Quella Pasquetta 2008 a Google… e Marco Marinucci cita IdF su Corriere.it

…”Come ammetteva lo stesso Riccardo Monti, presidente dell’Agenzia Italiana per la promozione all’estero durante la sua scorsa visita a San Francisco, “come paese, ci siamo scordati totalmente di fare marketing del nostro genio innovativo nel mondo”. Se ne sono accorte organizzazioni come lo SVIEC (Silicon Valley Italian Executive Council) e soprattutto gli “Italiani di Frontiera” dello story teller Roberto Bonzio,  che, da anni, stanno dando testimonianza del genio italiano in Silicon Valley. Ed è su queste premesse che è nata l’attività della fondazione Mind the Bridge…” Ieri, in un post intitolato “Faggin ed in nuovi talenti italiani di Silicon Valley”, sul blog omonimo su Corriere.it, che cura assieme ad Alberto Onetti, Marco Marinucci, prezioso amico di IdF ha citato anche Italiani di Frontiera come parte di un movimento che sta riscoprendo le eccellenze del talento italiano, rafforzando il ponte di scambi con la culla mondiale dell’innovazione. Grazie Marco! Sono trascorsi cinque anni dall’inizio dell’avventura di Italiani di Frontiera e la Pasquetta 2008, giorno feriale negli USA, i Bonzios l’avevano trascorsa nel quartier generale di Google a Mountain View, ospiti proprio di Marco, raccontando poi la giornata memorabile su Bonzi.Us blog, il blog di famiglia, in un post curato dalla signora Bonzio. Cinque anni dopo, Marco ha lasciato (da poco) Google per dedicarsi a tempo pieno a Mind the Bridge, cresicuta nel frattempo in modo straordinario, assieme al ponte di opportunità e affari fra Italia e Silicon Valley. Al quale Italiani di Frontiera ha dato il suo contributo, con storie di talento di qua e di là dall’oceano. E per questo 2013, anno della Cultura italiana negli USA, IdF ha in cantiere un progetto di storytelling multimediale itinerante tricolore-stellestrisce moolto ambizioso… Ne riparleremo, molto presto.

Marco Marinucci lascia Google, Luca Prasso lancia Curious Hat… IdF crescono

Qualche mese fa era toccato a Luca Prasso, veterano della grafica digitale,  lasciare dopo anni un colosso come DreamWorks per lanciare con successo una nuova avventura creativa, dedicata in particolare ai bambini, con il bellissimo Curious Hat. Elogiato di recente da un articolo su Wired come fucina delle applicazioni per l’educazione del futuro. Oggi Marco Marinucci, per anni ingegnere a Google, uno degli ispiratori di questo progetto e animatore di Mind The Bridge, che ha ospitato ogni anno Italiani di Frontiera nell’evento finale del suo concorso per start up, ha annunciato  il suo addio a Google dopo 7 anni, 3 mesi e 27 giorni. Si dice che si rimane “Googler” per sempre… lascio per quel che ho imparato qui, dice Marco: “Make a difference, be true to yourself, and try to have fun”. Luca e Marco sono amici, oltre che protagonisti di Italiani di Frontiera. Incrociati quattro anni fa, sono entrati col loro esempio a pieno titolo nella mia vita e nel mio progetto. E nel giro di pochi mesi abbiamo fatto tutti la stessa scelta: lasciare un colosso prestigioso (io l’ho fatto l’anno scorso con l’addio a Reuters, rimasto supporter di Italiani di Frontiera) per tentare una personale avventura professionale, nella continuità con l’esperienza maturata. “Italiani di Frontiera” cresce… e crescono pure con le loro scelte gli Italiani di Frontiera, non solo a Silicon Valley.

IdF oggi a Mind The Bridge, l’evento live in streaming. Intervista a Marco Marinucci

Il grande giorno e’ arrivato. Oggi Italiani di Frontiera e’ di scena al prestigioso evento ponte fra Italia-Silicon Valley, Mind The Bridge, nella sede del Corriere della Sera. La presentazione, alle 14.30, con una conferenza multimediale introdotta da Moreno Gentili, curatore del progetto, per la prima volta proporra’ anche lo spot della web tv Italiani di Frontiera, in cantiere in collaborazione con i fantastici ragazzi di Shado.tv, di H-Farm. Tutto l’evento si potra’ seguire online in streaming dal vivo sul sito dell’evento. Concorso di idee con start up italiane in cerca di investitori, le migliori selezionate parteciperanno ad un roadshow oltreoceano davanti ai venture capitalist Usa. Poi convegni e tavole rotonde sui temi dell’impresa, dell’innovazione e dei capitali di ventura. Qui l’annuncio di ieri su Reuters. Ieri sera, pur provato dalle fatiche della vigilia, Marco Marinucci, ingegnere di Google, grande amico di Italiani di Frontiera, ideatore e animatore di Mind The Bridge, ha trovato il tempo per rispondere a qualche domanda. – Quali le principali novità dell’edizione 2009? Avere una partnership su un media primario (RCS/Corriere). L’obiettivo della nostra fondazione e’ avere un impatto rilevante sul sistema Italia. Quindi dobbiamo raggiungere le masse, non solo gli addetti ai lavori. La nostra partnership strategica con il Corriere ci permette questo. Al Venture Camp dello scorso anno abbiamo seminato tra un centinaio di addetti ai lavori. Quest’anno siamo stati costretti a chiudere le prenotazioni all’evento dopo 4 giorni a 340 riservati, con altre migliaia che seguiranno i lavori in streaming su internet. Avrebbero potuto essere 2 o 3 volte tanto. Vuol dire che i temi che trattiamo sono sempre piu’ prioritari in Italia. – Come si è trasformato Mind The Bridge dalla prima edizione? “Ci siamo strutturati. Dopo aver creato una Fondazione con sede a San Francisco, ho creato un Board e una squadra che segue il progetto in Italia. Nel frattempo gli alumni, le startup che sono passate nei cicli precedenti, sono diventate a loro volta gli ambasciatori del progetto, disseminando quello che hanno appreso, nello spirito del “give back”. La viralita’ del progetto era uno dei nostri obbiettivi primari. La seconda novita’ importante e’ offrire uno spazio ed un istanza piu’ lunga in Silicon Valley, attraverso i programmi del MTB Gym“. – La cosa più difficile che hai dovuto fare come organizzatore? “Incastrare una ventina di speaker eccezionali, che fossero allineati con lo spirito della nostra iniziativa, “disruptive” ma, al tempo stesso, costruttiva. Ora il passo successivo, sara’ critico. Cambiare il mind set e potenzialmente le policy perche’ il panorama imprenditoriale italiano possa rinnovarsi radicalmente”. – La sorpresa più bella? “La qualita’ dei progetti che si sono presentati e la risposta dell’audience. Il terreno e’ fertile”. – Come ti immagini di essere sabato, alla fine di tutto? “Tu che dici? Uno straccio, che altro! Ma, come si dice, stanco ma felice della bella giornata”.

Marco Marinucci, esperienza da ingegnere Google per favorire un ponte con l’Italia

Tra i pochissimi italiani a Google, societa’ principe di Internet, Marco Marinucci, ingegnere genovese, non ha mai tagliato i ponti con l’Italia. E’ lui anzi uno degli animatori di Mind the Bridge, l’iniziativa mirata a favorire opportunita’ a Silicon Valey per progetti italiani, di cui abbiamo parlato di recente, in questo post ed in quest’altro. Con Italiani di Frontiera, Marinucci ha parlato del suo lavoro in un’azienda che sembra incarnare lo spirito stesso di Silicon Valley. E di spunti che dovrebbero essere d’esempio per l’Italia, per un salto di qualita’ che richiede di cambiare il modo di pensare. Qui il sommario DA GIUNTI A GOOGLE – Sono a Google dal 2005. Fossi arrivato l’anno prima, sarei milionario, come tutti i dipendenti piu’ anziani, che hanno ottenuto stock option andate alle stelle. E molti, anche se milionari, sono ancora qui a lavorare. Originario di Genova, ho fatto li’ l’Universita’ (Ingegneria Elettronica) e a Madrid (MBA). Prima di Google, ero gia’ a Silicon Valley. Lavoravo per l’editore Giunti al progetto Giunti Labs, dopo aver lavorato in precedenza in Francia a Sophia Antipolis nella piccola Silicon Valley in Costa Azzurra. FILOSOFIA GOOGLE – Qui a Google, mi occupo di content partnerships, con progetti come Google Books (ricerca tra i libri) e Google Scholar (ricerca tra articoli scientifici). Il profitto e’ arrivato dopo ma non e’ mai stato l’obbiettivo principale della societa’, che e’ evidentemente una societa’ commerciale ma con una missione nobile: “l’organizzazione dell’informazione nel mondo, in maniera che sia utile ed universalmente accessibile”. E’ stato il principio dei due fondatori , Sergei Brin e Larry Page, che sono partiti con un progetto sviluppato all’Universita’ di Stanford, dove non hanno piu’ finito il loro dottorato, e lo e’ ancor oggi che ci sono circa 20.000 dipendenti e un fatturato lo scorso anno di oltre dieci miliardi di dollari. In questo percorso, persone da tutto il mondo (di italiani siamo solo una dozzina) vengono scelte in base alla loro capacita’ di poter ampliare questo sistema di diffusione della conoscenza. Ed e’ una selezione lunghissima. Per me e’ durata nove mesi, con una trentina di colloqui con persone diverse ed alla fine una presentazione generale al senior management. MEZZI E CONTENUTI – Noi cerchiamo di sviluppare prodotti sempre nuovi per questa diffusione della conoscenza, diffusione “democratica” e senza preclusioni per i contenuti stessi, dei quali per questo non ci occupiamo, a differenza di altri motori di ricerca che spesso sono caduti nella tentazione di mescolare le due cose. Vogliamo evitare che si possano discriminare in base alle scelte o al gusto individuale. ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO – Non ci sono orari, lavoro estremamente flessibile ma ci sono obbiettivi trimestrali che si verificano assieme ai propri capi. Google e’ una societa’ aperta, la sede ha una palestra, sauna, piscina, asilo, ristoranti gratuiti. Ogni venerdi’ pomeriggio riunione raduno con Page e Brin. Partecipano quasi tutti i dipendenti nella sede e molti altri in videoconferenza. Ognuno puo’ porre domande o inserirsi negli appuntamenti con i due capi. MARKETING – Non c’e’ pubblicita’ per i nuovi prodotti Google ma si conta sulla diffusione del passaparola. Se il prodotto funziona lo si vede da solo e va avanti. Altri invece vengono accantonati dopo un po’ se i nostri utenti non reputano essere innovativi. Una diffusione virale, come indicato nel libro “The Tipping Point”. Come e’ successo ad esempio a Orkut, uno strumento di social netwoking ideato da un ingegnere turco e che porta il suo nome, diventato la principale rete di questo genere in India e Brasile. (120 milioni di utenti nel mese scorso secondo Wikipedia). NEGATIVITA’ ITALIANA – Questo spirito positivo e’ proprio agli antipodi, rispetto a quanto si avverte in Italia, dove si percepisce una negativita’ diffusa che va oltre la situazione politica ed economica. E’ stata la generazione dei nostri genitori con alle spalle la fame e la guerra a fare le cose migliori, non certo la nostra. Basta passare la frontiera e andare in Spagna ed avere la sensazione opposta. La percezione che li’ “si puo’ fare” quello che in Italia si e’ rassegnati a non tentare. RISCHIO E FALLIMENTO – Perche’ per innovare bisogna provare e magari sbagliare. Ricerca e innovazione vanno di pari passo con il rischio. Bisogna tentare strade nuove senza paura di fallire. Lo sanno i venture capitalist, che investono su idee diverse sapendo che alcune (poche) frutteranno ed altre (la gran maggioranza) falliranno. E nel mondo del lavoro qui e’ cosi’, si rischia si accetta di poter fallire. Pazienza, si ricomincia da un’altra parte. Questo sembra inaccettabile in Italia, dove il fallimento non e’ un tappa di un percorso ma una disfatta. E la bancarotta di una societa’ e’ sinonimo di bancarotta fraudolenta… UNIVERSITA’ – Non credo sia l’Universita’ il problema dell’Italia. Le nostre come insegnamento sono generalmente qualificate, anche se sono poco aperte all’estero e non hanno quell’interscambio col mondo delle aziende che significa opportunita’ di lavoro ed occasioni di sbocco professionale. BUSINESS PLAN – La base sulla quale si progetta qui un lavoro ed una nuova impresa, come farla nascere e come svilupparla e’ il business plan. Ma chi lo sa fare, in Italia? Nelle aziende non si usa, nelle Universita’ non lo si insegna. ESEMPI DA SEGUIRE – I Paesi da tenere come punto di riferimento ed esempio per il loro ruolo nello sviluppo tecnologico, sono India e Israele soprattutto. Hanno promosso il loro hi tech (in Israele con un impegno da parte del governo), ora hanno un’immagine consolidata nella Silicon Valley, dove le aziende di questi due Paesi sono presenti con il marketing e la ricerca di investimenti, mentre i prodotti vengono sviluppati in casa loro. E Israele e’ gia’ ad una seconda fase. ESEMPI ITALIANI – Ma ci sono anche aziende italiane sviluppate secondo questo modello. Penso a Funambol, che ha marketing e finanza qui, mentre sviluppa i suoi prodotti in Italia. E’ questa la strada giusta. UN PONTE CON L’ITALIA – Pochi giorni fa abbiamo concluso la prima edizione di Mind the Bridge. Un concorso

Matteo Renzi fra gli Italiani di Frontiera a San Francisco: video, commenti, proposte e mille idee

  “Bisogna cambiare racconto… le riforme possono cambiare qualcosa, le idee possono cambiare tutto… sono le idee che cambiano un Paese… non c’è una dicotomia fra la qualità che si respira qui e la qualità che c’è in Italia… Questa qualità non è valorizzata perché c’è un racconto, che è quello tipico dei talk show… il racconto di una negatività… il messaggio implicito che no non si può… un messaggio condizionato che viene da anni di rassegnazione… si può tornare a pensare che il tempo dell’Italia non sia soltanto il passato… c’è bisogno di un gigantesco investimento in educazione…smettere di continuare a raccontare tutte le cose che non vanno… c’è proprio bisogno di un cambiamento profondo in tutto ma se non ci mettete l’unica cosa sulla quale  siamo davvero in grado di non avere competitore, che è la forza delle vostre idee del vostro cervello, non si va da nessuna parte…” Uh quanti dei valori cui s’ispira Italiani di Frontiera sono risuonati, nelle parole dette dal premier Matteo Renzi nei giorni scorsi a San Francisco, negli incontri che hanno visto di scena moltissimi dei protagonisti di questo progetto. Sono le idee che cambiano il mondo e occorre una narrazione che sappia ispirare queste idee, con storie ed esempi da contrapporre alle macerie culturali che descrivono sempre e solo un declino ineluttabile… No, non è vero che non c’è nulla da fare, è che per farlo occorre cambiare testa… I contributi dei partecipanti sono stati davvero notevoli, fra interventi e messaggi rivolti al premier con lettere aperte online. E dunque, ecco il video integrale dell’incontro allo Yacht Club, girato e montato dalla bravissima Enza Sebastiani (grazie Enza!).      Ecco la scaletta dei contenuti 0’15”  L’introduzione di Matteo Renzi  6’02”  Mauro  Battocchi console generale d’Italia a San Francisco  6’14”  Marco Marinucci (Mind the Bridge) 9’01”  Valeria Sandei (AlmavivA) 13’05” Cosimo Palmisano (BEST, Ecce Customer) 16’16” Matteo Daste, (BAIA ) 18’58” Livia Cevolini (ENERGICA) 21’54” Simone Brunozzi (VmWare) 23’38” Matteo Melani (Mightybell) 24’16” Giovanni Acchello (LinkedIn) 26’06” Francesco Zappacosta (Pagani Automobili) 27’58” Matteo Renzi conclude e riceve dal sindaco di San Francisco Ed Lee le chiavi della città 40’50” Il saluto del sindaco Ed Lee 42’46” Foto di gruppo e selfie con sullo sfondo il Golden Gate Bridge .   Qui invece le Lettere aperte che sono una miniera di spunti, inviate a Matteo Renzi su diversi temi, con una fortissima voglia di partecipare attivamente alla sfida in corso in Italia. – Simone Brunozzi (e decine di altri firmatari): analisi di Silicon Valley e cosa imparare (dal blog del console Mauro Battocchi) – Marco Marinucci sul blog del Corriere: Un cambio di rotta del sistema Paese – Elena Favilli (Timbuktu): L’innovazione senza donne – Fabrizio Capobianco (Tok.tv, Funambol): Matteo Renzi e il software, è la volta buona Inoltre. una bella presentazione di Vittorio Viarengo, grande evangelist di Silicon Valley, anche questa rivolta direttamente a Renzi, 50 minuti che sono una lezione preziosa di management, spirito innovativo e non solo. Infine tra i commenti al termine della visita da parte degli italiani di Silicon Valley, quelli di Francesco Lacapra e Fabrizio Capobianco nel pezzo di Federico Rampini su Repubblica,  quello di Cosimo Spera su Wired Italia, di Enza Sebastiani, Alessandro Ratti, Matteo Daste, Aldo Cocchiglia ed altri nel bell’articolo di Paolo Pontoniere ancora su Repubblica. Aggiornamento con una preziosa riflessione di Massimo Gaggi sul Corriere della Sera, dopo la visita di Renzi, su come Silicon Valley potrà influenzare la politica italiana: “La Silicon Valley non è solo tecnologia: è il luogo di una rivoluzione culturale che ora prova a diventare anche una forza di cambiamento della politica”.  

Glancee acquisita da Facebook! Così Andrea Vaccari aveva svelato a IdF l’idea in embrione…

“Grande!! sentire spiegare l’idea in embrione di Glancee ( che poi nasceva l’anno dopo…) oggi, dopo l’acquisizione da parte di FB è un bello scoop …grande Roberto Bonzio!” Il commento di Paolo Marenco, grande amico di Italiani di Frontiera e impagabile partner nell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour è arrivato ieri sera. Dopo 24 ore di giustificata euforia nel microcosmo degli innovatori italiani, per il successo di Glancee, start up made in Italy sviluppata a Silicon Valley, acquisita da Facebook, con l’idea di un’applicazione per smartphone che permette di trovare persone con gusti analoghi ai propri nelle vicinanze, prendendo informazioni semantiche da Facebook, Wikipedia, Linkedin, etc. Qui la notizia nei dettagli, dal blog del Corriere di Marco Marinucci, animatore di Mind the Bridge altro amico di IdF. A spiegare l’idea in embrione, che poi ha conquistato il colosso dei social network, era stato Andrea Vaccari, tra i fondatori di Glancee, intervistato un paio d’anni fa a Frontiers of Interaction 2010 a Roma.   Non dimenticherò mai la prima impressione che mi fece Andrea, l’anno prima al Frontiers of Interaction 2009, un ragazzone che avevo scambiato per uno studente di belle speranze. E che mi aveva steso, raccontando con semplicità il suo curriculum da spavento. Andrea Vaccari, origine veronese svelata da una dolce cadenza,  a meno di 30 anni  dopo la laurea Summa Cum Laude al Politecnico di Milano in Computer Engineering,  le esperienze da assistente allo stesso Politecnico, poi oltreoceano alla University of Illinois a Chicago, (dove ha conseguito un pH.D. in Computer Science), di ricercatore al Massachussetts Institute of Technology a Cambridge (Usa), e al Santa Fe Institute di Santa Fe (Nuovo Messico), aveva trascorso un breve periodo come Software Engineer nella sede Google di New York, prima di tornare all’Università a Chicago. Successivamente, Andrea si è fatto convincere a trasferirsi a Silicon Valley, dove l’altro giorno ha messo a segno lo storico “colpaccio” dell’acquisizione da parte di Facebook con i partner di Glancee (tra loro un altro prezioso amico di Italiani di Frontiera, Matteo Daste, avvocato che della società è advisor, tra i promotori di BAIA, nel direttivo di Mind the Bridge). Oggi quell’intervista assume un significato particolare. Paolo la definisce “scoop”. A dire il vero, era già successo con altri amici di IdF arrivati al successo dopo i nostri incontri. Come Augusto Marietti  di Mashape o Nicola Farronato con b-sm@rk. Chissà, forse Italiani di Frontiera sa guardare lontano. E forse porta davvero fortuna…

Online lo speciale natalizio di Radio24 su Italiani di Frontiera!

Venti minuti fitti di storie e riflessioni, alla vigilia di Natale. Per raccontare alla radio Italiani di Frontiera, i suoi protagonisti, i valori che persegue. Sintetizzati nel manifesto Tornare a Sognare per una Nuova Italia. Davvero una grande occasione, quella offerta a IdF da Sergio Nava, amico e giornalista di Radio24, dove conduce la trasmissione Giovani Talenti, che sabato 24 dicembre ha dedicato una puntata speciale natalizia proprio a Italiani d Frontiera. Abbiamo parlato di amici vecchi e nuovi: Federico Faggin, Roberto Crea, Marco Marinucci, Fabrizio Capobianco Augusto Marietti, Elena Favilli… e Vincenzo Di Nicola (ideatore di Pago), la cui intervista uscirà a giorni su IdF. Raccontando anche la storia ricca d’ispirazione di Amadeo Peter Giannini, banchiere visionario, fondatore di Bank of America. I riscontri sono stati ottimi, grazie a tutti per i commenti positivi. Qui l’audio Mp3 dello speciale natalizio Italiani d Frontiera di Radio24. Un grazie speciale a Sergio Nava, davvero bravissimo. I temi trattati dai nostri progetti e della trasmissione natalizia sono in sintonia con quelli proposti dall’associazione ITalents, nata da poco, di cui sono stato tra i fondatori con un gruppo di preziosi amici: scommettere sul ponte fra talenti italiani in patria e all’estero. Scambi di conoscenze e idee, per rinnovare l’Italia. E fare squadra.

Berkeley Day, dopo la sferzata di energia dalle start up italiane (IdF SV Tour)

  La carica di adrenalina, idee forti e chiare, energia ed entusiasmo è stata tale da stordire. Una giornata intera all‘Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, ospiti della direttrice Patrizia Gambarotta, alla scoperta di alcune delle più vivaci start up italiane in California. Un’esperienza emozionante, per la squadra dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour ed i giovani degli altri due Tour guidati guidati da Enrico Aprico e Michele Simonato, coordinati da Paolo Marenco. Andate a spulciare progetti e modelli di business di queste compagnie: DomainsBot, Gopago , Passpack, Mashape, Letslunch, Gigwme, Crowdengeenering. Presentazioni incalzanti, idee ambiziose e un fuoco di fila di domande e risposte, poi diversi momenti di networking. Su tutti l’estro un po’ folle di Augusto Marietti di Mashape, che IdF aveva intervistato prima della partenza per gli Usa. E ancora una volta l’esperienza e il grande esempio di Fabrizio Capobianco, Funambol, che davvero ha tracciato la strada per questi ragazzi, e che ha concluso da par suo l’evento. Top Friend di IdF, Fabrizio, come il console generale d’Italia a San Francisco, Fabrizio Marcelli, che ha avuto parole d’elogio per questo progetto. E Jeff Capaccio fondatore di SVIEC che ha propiziato questi tour. Visita finale poi al Pier 38, sede di molte start up, ancora ospiti di Marco Marinucci come il giorno prima a Google. Oggi la nostra squadra dedica una giornata intera alla leggendaria Università di Berkeley.Qui intanto le gallerie fotografiche dello Start Up Day, delle visite a Google e di quella in IBM.

Stanford e Cisco ieri. E oggi tocca a Google e IBM

Professore e manager allo stesso tempo: così Alberto Salleo, Assistant Professor di Scienza dei Materiali ha presentato in questa videointervista il suo lavoro alla Stanford University. Un ottimo esordio lunedì scorso per il primo Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour, che ieri ha toccato invece un altro colosso della Bay Area, Cisco, azienda che forse come nessun’altra è stata beneficiata dalla forte presenza di ingegneri e manager italiani. Ospiti di Carlo Tedesco (che ha confessato di essere un attento lettore di Italiani di Frontiera… Grazie Carlo!), abbiamo scoperto l’importanza del “fog computing” , una sorta di rete diffusa che invece che risiedere nel web, come il cloud computing, è in prossimità degli apparecchi dell’utente. E le potenzialità di “Internet delle Cose”, l’interazione fra web e apparecchi del mondo reale, sulla quale sta lavorando Cisco  In due gallerie fotografiche, le immagini delle visite a Cisco e Innovalight e quelle di alcune preziose slides delle presentazioni a Cisco.. Nei prossimi giorni in arrivo video con interviste a diversi innovatori italiani incrociati nell’azienda, che spiegano il loro lavoro. Pomeriggio non meno vivace a Innovalight, dove Francesco Lemmi, vecchio amico di IdF, non è stato da meno, animando un dibattito sul confronto stili di vita e opportunità Italia-Usa, dopo aver spiegato così bene l’attività e le strategie dell’azienda (da poco acquisita da DuPont) nel campo dell’energia fotovoltaica (innovativi pannelli al silicio) che… persino io ho capito! NOn bastasse, in serata evento SVIEC organizzato da Jeff Capaccio, incrociando tanti veterani italiani di Silicon Valley e vecchi amici di IdF. Oggi la giornata non sarà da meno. In programma le visite al quartier generale Google a Mountain View, ospiti di Marco Marinucci. Poi ll pomeriggio nel cure di Big Blue: all’IBM di San Josè!    

IdF a Mind The Bridge 2010, jet lag e chiacchierata con Massimo Sgrelli

A volte il jet lag fa strani scherzi. Come si comporta sul palco di un evento un tipo ancora sotto l’effetto fuso (in tutti i sensi) per il ritorno 24 ore prima dalla California, dopo l’evento di Rudio a San Francisco? In modo un po’ bislacco ma non malaccio, dopo tutto, per far capire alla platea di innovatori che per costruire il futuro e cambiare stereotipi consolidati, non si può parlare solo di impresa e hi tech in un microcosmo illuminato, occorre una battaglia culturale che coinvolga molte più persone. Da combattere con armi… non convenzionali, muovendosi “Out of the Box”, fuori dagli schemi. Ne esce una divagazione eccentrica e una gran bella chiacchierata con Massimo Sgrelli, imprenditore di Wave Group che si prepara allo sbarco in California. E che nei prossimi giorni si presenterà con un video in esclusiva su Italiani di Frontiera. L’evento di questo video è il Mind The Bridge 2010 nella sede del Corriere della Sera, (qui il canale YouTube dell’evento) avamposto così avanzato che la squadra di tecnici della sala, superato il panico iniziale, è riuscita persino a compiere quella che all’inizio aveva definito una Mission Impossible: collegare in pochi minuti un Mac sul podio al proiettore! Fantastic! Grazie come sempre a tutti gli amici di MtB,  Alberto Onetti, Marco Marinucci (ha confessato d’aver colpevolmente perso l’imperdibile coppia Bonzio-Sgrelli… perdonato, se ti penti, perdonato), ed il loro team di giovani pronti a tutto.