Amici di IdF, Davide Bocelli ospite di Brian Eno in “think tank” contro armamenti nucleari

Ospite di Brian Eno, musicista e intellettuale superimpegnato in campo civile,  con un selezionatissimo gruppo di esperti internazionali, per discutere di come favorire la messa al bando di armamenti nucleari. E’ accaduto a Davide Bocelli,  docente all’Istituto Europeo di Design – Moda Lab Milano, consulente Marketing e Internet, e amico di Italiani di Frontiera. Davide,  CharterMember Onorario della Long Now Foundation di San Francisco. In questa veste, da appassionato esperto di comunicazione e linguaggio, futurologia, ha curato la traduzione  del libro di  Stewart Brand,  “Il Lungo Presente – Tempo e Responsabilità”. E’ in quella sede che ha conosciuto Eno, tra gli animatori della fondazione. In una breve intervista, Davide ci ha raccontato il suo impegno in “The Long Now” e la sua esperienza nel “think tank” antinucleare con Eno. – Cos’è The Long Now? “L’intenzione è quella di intendere ‘The Long Now’ come un ‘Lungo Presente’. Pensare a 10.000 anni di presente e di futuro come fossero la settimana scorsa e la settimana prossima. In questo modo il passato umano (10000 anni non sono poi tutto questo tempo) diventa qualcosa con cui ci possiamo confrontare. E possiamo scoprire che il potere che abbiamo oggi ci mette di fronte a enormi responsabilità: oggi abbiamo a che fare con un pianeta su cui abbiamo influito moltissimo in termini ambientali e quindi è nostra responsabilità pensare quale sia una risposta che ci impegni – per tutto il tempo che ci vorrà e sicuramente saranno decenni – per far fronte ad una situazione alla quale non possiamo in nessun modo sfuggire. – Come mai ti ha portato ad essere ospite di Brian Eno? “In realtà è stata una pura coincidenza. Ed ero presente come lo avrebbe potuto essere chiunque. Ero a Londra per seguire attività della Long Now Foundation, uno degli interessanti incontri con figure di spicco in ambito accademico e culturale. Ma la Fondazione  si occupa di promuovere un modo di pensare, ovvero la responsabilità a lungo termine, e una serie di progetti correlati e prevede esplicitamente di non prendere parti in campo politico, senza eccezioni. E questa regola è sempre stata rispettata da quando la fondazione esiste. Durante un incontro sulla Long Finance (finanza sostenibile a lungo termine) a Londra, ho ricevuto un invito a partecipare a questa serata. Brian Eno è membro di BASIC, una non profit che si occupa di questo. Parliamo quindi di un’organizzazione del tutto diversa impegnata nella sensibilizzazione riguardo grandi e gravi problemi di politica internazionale. In questo caso il disarmo nucleare. Non è usuale che Eno raccolga nel suo studio – il luogo intimo della creazione – un centinaio di ospiti da tutto il mondo e impegnati nella politica, nell’arte, nella cultura e nell’economia. Lunedì 1 febbraio 2010, Brian Eno ha ospitato ‘Visions for a New Century’ nel suo studio di Londra con il supporto delle organizzazioni internazionali BASIC e Ploughshares Fund”. – Di cosa si è discusso? “Dobbiamo accettare l’idea che l’incubo nucleare è solo sommerso da emergenze più gravi, ma non è archiviato. I prossimi sei mesi saranno di importanza cruciale per il futuro del disarmo. La posizione del presidente Obama è schierata contro la proliferazione nucleare e questo apre uno spiraglio per un futuro bando delle armi nucleari. È un cammino lunghissimo, ma la speranza esiste, è concreta e va coltivata. Tutti gli speaker hanno auspicato il riconoscimento della posizione di Obama, orientata al raggiungimento di un futuro senza armi nucleari. Non si tratta di nulla che possa essere realizzato in tempi brevi, ma tempi propizi come questi sono occasioni da non perdere”. – Chi c’era? “Hanno parlato, oltre a Eno, Ellen Tauscher,  Dipartimento di Stato USA, sottosegretario di Stato per il Controllo degli Armamenti e gli Affari di Sicurezza Internazionale;  Des Browne, Membro del Parlamento del Regno Unito, già Segretario di Stato alla Difesa; Shirley Williams, baronessa di Crosby e consulente del primo ministro Brown sulla Proliferazione Nucleare, professoressa ad Harvard; Joseph Cirincione,  Presidente del Ploughshares Fund; Paul Ingram, Executive Director di BASIC; Rory Bremner, comico scozzese, Channel 4”. – Come si pensa di far pressione sui politici? “Per quanto riguada il pubblico, Internet ha un ruolo cruciale. Ciascuno di noi ha spazi – da Twitter al blog – per esprimere quello che pensa. Ciascuno di noi ha l’email per sommergere i propri politici di riferimento di domande e di sollecitazioni. Poi ci sono i social network che favoriscono il passaparola. In modo più diretto, è già stata firmata una lettera a Barack Obama e a Gordon Brown per promuovere iniziative concrete che conducano nei tempi che serviranno – e realisticamente si stimano tempi lunghi – al raggiungimento di un mondo senza armi atomiche. Uno dei tanti grandi problemi da risolvere”. – Cosa possiamo fare, come cittadini e utenti del web? “L’opinione pubblica ha un ruolo importante in tutto questo. Abbiamo già detto di internet. E ciascuno può contribuire attraverso il proprio impegno nella politica, nella comunicazione o nella ricerca. E non vi è alcuna ragione per non farlo. Il futuro dell’umanità dipende certamente dalla capacità della nostra generazione e delle prossime di ridurre le possibili cause di estinzione. Un mondo libero da armi nucleari è un mondo in cui c’è una ragione in meno perché questo accada”. Ma… che razza di amici ha Italiani di Frontiera, eh?

Evento Reuters, IdF in vetrina tra amici davvero fantastici

Che fior di amici ha in Reuters, Italiani di Frontiera! Roba di che essere orgogliosi. Ve ne racconto uno. Alle nove di sera a cena, lui  sembra un po’ stanco… Per i dipendenti Reuters e’ la giornata dell’evento Staff Kick Off 2010, tutti o quasi riuniti in un agriturismo della Brianza, tra giochi, videoconferenze internazionali e fior di parodie in video, capaci di scherzare con intelligenza su ossessioni e paure di chi lavora in questo mondo di notizie e servizi in buona parte per il mondo business… e lui e’ un po’ stanco, dice! In fin dei conti, che ha fatto? Con l’influenza in corpo, ha soltanto preparato la sera prima sino a tarda ora quattro video parodie, di cui ha ideato il testo ed in cui ha recitato. Poi le ha presentate sul palco, passando da un personaggio all’altro. Dopo di che , ha condotto un gioco e un minidibattito sul filo dell’ironia, facendo il verso a Bruno Vespa… roba di otto ore ed e’ gia’ stanco? Ne passano altre tre di ore. A mezzanotte e’ ancora col microfono in mano. Quando comincia a scandire urlando per i colleghi scatenati nel ballo le parole del “Gioca jouer”, ad appena undici ore dall’inizio dell’evento, penso: o gli hanno cambiato le batterie che ha nella schiena oppure ce n’e’ piu’di uno, ha un clone… Questo e’ Vincenzo, manager, animatore e grande amico di IdF. Che in stile “Quark” da simil-Piero Angela ha pure presentato come un documentario naturalistico anche il curioso caso di un collega “editorial” passato per Silicon Valley, “sparando” cosi’ il video spot di web tv IdF realizzato con Shado.tv. E che dire di Giuseppe, manager pure lui, che invece in cinque minuti di parodia delle previsioni meteorologiche, con tanto di divisa da ufficiale dell’aeronautica, ha tracciato con leggerezza un profilo dell’economia mondiale tanto preciso da lasciare a bocca aperta? Poi Francesco e Luca, organizzatori dell’evento e generosi con IdF, come Claudia e Isabella (che ha saltato la festa). O Gabriella ed Ellida, che insistono per portare la mia presentazione nei licei dei loro figli (lo faremo, promesso), Fulvio che ha appena scoperto il progetto e ne entusiasta. E Silvia, che mentre gli altri ballano si becca al computer una conference call a tarda sera. Mica lo sanno a New York che e’ notte e siamo in un agriturismo della Brianza. Ma lei non batte ciglio e se la cava brillantemente… Poi “il ramo spagnolo”. Celestino, grande capo che in pochissimi minuti ha dato fiducia a questo progetto. Alicia e Alberto, manager internazionali di passaggio alla festa, che sono sembrati conquistati dopo essersi sentiti urlare nelle orecchie nel frastuono della discoteca, da un esagitato, la storia di IdF e… quella di Carlo Gentile, fotografo del West. Qui la galleria fotografica dell’evento Reuters Staff Kick Off 2010. Questi sono colleghi e amici di cui andar fieri, no? Italiani d Frontiera non ha “solo” il logo Reuters ma anche un po’ del loro fantastico spirito. Grazie ragazzi!

IdF oggi a Mind The Bridge, l’evento live in streaming. Intervista a Marco Marinucci

Il grande giorno e’ arrivato. Oggi Italiani di Frontiera e’ di scena al prestigioso evento ponte fra Italia-Silicon Valley, Mind The Bridge, nella sede del Corriere della Sera. La presentazione, alle 14.30, con una conferenza multimediale introdotta da Moreno Gentili, curatore del progetto, per la prima volta proporra’ anche lo spot della web tv Italiani di Frontiera, in cantiere in collaborazione con i fantastici ragazzi di Shado.tv, di H-Farm. Tutto l’evento si potra’ seguire online in streaming dal vivo sul sito dell’evento. Concorso di idee con start up italiane in cerca di investitori, le migliori selezionate parteciperanno ad un roadshow oltreoceano davanti ai venture capitalist Usa. Poi convegni e tavole rotonde sui temi dell’impresa, dell’innovazione e dei capitali di ventura. Qui l’annuncio di ieri su Reuters. Ieri sera, pur provato dalle fatiche della vigilia, Marco Marinucci, ingegnere di Google, grande amico di Italiani di Frontiera, ideatore e animatore di Mind The Bridge, ha trovato il tempo per rispondere a qualche domanda. – Quali le principali novità dell’edizione 2009? Avere una partnership su un media primario (RCS/Corriere). L’obiettivo della nostra fondazione e’ avere un impatto rilevante sul sistema Italia. Quindi dobbiamo raggiungere le masse, non solo gli addetti ai lavori. La nostra partnership strategica con il Corriere ci permette questo. Al Venture Camp dello scorso anno abbiamo seminato tra un centinaio di addetti ai lavori. Quest’anno siamo stati costretti a chiudere le prenotazioni all’evento dopo 4 giorni a 340 riservati, con altre migliaia che seguiranno i lavori in streaming su internet. Avrebbero potuto essere 2 o 3 volte tanto. Vuol dire che i temi che trattiamo sono sempre piu’ prioritari in Italia. – Come si è trasformato Mind The Bridge dalla prima edizione? “Ci siamo strutturati. Dopo aver creato una Fondazione con sede a San Francisco, ho creato un Board e una squadra che segue il progetto in Italia. Nel frattempo gli alumni, le startup che sono passate nei cicli precedenti, sono diventate a loro volta gli ambasciatori del progetto, disseminando quello che hanno appreso, nello spirito del “give back”. La viralita’ del progetto era uno dei nostri obbiettivi primari. La seconda novita’ importante e’ offrire uno spazio ed un istanza piu’ lunga in Silicon Valley, attraverso i programmi del MTB Gym“. – La cosa più difficile che hai dovuto fare come organizzatore? “Incastrare una ventina di speaker eccezionali, che fossero allineati con lo spirito della nostra iniziativa, “disruptive” ma, al tempo stesso, costruttiva. Ora il passo successivo, sara’ critico. Cambiare il mind set e potenzialmente le policy perche’ il panorama imprenditoriale italiano possa rinnovarsi radicalmente”. – La sorpresa più bella? “La qualita’ dei progetti che si sono presentati e la risposta dell’audience. Il terreno e’ fertile”. – Come ti immagini di essere sabato, alla fine di tutto? “Tu che dici? Uno straccio, che altro! Ma, come si dice, stanco ma felice della bella giornata”.

B.J. Fogg: costruiremo le nostre opinioni con i telefonini, speranze hi tech per la pace

Presto saranno i telefonini il mezzo attraverso il quale raccogliendo dati e notizie costruiremo le nostre opinioni. E l’hi tech ha metodologie preziose per un progetto ambizioso: la pace nel mondo. Parola di B. J. Fogg, esperto di psicologia sperimentale e docente alla Stanford University, protagonista tra ieri e oggi di eventi a Milano. Qui l’intervista al guru per Reuters. Qui la galleria fotografica della conferenza Meet the Media Guru.

Sul NY Times invenzione dell’italiana Wide Tag per monitorare il rumore con iPhone

Il principio di fondo si chiama Internet delle Cose. E cioe’: viviamo in un mondo ormai disseminato di sensori e rilevatori, che interagendo possono darci un monitoraggio prezioso. E’ l’idea sulla quale e’ nata WideTag, start up italiana attiva anche a Silicon Valley. Finita nei giorni scorsi sul New York Times grazie alla sua applicazione per iPhone WideNoisein grado di monitorare l’inquinamento acustico, rilevando i decibel di rumore con il telefonino. Un semplice sensore acustico applicato al microfono del cellulare, puo’ diventare il punto di partenza per un controllo dell’inquinamento acustico a vasto raggio, di un quartiere o di una citta’, nell’interazione tra gli utenti che attivano questa applicazione. Ma la prospettiva e’ di poter estendere questi monitoraggi in tempo reale ai campi piu’ disparati, dall’inquinamento atmosferico ai consumi energetici alle situazione del traffico. Amministratore delegato di WideTag e’ Leandro Agro’, grande amico di Italiani di Frontiera, che ha fondato la societa’ assieme a David Orban e Roberto Ostinelli. Qui l’intervista per Reuters a Leandro, che e’ anche tra gli animatori e organizzatori dello splendido Frontiers of Interaction, che nell’edizione 2009 (rievocata in questo video) ha ospitato a Roma una presentazione di IdF.

IdF esordisce a Roma sulla prestigiosa passerella di Frontiers of Interaction

Appuntamento di prestigio per Italiani di Frontiera, ospite lunedi’ 8 giugno a Roma della quinta edizione di Frontiers of Interaction, fantastica passerella di innovazione e motivi ispiratori, ideata e realizzata da Leandro Agro’, imprenditore e innovatore, grande amico di Italiani di Frontiera (qui il post che la rassegna romana ha dedicato a questo progetto). Qui il programma della manifestazione, a due passi da Stazione Termini, ricca di spunti interessanti e ospiti illustri. Italiani di Frontiera sara’ di scena alle 11.20, prima dell’intervento di Riccardo Luna, direttore dell’edizione italiana di Wired.

Italiani di Frontiera in vetrina a Milano, all’evento del Cfmt

Prima uscita di prestigio per il progetto Italiani di Frontiera, in vetrina ieri sera all’evento organizzato dal Centro Formazione Management del Terziario, diretto da Michelangelo Patron, che del progetto è sostenitore, al Teatro dell’Arte di Milano. In scena l’atto unico “La Liquidazione”, di e con Luciano Ziarelli, protagonista Andrea Brambilla. Prima, per un’ora e mezza, accoglienza e buffet con atmosfera informale per centinaia di partecipanti, in buona parte dirigenti e manager, durante la quale il progetto Italiani di Frontiera è stato illustrato a più riprese in una saletta aperta, con un breve video, dall’autore e dal curatore, Moreno Gentili. Per l’occasione, per la prima volta materiale illustrato e vele esposte hanno esibito l’immagine simbolo del progetto, un particolare del Golden Gate Bridge, celebre ponte di San Francisco, realizzata da Pasquale Volpe.

Lawrence Lessig a Milano: il web strumento di rivoluzione democratica della politica

Le potenzialità di interazione che offre Internet si stanno dimostrando uno strumento straordinario di profonda riforma della democrazia e della politica, nel ripristinare una partecipazione attiva e la credibilità di istituzioni screditate dal lungo rapporto privilegiato con potentati economici. Parola di Lawrence Lessig, giurista ad Harvard e Stanford, ospite illustre a Milano di Meet the Media Guru. Davanti ad una platea da tutto esaurito, Lessig, esperto dei diritti intellettuali nel Web, che ha abbinato all’impegno civile quello politico, a sostegno della candidatura di Barack Obama, suo compagno all’Università, nella corsa alla presidenza Usa, ha parlato di Internet e delle straordinarie potenzialita della Rete come strumento di partecipazione atriva, per una radicale riforma della politica e della democrazia. Proprio mentre in Italia il mondo politico ha in cantiere una serie di provvedimenti per imbrigliare e senzionare il web. Qui il servizio per Reuters. Qui la galleria fotografica dell’evento.

Amici di IdF: assurdo mettere limiti a Internet, dice Cory Doctorow, guru canadese del web

Pretendere di imporre ai siti di servizi Internet di filtrare i contenuti pena sanzioni è impossibile e sarebbe un colpo mortale per il futuro della Rete. E i Paesi che adottassero misure del genere si autoescluderebbero dal dialogo culturale del XXI secolo. E’ il parere di uno dei piu’ celebri guru del web, Cory Doctorow, incontrato nei giorni scorsi a Milano, dove e’ stato ospite di Meet the Media Guru, iniziativa promossa da Maria Grazia Mattei, che annoveriamo tra gli Amici di Italiani di Frontiera. Come Cory, al quale abbiamo illustrato brevemente questo progetto, al termine di un‘intervista per Reuters. AGGIORNAMENTO – Di seguito, il testo integrale della chiacchierata di straordinario interesse con Cory, su temi disparati. LIBERTA’ DI INTERNET – Un paio di questioni da considerare… è il costo di affidare a mediatori di Internet la responsabilità (dei contenuti), un colpo mortale a nuovi serivizi Internet. E’ praticamente impossibile che vigilino sul rispetto dei diritti d’autore, sarebbe la fine di blogger, movable type, Gmail, di ogni servizio di contenuti utenti e messaggeria. Il sistema sarebbe troppo costoso da gestire. Problema di legge internazionali in vigore dal 1996, firmate tra gli altri Paesi dall’Italia che libera gli intermediari da responsabilità. Riscrivere quei principi oggi, mentre vediamo la nascita di nuovi servizi innovativi, abbiamo ogni tipo di creativi che si stanno diffondendo nel mondo… è dire essenzialmente: “Non ci importa il futuro, vogliamo difendere il passato”. Letale non solo per l’innovazione nelle aziende ma anche per le future generazioni di creativi. COPIARE PER CREARE – Perchè la creatività comporta copiare e rielaborare. Se andate a Firenze trovate copie del David in ogni angolo, perchè per centinaia di anni ogni singolo scultore ha imparato a diventare tale copiando il David. Ora, se andate al museo trovate il divieto di fotografare … una profonda ignoranza su come nasce la creatività… quando i Beatles hanno iniziato, hanno preso canzoni conosciute suonandole per i loro amici in un garage e nessuno per le strade di Liverpool li ha perseguiti. 
Oggi i creativi non suonano in un garage ma in camera da letto per i loro amici su Internet e dire a questi creativi: “siete dei ladri e dovete smettere di copiare”, pensare che la creatività sia il dito di Dio che scende dal Cielo a toccare il tuo cervello per illuminarti … senza l’influenza di nessun altro… impedire di copiare è essenzialmente dire ai creativi di domani: potreste non esistere. I Paesi che adotteranno queste restrizioni sono quelli che non parteciperanno al dialogo culturale del 21 secolo. FILTRARE INTERNET – Bullismo e discorsi violenti sono reati e si deve continuare a fare quel che si è fatto sinora: trovare i responsabili e perseguirli. E credo sia giusto chiedere a chi ha diffuso quei contenuti di rimuoverli. Ma aspettarsi che ci sia un filtro preventivo, che un avvocato di Google veda tutti i video, decidendo cosa è giusto e cosa no, sarebbe folle. Non funzionerebbe, farebbero sbagli, puniremmo innocenti lasciando liberi dei colpevoli. Per non dire che non ci sono abbastanza ore di avvocati da adesso alla fine del mondo per vedere tutti i video pubblicati su YouTube. RAZIONALITA’ E DIFESA DAI PERICOLI – Un esempio, il terrore della pedofilia, in Gran Bretagna. Ci sono stai esempi orribili. Ma il tempo che occupano nella nostra immaginazione è inversamente proporzionale alla realtà degli abusi sui ragazzi. Che nella vasta maggioranza riguardano figure che sono autorità per i ragazzi. Familiari, genitori, qualcuno della scuola o della chiesa. Così, per proteggere i ragazzi dovremmo insegnar loro a sfidare l’autorità ed è una cosa difficile da insegnare se tu stesso sei un’autorità. … ma è questa la cosa che consente a certe persone di commettere abusi: i ragazzi sono abituati ad obbedire alle autorità…quasi ogni caso di abusi coinvolge qualcuno che ha su di loro un’autorità. Concentrando praticamente tutte le nostre energie sugli estranei, non li proteggiamo dal pericolo principale che hanno davanti, li impauriamo molto per qualcosa che quasi sicuramente non dovranno mai fronteggiare, è del tutto arretrato. E il terrorismo è un altro esempio. in Gran Bretagna gli si dedica molta attenzione. Ma tutti gli attentati hanno causato meno vittime degli incidenti stradali lo scorso anno. Non dico non ci siano (attentati), mia moglie doveva essere su uno dei treni saltati (a Londra). 
Ma se si ha un milione di sterline per la sicurezza pubblica, (si dovrebbe) spendere la maggior parte di risorse ed energie in sicurezza stradale, rifiuti tossici e milioni di altri modi in cui le città uccidono i propri citttadini. Lasciando una piccola parte per terrorismo. E’ un modo molto più razionale di affrontare e limitare i pericoli. SAPER AFFRONTARE IL RISCHIO – Il rischio più grande è che quando dici alla gente in genere e ai giovani in particolare che il pericolo va affrontato pensando a quanto terribile è se diviene realtà, non a come realisticamente si concretizza, confondi la loro capacità di capire d’intuito il rischio. E chiunque ne capisca di assicurazioni, finanza, scommesse ogni campo in cui è compreso il rischio, vi dirà che sapere come si concretizza è il primo più importante passo per saperlo affrontare. Così, senza sapere come si verifica realmente un pericolo, non hai modo di restare al sicuro. In questo modo noi rendiamo tutti molto meno sicuri quando diciamo loro che devono preoccuparsi di pericoli qualsi impossibili e di ignorare quelli che corrono quasi ogni giorno. PAURA, POLITICA E TECNOLOGIA – Puoi sempre ottenere voti, dalla paura. Ma non e’ una buona politica. E’ una politica che punta al fallimento. La tecnologia e’ importante per ribilanciare i poteri tra governo e popolo. I politici devono sapere che sono controllabili tecnicamente dal popolo. ECONOMIA E TECNOLOGIE – Le tecnologie hanno ridotto il costo di azioni collettive… possiamo liberare capitali in settori che ne hanno bisogno. L’esempio di Twitter (social network di microblogging): non ha dovuto investire in sistemi operativi, database, script. Ha potuto (concentrare le risorse) su servizio e banda larga. Il mercato seleziona ma e’ sempre

Amici di IdF: Joichi Ito, guru di Internet, spiega come la Rete puo’ aiutare a uscire dalla crisi

Dallo sviluppo delle community all’intreccio tra professionismo e volontariato, Internet ha realizzato con successo dei modelli nuovi ai quali oggi il mondo del business, travolto dalla crisi finanziaria, dovrebbe guardare con attenzione, prendendo all’occorrenza esempio. E’ quanto ha affermato uno dei guru mondiali della Rete, Joichi Ito, giapponese, amministratore delegato di Creative Commons, investitore e studioso visionario, nel corso di un’intervista a Milano in occasione di un evento nella sede Cfmt. Dopo l’incontro a Ito, che ha vissuto a lungo a Silicon Valley, e’ stato brevemente illustrato il progetto Italiani di Frontiera, di cui Cfmt e’ partner. Qui l’intervista per Reuters. Qui il profilo di Ito da Wikipedia. Questo invece il suo blog. Piccola sodisfazione personale. Quando Joi ha visto la mia macchina fotografica, ha tirato fuori la sua… tutte e due Canon G9! Per un momento mi sono sentito all’avanguardia. Ovvio che sulla sua, lui aveva montato due sfiziosi gadget che io per ora mi sogno…