Venezia 2009: da Clooney a Greenaway, diario personale dopo la Mostra del Cinema

Per una decina di giorni IdF ha staccato la spina, durante la trasferta per Reuters alla 66a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia (mentre il fedele Mac Pro era in riparazione…). Occasione per incontri con artisti, amici vecchi e nuovi, interviste, spunti e riflessioni spesso pertinenti ai temi di questo blog. Qui una galleria fotografica di star ed eventi. Qui incontro ravvicinato con George Clooney. Qui invece galleria personale di amici incrociati prima e durante la Mostra. Ecco un personalissimo diario. L’INTERVISTA PIU’ INTERESSANTE – Chiacchierata (impegnativa) con un maestro del cinema, tutto proiettato nel futuro, quella con Peter Greenaway (nella foto sulla terrazza dell’Excelsior, mentre scruta il sottoscritto…). Il regista britannico proclama la morte del cinema, come fruizione mediatica passiva in una sala buia. E’ con il telecomando, primo passo di interazione per lo spettatore, dice, che e’ iniziata la fine del cinema come lo abbiamo inteso nel secolo scorso. E il futuro e’ nuove tecnologie, connettivita’ e interconnessione, che danno a tutti la potenzialita’ di diventare autori e distributori. Di opere “in divenire”, che teoricamente potrebbero essere modificate ogni giorno. IL FILM PIU’ BELLO – Non capita spesso di condividere le scelte della giuria. Ma stavolta c’e’ da sottoscriverne la scelta (Sul Leone d’Oro non c’e’ stata discussione”, ha detto il presidente Ang Lee). “Lebanon” dell’israeliano Samuel Maoz e’ stato davvero il film piu’ bello. Un dramma di guerra con un risvolto autobiografico toccante. Un giovane soldato che a vent’anni in guerra uccide per la prima volta e ne resta sconvolto. Poi tenta inutilmente infinite volte di superare quel trauma scrivendone. Ci riesce soltanto 25 anni dopo. In tre anni, la sua storia diventa il suo primo film da regista. Girato tutto all’interno di un blindato. E vince il Leone d’Oro. Carlo Rossella, presidente di Medusa, deluso dai mancati premi a “Baaria” di Giuseppe Tornatore, lo ha definito un film di nicchia! E come no: la guerra, i tormenti interiori di un gruppo di giovani, la paura, l’orrore della violenza… proprio roba di nicchia, no? IL FILM PIU’ DIVERTENTE – Quanta intelligenza e leggerezza nello spassoso Soul Kitchen diFatih Akin, tedesco di origine turca. Dietro alle vicende di un ristorante sgangherato come la curiosa fauna che ci mangia o ci lavora, tutta l’energia di un gruppo di artisti giovani, quasi tutti immigrati. Dramma e commedia, storie e personaggi, brio e semplicita’. Una miscela che al cinema italiano proprio non riesce facile… CLOONEY NON SOLO DA RIDERE – Davvero divertente anche “The Men Who Stared theGoats”, con un brillante George Clooney, film di Grant Heslov in stile fratelli Coen. Clooneycon classe sullo schermo e fuori, capace di reagire con signorilita’ a pesanti domande sulla sua presunta omosessualita’. Ma la bizzarra storia di un reparto speciale dell’esercito che sperimenta poteri paranormali ispirandosi alla controcultura mistica californiana e’ meno strampalata di quel che sembra. I riferimenti a qualcosa di realmente accaduto sono molti piu’ di quanto si immagini, ha detto il regista. E proprio IdF ha tra i suoi temi il ruolo ispiratore avuto dalla controcultura degli anni Sessanta per la rivoluzione informatica, Internet e lo stesso modo di pensare odierno. ITALIANE SULLO SCHERMO – Inutile ricordare quale disastroso stereotipo sia la donna italiana in televisione. E sul grande schermo? Xenia Rappoport e Jasmine Trinca dopo tutto non hanno demeritato, conquistando i premi di miglior attrice e miglior attore emergente per i ruoli svolti in “La doppia ora” di Giuseppe Capotondi, un thriler imperfetto ma interessante. E in “Il grande sogno” rievocazione del ’68 di Michele Placido. Ma molti pronosticavano la palma per Margherita Buy, ancora una volta tormentata interprete, in “Lo spazio bianco” di FrancescaComencini. Brava, niente da dire. Ma mi permetto una personalissima osservazione. E’ mai possibile che alle donne decorative, appariscenti e tutto sommato degradate del piccolo schermo, il grande schermo finisca col contrapporre quasi sempre, spesso con la Buy, figure tormentate nel loro privato, profonde ma profondamente ripiegate su se stesse, all’interno di piccole storie personali? ATTORI ITALIANI MIGLIORI DI REGISTI E SCENEGGIATORI – Nel cinema italiano comunque, attori e attrici sono una spanna al di sopra dei registi degli sceneggiatori. Non lo dico io ma lo ripete da anni un “mostro sacro” della critica, Morando Morandini, autore dell’omonimo dizionario del cinema, che anche quest’anno alla vigilia dei premi ha tracciato in esclusiva per Reuters un bilancio di tutta la Mostra. Come dargli torto? Certo, lui avrebbe premiato la Buy… DRAMMA E OTTIMISMO DALL’IRAN – Ha raccontato il dramma dell’Iran utilizzando in parte spezzoni di filmati girati con videofonini, da suoi connzionali. Hana Makhmalbaf giovane regista di “Green Days” che ha commosso Venezia, nel suo Paese non puo’ tornare. Eppure ha detto di essere ottimista. Perche’ la storia ha dimostrato che le dittature cadono, la voglia di liberta’ viene premiata e oggi puo’ trovare nella Rete e nelle tecnologie nuove armi di resistenza.

Crimini ed emigrazione, qualche dato: no, non abbiamo esportato solo pacifici gentlemen

“Noi andavamo a lavorare, non ad ammazzare”, ha detto un ministro italiano parlando di immigrazione, per distinguere gli italiani che un tempo emigravano da chi emigra oggi, per venire in Italia. E’ accaduto nei giorni scorsi a Pontida e le dichiarazioni del ministro delle Riforme per il Federalismo Umberto Bossi, leader della Lega Nord, hanno scatenato polemiche e contrapposizioni, innanzitutto con il presidente della Camera Gianfranco Fini, che assieme a lui ha firmato proprio una legge sull’immigrazione. Non la politica ma l’emigrazione e la memoria storica sono fra i temi di Italiani di Frontiera. Nella convinzione che presente e futuro si affrontino al meglio conoscendo il passato nei fatti, non nei luoghi comuni. Ecco allora qui (immigrati in cella per delitti gravi), qui (italiani arrestati per omicidio) e qui (italiani nelle carceri di New York alcuni dati interessanti su emigrazione italiana negli Usa e criminalità, tratti dal sito del bellissimo libro di Gian Antonio Stella “L’Orda. quando gli albanesi eravamo noi”. Piccola curiosità, spulciando tra le pagine dello stesso libro. Cos’hanno avuto in comune le uccisioni di Antonio Canovas Castillo primo ministro spagnolo (1897), “Sissi” Elisabetta d’Austria (1898), Sadi Carnot presidente francese (1894), Umberto I re d’Italia (1900), i tentati omicidi di Napoleone III (1858), Franklin Delano Roosvelt (1933), l’attentato dinamitardo a Wall Street con 33 morti (1903), quelli in Argentina con 20 morti (fra anni Venti e Trenta)? Sono stati tutti opera di italiani. Uno di questi fatti di sangue, la strage a Parigi da cui scampò Napoleone III, vide tra gli attentatori uno degli Italiani di Frontiera raccontati da questo progetto, Carlo Camillo di Rudio. No, forse non abbiamo esportato soltanto pacifici gentlemen…

Mensile Diario elogia il progetto IdF “Catalogo dell’ottimismo creativo e intelligente”

“Il catalogo dell’ottimismo creativo e intelligente di un’Italia apolide e generosa… e il pubblico assorbe adrenalina, dimentica la crisi e riorienta i pensieri“. Parole niente male, quelle usate da Manuela Gandini, giornalista, curatrice e critica d’arte contemporanea, per descrivere i contenuti della presentazione multimediale di Italiani di Frontiera, nel suo lungo pezzo dedicato a questo progetto, pubblicato sul numero di agosto del mensile Diario, da pochi giorni in edicola. “Presente e passato assumono lo stesso peso e si fondono. Campi di battaglia e laboratori informatici, istituti di ricerca, banche, terremoti musica e brands formano un unico affresco che pullula di gente out of the box, fuori dagli schemi“, si legge ancora nell’articolo. Un grazie a Diario ed a Manuela in particolare, che nel suo articolo appassionato oltre all’autore ed al curatore del progetto, Moreno Gentili, ha ricordato tra gli Italiani di Frontiera di oggi Cesare Marino, Enrico Beltramini, Roberto Crea, Federico Faggin, Guido Radaelli e Francesco Lemmi, dopo aver rievocato le storie, tra quelli di ieri, di Amadeo Peter Giannini, Carlo Camillo di Rudio e Carlo Gentile.

A un anno dal ritorno, riflessione personale. Sul giornalismo italiano, fortino d’altri tempi

A quasi un anno dal ritorno in Italia dagli Usa (23 luglio), mentre l’avventura di Italiani di Frontiera prosegue sotto i migliori auspici, per una volta invece di raccogliere testimonianze mi permetto una riflessione personale. Sul mio mestiere, quello di giornalista. E su come si fa in Italia. Perche’ mi sembra pertinente ai temi di questo progetto, che parla di merito, innovazione, spirito d’impresa, nuovi modi di pensare. Ripenso alle mie esperienze passate e presenti, cercando di fare quel che da noi non e’ cosi’ di moda: guardare al futuro. Visto cosi’, il mondo del giornalismo italiano mi pare anacronistico, schierato, autoreferenziale. Assediato. Come un fortino d’altri tempi. Dopo anni, i giornalisti italiani hanno avuto di recente un nuovo contratto. Ma riguarderà forse la metà di loro. Come mai? La mia personale riflessione e’ dedicata ai giornalisti di domani. L’ESEMPIO USA – Qualche mese, nel cuore della crisi che ha avuto effetti devastanti sulla stampa americana, ha chiuso i battenti anche il Rocky Mountain News, quotidiano di Denver. Pochi giorni dopo avrebbe compiuto 150 anni ma era proiettato nel futuro, con straordinari esempi di giornalismo d’avanguardia, multimediale nel web. L’ultimo dei quali, dedicato alla propria chiusura. Con una compostezza a noi sconosciuta, giornalisti che davanti al ferale annuncio, prendono appunti. Per raccontare da giornalisti, anche quando la cattiva notizia riguarda le loro vite. Come raccontare, da giornalisti, il quadro della stampa italiana? Dicendo che il re è nudo. UN FORTINO IL GIORNALISMO ITALIANO – Mentre il giornalismo mondiale affronta svolte epocali, a me il giornalismo italiano sembra lo specchio di un Paese di cui dovrebbe essere invece osservatore distaccato e critico. Troppo spesso ingessato, clientelare, rivolto al passato, assurdamente autoreferenziale. Non si limita a raccontare i problemi di questo Paese, ne fa parte in pieno. Un fortino d’altri tempi, in cui ancora una volta il contratto rassicura parzialmente solo chi è dentro. Anche se il fortino sta in piedi solo grazie a chi e’ fuori e spinge sulle palizzate. Che altrimenti crollerebbero. CHI STA FUORI – Fuori, a tirare la carretta, collaboratori sottopagati, molti giornalisti a tempo pieno senza tutele, costretti spesso a subire ricatti o capricci di capiredattori culi di pietra che non ricordano quando e se sono stati su piazza l’ultima volta, il mondo lo guardano attraverso telegiornali, pochi quotidiani e agenzie, capaci di bocciare la notizia del secolo, se non l’hanno prima vista sull’Ansa. Fuori a spingere anche giovani e giovanissimi che hanno una sola speranza, per tentare di incunearsi con tanta fortuna in uno dei pochissimi posti fissi. Ingraziarsi un capo influente. Per riuscirci, la bravura aiuta ma non è indispensabile. Mentre essere originali, innovativi, anticonformisti puo’ essere pericolosissimo, sinonimo di inaffidabilita’, per chi ragiona sempre in base a schemi e consuetudini del passato. Che tipo di giornalisti di domani verranno selezionati cosi’? CHI STA DENTRO – Dentro il fortino, tanti colleghi in gamba, spesso senza galloni. Ma anche papaveri avvinghiati a privilegi assurdi, con stipendi mensili mostruosamente sproporzionati, rispetto ai tanti bravi e sottopagati; alcuni colleghi che nell’era del web considerano un affronto che si metta in discussione la loro mazzetta quotidiana personale di giornali, magari da oltre mille euro al mese. Molti altri che non sanno l’inglese e considerano computer e Internet poco più di macchine da scrivere, vocabolari ed elenchi del telefono. Rappresentati da un Ordine che lo scorso anno, 2008, ha organizzato finalmente la prima prova d’esame col computer. Mandando tutto in tilt per un sistema informatico disastroso! Una corporazione che si difende da editori-imprenditori illuminati, che vorrebbero coniugare flessibilità e meritocrazia? Magari. Nella mia passata esperienza nei quotidiani ho quasi sempre visto premiare la fedeltà sul merito. E temo che in una grande azienda editoriale, in nome della flessibilità, a saltare da una redazione esteri ad un mensile di cucina potrebbe essere non il meno competente di esteri ma il più scomodo, il meno ammanicato. Quanto starà in piedi questo fortino? Più o meno del Paese arretrato e autoreferenziale su cui dovrebbe vigilare? SVOLTE EPOCALI IGNORATE – Intanto, tutto il mondo della comunicazione sta andando incontro a svolte epocali. Un terremoto propiziato dalle nuove tecnologie che è solo agli inizi… Con un paradosso. La circolazione gratuita di contenuti intellettuali su mille piattaforme e fuori dai circuiti tradizionali è una tendenza ineluttabile, rappresenta un’opportunità straordinaria e senza precedenti per il giornalismo, è un’occasione fantastica di promozione culturale globale. Ma coincide con un futuro di incognite, per chi il giornalista lo fa per mestiere e deve trarvi sostentamento. Occorre però capire che indietro non si torna, bisogna guardare avanti. I giornali forse non spariranno ma si trasformeranno drasticamente. E si dovranno trovare sistemi diversi per guadagnare. Come a fatica sta facendo l’industria della musica. Far solo la guerra agli Mp3 è ridicolo. E se i cd spariranno, la musica digitale ha creato intanto anche nuove formule di remunerazione e nuovi mercati. Lo stesso dovrà fare l’intero mondo editoriale. Partendo dalla constatazione che se il traferimento dei contenuti digitali online ormai non ha quasi più un costo, non sarà più possibile guadagnare da quel trasferimento, bisogna trovare altro. Come dovrebbe fare l’industria del latte, se un giorno il latte sgorgasse gratuitamente dai rubinetti di casa. OPPORTUNITA’ – Credo che essere consapevoli di questa realtà globale sia il primo passo per prepararsi al domani. E magari, fare quel che in Italia non è di moda fare: scrutare il futuro e trovare nei cambiamenti epocali e nelle innovazioni anche delle opportunità. Invece di considerarli solo come pericoli e minacce dai quali proteggersi con barricate. Perchè la rivoluzione in corso non distruggerà solo, creerà nuove figure professionali giornalistiche, che magari oggi fatichiamo anche a immaginare. Chiuso il loro giornale, alcuni colleghi del Rocky Mountain News hanno tentato diversi esperimenti di informazione online, anche in chiave locale. Intanto, dentro al fortino del giornalismo italiano, “guardare al futuro” per molti vuol dire solo parlare di scatti d’anzianità e prepensionamenti.

Una rete globale di creativita’ per cause giuste. L’idea di Pasquale Volpe, partner di IdF

Quattro anni fa a Milano un giovane grafico di talento si chiede perchè i portfolio vadano riempiti di campagne per birre, stilisti e altro. Decide di lanciare una campagna internazionale, da solo con amici, sulla comunicazione sociale. Diffonde sul web il bando, temi delicati che vanno dai diritti umani all’ecologia, scelti da associazioni come Wwf, Amnesty International e Greenpeace, che disporranno gratuitamente delle idee, con poster che piovono da tutto il mondo. Una mostra con le opere migliori, scelte da una giuria di esperti, parte da Milano e gira il mondo, risonanza internazionale. Good 50×70 inaugura oggi venerdì 19 giugno alla Triennale di Milano la mostra della terza edizione. 210 poster selezionati su 4.126 arrivati da 67 Paesi, compresi Zimbabwe e Suriname. Inviti alla mostra già da 20 Paesi, poi seminari e concorsi locali “mirati” in Suriname e ad Amsterdam. Pasquale Volpe, ideatore di Good 50×70 e’ anche partner per la grafica di Italiani di Frontiera. Qui il pezzo Reuters Italia, qui in inglese su Reuters International. Aggiornamento. La notizia in inglese su Good 50×70 ha fatto davvero il giro del mondo. Compare su Abc News e Msnbc (Usa), Reuters India, Al Watan (Kuwait), The Globe and the Mail (Canada). Il flusso globale di energie positive, grazie al web, la creazione di una community globale, contano forse più delle opere selezionate. Lo scopo, dice il giovane artista, è diffondere tra esperti di grafica una consapevolezza sui temi sociali che resti loro patrimonio anche quando disegneranno campagne per automobili o prodotti di consumo.

IdF esordisce a Roma sulla prestigiosa passerella di Frontiers of Interaction

Appuntamento di prestigio per Italiani di Frontiera, ospite lunedi’ 8 giugno a Roma della quinta edizione di Frontiers of Interaction, fantastica passerella di innovazione e motivi ispiratori, ideata e realizzata da Leandro Agro’, imprenditore e innovatore, grande amico di Italiani di Frontiera (qui il post che la rassegna romana ha dedicato a questo progetto). Qui il programma della manifestazione, a due passi da Stazione Termini, ricca di spunti interessanti e ospiti illustri. Italiani di Frontiera sara’ di scena alle 11.20, prima dell’intervento di Riccardo Luna, direttore dell’edizione italiana di Wired.

Marketing Forum a Gubbio, Italiani di Frontiera alla ribalta con un pubblico d’eccezione

Una due giorni straordinaria per Italiani di Frontiera, al Marketing Forum di Gubbio, il 21 e 22 maggio. Un’ora di conferenza multimediale per presentare il progetto in una cornice fantastica, il Park Hotel Cappuccini, davanti ad una platea eccezionalmente competente, di esperti di marketing. Responsabili di gradi aziende e fornitori di servizi innovativi, che al termine di una giornata intensissima hanno seguito con passione il progetto. Grande successo, le prospettive di collaborazioni e partnership per un lavoro impegnativo sono promettenti. Un grazie a Moreno Gentili, appassionato curatore del progetto, a Claudio, Marina, Veruschka e soprattutto Pietro Cerretani, amici di Richmond Italia che hanno organizzato al meglio l’evento, puntando su Italiani di Frontiera. Grazie anche a Jacopo Barigazzi, ex collega di Reuters oggi giornalista di Newsweek e AdnKronos, a sua volta relatore a Gubbio, ed alla moglie Gaia, anche lei giornalista ed ex di Reuters, entrambi generosi di consigli e incoraggiamenti, comprimari a fianco dela vera protagonista dell’evento la loro bellssima bimba. Grazie anche a Maurizio Troccoli, bravo collega di Perugia a cui si devono le immagini del video. E a Daniele La Monaca, fotografo di talento che ha lasciato calcio e moda di Milano per il fascino curioso delle mille storie di provincia. E a Luca Buttafava e Alessandro Confalonieri, ideatori del futuro oltre che insegnanti al Politecnico di Milano e Torino (qui un progetto del loro studio Intersezioni Dsign Integrated) Grazie a tutti loro, a Gubbio Italiani di Frontiera e’ decollato.

IdF in vetrina al prestigioso evento del Project Management Institute a San Donato

Per la prima volta Italiani di Frontiera ha tenuto banco per un’ora, fra relatori di grande prestigio e davanti ad una platea eccezionalmente qualificata. La risposta e’ stata straordinaria. Occasione, l’evento organizzato venerdi’ scorso 10 aprile in una sede Eni a San Donato Milanese dal PMI Project Management Institute Rome Chapter, dedicato a Formazione e Meritocrazia. Grazie al suo presidente Aldo Gebbia, manager Saipem e amico di Italiani di Frontiera, quello che per autorevolezza avrebbe potuto essere un punto d’arrivo per il progetto, ne e’ stato invece il punto di partenza, con i migliori auspici. Qui la galleria fotografica dell’evento (foto di Alessandro e Roberto Bonzio). Dopo relatori del calibro di Roger Abravanel, autore del celebre “Meritocrazia” (Garzanti), che ha ispirato l’incontro, dell’ammiraglio di divisione Cristiano Bettini, Capo di Stato Maggiore della Squadra Navale della Marina Militare, di Hans Bekker, manager di Shell Global Solutions e docente della Delft University in Olanda, Italiani di Frontiera e’ stato presentato con un video di interviste ed una conferenza-diario di viaggio personalizzato, tra immagini, riflessioni e divagazioni. L’accoglienza e’ stata sbalorditiva e fa ben sperare per lo sviluppo di questo progetto. Un grazie particolare ad Aldo, che ha gia’ proposto di replicare la presentazione a Roma, e a tutti i manager che con la loro attenzione ed i loro consensi hanno infuso nuova carica a questo lavoro. Un grazie speciale anche ad Eugenio Alberti Shatz, artista ed esperto di comunicazione, ed Enrico Beltramini, docente della Cattolica e imprenditore a Silicon Valley ( qui, si puo’ scaricare gratis il suo bellissimo libro Hippie.com La new economy e la controcultura californianai cui consigli sono stati indispensabili per dare alla presentazione quel taglio personale che si e’ rivelato efficace.

Prima uscita pubblica per Italiani di Frontiera serata a Brera parlando di merito e impresa

Prima la neve poi la pioggia, ma non e’ bastato ad impedire ad un manipolo di ardimentosi di partecipare alla prima uscita in pubblico di Italiani di Frontiera. E’ accaduto lunedi’ scorso 2 febbraio allo Speakeasy di Brera, Milano, ad uno degli aperitivi “Mi merito un drink?”. A far gli onori di casa Alessia Mosca, giovane parlamentare del Pd, che con la sua squadra organizza questi appuntamenti per discutere in un’atmosfera informale di temi attinenti alla meritocrazia, uno dei punti dolenti del sistema Italia. In apertura di serata, il video di 23 minuti che presenta il progetto Italiani di Frontiera, con una carrellata tra gli “Italindiani” scoperti da Cesare Marino ed estratti dalle interviste a Roberto Crea, Federico Faggin, Luca Cavali Sforza, Marcello Forconi, Barbara Rosario e Fabrizio Capobianco. Incoraggianti i commenti e le reazioni. Qui una galleria fotografica dell’evento di lunedi’ scorso, proposta dagli organizzatori. Qui una seconda galleria di immagini a cura di Fabio Falanga e Valerio Vigo. Qui il blog dell’iniziativa. Poi un’interessante chiacchierata, introdotta da Antonio Garufi, con gli interventi di Rita Fatiguso, giornalista del Sole 24 Ore appena tornata dalla Cina, di Mattia Mior, imprenditore giovane e innovativo e di Francesco Liguori, impegnato con Leonardo 3 a rendere accessibili le opere di Leonardo grazie alle nuove tecnologie. Prossimo appuntamento a Brera lunedi’ prossimo 16 febbraio con Enrico Letta parlamentare del Pd ed il giornalista Beppe Severgini.

Amici di IdF, con l’esempio di 50×70 for Good gli auguri di un 2009 di creativita’ e impegno

Sara’ un 2009 all’insegna della creativita’ e dell’innovazione. Nelle intenzioni dell’Unione Europea e nell’augurio di Italiani di Frontiera. Che inizia quest’anno raccontando una storia particolare. Un anno e un giorno fa, 31 dicembre 2007, bar Principe di piazza Sant’Alessandro. Ad un tavolo, l’autore di questo progetto, in piena overdose di adrenalina a pochi giorni dalla partenza degli Usa per un lavoro tutto da realizzare e immaginato da poco, ed un giovane grafico di talento, Pasquale Volpe, poi autore del logo Italiani di Frontiera, all’attivo un progetto di risonanza internazionale costruito proprio su creativita’ e impegno: Good 50×70. Con un manipolo di fedelissimi, Pasquale ha lanciato un concorso per la comunicazione sociale e la riscoperta del manifesto, ormai esclusiva delle pubblicita’ commerciali, come mezzo per campagne di sensibilizzazione su temi cruciali: dai diritti umani alle vittime di guerra, dalla scarsita’ di risorse idriche all’effetto serra. Ha stabilito contatti con associazioni e istituzioni, da Greenpeace ad Emergency, da Unicef ad Amnesty International. Ma soprattutto e’ riuscito a diffondere il concorso grazie a Internet in istituzioni, scuole, studi di grafica di tutto il mondo. La partecipazione e’ stata sorprendente, centinaia di disegni da ogni angolo del Pianeta (un contatto al sito web persino dal Polo Nord!) una giuria qualificata ha selezionato le 210 opere premiate con l’inserimento in una mostra che da tempo gira il mondo, dopo l’esordio nell’edizione 2007 alla Triennale di Milano, ed il bis nel 2008. Un lavoro immane e non retribuito, che ha richiesto energie e soprattutto una capacita’ visionaria: creare e immaginare cosa puo’ diventare la propria creazione. “La soddisfazione piu’ grande e’ stata essere chiamato a tenere un master di grafica al quale l’anno prima volevo iscrivermi come studente…” ha detto Pasquale. Che ora alterna il lavoro nel nuovo studio di cui e’ titolare a puntate in giro per il mondo, dove viene chiamato da scuole e istituti di grafica e design. “Good 50×70″ e’ comparso negli ultimi giorni del 2008 come logo di un’azione chiamata Guerrilla & Peace”, con adesivi a forma di fumetto con la parola “Pace” in diverse lingue, collocati su migliaia di manifesti pubblicitari per le vie di Milano (qui la galleria di immagini). Un anno e un giorno fa, in quel bar, Pasquale ha ascoltato con pazienza un’idea ancora solo immaginata, ha disegnato in pochi giorni un logo (ispirato per modo di dire da un orrido schizzo dell’autore, frutto di un sogno notturno) e curera’ ora la grafica di Italiani di Frontiera, (libro, nuovo sito web ecc). Il suo talento sara’ prezioso, il suo esempio accompagna gli auguri a tutti da parte di Italiani di Frontiera. Per un 2009 di creativita’, innovazione. E impegno sociale.