra banale ma avere una voce narrante interessante non solo per i contenuti espressi secondo me è fondamentale”.

Valerio Vigo freelance filmmaker

“Da ‘curioso’ come te ho ascoltato tantissimi speech, convegni, eventi, spettacoli… mi eri piaciuto tantissimo, posso dirti che lo spettacolo visto al Blue Note è stato, per distacco, il modo in assoluto più bello e magico per parlare (anche) di fare impresa…
Soprattutto per chi come me pensa sia un lavoro assolutamente ‘rock’ e dove la componente umana e creativa sia decisamente più importante di quella economica… Grazie per il privilegio dell’invito, non vedo l’ora di portarti a Legnano!”
Egidio Alagia, project manager CONNE.ACTION
“Hai saputo raccontare una bella storia che coinvolge e motiva le persone a tirar fuori il loro talento. Ed è questo in fondo il compito dell’archetipo Magician! Mentre parlavi non facevo che stupirmi di quanto tu incarnassi pienamente le caratteristiche di questo archetipo: nelle parole (ispirazione, talento, consapevolezza, innovazione, contro-cultura, etc..) e nelle immagini (la spirale ad es. è un tipico simbolo Magician, il globo/la terra vista dal cosmo, persino il blu elettrico del Blue Note è tipico da Magician!), così come nell’intento di far leva sulle emozioni sopite degli ascoltatori per tirar fuori il coraggio di esprimere il proprio talento. E’ impressionante! … Non riesco a non domandarmi: fino a che punto sei consapevole della tua identità Magician e quindi della ‘funzione sociale’ che deriva dalla tua missione? Stai solo seguendo il tuo isitinto o ne sei pienamente consapevole?”
Elena Barbieri consulente marketing autrice di “AttraVerso gli archetipi

“Viaggiare non necessita sempre di un biglietto aereo per partire, a volte basta quello di partecipazione ad un evento. E’ il caso di ‘Dobbiamo tutto agli Hippie’, uno spettacolo attraverso il quale Roberto Bonzio accompagna per mano sognatori e coraggiosi. Un viaggio alla scoperta di cultura e innovazione, letteratura e musica, design e architettura; un mondo dove il tricolore italiano si unisce a quello a stelle e strisce americano e trasmette una grande positività, oltre che voglia di fare”.

Lavinia Pisani giornalista e scrittrice, LUXOS Magazine

“Grazie al collega Roberto Bonzio che mi ha fatto vivere una serata stimolante, piene di notizie e di idee da ‘cavalcare’, come direbbe lui… Infatti la storia di stasera partiva proprio da un surf…”

Sonia Minchillo, giornalista

 

Ecco una sintesi dello spettacolo.

C’è un filo rosso che dai miti della Corsa all’Oro dell’Ottocento lega la controcultura californiana anni Sessanta ai campus dei giganti hi tech e alle startup che oggi nella Silicon Valley progettano il nostro futuro. Individuare quel filo oggi, nel cinquantenario del ’68, è  più che mai prezioso, per ricordare che sono i visionari e i sognatori i protagonisti dell’innovazione. Un  filo rosso che collega molti protagonisti dai nomi italiani, da Lawrence Ferlinghetti patriarca della Beat Generation a Jack Sarfatti, scienziato eccentrico che ispirò Doc di “Ritorno al Futuro”, dal regista Francis Ford Coppola a Mario Savio, leader universitario che a Berkeley “innescò” la contestazione studentesca. Un percorso che inaspettatamente partendo dalla California incrocia figure di grandi innovatori come il designer Ettore Sottsass, due grandi visionari che pur scomparsi alla vigilia di quella stagione ispirarono valori ancor oggi  fondamenta della culla mondiale dell’innovazione: Adriano Olivetti e Maria Montessori. Sino a  Federico Faggin, padre del microchip e della tecnologia touch,  che alla prima di Vicenza ci ha commosso con parole di elogio dal palco a questo lavoro. 

 


I Servizi di IDF

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10.09.2015

Progetto, spettacolo, libro: Italiani di Frontiera e “Dobbiamo tutto agli Hippie” in articoli, recensioni, interviste video e in radio

Il Corriere della Sera, 17 aprile 2015, nella pagina di apertura della sezione Cultura & Spettacoli la prefazione di Gian Antonio Stella, due giorni dopo la pubblicazione del libro.   EconomyUp, 5 giugno 2018 presentazione di “Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy” dopo Milano in arrivo a Roma La Gazzetta del Mezzogiorno 29 … leggi tutto »

15.07.2015

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“Caro Roberto: è sempre un super piacere sentirti! Complimenti per il libro di cui sono orgogliosa di esser parte”. Da alcune ore Cristina Dalle Ore, astronoma trevigiana, è rimbalzata  su schermi e siti di tutto il mondo, nelle immagini della squadra che alla NASA ha festeggiato il successo della missione della sonda che ha raggiunto Plutone (nella … leggi tutto »

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10.05.2013

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  “Ho imparato molte cose nuove guardando il tuo lavoro… quando uno è dentro, non ha la visione a 360… come può avere uno che guarda successivamente e vede connessioni che io certamente non avevo visto…” Le parole di Federico Faggin (nel video con slideshow qui sopra) il padre del microchip e della tecnologia touch, salito sul … leggi tutto »

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