
Tutto è cominciato con un viaggio di sei mesi a Silicon Valley con famiglia. Ideato, organizzato e realizzato da solo. In aspettativa da Reuters, agenzia di stampa internazionale per la quale ho lavorato, che ora sostiene il mio progetto con il proprio marchio.
In Barry Lyndon, film di Stanley Kubrick, a metà circa, la voce fuoricampo preannuncia che la scalata sociale dell’avventuriero settecentesco non proseguira’ e anzi perdera’ quel che ha conquistato. Perche’ spesso, dice il narratore (nel romanzo di Thackeray, immagino), le doti che fanno conquistare sono le stesse che impediscono di conservare.
Beh a me con Italiani di Frontiera e’ capitato il contrario. Nel giornalismo tradizionale, eccentricità, curiosità dispersiva, voglia d’inseguire storie incrociate, predisposizione a slanci disinteressati e un po’ al rischio… beh sono stati grossi handicap. Ma è grazie a queste doti che ho messo in piedi Italiani di Frontiera.
Tre anni fa, la voglia di investire un bel po’ di risparmi in un’esperienza formativa per tutta la famiglia ha preso la strada della California. Per un progetto faidate tra gli italiani di Silicon Valley. Tutto ideato, realizzato e sviluppato da solo, grazie al web (casa, scuola per i figli, auto comprata e rivenduta, il terribile visto Usa, attrezzatura hi tech, tutti i contatti). Via per sei mesi, casa a Palo Alto, a sud di San Francisco, due passi dall’Universita’ di Stanford. Interviste ma non solo. Incontri, cene, amicizie con una trentina di personaggi straordinari.
Altri, giovani imprenditori e manager che avrebbero carica e intelligenza per ribaltare il nostro Paese, (uh se ce ne sarebbe bisogno!), come Fabrizio Capobianco fondatore di Funambol, o Marco Marinucci manager di Google.
Molte testimonianze pure in video, alimentando un blog anche con fantastiche storie di ieri. Come quelle di italiani tra gli indiani, scoperte da Cesare Marino, amico antropologo dello Smithsonian Institution.
Sei mesi che hanno cambiato tutto, specie nella mia testa. Perche’ quegli incontri straordinari hanno contribuito a svelare non solo i segreti del talento italiano ma anche a individuare i meccanismi perversi che lo penalizzano in patria. E che andrebbero energicamente rimossi.
Tornare non e’ stato facile. Ma l’adrenalina ormai è cronica… IdF e’ cresciuto con un percorso entusiasmante, alla scoperta dei tanti che Italiani di Frontiera lo sono a fatica tutti i giorni in patria.
Un’avventura entusiasmante. Di non ritorno. Ho lasciato il posto fisso, dopo 30 anni e 3 mesi… E ora IdF e’ diventato il mio lavoro.
One Comment
Recentemente ho pubblicato un libro sulla nostra esperienza in SV
http://www.lulu.com/product/paperback/una-cinquecento-rossa-in-california/16059709
Come ho scritto nella prefazione, la nostra storia è stata un po’ speciale perché, grazie a mio marito Silvano Gai che ha fatto da ponte tra il mondo accademico italiano e l’industria informatica di Silicon Valley, molti giovani italiani di talento (circa un centinaio) hanno avuto l’opportunità di condividere la nostra stessa esperienza. Quando abbiamo preso la decisone di trasferirci a San Jose 14 anni fa, Silvano era prof. ordinario al Politecnico di Torino ma era attirato dall’idea di mettere in pratica le sue idee. In SV ha potuto realizzare il suo sogno grazie a Cisco e a due start up, in Italia sarebbe stato impossibile.
Penso che il mio libro offra la possibilità di vedere gli Stati Uniti al di fuori dei soliti stereotipi e oltre le immagini – spesso vuote di contenuti – proposte dai media.
Inoltre, potrebbe interessare a molte persone che hanno una storia simile alla nostra, ma anche chi conosce poco di questo ambiente molto particolare e vuole per capire le motivazioni che spingono gli italiani a emigrare alla ricerca di opportunita’ migliori di quelle che offre l’Italia in questo momento.
Per ora il libro è disponibile solo su Lulu.com (in forma cartacea ed elettronica) ma tra qualche settimana si potrà acquistare anche presso Amazon e Barnes&Noble. Inoltre, si potrà richiedere presso qualsiasi libreria grazie al numero ISBN pubblicato in copertina.
Cordiali saluti
Antonella Caporello Gai