IdF back a San Francisco. Il diario di viaggio inizia fra storia e turismo, su Startup Italia

Sì ma insomma, con tutti i problemi dell’Italia… e basta con ‘sta Silicon Valley! Ah ah quanti ne ho sentiti… e quanti avrebbero cambiato idea, accompagnandoci in questo viaggio… perchè è qui che si capisce ancora meglio come va cambiata l’Italia. E si scopre che questo cambiamento è iniziato da un pezzo! Italiani di Frontiera torna a San Francisco, nella Bay Area in cui è nato nel 2008, un sogno cresciuto al punto di diventare il mio lavoro. San Francisco insegna come trasformare sogni (idee di impresa) in realtà (un business che funzioni).  Da domani si parte ma il prologo è  una giornata di sole incredibile, con un tour turistico-culturale per la città, con i giovani imprenditori del Sud che accompagno. Si parte da una targa dedicata a Joe DiMaggio. Tutta l’avventura la racconteremo su Startup Italia. Ecco la prima puntata…  

Esplorare Everest e Kilimangiaro con Google Maps, nel team anche Michele Battelli

  Esplorare le montagne più celebri, grazie a una combinazione di hi tech e trekking, con Google Maps. E nella squadra che ha consentito di usufruire ora di questa nuova funzione c’è pure  Michele Battelli (nella foto in alto), laurea all’Università di Ferrara, poi ricercatore alla Sapienza a Roma ed alla Northeaestern University di Boston, ingegnere italiano di Google a Mountain View,  membro di BAIA. Un Italiano di Frontiera niente male, Michele, visto che alla competenza nel software ha abbinato la partecipazione alle spedizioni… La nuova funzione di Google Maps viene presentata  in questo post nel blog di Google. La descrizione del lavoro svolto “sul campo” dagli ingegneri esploratori, fra i quali Michele, in quest’altro post. Michele l’ho incontrato qualche anno fa a Silicon Valley. Presto ci rivedremo e potrà raccontare la sua fantastica esperienza…

Verso un 2013 “Out of the Box”: dai romanzi ai saggi, i libri scritti da amiche e amici di Italiani di Frontiera…

Se il 2013 sarà l’anno del libro di Italiani di Frontiera, idee e spunti per affrontare il nuovo anno con slancio “Out of the Box” si possono trovare da subito su libri scritti di recente da amiche e amici di Italiani di Frontiera. Dai saggi ai romanzi, dai gialli alla didattica, ecco un elenco aggiornato.  “Alex, un inguaribile ottimista” (Aliberti editore) è il ritratto appassionato di Alex Zanardi tracciato da Luca Corsolini, inviato di Sky Sport. Campione dello sport e di umanità, che perse le gambe in un incidente automobilistico, Zanardi è stato forse l’atleta italiano più ammirato ai recenti Giochi di Londra, dove ha conquistato l’oro con la sua handbike, e oggi è pure conduttore televisivo, diventato nel frattempo l’incarnazione stessa dello spirito di tenacia, ottimismo e capacità di reinventarsi malgrado le avversità. Con una energia e una simpatia contagiose.     In “Come lasciare tutto e cambiare vita” (Newton Compton) Alessandro Castagna, oggi imprenditore che fa la spola fra Verona e la Spagna, ha rielaborato in un libro l’esperienza del suo sito di straordinario successo Voglioviverecosì (al quale collabora pure Italiani di Frontiera), dedicato a chi vuole dare una sterzata alla propria esistenza. Il cambiamento viene analizzato in tre diverse sezioni. Psicologia, ostacoli da superare e motivazioni da consolidare per intraprendere una svolta; poi una parte più pratica, con consigli concreti su come percorrere una strada nuova all’estero. Infine un’analisi dei dieci Paesi in cui ci sono le migliori opportunità per farlo.         Con “Assuefatti. Come le sostanze stupefacenti sono entrate nel quotidiano”  (Ed. San Paolo)  Antonella Fiori assieme a Sara Casassa ha ultimato un’inchiesta durata anni, con testimonianze di scienziati, educatori, attori, sportivi, personaggi dello spettacolo, spesso specchio di “una mentalità diffusa che spesso sottovaluta, subisce, minimizza e banalizza le sostanze stupefacenti, dalla cannabis alla cocaina, dall’eroina all’ecstasy”. Davvero controcorrente, svelare cosa sono diventate e come sono state modificate le droghe “leggere”, secondo gli scienziati. Specie in   Italia, dove il tema è affrontato quasi sempre  su basi ideologiche, con risposte  legate a stereotipi antiquati e intoccabili. Per questo il libro ha subito anche qualche boicottaggio e se n’è parlato molto meno di quel che meritava.     E che dire di Guido Mattioni, bravo collega da poco uscito dal Giornale? Qualche tempo fa, propone un libro a diverse case editrici italiane… che nemmeno gli rispondono (persino quella che tempo fa gli aveva commissiona to un libro). Allora decide di realizzarlo da sè in versione cartacea e digitale e persino in inglese, curandone il marketing online. “Ascoltavo le maree” diventa un caso, raccoglie recensioni entusiastiche, l’edizione inglese, “Whispering Tides” diventa finalista di un prestigioso premio e Guido si prende una grande rivincita. Con un romanzo che è una storia di  dolore per la perdita della persona amata, amata in una suggestiva città americana, Savannah in Georgia. “…Ha cinquant’anni, è solo ed è confuso. Sa però con certezza di dover fuggire lontano, oltre Oceano, nell’unico luogo che lui e Nina avevano sempre amato insieme. Approda così a Savannah, in Georgia. Qui, in un paradiso naturale governato dal respiro delle maree, inizia a costruire una nuova vita.”.     Un romanzo di erotismo incandescente, quello invece di Erica Arosio, grande esperta di cinema e letteratura, collega di Gioia, che con  “L’uomo sbagliato” (La Tartaruga). “Un uomo e una donna che avrebbero potuto non incontrarsi mai scivolano invece nella storia contro cui non puoi niente: quella che ti mozza il fiato, quella in cui l’eros si trasforma a poco a poco in amore. Sullo sfondo, una Milano alto borghese, quella delle strade discrete e dei cortili nascosti, dove la ricchezza fa da barriera al frastuono del traffico… Musica e tessuto narrativo sfumano una nell’altro: dove non arrivano le parole, arrivano le canzoni. Perché, come diceva François Truffaut, “le canzoni d’amore sono stupide; e più sono stupide, più sono vere”.         Giallo, intrighi, storia di Milano, passione per il tango sono gli ingredienti di un altro libro all’insegna derlla passione , “Diabolico Tango”   (Eclisse editrice) di Bruna Bianchi, brava cronista del Giorno e grande esperta del ballo argentino. “L’omicidio di una sarta nel popolare quartiere di Porta Romana a Milano, è lo spunto per un’indagine a ritroso nel tempo, quello lontano della seconda guerra mondiale e quello più vicino della feroce dittatura militare argentina.Un giornalista irlandese che lavora a Milano viene completamente assorbito da un caso che si presenta subito anomalo: la donna uccisa porta lo stesso nome di una neonata creduta morta sotto i bombardamenti di Gorla del 1944. L’indagine incomincia da una milonga dove la vittima è stata vista l’ultima sera della sua vita…”       Imperdibile, per capire come le nuove tecnologie di comunicazione stiano cambiando a fondo anche settori tradizionali della vita sociale e persino il modo di concepire i rapporti internazionali, il bellissimo “Diplomazia Digitale. La politica estera e i social media” (Apogeo) di Antonio Deruda, che dopo aver lavorato all’ambasciata USA a Roma nel campo della comunicazione, ha intrapreso la strada del libero professionista in questo campo. Da Facebook a YouTube, dai blog a Twitter,  “l’uso dei social media per comunicare e interagire con l’opinione pubblica sta rivoluzionando una delle professioni più tradizionali: il diplomatico, in passato pronto a trincerarsi dietro il consueto ‘no comment’, ora si avvale sempre più attivamente di internet per instaurare un rapporto diretto con i cittadini che, grazie alle nuove tecnologie, riescono ad avere un peso maggiore nei processi decisionali e che possono diventare dunque un ottimo alleato, o un insuperabile ostacolo, anche nella gestione dei rapporti tra le nazioni”.       Un “viaggio nell’Italia della demeritocrazia” infine è “Scurriculum”  (Aliberti editore”, firmato da Alberto Fiorillo, veterano di Legambiente, assieme  a Paolo Casicci. “Quando hanno deciso di scrivere Scurriculum…hanno trovato un mucchio di storie esemplari. Storie che dimostrano in modo inequivocabile come lʼattuale sistema, ignobile e suicida, mortifichi i più bravi costringendoli spesso a regalare la loro intelligenza e la loro preparazione alle università, alle aziende, ai Paesi stranieri, e premi al contrario quanti hanno in tasca la tessera “giusta” o il

Marco Marinucci lascia Google, Luca Prasso lancia Curious Hat… IdF crescono

Qualche mese fa era toccato a Luca Prasso, veterano della grafica digitale,  lasciare dopo anni un colosso come DreamWorks per lanciare con successo una nuova avventura creativa, dedicata in particolare ai bambini, con il bellissimo Curious Hat. Elogiato di recente da un articolo su Wired come fucina delle applicazioni per l’educazione del futuro. Oggi Marco Marinucci, per anni ingegnere a Google, uno degli ispiratori di questo progetto e animatore di Mind The Bridge, che ha ospitato ogni anno Italiani di Frontiera nell’evento finale del suo concorso per start up, ha annunciato  il suo addio a Google dopo 7 anni, 3 mesi e 27 giorni. Si dice che si rimane “Googler” per sempre… lascio per quel che ho imparato qui, dice Marco: “Make a difference, be true to yourself, and try to have fun”. Luca e Marco sono amici, oltre che protagonisti di Italiani di Frontiera. Incrociati quattro anni fa, sono entrati col loro esempio a pieno titolo nella mia vita e nel mio progetto. E nel giro di pochi mesi abbiamo fatto tutti la stessa scelta: lasciare un colosso prestigioso (io l’ho fatto l’anno scorso con l’addio a Reuters, rimasto supporter di Italiani di Frontiera) per tentare una personale avventura professionale, nella continuità con l’esperienza maturata. “Italiani di Frontiera” cresce… e crescono pure con le loro scelte gli Italiani di Frontiera, non solo a Silicon Valley.

Dal Piave al Little Bighorn: 180 anni fa nasceva Carlo Camillo di Rudio, “Forrest Gump dell’800”

Un patriota che ha attraversato l’Ottocento passando per avventure incredibili, rischiando cento volte la vita per i suoi ideali. Per gli amici di IdF è una figura nota, forse il personaggio simbolo di questo progetto. Oggi 26 agosto 2012 val la pena di ricordarlo ancora una volta, perchè Carlo Camillo di Rudio, morto a Pasadena il primo novembre 1910 e sepolto nel cimitero militare del Presidio a San Francisco era nato proprio 180 anni fa, il 26 agosto 1832 a Belluno. Milano, marzo 1848: le Cinque Giornate. Il rampollo quindicenne di una nobile famiglia veneta getta la divisa di cadetto austriaco e passa con i patrioti. E’ l’inizio di una vita che sarà tutta un’avventura. Cacciatore delle Alpi a Venezia, garibaldino a Roma. Poi fuggitivo, ricercato dalla polizia austriaca. Espatriato a Parigi partecipa al fallito attentato a Napoleone III. Evitando in extremis la ghigliottina ma finendo all’ergastolo alla Cayenna. Da dove riuscirà ad evadere. Impedito a tornare in patria per la sua fede repubblicana, emigra negli Stati Uniti, per partecipare alla guerra di Secessione, ed entrare poi nel Settimo Cavalleggeri di Custer… per combattere a Little Bighorn e salvarsi! “Domenica 26 agosto 2012, 180° anniversario della nascita di di Rudio, lo ricorderò legando ad un pino in Virginia o nel Maryland due nastri rossi e blu, colori simbolo del 7° Cavalleggeri ma anche dei guerrieri Sioux e Cheyenne. Assieme ai nastri, un foglietto con le parole con cui lui che rischiò la vita mille volte per i suoi ideali, stigmatizzò la natura corrotta del potere istituzionale, sia secolare che religioso: la sua denuncia contro  “i ladroni che trafficarono la Patria, l’umanità, il Cristo””. Così in una mail da Washington l’altro giorno Cesare Marino, Top Friend di IdF, antropologo dello Smithsonian Institution, fra i massimi esperti di nativi americani e autore della biografia di di Rudio “Dal Piave al Little Bighorn” (Alessandro Tarantola Editore, io ho firmato l’introduzione) ha ricordato il personaggio di cui è stato lo scopritore con un lavoro durato anni, per ricostruirne l’incredibile esistenza. Il primo novembre 2010, con Cesare ed un gruppo di straordinari amici fra cui  Elaine e Phil Pasquini, Franco Folini, Nicolò Minerbi e Fabrizio Marcelli, all’epoca Console Generale d’Italia a San Francisco, eravamo sulla tomba del conte nel cimitero del Presidio, per rendergli omaggio nel centenario della morte, con una cerimonia che ha avuto il patrocinio della Presidenza della Repubblica, una giornata di incredibili emozioni e coincidenze. A di Rudio è dedicato un intero capitolo di Italiani di Frontiera. Anch’io per l’occasione ho esposto i nastrini rossi e blu, assieme al cappello dei Cavalleggeri. Auguri, conte.  

Stefano “Stefio” Ceccon e la sua app “London Crowd” che ha spopolato durante le Olimpiadi

Va bene, va bene, lo ammetto: la sterminata galleria di talenti raccolta da Italiani di Frontiera, malgrado tutto è leggermente… sbilanciata a nordest. Ora, che io sia di Mestre conta poco. Ma è colpa mia se IdF viene invitato a Londra per le Olimpiadi (qui un diario per immagini), va in scena nell’auditorium di Casa Italia in un evento organizzato dagli amici di Medioera (ancora grazie a Mauro Rotelli e tutta la banda viterbese) ma alla vigilia scopre (segnalazione dell’inesauribile Luca Perugini) che c’è un talento in trasferta proprio a Londra, che ha appena realizzato una app che spopola online… e quel ragazzo è di Crespano del Grappa? Beh, una parte del tempo passato a Londra, IdF l’ha dedicato a conoscere e soprattuto a fra conoscere a giornalisti e altri personaggi del mondo media e imprenditoriale incrociati a Casa Italia Stefano “Stefio” Ceccon e la sua “London Crowd”, applicazione basata su un algoritmo che rielaborando in tempo reale i dati pubblici delle videocamere che monitorano il traffico nella capitale britannica, fornisce un quadro aggiornato della circolazione e degli intasamenti. Nel video, “Stefio” presenta la sua app e spiega come sia arrivato a Londra per la specializzazione con una borsa di studio alla prestigiosa Brunel University che l’ha selezionato dopo… un colloquio via Skype! La micidiale macchina di relazioni di IdF non si è mossa invano. Stefio e London Crowd sono finiti in tv a Rai Unomattina, Curzio Maltese gli ha dedicato un articolo su Repubblica e il Corriere della Sera un pezzo online, tutti e due citando Italiani di Frontiera. Non solo, grazie a Fortunato Celi Zullo, direttore dell’Italian Trade Commission a Londra, Stefio è stato chiamato last minute a partecipare ad un incontro Banca Intesa, con fior di investitori ai quali è stato invitato a presentare il proprio progetto. Tutta la vicenda è stata ben raccontata da “Dani” Ceccon, brava collega e sorella di Stefio, che era a Londra con noi, in un bell’articolo, “Bassanesi a Casa Italia, diario di un’avventura olimpica” su VicenzaPiù. Sì insomma, IdF non si muove a caso. Anche se può migliorare sui tempi, visto che per girare il breve video qui sopra, come ho scritto ho perso l’aereo pernottando su una panca a Heathrow…         Aggiornamento 2014: per la cronaca, oggi Stefio è rimasto a Londra come ricercatore e lavora part time come esperto di Data Journalism… al prestigioso The Times! Qui una sua presentazione.

Dopo la pagina del Corriere, Italiani di Frontiera a Londra alle Olimpiadi! Unire i puntini…

Prima il Corriere, poi la trasferta a Londra… un’estate speciale per IdF. Era rimasta in un frigo di via Solferino per un bel po’ ma alla fine è uscita al momento giusto, neanche a farlo apposta, nel giorno in cui in Assolombarda ho partecipato a un’importante riunione su Expo e dopo Expo, in cui IdF potrebbe avere un ruolo… Bellissima intervista, quella che sul Corriere della Sera di Milano di lunedì 23 luglio Giovanna Pezzuoli mi ha dedicato (con belle foto di Duilio Piaggesi) , per spiegare l’avventura di Italiani di Frontiera. L’ha detto pure mia mamma, che a Mestre l’ha letta online: mia collega ai tempi del Giorno, Giovanna ha davvero catturato lo spirito di questa scommessa per cambiar vita. E pazienza se titolatori come sempre frettolosi han scritto che sono “ex giornalista”, mentre mi sento giornalista più di prima; che mi sono trasferito negli Usa per fare lì lo storyteller (ma prima o poi…); o che per realizzare IdF ho dovuto vincere resistenze di mia moglie Pola, che invece è stata partner impagabile di questo progetto sin dall’inizio (il PDF della pagina è scaricabile nell’immagine a fianco o qui). Non a caso, Giovanna ha chiuso con il “connect the dots” di Steve Jobs, l’inseguire cuore e istinto che alla fine ti permette di collegare i puntini alle tue spalle, del tuo passato. Quel lunedì mi è successo ancora una volta, di collegare puntini del mio passato. Quella pagina è stata occasione per tornare dopo un bel po’ di tempo nella sede del Corriere, che negli ultimi anni mi ha ospitato come speaker agli eventi Mind The Bridge. Ho guardato con occhi diversi a quella redazione, via Solferino, in cui per anni ho sognato di finire. Sin da quel giorno, anni Ottanta, ero al Gazzettino e ancora cercavo lavoro a Milano, in cui Mino Durand, bravo caporedattore del Corriere, che era stato inviato in Veneto (spesso ospite a cena a casa nostra a Mestre, visto che mio padre Gibo del Corriere era corrispondente), tentò di scoraggiarmi dall’impresa. “Lo vedi quello? E’ bravissimo ma quasi non riesco a farlo scrivere”, mi disse indicando un tipo con occhiali e baffi. Era il grande Marzio Breda, oggi “quirinalista” del Corriere. Eravamo nella leggendaria Sala Albertini, luogo storico del giornalismo italiano. Iniziai a compilare su una gigantesca Olivetti il mio curriculum su quel tavolo austero. Ma durò poco. L’anziano titolare della postazione mi fulminò, invitandomi a un bagno d’umiltà: finire il lavoro su uno strapuntino, davanti alla finestra. Quel giorno sono tornato in via Solferino, incrociando un po’ di vecchi amici.  A cominciare da Gigi Colin, art director nonchè artista e fotografo. C’era la riunione per la prima pagina. Così ripassando davanti a quella leggendaria sala, incontro i vertici del quotidiano.  Abbracci e battute con Venanzio Postiglione, caporedattore centrale e direttore del Master in Giornalismo della Statale di Milano,  con Daniele Manca, oggi vicedirettore, anche lui un ex del Giorno. Poi davanti a quella stanza gonfia di storia che mi fece sognare, succede qualcosa che mi lascia di stucco. Con un sorriso davvero cordiale, mi viene incontro e mi porge la mano chiedendomi “Come stai?”, quasi fossimo vecchi amici, una persona alla quale credo di non esser mai stato presentato. E’ Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere. Io che pure sul palco me la cavo a chiacchiera, rispondo con un sorriso imbarazzato e la disinvoltura del baccalà. Resto pur sempre l’erede di un cronista roccioso ma timido… Esco felice e un po’ stordito, da quel palazzo che per anni mi era sembrato un posto da sogno. Felice, per il sogno così diverso, realizzato da solo con Italiani di Frontiera; per la sensazione che pure in quel santuario del giornalismo italiano tradizionale, un modello oggi più che mai in crisi, la folle idea di IdF sia in qualche modo apprezzata. E’ davvero il giorno di “unire i puntini”. E allora faccio quel che da mesi mi riproponevo di fare. Telefono a Beppe Severgnini. Di recente mi ha inviato un libro con una gentilissima dedica, ho ringraziato ma ancora non ci siamo mai incrociati. Dovevamo farlo a Londra, lui inviato del Corrierone nella città in cui ha vissuto a lungo. Io con il mio progetto “povero ma creativo”. Grazie ai fantastici amici di Medioera (Mauro Rotelli in testa), festival di cultura digitale che mi ha appena ospitato a Viterbo, nella foto, la conferenza multimediale di Italiani d Frontiera è andata in scena con successo martedì 31 luglio a Casa Italia, durante le Olimpiadi! Il giorno dopo Severgnini, che incontrerò un’altra volta. Emozioni, amici vecchi e nuovi a Londra, nuovi preziosi contatti. Connecting the dots…

Haappy Bday Ces! I 60 anni di Cesare Marino, antropologo degli indiani e scopritore di italiani del West

  No, non ha avuto bisogno di aspettare i consigli di Steve Jobs, per inseguire istinto e cuore. Lui l’ha fatto negli anni Settanta, decidendo subito dopo la laurea a Padova di dedicare la vita alla sua grande passione: gli indiani d’America. E un po’ indiano lo è per davvero: nel profilo asciutto, nello spirito. E nella mente, cosa che gli ha permesso di diventare negli anni uno dei più grandi esperti al mondo di nativi americani. Oggi Cesare Marino, nato in Sicilia, trevigiano d’adozione trapiantato negli Usa, antropologo dello Smithsonian Institution, compie sessant’anni. Sembra un gioco di parole, ma davvero con il suo spirito di frontiera, Cesare ha in gran parte … ispirato Italiani di Frontiera. Ha arricchito un percorso sulle orme di italiani di talento di un indispensabile ingrediente, le storie straordinarie di italiani nel West (che ho ribattezzato Italindiani)  da lui scoperte con ricerche talmente ostinate da sembrare maniacali. Un tesoro che ancora attende di essere valorizzato come merita, frutto di un lavoro micidiale, per profondità, competenza e tenacia. E mi ha fatto capire che il cuore di IdF era qualcosa di più di un percorso tra straordinari innovatori, toccando un aspetto più ampio che è proprio quello delle frontiere della mente, dello spirito necessario per abbattere barriere di stereotipi e consuetudini. E’ questo che accomuna inquieti esploratori e avventurieri di ieri a ricercatori e imprenditori di oggi.  Una sfida che oggi più che mai non ha bisogno di scenari esotici ma in un quadro globale va affrontata prima di tutto in patria. Recuperando quello spirito “di frontiera” che fa parte del dna italiano, di scopritori, viaggiatori, emigranti, anche se il nostro passato recente l’ha stupidamente appannato. Una delle più grandi soddisfazioni, nel realizzare Italiani di Frontiera, è stata proprio quella di dare il meritato risalto ad un lavoro prezioso come quello di Cesare. Di godere della sua amicizia. E di aver condiviso persino un’avventura folle, come quella di inventarsi ed andare a realizzare a San Francisco nel novembre 2010 la celebrazione del centenario della morte del più straordinario dei personaggi da lui scoperti, Carlo Camillo di Rudio, Forrest Gump dell’Ottocento, il conte bellunese sopravvissuto a Little Bighorn. Oggi dunque “nonno Cesare” si godrà il suo compleanno con figlia e nipote, nella sua casa in Virginia. Haappy Bday Ces! Da tutti gli amici di Italiani di Frontiera. E grazie.    

Trust Your Crazy Ideas! California flashback incrociando Marco, vecchio collega al Giorno…

  “Connecting the dots“, come diceva Steve Jobs. Fate le cose di slancio, seguendo istinto e cuore che sanno meglio di voi cosa è giusto fare.  E magari questo anni dopo “ricollega i puntini”, dando un significato a quel che avete fatto in passato. A volte capita. Racconti una storia per anni e alla centesima volta scopri un significato inatteso. Uh se è vero! E quante volte mi è successo… Ma non mi era mai successo forse di scattare una foto che soltanto dopo ha rievocato una storia. Del mio passato. E così, venerdì scorso altra grande soddisfazione, presentando Italiani di Frontiera a Milano, nel corso dell’Ordine Giornalisti per i colleghi praticanti che si apprestano ad affrontare l’esame da professionista. Un grazie a Myriam De Cesco, veterana sprint del giornalismo italiano (che carica ragazzi!) che ha fortemente voluto in “cattedra” (per modo di dire, ovviamente ho parlato come sempre a mitraglia in piedi) in questo corso un progetto  “Out of the Box”. Grande attenzione (anche se in oltre 100 eventi non mi era mai capitato prima di sparare adrenalina pure… su una gentile collega che sfoglia il giornale!), alla fine un paio di commenti emozionati ed emozionanti. Gli ultimi minuti seguiti pure da Maria Latella, già firma del Corriere oggi direttore di Anna, relatrice dopo di me, che ha preso spunto proprio dal finale di IdF per dire che nella sua carriera le cose migliori le ha fatte ignorando i tanti che le sconsigliavano di rischiare e cambiare (grazie Maria!). Un’occasione per incrociare dopo tanto tempo vecchi colleghi e amici. Federico Anelli, ingegnere software, gentile ospite. Paolo Zucca, vicecaporedattore del Sole 24Ore (e grande portiere della squadra di calcio dei giornalisti!) e Marco Brizzi, con me nella foto (ma quello a destra non poteva sorridere?). Con Marco davvero non ci si vedeva dal millennio scorso. Neopensionato, è ancora collaboratore del Corriere della Sera per le edizioni locali che ha curato per anni. Stavolta il flash è arrivato molto dopo la foto. Un flashback. Più di vent’anni fa. Un giovane redattore che dal Veneto, dal Gazzettino, approda ad un grande giornale milanese, Il Giorno, con la speranza di far strada con idee e intraprendenza. Un segretario di redazione braccio destro del direttore, che lo prende in simpatia.  Anche se arrivato da poco, il giovane redattore azzarda un’idea folle. Da studente ha vissuto per un po’ in un’altra Venezia, Venice California, ha buoni contatti e un fantastico amico attore e giornalista  (che oggi non c’è più. I miss you Bill!) molto ben introdotto a Hollywood e dintorni. Il giornalista Out of the Box propone al direttore di andare a proprie spese in California, sfornando articoli facendo tutto da solo. Chiede una sola cosa: di non doverci andare in ferie. Al segretario l’idea piace. Ma era davvero sacrilega per la liturgia di un quotidiano paludato. Non dimenticherò il sorriso triste con cui Marco, allora segretario di redazione, mi chiamò dal direttore, preannunciandomi che la sua risposta sarebbe stata no. Vent’anni, una laurea, due figli e una ribaltone professionale dopo, io e Marco ci siamo ritrovati, un po’ più brizzolati. Marco è felice, Italiani di Frontiera è un sogno One Man Show felicemente realizzato, partendo per un’avventura di famiglia in California. Senza immaginare quale fantastico impatto di non ritorno avrebbe avuto quell’idea folle. Azzardata senza successo tanti anni fa. Trust Your Crazy Ideas!    

L’importanza di raccontare storie di talento: cos’è e come è nato Italiani di Frontiera

Italiani di Frontiera: cos’è, come è nato. L’importanza di raccontare storie di talento, di far conoscere modelli positivi ai ragazzi che dovranno scatenare l’energia positiva di questo Paese, spazzando via malcostume, assurdi stereotipi, “macerie culturali” che frenano oggi il talento di chi sa immaginare il futuro. Intervista raccolta dal grande Robin Good, pioniere dell’innovazione italiana, durante il Festival Internazionale del Giornalismo 2011 a Perugia.