Mezzo secolo di Acer rievocato con installazioni da giovanissimi creativi. E a sorpresa compare Catherine, “giornalista AI” del nostro esperimento Wings

“Reverse Mentoring” era una delle parole chiave che più mi aveva affascinato, nei primi anni in cui bazzicavo Silicon Valley, arrivando da un Paese come l’Italia votato a privilegiare gli anziani e penalizzare i più giovani e scoprendo un “mondo alla rovescia” come la Bay Area, dove avere meno di trent’anni, a volte pure meno di venti, era un titolo di merito e non un handicap, per cercare finanziamenti e lanciarsi in ardite avventure imprenditoriali.
Trovare un “mentore alla rovescia” era la dote di manager così illuminati da comprendere che con i giovanissimi, colleghi o figli, spesso più che da insegnare c’è da da imparare, catturando suggestioni e prospettive inedite su come guardare il mondo di oggi e immaginare quello di domani.
E se ai più giovani venisse data pure l’opportunità di interpretare in modo creativo il passato? E’ quel che ha fatto Acer, che per celebrare i cinquant’anni dell’azienda (fondata nel 1976 a Taiwan da Stan Shih col nome di MultiTech), fedele alla missione delle origini di “rompere le barriere fra le persone e la tecnologia” ha affidato il compito di rievocare anno di nascita e cinque decenni di crescita e trasformazioni a un gruppo di quindici studenti creativi di settori diversi (fashion design, scultura, interior design, scenografia, pittura e new media) di tre Università mIlanesi, di diverse nazionalità, con installazioni che hanno rievocato la storia dell’azienda negli sviluppi tecnologici che hanno segnato l’ultimo mezzo secolo. “The Arc of Innovation – From Microprocessor to Mind-partners (1976–2026)” che sarà esposta nella sede centrale europea svizzera di Bioggio è stata presentata in anteprima nei giorni scorsi nel corso di un evento al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. Tra le opere più originali, “Jell’O Clock”, in cui una gelatina trasparente racchiude oggetti simbolo degli anni Ottanta (la cassetta audio, la Polaroid e il telefono a filo), “404 – Satisfaction not found” che in un inteccio di mani rievoca l’avvento dei telefonini a inizio 2000 come simboli di status e desiderio tra entusiasmo tecnologico e consumismo. “Il trionfo del gesto” che con pannelli su cui sono impresse impronte digitali celebra l’avvento del touch come nuovo rapporto tra persone e tecnologie.

Prepariamoci nei prossimi dieci anni a maggiori cambiamenti di quanto avvenuto nell’ultimo secolo, ha affermato in un intervento d’ispirazione all’evento Acer a Milano Gerd Lehonard, futurologo e umanista, sostenendo che nell’intreccio fra intekligenza e consapevolezza, è il nostro modo di pensare a contenere il nostro futuro. E ricordando a proposito dell’Intelligenza Artificiale le parole di Mustafa Suleyman, fra gli ideatori di DeepMind e ceo di Microsoft AI: “Se non sei affascinato dall’AI non la capisci davvero. Se non sei spaventato dall’AI non la capisci davvero”.

L’AI sarà pure il futuro ma la giornalista virtuale che dialogando dal grande schermo con i manager Acer ha stupito la platea internazionale di giornalisti ed esperti… per me è una vecchia conoscenza! Sì, proprio Catherine Marshall, “collega AI” con cui assieme ai ragazzi di Sharazad abbiamo condotto l’esperimento intirgante, impegnativo… e un po’ inquietante della rivista Wings, interamente realizzata da giornalisti plasmati con la Realtà Virtuale (qui l’intervista che Catherine ha fatto a me, qui la mia intervista a Catherine , con un numero speciale interamente dedicato alle storie di Italiani di Frontiera!). A portare per l’occasione Catherine all’evento Acer sono stati gli amici di EncantoPR, che l’avevano scoperta alla presentazione dell’esperimento Wings qualche tempo fa a Milano. Sempre micidiali, i link di Italiani di Frontiera…
