Sul Corriere un’invettiva dello scrittore Mauro Covacich contro la fantascienza. Che invece ci ha insegnato tantissimo

“Contro la fantascienza. Oggi il futuro non è quello che aveva previsto”. Un vero peccato che uno scrittore affermato come Mauro Covacich, autore di due pagine su La Lettura, inserto letterario del Corriere della Sera, di un lungo articolo-invettiva con questo titolo (scatenando reazioni indignate online di esperti e appassionati del genere), non abbia visitato come immagino la mostra “NASA- A Human Adventure” con la quale qualche anno fa l’ente spaziale americano aveva celebrato in tutto il mondo e pure in Italia l’anniversario dello sbarco dell’uomo sulla Luna del luglio 1969, con una dettagliata rievocazione della corsa allo spazio.

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Fra tute spaziali, capsule, telescopi, satelliti, modelli e alcuni pezzi autentici di quell’epopea, quello che più mi aveva impressionato era stato scoprire cosa aveva accomunato scienziati americani e russi in quella sfida titanica. La risposta, a sorpresa, era stata: la fantascienza.

Ispirare, prima ancora di prevedere il futuro

I pionieri di quell’epopea, spiegavano le vetrine della mostra, avevano scelto il loro percorso professionale e poi affrontato una sfida che sembrava impossibile perchè da ragazzi, in America come in Russia, erano stati profondamente suggestionati e ispirati da scrittori che avevano descritto tecnologie e mondi lontani assolutamente inaccessibili ai loro tempi. In pratica, autori capaci di sognare avevano avuto un impatto decisivo sulle vite e le scelte professionali di giovani brillanti, che quei sogni impossibili li avevano trasformati in realtà . “Tutto ciò che puoi immaginare è reale” è una delle citazioni più celebri attribuite a Pablo Picasso: in questo caso, chi aveva saputo raccontare un sogno aveva ispirato chi era poi riuscito a renderlo reale.

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Scienza e fantascienza si fondono

Se è legittimo detestare un genere letterario, lo è un po’ meno fare affermazioni senza quel minimo di verifica che oggi l’AI rende quasi immediata. “Ci hanno raggiunto i social media senza che nessuno ne abbia mai lontanamente prefigurato la genesi (per non parlare degli effetti…)” scrive lo scrittore nell’articolo. Mentre La macchina si ferma (The Machine Stops, 1909) celebre racconto distopico di Edward Morgan Forster che anticipa social media, videochiamate e telelavoro, racconta un’umanità che vive isolata in celle sotterranee, dipendente in tutto da una “Macchina” onnipotente che regola ogni aspetto della vita e della socialità.

https://youtu.be/1CyADKy-3bw?si=dZnLDsf3HrZ5L31f

Un trailer di “2001 Odissea nello Spazio”, di Stanley Kubrick, da un racconto di Arthur C. Clarke

Non capisco proprio come si faccia ad affermare che nulla del nostro presente sia stato anticipato da scrittori di fantascienza, quando in Neuromante di William Gibson (1984) si parla di “cyberspazio” e si descrivono il web e le connessioni neurali cinque anni prima della nascita del World Wide Web. Quando l’Intelligenza Artificiale, è “soltanto” la figura centrale di 2001: Odissea nello Spazio (1968) di Arthur C. Clarke, che ha ispirato il capolavoro di Stanley Kubrick, introducendo il supercomputer HAL 9000 (nel film compare pure un tablet…). Mentre la sorveglianza di massa prefigurata in 1984 di George Orwell (1949) è oggi la realtà di stati capaci di un ferreo controllo digitale sui propri cittadini, come la Cina (con tecnologie realizzate a Silicon Valley, come rivelato da un’inchiesta di Associated Press premiata col Pulitzer) e Singapore. E in Minority Report di Philip K. Dick (1956), portato sullo schermo nel 2002 da Steven Spielberg, comparivano la polizia predittiva, le interfacce olografiche e la pubblicità mirata e personalizzata.

Proprio Dick è forse quello che ha più infastidito Covacich. A causa di un celebre racconto dell’autore già ispiratore di Blade Runner, “lo spray di Ubik” che ha entusiasmato un grande scrittore come Emmanauel Carrère, in cui in un mondo pieno di gente con poteri paranormali, per aprire porte e far funzionare elettrodomestici servono delle monete, cosa che allo scrittore italiano sembra ridicola, in un’epoca in cui il nostro mondo sta registrando una sparizione delle monete con la digitalizzazione del danaro.

A parte che il racconto è ambientato nel 1992, come ha osservato polemicamente Andrea Viscusi, scrittore esperto conoscitore della fantascienza, a Covacich sfugge completamente il significato metaforico di quella moneta: in quel futuro le persone non sono proprietarie nemmeno di quel che possiedono, che non sono oggetti ma “servizi” che devono continuare a pagare. Che c’entri qualcosa col nostro presente?

I libri che hanno cambiato il mondo

“Ah così questa è la piccola donna che ha scritto il libro che ha provocato la grande guerra”… La celebre frase attribuita all’allampanato Abraham Lincoln al suo primo incontro con la minuta Harriet Beecher Stowe, autrice de La capanna dello zio Tom che tanto impatto ebbe sull’opinione pubblica nel descrivere le condizioni dei neri in schiavitù, propiziando il conflitto con il Sud schiavista… forse non fu mai pronunciata. E c’è chi sospetta che sia stata inventata da un familiare della scrittrice per consolidarne l’eredità.

Ma non è un mistero che narrazione e fantasia abbiano rappresentato svolte per il mondo reale, come ha raccontato qualche anno fa Andrew Taylor, autore britannico di romanzi polizieschi e storici, in “I 50 libri che hanno cambiato il mondo” (Garzanti), Iliade al primo posto tra i testi che hanno segnato grandi cambiamenti. Non sempre positivi, se pensiamo a quell’inossidabile concentrato di falsi e antisemitismo che sono I protocolli dei savi di Sion. E nei piccolissimo della mia esperienza con Italiani di Frontiera sono rimasto più volte stupito da come raccontare storie di innovatori potesse ispirare in alcuni professionisti degli autentici cambiamenti di prospettiva e talvolta persino di modelli di business.

https://youtu.be/-vdPdB9-zdw?si=iJxMYOpaIalweRSY

Sigla e inizio di uno degli episodi di “Ai confini della Realtà” (The Twilight Zone)

L’importanza di saper cambiare prospettiva

Costringere a cambiare prospettiva, con improvvisi colpi di scena, era la costante dei fantastici racconti di Ai confini della Realtà (Twilight Zone) portati sul teleschermo dalla fine degli anni Cinquanta e arrivati pure in Italia, con un gruppo di straordinari autori guidati da Rod Serling. Storie di persone comuni, nel passato, presente o futuro, alla prese con situazioni straordinarie che solo verso il finale prefiguravano all’improvviso uno scenario completamente diverso da quello seguito sino a quel punto dalla narrazione, obbligando a ripensare e reinterpretare tutto il racconto.

Solo di recente ho capito che quelle storie erano impregnate delle paure e dei modi di pensare di quell’America del dopoguerra: il conformismo, l’incubo dell’atomica, la discriminazione dei diversi. Cambiare prospettiva, rimettere tutto in discussione, per allargare i propri orizzonti, è quello di cui forse abbiamo più bisogno in tempi così confusi. La fantascienza, che infastidisce Covacich, a me ha insegnato tantissimo.