Due pagine sul Giorno per raccontare l’avventura californiana di IdF

“Un sestese nella Silicon Valley per capire l’Italia” e’ il titolo con il quale il quotidiano il Giorno ha dedicato oggi due pagine di primo piano a Italiani di Frontiera ed all’”avventura di famiglia” intrapresa per realizzare il progetto. Col richiamo in copertina del fascicolo locale ed una testatina “Vite di frontiera” (nientemeno!). Federico Faggin, Luca Cavalli Sforza e Roberto Crea gli Italiani di Frontiera ritratti nelle foto, mentre il pezzo cita anche Guido Radaelli, Marco Marinucci, Luca Prasso e Francesco Lacapra. Un grazie particolare a Simone Stimolo, autore del servizio, a Piero Fachin e Paolo Galliani, colleghi del Giorno che si sono dimostrati interessati al progetto entrando cosi’ di diritto tra gli Amici di Italiani di Frontiera. Qui il sommario

Amici di Idf: Laura Curino in teatro con il sogno Olivetti nel centenario

L’impresa come sogno di visionari con i piedi per terra. Un padre che la crea scommettendo su un futuro di tecnologia, un figlio che da’ all’azienda statura mondiale. Senza mai dimenticare che al centro non sta il profitto ma l’uomo e la costante innovazione. Lo ammetto, avevo gli occhi lucidi applaudendo al Teatro Studio di Milano la straordinaria Laura Curino, attrice bravissima tornata in scena con “Camillo Olivetti: alle radici di un sogno“. Qui l’intervista per Reuters a Laura, che ha riportato in scena lo spettacolo su Adriano Olivetti. Temi particolarmente importanti per questo blog. Non solo perche’ da Olivetti e’ uscito il nucleo centrale degli Italiani di Frontiera di Silicon Valley. Alcuni gia’ presenti sul blog. Come Enzo Torresi, Gianluca Rattazzi , Giacomo Marini, Enrico Pesatori, Ezio Valdevit, Luciano dalle Ore, Giamma Clerici . E altri di imminente pubblicazione come Francesco Lacapra di MaxiScale e Luca Cafiero di Cisco. Ma anche perche’ lo spirito che ispiro’ gli Olivetti, forse troppo in anticipo sui tempi in Italia, ha molto in comune con quello di Silicon Valley. Qui un commento di Carlo De Benedetti (in un lancio Agi) in occasione del coinvegno a Milano moderato proprio da Laura Curino (qui un resoconto Ansa). Qui invece un ricordo di Laura Olivetti su La Stampa.

“Giamma” Clerici, ingegnere tra informatica e controcultura

Un ingegnere di Alessandria fra software di Silicon Valley e controcultura di San Francisco. Gianmaria “Giamma” Clerici, arrivato in California quasi vent’anni fa con Olivetti, abbina il lavoro nell’informatica alla passione per musica ed espressioni artistiche e sociali evolutesi dalla tradizione hippy, di cui la Baia e’ stata culla. Oggi e’ titolare di un locale di tendenza, nella zona di Mission. E spiega raccontando la sua esperienza il singolare intreccio che hi tech e cultura alternativa, ieri come oggi, rappresentano nell’area di San Francisco. A SILICON VALLEY CON OLIVETTI – Nel 2009 saranno vent’anni a San Francisco. Sono arrivato nell’ottobre 1989, due giorni dopo il terremoto, mandato dall’Olivetti, per partecipare ad un progetto a Menlo Park, che intendeva sviluppare un computer multiprocessor. Sono di Alessandria e all’Universita’ Statale di Milano mi ero laureato nel primo anno di Scienza dell’Informazione, con il professor Francesco Lacapra, oggi anche lui a Silicon Valley, a MaxiScale. Al progetto lavoramo in 40, del centinaio di dipendenti che Olivetti aveva qui all’epoca. Ma all’inizio degli anni Novanta, con l’azienda in difficolta’ sono cominciati i tagli ai progetti. A me piaceva vivere qui, cosi’ ho deciso di rimanere, passando nel 1993 alla Oracle, sino al 1996 (mi occupavo del database sulle macchine della Pyramid RM 1000, com molti processori MPP, che facevano lavori con Olivetti). Nel 1996 e’ arrivata la carta verde e mi sono trasferito alla Healtheon, lanciata dai fondatori di Netscape, che realizza servizi online per la sanita’. Azienda diventata pubblica nel 2000, col nome WebMD. Dopo un anno di pausa e viaggi, nel 2001 sono entrato in Epicentric, poi comprata da da Vignette. E nel 2006 alla Bridgestream, comprata a fine 2007 da Oracle. Facciamo applicativi e come software engeneer mi occupo principalmente di Java. SOFTWARE E CULTURA ALTERNATIVA – Sono titolare di un locale a due passi da Mission Street, il Bollyhood Cafe’. E’ da quando sono qui che ho una “seconda vita”, oltre a quella di ingegnere. Facendo il dj, partecipando ai vari movimenti della cultura underground. C’e’ una continuita’, tra controcultura e rivoluzione informatica. Dietro ai movimenti piu’ appariscenti, c’e’ stata una svolta meno clamorosa, di gente che ha cambiato la mentalita’… l’informatica e’ qualcosa di molto astratto, qualcosa di surreale. Molti degli ingegneri degli anni Sessanta e Settanta sono passati per quella controcultura, c’e’ stata una continuita’ con il movimento underground, nel creare qualcosa di interessante e creativo. E alcuni dei piu’ intelligenti, di quel movimento, si sono buttati nell’informatica… COMUNITA’ E BUSINESS – All’inizio degli anni Novanta ho cominciato ad andare alle feste rave. E li’ ho conosciuto amici che per la maggior parte stavano facendo cose molto interessanti nel campo dell’informatica e del sofware, che richiede predisposizione per la matematica ma ti consente di creare applicazioni pratiche… Tra queste persone unite e da interessi e passioni sono nate delle vere comunita’, cosa che spesso a San Francesco significa anche vivere assieme e condividere un appartamento. Un tipo di aggregazione, che in Italia magari coinvolge solo giovanissimi, e qui sostituisce in un certo senso la famiglia, che e’ molto meno sentita che in Italia. E in alcuni casi si sviluppa anche nel business. Creando assieme ad amici ditte di informatica. Specie dopo il boom di Internet, un’opportunita’ non solo per fare i soldi ma per fare qualcosa di interessante e creativo per l’uso della tecnologia… in queste feste ho conosciuto tantissime persone con una certa passione, che hanno lanciato ditte…. una dinamica tutto sommato simile a come che ha visto iniziare Apple o Microsoft. SPIRITO HIPPY RIENCARNATO – Qui lo spirito hippy si e’ reincarnato in forme diverse in un’epoca diversa… nelle feste rave, come in Burning Man, progetto di creativita’ all’insegna dello spirito libertario, al quale ho partecipato una decina di volte. Un raduno di creativita’, divertimento e progetti eccentrici, all’insegna della liberta’, che si svolge nel deserto. Non e’ un caso che questo sia il centro dello sviluppo del software e delle idee creative. Si diventa magari imprenditori ma sempre con uno spirito alternativo… APERTURA MENTALE – La concentrazione di persone intelligenti, che vogliono anche divertirsi… crea un equilibrio, un’apertura mentale che aiuta ad essere piu’ creativi… E in questa liberta’ rientra qualche volta anche l’uso di droghe legere. Che qui pero’ non sono “da sballo”, come in Italia. Si usano in modo consapevole, perche’ c’e’ molta piu’ conoscenza ed educazione, sulle droghe qui… Quando torno in Italia soprattutto, ad Alessandria, sento la differenza. Una minore abitudine alla varieta’, di razza, religioni, culture, rispetto a San Francisco. E’ questa varieta’ che si traduce in una maggiore apertura mentale. Ed anche in una maggiore tolleranza.