Alla scoperta di Facebook e Stanford, poi la serata SVIEC con i veterani italiani di Silicon Valley

Vivere con la Rete vuol dire abituarsi ad un flusso costante nel quale occorre saper navigare. E nel terzo giorno consacrato del nostor tour, partiamo dalla sede al sito social per eccellenza. C’è così tanta eccitazione, nell’arrivare di primo mattino a Facebook, che uno di noi inciampa davanti al grande logo su El Camino Real, dove tutte le comitive scattano le foto d’obbligo, con il grosso disegno della mano col pollice alzato. anche perchè all’interno della sede le foto sono rigorosamente proibite. A far gli onori di casa due giovani ingegneri, Marco Rizzi e Davide Bolcioni, da non molto in Silicon Valley dopo aver maturato una professionalità di prim’ordine a Trento e Bologna.  Spiegano che Facebook sta davvero sperimentando un territorio nuovo, senza termini di paragone e senza precedenti di aziende che abbiano fatto altrettanto, in un campo, quello dei social media, che semplicemente non esisteva fino a pochi anni fa. Si procede per esperimenti, dicono, persino il colore dei bottoni viene testato con prove su un gruppo ristretto di tenti per vedere quale sia più gradito. Il campus di Facebook è attraente, tutto pulito e colorato, musica di sottofondo, ristoranti e negozi, anche se forse lascia un po’ la sensazione di un mondo a sè, autoreferenziale, più simile al set di Truman Show che a una cittadina ordinata. Shopping di ordinanza (accidenti, entriamo nel negozio vuoto trenta secondi prima di esser seguiti da una comitiva asiatica di 40 persone e si finisce a sgomitare…), poi via per la leggendaria Stanford. Niente da fare, cono sono stato una dozzina di volte ma l’emozione è la stessa dei miei compagni di viaggio che ci arrivano soltanto ora.  Si respira un’aria di tranquillità e di eccellenza, fra studenti che sfrecciano in bicicletta nei viali alberati tra gli austeri edifici che richiamano lo stile delle vecchie missioni. C’è il tempo per raccontare la straordinaria storia che intreccia le origini della prestigiosa università all’Italia, in particolare a Venezia (la chiesa cuore dell’ateneo fu interamente decorata con vetrate e mosaici da maestranze veneziane, prima e dopo il terremoto del 1906)  prima del benvenuto da parte di Alberto Salleo, amico di IdF che l’ha intervistato due anni fa, che ci spiega cosa significhi insegnare in questa università e fare ricerca. Un ruolo da “professore-manager” che consente di disporre di strumenti eccezionali e un budget consistente. Con il quale però occorre sfornare risultati: studi, pubblicazioni, anche se il prodotto principale da sfornare sono proprio gli studenti, in grado di sviluppare una propria capacità critica e di ricerca. Come si entra a Stanford? Per… raccomandazione, in un senso però agli antipodi rispetto a quello  cui siamo abituati. In un mondo rigorosamente meritocratico, sono le segnalazioni di professori e luminari ad aprire al strada. Ma nessuno si sogna nè si può permettere di raccomandare per amicizia o interesse, visto che segnalare una persona non meritevole si ripercuote subito sulla reputazione di chi quella persona ha segnalato. A Stanford incontriamo poi Jeff Cabili, vecchio amico di Italiani di Frontiera, che si occupa della promozione della Business School, la formazione che l’ateneo dedica non agli studenti ma ai laureati ed a maturi professionisti che per un periodo possono frequentare corsi di altissimo livello per aggiornare e riqualificare il proprio profilo professionale. Jeff è pure un esperto di comunicazione non verbale e conquista tutti con alcune riflessioni su come sia importante  saper leggere il comportamento altrui e comunicare con gli altri attraverso gesti semplici, dallo sguardo alla stretta di mano, che dicono più delle parole. Toccata e fuga nell’enorme negozio dei gadget dell’università, poi di corsa verso il gran finale. La sera è in programma il meeting dello SVIEC, Silicon Valley Italian Executive Council, che è prezioso partner dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour,  promosso da Unindustria Forlì Cesena con Agenzia Viaggi Manuzzi e organizzato da La Storia nel Futuro. A far gli onori di casa come sempre Jeff Capaccio, fondatore di SVIEC, che ha avuto un ruolo cruciale per la nascita di Italiani di Frontiera. E Jeff accidenti mi dà pure la parola a sorpresa, per un discorso improvvisato gli ospiti… grazie Jeff! La serata è un’occasione unica per gli imprenditori romagnoli in missione di incontrare veterani italiani di Silicon Valley vecchi amici di IdF, come Ezio Valdevit, friulano ex Olivetti, pioniere dello storage network e Fabio Ficano ceo e cofondatore di Moncada Energy USA. Ma soprattutto per ascoltare lo speaker d’eccezione. Chuck Rossi, Engineeering Manager di Facebook. Chuck è un relatore brillante, sforna cifre a ripetizione per dare un’idea di quale sia il movimento di dati, relazioni, contatti che il gigante dei social media attiva. Siamo davvero in un flusso costante, occorre muoversi in fretta e saper essere dirompenti, dice. E’ quello che nel nostro piccolo proviamo a fare pure noi, per catturare suggestioni, idee e nuovi modelli da portarci a casa, con questo tour de force in Silicon Valley.  

Jeff Capaccio, gruppo di talenti sparsi trasformato in squadra con Sviec

Italiani protagonisti da sempre a Silicon Valley. Ma in ordine sparso. Per anni, pionieri dell’hi tech sbarcati nella Baia hanno scritto pagine importanti della rivoluzione informatica. Ma ognuno per se’, mentre altri, come i francesi, facevano gruppo, con tutti i vantaggi che comporta. Sino a qualche anno fa, quando un avvocato, Jeff Capaccio, il piu’ italiano… degli italoamericani, ha avuto l’idea di creare il Silicon Valley Italian Executive Council. Con Sviec, Capaccio ha cambiato l’immagine ed il peso della presenza italiana nel cuore dell’hi tech mondiale (seguito di recente dai giovani di Baia). E qui spiega come ha fatto. ITALIANI IN ORDINE SPARSO – L’idea mi e’ venuta qualche anno fa. Come avvocato avevo tutti questi contatti, con l’Italia ed i tanti italiani di Silicon Valley. Molti si conoscevano fra loro ma non c’era nessuna aggregazione che fosse per loro un punto di riferimento. E’ se facessimo qualcosa che permettesse agli italiani di qui di incontrarsi periodicamente, scambiarsi le proprie idee e fare business assieme? E’ stato cosi’ che ho creato il Silicon Valley Executive Italian Council, coinvolgendo subito Federico Faggin, Enzo Torresi e Pierluigi Zappacosta, Giacomo Marini e Michele Libraro. PASSIONE POLITICA UNA TRADIZIONE – Io sono nato in America ma mi sento italiano quanto sono americano. I nonni, originari di Sestri Levante, erano venuti negli anni Venti in America, dove nacque mia mamma, tornando in Italia quando lei aveva tre anni. Mio nonno aveva comprato dei terreni in Italia con quano aveva guadagnato nelgi usa come florirocoltore. E dopo la guerra tornarono negli Usa. Successivamente arrivo’ anche mio padre, che durante la Resistenza era stato partigiano, ed era anche finito in carcere. E la pasisone politica e’ rimasta una tradizione di famiglia. A casa mia si parlava italiano ed i miei hanno sempre insistito per insegnarmelo, a differenza di tanti italoamericani, che ai figli hanno insegnato solo l’inglese, forse perche’ non patissero le discriminazioni che loro avevano subito. Dopo la laurea in Scienze Politiche (Politica Internazionale) e Diritto all’Universita’di Santa Clara, ho iniziato a lavorare in studi legali ed ho continuato a occuparmi di politica. Sono stato il primo stagista alla Niaf di cui oggi sono vicepresidente, nel 1983 ero stato stagista alla Camera dei deputati, nella commissione Giustizia presieduta da Peter Rodino, deputato di origine italiana che era divenuto celebre per il rigore con cui aveva promosso l’azione contro Richard Nixon, ai tempi del Watergate. Ho fatto di tutto per restare a Washington e finiti gli studi ho lavorato per un paio di campagne elettorali di candidati democratici: Walter Mondale (vicepresidente con Jimmy Carter e sconfitto alle presidenziali da Ronald Reagan nel 1984) e Geraldine Ferraro (che correva con lui alla vicepresidenza). CONCORRENZA ANCHE IN TRIBUNALE – Nell’87 ho iniziato la carriera legale in uno studio con una decina di avvocati, occupandomi di contenziosi civili. Si tratta di un settore strategico, nel mondo delle imprese. Con un sistema giudiziario efficace e veloce, ma molto costoso, una piccola azienda deve imparare in fretta come sopravvivere, in un mondo in cui la concorrenza si gioca anche con cause legali e magari hai di fronte un ufficio agguerritissimo di avvocati di un colosso del tuo settore. Dal 1999 ho iniziato ad occuparmi in particolare di contenziosi che riguardavano la proprieta’ intellettuale nell’hi tech, biotecologie e venture capital, seguendo i trasferimenti tecnologici fra Italia e Silicon Valley. Intanto sono diventato consigliere di Niaf. CONVIVI E BUSINESS – E’ stato cosi’ che ho pensato a Sviec. Non una serie di eventi ma un punto di organizzazione permanente. Abbiamo scelto di coinvolgere soltanto dirigenti e manager italiani e italoamericani di Silicon Valley, per avere un forte impatto in termini di immagine. E oggi contiamo 400 soci, fra italiani e americani di origine italiana. Cosa che consente di sviluppare il business, dalle assunzioni di personale alle joint venture ai finanziamenti, presentandosi al resto di Silicon Valley non piu’ individualmente ma come gruppo. Che rappresenta persone ai vertici aziendali, che contraddicono tanti stereotipi sugli italiani e sono creative, precise, affidabili. Si riuniscono in eventi all’insegna della tradizione italiana, ottimo cibo e ottimi vini, per ascoltare speaker di livello eccezionale. Anche per questo ad ogni evento ci ritroviamo in almeno 150… UN PONTE CON L’ITALIA – Sviec ha contribuito a dare una forte immagine degli italiani di Silicon Valley. Ed ha permesso ad alcuni manager italiani di ritrovarsi magari dopo 20 anni in cui ognuno era andato per la sua strada… e’ successo anche a me, con Paolo Marenco, ingegnere genovese amico di gioventu’, incrociato nuovamente qualche anno fa tramite Internet. Da tempo si occupava in italia di promozione dei distretti produttivi con La Storia nel Futuro, mentre io ero diventato rappresenante degli italiani di questo “distretto”: Silicon Valley… ora Paolo e’ partner di Sviec con il Silicon Valley Study Tour, che porta ogni anno qui un gruppo di laureandi italiani selezionati, che qui incontrano diversi nostri soci, alcuni dei quali sono figure storiche dell’hi tech. Per alcuni di loro con opportunita’ per stage, tesi e anche lavoro. DAI VETERANI ALLE NUOVE LEVE – In Italia la diffidenza, la paura di essere fregati, sembra bloccare spesso ogni iniziativa. Noi andiamo nella direzione opposta: massima apertura alle iniziative di scambio. Con gli studenti del Silicon Valley Study Tour e attraverso programmi come Best e Mind the Bridge, di cui siamo partner,, con i giovani imprenditori, ai quali favoriamo sbocchi e opportunita’ a Silicon Valley. Mettendo a disposizione delle nuove leve, contatti e servizi Sviec, grazie ai “veterani” di Silicon Valley.

A Silicon Valley con Italiani di Frontiera. Diario di viaggio di Luca Vignaga, manager HR

Vecchio amico di Italiani di Frontiera, Luca Vignaga direttore Risorse Umane di Marzotto entra a buon diritto nel nostro gruppo di “fulminati sulla via di Silicon Valley”. Patito di IdF,  dopo infiniti incroci ha partecipato al Silicon Valley Study Tour 2015 con Paolo Marenco, diventando  prezioso partner nella promozione e organizzazione di un Tour in collaborazione con AIDP, Associazione Italiana Direttori Personale, di cui è vicepresidente, realizzato tra agosto e settembre. Non solo ha partecipato al Tour con una carica inesauribile, ha intervistato molti degli speaker, stilando poi a caldo un diario di viaggio, ricco di spunti preziosi non solo per i professionisti delle Risorse Umane come lui. E’ un primo importante passo per Italiani di Frontiera, che d’ora in poi sempre più spesso accoglierà contenuti e contributi di amici di IdF. Grazie Luca!      di Luca Vignaga “L’aereo che mi porta da San Francisco a Philadelphia sta a metà del viaggio e il sonno non arriva. È l’occasione giusta per scrivere le prime sensazioni del mio secondo viaggio in Silicon Valley. Nell’Agosto del 2015 avevo deciso di andare a capire che cosa ci fosse di tanto particolare in questa terra arsa, con una storia imparagonabile alla nostra, ma che ha disegnato, fin dagli anni ’30, tutte le più grandi trasformazioni che oggi fanno parte del nostro bagaglio giornaliero. Una terra che già dieci anni fa gli economisti davano per finita, pronta ad essere traslocata in una altra parte del mondo, magari in qualche zona del Far East. E invece questa terra arsa continua a produrre innovazione. Per quale motivo? In quel viaggio mi ero chiesto quanto questo tipo di esperienza fosse utile al mio mestiere di HR e, tornato in Italia, mi ero convinto che potesse avere un senso costruire un percorso in Silicon Valley dedicato a noi HR. Con Paolo Marenco dell’Associazione La Storia nel Futuro, Roberto Bonzio di Italiani di Frontiera e Jeff Capaccio di SVIEC (Silicon Valley Italian Executive Council), siamo passati dall’idea al progetto. Facile è stato poi trovare in AIDP (Associazione Italiana per la Direzione del Personale) un partner dell’iniziativa, tanto che il progetto e diventato realtà in questi giorni con una pattuglia di undici persone dalle esperienze e obbiettivi più diversi. Pianeta innovazione – La Silicon Valley non ha una storia, ma ha una “sua” storia. Affonda le sue radici nei cercatori d’oro di metà dell’800, nei movimenti beat e della contro cultura americana. Senza considerare questo, come spesso ci ha sottolineato Roberto Bonzio, la nostra impareggiabile guida durante il viaggio, non si può entrare in questo mondo. Oggi è una striscia nel nord della California che concentra gran parte della ricerca e dell’innovazione del pianeta. Una striscia fatta di una montagna di soldi dove i cercatori d’oro del XXI secolo si dannano per trovare start up che devono crescere con un picchi di intensità pari solo all’eccitazione che si prova quando ci si innamora. Una striscia dove l’apice dell’iceberg è fatto da aziende come Apple, Facebook, Uber, Airbnb che stanno sulla bocca di tutti; realtà in grado di confondere un po’ le idee perché se certamente queste aziende stanno cambiando la nostra vita, non sono quelle che la cambieranno in profondità. Le Università di Berkeley e Stanford, parte integrante di questo territorio, con i loro laboratori di ricerca, sono i veri giacimenti dell’innovazione. Questione di ossigeno – Qui la guerra è all’ultimo sangue, ed è una guerra non tanto di talenti, ma di manodopera. Certo non sono operai quelli che cercano: sono principalmente ingegneri, softwaristi, designer. È una guerra combattuta con salari folli (e conseguente costo della vita), fatta di ambienti di lavoro che vogliono assumere l’atmosfera della propria casa e benefit che arrivano a non stabilire il numero delle ferie che si può prendere durante l’anno. In realtà, quello che è rilevante non lo si vede ad occhio nudo, lo capisci mettendo insieme i vari racconti. Sì perché la differenza in questa densità di competenze è l’ossigeno che permea tutto questo perimetro. Nelle aziende che abbiamo visitato, nei molteplici incontri che abbiamo avuto, capisci che la differenza la fa la voglia di futuro che c’è in questo luogo. Nessuno si preoccupa in quale posto di lavoro sarà domani perché sa che questa paura non deve tenerla con sé. Da qui una spinta all’imprenditorialità individuale e collettiva che non riesci a misurare. Muoversi in questo ecosistema è come entrare in un acceleratore di particelle (la metafora mi viene facile visto che abbiamo visitato lo SLAC, uno dei più grandi acceleratori al mondo) che ti fa vedere come potrebbe essere il futuro: nanotecnologie, realtà virtuale/aumentata, robot/machine learning, alcune delle grandi trasformazioni che oggi stanno diventando applicazioni quotidiane in grado di cambiare la nostra vita in modo radicale. Italiani di frontiera – Certo, visitare Stanford University, gli Headquarters di Linkedin, Google, Airbnb, e incontrare i colleghi di queste realtà, ti fa comprendere come nella loro people value proposition nulla è lasciato al caso. E’ però negli incontri con Fabrizio Capobianco, inventore di Funambol e ora di Tok.tv, Riccardo di Blasio COO di Cohesity, Marco Palladino ventottenne startupper di Mashape, Flavio Bonomi con la sua Nebbiolo Technologies e Vittorio Viarengo Executive di importanti aziende della Silicon Valley (da VMWare a MobileIron), che capisci come le organizzazioni del futuro potranno riorientarsi. Ho sempre mal sopportato la definizione che ci è stata attribuita di HR Business Partner perché noi o siamo dentro al business o non facciamo il nostro mestiere, quindi non siamo partner di nessuno. Infatti un giro di questo tipo ti porta a fare non solo considerazioni legate agli strumenti HR che usiamo, ma ad essere costruttori del futuro delle nostre aziende. Flashback – Philadelphia è annunciata, per poi ripartire destinazione Venezia; devo chiudere il tavolino. Il tempo per una prima razionalizzazione di questo primo “Italiani di Frontiera Silicon Valley HR tour”, per il momento è finito; in un flashback mi arrivano tutte assieme le immagini di questa intensa settimana che non ci ha lasciato respiro tra meeting, ma anche momenti serali altrettanto interessanti e, in questo caso, divertenti. Come al solito quando vivi così ad alta quota i tuoi compagni di viaggio sono fondamentali per dare tridimensionalità ad una esperienza di questo

Tour a Silicon Valley: il libro Italiani d Frontiera in quattro eventi nella Bay Area!

L’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour che inizia lunedì 2 novembre sarà occasione per presentare nella Bay Area il libro “Italiani di frontiera. Dal West al Web: un’avventura in Silicon Valley” (EGEA, qui la rassegna stampa) che racconta attraverso storie, interviste e incontri nascita e sviluppo di questo progetto. Partito con una famiglia che qualche anno fa decide di vivere per qualche mese in California, trasferendosi da Sesto San Giovanni a Palo Alto, senza immaginare cosa sarebbe accaduto… Martedì 3 novembre primo appuntamento al meeting SVIEC, enoteca Donato di Redwood City, in una serata che avrà come speaker d’eccezione Kenny Lauer, Vice President of Marketing and Digital of the Golden State Warriors. Noi ci saremo con tutti i partecipanti al Tour, Jeff Capaccio ideatore e anima di SVIEC, partner essenziale per Italiani di Frontiera, dedicherà qualche minuto alla presentazione del libro di cui è fra i protagonisti. Sabato 7 novembre secondo evento, interamente dedicato al libro,  18.30 a Berkeley (Valley Life Sciences Building, Room 2060), ospite dell’Italian Society @ Berkeley (grazie mille Irene Ciuci e Fabio De Martino). “An Evening with Roberto Bonzio” niente meno! Qui le registrazioni. E alla fine ceneremo insieme… Ah dovrò prepararmi a presentare il libro in inglese. Ma l’ho già fatto con l’American Business Group a Milano… Mercoledì 11 novembre terzo evento nel cuore di San Francisco con gli amici di BAIA (grazie Franco Folini e Matteo Daste), presentazione alle 18 30 nella bellissima sede di  Squire Patton Boggs LLP, 275 Battery Street Suite 2600 (qui la registrazione) Giovedì’ 12 novembre infine quanto e ultimo appuntamento, in un luogo che ha un valore affettivo speciale, visto che durante i sei mesi trascorsi a Palo Alto, lì eravamo di casa con tutta la famiglia… l’elegante Stanford Shopping Center, ancora con BAIA  (grazie Sara Pirami, Maria Luisa Sacchi, Franco Folini, e Gabriele Bodda), alle 18.30 nel locale Tootsies, 700 Welch Rd Ste 150 Palo Alto, registrazioni nel gruppo BAIA di Facebook,  presentazione in italiano.   Oh quanti amici da invitare… un grazie speciale a tutti gli organizzatori, al Consolato generale d’Italia a San Francisco (amico straordinario di Italiani di Frontiera il console Mauro Battocchi!) e all’Istituto Italiano di Cultura (e al suo direttore Paolo  Bariera) che hanno sostenuto la promozione del progetto nella Bay Area.  

Con Italiani di Frontiera nuovo Tour a Silicon Valley. Ecco il programma

L’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour d’autunno è ormai alle porte. Un gruppo più che mai eterogeneo ed agguerrito, la partenza sabato 31 ottobre. Ecco il calendario delle visite. Lunedì 2  inizio alla grande, con la visita a Stanford University e nel pomeriggio a SLAC, l’acceleratore nazionale gestito dall’Università. Martedì 3 novembre, le visite a due colossi di Silicon Valley,  Facebook e Oracle. In serata, eccezionale evento SVIEC da Donato Enoteca a Redwood City: speaker Kenny Lauer, VP Digital Marketing dei Golden State Warriors, vincitori dell’NBA! Mercoledì 4 sarà la volta di una novità per il Tour, prima visita a Dropbox, poi il ritorno a Novedge, che nel frattempo ha cambiato sede spostandosi nel cuore di San Francisco. In serata, altra preziosa occasione di networking con l’aperitivo con gli amici di BAIA. Giovedì 5 novembre l’attesa trasferta a Cupertino, con un incontro davanti alla sede di Apple, poi nel pomeriggio  a San Josè, per scoprire i segreti di a3Cube. Aggiornamento last minute, terza visita fuoriprogramma, 17 30 dal bravo Francesco Lacapra, veterano Olivetti e imprenditore oggi con Peaxy. Venerdì 6 gran finale, con la visita al quartier generale di Google Mountain View, poi altre due novità per il Tour, accolto prima da Bootupworld a Menlo Park, poi a Sunnyvale per la prima volta a LinkedIn!   Finite le visite, per me il… tour de force proseguirà piacevolmente con tre presentazioni del libro “Italiani di frontiera. Dal West al Web: un’avventura in Silicon Valley”: sabato 7 a Berkeley, mercoledì 11 nel cuore di San Francisco, giovedì 12 in un posto in cui eravamo di casa con la mia famiglia nei sei mesi in cui è nato Italiani di Frontiera: Stanford Shopping Center!.      

Alla scoperta di Silicon Valley con Italiani di Frontiera

Dedicato a chi non ha mai smesso di sognare, anche nel proprio lavoro. Prossime partenze 2017 a fine agosto e ottobre. Per chi crede nel talento, nella passione, nelle folli idee che possono realizzarsi, specie nei periodi difficili… è il momento di fare il pieno di energia, nuovi spunti,  emozioni. E investire su se stessi.  Con un viaggio più rigenerante di un soggiorno esotico, a tutto gas nel luogo in cui si progetta un domani che è già il nostro presente, capaci di guardarsi attorno a 360°:  L‘Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour.   COSA Una settimana in California, a contatto full time con straordinari connazionali, dai veterani Olivetti a giovanissimi startupper,  per scoprire i loro segreti, conoscere quello spirito d’impresa che li fa primeggiare nella culla mondiale dell’innovazione, la Bay Area di San Francisco. E che forse è un po’ anche il vostro. L’esordio è avvenuto nel 2011,  una decina i Tour realizzati sinora, sempre in collaborazione con un partner prezioso come Paolo Marenco (La Storia nel Futuro, ideatore del Silicon Valley Study Tour), con circa 250 partecipanti di ogni settore. PERCHE’ Se credete che questa esperienza riguardi solo chi si occupa di hi tech o digitale… con noi sono venuti a scoprire la Bay Area anche professionisti di abbigliamento, calzature, alimentari, acciaio, agricoltura, edilizia, credito, risorse umane. Perchè Silicon Valley non è un distretto industriale ma un luogo della mente. Dunque conoscerne i protagonisti, comprenderne i trend ma anche le radici storiche e culturali, con un occhio critico e fuori dagli stereotipi,  diventa contemporaneamente… un percorso di scoperta del talento italiano. Di quanto abbiamo di straordinariamente prezioso in campo globale, di quali barriere culturali occorre abbattere in patria per non continuare a mortificare quel talento. Se qualcosa è cambiato, dall’inizio di questa avventura, è il fatto che oggi anche chi pensava che Silicon Valley non riguardasse il suo lavoro… ha  scoperto che è il suo lavoro a riguardare Silicon Valley! Visto che dal marketing all’e-commerce, dai Big Data a Internet delle Cose, nessun mestiere ormai è esente dall’impatto con aziende e tecnologie sviluppate nella Bay Area. “Le visite sono state molto interessanti, i relatori e le relatrici di spessore e tanti sono stati gli argomenti sui quali porre le basi per riflessioni future… Oltre l’aspetto educativo e formativo importante è stato anche il tuo modo, Roberto, di relazionarti con le persone coinvolte che ci ha permesso di entrare intimamente nel rapporto conoscitivo con l’ecosistema della Silicon Valley. Per quanto mi riguarda l’obiettivo è stato ampiamente raggiunto. Grazie”. Mariacristina Gribaudi, presidente Keyline (Treviso) e di Fondazione Musei Civici Veneziani  –  Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2015 COME Il programma prevede l’arrivo entro la giornata di sabato. La domenica è dedicata a una full immersion nella storia e nella cultura di San Francisco, con una lunga passeggiata nel centro della città fra storie e idee che fanno capire come non si può comprendere questo luogo senza ricordare che sono la Corsa all’Oro e la Controcultura californiana le sue matrici principali. Una giornata importante anche per cementare lo spirito di squadra, perchè il Tour è prima di tutto una straordinaria occasione di Team Building, anche fra professionisti di settori, età e provenienza diverse. “Da quando sono tornato dal IdF SV Tour nella mia attività professionale mi impongo quotidianamente di allargare sempre il quadro di riferimento a cui mi rifaccio per prendere le decisioni che mi competono. Il concetto di globalità a San Francisco e dintorni si respira facendo jogging, si tocca con mano ordinando seduti ad un ristorante, si materializza nella connessione wi-fi che nutre la continua crescita delle proprie idee, e ti rimane sulla pelle”. Davide Bonassi, presidente PMI Consulting –  Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2014   DOVE Da lunedì mattina a venerdì sera poi, un vero Tour de force, scorrazzando in pullman da San Francisco a Palo Alto, da Redwood City a San José, fra aziende, Università, incubatori e centri di ricerca. Una dozzina di incontri con straordinari protagonisti, quasi sempre connazionali, in più  eventi serali di networking, oltre a ospiti illustri che spesso fuori programma partecipano in modo informale alle nostre cene, arricchendo l’esperienza del nostro team. “In questa esperienza ho pienamente recepito lo spirito di chi ha fatto impresa in quella terra affascinante. Osservare l’ecosistema industriale in SV ed esserne trasportato/travolto è qualcosa che ha modificato il mio DNA come lavoratore ma come individuo più in generale. In più un ‘grande gruppo’. Stefano Borghi, manager Sisal spa (Milano) – Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2011 Dove andiamo? In questi anni siamo stati più volte ospiti di: – Colossi come Google, Cisco, Facebook, LinkedIn, Yahoo, IBM, VMware, Airbnb, Oracle, Salesforce –  Campus e centri di ricerca delle università di Stanford e Berkeley – Nuove società d’avanguardia come Meta, NetApp, MobileIron, Quid, Cohesity – Aziende innovative con una matrice made in Italy come Cloud4Wi, a3Cube, Mashape –  Incubatori come Bootup World, WeWork, US Market Access   – Incontri di networking organizzati da Consolato Generale d’Italia a San Francisco,  SVIEC (Silicon Valley Italian Executives Council) e BAIA (Business Association Italy America).  “Che bello, chi l’avrebbe mai detto! Sapevo che era un bel viaggio……ma non cosi’ bello!!! Roberto  Bonzio  è bravissimo e l’organizzazione è collaudata e perfetta, sono contentissimo di essere venuto, è veramente un esperienza di vita. COMPLIMENTI”. Vittorio Bonomi, Area Manager Enolgastech (Miami)  Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2014 CON CHI Chi partecipa ai Tour? Negli anni scorsi abbiamo organizzato viaggi con Assolombarda, Intesa Sanpaolo, Unindustria Brindisi, Gruppo Giovani Unindustria Belluno, Confindustria Cesena, Consorzio Brescia Export, Associazione Italiana Direttori Personale, Giovani Imprenditori Assocalzaturifici, Spegea Business School e Magnetic Media Network.  Ma molti dei partecipanti hanno aderito ai nostri viaggi individualmente o in piccoli gruppi. “Dopo una settimana trascorsa ad immergerci completamente in nuovi modelli di lavoro… ciò che mi resta è una spinta interiore e la volontà di applicare, per quanto sarà possibile e per quanto ne sarò in grado, questi concetti alla mia realtà lavorativa. Ciò che penso sia assolutamente indispensabile non perdere, è il feeling che tra di noi si è creato condividendo questa esperienza in Silicon Valley; se saremo in grado di mantenere tutto

Fabrizio Capobianco: ecco come TOK.tv ha conquistato la “mia” Juventus

E’ andato tutto molto più velocemente del previsto, per l’ultima creatura di Fabrizio Capobianco, Top IdF Friend (protagonista della prima intervista Italiani di Frontiera, all’inizio dell’avventura californiana nel 2008)  e figura di spicco degli italiani di Silicon Valley, dopo il successo della sua Funambol di cui oggi è presidente. Con un piacevole scherzo del destino. Partita con successo negli USA, TOK.tv  doveva arrivare in Italia l’anno prossimo. Invece a Fabrizio è arrivato un messaggio della sua squadra del cuore e… in poco tempo è nata Juventus Live . Partenza alla grande, consacrazione sui media l’altro giorno, con un articolo su Repubblica di Riccardo Luna. Ma andiamo per ordine. Incontrato la primavera scorsa durante il Tour a Silicon Valley con i Giovani Imprenditori del Sud guidati da Antonio Perdichizzi, Fabrizio  ha spiegato nei giorni scorsi a IdF la sua nuova avventura, rimbalzata in anticipo in Italia. Ed i suoi promettenti risvolti di business. – Com’è nata l’idea di TOK.tv? Ero stufo di vedere le partite da solo con il mio cane Roberto (detto Bobby, stai tranquillo). E’ una buona compagnia, pero’ quando segna la Juve e io urlo, si spaventa. Il mio sogno era vedere le partite con la mia famiglia, come facevo quando vivevo in Italia. Purtroppo pero’, loro sono in Italia, io in California, e mio fratellino adesso e’ in Mozambico. Mi sono dovuto inventare un modo per poter vedere le partite con loro a distanza. Adesso ci riesco, mi guardo la Juve con la mia app sul divano e mi sembra di essere a casa. Noi emigrati siamo ingegnosi… – E com’è stata accolta negli USA? Negli USA abbiamo lanciato tre app: TOK Baseball – partita già per le World Series del 2012 – , TOK Football – pubblicata poco prima del Super Bowl – e TOK for Oscars, unico esperimento non sportivo. Con TOK Baseball – entrata tra le top 10 apps della categoria “Sport” in US – abbiamo scoperto che gli utenti tornano ad usare la nostra app quotidianamente e che parlano in media per 24 minuti a partita. Numeri incredibili. Lì abbiamo capito che possiamo davvero essere la second screen app – o come diciamo noi – l’app da divano (o couch app) per eccellenza”. – Cos’è piaciuto di più? “La Social Photo – cioè la possibilità di scattare una foto a tutti i partecipanti alla living room (massimo 4) e di condividerla su Facebook – è stata accolta in modo strepitoso (quasi 15,000 foto scattate durante il primo weekend di Juventus Live…)”. – Forse non pensavi di sbarcare così presto in Europa… da cosa è scaturito il contatto con la Juve? “Un giorno ho ricevuto una mail da un indirizzo con dominio juventus.com. Credevo fosse uno scherzo (puoi immaginarti quante verifiche tecniche ho fatto per accertarmene…) e invece era davvero la mia squadra del cuore, la Juve. La passione di sempre che bussava alla porta di TOK.tv. Puro caso del destino”. – E quali i primi riscontri nei primi giorni della app per la Juve? “Con Juventus Live abbiamo raggiunto quota 100.000 downloads nel primo weekend. I commenti sull’App Store e sui nostri canali Social sono entusiasti. Insomma, non ci lamentiamo… Stiamo lavorando alla versione Android, e vorrei triplicare i downloads nel primo weekend “. – Quali altre occasioni vedi in Italia per TOK.tv: altre squadre di calcio, altri sport o eventi… “Noi non ci poniamo limiti 😉 Lo sbarco in Italia era previsto per il 2014 ma l’esperienza di Juventus Live insegna che l’imprevedibile è sempre dietro le porta. Fintanto che ci sarà qualcuno che vuole restituire alla TV il suo lato autenticamente Social, allora avrà senso pensare che TOK.tv possa trovare spazio sia per gli eventi sportivi sia per altri tipi di produzioni TV. E poi il team – come quello di Funambol – e’ tutto in Italia, quindi piu’ riusciamo a fare nel Bel Paese, meglio e’”. – Dietro ad un servizio utile per appassionati e tifosi c’è un sistema in grado di definire il profilo di utenti possibili consumatori, per potenziali inserzionisti. Puoi spiegare questo aspetto di business? “L’idea e’ semplice: l’85% della raccolta pubblicitaria mondiale e’ legata alla TV. Con l’altro 15% – di Internet – Google ha creato un’azienda enorme. Noi vogliamo avvicinare quell’85% a Internet. Oggi le aziende spendono un milione di dollari per una pubblicita’ durante il Superbowl. Non sanno quanti veramente l’abbiano vista, ne’ possono avere un feedback diretto (il famoso click-through di una campagna Internet). Se passa una pubblicita’ in TV e tu hai in mano TOK.tv, noi possiamo darti la possibilita’ di “cliccare” sulla pubblicita’. Passa uno spot di un libro in televisione, compare l’icona in basso a destra, tu pensi “bello, questo me lo compro”, un click ed e’ fatta. E’ una rivoluzione, in un mercato da 200 miliardi di dollari all’anno. Noi ci accontentiamo dell’1% …”.

Quella Pasquetta 2008 a Google… e Marco Marinucci cita IdF su Corriere.it

…”Come ammetteva lo stesso Riccardo Monti, presidente dell’Agenzia Italiana per la promozione all’estero durante la sua scorsa visita a San Francisco, “come paese, ci siamo scordati totalmente di fare marketing del nostro genio innovativo nel mondo”. Se ne sono accorte organizzazioni come lo SVIEC (Silicon Valley Italian Executive Council) e soprattutto gli “Italiani di Frontiera” dello story teller Roberto Bonzio,  che, da anni, stanno dando testimonianza del genio italiano in Silicon Valley. Ed è su queste premesse che è nata l’attività della fondazione Mind the Bridge…” Ieri, in un post intitolato “Faggin ed in nuovi talenti italiani di Silicon Valley”, sul blog omonimo su Corriere.it, che cura assieme ad Alberto Onetti, Marco Marinucci, prezioso amico di IdF ha citato anche Italiani di Frontiera come parte di un movimento che sta riscoprendo le eccellenze del talento italiano, rafforzando il ponte di scambi con la culla mondiale dell’innovazione. Grazie Marco! Sono trascorsi cinque anni dall’inizio dell’avventura di Italiani di Frontiera e la Pasquetta 2008, giorno feriale negli USA, i Bonzios l’avevano trascorsa nel quartier generale di Google a Mountain View, ospiti proprio di Marco, raccontando poi la giornata memorabile su Bonzi.Us blog, il blog di famiglia, in un post curato dalla signora Bonzio. Cinque anni dopo, Marco ha lasciato (da poco) Google per dedicarsi a tempo pieno a Mind the Bridge, cresicuta nel frattempo in modo straordinario, assieme al ponte di opportunità e affari fra Italia e Silicon Valley. Al quale Italiani di Frontiera ha dato il suo contributo, con storie di talento di qua e di là dall’oceano. E per questo 2013, anno della Cultura italiana negli USA, IdF ha in cantiere un progetto di storytelling multimediale itinerante tricolore-stellestrisce moolto ambizioso… Ne riparleremo, molto presto.

Roberto Crea (insulina sintetica) lancia in Italia la sua CreAgri, che esalta le proprietà curative delle olive

    L’ulivo torna al futuro. Dalla Magna Grecia all’Italia, passando per… Silicon Valley. Pioniere del biotech, fra i padri dell’insulina sintetica, uno dei principali protagonisti di Italiani di Frontiera, Roberto Crea, calabrese d’origine, laurea a Pavia, grande amico di IdF, presenta oggi a Roma il suo CreAgri, business ormai consolidato a livello internazionale per esaltare le straordinarie proprietà delle olive, da lui individuate. Appuntamento a Roma (IdF non potrà esserci sigh). Crea ne aveva parlato di recente in un video trasmesso dalla Rai. Le caratteristiche di CreAgri sono state illustrate a IdF l’estate scorsa durante il primo Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour da Paolo Pontoniere, verace giornalista italiano veterano di Silicon Valley, che collabora con Crea, in un’intervista (nel video qui sopra) raccolta durante un evento a Redwood City del Silicon Valley Italian Excutive Council fondato da Jeff Capaccio. Con un’interessante riflessione finale di Paolo, su rientro dei talenti italiani-rete internazionale di talenti italiani…

Luciano Dalle Ore: come ristrutturare un’azienda a Silicon Valley

Italiani di Frontiera aveva incontrato tre anni fa Luciano Dalle Ore, grande amico di IdF, veronese laureato a Stanford e veterano  italiano di Silicon Valley, dove si occupa in particolare di assistenza ai venture capitalist nella ristrutturazione aziendale. Incrociato nei giorni scorsi all’evento SVIEC a Redwood City cui hanno preso parte i partecipanti all’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour, Luciano ha spiegato con poche chiarissime parole come aggiustare la rotta per  un’azienda di Silicon Valley non sia facile, ma cambiare completamente rotta, quando le condizioni lo richiedono, in un ambiente estremamente competitivo ed in rapida evoluzione, sia molto più difficile. Luciano è stato esemplare per sintesi e qualità delle osservazioni. E diversi di noi sono rimasti proprio fulminati dalla sua breve, illuminante riflessione… Italiani di Frontiera aveva incontrato tre anni fa Luciano Dalle Ore, grande amico di IdF, veronese laureato a Stanford e veterano  italiano di Silicssime parole come aggiustare la rotta per  un’azienda di Silicon Valley non sia facile, ma cambiare completamente rotta, quando le condizioni lo richiedono, in un ambiente estremamente competitivo ed in rapida evoluzione, sia molto più difficile. Luciano è stato esemplare per sintesi e qualità delle osservazioni. E diversi di noi sono rimasti proprio fulminati dalla sua breve, illuminante riflessione…