Mensile Diario elogia il progetto IdF “Catalogo dell’ottimismo creativo e intelligente”

“Il catalogo dell’ottimismo creativo e intelligente di un’Italia apolide e generosa… e il pubblico assorbe adrenalina, dimentica la crisi e riorienta i pensieri“. Parole niente male, quelle usate da Manuela Gandini, giornalista, curatrice e critica d’arte contemporanea, per descrivere i contenuti della presentazione multimediale di Italiani di Frontiera, nel suo lungo pezzo dedicato a questo progetto, pubblicato sul numero di agosto del mensile Diario, da pochi giorni in edicola. “Presente e passato assumono lo stesso peso e si fondono. Campi di battaglia e laboratori informatici, istituti di ricerca, banche, terremoti musica e brands formano un unico affresco che pullula di gente out of the box, fuori dagli schemi“, si legge ancora nell’articolo. Un grazie a Diario ed a Manuela in particolare, che nel suo articolo appassionato oltre all’autore ed al curatore del progetto, Moreno Gentili, ha ricordato tra gli Italiani di Frontiera di oggi Cesare Marino, Enrico Beltramini, Roberto Crea, Federico Faggin, Guido Radaelli e Francesco Lemmi, dopo aver rievocato le storie, tra quelli di ieri, di Amadeo Peter Giannini, Carlo Camillo di Rudio e Carlo Gentile.

Una rete globale di creativita’ per cause giuste. L’idea di Pasquale Volpe, partner di IdF

Quattro anni fa a Milano un giovane grafico di talento si chiede perchè i portfolio vadano riempiti di campagne per birre, stilisti e altro. Decide di lanciare una campagna internazionale, da solo con amici, sulla comunicazione sociale. Diffonde sul web il bando, temi delicati che vanno dai diritti umani all’ecologia, scelti da associazioni come Wwf, Amnesty International e Greenpeace, che disporranno gratuitamente delle idee, con poster che piovono da tutto il mondo. Una mostra con le opere migliori, scelte da una giuria di esperti, parte da Milano e gira il mondo, risonanza internazionale. Good 50×70 inaugura oggi venerdì 19 giugno alla Triennale di Milano la mostra della terza edizione. 210 poster selezionati su 4.126 arrivati da 67 Paesi, compresi Zimbabwe e Suriname. Inviti alla mostra già da 20 Paesi, poi seminari e concorsi locali “mirati” in Suriname e ad Amsterdam. Pasquale Volpe, ideatore di Good 50×70 e’ anche partner per la grafica di Italiani di Frontiera. Qui il pezzo Reuters Italia, qui in inglese su Reuters International. Aggiornamento. La notizia in inglese su Good 50×70 ha fatto davvero il giro del mondo. Compare su Abc News e Msnbc (Usa), Reuters India, Al Watan (Kuwait), The Globe and the Mail (Canada). Il flusso globale di energie positive, grazie al web, la creazione di una community globale, contano forse più delle opere selezionate. Lo scopo, dice il giovane artista, è diffondere tra esperti di grafica una consapevolezza sui temi sociali che resti loro patrimonio anche quando disegneranno campagne per automobili o prodotti di consumo.

Giuliana Bruno napoletana ad Harvard: nuovi media cambiano arte e nostro rapporto col mondo

I nuovi media stanno cambiando in profondità non solo il rapporto fra arte e rappresentazione ma la stessa percezione che abbiamo della realtà circostante e dei nostri rapporti sociali. Lo dice Giuliana Bruno, napoletana, docente ad Harvard, tra le maggiori esperte mondiali in materia di studi innovativi sulle tendenze artistiche del mondo contemporaneo e l’interazione fra arti visive e cinema. Giuliana Bruno è stata protagonista a Milano di Meet the Media Guru, dopo personaggi del calibro di Joichi Ito, Cory Doctorow e Lawrence Lessig, già presenti su questo blog. Che ieri (assieme a Michelangelo Patron, amico e direttore del Cfmt partner del progetto) ha avuto il piacere di essere citato da Maria Grazia Mattei, animatrice dell’iniziativa (grazie Maria Grazia), nella presentazione di Giuliana Bruno. Che pure lei ha iniziato la sua conferenza parlando di Italiani di Frontiera! Qui l’intervista per Reuters.

“Quando Steve Jobs presento’ il mio video…” Enza Sebastiani, una filmmaker ad Apple

Partecipare ad una presentazione del leggendario Steve Jobs, fondatore di Apple, con migliaia di persone. Vedere sullo schermo alle sue spalle un fotogramma del proprio video, sentire Jobs che lo presenta, dicendo che e’ stato realizzato da una persona “molto dotata”. Anche se non ne fa il nome. E’ quanto accaduto a Enza Sebastiani, filmmaker romana, in California dall’inizio degli anni Novanta, da poche settimane QA Engineer per il Consumers Applications Team ad Apple, dove e’ stata a lungo consulente nel settore video. Qui e qui i suoi lavori. Qui invece Enza in una divertente parodia sexy, “Parah Salin” e una sua campagna pubblicitaria per i gelati di Ben & Jerry, AmeriCone Dream che ha chiamato “There Is No Spoon”. DUE MONDI DA ROMA A LOS ANGELES – Sono venuta da Roma in California nel dicembre del 1991 con la speranza di fare la scuola di cinema e fare film. La Ucla (University of California, Los Angeles) aveva il numero chiuso in cinematografia, cosi’ intanto ho studiato English for Professional Communications, e corsi come sceneggiatura, montaggio, improvvisazione teatrale e persino tiro con l’arco arco, nell’incredibile campus dell’Ucla, che sembra uscire da un libro di Harry Potter. Belle esperienze, ma tra Roma e Los Angeles ci sono stati di mezzo diversi pianti. Due mondi. Mi piaceva andare in bicicletta e camminare, ma a Los Angeles non camminava nessuno e mi guardavano dalle loro macchine come un marziano. Pero’ il sogno non e’ mai svanito. DA HOLLYWOOD AD APPLE – Per vivere a Los Angeles devi esserci nato… io ci sono rimasta sino a fine 1992, trasferendomi poi a San Francisco, che avevo visto da turista, innamorandomene. Ho studiato cinema al San Francisco City College e intanto scrivevo e giravo i primi cortometraggi in Super 8 e 16 millimetri. Poi sono tornata a Los Angeles, dove ho fatto uno stage lavorando nella produzione di Propaganda Film (“1000 Acres”). Era il 1996, allora si giravano video musicali e film in 35 millimetri, riprendendo simultaneamente in analogica per far vedere al regista cosa si stava girando. Gestivo il deck analogico sul set. Negli ultimi 10 anni tutto e’ cambiato, in digitale. Fra 1996 e 1999 ho anche fatto provini, fra una produzione e l’altra, lavorando in video musicali, pubblicita’, TV sitcom (News Radios) e in un bel film di Hbo, “Wallace”, su George Wallace, senatore dell’Alabama, interpretato da Gary Senise. Tornata a San Francisco, i miei amici italiani Francesco e Luigi, del ristorante Il Fornaio erano andati tutti alla sede Apple di Cupertino a gestire il Cafe’ Mac su richiesta personale di Steve Jobs, il CEO di Apple. Mi chiesero di aiutarli nella gestione del locale, dove i clienti sono passati da 150 a 1.600 al giorno. E in tre mesi ho conosciuto tutti, compreso Steve Jobs, che veniva spesso a mangiare li’. E’ cosi’ che sono stata assunta come Advertising Budget Coordinator. STEVE JOBS PRESENTA IL MIO FILM – In quel 1999 Jobs aveva introdotto iMovie, il software che ha rivoluzionato il mondo del montaggio digitale. Quando ho visto per la prima volta la presentazione di iMovie fatta da Steve e ho visto quanto era facile fare una dissolvenza mi sono venute le lacrime, pensando ai nostri film in superotto, fotogrammi piccolissimi, mi ci ero persa gli occhi a lavorarci, una dissolvenza era difficile e per un effetto di qualsiasi tipo dovevi fare tutto in manuale… mi sono detta: basta, ora devo cominciare a fare tutti quei progetti che non ho mai iniziato per questione di budget. Sono stata una pioniera del digitale. Anche se e’ considerato un consumer product, iMovie ti permette di fare tanto. Con l’ultima generazione appena introdotta iMovie 8.0 sta veramente diventando qualcosa di magico. E’ nel pacchetto iLife ’09, ho lavorato su questo prodotto come QA engineer per un anno. Ma il software professionale di montaggo di Apple e’ Final Cut Pro, che ti permette di creare un intero lungometraggio, come hanno fatto i fratelli Coen con “Non e’ un Paese per vecchi” o “Brokeback Mountain” diretto da Ang Lee. Nel Novembre del 2000 ho girato in 35mm un cortometraggio, “Swing Dance” che scrissi per due motivi: l’amore per la danza e la vita in genere, ma anche per mostrare come e’ facile creare video sul Mac. Convertii il filmato in digitale, lo importai poi lo montai con iMovie, lasciandone una copia alla segretaria di Steve Jobs, come “regalo di Natale 2000”. Senza ottenere risposta. Poi mi arrivo’ l’invito alla presentazione innaugurale di Macworld 2001 al Moscone Center di San Francisco, dove 5000 persone fra stampa e VIP si vedono rivelare le nuove generazioni di hardware (computers) e software (programmi) disegnati e prodotti proprio qui alla Apple. Steve ha un carisma unico, un’energia travolgente che ti porta dentro al pianeta Apple, facendoti capire l’importanza della tecnologia su un piano creativo e di business. E quella volta, mentre parlava di un sistema rivoluzionario per distribuire video, chiamato iDVD, sullo schermo appare un fotogramma del mio video, “Swing Dance”. Durante la sua presentazione ad un certo punto fa vedere uno spezzone del mio filmato dicendo: “Questo e’ stato fatto con iMovie, su un Mac by da una dipendente Apple mollto dotata”. Grande emozione. Anche se Steve non mi ha neanche nominata per via di Public Relations e di strette corporate policies… Chi ricorda il film “Almost Famous”? Ma poco dopo fui invitata da Steve Jobs a lavorare nel suo Product Marketing Team come Video Communications Specialist, per monitorare, aiutare a migliorare e incrementare l’uso di iMovie. Uno dei progetti che ho disegnato e che e’ stato adottato subito, e’ stata l’“iMovie Gallery”, l’antenato di Youtube, una galleria virtuale su apple.com che ospitava video e commenti di utenti Apple. Il 14% del traffico totale di apple.com veniva generato prioprio dall’iMovie Gallery. In meno di 3 mesi la data base aveva oltre 10.000 utenti attivi. Un altro progetto che atterro’ sulla mia scrivania e’ stata la produzione di un video sul Firewire su richiesta dell’Academy Awards di Hollywood, per la categoria

Amici di IdF: assurdo mettere limiti a Internet, dice Cory Doctorow, guru canadese del web

Pretendere di imporre ai siti di servizi Internet di filtrare i contenuti pena sanzioni è impossibile e sarebbe un colpo mortale per il futuro della Rete. E i Paesi che adottassero misure del genere si autoescluderebbero dal dialogo culturale del XXI secolo. E’ il parere di uno dei piu’ celebri guru del web, Cory Doctorow, incontrato nei giorni scorsi a Milano, dove e’ stato ospite di Meet the Media Guru, iniziativa promossa da Maria Grazia Mattei, che annoveriamo tra gli Amici di Italiani di Frontiera. Come Cory, al quale abbiamo illustrato brevemente questo progetto, al termine di un‘intervista per Reuters. AGGIORNAMENTO – Di seguito, il testo integrale della chiacchierata di straordinario interesse con Cory, su temi disparati. LIBERTA’ DI INTERNET – Un paio di questioni da considerare… è il costo di affidare a mediatori di Internet la responsabilità (dei contenuti), un colpo mortale a nuovi serivizi Internet. E’ praticamente impossibile che vigilino sul rispetto dei diritti d’autore, sarebbe la fine di blogger, movable type, Gmail, di ogni servizio di contenuti utenti e messaggeria. Il sistema sarebbe troppo costoso da gestire. Problema di legge internazionali in vigore dal 1996, firmate tra gli altri Paesi dall’Italia che libera gli intermediari da responsabilità. Riscrivere quei principi oggi, mentre vediamo la nascita di nuovi servizi innovativi, abbiamo ogni tipo di creativi che si stanno diffondendo nel mondo… è dire essenzialmente: “Non ci importa il futuro, vogliamo difendere il passato”. Letale non solo per l’innovazione nelle aziende ma anche per le future generazioni di creativi. COPIARE PER CREARE – Perchè la creatività comporta copiare e rielaborare. Se andate a Firenze trovate copie del David in ogni angolo, perchè per centinaia di anni ogni singolo scultore ha imparato a diventare tale copiando il David. Ora, se andate al museo trovate il divieto di fotografare … una profonda ignoranza su come nasce la creatività… quando i Beatles hanno iniziato, hanno preso canzoni conosciute suonandole per i loro amici in un garage e nessuno per le strade di Liverpool li ha perseguiti. 
Oggi i creativi non suonano in un garage ma in camera da letto per i loro amici su Internet e dire a questi creativi: “siete dei ladri e dovete smettere di copiare”, pensare che la creatività sia il dito di Dio che scende dal Cielo a toccare il tuo cervello per illuminarti … senza l’influenza di nessun altro… impedire di copiare è essenzialmente dire ai creativi di domani: potreste non esistere. I Paesi che adotteranno queste restrizioni sono quelli che non parteciperanno al dialogo culturale del 21 secolo. FILTRARE INTERNET – Bullismo e discorsi violenti sono reati e si deve continuare a fare quel che si è fatto sinora: trovare i responsabili e perseguirli. E credo sia giusto chiedere a chi ha diffuso quei contenuti di rimuoverli. Ma aspettarsi che ci sia un filtro preventivo, che un avvocato di Google veda tutti i video, decidendo cosa è giusto e cosa no, sarebbe folle. Non funzionerebbe, farebbero sbagli, puniremmo innocenti lasciando liberi dei colpevoli. Per non dire che non ci sono abbastanza ore di avvocati da adesso alla fine del mondo per vedere tutti i video pubblicati su YouTube. RAZIONALITA’ E DIFESA DAI PERICOLI – Un esempio, il terrore della pedofilia, in Gran Bretagna. Ci sono stai esempi orribili. Ma il tempo che occupano nella nostra immaginazione è inversamente proporzionale alla realtà degli abusi sui ragazzi. Che nella vasta maggioranza riguardano figure che sono autorità per i ragazzi. Familiari, genitori, qualcuno della scuola o della chiesa. Così, per proteggere i ragazzi dovremmo insegnar loro a sfidare l’autorità ed è una cosa difficile da insegnare se tu stesso sei un’autorità. … ma è questa la cosa che consente a certe persone di commettere abusi: i ragazzi sono abituati ad obbedire alle autorità…quasi ogni caso di abusi coinvolge qualcuno che ha su di loro un’autorità. Concentrando praticamente tutte le nostre energie sugli estranei, non li proteggiamo dal pericolo principale che hanno davanti, li impauriamo molto per qualcosa che quasi sicuramente non dovranno mai fronteggiare, è del tutto arretrato. E il terrorismo è un altro esempio. in Gran Bretagna gli si dedica molta attenzione. Ma tutti gli attentati hanno causato meno vittime degli incidenti stradali lo scorso anno. Non dico non ci siano (attentati), mia moglie doveva essere su uno dei treni saltati (a Londra). 
Ma se si ha un milione di sterline per la sicurezza pubblica, (si dovrebbe) spendere la maggior parte di risorse ed energie in sicurezza stradale, rifiuti tossici e milioni di altri modi in cui le città uccidono i propri citttadini. Lasciando una piccola parte per terrorismo. E’ un modo molto più razionale di affrontare e limitare i pericoli. SAPER AFFRONTARE IL RISCHIO – Il rischio più grande è che quando dici alla gente in genere e ai giovani in particolare che il pericolo va affrontato pensando a quanto terribile è se diviene realtà, non a come realisticamente si concretizza, confondi la loro capacità di capire d’intuito il rischio. E chiunque ne capisca di assicurazioni, finanza, scommesse ogni campo in cui è compreso il rischio, vi dirà che sapere come si concretizza è il primo più importante passo per saperlo affrontare. Così, senza sapere come si verifica realmente un pericolo, non hai modo di restare al sicuro. In questo modo noi rendiamo tutti molto meno sicuri quando diciamo loro che devono preoccuparsi di pericoli qualsi impossibili e di ignorare quelli che corrono quasi ogni giorno. PAURA, POLITICA E TECNOLOGIA – Puoi sempre ottenere voti, dalla paura. Ma non e’ una buona politica. E’ una politica che punta al fallimento. La tecnologia e’ importante per ribilanciare i poteri tra governo e popolo. I politici devono sapere che sono controllabili tecnicamente dal popolo. ECONOMIA E TECNOLOGIE – Le tecnologie hanno ridotto il costo di azioni collettive… possiamo liberare capitali in settori che ne hanno bisogno. L’esempio di Twitter (social network di microblogging): non ha dovuto investire in sistemi operativi, database, script. Ha potuto (concentrare le risorse) su servizio e banda larga. Il mercato seleziona ma e’ sempre

“Dobbiamo tutto agli hippie”: 14 anni fa l’intuizione su rivoluzione hi tech “figlia” della controcultura

Quattordici anni fa, il primo marzo 1995, compariva sulla rivista Time un articolo destinato a stupire molti. “Dobbiamo tutto questo agli hippie”, scriveva Stewart Brand, a proposito della rivoluzione hi tech. Indicando senza dubbi nella controcultura che aveva trovato in California la sua culla, dalla Beat Generation al movimento hippy, la vera matrice culturale di fenomeni di portata mondiale: Internet che era la novità degli anni Novanta, ma anche l’intera rivoluzione dei computer. Italiani di Frontiera gli dedica un post, nella convinzione che quell’intreccio spesso sottovalutato tra valori della cultura umanistica, fenomeni sociali e innovazioni tecnologiche sia un nodo cruciale anche di questo progetto. Biologo, artista, sperimentatore, studioso della cultura dei nativi americani, Brand è stato una delle figure più eccentriche tra i pionieri dell’era informatica. E in quell’articolo mise in luce come la carica creativa ed antiautoritaria della controcultura anni Sessanta fu essenziale per indirizzare lo sviluppo dell’hi tech sulla strada di una esaltazione delle potenzialità individuali, quando ancora molti pensavano ai computer come a gigantesche macchine a disposizione di pochissimi, in centri di potere controllati dal governo o da grandi aziende. “Non chiedete cosa il vostro Paese possa fare per voi. Fatelo da solo”, scrisse Brand, parafrasando con spirito una celebre frase di John Fitzgerald Kennedy. E indicando nello spirito ribelle da hacker la chiave del successo di figure come Steve Jobs e Steve Wozniak, fondatori di Apple (nella foto d’epoca). Proprio Jobs, in un memorabile video davanti agli studenti di Stanford nel 2005, riportato anche nella colonna qui a destra, concluse il suo discorso con un augurio “Continuate ad essere affamati e folli”, ispirandosi alla pagina finale del bizzarro Whole Earth Catalog, vera enciclopedia “povera” della curiosità globale, una sorta di Internet su carta… prima che nascesse Internet. Un catalogo della controcultura pubblicato tra 1968 e 1972 proprio da Stewart Brand. Nel 2005, è stato pubblicato un saggio sui rapporti tra new economy e controcultura californiana di un professore dell’Università Cattolica che ha vissuto a Silicon Valley, Enrico Beltramini, autore di Hippie.com . Mentre John Markoff, giornalista del New York Times, ha scritto What the Dormouse Said: How the Sixties Conterculture Shaped the Personal Computer Industry.

Amici di IdF, con l’esempio di 50×70 for Good gli auguri di un 2009 di creativita’ e impegno

Sara’ un 2009 all’insegna della creativita’ e dell’innovazione. Nelle intenzioni dell’Unione Europea e nell’augurio di Italiani di Frontiera. Che inizia quest’anno raccontando una storia particolare. Un anno e un giorno fa, 31 dicembre 2007, bar Principe di piazza Sant’Alessandro. Ad un tavolo, l’autore di questo progetto, in piena overdose di adrenalina a pochi giorni dalla partenza degli Usa per un lavoro tutto da realizzare e immaginato da poco, ed un giovane grafico di talento, Pasquale Volpe, poi autore del logo Italiani di Frontiera, all’attivo un progetto di risonanza internazionale costruito proprio su creativita’ e impegno: Good 50×70. Con un manipolo di fedelissimi, Pasquale ha lanciato un concorso per la comunicazione sociale e la riscoperta del manifesto, ormai esclusiva delle pubblicita’ commerciali, come mezzo per campagne di sensibilizzazione su temi cruciali: dai diritti umani alle vittime di guerra, dalla scarsita’ di risorse idriche all’effetto serra. Ha stabilito contatti con associazioni e istituzioni, da Greenpeace ad Emergency, da Unicef ad Amnesty International. Ma soprattutto e’ riuscito a diffondere il concorso grazie a Internet in istituzioni, scuole, studi di grafica di tutto il mondo. La partecipazione e’ stata sorprendente, centinaia di disegni da ogni angolo del Pianeta (un contatto al sito web persino dal Polo Nord!) una giuria qualificata ha selezionato le 210 opere premiate con l’inserimento in una mostra che da tempo gira il mondo, dopo l’esordio nell’edizione 2007 alla Triennale di Milano, ed il bis nel 2008. Un lavoro immane e non retribuito, che ha richiesto energie e soprattutto una capacita’ visionaria: creare e immaginare cosa puo’ diventare la propria creazione. “La soddisfazione piu’ grande e’ stata essere chiamato a tenere un master di grafica al quale l’anno prima volevo iscrivermi come studente…” ha detto Pasquale. Che ora alterna il lavoro nel nuovo studio di cui e’ titolare a puntate in giro per il mondo, dove viene chiamato da scuole e istituti di grafica e design. “Good 50×70″ e’ comparso negli ultimi giorni del 2008 come logo di un’azione chiamata Guerrilla & Peace”, con adesivi a forma di fumetto con la parola “Pace” in diverse lingue, collocati su migliaia di manifesti pubblicitari per le vie di Milano (qui la galleria di immagini). Un anno e un giorno fa, in quel bar, Pasquale ha ascoltato con pazienza un’idea ancora solo immaginata, ha disegnato in pochi giorni un logo (ispirato per modo di dire da un orrido schizzo dell’autore, frutto di un sogno notturno) e curera’ ora la grafica di Italiani di Frontiera, (libro, nuovo sito web ecc). Il suo talento sara’ prezioso, il suo esempio accompagna gli auguri a tutti da parte di Italiani di Frontiera. Per un 2009 di creativita’, innovazione. E impegno sociale.

Da Elvia e Federico Faggin le parole migliori per gli auguri di Buon Natale 2008

A pochi giorni da un 2009 che l’Unione Europea si appresta a celebrare come Anno europeo della Creativita’ e dell’Innovazione, le parole migliori, per gli auguri di Buon Natale da Italiani di Frontiera sono arrivate da Elvia e Federico Faggin, gia’ protagonisti di un recente post. Preziosa testimonianza di solidarieta’ praticata nel modo migliore, condividendo le conoscenze con i meno fortunati, superando ogni frontiera. Assieme ad Elvia (sua la foto qui sopra) e Federico (che lasciata da poco Foveon, acquisita il mese scorso da Sigma, si appresta ad affrontare nuove sfide), gli auguri a tutti dall’autore di Italiani di Frontiera. Siamo recentemente tornati da una visita al “Lycée Technique Alessandro Rossi” a Ngozi nel Burundi. Questo liceo è una versione africana dell’Istituto Tecnico Industriale Alessandro Rossi di Vicenza, scuola che ha fornito al Veneto molti dei suoi imprenditori. L’iniziativa di fondare WITAR (Istituto Tecnico Alessandro Rossi nel mondo) risale all’anno 2003 quando Federico, ex alunno del “Rossi” di Vicenza, nominato presidente dell’associazione, ha dato l’impulso iniziale, mettendo insieme il team operativo, e raccogliendo i fondi per avviare il Lycée che ora sta fiorendo e conta piu’ di cinquecento alunni. Visitando la regione siamo arrivati fino alla diocesi di don Bruno, sperduta sulle colline di Bugwana a nordest di Ngozi, senza elettricita’ ne’ telefono. Nella vecchia chiesa sono rimasta colpita dalla Via Crucis dove l’artista indigeno ha interpretato a modo suo le figure dei carnefici rappresentadoli in divisa militare. Ho fatto varie foto e ho scelto questa immagine, dal forte simbolismo, per gli auguri di quest’anno: Auguri affettuosi di Pace, Salute ed Ogni Bene nel 2009 a tutti voi! Elvia e Federico.

Amici di Idf, incontro con William Klein uno dei grandi maestri della fotografia

Incontro con un personaggio storico del mondo della fotografia, nei giorni scorsi a Milano. William Klein, americano che da lunghi anni vive in Europa, e’ il protagonista della mostra “Contacts”, tra fotografia e pittura, dedicatagli da Contrasto a Milano nella sede di Forma, Centro internazionale della fotografia. Qui l’intervista a Klein per Reuters. L’appuntamento e’ stata occasione per fare amicizia con Gino Begotti, bravo fotografo veneziano trapiantato a Milano, veterano della cronaca e del costume. Qui e qui i blog con le belle foto di Gino, autore anche dell’immagine qui sopra (grazie Gino!).