IdF a Frontiers 2010, “Dobbiamo tutto agli Hippie” alla prima, il pubblico reagisce alla grande sul web

A volte la sensazione e’ quella di uno show dal vivo come ai tempi del varieta’. Quando chi andava sul palco sapeva di avere pochi secondi per conquistare il pubblico ed evitare fischi impietosi. E tutto un po’ di corsa. Ci si butta senza neanche pensarci. Quando serve e non secondo scaletta. Vai tocca a te. Per tenere alta l’attenzione o peggio, per cercare di riconquistare l’attenzione dopo una fase moscia del programma, mentre alcuni si stanno alzando per una pausa (e sigh diversi amici di IdF stanno fuori a far network…). Per Italiani di Frontiera al bellissimo Frontiers of Interaction 2010, Roma Acquario Romano 3 e 4 giugno, e’ andata proprio cosi. E sono esperienze utili per farsi le ossa (a ‘sta eta’?). E capire, mai come questa volta, che la platea che si ha di fronte e’ solo una piccola parte della platea virtuale. Con molte piu’ persone che seguono lo streaming online. E commentano in diretta. Cosa che puo’ essere impietosa, a rileggere dopo. Nel mio caso,  e’ stato addirittura entusiasmante. E la presentazione inedita, un’anteprima, “Dobbiamo tutto agli Hippie” (il video e’ qui a fianco) e’ stata accolta oltre le migliori previsioni. Quasi 150 i commenti su Twitter. E tutti, tutti entusiastici. “Sto guardando anch’io Bonzio, mia moglie e mio figlio di 18 mesi sono ipnotizzati” (urco!); “Bravo Bonzio, grandi esempi, grandi citazioni, grandi immagini, grandi storie. Applausone”; “Roberto Bonzio e’ fantastico e dinamico. A lot of energy here at Frontiers”… e questa e’ di Leandro Agro‘, Top top Friend di IdF e Italiano di Frontiera a sua volta, anima e organizzatore assieme a Matteo Penzo di Frontiers. Grazie ragazzi. Location mozzafiato, l’Acquario Romano, una nicchia di persone speciali che rimbalza nel web interagendo con un pubblico virtuale molto piu’ ampio, speaker davvero notevoli, che con un po’ ti tempo merita di andare a risentire nei video del sito. E tanti, tanti amici vecchi e nuovi per IdF: Paolo Marenco, Riccardo Luna, Emil Abirascid, Giorgia Petrini, Andrea Vaccari, Paolo Privitera, Massimo Sgrelli, Patrizia Filippetti, David Orban, Davide Bocelli, Salvo Mizzi, Augusto Marietti, Andrea Rivetti, Nicola Zago di Lago (grazie per la foto Nicola!)…  e il partner immancabile di IdF, Luca Perugini. Oltre a un “amico ritrovato” con piacere, dopo qualche incomprensione: Marco Montemagno. Persino il pretesto (“so’ de Mestre cio’…) per incrociare il ministro Renato Brunetta alla fine del suo intervento d’apertura e rifilargli il bigliettino di IdF… Idee, energie, storie e progetti. Qui  un personale videodiario da Frontiers, con alcuni brani delle videointerviste che sarano pubblicate nei prossimi giorni. Qui lo slideshow da Frontiers 2010

IdF, Cisco e Stanford Alumni: come una “big family” con una carica micidiale di energia…

A volte IdF dà la sensazione di evocare chissà quali forze, come l’apprendista stregone… E non e’ un abbaglio. Il fatto è che davvero, portando in giro questo progetto, facendo tesoro di consigli e suggerimenti di persone appassionate e competenti, si percepisce   quali energie positive, potenti e in buona parte inespresse, aspettino di essere scatenate in questo Paese, per dargli quello scossone di cui ha disperato bisogno. E’ successo anche lunedì 17, all’evento per la sezione italiana di  Stanford Alumni nella sede Cisco di Vimercate, promosso da HRCommunity. Da brividi. Per qualità della platea, partecipazione, emozione. Quando tante persone, oltre ad elogiare IdF hanno voglia di raccontare ad un tipo appena conosciuto, il sottoscritto, la loro esperienza e le loro sensazioni… beh questa voglia di condividere è già un grande successo. E che dire di amici vecchi e nuovi? David Bevilacqua amministratore delegato di Cisco che ha voluto questo appuntamento (grazie David!) ha fatto gli onori di casa assieme ad Alberto Degradi e pareva quasi di stare in famiglia più che tra amici, visto che avevamo con noi mogli e figlie al seguito… E che platea! Tra le sorprese, Franco Folini, uno dei protagonisti di IdF, tra gli animatori della Business Association Italy America, di  passaggio da San Francisco, Vincenzo Dimase manager Reuters top friend di IdF, Elena Zani già supermanager di Reuters e oggi personalità nel campo della formazione risorse umane. Oltre all’immancabile Luca Perugini, partner tecnologico di IdF. Mentre Valerio Vigo ha curato foto e riprese video dell’evento. Tra i new friends, Roberto Fantino, presidente e decano degli Stanford Alumni,   in Cisco Tiziana Laura Cavalli , Territory Market Manager, e Danilo Ciscato, Director of Marketing Mediterranean region.  Poi  Eric Ezechieli di The Natural Step (presto IdF parlerà della straordinaria Singularity University di cui è uno dei pochi membri italiani). E altra sorpresa,   Augusto Marietti di Mashape, che a poco più di vent’anni ha già raccolto con partner suoi coetanei Marco Palladino e Michele Zonca , fondi californiani per il loro progetto da tre pionieri di YouTube. Ed è per questo finito a buon diritto e a sua insaputa, tra gli Italiani di Frontiera in patria della presentazione IdF. Consueta ora di conferenza a mitraglia, poi domande,  networking con amici vecchi e nuovi, molti die quali interessati a sviluppare un formato IdF per scuole e università. Infine visita alla fantastica sala videoconferenze virtuali di Cisco (proprio oggi è comparsa in foto  su una pagina del Financial Times…). Foto di rito, Energia e adrenalina. Mica ci fermeremo qui ragazzi e ragazze di Stanford ed HR, no? IdF è a vostra disposizione e la strada insieme è appena iniziata… . Qui sotto invece la galleria fotografica di Valerio Vigo.

Auguri Rita! Per i 101 anni di Levi Montalcini anche IdF partecipa alla diretta web tv

Diretta “a Rete unificata” con ricercatori da tutto il mondo, per festeggiare oggi attraverso la web tv i 101 anni di Rita Levi Montalcini. Potrete seguirlo anche da questa finestra di IdF. Il premio Nobel per la Medicina 1986, oltre che essere tra le pochissime riconosciute glorie nazionali (come meriterebbero d’esser eanche altri scienziati purtroppo ignorati) è anche un faro per il mondo del web, dopo aver dichiarato di considerare Internet la più grande invenzione del Novecento. Stasera dunque dalle 21 diretta web tv  grazie all’iniziativa Rita 101, alla quale è stato invitato a partecipare anche Italiani di Frontiera, che per l’occasione ha pure fornito agl organizzatori i contatti con alcuni dei ricercatori italiani incontrati a Silicon Valley. qui il pezzo Reuters che illustra l’iniziativa ed i suoi scopi. A stasera!

IdF nel quartier generale di Cisco Italia, una giornata da non dimenticare

E’ sempre una grossa soddisfazione ricevere i complimenti per  Italiani di Frontiera da una  persona competente appena conosciuta. Certo che se quella persona e’ pure passata per Stanford, ha diretto aziende all’estero e ora e’ amministratore delegato di Cisco, beh insomma… Ma David Bevilacqua, amministratore delegato di Cisco, non si e’ limitato ad elogiare IdF, che venerdi’ scorso ha avuto il privilegio di occupare la vetrina della Cisco Friday University con una presentazione di un’ora e mezza nel quartier generale italiano dell’azienda a Vimercate, nord di Milano, davanti ad una sala piena e in collegamento WebEx con Roma e Rimini (grazie Oreste!). David ha anche detto di aver vissuto in prima persona nella sua esperienza molti dei temi trattati di IdF. E soprattutto, che i suoi contenuti coincidono con quelli che lui sta veicolando al suo team in Italia, con  l’obiettivo di “internazionalizzare e capitalizzare il talento e la creativita’ italiana attraverso un forte cambiamento culturale”. Grazie David, siamo qui apposta per collaborare a nuove iniziative. E forse nessuna azienda come Cisco ha rappresentato una fusione tra spirito di Silicon Valley e talento manageriale italiano, con figure storiche a San Francisco come Mario Mazzola e Luca Cafiero. Anche Alberto Degradi, che di Cisco Friday University e’ il responsabile, si e’ riconosciuto in molti dei contenuti di IdF. Ed ha raccontato un piccolo indimenticabile aneddoto, sullo spirito aperto e disponibile della Bay Area, da cui avremmo molto da imparare. A lui era capitato di dover cercare al telefono una luminare ottantenne, a causa di una bimba sua parente affetta da una malattia rara. Di lasciare senza molte speranze un messaggio in segreteria e di sentirsi richiamare presto dalla celebre dottoressa… che quasi l’aveva ringraziato. Perche’ considerava un’opportunita’ per lei, il poter parlare con lui che stava in Italia. Un grazie di cuore a tutti gli amici di Cisco che hanno favorito questo evento: Mariano Larroux, Francesco Benvenuto, Diego Zucca, e Renato Riva. Oltre a Luca Lepore con cui svilupperemo collaborazioni nel campo della didattica. E a Luca Perugini, ormai partner inseparabile per IdF. Complimenti anche  a Marco Cobianchi, collega di Panorama nuovo amico di idF che ha tenuto a sua volta nella sede Cisco una relazione di grande interesse, su temi economici. Potevo dimenticarmi del nostro “angelo custode” nell’avventura a Silicon Valley?  Sabrina Bellotti, milanese da anni nella Bay Area, e’ stata amica impagabile per tutta la famiglia, nei sei mesi californiani. All’epoca era ingegnere Cisco, ora esplora frontiere diverse. Ma sullo schermo nel quartier generale Cisco a Vimercate, alla fine e’ comparsa pure lei.  E a lei e’ stata dedicata quella giornata indimenticabile. Nella foto in questo post,  con Alberto Degradi, Marco Cobianchi e Luca Perugini. Nella homepage invece, con David Bevilacqua amministratore delegato di Cisco e Alberto Degradi. Qui invece una galleria fotografica dell’evento a Cisco.

Da web e tecnologie opportunità per la stampa, dice il guru Steven B. Johnson

Internet e i nuovi media possono essere una risorsa straordinaria, per la stampa tradizionale, in particolare quella locale. A patto di considerarli un’opportunità e non una minaccia. Accettando che l’informazione non sia più un mondo a parte per addetti ai lavori. E che gli utenti sempre più protagonisti, oltre a contribuire e scegliere i contenuti, siano in grado addirittura di modificarne gli strumenti. Parola di Steven Berlin Johnson, scrittore e giornalista americano, che lo scorso giugno con un articolo sul sito di microblogging e social network Twitter e l’innovazione è finito sulla copertina del settimanale “Time”. Qui l’intervista a Johnson per Reuters, qui galleria fotografica della conferenza. Una giornata davvero movimentata, tra intervista fatta e pubblicata, giornata in redazione, conferenza serale di Johnson a Meet the Media Guru e intervento a MilanIn per presentare Italiani di Frontiera ad un pubblico non folto ma agguerritissimo… accidenti che domande impegnative! Davvero persone in gamba, che hanno avuto parole di apprezzamento per questo progetto. Grazie ragazzi! Keep in touch…

Sul NY Times invenzione dell’italiana Wide Tag per monitorare il rumore con iPhone

Il principio di fondo si chiama Internet delle Cose. E cioe’: viviamo in un mondo ormai disseminato di sensori e rilevatori, che interagendo possono darci un monitoraggio prezioso. E’ l’idea sulla quale e’ nata WideTag, start up italiana attiva anche a Silicon Valley. Finita nei giorni scorsi sul New York Times grazie alla sua applicazione per iPhone WideNoisein grado di monitorare l’inquinamento acustico, rilevando i decibel di rumore con il telefonino. Un semplice sensore acustico applicato al microfono del cellulare, puo’ diventare il punto di partenza per un controllo dell’inquinamento acustico a vasto raggio, di un quartiere o di una citta’, nell’interazione tra gli utenti che attivano questa applicazione. Ma la prospettiva e’ di poter estendere questi monitoraggi in tempo reale ai campi piu’ disparati, dall’inquinamento atmosferico ai consumi energetici alle situazione del traffico. Amministratore delegato di WideTag e’ Leandro Agro’, grande amico di Italiani di Frontiera, che ha fondato la societa’ assieme a David Orban e Roberto Ostinelli. Qui l’intervista per Reuters a Leandro, che e’ anche tra gli animatori e organizzatori dello splendido Frontiers of Interaction, che nell’edizione 2009 (rievocata in questo video) ha ospitato a Roma una presentazione di IdF.

“Yes we could!”, IdF con Cesare Marino ospite della fantastica H-Farm, tra campagna e hi tech

Yes we could! Si’ che potremmo essere un Paese fantastico. Dove le radici di un passato unico non sono ingombrante eredita’ ma solide fondamenta, inimitabile vantaggio competitivo per pensare il futuro con creativita’. Un Paese dove fior di imprenditori e investitori da Silicon Valley potrebbero venire non per turismo ma per studiare come si fa. Passeggiando tra casali immersi nella campagna per immaginare opportunita’ e business di domani… Per Italiani di Frontiera e’ giunta l’altro ieri l’occasione a lungo attesa, una presentazione nella fantastica H-Farm fondata da Riccardo Donadon, oggi venture partner assieme a Maurizio Rossi. Incubatore di idee e business, a cui fornisce risorse e una location davvero unica, H-Farm e’ un complesso agricolo fantasticamente ristrutturato nelle campagne di Ca’ Tron di Roncade. Qui la galleria fotografica. Atmosfera genuinamente veneto-californiana, H-Farm e’ la prova di come passato e futuro potrebbero essere coniugati, in Italia. A patto di superare, pregiudizi e modi di pensare anacronistici che sono purtroppo realta’ quotidiana. E con i quali ovviamente anche Riccardo, Maurizio e i loro giovani talenti, pur muovendosi in uno scenario globale (con uffici a Mumbai e Seattle) devono costantemente fare i conti. Una giornata indimenticabile per IdF anche per la partecipazione all’incontro di Cesare Marino, grande amico di questo progetto che ha conquistato tutti con le sue esperienze di antropologo tra gli indiani d’America, di Carlo Felice Dalla Pasqua, amico e collega del Gazzettino, nonche’ blogger della prima ora.E di mamma Gina, Barbara, Claudio e Paolo, ramo mestrino della famiglia dell’autore, che assieme a Pola hanno visitato ammirati H-Farm con la preziosa guida di Alice e Tomas, poi hanno finalmente visto per la prima volta cosa e’ uscito dai nostri sei mesi a Silicon Valley.

A un anno dal ritorno, riflessione personale. Sul giornalismo italiano, fortino d’altri tempi

A quasi un anno dal ritorno in Italia dagli Usa (23 luglio), mentre l’avventura di Italiani di Frontiera prosegue sotto i migliori auspici, per una volta invece di raccogliere testimonianze mi permetto una riflessione personale. Sul mio mestiere, quello di giornalista. E su come si fa in Italia. Perche’ mi sembra pertinente ai temi di questo progetto, che parla di merito, innovazione, spirito d’impresa, nuovi modi di pensare. Ripenso alle mie esperienze passate e presenti, cercando di fare quel che da noi non e’ cosi’ di moda: guardare al futuro. Visto cosi’, il mondo del giornalismo italiano mi pare anacronistico, schierato, autoreferenziale. Assediato. Come un fortino d’altri tempi. Dopo anni, i giornalisti italiani hanno avuto di recente un nuovo contratto. Ma riguarderà forse la metà di loro. Come mai? La mia personale riflessione e’ dedicata ai giornalisti di domani. L’ESEMPIO USA – Qualche mese, nel cuore della crisi che ha avuto effetti devastanti sulla stampa americana, ha chiuso i battenti anche il Rocky Mountain News, quotidiano di Denver. Pochi giorni dopo avrebbe compiuto 150 anni ma era proiettato nel futuro, con straordinari esempi di giornalismo d’avanguardia, multimediale nel web. L’ultimo dei quali, dedicato alla propria chiusura. Con una compostezza a noi sconosciuta, giornalisti che davanti al ferale annuncio, prendono appunti. Per raccontare da giornalisti, anche quando la cattiva notizia riguarda le loro vite. Come raccontare, da giornalisti, il quadro della stampa italiana? Dicendo che il re è nudo. UN FORTINO IL GIORNALISMO ITALIANO – Mentre il giornalismo mondiale affronta svolte epocali, a me il giornalismo italiano sembra lo specchio di un Paese di cui dovrebbe essere invece osservatore distaccato e critico. Troppo spesso ingessato, clientelare, rivolto al passato, assurdamente autoreferenziale. Non si limita a raccontare i problemi di questo Paese, ne fa parte in pieno. Un fortino d’altri tempi, in cui ancora una volta il contratto rassicura parzialmente solo chi è dentro. Anche se il fortino sta in piedi solo grazie a chi e’ fuori e spinge sulle palizzate. Che altrimenti crollerebbero. CHI STA FUORI – Fuori, a tirare la carretta, collaboratori sottopagati, molti giornalisti a tempo pieno senza tutele, costretti spesso a subire ricatti o capricci di capiredattori culi di pietra che non ricordano quando e se sono stati su piazza l’ultima volta, il mondo lo guardano attraverso telegiornali, pochi quotidiani e agenzie, capaci di bocciare la notizia del secolo, se non l’hanno prima vista sull’Ansa. Fuori a spingere anche giovani e giovanissimi che hanno una sola speranza, per tentare di incunearsi con tanta fortuna in uno dei pochissimi posti fissi. Ingraziarsi un capo influente. Per riuscirci, la bravura aiuta ma non è indispensabile. Mentre essere originali, innovativi, anticonformisti puo’ essere pericolosissimo, sinonimo di inaffidabilita’, per chi ragiona sempre in base a schemi e consuetudini del passato. Che tipo di giornalisti di domani verranno selezionati cosi’? CHI STA DENTRO – Dentro il fortino, tanti colleghi in gamba, spesso senza galloni. Ma anche papaveri avvinghiati a privilegi assurdi, con stipendi mensili mostruosamente sproporzionati, rispetto ai tanti bravi e sottopagati; alcuni colleghi che nell’era del web considerano un affronto che si metta in discussione la loro mazzetta quotidiana personale di giornali, magari da oltre mille euro al mese. Molti altri che non sanno l’inglese e considerano computer e Internet poco più di macchine da scrivere, vocabolari ed elenchi del telefono. Rappresentati da un Ordine che lo scorso anno, 2008, ha organizzato finalmente la prima prova d’esame col computer. Mandando tutto in tilt per un sistema informatico disastroso! Una corporazione che si difende da editori-imprenditori illuminati, che vorrebbero coniugare flessibilità e meritocrazia? Magari. Nella mia passata esperienza nei quotidiani ho quasi sempre visto premiare la fedeltà sul merito. E temo che in una grande azienda editoriale, in nome della flessibilità, a saltare da una redazione esteri ad un mensile di cucina potrebbe essere non il meno competente di esteri ma il più scomodo, il meno ammanicato. Quanto starà in piedi questo fortino? Più o meno del Paese arretrato e autoreferenziale su cui dovrebbe vigilare? SVOLTE EPOCALI IGNORATE – Intanto, tutto il mondo della comunicazione sta andando incontro a svolte epocali. Un terremoto propiziato dalle nuove tecnologie che è solo agli inizi… Con un paradosso. La circolazione gratuita di contenuti intellettuali su mille piattaforme e fuori dai circuiti tradizionali è una tendenza ineluttabile, rappresenta un’opportunità straordinaria e senza precedenti per il giornalismo, è un’occasione fantastica di promozione culturale globale. Ma coincide con un futuro di incognite, per chi il giornalista lo fa per mestiere e deve trarvi sostentamento. Occorre però capire che indietro non si torna, bisogna guardare avanti. I giornali forse non spariranno ma si trasformeranno drasticamente. E si dovranno trovare sistemi diversi per guadagnare. Come a fatica sta facendo l’industria della musica. Far solo la guerra agli Mp3 è ridicolo. E se i cd spariranno, la musica digitale ha creato intanto anche nuove formule di remunerazione e nuovi mercati. Lo stesso dovrà fare l’intero mondo editoriale. Partendo dalla constatazione che se il traferimento dei contenuti digitali online ormai non ha quasi più un costo, non sarà più possibile guadagnare da quel trasferimento, bisogna trovare altro. Come dovrebbe fare l’industria del latte, se un giorno il latte sgorgasse gratuitamente dai rubinetti di casa. OPPORTUNITA’ – Credo che essere consapevoli di questa realtà globale sia il primo passo per prepararsi al domani. E magari, fare quel che in Italia non è di moda fare: scrutare il futuro e trovare nei cambiamenti epocali e nelle innovazioni anche delle opportunità. Invece di considerarli solo come pericoli e minacce dai quali proteggersi con barricate. Perchè la rivoluzione in corso non distruggerà solo, creerà nuove figure professionali giornalistiche, che magari oggi fatichiamo anche a immaginare. Chiuso il loro giornale, alcuni colleghi del Rocky Mountain News hanno tentato diversi esperimenti di informazione online, anche in chiave locale. Intanto, dentro al fortino del giornalismo italiano, “guardare al futuro” per molti vuol dire solo parlare di scatti d’anzianità e prepensionamenti.

Funambol di Capobianco lancia con Jajah anteprima mondiale in Italia per telefonini

Di passaggio a Milano da Silicon Valley, Fabrizio Capobianco, amministratore delegato di Funambol, uno dei protagonisti di Italiani di Frontiera, ha avuto modo di “vedersi” per la prima volta nel progetto multimediale, dopo essersi scoperto in una foto sul web, su un maxischermo di Frontiers of Interaction V a Roma. Fabrizio è in Italia per il lancio in anteprima mondiale nel nostro Paese, avvenuto oggi, di un nuovo rivoluzionario servizio realizzato da Jajah in collaborazione con Funambol, che permetterà di effettuare chiamate internazionali dal cellulare via Internet al costo di una telefonata con tariffa locale, con un sistema che aggiorna automaticamente la rubrica del cellulare. Qui il pezzo Reuters.