Dieci libri d’ispirazione per cavalcare l’onda di una Complessità sempre più simile al Caos
Dopo un 2025 di drammatici cambiamenti sociali, politici e culturali che stanno stravolgendo le nostre consuetudini di vita e di pensiero, siamo oppressi pure dal rumore assordante di quanti mai sfiorati da dubbi sentenziano con false certezze. Non ci sono antidoti, se non aprirsi all’ispirazione, per chi è convinto che conoscere sia una costante scoperta di quanto ci sia che ancora non sappiamo. Ecco allora per le feste e il nuovo anno i miei consigli personali per cavalcare l’onda di una Complessità sempre più simile al Caos con dieci libri per me preziosi, alcuni scritti da amici davvero speciali. Alcuni letti avidamente, altri ponderati a lungo, altri ancora letture in corso. Amanti sintetici. Sesso, relazioni e intimità nell’epoca dell’intelligenza artificiale (Il Pensiero Scientifico Editore) di Davide Bennato Con l’Intelligenza Artificiale fronteggiamo straordinari simulatori di comportamenti umani senza però la freddezza di “decodificare” il loro raffinato linguaggio di macchine abilissime che ci inganna, facendoci sospettare che le loro parole non siano quel che sono, frutto di complesse scelte statistiche, ma esprimano invece emozioni. E’ quanto ci ricorda Davide Bennato, eclettico docente universitario e sociologo del media digitali, amico e compagno di diverse avventure (pure uno dei miei primi Silicon Valley Tour, in cui Davide si improvvisò con maestria guida nella visita al Computer History Museum di Mountain View!) Il digitale sta ridefinendo le modalità con cui si praticano e rappresentano intimità e sessualità. Questo crea nuove forme di interazione sociale, che vanno esaminate con strumenti analitici nuovi e una prospettiva critica. E da sociologo dei media, Davide propone col suo libro una riflessione inedita su un campo ancora inesplorato, quello di un’antropologia umana “aumentata” dalle tecnologie, che talvolta da strumento possono diventare oggetto dfi desiderio. Nel video qui sotto, Davide parla di legami emotivi e Intelligenza Artificiale ospite di padre Paolo Benanti nel programma “Intelligenze” sdi Rai Cultura. Qualcosa è andato storto. Come i social network e l’intelligenza artificiale ci hanno rubato il futuro (Solferino) di Riccardo Luna Giornalista veterano del mondo dell’innovazione, con Riccardo Luna abbiamo a lungo condiviso fra giornalismo, eventi e progetti online una stagione di entusiasmo ed emozioni all’insegna di un’utopia: digitale e social network saranno lo strumento per rinnovare la società e migliorare il mondo. Non è stato così, molto è andato per il verso sbagliato, nel trasformare straordinari piattaforme di aggregazione e interazione in orribili strumenti di manipolazione. E nessuno come Riccardo poteva avere l’esperienza e la lucidità per analizzare e spiegare quanto accaduto, con un libro forse indispensabile, che sta avendo straordinari riscontri. No non c’è stato un incauto Apprendista Stregone al quale la bacchetta magica è sfuggita di mano, ricorda Riccardo. Da anni un pezzo di Silicon Valley era pienamente consapevole che gli algoritmi incaricati di tenere agganciati gli utenti per generare profitti stellari e un immenso potere di controllo dati, l’hanno fatto seminando rabbia, indignazione e notizie false, plasmando un’umanità feroce, razzista, narcisista sempre più credulona e incline agli estremismi, con conseguenze devastanti soprattutto sui più giovani. Ma Riccardo difende tenacemente l’ottimismo che aveva ispirato le nostre speranze, invitando a perseguire oggi la strada più lontana dal rancore rabbioso che domina nei social: quella della Gentilezza. Asclepio AI. Intelligenza Artificiale e Salute per un futuro sostenibile di Rossella Guido, Germano Bertin e Nadia Grillo (EthosJob) Fra i settori che l’Intelligenza Artificiale sta rivoluzionando, quello della salute e della sanità ha un ruolo particolare, ridefinendo i paradigmi della ricerca, della diagnosi e della cura, scrive Rossella Guido , amica e compagna di avventure (fra cui due eventi organizzati a Vinci da Italiani di Frontiera con Federico Faggin), giornalista con grande esperienza nel campo della comunicazione scientifica, oggi impegnata in Università Bicoccca che ha firmato il libro assieme a Germano Bertin e Nadia Grillo. Sulla scia di un recente convegno, il volume definisce gli orizzonti di una piattaforma laboratorio di sperimentazione e progettualità tra mondo dell’informazione e medicina per coniugare scienza, divulgazione ed etica, intelligenza umana e artificiale verso un futuro sostenibile, ispirandosi nel nome al semidio greco venerato per le sue abilità terapeutiche e l’attenzione al benessere olistico dei pazienti. Ricordati di ridere. Manuale di leadership umoristica (Sole 24Ore) di Germano Lanzoni e Fania Alemanno “Giullare contemporaneo” è una bella definizione per Germano Lanzoni vecchio amico e bravo attore comico diventato popolare oltre che come voce ufficiale del Milan a San Siro, come interprete del Milanese Imbruttito , caricatura del manager schizzato e ossessionato da business e immagine. Una figura in sintonia con quella del Disturbatore delle mie prime presentazioni in tutt’Italia con Italiani di Frontiera (ma pure a Montecarlo…), che Germano anni fa ha impersonato alla perfezione da finto antagonista che contestava i miei contenuti d’ispirazione, di cui in realtà rafforzava il messaggio riuscendo a sconvolgere gli eventi con la sua carica di umorismo intelligente, dando vita a una serie di memorabili interventi a sorpresa (in questo video Germano irrompe al termine del mio speech, World Wide Rome 2012, da 11’10”). Assieme a Fania Alemanno psicologa e giornalista che lo affianca da tempo, Germano ha fondato Humour Business Experience, metodo che studia e approfondisce l’importanza del saper ridere, che ha il potere di modificare il modo in cui comunichiamo, lavoriamo e guardiamo agli altri, “Humor Leadership non vuol dire avere un gruppo di clown aziendali: serve metodo, consapevolezza e la capacità di ridere anche della propria rigidità”. Una riflessione che viene proposta al mondo delle imprese, portando l’umorismo relazionale dal palco alla riunione, dal team alla vita di ogni giorno. Giorni di Macaia (autoprodotto con Bookabook) di Alessio Mazzolotti Autore e regista all’incrocio fra spettacoli tradizionali (tv, teatro, eventi) e nuove tecnologie (metaverso, realtà virtuale e AI), con la sua Fishbone Creek, Alessio Mazzolotti oltre che prezioso amico è pure coautore e regista dei miei spettacoli (come “Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy”, in questo video l’inizio dello spettacolo alla memorabile data al Blue Note di Milano, maggio 2018). E’ stata una piacevole sorpresa scoprirlo pure scrittore di talento, con un romanzo autoprodotto con crowdfunding
Augusto e Marco, il successo miliardario di Kong citato da Von Der Leyen e i tanti ricordi della loro avventura
Che sorpresa, scoprire oggi quasi in diretta dall’Italian Tech Week organizzata a Torino da Repubblica, che Ursula Von Der Leyen, presidente dell’Unione Europea, iniziando il suo discorso (in questo link il video, da 3’07“) ha citato il successo a Silicon Valley di Kong, ex Mashape, fondata da Augusto “Aghi” Marietti e Marco Palladino, divenuta un unicorno, con valore che di recente ha superato i due miliardi di dollari, per elogiare il talento italiano e contemporaneamente denunciare la difficoltà di reperire finanziamenti adeguati in Europa, anche se molto, ha detto, è cambiato da quando i due decisero di lasciare l’Italia. Emozione e un pizzico d’orgoglio, visto che Italiani di Frontiera aveva incrociato Augusto e Marco giovanissimi, prima della partenza per gli USA ormai quindici anni fa. E rivederli oggi ragazzini in quel video “d’epoca”, immagini sgranate, musichetta di sottofondo, fa impressione, per la determinazione, la chiarezza di visione di due ventenni italiani che in un paio d’anni, lanciando la loro startup in un garage secondo tradizione, avevano già capito che solo oltreoceano, dove il loro progetto aveva già ottenuto preziosi consensi, avrebbero trovato le risorse per tentare la scalata al successo. Meno di due anni dopo, Augusto era stato fra gli speaker del primo Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour (2011), realizzato con Assolombarda. I partecipanti erano rimasti profondamente colpiti dalla sua carica. Nel video con Augusto, girato subito dopo l’incontro al consolato italiano di San Francisco, Anna Tripoli, una delle partecipanti al primo Tour, divenuta anni dopo presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Brescia, si era detta sorpresa nello scoprire come a Silicon Valley si investisse sulle persone e non su un’idea, sulle capacità e potenzialità di chi si ha davanti e non su un progetto o un business plan. Nella foga dell’entusiasmo, “Aghi” si era lasciato scappare in quell’occasione l’annuncio di un importante investimento appena ottenuto… salvo telefonarmi poche ore dopo preoccupatissimo, chiedendo di non fare anticipazioni, visto che l’operazione non era stata ancora ufficializzata. Proprio in quel 2011 io avevo lasciato la redazione Reuters per intraprendere a tempo pieno l’avventura di Italiani di Frontiera. Per qualche mese avevo pure tenuto un blog per Forbes, E in Rete si trova ancora il video in inglese in cui Augusto aveva dimostrato tutte le proprie doti di grande comunicatore. Due giorni dopo quella registrazione, Mashape aveva ufficializzato l’investimento: un milione e mezzo di dollari ottenuto da un gruppo di investitori tra i quali Jeff Bezos and Eric Schmidt (con Innovation Endeavors), Erik Rannala (Admob, Heroku, 99design), Russell Siegelman (KPCB and Microsoft) e Rick Webb (TheBarbarianGroup). In quell’occasione, Augusto aveva anche dedicato una riflessione bellissima al mio progetto. “Italiani di Frontiera credo che sia uno stato d’animo, è una concezione e forse sta cercando di portare quel che si è perso degli italiani nel mondo… l’Italia era un popolo fatto di navigatori, esploratori, poeti, imprenditori, visionari e forse si è perso negli anni questo collante. Credo che Italiani di Frontiera voglia andare ai confini del mondo per ritrovare queste storie perse e rimetterle tutte insieme, per far vedere che forse c’è una parte di italiani che vuole e ha la forza di aiutare il mondo ad essere un posto migliore. Credo che questa sia un’iniziativa unica, a lungo termine, che porterà benefici nell’intera società italiana sparsa nel mondo. E forse riuscirà a riscoprire quella voglia, quel coraggio di rischiare che si è perso recentemente in noi italiani… sono Augusto fondatore di Mashape. Ho 23 anni e sono un italiano di frontiera emigrato a San Francisco” Con “Aghi e Marco ci siamo poi incontrati in occasione di diversi Tour, nel 2015 avevo portato loro una copia del mio libro appena uscito, in cui erano tra i protagonisti. Decine di partecipanti ai nostri Tour incontrandoli sono rimasti negli anni incantati dalla loro carica, dalla loro visione, dalla loro determinazione. E dalla descrizione della fatica, dei rischi e dei micidiali sacrifici che impone la vita da startupper che avevano scelto. Qui sotto, una galleria di immagini delle nostre visite con l’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour in quella che si chiamava ancora Mashape. Due immagini su tutte mi sono rimaste nella memoria, di quegli incontri. L’aver trovato su una scrivania della loro sede un ritratto di Amadeo Peter Giannini, visionario finanziere filantropo la cui storia avevano scoperto proprio grazie ai miei racconti. E che l’avessero scelto come ispiratore per un percorso di straordinario successo l’avevo ricordato pure nel podcast dedicato a Giannini. Seconda immagine, l’ultima volta che ho visto Augusto. Senza riuscire a parlargli, nemmeno a salutarlo: era addormentato, stremato dalla fatica, su un’amaca nella loro sede. E io non avevo voluto svegliarlo. Proud of you, “Aghi” e Marco. Sarebbe ora di rivedersi…
Francesca Cavallo
Sono passati tredici anni ma sembra un’era geologica, da quando Francesca Cavallo, origini tarantine classe 1983, assieme ad Elena Favilli aveva sbalordito la platea del concorso startup di Mind the Bridge con una presentazione travolgente di “Timbuktu Labs” (io ne avevo scritto in un blog con video che tenevo per Forbes), progetto di editoria digitale per realizzare una rivista internazionale per bambini in inglese e cinese su tablet, vincendo la competizione e trasferendosi oltreoceano, prima a San Francisco poi a Venice nell’area di Los Angeles. Grandi apprezzamenti ma scarsa redditività, gli ultimi dollari erano così finiti nella scommessa di un libro per ispirare le ragazze a sfondare il soffitto di cristallo che frena le loro ambizioni, con storie di grandi protagoniste femminili della storia e dell’attualità. Ma servivano almeno i soldi per ingaggiare illustratrici di valore. Chiesero poche decine di migliaia di dollari, in 28 giorni ne arrivarono un milione da 70 Paesi, con quella che è stata la più ricca campagna di crowdfunding nel mondo dell’editoria, mentre il libro ha venduto otto milioni di copie (un milione in Italia), con traduzioni in 49 lingue, 14 milioni di dollari fatturati in un solo anno tra favole e merchandising. Un successo mondiale travolgente, quello di “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, realizzato assieme a Elena Favilli. Dopo quell’incredibile esperienza, Francesca è ripartita da sola. Prima con un’imperdibile riflessione autobiografica, “Ho un fuoco nel cassetto”, sulla sua esperienza di giovane intraprendente imprenditrice e artista pugliese, figlia di un venditore d’auto e di una casalinga, che arriva a dire no a grandi nomi di Hollywood, che vorrebbero trasformare sullo schermo quel libro in manuale per donne che vogliono fare impresa, mentre lei vuole continuare a considerarlo un prontuario per sfidare il famoso tetto di cristallo che opprime le ambizioni di tutte le ragazze. Poi con rinnovato spirito da startupper, in un altro libro “Storie Spaziali per Maschi del Futuro” che autoprodotto, in Italia dove non ha trovato un editore e una distribuzione tradizionale, ha in breve conquistato la cima delle classifiche grazie alla vendita online, prima di uscire in mezzo mondo in inglese, portoghese, tedesco, danese, spagnolo, catalano e croato.. «Rinunciare a uscire in Italia, io che vengo dal paese di Maria Montessori, Elena Giannini Belotti Gianni Rodari, Loris Malaguzzi?», si è chiesta con sano orgoglio “patriottico-pedagogista”, rievocando grandi figure dell’educazione e della letteratura per l’infanzia. Francesca Cavallo alla presentazione del suo ultimo libro a BASE Milano Il nuovo incontro con Francesca Cavallo Dopo tanti successi, ripartire da sola con spirito da startupper… com’è successo?Avevo finalmente concluso un lavoro durato due anni per il nuovo libro, ero alla vigilia di una delicata operazione chirurgica e aveva mandato la proposta a diversi editori italiani. Convalescente, avevo riaperto dopo giorni la posta elettronica convinta di poter scegliere fra diverse proposte… invece nessuno aveva risposto! E l’unica proposta era poi arrivata da una grande casa editrice… ma con un compenso che non copriva nemmeno i costi sostenuti per pagare l’illustratore. Allora ho deciso di fare da sola. Per un libro che ha trovato all’estero diversi editori. Francesca presenta “Storie Spaziali per Maschi del Futuro” ai bambini di una scuola di Bruxelles Com’è nata l’idea di un libro dedicato ai ragazzi?In mille presentazioni ero stata tempestata dalla stessa domanda: E i maschi? Una domanda che mi infastidiva ma che in realtà toccava un punto delicato e ha innescato una riflessione. Se nelle favole le protagoniste femminili sono in genere figure subalterne, bisognose di protezione, che sognano di realizzarsi trovando il principe azzurro… cosa sappiamo di questi principi azzurri? Che in genere si sposano non tanto per amore quanto per tutelare una proprietà, la continuità del casato… ma nulla sappiamo del loro stato interiore. Ed è su questo che mi sono concentrata. E cosa hai scoperto con questa riflessione?Che nel delineare i personaggi maschili, nelle favole dubbi, dolori, incertezze sono nascosti, come se dovessero occultare vulnerabilità, fragilità. A differenza di molte protagoniste femminili, non si ribellano quasi mai ai piani delle loro famiglie, il loro fine è custodire l’integrità del regno, anche se per farlo devono sacrificare la propria, di integrità. A pensarci bene, sembra che a esternare un tormento interiore nei protagonisti delle favole siano solo esseri così “diversi” dallo stereotipo maschile da avere un aspetto ‘osceno’, fuori dai canoni tradizionali, come la Bestia e Quasimodo, il gobbo di Notre Dame. Da lì l’idea che fosse necessario riscrivere questo Immaginario. Un lavoro difficile, durato due anni. Con una prospettiva molto diversa da quella delle Bambine Ribelli…Sì, perchè se per le bambine l’obbiettivo era spronarle ad andare alla conquista del mondo con storie d’ispirazione, per i bambini l’obbiettivo è di spingerli alla scoperta di sè. Contro qualsiasi evidenza scientifica, ci siamo convinti che i ragazzi siano più semplici delle ragazze, che le loro identità siano meno sfaccettate, i loro bisogni più rudimentali. Queste convinzioni ci impediscono di osservare i nostri ragazzi con la dovuta attenzione, di aiutarli a coltivare la loro vita emotiva e spirituale con la dovuta cura. Ci impediscono perfino di renderci conto di quando hanno bisogno di noi… E allora che si fa? Storie Spaziali per Maschi del Futuro è la mia risposta a questa domanda. Dodici fiabe ambientate su pianeti immaginari, ciascuna incentrata su un aspetto chiave dell’identità maschile. Per andare non alla conquista del mondo ma alla scoperta di se stessi. E lo spazio che ognuno ha dentro di sé è infinito… per questo ho deciso di portarli nello spazio. Francesca legge un brano del suo nuovo libro ai bambini di una scuola elementare veneziana Ma come con le Bambine Ribelli, il filo conduttore rimane la scoperta di sé e una nuova consapevolezza, anche degli stereotipi da abbattere.Quanto siano radicati questi stereotipi l’ho capito pure durante la stampa dei libri precedenti… un tipografo aveva applicato una “censura” a una delle protagoniste attenuando alla pressa il colore nero di una modella, che gli era sembrata “troppo nera” per sfilare…un disegnatore aveva cambiato invece le proporzioni del corpo di un soggetto disabile… che proprio per la sua disabilità era
Quel ragazzino umbro che 20 anni fa trasformò un sito dei Simpson in piattaforma per cercare i dispersi dello tsunami
Vent’anni fa, nei giorni a cavallo di Capodanno 2005, mentre in tutto il pianeta rimbalzavano le terribili immagini del disastro provocato dallo tsunami in Asia, un ragazzino umbro di quattordici anni diventava protagonista su giornali, tv e siti web di mezzo mondo, con un’idea semplice e geniale, capace di dare una mano concreta dall’Italia, grazie al web, nelle ricerche di sopravvissuti dall’altra parte del globo. Quella vicenda merita di essere ricordata, non solo per capire meglio i tempi in cui viviamo, i meccanismi che regolano il mondo della comunicazione, le opportunità che la Rete offre a ognuno di noi. Anche perchè quell’esempio straordinario di un adolescente, che riuscì in una piccola grande impresa, fu ispirata da competenza, slancio d’altruismo ed energia positiva, valori di cui abbiamo tanto bisogno oggi, dopo un anno drammatico che si chiude fra guerre non lontane, emergenze ambientali e incognite sul futuro, in parte determinate da imprevedibili sviluppi delle tecnologie, a cominciare dall’Intelligenza Artificiale. A fine dicembre 2004, a quattordici anni, Valerio Natale, studente di Amelia (Terni) con la passione per l’informatica, colpito dalla portata di quel disastro lontano, aveva pensato di potersi rendere utile, attraverso la Rete, trasformando un suo sito web dedicato agli appassionati dei cartoon Simpson in piattaforma per la ricerca dei dispersi del dopo tsunami, incrociando semplicemente i database di ospedali e centri di assistenza che stavano curando feriti con quelli di tantissime persone che stavano cercando i propri cari. Un sistema semplice, che in pochi giorni aveva registrato centinaia di migliaia di contatti, svelando per di più che l’iniziativa individuale poteva dimostrarsi più rapida ed efficace degli strumenti adottati da tante istituzioni nazionali e internazionali. Una storia in cui, qualche anno prima di immaginare Italiani di Frontiera, anch’io avevo avuto un ruolo. Perché raccontandola fra i primi, avevo innescato un incredibile effetto a catena globale, con un lancio dell’agenzia Reuters in cui lavoravo, che subito tradotto in svariate lingue (compreso il thailandese!) era stato ripreso da siti, testate e emittenti di tutto il mondo. Favorito nei motori di ricerca da curiose coincidenze nelle parole chiave: il cognome di Valerio (Natale), il nome del sito che aveva trasformato (dedicato inizialmente ai Simpson) che avevano esteso la sua diffusione. Oggi Valerio è giovane avvocato in uno studio legale internazionale a Roma, che qualche anno fa mi aveva invitato a un suo evento aziendale. A sorpresa, avevo inserito fra le storie d’ispirazione del mio intervento questa di cui lui era stato protagonista, suscitando grande stupore e ammirazione fra i suoi colleghi. Valerio non l’aveva raccontata a nessuno. Valerio, sono passati 20 anni, eri un ragazzino che a fronte di una forte emozione per un disastro lontano aveva saputo combinare due competenze, tecnologia e impegno civile, per un’idea geniale… è andata così? Sì, è andata così. Davanti a quelle immagini sentivo il bisogno di fare qualcosa e l’unico strumento che avevo era un sito web, allora dedicato ai Simpson. Ho semplicemente deciso di utilizzarlo in modo diverso, trasformandolo in uno spazio utile per chi cercava informazioni sui dispersi. Non c’era un piano preciso, solo il voler dare una mano in qualche modo con i mezzi a disposizione. Quali passi hai fatto per trasformare il sito dei Simpson in piattaforma per la ricerca di dispersi? Ho agito con l’ingenuità di un adolescente che si lancia in un progetto senza pensarci troppo. Ho smantellato le sezioni dedicate ai Simpson e le ho sostituite con una pagina principale che spiegava l’iniziativa. Poi ho aggiunto un modulo essenziale per raccogliere e cercare nomi: niente grafiche particolari, solo funzionalità. L’ho fatto girare e poi da lì è cresciuta una valanga di contatti, fino a centinaia di migliaia di visitatori nei giorni successivi e un enorme database di dispersi. Quali le prime reazioni che ricordi? Le email di sconosciuti che mi ringraziavano e incoraggiavano il progetto. Le offerte a sostenerlo economicamente, anche se non c’erano spese vive significative. E poi i gli aggiornamenti sulle persone ritrovate. Era bello vedere come, nonostante l’improvvisazione, le persone riconoscessero l’utilità di quello spazio e mi rendessero partecipe delle gioie dei ritrovamenti. Mi sono sentito parte di qualcosa di più grande, di dare un contributo, nonostante tutto. Le cose più inaspettate? Da un lato, la scalabilità del progetto, grazie alle riprese delle agenzie su scala internazionale. Dall’altro lato, il livello di fiducia che le persone riponevano in un progetto fatto in casa. Nessuno mi conosceva, ero solo un ragazzo con una tastiera, eppure centinaia di persone si sono fidate e hanno contribuito. La maggior soddisfazione? Sapere che, seppure in minima parte, quell’idea ha aiutato qualcuno a ritrovare una persona cara o ad avere notizie in un momento di caos totale. Ogni email di ringraziamento, ogni racconto di speranza ritrovata è stata una soddisfazione immensa. A livello personale, è stata la prova che il desiderio di fare qualcosa di buono può tradursi in risultati concreti, anche quando si parte da zero. Tecnologia e impegno civile: vent’anni dopo cosa ti è rimasto e cosa è cambiato per te? Vent’anni dopo, rimane la convinzione, rafforzata, che la tecnologia sia uno strumento straordinario se usata con creatività. L’impegno civile invece si è trasformato: è passato prima attraverso associazioni e partiti, per poi trovare una dimensione diversa nel mio lavoro di avvocato. E’ difficile, almeno in Italia, conciliare l’esercizio di una professione con l’impegno civico, a meno che non si voglia fare della politica e dell’associazionismo la propria professione. Così, oggi cerco di dare il mio contributo alla collettività attraverso il lavoro quotidiano, per quanto possibile, mantenendo sempre un’impronta all’innovazione e cercando soluzioni che uniscano progresso tecnologico e beneficio collettivo. In questi anni, ad esempio, sto lavorando molto con chi si occupa di mobilità innovativa, lottando contro le misure protezionistiche del settore taxi. Rimpianti per il passato, propositi per il futuro? Un piccolo rammarico che ho è di non aver conservato molto del capitale umano raccolto durante quella esperienza. Ho perso le migliaia di email che ricevetti al tempo e praticamente tutti i contatti che avevo costruito. A 14 anni forse non avevo la maturità e la
IdF per Rete PMI Emilia Romagna: link, parole chiave, video e approfondimenti dopo lo storytelling
Anche a San Mauro Pascoli, tra amici vecchi e nuovi all’evento di Rete PMI Emilia Romagna, in una manciata di minuti lo storytelling Italiani di Frontiera ha mitragliato storie, suggestioni, video e parole chiave… Ecco una guida con link e approfondimenti. In questo articolo di Wired il visionario Stewart Brand, pioniere fra controcultura e tecnologia, il suo Whole Earth Catalog celebrato da Steve Jobs e la sua “ossessione” negli anni Sessanta per le prime foto della Terra vista dallo spazio. Mancano del tutto in questo articolo connesione e analogia di questa sua visione con il fenoneno di cambiamento di percezione denominato Overview Effect, testimoniato da diversi astronauti. Fra loro Chris Hadfield astronauta canadese autore dello strepitoso video in cui canta “Space Oddity” di David Bowie sulla stazione spaziale orbitante in assenza di peso. Ispirato al titolo di un celebre articolo di Stewart Brand il nostro spettacolo “Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy” . Che si apre con la metafora del Surf, simbolo del Pensiero Laterale, chiave per affrontare con successo, su una tavola chiamata Curiosità, qualcosa che rischia di schiacciarci: la Complessità (qui l’inizio dello spettacolo al leggendario Blue Note di Milano). Dei tanti contenuti su Federico Faggin su Italiani di Frontiera, qui un video esclusivo “Quel dono unico degli italiani nell’affrontare la Complessità” (video esclusivo IdF) Infine due video. “Reverse Turing Test Experiment with Ais” (2024). Come l’Intelligenza Artificiale “scopre” chi è un essere umano. “Interstellar” (2014). “Ci siamo dimenticati chi siamo. Pionieri, Esploratori. Non Guardiani” PER SAPERNE DI PIU’ Il canale YouTube di Italiani di Frontiera Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour: in una playlist commenti dei partecipanti (molti proprio dall’Emilia Romagna…) STORIE E PERSONAGGI NEL NUOVO PODCAST Si trovano tutti sul sito di Italiani di Frontiera, da qualche settimana le loro storie, con nuovi approfondimenti, sono disponibili pure nel nuovo IdF Podcast su Spotify (anche per gli account gratuiti) e altre piattaforme audio L’inizio di Italiani di Frontiera Cesare Marino antropologo degli indiani e scopritore di italiani nel West allo Smithsonian Institution Luca Prasso pioniere della grafica digitale da DreamWorks a Google, oggi sulla frontiera dell’Intelligenza Artificiale. Dalla Beat Generation agli Hippie, dalla New Hollywood ai pionieri della fisica quantistica, come la controcultura californiana ha rivoluzionato il mondo occidentale. Roberto Busa gesuita autore dell’Index Thomisticus e straordinario pioniere dell’Umanesimo Digitale Lorenzo Thione imprenditore di successo nel software e nel musical, da Bing a Broadway Giacomo Costantino Beltrami e Paolo Andreani esploratori nel West nell’Ottocento e Settecento Cristina Dalle Ore già astronoma NASA, dalle sonde spaziali alle nuove frontiere dell’agricoltura Andrea Vaccari startupper da uno sgabuzzino a casa Zuckerberg, ribaltando una situazione “impossibile” Infine la preziosa riflessione di Fabio Parodi da Olivetti a Cisco a LinkedIn: “Italiani a proprio agio nella Complessità anche quando ha le caratteristiche del Caos” (da 1’27”, video esclusivo IdF) Per concludere, alcuni dei libri consigliati. A questo indirizzo il mio biglietto da visita con link e contatti. Buon viaggio! Ah: condivisioni, commenti e link sui social, clic su “segui” al podcast, saranno preziosi per IdF… Grazie!
IdF Podcast 10 – Incroci e incredibili coincidenze, sulla tomba del “Forrest Gump dell’Ottocento”
Cosa potrà mai incrociare la storia di un giovane abruzzese startupper di successo a Silicon Valley, tornato in patria animato da un raro spirito di riconoscenza verso il proprio luogo di origine con cui condividere i propri risultati… con un gentiluomo del passato, protagonista di tanti e tali incredibili avventure prima nel Risorgimento poi nel West, da meritare il soprannome di “Forrest Gump dell’Ottocento“? Lo racconta il decimo episodio di IdF Podcast. E’ stato Italiani di Frontiera a propiziare l’incontro fra Vincenzo di Nicola, già ai vertici dei servizi digitali INPS, e Carlo Camillo di Rudio, conte bellunese oggi sepolto nel cimitero militare del Presidio a San Francisco. Dove nel 2010, con un manipolo di amici, proprio Italiani di Frontiera organizzò una cerimonia per il centenario della sua morte assieme al suo biografo Cesare Marino, antropologo dello Smithsonian Institution cui va il merito di aver scoperto e ricostruito la sua sbalorditiva vita. Anniversario segnato da una serie incredibile di contrattempi, imprevisti, coincidenze inquietanti, tutti in qualche modo collegati a episodi della sua avventurosa vita. Quasi che lo spirito del conte… Qui sotto diario per immagini dell’evento di Rudio a San Francisco, 1 novembre 2010







