Federico Faggin e il mistero della consapevolezza, che non ci farà mai diventare uguali alle macchine

Un grande piacere, aver incontrato nuovamente lo scorso luglio a Campus Party, evento a Milano Fiera, Elvia e Federico Faggin, fra i padri del microchip e della tecnologia touch, che come pochi ha contribuito con le sue straordinarie riflessioni al percorso di Italiani di Frontiera, protagonista sul palco di una straordinaria conferenza, nella sala che il giorno dopo ha ospitato uno stroryelling IdF promosso da EGEA. Qui sotto l’articolo scritto per l’occasione per Linkiesta: Federico Faggin, l’uomo che ha inventato il microchip: Non diventeremo schiavi di chi ci vuole uguali alle macchine”   Assuefatti a una cronaca che sembra tirarci sul fondo, tra una Capitale in perenne emergenza, connazionali che devastano l’ambiente appiccando fuoco o peggio ancora continuano ad assassinare donne, ha senso tentare di volare alto chiedendoci chi siamo, com’è il mondo attorno a noi? Forse sì e nei giorni scorsi c’è stata l’occasione per un pizzico d’orgoglio nazionale, perché a ispirare una riflessione “alta” sul domani è stato un italiano. Anzi l’italiano che forse più di tutti ha contribuito nel passato recente a rivoluzionare il presente e proiettarlo nel futuro, non solo nostro ma dell’umanità. Chi siamo? Non siamo macchine innanzitutto, e le macchine sempre più intelligenti che ci circondano potranno anche sostituirci in molti lavori o nei calcoli ma non saranno mai intelligenti come gli esseri umani. Com’è il mondo? Studiare il nostro rapporto con queste macchine ispira un’intuizione che dalla scienza sfiora il pensiero mistico: la consapevolezza, che ci distinguerà sempre da computer e robot, non è esclusiva della mente umana ma una misteriosa proprietà presente in natura. Come se l’energia stessa che determina la materia, tendesse misteriosamente verso questa coscienza di sé. A tenere inchiodata per oltre un’ora una platea ammirata di centinaia di giovani, sul palco Feel the Future al Campus Party in Fiera a Milano dello scorso luglio è stato un ingegnere vicentino classe 1941, con una visione in netta controtendenza rispetto al pensiero dominante in Silicon Valley, culla mondiale californiana dell’innovazione dove vive dalla fine degli anni Sessanta, che forse a lui deve pure il suo nome. Fu Federico Faggin infatti a firmare il primo microchip che ha dato il via all’era del silicio, la rivoluzione hi tech che ha cambiato le nostre vite con apparecchi sempre più piccoli, potenti e veloci. Negli anni Ottanta, fu ancora lui a progettare la prima tecnologia touch, che i giganti della telefonia per anni non capirono. E quando Steve Jobs lo incontrò, intuendo il potenziale di quella invenzione tentò di ottenerla in esclusiva, e al rifiuto di Faggin, decise che la sua azienda ne avrebbe sviluppata una simile. Quando ci riuscì, rivoluzionando in breve il mondo dei portatili, le altre aziende che non avevano capito corsero ad acquistare dall’ingegnere vicentino il touch, che oggi è parte integrante, persino invasiva, della nostra quotidianità. Quello che fu un ragazzino così dotato da costruire a 13 anni da solo un aeroplanino e farlo volare, è stato premiato dal presidente Obama con la prestigiosa National Medal of Technology and Innovation 2009, per il suo eccezionale contributo al progresso tecnologico. Da scienziato imprenditore, Faggin aveva sconfinato da tempo dalla fisica nella biologia. Ma ora la sua ricerca sembra approdare pure alla filosofia, materia di cui suo padre Giuseppe fu illustre studioso. «Volevo creare reti neurali in silicio, come un microprocessore che si crei da solo, che impari, invece di un microprocessore che si deve programmare. Mi sono chiesto: sarà possibile fare un computer consapevole? Gli scienziati pensavano che la consapevolezza fosse un fenomeno emergente dal funzionamento del cervello. Se è considerato una macchina perché non posso fare una macchina consapevole», ha ricordato Faggin. «Non ci volle molto per capire che la differenza fondamentale sta nei sentimenti, nella capacità di avere sensazioni fisiche, per esempio il colore rosso, il profumo di una rosa, il sapore del vino…». Un computer, ha spiegato, può anche arrivare a decifrare gli impulsi elettrici di un profumo e riconoscere la rosa. Ma non può e non potrà arrivare mai a cogliere il valore simbolico, la sensazione e i pensieri che quel profumo genera. «Mi sono messo a cercare di capire da dove scaturisce questa differenza: dalle equazioni della fisica? No, non ci dicono nulla dei sentimenti, ci dicono come dei simboli vengono trasformati in altri simboli, che è quello che fa il computer. Ma noi tra un simbolo e l’altro abbiamo una sensazione e questo è solo l’inizio… senza sentimenti la vita non avrebbe senso. Il computer dentro ha il buio, noi abbiamo luce, la capacità di immaginare, di creare. Noi comprendiamo il contesto nei quali i simboli si trovano e il computer non può comprenderlo questo contesto, glielo diamo noi». Faggin è convinto che questa consapevolezza sia di natura e qualità completamente diversa dalla qualità della materia, non il risultato della complessità. E il modello che sta elaborando diverge da quello della fisica standard, comincia con l’idea che l’energia che compone spazio tempo e materia, sia consapevole, riflette se stessa, possa percepire se stessa. «Io guardo a me stesso per avere un’idea di cosa sia un’esperienza interiore. Nella mia realtà ci sono due mondi collegati, due facce di una medaglia, quello interno dei sentimenti, della comprensione e quello esterno. Dov’è il mondo interno del computer? È solo esteriorità non c’è niente dentro. Nel campo della scienza nessuno ha mai studiato la natura della consapevolezza, una parola che vent’anni fa non si poteva neanche usare in accademia. I filosofi, gli psicologi la usavano, ma perché disturba l’idea che siamo materia, che siamo delle macchine. Non siamo macchine! E dobbiamo essere contenti di non esserlo. Vogliamo essere macchine? Ma siamo matti?». I fisici, lo scienziato rimprovera una «paura di Dio, delle cose mistiche: si irrigidiscono di fronte a quelle che sono invece domande assolutamente appropriate da farci: com’è che siamo consapevoli, come mai le equazioni della fisica non ci dicono il perché. E se la realtà ha una faccia interna e una esterna dobbiamo prenderne atto. Ma i fisici pensano che quella interna nasca da quella esterna

Amici di Idf: carica creativa nella pirateria hi tech, dice guru Liang

Le nuove tecnologie possono realizzare l’utopia di una redistribuzione. Non dei beni materiali ma delle aspirazioni, dei desideri e delle potenzialità espressive, nel creare e distribuire contenuti culturali. Per questo, la pirateria non va considerata solo come fenomeno di illegalità, occorre esaminarne altri aspetti. Un parere controcorrente, quello di  Lawrence Liang, incontrato ieri a Milano per un’intervista. Occasione per presentargli brevemente il progetto Italiani di Frontiera. “Parliamo di pirateria pensando solo ai miliardi di dollari persi da Hollywood (per il mancato rispetto dei diritti). Credo invece che dovremmo farlo considerando anche effetti e benefici e sociali della pirateria”,  ha detto Liang, avvocato indiano di origini cinesi, esperto di proprietà intellettuale e creazione collaborativa dei contenuti,  nel corso di una chiacchierata prima di essere ospite, ieri sera a Milano, dell’evento Meet the Media Guru organizzato da Mgm Communication di Maria Grazia Mattei. Qui l’intervista dal notiziario Reuters.

Amici di IdF: il futuro va affrontato con creativita’ abbinando arte e scienza, dice guru Roger Malina

Il mondo contemporaneo cambia ad una velocita’ tale che e’ necessario affrontare i problemi non secondo sequenze tradizionali ma attraverso percorsi inediti. Esaltando le potenzialità della creatività e dell’interazione, che solo una stretta collaborazione tra arte e scienza può offrire. Parola di Roger Malina, scienziato americano, francese di nascita, direttore dell’Osservatorio Astrofisico di Marsiglia, membro dell’Observational Cosmology Research Group e responsabile editoriale di “Leonardo”, rivista del Massachussets Institute of Technology, di scena nei giorni scorsi a Milano all’evento Meet the Media Guru organizzato da MgM Digital Communication di Maria Grazia Mattei (nella foto con Malina e il sottoscritto) alla Mediateca Santa Teresa. Innovazione e creativita’ di cui parla Malina sono temi pertinenti a quelli trattati da Italiani di Frontiera. Come abbiamo avuto modo di concordare incontrando il guru a Milano, prima della sua conferenza. Qui l’intervista a Malina per Reuters Qui invece la conferenza in streaming di Malina a Meet the Media Guru.

B.J. Fogg: costruiremo le nostre opinioni con i telefonini, speranze hi tech per la pace

Presto saranno i telefonini il mezzo attraverso il quale raccogliendo dati e notizie costruiremo le nostre opinioni. E l’hi tech ha metodologie preziose per un progetto ambizioso: la pace nel mondo. Parola di B. J. Fogg, esperto di psicologia sperimentale e docente alla Stanford University, protagonista tra ieri e oggi di eventi a Milano. Qui l’intervista al guru per Reuters. Qui la galleria fotografica della conferenza Meet the Media Guru.

Giuliana Bruno napoletana ad Harvard: nuovi media cambiano arte e nostro rapporto col mondo

I nuovi media stanno cambiando in profondità non solo il rapporto fra arte e rappresentazione ma la stessa percezione che abbiamo della realtà circostante e dei nostri rapporti sociali. Lo dice Giuliana Bruno, napoletana, docente ad Harvard, tra le maggiori esperte mondiali in materia di studi innovativi sulle tendenze artistiche del mondo contemporaneo e l’interazione fra arti visive e cinema. Giuliana Bruno è stata protagonista a Milano di Meet the Media Guru, dopo personaggi del calibro di Joichi Ito, Cory Doctorow e Lawrence Lessig, già presenti su questo blog. Che ieri (assieme a Michelangelo Patron, amico e direttore del Cfmt partner del progetto) ha avuto il piacere di essere citato da Maria Grazia Mattei, animatrice dell’iniziativa (grazie Maria Grazia), nella presentazione di Giuliana Bruno. Che pure lei ha iniziato la sua conferenza parlando di Italiani di Frontiera! Qui l’intervista per Reuters.

Amici di IdF, Beau Toskisch: i tempi di crisi opportunita’ per chi sa reagire rapidamente

I tempi di crisi sono tempi di opportunità. Per chi sa agire e reagire tempestivamente. Non più “pesce grosso mangia pesce piccolo” ma “pesce veloce mangia pesce lento”. Sfruttando magari un patrimonio culturale e di fascino che in Italia non manca ed è la vera ricchezza sul mercato, dice un guru della comunicazione e della formazione manageriale. “L’esempio è General Motors, che era un pesce grosso. Ma (l’amministratore delegato di Fiat Sergio) Marchionne si è mosso prima e più velocemente… il mercato per definizione fisiologica è una gara in cui si corre. E quando arriva la crisi, chi corre veloce vince, mentre i lenti ci lasciano…”, dice Beau Toskich, americano trapiantato da anni in Italia, esperto di comunicazione commerciale competitiva. Qui l’intervista di qualche giorno fa per Reuters.

Lawrence Lessig a Milano: il web strumento di rivoluzione democratica della politica

Le potenzialità di interazione che offre Internet si stanno dimostrando uno strumento straordinario di profonda riforma della democrazia e della politica, nel ripristinare una partecipazione attiva e la credibilità di istituzioni screditate dal lungo rapporto privilegiato con potentati economici. Parola di Lawrence Lessig, giurista ad Harvard e Stanford, ospite illustre a Milano di Meet the Media Guru. Davanti ad una platea da tutto esaurito, Lessig, esperto dei diritti intellettuali nel Web, che ha abbinato all’impegno civile quello politico, a sostegno della candidatura di Barack Obama, suo compagno all’Università, nella corsa alla presidenza Usa, ha parlato di Internet e delle straordinarie potenzialita della Rete come strumento di partecipazione atriva, per una radicale riforma della politica e della democrazia. Proprio mentre in Italia il mondo politico ha in cantiere una serie di provvedimenti per imbrigliare e senzionare il web. Qui il servizio per Reuters. Qui la galleria fotografica dell’evento.

Amici di IdF: Gene Hodges (Websense) spiega l’ultima novita’ del cybercrimine: inferire sui malati

“La sicurezza informatica è un fenomeno sociale più che tecnologico. E dietro a tutte le cose brutte che accadono ci sono persone“. Gene Hodges, amministratore delegato di Websense, leader mondiale nello sviluppo di soluzioni per la sicurezza in Rete, di passaggio a Milano, ha tracciato per Reuters una sorta di identikit del cybercriminale. I ragazzini solitari che un tempo guastavano i sistemi informatici per il gusto di riuscirci, come a mettere la firma su un muro con lo spray, sono cresciuti, hanno famiglia, dice. E la loro abilità l’hanno messa da tempo al servizio di bande criminali, per rubare e rivendere dati preziosi. Ma l’ultima frontiera del crimine informatico è ancora più perversa: prendere di mira i malati, carpire dati riservati sulla loro salute, spesso a fini di estorsione. In qualche caso, soltanto per infierire su di loro, in modo crudele. Qui l’intervista a Reuters.

Amici di Idf, incontro con William Klein uno dei grandi maestri della fotografia

Incontro con un personaggio storico del mondo della fotografia, nei giorni scorsi a Milano. William Klein, americano che da lunghi anni vive in Europa, e’ il protagonista della mostra “Contacts”, tra fotografia e pittura, dedicatagli da Contrasto a Milano nella sede di Forma, Centro internazionale della fotografia. Qui l’intervista a Klein per Reuters. L’appuntamento e’ stata occasione per fare amicizia con Gino Begotti, bravo fotografo veneziano trapiantato a Milano, veterano della cronaca e del costume. Qui e qui i blog con le belle foto di Gino, autore anche dell’immagine qui sopra (grazie Gino!).

Amici di IdF: Joichi Ito, guru di Internet, spiega come la Rete puo’ aiutare a uscire dalla crisi

Dallo sviluppo delle community all’intreccio tra professionismo e volontariato, Internet ha realizzato con successo dei modelli nuovi ai quali oggi il mondo del business, travolto dalla crisi finanziaria, dovrebbe guardare con attenzione, prendendo all’occorrenza esempio. E’ quanto ha affermato uno dei guru mondiali della Rete, Joichi Ito, giapponese, amministratore delegato di Creative Commons, investitore e studioso visionario, nel corso di un’intervista a Milano in occasione di un evento nella sede Cfmt. Dopo l’incontro a Ito, che ha vissuto a lungo a Silicon Valley, e’ stato brevemente illustrato il progetto Italiani di Frontiera, di cui Cfmt e’ partner. Qui l’intervista per Reuters. Qui il profilo di Ito da Wikipedia. Questo invece il suo blog. Piccola sodisfazione personale. Quando Joi ha visto la mia macchina fotografica, ha tirato fuori la sua… tutte e due Canon G9! Per un momento mi sono sentito all’avanguardia. Ovvio che sulla sua, lui aveva montato due sfiziosi gadget che io per ora mi sogno…