Berkeley Day, dopo la sferzata di energia dalle start up italiane (IdF SV Tour)

  La carica di adrenalina, idee forti e chiare, energia ed entusiasmo è stata tale da stordire. Una giornata intera all‘Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, ospiti della direttrice Patrizia Gambarotta, alla scoperta di alcune delle più vivaci start up italiane in California. Un’esperienza emozionante, per la squadra dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour ed i giovani degli altri due Tour guidati guidati da Enrico Aprico e Michele Simonato, coordinati da Paolo Marenco. Andate a spulciare progetti e modelli di business di queste compagnie: DomainsBot, Gopago , Passpack, Mashape, Letslunch, Gigwme, Crowdengeenering. Presentazioni incalzanti, idee ambiziose e un fuoco di fila di domande e risposte, poi diversi momenti di networking. Su tutti l’estro un po’ folle di Augusto Marietti di Mashape, che IdF aveva intervistato prima della partenza per gli Usa. E ancora una volta l’esperienza e il grande esempio di Fabrizio Capobianco, Funambol, che davvero ha tracciato la strada per questi ragazzi, e che ha concluso da par suo l’evento. Top Friend di IdF, Fabrizio, come il console generale d’Italia a San Francisco, Fabrizio Marcelli, che ha avuto parole d’elogio per questo progetto. E Jeff Capaccio fondatore di SVIEC che ha propiziato questi tour. Visita finale poi al Pier 38, sede di molte start up, ancora ospiti di Marco Marinucci come il giorno prima a Google. Oggi la nostra squadra dedica una giornata intera alla leggendaria Università di Berkeley.Qui intanto le gallerie fotografiche dello Start Up Day, delle visite a Google e di quella in IBM.

Stanford e Cisco ieri. E oggi tocca a Google e IBM

Professore e manager allo stesso tempo: così Alberto Salleo, Assistant Professor di Scienza dei Materiali ha presentato in questa videointervista il suo lavoro alla Stanford University. Un ottimo esordio lunedì scorso per il primo Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour, che ieri ha toccato invece un altro colosso della Bay Area, Cisco, azienda che forse come nessun’altra è stata beneficiata dalla forte presenza di ingegneri e manager italiani. Ospiti di Carlo Tedesco (che ha confessato di essere un attento lettore di Italiani di Frontiera… Grazie Carlo!), abbiamo scoperto l’importanza del “fog computing” , una sorta di rete diffusa che invece che risiedere nel web, come il cloud computing, è in prossimità degli apparecchi dell’utente. E le potenzialità di “Internet delle Cose”, l’interazione fra web e apparecchi del mondo reale, sulla quale sta lavorando Cisco  In due gallerie fotografiche, le immagini delle visite a Cisco e Innovalight e quelle di alcune preziose slides delle presentazioni a Cisco.. Nei prossimi giorni in arrivo video con interviste a diversi innovatori italiani incrociati nell’azienda, che spiegano il loro lavoro. Pomeriggio non meno vivace a Innovalight, dove Francesco Lemmi, vecchio amico di IdF, non è stato da meno, animando un dibattito sul confronto stili di vita e opportunità Italia-Usa, dopo aver spiegato così bene l’attività e le strategie dell’azienda (da poco acquisita da DuPont) nel campo dell’energia fotovoltaica (innovativi pannelli al silicio) che… persino io ho capito! NOn bastasse, in serata evento SVIEC organizzato da Jeff Capaccio, incrociando tanti veterani italiani di Silicon Valley e vecchi amici di IdF. Oggi la giornata non sarà da meno. In programma le visite al quartier generale Google a Mountain View, ospiti di Marco Marinucci. Poi ll pomeriggio nel cure di Big Blue: all’IBM di San Josè!    

Stanford ed ex Olivetti, partenza alla grande per l’IdF Silicon Valley Tour

Una partenza in grande stile per il primo Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour galleria fotografica). Ieri l’esordio a Stanford, assieme ai giovani dei due Silicon Valley Study Tour in corso in contemporanea,  con Alberto Salleo, Assistant Professor di Scienza dei Materiali ed esperto di nanotecnologie, Gianluca Iaccarino, Assistant Professor di Ingegneria Meccanica,  premiato di recente con un importante riconoscimento scientifico dal presidente Obama, oltre a tre giovani studenti italiani di talento che stanno ultimando gli studi nella prestigiosa Università californiana. Piacevole appendice per il gruppo, shopping “selvaggio” nel negozio di Stanford tra felpe, magliette e gadget. Nel pomeriggio ospiti di Jeff Capaccio, fondatore del Silicon Valley Italian Executive Council, per incontrare Giacomo Lorenzin che ha conquistato giovani e meno giovani col racconto della sua esperienza personale da Portogruaro (Venezia) a Ivrea alla California, da Olivetti all’esperienz adi imprenditore del software. Oggi tocca a Cisco, un colosso californiano hi tech che ha avuto una forte presenza di manager italiani e Innovalight che produce una vernice al silicio per innovativi pannelli solari, ospiti di Francesco Lemmi, amico di IdF già incrociato e intervistato tre anni fa. In serata poi meeting Sviec, fiancoa  fianco a diversi veterani di successo italiani di Silicon Valley.

Stanford, oggi l’inizio delI’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour

Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour: da oggi si fa sul serio. Tutta la mattinata a Stanford, ospiti di Alberto Salleo, esperto di nanotecnologie. Poi nel pomeriggio ospiti di  Jeff Capaccio, www.sviec.org,  per incontrare  Giacomo Lorenzin, che racconterà la sua esperienza da veterano  Olivetti awww.hitsw.com. Ieri intanto primo tour de force, ma turistico, per una parte della squadra (in questa galleria fotografica), che ha sfidato le pendenze di San Francisco da Union Square a North Beach sino alla Coit Tower e gli incredibili Filbert Steps, approfittando di una straordinaria giornata di sole.

“Quando Steve Jobs presento’ il mio video…” Enza Sebastiani, una filmmaker ad Apple

Partecipare ad una presentazione del leggendario Steve Jobs, fondatore di Apple, con migliaia di persone. Vedere sullo schermo alle sue spalle un fotogramma del proprio video, sentire Jobs che lo presenta, dicendo che e’ stato realizzato da una persona “molto dotata”. Anche se non ne fa il nome. E’ quanto accaduto a Enza Sebastiani, filmmaker romana, in California dall’inizio degli anni Novanta, da poche settimane QA Engineer per il Consumers Applications Team ad Apple, dove e’ stata a lungo consulente nel settore video. Qui e qui i suoi lavori. Qui invece Enza in una divertente parodia sexy, “Parah Salin” e una sua campagna pubblicitaria per i gelati di Ben & Jerry, AmeriCone Dream che ha chiamato “There Is No Spoon”. DUE MONDI DA ROMA A LOS ANGELES – Sono venuta da Roma in California nel dicembre del 1991 con la speranza di fare la scuola di cinema e fare film. La Ucla (University of California, Los Angeles) aveva il numero chiuso in cinematografia, cosi’ intanto ho studiato English for Professional Communications, e corsi come sceneggiatura, montaggio, improvvisazione teatrale e persino tiro con l’arco arco, nell’incredibile campus dell’Ucla, che sembra uscire da un libro di Harry Potter. Belle esperienze, ma tra Roma e Los Angeles ci sono stati di mezzo diversi pianti. Due mondi. Mi piaceva andare in bicicletta e camminare, ma a Los Angeles non camminava nessuno e mi guardavano dalle loro macchine come un marziano. Pero’ il sogno non e’ mai svanito. DA HOLLYWOOD AD APPLE – Per vivere a Los Angeles devi esserci nato… io ci sono rimasta sino a fine 1992, trasferendomi poi a San Francisco, che avevo visto da turista, innamorandomene. Ho studiato cinema al San Francisco City College e intanto scrivevo e giravo i primi cortometraggi in Super 8 e 16 millimetri. Poi sono tornata a Los Angeles, dove ho fatto uno stage lavorando nella produzione di Propaganda Film (“1000 Acres”). Era il 1996, allora si giravano video musicali e film in 35 millimetri, riprendendo simultaneamente in analogica per far vedere al regista cosa si stava girando. Gestivo il deck analogico sul set. Negli ultimi 10 anni tutto e’ cambiato, in digitale. Fra 1996 e 1999 ho anche fatto provini, fra una produzione e l’altra, lavorando in video musicali, pubblicita’, TV sitcom (News Radios) e in un bel film di Hbo, “Wallace”, su George Wallace, senatore dell’Alabama, interpretato da Gary Senise. Tornata a San Francisco, i miei amici italiani Francesco e Luigi, del ristorante Il Fornaio erano andati tutti alla sede Apple di Cupertino a gestire il Cafe’ Mac su richiesta personale di Steve Jobs, il CEO di Apple. Mi chiesero di aiutarli nella gestione del locale, dove i clienti sono passati da 150 a 1.600 al giorno. E in tre mesi ho conosciuto tutti, compreso Steve Jobs, che veniva spesso a mangiare li’. E’ cosi’ che sono stata assunta come Advertising Budget Coordinator. STEVE JOBS PRESENTA IL MIO FILM – In quel 1999 Jobs aveva introdotto iMovie, il software che ha rivoluzionato il mondo del montaggio digitale. Quando ho visto per la prima volta la presentazione di iMovie fatta da Steve e ho visto quanto era facile fare una dissolvenza mi sono venute le lacrime, pensando ai nostri film in superotto, fotogrammi piccolissimi, mi ci ero persa gli occhi a lavorarci, una dissolvenza era difficile e per un effetto di qualsiasi tipo dovevi fare tutto in manuale… mi sono detta: basta, ora devo cominciare a fare tutti quei progetti che non ho mai iniziato per questione di budget. Sono stata una pioniera del digitale. Anche se e’ considerato un consumer product, iMovie ti permette di fare tanto. Con l’ultima generazione appena introdotta iMovie 8.0 sta veramente diventando qualcosa di magico. E’ nel pacchetto iLife ’09, ho lavorato su questo prodotto come QA engineer per un anno. Ma il software professionale di montaggo di Apple e’ Final Cut Pro, che ti permette di creare un intero lungometraggio, come hanno fatto i fratelli Coen con “Non e’ un Paese per vecchi” o “Brokeback Mountain” diretto da Ang Lee. Nel Novembre del 2000 ho girato in 35mm un cortometraggio, “Swing Dance” che scrissi per due motivi: l’amore per la danza e la vita in genere, ma anche per mostrare come e’ facile creare video sul Mac. Convertii il filmato in digitale, lo importai poi lo montai con iMovie, lasciandone una copia alla segretaria di Steve Jobs, come “regalo di Natale 2000”. Senza ottenere risposta. Poi mi arrivo’ l’invito alla presentazione innaugurale di Macworld 2001 al Moscone Center di San Francisco, dove 5000 persone fra stampa e VIP si vedono rivelare le nuove generazioni di hardware (computers) e software (programmi) disegnati e prodotti proprio qui alla Apple. Steve ha un carisma unico, un’energia travolgente che ti porta dentro al pianeta Apple, facendoti capire l’importanza della tecnologia su un piano creativo e di business. E quella volta, mentre parlava di un sistema rivoluzionario per distribuire video, chiamato iDVD, sullo schermo appare un fotogramma del mio video, “Swing Dance”. Durante la sua presentazione ad un certo punto fa vedere uno spezzone del mio filmato dicendo: “Questo e’ stato fatto con iMovie, su un Mac by da una dipendente Apple mollto dotata”. Grande emozione. Anche se Steve non mi ha neanche nominata per via di Public Relations e di strette corporate policies… Chi ricorda il film “Almost Famous”? Ma poco dopo fui invitata da Steve Jobs a lavorare nel suo Product Marketing Team come Video Communications Specialist, per monitorare, aiutare a migliorare e incrementare l’uso di iMovie. Uno dei progetti che ho disegnato e che e’ stato adottato subito, e’ stata l’“iMovie Gallery”, l’antenato di Youtube, una galleria virtuale su apple.com che ospitava video e commenti di utenti Apple. Il 14% del traffico totale di apple.com veniva generato prioprio dall’iMovie Gallery. In meno di 3 mesi la data base aveva oltre 10.000 utenti attivi. Un altro progetto che atterro’ sulla mia scrivania e’ stata la produzione di un video sul Firewire su richiesta dell’Academy Awards di Hollywood, per la categoria

Mind the Bridge, cinque idee in vetrina per aspiranti Italiani di Frontiera

Happening all’insegna delle idee nuove e del business made in Italy, ieri alla galleria LIMN, angolo di San Francisco consacrato al design italiano, per l’evento conclusivo di Mind the Bridge (qui il post precedente), al quale dedichera’ un servizio anche Rai International, presente alla serata. Marco Marinucci di Google, animatore dell’iniziativa, a fare gli onori di casa, con Jeff Capaccio (Sviec) e Matteo Daste (Baia). Cinque progetti ritenuti meritevoli da un comitato selezionatore, che in questi giorni sono sotto gli occhi di possibili investitori e ieri sera sono stati presentati agli ospiti, quintessenza del made in Italy di Silicon Valley. Come Giacomo Marini, venture capitalist di Noventi (nella foto assieme ai cinque imprenditori venuti dall’Italia per il road show). Econoetica propone un progetto multimediale per il turismo. Nano4Bio riguarda invece biosensori nella coltivazione celulare. VivaBioCell si occupa di ingegneria biotech nel campo dei tessuti. Blucape ofre invece un network per giovani nella comunicazione wireless. BioMan infine e’ un sistema biotecnologico applicato all’alimentazione.

Mind the Bridge, un ponte con gli Usa per le idee innovative made in Italy

Il meglio dell’innovazione italiana in cinque progetti selezionati per la finale di “Mind the Bridge“, iniziativa non profit ideata per favorire con una business plan competition nuovi progetti imprenditoriali, dalle biotecnologie a Internet, dalla telefonia all’energia, gettando un ponte fra Italia e Stati Uniti. Appuntamento domani per l’evento finale a San Francisco, mentre gia’ oggi e’ iniziato il road show per i cinque progetti selezionati, come spiega in questo link Marco Marinucci, ingegnere di Google, uno degli animatori dell’iniziativa. Mind the Bridge e’ stato promosso dall’ambasciatore Usa in Italia Richard Spogli nell’ambito del progetto Partnership for Growth, e realizzato in collaborazione con Baia, Sviec e First Generation Network.

Ventisei milioni gli americani con radici italiane

Ma quanti sono gli americani con radici italiane? Circa 26 milioni, dice l’Us Census Report, come ricorda la Niaf (National Italian American Foundation), che nei giorni scorsi nel cuore di San Francisco, ha organizzato un evento ristretto, occasione d’incontro con i media. Gli italiani sono il quinto gruppo etnico in termini di grandezza, ed un americano su dieci ha antenati italiani, dice ancora Niaf. Sono una una decina gli stati negli Usa, tra i quali New York, Texas, Florida e California, che hanno ognuno piu’ di mezzo milione di cittadini di radici italiane. Tra loro, sei senatori e undici deputati della Camera dei Rappresentanti, dicono i dati diffusi da Niaf. Il cui incontro a San Francisco, e’ stato ospitato da Tony di Napoli, presidente e amministratore delegato di NexTech FAS societa’ hi tech che produce sistemi di precisione utilizzati principalmente nel campo degli schermi piatti. A far gli onori di casa, Elissa Ruffino, direttore comunicazione di Niaf, e Jeff Capaccio, che oltre ad essere vicepresidente della fondazione, e’ anche il presidente del Silicon Valley Italian Executive Council che raccoglie i principali esponenti imprenditoriali del made in Italy di Silicon Valley. Ospite d’onore della serata, Marco Belinelli, star italiana del basket Nba dei Golden State Warriors di Oakland. Niaf si occupa di promuovere concretamente iniziative legate alle tradizioni ed alla cultura italiana, con borse di studio e finanziamenti. Tra queste, un documentario ancora in fase di produzione realizzato da Lou Dematteis, giornalista e fotografo, sulla figura del padre, Louis B. Dematteis, magistrato integerrimo che fu una figura storica della comunita’ italiana in California. In un prossimo post, Lou raccontera’ il suo progetto a Italiani di Frontiera.

Dai mouse di Logitech ai rilevamenti biometrici di Digitalpersona, incontro con Zappacosta

Tra i fondatori e per un decennio presidente di Logitech, azienda leader mondiale nel campo dei mouse, Pierluigi Zappacosta,  tra i principali esponenti della Silicon Valley made in Italy, e’ stato tra gli ospiti illustri al ricevimento offerto nei giorni scorsi nella sede dello Yacht Club di San Francisco,  davanti al Golden Gate Bridge, dal console italiano Roberto Falaschi, che si appresta dopo le elezioni anticipate di aprile a lasciare il proprio incarico nella cita’ californiana. Zappacosta, originario di Chieti, membro del Silicon Valley Italian Executive Council, e’ oggi presidente di Digitalpersona, societa’ che si occupa di tecnologie di rilevamento biometrico, ma non ha rotto i rapporti con l’Italia, dove torna periodicamente. E dove i suoi rilievi critici sulla rigidita’ di un sistema che non favorisce ma anzi  penalizza lo spirito imprenditoriale hanno nel recente passato suscitato vivaci reazioni. Italanidifrontiera ha incontrato al ricevimento Zappacosta (nella foto con Maria Pignati, vicepresidente dell’Order Sons of Italy in America in California), e lo intervistera’ nei prossimi giorni.