“Surf e Mongolfiere…” guida fra personaggi, idee e parole chiave dell’ultimo storytelling IdF

  Il nuovo storytelling di Italiani di Frontiera “Surf e Mongolfiere: in tempi di crisi è indispensabile essere Curiosi“, proposto con successo in un evento online e in due eventi a Milano con accompagnamento al pianoforte di Alessandro Pavesi,  è come un concentrato di storie, idee e parole chiave. Ecco qualche spunto riprenderle e per approfondire, per chi ha assistito alle performance e per chi lo farà in futuro. – La storia di Annamaria dal Violin, grande talento musicale del Settecento di cui nessuno conosce il volto, che ebbe come mentore Antonio Vivaldi. – Il libro che l’ha ricordata, best seller New York Times: “Generalisti. Perchè una conoscenza allargata, flessibile e trasversale è la chiave per il futuro” (David Epstein, LUISS). – L’importanza di esplorare: Cristina Dalle Ore astronoma che ha partecipato alla missione NASA che ha portato la sonda New Horizons su Plutone   Lo speech Italiani di Frontiera al TEDxMestre 2021 sul tema del ConFine – Il Surf metafora del Pensiero Laterale, i tre principi hawaiani che lo fecero scoprire alla California – Italiani visionari nel West: Paolo Andreani  nobile milanese dal volo in mongolfiera all’avventura americana in canoa tra gli Irochesi, Giacomo Costantino Beltrami patriota bergamasco che risalì da solo il Mississippi con un ombrello rosso, Cesare Marino antropologo “dei nativi americani “allo Smithsonian Institution e scopritore di connazionali sulla frontiera americana (numerosi i post a lui dedicati). Grandi Innovatori – Luca Prasso pioniere della grafica digitale e VRArcheologist (archeologo della Realtà Virtuale) da DreamWorks a Google (in numerosi post) – Andrea Vaccari da uno sgabuzzino a cena a casa Zuckerberg per convincerlo a entrare in Facebook… – Lorenzo Thione dal software del motore di ricerca Bing di Microsoft a un musical a Broadway (diversi post)   Figure storiche –  Roberto Busa gesuita vicentino incredibile pioniere dell’Umanesimo Digitale – Maria Montessori e Adriano Olivetti giganti mondiali dell’innovazione, Italiani di Frontiera Out of the Box (diversi post) – Federico Faggin dal primo microprocessore alla tecnologia toUch alla ricerca sulla consapevolezza della materia (numerosi)   Riflessioni in video Federico Faggin e la capacità degli italiani di affrontare la complessità   Fabio Parodi (già a LinkedIn) e gli italiani a loro agio nella complessità anche quando ha le caratteristiche del caos

IdF per OVS – Maria Montessori

Quando qualche anno fa una celebre giornalista americana chiese agli inventori di Google quanto fosse stato importante per il loro successo esser figli di professori di Stanford University, Sergey Brin e Larry Page risposero che più dell’università, per loro era stato determinante l’asilo. E cioè l’esperienza fatta da tutti e due da bambini col metodo Montessori. Lì avrebbero imparato a “non seguire regole e ordini, essere automotivati, domandarsi che succede nel mondo, fare le cose in modo un po’ diverso”. La lista di alunni illustri del metodo è lunga e comprende personaggi celebri come Anna Frank, l’attore George Clooney, lo scrittore Gabriel Garcia Marquez, la cantane Beyoncè, il violoncellista  Yo Yo Ma, oltre ad altre star della New Economy come Mark Zuckerberg (Facebook), Jeff Bezos (Amazon), Steve Wozniak (Apple), Bill Gates (Microsoft), Jimmy Wales (Wikipedia), mentre le prime scuole Montessori negli Usa furono finanziate da grandi innovatori di ieri come Alexander Graham Bell e Thomas Edison. Al punto che negli Stati Uniti si parla persino di “Montessori Mafia” non in termini spregiativi ma per definire una èlite intellettuale e imprenditoriale plasmata da quelle scuole. Iniziato dallo studio sui bambini con disturbi mentali, visti i suoi effetti straordinariamente stimolanti il Metodo Montessori si estese  successivamente all’educazione di tutti bambini. Si basa sul bisogno di “libertà“ necessaria a sviluppare una  creatività innata per natura, che però viene repressa dalle regole della società e dai continui interventi degli adulti.   IL PERSONAGGIO Maria Tecla Artemisia Montessori nacque a Chiaravalle (Ancona) il 31 agosto 1870. Fu educatrice, pedagogista, neuropsichiatra infantile, filosofa e scienziata, paladina dell’emancipazione femminile, una delle  prime italiane a laurearsi nella facoltà di medicina. Da bambina Maria adorava recitare e inventare storie e con le sue letture appassionate incantava insegnanti e compagni di scuola. Ma la sua figura ispiratrice fu lo zio Antonio Stoppani, abate e scienziato che cercava di conciliare fede e scienza. Trasferita con la famiglia a Roma, dopo un’iniziale passione per le materie letterarie si indirizzò alle scienze biologiche, iscrivendosi alla facoltà di Scienze per trasferirsi poi a Medicina, dove dopo aver subito non poche discriminazioni  divenne la terza donna a ottenere la laurea. Si interessò presto ai bambini con maggiori difficoltà, frequentando assiduamente i quartieri più poveri di Roma,  specializzandosi in neuropsichiatria infantile, con studi di laboratorio su batteri e malattie diffuse nei quartieri poveri. I  diritti delle donne, il successo del Metodo  Maria fu pioniera nel campo dell’emancipazione femminile, rappresentando l’Italia nel 1896 al Congresso Internazionale delle Donne a Berlino, dove i suoi interventi appassionati la resero celebre (e dove frequentò poi corsi di perfezionamento), ruolo che svolse cinque anni dopo anche al congresso a Londra. Nel 1898 considerata un’autorità nel campo a meno di trent’anni, divenne direttrice della scuola ortofrenica di Roma, portando bambini con handicap mentali a raggiungere progressi e risultati considerati all’epoca impossibili. Nel frattempo si legò a un luminare della psichiatria, Giuseppe Montesano, con il quale ebbe un figlio, Mario, che segnò la fine della loro relazione. Partorì di nascosto affidando il bimbo ad una famiglia laziale, continuando però a mantenerlo e a seguirlo facendosi credere sua zia, ottenendo poi l’incarico di sua tutrice legale alla morte dei genitori adottivi. Nel 1907 aprì la prima Casa dei Bambini a San Lorenzo, Roma, uno dei luoghi più difficili della Capitale, con un alto tasso di povertà, mortalità infantile e pessime condizioni igienico-sanitarie. La Casa  fu sistemata e arredata in maniera tale che il bambino potesse sentirla sua,  la prima scuola nata, non per i bambini con handicap, ma per i figli degli abitanti del quartiere. Il successo del metodo  fu tale che presto si estese a tutto il Paese e all’estero. Durante un congresso in America nel 1913 Montessori venne presentata come “la donna più interessante d’Europa” e i suoi metodi divennero modelli mondiali nell’istruzione dei bimbi di tutte le idee. . Gli anni del fascismo, i viaggi Nel 1926 Montessori organizzò il primo corso di formazione nazionale per insegnanti in grado ad utilizzare il suo metodo, con oltre 180 insegnanti provenienti da tutt’Italia. Mussolini inizialmente sostenne le sue scuole, indicandola assieme a Guglielmo Marconi come simboli del genio italiano nel mondo. Ma la vocazione a un’educazione libertaria, il rigore scientifico del metodo presto si scontrarono con i principi del fascismo e l’idealismo dominante. E lei fu costretta a lasciare l’Italia nel 1934, mentre tutte le scuole che insegnavano secondo il suo metodo vennero chiuse sia in Italia che in Germania. Continuò a viaggiare tra conferenze in tutto il mondo, inaugurazioni di sue scuole e incontri con grandi protagonisti dell’epoca. Allo scoppio della seconda guerra mondiale Maria si trovava con il figlio Mario divenuto suo collaboratore in India, dove fu internata perchè cittadina di un paese nemico. Tornò in patria nel 1946 per riaprire la sua Opera Nazionale che il fascismo aveva chiuso, per poi trasferirsi da amici nei Paesi Bassi. Nel 1951 rifiutò a causa dell’età la richiesta ufficiale   di riformare l’ordinamento scolastico del Ghana. Morì il 6 maggio del 1952 a Noordwijk, nell’Olanda meridionale, dov’è sepolta. Una maestra troppo controcorrente per l’Italia Si stima che nel mondo vi siano 65mila istituti Montessori e scuole Montessori, 4.500 solo negli Stati Uniti dove sono famosissime, 800 nel Regno Unito, 1100 in Germania, mentre nei Paesi Bassi sono montessoriane un terzo delle scuole pubbliche, mentre in Italia non superano le 200. Come mai dopo la caduta del fascismo il metodo Montessori restò marginale in Italia rispetto all’enorme successo riscontrato in tutto il mondo? Forse perchè considerato un insegnamento contrapposto a quello dominante di stampo cattolico tradizionale, vicino al Modernismo cattolico ed al Socialismo, scomodissimo, almeno sino al Concilio Vaticano II, nello sconfessare il peccato originale e ritenere i bambini non solo innocenti ma persino figure messianiche, profetiche. “Per le sue idee trasgressive, in Italia Montessori è rimasta una esule del pensiero dai pensieri dominanti. A Roma per il centenario della prima Casa dei Bambini nel 2007, c’erano 1.150 stranieri, solo una sessantina di italiani quasi tutti addetti ai lavori”, dice Luciano Mazzetti, già docente universitario, presidente del Centro Internazionale Montessori.

A Viterbo con Medioera l’esordio per il libro “Italiani di frontiera”, in uscita il 15 aprile

Pochi giorni all’uscita in libreria ma per “Italiani di frontiera. dal West al Web: un’avventura a Silicon Valley” (EGEA)  è già arrivato il momento di una vetrina con un grande evento  (dopo l’anticipazione al  Global Entrepreurship Congress alla Fiera di Milano ospite di InnoVits). Un piacere tornare a Viterbo fra amici fantastici, gli organizzatori di Medioera, festival della cultura digitale dal 9 al 12 aprile, che già mi aveva ospitato nel 2012, offrendo poi a Italiani di Frontiera un’occasione di grande prestigio, sul palco di Casa Italia a Londra durante le Olimpiadi 2012, nello spazio  di eventi organizzato proprio dai ragazzi di Viterbo. A Medioera si torna in scena venerdì 10 aprile, con un incontro dal titolo Raccontare il futuro. Storie d’impresa oltre ogni frontiera  ( 18.20, fianco di Stefano Mizzella (Life Interaction, Digital Accademia), con Alessandro Usai nel ruolo di moderatore. E fra i protagonisti a Viterbo ci sarà pure un vecchio amico di IdF: Alessio Jacona, che al nostro primo incontro aveva espresso un commento davvero generoso, al termine della mia conferenza, a World Wide Rome…   Il libro, con prefazione di Gian Antonio Stella che nei prossimi giorni dovrebbe esser pubblicata anche sul Corriere della Sera, sarà disponibile mercoledì prossimo 15 aprile.  Intanto il sito Amazon ne fornisce già un’anteprima per Kindle…   

Blog di Baia dedica un’intervista al progetto Italiani di Frontiera

Il blog di Baia, Business Association Italia America, ha dedicato grande risalto al progetto Italiani di Frontiera. Qui il link all’intervista all’autore di questo blog (qui la traduzione in italiano), pubblicata subito dopo quella dedicata al nuovo console di San Francisco, Fabrizio Marcelli. Autore dell’intervista sul blog di Baia Franco Folini, direttore di Novedge, tra gli animatori della Business Association Italy America, protagonista di un post su Italiani di Frontiera, illustrando uno dei casi piu’ interessanti raccolti sinora. Qui infine il blog ricco di contributi di professionisti di primo piano del settore, che Franco cura sul sito di Novedge.

Aggregare i contenuti online, la scommessa di Michele Ursino con Foldier

Una pizza con un gruppo di ragazzi a Genova, durante una temporanea trasferta da Silicon Valley. Un piccolo capitale raccolto fra amici e parenti. Scommettendo su un nuovo software che potrebbe risolvere i problemi di molti utenti, che al computer oggi si trovano a dover riordinare contenuti diversi, sparsi non piu’ sul desktop ma in applicazioni Internet tra loro scollegate. La scommessa e’ quella di Michele Ursino, uno dei soci fondatori di Baia (Business Association Italy America), giovane imprenditore bolognese da anni in California, che ha ideato Foldier, un programma ancora in fase di sperimentazione, per coordinare i diversi contenuti oggi sparsi su applicazioni Internet. ESORDIO CON LA COMPUTER GRAPHIC – Dopo sei anni di lavoro a San Francisco ho voluto fare qualcosa di speciale, ho capito che era il momento di aprire una mia azienda. Ero arrivato nel 1999 lavorando per Actify di cui ero vicepresidente engineering e capo della ricerca e sviluppo e sono rimasto oggi collaboratore. Ma l’esordio negli Usa, dopo i dottorato di ricerca al Politecnico di Milano, l’avevo fatto a Washington nel 1997, lavorando alla HT Medical, una societa’ di prodotti per la salute, per la quale come esperto di computer graphic avevo lavorato ad un programma di simulazione per consentire ai chirurghi di fare pratica con interventi chirurgici virtuali. “Vengo e lavoro gratis per sei mesi. Se vi piace quel che faccio, mi tenete”, avevo detto. E cosi’ e’ andata. SUPERARE LE BARRIERE DELLA RETE – Dopo gli anni di Actify, del quale sono rimasto collaboratore, a fine 2006 ho iniziato Foldier, senza fondi o connessioni particolari, raccogliendo un finanziamento di meno di 100.000 dollari fra parenti e amici. L’idea e’ nata dopo aver riscontrato la frustrazione provocata in chi usa il computer dallo spostamento in corso di funzioni dal desktop alla Rete. Prima era solo la posta elettronica, ora anche diverse applicazioni di lavoro e aziendali. Un sistema sempre piu’ potente ma con contenuti sempre piu’ scollegati fra loro. Di qui l’idea di superare queste barriere e realizzare un sistema per l’utente medio, che organizzi tutti i dati che si tengono online su sistemi diversi, da Flickr a Facebook. Per ora e’ un prototipo, ma e’ un software molto ambizioso. Sono convinto che Foldier sia un sistema semplice e intuitivo per organizzare i propri dati. E se non dovesse riuscirci, magari qualcun altro che ci riuscira’. PONTE ONLINE CON L ITALIA – Io lavoro con un gruppo di ragazzi di Genova, incredibili per passione, iniziativa e voglia di fare, un esempio di quelle risorse che in Italia ci sono ma non riescono ad esprimersi. Mentre qui, gli sviluppatori sono le vere star, sono pagatissimi e intoccabili. Una pizza assieme a Natale, un accordo di collaborazione: loro mi aiutano a sviluppare il prodotto da Genova. Ora ogni domenica sera lo passo al computer, discutendo con loro attraverso Skype per due o tre ore del lavoro da fare. LAVORARE SU INTERNET – Internet procede a ondate, di novita’ e di societa’ nuove: Amazon, Yahoo e magari fra cinque anni altri nomi nuovi che si inseriranno. Certe grosse societa’ che fanno fatica a cambiare marcia, (in un campo che di novita’ vive). Microsoft e’ una delle poche che ci riesce, mentre Yahoo ad esempio non ha capito in tempo l’importanza delle inserzioni pubblicitarie legate alla ricerca online (che ha fatto la fortuna di Google). TALENTO ITALIANO – Quando sono venuto qui mi aspettavo gente straordinaria, visti i prodotti che vengono realizzati. Un po’ alla volta capisci che qui sono bravi ma noi italiani non siamo da meno. E che in Italia il capitale umano c’e’ ma non viene sfruttato. Una volta un venditore italiano di Actify mi ha detto: Si vede che questo software e’ fatto da italiani.. ha stile”… Non so se sia vero, certo e’ che altri, come gli indiani, che forse sono meno fantasiosi. Gli italiani sono bloccati dal passato, che gli americani non hanno, e che sembra svilire ogni novita’. Vengo da Bologna, una citta’ con un centro bellissimo.. ma il resto invecchia. I francesi questo blocco non ce l’hanno, hanno un passato ma per loro non e’ motivo per fermarsi.Qui il resto del post