IdF Podcast 2 – Giannini fondatore di Bank of America, filantropo visionario che ha ispirato pure l’unicorno Kong

  Fare qualcosa di sconsiderato, addirittura “sacrilego” nel proprio settore: concedere prestiti a chi non ha nessuna garanzia materiale da dare se non l’energia per ricominciare e ricostruire… perchè ha perso tutto. In un terremoto. Non so dire quanto mi abbia ispirato ed emozionato la storia di Amadeo Peter Giannini, figlio di immigrati di Chiavari e fondatore di Bank of America, cui è dedicato il secondo episodio di Italiani di Frontiera Podcast. Giannini è stato un incredibile visionario che per tutta la vita ha dato fiducia agli altri, dopo aver trasformato un’immane disastro in un’opportunità favorendo la ricostruzione di San Francisco dopo il terremoto del 1906. Ha permesso di esprimere il proprio talento a grandissimi artisti e  pure a imprenditori innovativi che hanno gettato le fondamenta di Silicon Valley, ha finanziato opere avveniristiche come il Golden Gate Bridge, dando così lavoro a migliaia di persone durante i terribili anni della Grande Depressione. Solo alla sua morte si scoprì che per sè Giannini aveva tenuto pochissimo, poichè riteneva  che l’unico business legittimo fosse quello di aiutare gli altri… Un esempio di straordinaria attualità, per un mondo in cui oggi troppo spesso la ricchezza viene utilizzata… per generare altra ricchezza, nelle mani di pochi. Per questo, alla fine mi sono permesso una nota polemica, ricordando come San Francisco oggi non renda adeguatamente omaggio a questo straordinario protagonista della sua storia.    Ho raccontato per diversi anni in tutt’Italia e all’estero negli eventi Italiani di Frontiera la storia di Giannini, che quasi nessuno conosceva, aggiornandola via via di diversi particolari, Ora circola anche in diverse piattaforme divulgative, in versioni purtroppo quasi sempre farcite di svarioni e imprecisioni… Grande soddisfazione aver scoperto che proprio grazie a Italiani di Frontiera, la figura di Giannini ha ispirato pure Augusto “Aghi” Marietti e Marco Palladino, che la scoprirono prima di partire per Silicon Valley da giovanissimi startupper con la loro Mashape, che ribattezzata oggi Kong è una dei pochissimi unicorni con radici italiane della Bay Area. Nella foto qui sotto, nel 2015 col mio libro appena uscito, assieme ad Augusto e Marco nella sede della loro Mashape, che allora era nel Financial District di San Francisco e dov’era esposto un ritratto di Giannini, che aveva avuto il suo ufficio di Bank of America a poca distanza.

Amadeo Peter Giannini, spirito di servizio per una rivoluzione chiamata Bank of America

Aprile 1906. Un italiano, tra le pochissime star mondiali dell’epoca, canta per le strade di San Francisco. Un altro italiano recupera un sacco scavando tra le macerie e lo porta al sicuro su un carretto, nascosto da verdure. La star e’ Enrico Caruso, tenore napoletano di immensa popolarita’. Canta per strada per incoraggiare superstiti e soccorritori, dopo che un terribile terremoto ed un incendio hanno devastato la citta’. L’uomo che scava è Amadeo Peter Giannini, in quel sacco ci sono due milioni di dollari in oro, le riserve della Bank of Italy da lui fondata due anni prima a San Francisco. Che non sarebbe risorta così senza di lui, autentico rivoluzionario del mondo bancario. (nel video Market Street prima e dopo il terremoto del 19 aprile 1906) Pochi giorni dopo, ai colleghi banchieri radunati sul molo della citta’ distrutta, intenzionati a non riaprire le loro banche crollate sino a novembre, Giannini dice senza mezzi termini: “A novembre non troverete nessuna citta’ che voglia essere ricostruita“. Con quel sacco d’oro, e un ottimo fiuto nel marketing, sul molo piazza un bancone fatto di un tavolaccio appoggiato a due barili. E un cartello, che promette credito a tutti. Dando il via alla ricostruzione di San Francisco e ad un modo completamente diverso di fare il banchiere. Nato a San Josè nel 1870 da genitori dell’entroterra ligure giunti in California sulla scia della corsa all’oro, Giannini aveva iniziato l’attività di banchiere fondando nel 1904 la Bank of Italy, come clienti piccoli artigiani e commercianti di origine italiana, che non trovavano nessun’altra banca disposta a far loro credito. Il terremoto diventa per Giannini una straordinaria opportunità. Mentre gli altri banchieri tentennano, lui offre da subito crediti per la ricostruzione a tutti, aprendosi cosi’ all’esterno della comunità italiana. E dando fiducia alla gente semplice e intraprendente, crediti “on a face and a signature” (ad un volto ed una firma), in un’epoca in cui si prestavano soldi solo a chi gia’ ne aveva. Mutui per la casa, prestiti per comprare un’auto sono oggi consuetudine. Prima di Giannini non esistevano. “Il credito al consumo ha un grosso debito nei confronti di uno… che rifiutava di dire no”, ha scritto la rivista Time nel 1998, inserendo Giannini fra i cento “Giganti” che hanno forgiato gli Stati Uniti. DAL TERREMOTO A HOLLYWOOD – Dopo la ricostruzione di San Francisco, Giannini finanzia la nascita del settore vinicolo e le tante aziende agricole, in buona parte di immigrati italiani, che sorgono a sud della citta’, in quella che oggi e’ Silicon Valley. Nel 1919 fonda la Banca d’America e d’Italia, che nel 1927 diventa Bank of America. Nel frattempo, investe a Hollywood prima che la Mecca del Cinema diventi una miniera d’oro. Nel 1923 crea una divisione apposita che aiuterà Mary Pickford, Charlie Chaplin, Douglas Fairbanks e D. W. Griffith a fondare United Artists. E quando Walt Disney e’ in difficolta’ nella realizzazione di Biancaneve e i Sette Nani, con un budget sforato di due milioni di dollari, a risolvere la situazione e’ Giannini. Che a Hollywood stabilisce un legame particolare di amicizia e affari col regista Frank Capra. Nel 1930 Giannini si trasferisce in Europa, dopo aver trasformato la sua banca in una holding finanziaria, TransAmerica Corp, cedendone il timone. Ma capisce che durante la Grande Crisi del 1929 i suoi principi non sono stati rispettati. Allora torna e nel 1932 riprende il controllo in un’aspra contesa, dopo aver conquistato la fiducia e il voto dei piccoli risparmiatori. Nel frattempo trova anche il modo di finanziare la costruzione del Golden Gate Bridge. SILICON VALLEY E PIANO MARSHALL – E’ ancora lui a finanziare i primi passi di William Hewlett ed Henry Packard, che nel garage di Palo Alto considerato luogo di nascita di Silicon Valley gettano le basi di HP, lavorando ad un oscilloscopio utilizzato per la sincronizzazione del film di Disney Fantasia. E’ lui che dopo la guerra agevola gli aiuti all’Italia del Piano Marshall, con prestiti senza interesse. Quando muore, nel 1949 a 79 anni, la sua Bank of America è diventata la prima al mondo. Avrebbe potuto essere miliardario, il suo patrimonio viene invece valutato meno di 500mila dollari. Per anni non aveva voluto stipendio. E quando si era ritrovato a sorpresa una gratifica da un milione e mezzo, l’aveva girata subito alla University of California. “La smania di danaro è  una brutta cosa. Non ho mai avuto quel problema”, disse una volta lui, che a sette anni aveva visto uccidere il padre, dopo un litigio per un dollaro. “A.P Giannini fondò la Bank of Italy a San Francisco nel 1904 per ‘servire le necessita’ degli altri, unico business legittimo oggi nel mondo’. La sua devozione a questa lungimirante filosofia rivoluziono’ il volto dell’attivita’ bancaria e lui visse per vedere la sua ‘banca per gli amici semplici’ diventare Bank of America. La più grande banca del mondo”, dice una scritta all’ingresso del grattacielo Bank of America a San Francisco. “Alla sua filosofia di servizio per tutti, sono dedicati questo edificio e tutte le persone che hanno lavorato per la banca che lui ha ispirato“.

Augusto e Marco, il successo miliardario di Kong citato da Von Der Leyen e i tanti ricordi della loro avventura

Che sorpresa, scoprire oggi quasi in diretta dall’Italian Tech Week organizzata a Torino da Repubblica, che Ursula Von Der Leyen, presidente dell’Unione Europea, iniziando il suo discorso (in questo link il video, da 3’07“) ha citato il successo a Silicon Valley di Kong, ex Mashape, fondata da Augusto “Aghi” Marietti e Marco Palladino, divenuta un unicorno, con valore che di recente ha superato i due miliardi di dollari, per elogiare il talento italiano e contemporaneamente denunciare la difficoltà di reperire finanziamenti adeguati in Europa, anche se molto, ha detto, è cambiato da quando i due decisero di lasciare l’Italia. Emozione e un pizzico d’orgoglio, visto che Italiani di Frontiera aveva incrociato Augusto e Marco  giovanissimi, prima della partenza per gli USA ormai quindici anni fa. E rivederli oggi ragazzini in quel video “d’epoca”,  immagini sgranate, musichetta di sottofondo, fa impressione,  per la determinazione, la chiarezza di visione di due ventenni italiani che in un paio d’anni, lanciando la loro startup in un garage secondo tradizione, avevano già capito che solo oltreoceano, dove il loro progetto aveva già ottenuto preziosi consensi, avrebbero trovato  le risorse per tentare la scalata al successo. Meno di due anni dopo, Augusto era stato fra gli speaker del primo Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour (2011), realizzato con Assolombarda. I partecipanti erano rimasti profondamente colpiti dalla sua carica. Nel video con Augusto, girato subito dopo l’incontro al consolato italiano di San Francisco,  Anna Tripoli, una delle partecipanti al primo Tour, divenuta anni dopo presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Brescia, si era detta sorpresa nello scoprire come a Silicon Valley si investisse sulle persone e non su un’idea, sulle capacità e potenzialità di chi si ha davanti e non su un progetto o un business plan. Nella foga dell’entusiasmo, “Aghi” si era lasciato scappare in quell’occasione l’annuncio di un importante investimento appena ottenuto… salvo telefonarmi poche ore dopo preoccupatissimo, chiedendo di non fare anticipazioni, visto che l’operazione non era stata ancora ufficializzata. Proprio in quel 2011 io avevo lasciato la redazione Reuters per intraprendere a tempo pieno l’avventura di Italiani di Frontiera. Per qualche mese avevo pure tenuto un blog per Forbes, E in Rete si trova ancora il video in inglese in cui Augusto aveva dimostrato tutte le proprie doti di grande comunicatore. Due giorni dopo quella registrazione, Mashape aveva ufficializzato l’investimento: un milione e mezzo di dollari ottenuto da un gruppo di investitori tra i quali Jeff Bezos and Eric Schmidt (con Innovation Endeavors), Erik Rannala (Admob, Heroku, 99design), Russell Siegelman (KPCB and Microsoft) e Rick Webb (TheBarbarianGroup). In quell’occasione, Augusto aveva anche dedicato una riflessione bellissima al mio progetto. “Italiani di Frontiera credo che sia uno stato d’animo, è una concezione e forse sta cercando di portare quel che si è perso degli italiani nel mondo… l’Italia era un popolo fatto di navigatori, esploratori, poeti, imprenditori, visionari e forse si è perso negli anni questo collante. Credo che Italiani di Frontiera voglia andare ai confini del mondo per ritrovare queste storie perse e rimetterle tutte insieme, per far vedere che forse c’è una parte di italiani che vuole e ha la forza  di aiutare il mondo ad essere un posto migliore. Credo che questa sia un’iniziativa unica, a lungo termine, che porterà benefici nell’intera società italiana sparsa nel mondo. E forse riuscirà a riscoprire quella voglia, quel coraggio di rischiare che si è perso recentemente in noi italiani… sono Augusto fondatore di Mashape. Ho 23 anni e sono un italiano di frontiera emigrato a San Francisco” Con “Aghi e Marco ci siamo poi incontrati in occasione di diversi Tour, nel 2015 avevo portato loro una copia del mio libro appena uscito, in cui erano tra i protagonisti. Decine di partecipanti ai nostri Tour incontrandoli sono rimasti negli anni  incantati dalla loro carica, dalla loro visione, dalla loro determinazione. E dalla descrizione della fatica, dei rischi e dei micidiali sacrifici che impone la vita da startupper che avevano scelto. Qui sotto, una galleria di immagini delle nostre visite con l’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour in quella che si chiamava ancora Mashape. Due immagini su tutte mi sono rimaste nella memoria, di quegli incontri. L’aver trovato su una scrivania della loro sede un ritratto di Amadeo Peter Giannini, visionario finanziere filantropo la cui storia avevano scoperto proprio grazie ai miei racconti. E che l’avessero scelto come ispiratore per un percorso di straordinario successo l’avevo ricordato pure nel podcast dedicato a Giannini.  Seconda immagine, l’ultima volta che ho visto Augusto. Senza riuscire a parlargli, nemmeno a salutarlo: era addormentato,  stremato dalla fatica, su un’amaca nella loro sede. E io non avevo voluto svegliarlo. Proud of you, “Aghi” e Marco. Sarebbe ora di rivedersi…

Francesca Cavallo

Sono passati tredici anni ma sembra un’era geologica, da quando Francesca Cavallo, origini tarantine classe 1983, assieme ad Elena Favilli aveva sbalordito la platea del concorso startup di Mind the Bridge con una presentazione travolgente di “Timbuktu Labs” (io ne avevo scritto in un blog con video che tenevo per Forbes), progetto di editoria digitale per realizzare una rivista internazionale per bambini in inglese e cinese su tablet, vincendo la competizione e trasferendosi oltreoceano, prima a San Francisco poi a Venice nell’area di Los Angeles. Grandi apprezzamenti ma scarsa redditività, gli ultimi dollari erano così finiti nella scommessa di un libro per ispirare le ragazze a sfondare il soffitto di cristallo che frena le loro ambizioni,  con storie di grandi protagoniste femminili della storia e dell’attualità.  Ma servivano almeno i soldi per ingaggiare illustratrici di valore. Chiesero poche decine di migliaia di dollari, in 28 giorni ne arrivarono un milione da 70 Paesi, con quella che è stata la più ricca campagna di crowdfunding nel mondo dell’editoria, mentre il libro ha venduto otto milioni di copie (un milione in Italia), con traduzioni in 49 lingue, 14 milioni di dollari fatturati in un solo anno tra favole e merchandising. Un successo mondiale travolgente, quello di  “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, realizzato assieme a Elena Favilli. Dopo quell’incredibile esperienza, Francesca è ripartita da sola. Prima con un’imperdibile riflessione autobiografica, “Ho un fuoco nel cassetto”, sulla sua esperienza di giovane intraprendente imprenditrice e artista pugliese, figlia di un venditore d’auto e di una casalinga, che  arriva a dire no a grandi nomi di Hollywood, che vorrebbero trasformare sullo schermo quel libro in manuale per donne che vogliono fare impresa, mentre lei vuole continuare a considerarlo un prontuario per sfidare il famoso tetto di cristallo che opprime le ambizioni di tutte le ragazze.  Poi con rinnovato spirito da startupper, in un  altro libro  “Storie Spaziali per Maschi del Futuro” che autoprodotto, in Italia dove non ha trovato un editore e una distribuzione tradizionale, ha in breve conquistato la cima delle classifiche grazie alla vendita online, prima di uscire  in mezzo mondo in inglese, portoghese, tedesco, danese, spagnolo, catalano e croato..  «Rinunciare a uscire in Italia, io che vengo dal paese di Maria Montessori, Elena Giannini Belotti Gianni Rodari, Loris Malaguzzi?», si è chiesta con sano orgoglio “patriottico-pedagogista”, rievocando grandi figure dell’educazione e della letteratura per l’infanzia. Francesca Cavallo alla presentazione del suo ultimo libro a BASE Milano Il nuovo incontro con Francesca Cavallo   Dopo tanti successi, ripartire da sola con spirito da startupper… com’è successo?Avevo finalmente concluso un lavoro durato due anni per il nuovo libro, ero alla vigilia di una delicata operazione chirurgica e aveva mandato la proposta a diversi editori italiani. Convalescente, avevo riaperto dopo giorni la posta elettronica convinta di poter scegliere fra diverse proposte… invece nessuno aveva risposto! E l’unica proposta era poi arrivata da una grande casa editrice… ma con un compenso che non copriva nemmeno i costi sostenuti per pagare l’illustratore. Allora ho deciso di fare da sola. Per un libro che ha trovato all’estero diversi editori. Francesca presenta “Storie Spaziali per Maschi del Futuro” ai bambini di una scuola di Bruxelles Com’è nata l’idea di un libro dedicato ai ragazzi?In mille presentazioni ero stata tempestata dalla stessa domanda: E i maschi? Una domanda che mi infastidiva ma che in realtà toccava un punto delicato e ha innescato una riflessione. Se nelle favole le protagoniste femminili sono in genere figure subalterne, bisognose di protezione, che sognano di realizzarsi trovando il principe azzurro… cosa sappiamo di questi principi azzurri? Che in genere si sposano non tanto per amore quanto per tutelare una proprietà, la continuità del casato… ma nulla sappiamo del loro stato interiore. Ed è su questo che mi sono concentrata. E cosa hai scoperto con questa riflessione?Che nel delineare i personaggi maschili, nelle favole dubbi, dolori, incertezze sono nascosti, come se dovessero occultare vulnerabilità, fragilità. A differenza di molte protagoniste femminili, non si ribellano quasi mai ai piani delle loro famiglie, il loro fine è custodire l’integrità del regno, anche se per farlo devono sacrificare la propria, di integrità. A pensarci bene, sembra che a esternare un tormento interiore nei protagonisti delle favole siano solo esseri così “diversi” dallo stereotipo maschile da avere un aspetto ‘osceno’, fuori dai canoni tradizionali, come la Bestia e Quasimodo, il gobbo di Notre Dame. Da lì l’idea che fosse necessario riscrivere questo Immaginario. Un lavoro difficile, durato due anni. Con una prospettiva molto diversa da quella delle Bambine Ribelli…Sì, perchè se per le bambine l’obbiettivo era spronarle ad andare alla conquista del mondo con storie d’ispirazione, per i bambini l’obbiettivo è di spingerli alla scoperta di sè. Contro qualsiasi evidenza scientifica, ci siamo convinti che i ragazzi siano più semplici delle ragazze, che le loro identità siano meno sfaccettate, i loro bisogni più rudimentali. Queste convinzioni ci impediscono di osservare i nostri ragazzi con la dovuta attenzione, di aiutarli a coltivare la loro vita emotiva e spirituale con la dovuta cura. Ci impediscono perfino di renderci conto di quando hanno bisogno di noi… E allora che si fa? Storie Spaziali per Maschi del Futuro è la mia risposta a questa domanda. Dodici fiabe ambientate su pianeti immaginari, ciascuna incentrata su un aspetto chiave dell’identità maschile. Per andare non alla conquista del mondo ma alla scoperta di se stessi. E lo spazio che ognuno ha dentro di sé è infinito… per questo ho deciso di portarli nello spazio. Francesca legge un brano del suo nuovo libro ai bambini di una scuola elementare veneziana Ma come con le Bambine Ribelli, il filo conduttore rimane la scoperta di sé e una nuova consapevolezza, anche degli stereotipi da abbattere.Quanto siano radicati questi stereotipi l’ho capito pure durante la stampa dei libri precedenti… un tipografo aveva applicato una “censura” a una delle protagoniste attenuando alla pressa il colore nero di una modella, che gli era sembrata “troppo nera” per sfilare…un disegnatore aveva cambiato invece le proporzioni del corpo di un soggetto disabile… che proprio per la sua disabilità era

Le storie IdF del Caffè Trieste di San Francisco… raccontate a un tavolino del locale! Sogno realizzato, il video online su Repubblica TV

  Era il mio sogno, raccontare l’incredibile intreccio fra creatività e innovazione, dalla Beat Generation alla New Hollywood ai pionieri della fisica quantistica, nato nel Caffè Trieste di San Francisco… a un tavolino del Caffè Trieste! Quelle storie, le abbiamo rievocate anche nel nostro spettacolo “Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy“, perchè tra quei tavolini sono passate autentiche rivoluzioni culturali che si sono propagate non solo a San Francisco o negli Usa ma in tutta la società occidentale.: dai poeti trasgressivi come Lawrence Ferlinghetti ai film di Francis Ford Coppola, che scrisse tutta la sceneggiatura di Il Padrino seduto a uno di quei tavolini, ai fisici “hippie” guidati da Jack Sarfatti, che ispirò il leggendario personaggio di “Doc”, lo scienziato eccentrico di “Back to the Future“. Storie che presto diventeranno un podcast e che sono piaciute anche a Giulia Destefanis, brava collega di Repubblica che qualche mese fa, durante una lunga passeggiata intermezzata dai miei racconti,  ha catturato in video alcune di quei racconti (assieme a quello del mio “cavallo di battaglia”: Amadeo Peter Giannini banchiere visionario e filantropo, fondatore di Bank of America) rievocati proprio mentre ero seduto  a un tavolino di quel locale leggendario. Gli spezzoni sono stati inseriti  (2’36” e 9’25”) in una delle puntate della bella web serie “Ciao, Silicon Valley” realizzata da Giulia, da qualche settimana online sul sito di Repubblica. Ecco il link alla puntata     In questo link invece tutte le  puntate della serie, molto interessanti, in cui compaiono  anche diversi protagonisti di Italiani di Frontiera. Brava Giulia! Qui le storie IdF del Caffè Trieste pubblicate di recente sulla rivista friulana The Blognotes    

Pionieri, Esploratori. Non Guardiani. Immaginare il Futuro in tempo di Crisi: il video

Riscoprire e valorizzare il talento italiano fra storie di ieri e di oggi è indispensabile, in un momento di drammatica emergenza per l’epidemia, per guardare con ottimismo al domani. Da Amadeo Peter Giannini fondatore di Bank of America a Federico Faggin tra i padri di microchip e touch, dagli esploratori del West agli innovatori di Silicon Valley, lo storytelling Italiani di Frontiera per Fastweb Digital Academy, alla chitarra Orazio Attanasio. Registrazione in streaming dal quartier generale Fastweb a Milano, 19 novembre 2020.

Eni sceglie storie e parole chiave di Italiani di Frontiera per lanciare Joule, la sua scuola per l’impresa

Ripartire in un momento difficile, d’incertezza, mettersi in gioco, credere nelle Folli Idee, ragionare fuori dagli schemi, rischiare senza aver paura degli errori: dal 29 ottobre 2020 Joule, la scuola per l’impresa dell’Eni, apre i propri corsi per imprenditori e aspiranti imprenditori, non solo giovani, con un’attenzione particolare all’economia circolare e alla consapevolezza ambientale, tra formazione, incubazione e accelerazione. La partenza scegliendo parole chiave e alcune storie d’ispirazione cavalli di battaglia di Italiani di Frontiera: da Steve Jobs a Renzo Piano, da Amadeo Peter Giannini fondatore di Bank of America (qui in un altro video) a Roberto Busa gesuita pionieri di Digital Humanities. In una chiacchierata con Valentina Raule, Human Knowledge Specialist di Joule.

Italiani dopo il virus. Ne usciremo migliori

  Primavera, di Sandro Botticelli (1478-1482 circa) Nei giorni in cui la vita dell’Italia sotto gli occhi del mondo è sconvolta da un’emergenza sanitaria senza precedenti, è il momento di pensare a come saremo domani. Perchè questo drastico cambiamento della vita sociale sta già plasmando l’Italia del futuro. E dopo il virus, assieme al loro Paese anche gli italiani saranno diversi. Spesso ispirati da eventi traumatici come guerre, cataclismi, migrazioni di massa, i grandi cambiamenti sociali e culturali procedono per strappi. Noi stiamo vivendo uno di questi momenti: costretti ad abbandonare consuetudini, a ripensare noi stessi, ne usciremo con una consapevolezza, una percezione della realtà, una visione del mondo diversi. Il cambiamento non sarà indolore ma rappresenta pure una gigantesca opportunità, per vedere finalmente dissolversi false certezze, cattive abitudini e modi di pensare inadeguati, che hanno frenato un Paese bellissimo ma troppo spesso ripiegato su se stesso e incapace di valorizzare il proprio straordinario passato,  i suoi migliori  talenti  per essere protagonista del futuro. Cultura e creatività sono il patrimonio oggi più importante, per interpretare la complessità e inventare il futuro. Un futuro che è dietro l’angolo. E’ il momento di immaginarlo assieme. Con fiducia e ottimismo. #italianidopoilvirus è l’hashtag con cui raccoglieremo riflessioni, idee e ispirazione sull’Italia di domani. Sicuri che #neusciremomigliori. Ecco il primo contributo. All’inizio del secolo scorso un terribile terremoto seguito da un incendio distrusse quella che è oggi una delle città più ricche del mondo, culla mondiale dell’innovazione. Il via a una ricostruzione miracolosa di quella città, San Francisco, lo diede il figlio di immigrati italiani, capace di “vedere il futuro”, con scelte così fuori dagli schemi da esser considerate semplicemente folli e suicide dai suoi colleghi. Piccolo banchiere, dalle macerie della Bank of Italy che aveva da poco fondato per servire gli immigrati italiani, Amadeo Peter Giannini estrasse un sacco con due milioni di dollari mettendoli a disposizione di persone che non avevano più nulla, nessuna garanzia materiale da offrire se non l’energia per ripartire. Prestiti offerti per strada su un tavolaccio posato su due barili, sulla base di “una firma e una faccia”. Quella scommessa sugli altri, inconcepibile per gli uomini d’affari del tempo, fu azzardata ma vincente e trasformò un immane disastro in grande opportunità, dando il via alla rapida rinascita di San Francisco, dove la banca di Giannini divenne presto la più grande del mondo: Bank of America. In una città in cui assieme agli edifici era crollata pure l’illusione di una crescita vertiginosa e infinita sulla scia della Corsa all’Oro, la rinascita fu ispirata dal coraggio di una persona capace di rischiare guardando agli altri con fiducia e in modo nuovo. Che diede un gigantesco contributo al progresso civile e culturale continuando a scommettere sugli altri, finanziando tra gli altri il un giovane cineasta per un film “di un certo successo” (Charlie Chaplin in “Il Monello“), l’autore di un’opera di altissima tecnologia che aveva esaurito i fondi (Walt Disney con “Biancaneve e i sette nani“) , la costruzione durante la Grande Depressione di un gioiello dell’ingegneria come il Golden Gate Bridge, due giovani neolaureati di Stanford che con la loro azienda gettarono le basi di Silicon Valley  (Bill Hewlett e David Packard) Oggi che la nostra quotidianità è sconvolta dall’emergenza CoronaVirus, quella storia ha un significato particolare. Perché mentre intuiamo che le conseguenze economiche della crisi sanitaria sono devastanti, rischiamo di trascurarne un aspetto cruciale: i suoi risvolti sociali e culturali, con conseguenze ancora più profonde sul nostro futuro. Che potranno essere anche benefiche, perché gli eventi traumatici, persino le tragedie e le guerre, provocano shock che costringono a ragionare e guardare le cose con occhi nuovi. E oggi forse stiamo assistendo pure al crollo, come macerie da rimuovere, di stereotipi e cattive abitudini di cui sinora non siamo riusciti a liberarci.   “Quello che il CoronaVirus spazzerà via senza pietà sono i pensieri senza respiro di chi è contro la scienza, le opinioni manipolatorie, smentite dalla misura dei fatti, il dilettantismo che uccide le persone, non solo le competenze, le fake news che per la prima volta vengono battute dalla velocità del vero, la volontà del popolo a cui nessuno affiderà la propria salute… E quando finirà, perché finirà, nulla sarà davvero più come prima. E ci ritroveremo in un mondo più consapevole, responsabile e felice di esserne uscito. Come in un dopoguerra senza guerra: quei momenti unici in cui si costruisce davvero il futuro”, dice Francesco Morace, sociologo fondatore del Future Concept Lab. Certo dobbiamo fare i conti pure con commenti sconcertanti di intellettuali “rallegrati” dalla comodità di muoversi in strade o treni semideserti, con giudizi scontati di “apocalittici” che considerano l’epidemia una punizione divina meritata dall’uomo: accadeva nelle pestilenze dei secoli scorsi, accadde pure col terremoto del 1906 a San Francisco, che per ricchezza generata dalla Corsa all’Oro era città del vizio, della violenza, della corruzione. Invece siamo davvero all’alba di un’era nuova. Eravamo quasi rassegnati alla lenta decadenza delle democrazie occidentali come la nostra e delle loro elite, sempre più fragili e meno funzionali, in tempi di populismo e strapotere dei social, rispetto a dittature e democrazie autoritarie. L’epidemia ci ha confermato invece che siamo parte di un Villaggio Globale in cui la società aperta è un valore, tentare di isolarsi è un’illusione, cercare di occultare, di opporsi alla trasparenza ha conseguenze devastanti a livello planetario. All’improvviso, invocare muri e barriere per proteggersi dagli “altri”, ci fa scoprire… che gli “altri” discriminati da muri e barriere possiamo essere noi, come ha scritto in un’illuminante riflessione Marco Tarquinio, direttore di L’Avvenire.   “Questo shock del CoronaVirus ha avuto come principale effetto positivo quello di ripensare il nostro atteggiamento nei confronti dell’attuale organizzazione sociale”, osserva Davide Bennato, docente di Sociologia dei Media digitali.  “Consideravamo ovvio procedere verso una società maggiormente individualizzata. Ci sembravano ‘naturali’ dal punto di vista economico un lavoro poco stabile, un welfare con limitate tutele dello Stato sociale sostituite da servizi a pagamento, una politica di ‘tutti contro tutti’ come espressione della contemporaneità. ‘Naturale’ considerare le

Italiani di Frontiera, progetto e libro di scena a TV2000 e nel portale Voglio Vivere Così

Due vetrine importanti nei giorni scorsi per Italiani di Frontiera. TV2000 nel programma “Siamo Noi” puntata dell’8 ottobre 2015 dedicata al tema della fiducia, ha ospitato due miei interventi a 1h 02’58” e 1h 10’04”, per illustrare il progetto e raccontare in particolare una delle storie più significative, quella di Amadeo Peter Giannini fondatore di Bank of America. Una bella intervista che ha permesso di spiegare come questo progetto è stato una svolta profonda, come scelta divita,è stata invece la bella intervista pubblicata su  Voglio Vivere Così, portale degli italiani nel mondo che hanno cambiato vita, a firma di Nicole Cascione.  

Il progetto e il libro: Italiani di Frontiera in articoli, recensioni, interviste video e in radio

Il Corriere della Sera, 17 aprile 2015, nella pagina di apertura della sezione Cultura & Spettacoli la prefazione di Gian Antonio Stella, due giorni dopo la pubblicazione del libro.     La7, Omnibus 28 gennaio 2018, intervento come ospite a puntata sulle disuguaglianze Gioia 17 gennaio 2018 Numero speciale ’68 e 12 Nuove Rivoluzioni Possibili   Linkiesta 21 novembre Charles Manson ha ucciso il sogno americano Il Corriere della Sera, 14 novembre 2017, articolo di Massimo Sideri, anche nella versione online   RetEconomy, 7 novembre 2017. La puntata video di EconomyUp condotta da Giovanni Iozzia prende spunto da “Dobbiamo tutto agli Hippie” per parlare di rivoluzione culturale e innovazione. Con servizio e intervista realizzata da Annalisa Lospinuso (da 1’40”) YouTube 31 ottobre 2017, video di Niuko sullo spettacolo di Vicenza “Dobbiamo tutto agli Hippie”, che ha coprodotto assieme a Interlogica   Il Giornale di Vicenza, 27 ottobre 2017, articolo di Lorenzo Rossi   AdnKronos 27 ottobre 2017, lancio in rete sullo spettacolo “Dobbiamo tutto agli Hippie, ripreso da diverse testate, fra cui Libero Corriere del Veneto 26 ottobre 2017, annuncio dello spettacolo Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy” Il Giornale di Vicenza, 24 ottobre 2017, post sullo spettacolo “Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy” VicenzaToday, 24 ottobre 2017, post sulla prima dello spettacolo “Dobbiamo tutto agli Hippie. Ale radici della New Economy”.   EconomyUp, 20 ottobre, annuncio dell spettacolo “Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy”     Rai Uno Codice, agosto 2017,  intervistato da Barbara Carfagna   Linkiesta 2 agosto 2017 Federico Faggin padre del microchip e la consapevolezza che ci distingue dalle macchine MediaKey.tv 22 giugno. Pagina dedicata all’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour, dopo l’intervento IdF ai MediaKey Interactive Awards RAI Community puntata del 15 giugno 2017 Le storie di Pietro Querini e il baccalà (25′ 23″) di Antonella Rubicco ed Emilio Billi di a3Cube (29′ 35″) raccontate a Benedetta Rinaldi   Linkiesta, 30 maggio articolo sul “libro perfetto per capire Trump e gli Stati Uniti di oggi”     MediaKey Interactive Awards, IULM Milano 18 maggio, intervento di Roberto Bonzio (video Vimeo)   RAI Community, puntata del 24 aprile 2017 Le storie di Roberto Busa (18′ 30″) di Elena Favilli e Francesca Cavallo (22′ 45″) raccontate alla conduttrice Benedetta Rinaldi.   Radio24 Giovani Talenti 22 aprile, ospita nuovamente Italiani di Frontiera, nella trasmissione curata da Sergio Nava. Qui il podcast (IdF da 14’05”)   RadioUno Rai 17 aprile 2017: interamente dedicato a Italiani di Frontiera lo speciale di Pasquetta della trasmissione Eta Beta, 17 aprile. Ecco il podcast.   Meridiani, marzo 2017 monografia su Silicon Valley, dedica ampio spazio a progetto e protagonisti di Italiani di Frontiera.   RAI Community puntata del 22 febbraio 2017 Il concetto di frontiera (43′ 40″), le storie di Sam Rodia e delle Watts Tower (45′ 20″) quella di Andrea Vaccari da uno sgabuzzino a Facebook (48′ 45″)  raccontate alla conduttrice Benedetta Rinaldi.   Il Gazzettino, 13 febbraio. Il Tour a Silicon Valley con Italiani di Frontiera, articolo di Maurizio Dianese.     Sesto Week settimanale dell’hinterland milanese, gennaio 2017, pagina a cura di Sonia Minchillo   Digitaldistrict.it, 20 novembre annuncio di presentazione a Milano Italiani di Frontiera a BookCity Radio RaiUno Eta Beta, 9 novembre puntata su Trump e Silicon Valley, intervento Roberto Bonzio (da 1′ 29″) Linkiesta, 19 ottobre, programma di Campo Base (Lario Fiere, Erba) con partecipazione di Italiani di Frontiera Giovannnilucarelli.it, agosto 2016. Approfondita riflessione in due puntate su frontiera e innovazione, di un amico di IdF, Giovanni Lucarelli “Prof. Creativo”, partendo dal libro Italiani di frontiera.  Qui la prima parte. Qui la seconda parte    MacNil Gravina di Puglia, 13 luglio Aperi Talk con Italiani di Frontiera   Expandere Liguria luglio evento Compagnia delle Opere a Sestri Levante, conferenza multimediale Italiani di Frontiera su YouTube   Radio3 Rai, 10 luglio LacittàdiRadioTre  blog     BertoStory, 18 giugno 2016 (blog di Berto Salotti,  fra le più innovative aziende italiane). Intervista di Valentina Sala     Opificio Zappa Erba 18 maggio presentazione Italiani di Frontiera   L’Italo-Americano 3 marzo 2016, intervista di Lavinia Pisani LUISS ENLABS Roma 9 febbraio presentazione Italiani di Frontiera a casa di Angel Partners   CheFuturo! 28 gennaio 2016 articolo su  Sindrome del Palio di Siena creata da Italiani di Frontiera divenuta titolo del rapporto Eurispes   Agenzia ANSA 19 novembre, annuncio di presentazione del libro ad evento il 29 in centrale idroelettrica ENEL  a Vittorio Veneto   Reteconomy (Economyup), 20 ottobre, intervista del direttore di Economyup Giovanni Iozzia nella puntata Migranti e imprenditori, da 19’30” (aprendo con la storia di Amadeo Peter Giannini, fondatore di Bank of America).     Voglio Vivere Così, portale degli italiani nel mondo che hanno cambiato vita, ottobre 2015  intervista di Nicole Cascione (link sull’immagine).       TV2000 programma “Siamo Noi” puntata dell’8 ottobre 2015 dedicata al tema della fiducia, interventi a 1h 02’58” e 1h 10’04” Messaggero di sant’Antonio settembre 2015 (anche nell’edizione USA Canada)       Cronache del Garantista 12 agosto 2015, articolo di Aurelia Arito       Linkiesta, 6 agosto 2015 intervista del direttore Francesco Cancellato (sull’immagine il link alla pagina) Libero, 30 luglio 2015 recensione di Claudia Casiraghi     Vero, 8 luglio 2015, recensione di Antonella Fiori       Job 24 (Sole 24Ore tv) 18 giugno 2015, libro Italiani di Frontiera, videointervista con Rosanna Santonocito   Panorama.it 13 giugno 2015, di Mauro Battocchi (console generale d’Italia a San Francisco), link su immagine     Radio 24 Giovani Talenti 13 giugno 2015, intervistato da Sergio Nava (link sull’immagine, dal minuto 6’50)       Metro, 11 giugno 2015, intervista di Antonella Fiori     Ca’ Foscari Alumni, 28 maggio annuncio di presentazione libro a Treviso   Il Gazzettino, 18 maggio 2015, recensione di Paolo Francesconi       Il Giornale di Vicenza, 15 maggio 2015 recensione di Nicoletta Martelletto   Repubblica Tv RNext. Videointervista con Riccardo Luna: chi sono gli Italiani di Frontiera, 13 maggio 2015 Repubblica Tv RNext. Videointervista con Riccardo Luna: Innovazione è ispirare i giovani, 13 maggio 2015   Media Key aprile 2015 scheda del libro