Ebbene sì… Italiani di Frontiera torna sul palco, Wired Italia Nex Fest 2024 Trentino a Rovereto, tema: “Impossibile”. Una caterva di speaker prestigiosi fra i quali vecchi amici protagonisti di IdF come Federico Faggin e Francesca Cavallo. Stavolta non va in scena solo lo storytelling “Pionieri. Esploratori. Non Guardiani“, accompagnato alla tastiera dal bravo Alessandro Pavesi. Pure l’esordio di un nuovo seminario, “Fra Storytelling e Fake News. Corso rapido (e interattivo) di sopravvivenza” (gratuito ma bisogna iscriversi). “Narrazioni suggestive e diffusione di notizie false sono vecchie quanto l’uomo. Ma oggi tecnologie e nuovi media hanno esasperato la forza di impatto, la rapidità di diffusione dei messaggi e il loro potenziale di manipolazione. Il sentiero da seguire per evitare di farsi abbindolare oppure di non credere più a niente è tortuoso ma affascinante, richiede consapevolezza, creatività e passione civile. Lo tracceremo insieme, fra suggestioni letterarie e cinematografiche, testimonianze e contributi, anche dai partecipanti”. Seminario venerdì 27 ex scuole Damiano Chiesa 11-13. Storytelling con musica sabato 28 tetro Zandonai 11.55-12.55. #WNF24

Giovanni Miani “Leone Bianco del Nilo”. Esploratore temerario e sfortunato da Rovigo all’Africa

“…Ho fatto scavare una fossa per seppellirmi e i miei servi mi baciano le mani dicendo: Dio voglia che tu non muoia… Addio tante belle speranze, sogni della mia vita. Addio all’Italia per la cui libertà anch’io ho combattuto. I posteri vedranno anche che io ho fatto un viaggio storico. E se anche vivo, ci sono forse compensi a tanti patimenti?”. Sono le ultime parole, scritte nel cuore dell’Africa, del diario di un personaggio straordinario e sconosciuto ai più, soprannominato “Il Leone Bianco del Nilo”. Centocinquantadue anni fa, 1872, si concludeva amaramente l’esistenza di Giovanni Miani, che di vite ne aveva vissute tante. Sino ai 14 anni a Rovigo dov’era nato nel 1810, figlio di padre sconosciuto, un marchio di “figlio bastardo” che gli lasciò un’inesauribile voglia di riscatto. Poi a Venezia dove la madre era al servizio di un facoltoso nobile, Pier Alvise Bragadin, che probabilmente era suo padre e che gli consentì un’educazione principesca, lasciandogli pure una cospicua dote. Da quel momento, le vite di Miani sono all’inseguimento tenace di sogni ambiziosi, mai realizzati. Dopo numerosi viaggi in Europa, il progetto di scrivere una storia universale della musica, sostenuto da Gioacchino Rossini, che gli lascerà, vista l’abilità nel disegno, la capacità di illustrare con eleganza strumenti musicali di ogni Paese. Nel 1848, la breve illusione carbonara di liberarsi del giogo austriaco lo vede tra i difensori di Forte Marghera a Mestre. Poi la fuga per evitare la prigionia. Malta, Costantinopoli ed Egitto. Da quei viaggi l’idea di cercare Ophir, mitica regione ricchissima, citata dalla Bibbia, che sarebbe stata alle sorgenti del Nilo. Dopo un viaggio nel 1857, progetta la prima spedizione, francese, finanziata generosamente da Napoleone III. Un’odissea di caldo, fatica, stenti, animali feroci e ostilità di tribù locali, con cui ha violenti scontri. Ma il suo sguardo da italiano colto cattura impietosamente i risvolti del colonialismo. Gli indigeni sanno essere crudeli ma sono esseri umani che conoscono il bene, la cui vita è stata stravolta dal fiorire del commercio di schiavi, da saccheggi e prostituzione che accompagnano il passaggio di esploratori avidi e spietati, che fanno odiare i bianchi. Al ritorno da una seconda spedizione, veste all’orientale, con turbante e barracano, cose che non lo rende simpatico ai veneziani, ai quali dona 14 casse di reperti tra cui armi, tessuti, minerali, antichità, strumenti musicali, in parte ancora esposti al Museo di Storia Naturale. Nel frattempo, due esploratori inglesi, che probabilmente hanno boicottato la sua spedizione, hanno raggiunto il lago, ribattezzato Victoria, sorgente del Nilo, cosa che lo abbatte profondamente. Il suo terzo viaggio lungo il Nilo bianco, sarà l’ultimo, fatale. Si ammala, vien abbandonato dalla sua carovana. Alcuni esploratori di passaggio lo portano in un villaggio dove un anno dopo, sempre più debole, muore. Dopo una vita dedicata a inseguire obbiettivi ambiziosi, mai raggiunti, per cercare il riscatto del “figlio bastardo” che era stato. Grandi avventure, grandi sconfitte, grande capacità di osservare, raccontare, documentare controcorrente le sofferenze di Paesi lontani. In regioni nel cuore dell’Africa che due secoli dopo sono ancor oggi al centro di conflitti, colossali interessi di sfruttamento, povertà, che rimbalzano sino a casa nostra con il dramma dei profughi. Nel 2022, a 150 anni dalla sua morte, Rovigo gli ha reso omaggio ospitando a Palazzo Roverella una bellissima mostra a lui dedicata,”Giovanni Miani. Il Leone Bianco del Nilo”. Qui sotto invece il video dedicatigli nella ricorrenza dai Musei Civici di Venezia, che espongono molti degli oggetti che Miani portò in patria.

Dopo uno storytelling Italiani di Frontiera. Guida per Curiosi fra personaggi, video, podcast e link

Avete visto di recente una performance di Italiani di Frontiera (Milano, Rimini, Genova, Gubbio) e… siete rimasti leggermente frastornati dal vortice di storie, personaggi, citazioni, parole chiave? Niente paura. Ecco una Guida per Curiosi dopo uno storytelling IdF con tutti gli approfondimenti. Pronti con il Surf? POST E VIDEO Interviste e immagini degli incontri con  Augusto Marietti (Mashape, ora Kong) e Loris Degioanni (Sysdig) oggi unicorni italiani a Silicon Valley La lunga intervista esclusiva (Stanford 2008) a Luca Cavalli Sforza leggendario genetista oggi scomparso. Tutti i post degli incontri ed eventi con Federico Faggin La metafora del Surf all’inizio dello spettacolo “Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy” (Milano Blue Note maggio 2018). Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour in una playlist commenti dei partecipanti Genesi della fortunata metafora della Sindrome del Palio di Siena finita nel rapporto Eurispes I post su Maria Montessori  e Adriano Olivetti STORIE E PERSONAGGI NEL NUOVO PODCAST  Si trovano tutti sul sito di Italiani di Frontiera, da qualche settimana le loro storie, con nuovi approfondimenti, sono disponibili pure nel nuovo IdF Podcast su Spotify (anche per gli account gratuiti) e altre piattaforme audio L’inizio di Italiani di Frontiera Cesare Marino antropologo degli indiani  e scopritore di italiani nel West allo Smithsonian Institution Luca Prasso pioniere della grafica digitale da DreamWorks a  Google, oggi sulla frontiera dell’Intelligenza Artificiale. Roberto Busa gesuita autore dell’Index Thomisticus e straordinario pioniere dell’Umanesimo Digitale Lorenzo Thione imprenditore  di successo nel software e nel musical, da Bing a Broadway Giacomo Costantino Beltrami e Paolo Andreani esploratori nel West nell’Ottocento e Settecento Cristina Dalle Ore già astronoma NASA, dalle sonde spaziali alle nuove frontiere dell’agricoltura Andrea Vaccari startupper da uno sgabuzzino a casa Zuckerberg, ribaltando una situazione “impossibile” Chris Hadfield astronauta canadese canta “Space Oddity” di David Bowie sulla stazione spaziale orbitante in assenza di peso. Multiverso e caos indecifrabile: “Everything Everywhere All at Once“, sette Oscar (trailer italiano) Piccola Renna (2024) serie Netlfix di enorme successo che spinge a cambiar prospettiva nel seguire la storia Federico Faggin: “Quel dono unico degli italiani nell’affrontare la Complessità” (video esclusivo IdF) Lorenzo Thione da Bing a Broadway: il musical “Allegiance” (2012) di cui è stato produttore e coautore Fabio Parodi da Olivetti a Cisco a LinkedIn: “Italiani a proprio agio nella Complessità anche quando ha le  caratteristiche del Caos” (da 1’27”, video esclusivo IdF) Tre film premiati con  gli Oscar, con storie d’amore fra artisti capaci di esser mentori l’un l’altro nei momenti più difficili. “La La Land” (2017) “A Star is Born” (2018) “Once” (2006) “Reverse Turing Test Experiment with Ais” (2024).  Come l’Intelligenza Artificiale “scopre” chi è un essere umano. “Interstellar” (2014). “Ci siamo dimenticati chi siamo. Pionieri, Esploratori. Non Guardiani” Infine, alcuni dei libri citati nelle presentazioni. Buon viaggio! Ah: condivisioni, commenti e link sui social, clic su “segui” al podcast, saranno preziosi per IdF… Grazie!

Federico Faggin torna nella terra di Leonardo con Italiani di Frontiera

Federico Faggin torna nel paese di Leonardo per un weekend di ispirazione e innovazione da venerdì 6 a domenica 8 ottobre 2023, in un evento promosso da Italiani di Frontiera. Dopo aver firmato il primo microprocessore e creato la tecnologia touch, cambiando come nessun altro la nostra quotidianità nell’uso di nuove tecnologie, il più importante inventore italiano vivente, classe 1941, fisico, scienziato e imprenditore vicentino trapiantato in California dal 1968, premiato nel 2010 dal presidente Obama, esplora oggi una nuova frontiera fra scienza e metafisica, indagando sulla coscienza che distinguerà sempre gli esseri umani dalle macchine, sarà ospite a Vinci dov’era stato protagonista nel 2019 di  uno straordinario evento, in occasione dell’uscita del suo libro “Silicio” (Mondadori).   “Irriducibile” (Mondadori) è il titolo dell’ultima fatica dell’inventore, un riferimento all’impossibilità di “ridurre” l’essenza dell’Uomo a “macchina pensante”, sviluppo del precedente volume “Silicio”, in una visione complessa della realtà che s’intreccia alle intuizioni della fisica quantistica, definendo una nuova scienza del mondo interiore. Come nell’opera del genio rinascimentale, anche nel lavoro di Federico, principale mentore di Italiani di Frontiera che lo intervistò per la prima volta a Silicon Valley nel 2008, l’intreccio fra scienza, tecnologia e Umanesimo si abbina a un’inesauribile curiosità. In un momento in cui la Complessità sembra inestricabile e troppi cedono alla semplificazioni di Fake News e Complottismo, l’eccezionale lucidità di Federico  ci guida ora nella riscoperta della nostra essenza spirituale, di chi siamo davvero. Per questo Italiani di Frontiera ha deciso di riproporre assieme all’agenzia …da Vì Travels l’evento nella terra di Leonardo, dopo il successo dell’incontro 2019 (qui sotto un breve video di quella presentazione). Anche questa volta l’appuntamento di  Vinci non sarà semplice presentazione di un libro ma, diventerà occasione per un incontro approfondito con un autore eccezionale, ospite di una cena esclusiva venerdì 6 e protagonista sabato 7 alle 18 di un evento spettacolo con dibattito sui più recenti sviluppi del suo lavoro, tra immagini e le musiche di Alessandro Pavesi alla tastiera, nello stile di Italiani di Frontiera, in un intreccio di scienza, filosofia, arte e ispirazione. Come nell’evento 2019 che ha attirato decine di innovatori e startupper da diverse parti d’Italia, il weekend è stato progettato con un’offerta di ospitalità che permetterà di abbinare agli incontri con Faggin conoscenza della terra di Leonardo, tra bellezze storiche, artistiche e gastronomia. A cornice della due giorni, a Vinci tornerà anche con una mostra di alcune delle sue pregiate opere il liutaio Michele Sangineto, che realizzando una serie di strumenti antichi ormai scomparsi (suonati dai figli Adriano e Caterina ottimi musicisti), alcuni progettati proprio da Leonardo, come il genio di Vinci e come Faggin ha intrecciato abilità tecnologica, ricerca scientifica e curiosità inesauribile in un’operazione preziosa e inedita all’insegna dell’Umanesimo. Qui il post sull’evento Faggin a Vinci del giugno 2019.

Quel primo novembre 2010 a San Francisco, tra episodi incredibili… come il patriota che stavamo celebrando

Mentre il sole calava, su un prato della collina del Presidio a San Francisco coperto di lapidi e croci, in un’atmosfera irreale al termine di una giornata indimenticabile, nel silenzio “Cez” aveva lanciato un richiamo, per due volte. E per due volte gli uccelli da lontano gli avevano risposto! Non è possibile, non è possibile, mi ripetevo. Come vivere in un film. In vista di quel primo novembre 2010, avevo ostinatamente inseguito un’idea folle: creare un evento su una tomba a San Francisco, per celebrare il centenario di un italiano dimenticato, dalla vita incredibile, assieme alla persona che era riuscita nella titanica impresa di scoprire e ricostruire (prima dell’avvento di Internet) una biografia sbalorditiva.   Cesare Marino, “Cez” per gli amici,  era pure il mio mentore. Quasi un fratello, dopo esser stato per me prima di conoscerlo di persona una figura leggendaria, nato in Sicilia ma cresciuto  a Treviso, capace  inseguendo la sua passione per i nativi americani di diventare un’autorità mondiale nel campo,  antropologo allo Smithsonian Institution a Washington, e di  intercettare e ricostruire contemporaneamente con i suoi studi  fantastiche storie di italiani nel West. Nessuna così straordinaria come quella di Carlo Camillo di Rudio, nobile bellunese che avevo ribattezzato “Forrest Gump dell’Ottocento”, scampato alla morte in mille avventure tra Risorgimento e Far West,  sino al primo novembre 1910, che avevamo deciso di ricordare nel centenario, con un manipolo di preziosi amici, portando con noi alcune copie della nuova edizione del libro di “Cez”, “Dal Piave al Little Bighorn” (con mia introduzione) pubblicata appena in tempo dal bravo Alessandro Tarantola. Fabrizio Marcelli, allora console generale d’Italia a San Francisco (oggi è ambasciatore in Nuova Zelanda) aveva ufficializzato l’evento con la sua presenza e un cartello del presidente della Repubblica (in vista dei 150 anni dell’Unità d’Italia), Phil Pasquini bravo fotografo italoamericano accompagnato dalla moglie Elaine, giornalista,  aveva svolto il ruolo di Maestro di Cerimonia, mentre Franco Folini imprenditore e amico, all’epoca in rappresentanza di BAIA (Business Association Italy America) e  Nicolò Minerbi  fotogiornalista avevano immortalato le immagini della giornata, emozioni accompagnate dalle note da brivido di David Hardiman, trombettista jazz che aveva eseguito Il Silenzio e l’inno americano. Io avevo ricordato come questo patriota scavezzacollo avesse rischiato mille volte la pelle per nobili cause, “Cez” aveva letto la lettera di raccomandazione di Mazzini che il conte bellunese aveva con sè come presentazione all’arrivo in America.   Come in un film la “cerimonia indiana” con il fumo Finita la cerimonia ufficiale… sempre più come un film. Rimasti solo in quattro, “Cez” aveva voluto inscenare una seconda breve cerimonia “indiana”, nella convinzione che il conte bellunese avesse scelto lui “antropologo degli indiani” come proprio biografo… per riconciliarsi con i nativi americani, visto che in una vita spesa per cause libertarie, dopo tutto a Little BigHorn aveva combattuto con l’esercito… poche parole incomprensibili, nuvole di fumo sulla lapide (unica volta in vita mia che, per rispettare il rituale, avevo fatto una tirata…), in un tramonto incredibile. Poche ore dopo al ristorante improvvisamente la gente era impazzita, come tutta la città quella notte: quel 1 novembre 2010 entrava nella storia di San Francisco perchè i Giants avevano appena vinto dopo 54 anni le World Series di baseball!       Le incredibili coincidenze fra contrattempi ed episodi della vita del conte Ma  ancor più incredibile è stata “l’odissea stile di Rudio ” per arrivare a San Francisco con una serie di contrattempi vissuti in quest’avventura… tutti coincidevano con episodi della vita del conte! Alla partenza, sciopero inatteso a Parigi (dove il conte fu condannato alla ghigliottina per l’attentato a Napoleone III), dobbiamo volare allora via Roma (dove il conte combattè con Garibaldi) e New York (dove sbarcò da immigrato con documenti falsi perche’ ricercato in mezza Europa). Solo in extremis troviamo un aereo per San Francisco… che a meta’ strada dirotta su Minneapolis per… malore del secondo pilota, passando cosi’ vicino a Sioux City!!! (E il conte i Sioux se li trovo’ davanti a Little Bighorn…). Dopo un’odissea, arriviamo alle 3 di mattina a San Francisco all’hotel Castle Inn, che però è’ chiuso sino alle 7!  Dove abita l’unico discendente del fratello del conte, in Inghilterra a Nottingham? I’indirizzo è Castle Close. Nel frattempo il bagaglio di Cesare è smarrito. Arriva due giorni dopo… da Francoforte! Dalla Germania? Pro memoria: di Rudio, che era ricercato, sbarco’ in America spacciandosi per tedesco! L’odissea “stile di Rudio” per arrivare a San Francisco L’inquietante coltellino nascosto Ma la cosa più inquietante  pochi giorni dopo il ritorno, dopo una presentazione Italiani di Frontiera a Roma, nella sede Oracle.  Al controllo bagagli, fanno per due volte il check al mio zaino e mi chiedono se ho un coltellino. No di sicuro, rispondo. Ma dallo “zaino Mary Poppins a 50 tasche”,  esce invece il coltellino svizzero che evidentemente era li’ dalle vacanze estive! Non posso crederci: ho appena passato due controlli a New York e uno a San Francisco e nessuno l’ha visto? Troppo strano. Chiamo Cesare, che ricorda subito come nelle sue memorie il conte avesse ironizzato sulla polizia francese che l’aveva arrestato dopo l’attentato a Napoleone III e perquisito, senza trovare pero’… il coltello nascosto nel doppio fondo della borsa! Lo spirito del Conte ci ha davvero accompagnati…   L’annuncio dell’evento a San Francisco pochi giorni prima della partenza       Il centenario di Rudio nelle immagini di Elaine e Phil Pasquini   Appendice 1- Un’emozione vedere qualche anno fa sullo schermo la figura di Carlo Camillo di Rudio interpretato dal bravo Stefano Cassetti,   (che ho conosciuto al telefono) nel film di Mario Martone “Noi credavamo” che rievoca l”attentato a Napoleone III in cui  il conte bellunese fu tra i cospiratori.                         2 – Una grande soddisfazione qualche anno questa foto: veder rendere omaggio al patriota bellunese uno startupper di successo amico di IdF come Vincenzo di Nicola, che da grande appassionato di storia (e nipote di un nonno immigrato) ha colto il nesso, esplorato da

Parole chiave e valori di Italiani di Frontiera nel discorso di fine 2019 del presidente della Repubblica

Guardare il Paese da lontano (per apprezzarne le qualità distaccandosi da liti e beghe), il “bisogno d’Italia” che si riscontra girando il mondo. Poi la valorizzazione delle nostre eccellenze, dei giovani e del loro talento, l’importanza del senso civico e della responsabilità anche nell’uso dei social, per combattere le fake news… Difficile dire quante delle parole chiave di Italiani di Frontiera sono rimbalzate nel bel discorso di fine anno del presidente della Repubblica. E proprio alle riflessioni di Sergio Mattarella a Recanati per i 200 anni dell’Infinito di Leopardi si sono ispirati gli auguri di IdF. “Vorrei soltanto esporre le ragioni per cui sono presente qui oggi. Naturalmente il primo motivo è un omaggio a Leopardi, alla cultura, alla nostra cultura e alla cultura in generale che, per la verità, non tollera confini”. Qui L’Infinito recitato da 22 voci di protagonisti della musica d’autore italiana. Per un 2020 da pionieri, esploratori. Non guardiani. Parole che hanno dato il titolo all’evento organizzato da Italiani di Frontiera, portando nella terra di Leonardo Federico Faggin, padre del microchip e del touch per inaugurare il nuovo capitolo di Italiani di Frontiera.

“Pionieri. Esploratori. Non guardiani” IdF con Federico Faggin l’8 giugno nel paese di Leonardo, per ricordarci chi siamo

  “Ci siamo dimenticati chi siamo. Pionieri, esploratori, Non guardiani“. Le parole del protagonista del film Interstellar sembrano descrivere un Paese come il nostro, in cui oggi l’italianità aperta all’innovazione, protagonista col proprio talento in patria e nel mondo, sembra occultata nei media e social media da una costante evocazione di conflitti e paure, quasi ci fosse bisogno di muri, rivali da combattere, cambiamenti da esorcizzare per definire se stessi. Di questa “italianità” rimossa invece c’è un grande bisogno, a livello globale, di fronte a cambiamenti sempre più rapidi e una complessità che i Big Data hanno amplificato. Perchè “gli italiani hanno una capacità unica di affrontare e risolvere problemi complessi. Un dono naturale, creativo, frutto di un ricco retaggio culturale”. Ad affermarlo è Federico Faggin, tra i padri del microchip, ideatore della tecnologia touch, scienziato e imprenditore da tempo trapiantato a Silicon Valley. Proprio Faggin  il prossimo sabato 8 giugno sarà protagonista di un evento promosso da Italiani di Frontiera, con diversi partner, a Vinci, pochi chilometri da Firenze,  dal forte valore simbolico: il più importante inventore vivente nella patria di Leonardo, a 500 anni dalla scomparsa del genio toscano, per presentare la sua attesa autobiografia uscita da poche settimane, “Silicio (Mondadori), testimonial ideale di un progetto che in nome di questa italianità mira a lanciare iniziative di respiro internazionale di promozione del talento innovativo, del territorio, delle sue aziende, sviluppato grazie a una partnership con l’agenzia”da Vi Travels’” di Stefania Tielli. Un’iniziativa che avrà un Media Partner di prestigio, Startup Italia, piattaforma e magazine dell’innovazione, che pochi giorni dopo, 12 giugno, terrà a Firenze il suo Open Summit Curiosità inesauribile, straordinaria multidisciplinarietà, capacità di far tesoro del passato per “leggere” il futuro, attenzione ai risvolti etici della propria opera: gli ingredienti che Leonardo sintetizzò in modo irripetibile caratterizzano  l’apertura mentale di molti connazionali che oggi affrontano con successo la frontiera dell’innovazione, Un’identità che secondo Faggin ieri come oggi  si realizza nella capacità unica di osservare problemi complessi da angolazioni diverse, trovando soluzioni creative che hanno spesso anche un valore artistico ed estetico. Nei video qui sotto, alcune delle riflessioni che ci guideranno, in un weekend dedicato alla scoperta del talento, nei luoghi che diedero i natali al più grande dei talenti. Per ispirare e ispirarsi, per guardare al futuro con fiducia. Da pionieri, esploratori. Non guardiani.   Federico Faggin e la capacità degli italiani di affrontare la complessità (Palo Alto, marzo 2019)   Tra scienza e spiritualità: Federico Faggin e la consapevolezza della materia (presentazione  di “Silicio”, Milano Università Bicocca 6 maggio 2019)   Fabio Parodi, da Olivetti a LinkedIn: italiani a loro agio nella complessità anche quando ha le sembianze del caos (Redwood City Agosto 2017)   Renzo Piano: la cultura ci ha dato una sottile, invisibile capacità di affrontare la complessità delle cose (Vieni via con me, Raitrè 2010)      

“Dobbiamo tutto agli Hippie”, un successo la prima nazionale a Vicenza. E alla fine gli elogi sul palco di Federico Faggin!

  “Ho imparato molte cose nuove guardando il tuo lavoro… quando uno è dentro, non ha la visione a 360… come può avere uno che guarda successivamente e vede connessioni che io certamente non avevo visto…” Le parole di Federico Faggin (nel video con slideshow qui sopra) il padre del microchip e della tecnologia touch, salito sul palco al mio fianco, emozionandomi non poco, alla fine della prima nazionale di “Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy“, giovedì 26 ottobre al Teatro Comunale di Vicenza, sono state il coronamento di una serata indimenticabile. L’esordio è andato oltre ogni aspettativa. Anche se lavoro con gente così brava che a volte vorrei fermarmi nella mitragliata di parole, per ascoltare meglio la musica scelta sul palco da Luca Presence Carini, guardare le immagini e le bellissime animazioni alle mie spalle frutto della creatività di Roberta Gaito e Roberta Pirrera, tutta la scena ideata e diretta con maestria alla regia da Alessio Mazzolotti.   Come sempre è la passione il vero motore, e questa avventura non sarebbe nemmeno iniziata senza la passione di Claudia Baldina e degli amici di Niuko, di Alessandro Fossato arrivato da Mestre con una folta squadra dalla sua Interlogica, le due aziende che hanno comprodotto lo spettacolo.   Collegare Hippie e New Economy poteva sembrare un’idea bizzarra a chi non conosce le radici culturali di Silicon Valley,  in realtà questo spettacolo attraverso storie e aneddoti invita a riflettere su come siano i visionari capaci di sogni all’apparenza impossibili i veri protagonisti dell’innovazione, in un intreccio fra personaggi  e idee che spera di ispirare chi deve immaginare il futuro.   Sul palco, il surf è diventato metafora del pensiero laterale, capace di scoprire percorsi inaspettati, dall’arte alla scienza, dalla cultura alla società. Un racconto spiazzante, che lungo quel filo rosso individua molti protagonisti dai nomi italiani, da Lawrence Ferlinghetti patriarca della Beat Generation a Jack Sarfatti, scienziato eccentrico che ispirò il personaggio di Doc di “Ritorno al Futuro”, dal regista Francis Ford Coppola a Mario Savio, leader universitario che all’Università di  Berkeley “innescò” la contestazione studentesca già nel 1964.   E il percorso inaspettatamente, partendo dalla California incrocia figure di grandi innovatori come il designer Ettore Sottsass, due grandi visionari che pur scomparsi alla vigilia di quella stagione ispirarono valori che ancor oggi sono le fondamenta della culla mondiale dell’innovazione: Adriano Olivetti e Maria Montessori. Sino a Federico Faggin, vicentino d’origine trapiantato dagli anni Sessanta in California, che dopo storiche invenzioni è impegnato oggi in una battaglia ideale, per contestare l’idea diffusa a Silicon Valley che le macchine diventeranno presto più intelligenti degli esseri umani, al quale è dedicata la chiusura dello spettacolo multimediale, con grafica digitale e animazioni sullo schermo, la musica selezionata dal vivo sul palco da Luca. Come nessun altro Federico ha ispirato con le sue riflessioni il mio lavoro, con Italiani di Frontiera e oggi con questo spettacolo. Per questo, la fortunata coincidenza di scoprire che in questi giorni era in Italia, invitarlo con una mail e ricevere al telefono la sua conferma nel giro di venti minuti, esordire nella sua città d’origine con lui attentissimo in una delle prime file, poi vederlo alzarsi con un’ovazione della sala e ricevere sul palco i suoi elogi e alla fine averlo assieme a tanti preziosi anici con noi pure all’aperitivo dopo lo spettacolo, con la moglie Elvia… davvero indimenticabile. Ma ora la sfida è quella di proseguire avventura, portando “Dobbiamo tutto agli Hippie” in giro per l’Italia… e perchè no? Magari pure oltreoceano… Un grazie a Marina Pezzoli amministratore delegato di Niuko, intervistata con me e Federico nel video qui sotto, realizzato dal bravo Marco Bergamaschi che ringrazio anche per le belle foto.    

“Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy”. Sul palco in anteprima nazionale a Vicenza per celebrare i visionari

Alcuni dei sogni di una generazione che cinquant’anni fa sperava in un radicale cambiamento della società occidentale, fra droga, eccessi ed estremismo politico si sono trasformati in incubo. Ma alla vigilia del cinquantenario del ’68 oggi più che mai è importante ricordare, specie ai più giovani, come la rivoluzione tecnologica che sta cambiando profondamente la nostra vita e il nostro stesso modo di pensare sia figlia di quell’utopia. Perché ieri come oggi, sono i visionari e i sognatori i protagonisti dell’innovazione.   “Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy“,  in anteprima nazionale al Teatro Comunale di Vicenza giovedì 26 ottobre (ore 18.30-20.00, per partecipare è necessario registrarsi) per la regia di Alessio Mazzolotti, è un nuovo spettacolo multimediale che fa della curiosità una tavola da surf, per planare velocemente fra storie di ieri e di oggi, individuando un filo rosso, che dai miti della Corsa all’Oro dell’Ottocento lega la controcultura californiana anni Sessanta ai campus dei giganti hi tech e alle startup che oggi nella Silicon Valley progettano il nostro futuro. Sono percorsi eccentrici e inaspettati che legano protagonisti della controcultura californiana, come Lawrence Ferlinghetti patriarca della Beat Generation a Jack Sarfatti, scienziato eccentrico che ispirò Doc di “Ritorno al Futuro”, dal regista Francis Ford Coppola a Mario Savio, leader universitario che a Berkeley “innescò” la contestazione studentesca, a innovatori visionari  come il designer Ettore Sottsass e Federico Faggin, vicentino padre del microchip e della tecnologia touch, sino a due grandi figure che pur scomparse alla vigilia di quella stagione ispirarono valori che ancor oggi sono le fondamenta della culla mondiale dell’innovazione: Adriano Olivetti e Maria Montessori. Ancora una volta, il percorso di Italiani di Frontiera nella culla mondiale dell’innovazione offre spunti e motivi di riflessione sull’Italia, il suo straordinario potenziale di creatività e innovazione che spesso si scontra contro barriere culturali. Esserne consapevoli è il primo cruciale passo per abbatterle e liberare il talento dei più giovani, che devono inventare il futuro.  “Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy”  verrà presentato nell’ambito di Ottobre il Mese della Formazione 2017 promosso da Niuko – Innovation & Knowledge, che assieme a Interlogica ha sostenuto la produzione dello spettacolo. E per la prima volta è frutto di un inteso lavoro di squadra. Oltre ad Alessio Mazzolotti alla regia, la musica selezionata live sul palco dal musicista e dj Luca Presence Carini, mentre Roberta Gaito ha curato scenografia e concept visivo, Roberta Pirrera grafica digitale e animazioni. Qui la pagina Facebook dedicata all’evento e allo spettacolo.