Berkeley, un compleanno da non dimenticare (IdF SV Tour)

      Dopo l’ennesima giornata intensa, stavolta fra i laboratori della University of California Berkeley, è spuntata pure la scritta colorata. La squadra si è ricordata che il suo capitano festeggiava gli anni e davvero sarà un compleanno da non dimenticare, foto di gruppo e poi sul pullman d’obbligo la recitazione di un “traduzione analitica” della bellissima Hotel California. In arrivo il video, per chi non conosce questa interpretazione di quella che è una metafora sull’evoluzione del rock dopo Woodstock, sarà interessante… Il giorno giusto per farlo, dopo aver passeggiato per il bellissimo campus dell’università, fra i banchetti dei diversi club e associazioni, in uno dei primi giorni di scuola dell’ateneo considerato il tempi del pensiero “Liberal” americano. Il  ritorno sul Bay Bridge con vista mozzafiato sullo skyline di San Francisco che le nubi hanno reso ancor più intrigante. Con in sottofondo “San Francisco” di Scott McKenzie. Prest online le interviste a Stefano Cabrini, professore e ricercatore, e Giovanni Barbarossa, scienziato e manager. Qui intanto la galleria fotografica con le immagini della giornata.

Berkeley Day, dopo la sferzata di energia dalle start up italiane (IdF SV Tour)

  La carica di adrenalina, idee forti e chiare, energia ed entusiasmo è stata tale da stordire. Una giornata intera all‘Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, ospiti della direttrice Patrizia Gambarotta, alla scoperta di alcune delle più vivaci start up italiane in California. Un’esperienza emozionante, per la squadra dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour ed i giovani degli altri due Tour guidati guidati da Enrico Aprico e Michele Simonato, coordinati da Paolo Marenco. Andate a spulciare progetti e modelli di business di queste compagnie: DomainsBot, Gopago , Passpack, Mashape, Letslunch, Gigwme, Crowdengeenering. Presentazioni incalzanti, idee ambiziose e un fuoco di fila di domande e risposte, poi diversi momenti di networking. Su tutti l’estro un po’ folle di Augusto Marietti di Mashape, che IdF aveva intervistato prima della partenza per gli Usa. E ancora una volta l’esperienza e il grande esempio di Fabrizio Capobianco, Funambol, che davvero ha tracciato la strada per questi ragazzi, e che ha concluso da par suo l’evento. Top Friend di IdF, Fabrizio, come il console generale d’Italia a San Francisco, Fabrizio Marcelli, che ha avuto parole d’elogio per questo progetto. E Jeff Capaccio fondatore di SVIEC che ha propiziato questi tour. Visita finale poi al Pier 38, sede di molte start up, ancora ospiti di Marco Marinucci come il giorno prima a Google. Oggi la nostra squadra dedica una giornata intera alla leggendaria Università di Berkeley.Qui intanto le gallerie fotografiche dello Start Up Day, delle visite a Google e di quella in IBM.

IdF in California: Valentina Imbeni e la Piccola Scuola Italiana di San Francisco

Gli auguri di Buona Pasqua da Italiani di Frontiera hanno il sorriso di Valentina Imbeni, direttrice della Piccola Scuola Italiana a San Francisco. Un gioiello di cui andare orgogliosi, che abbina al valore della cultura italiana, in particolare la straordinaria tradizione degli asili di Reggio Emilia, considerati i migliori del mondo, la capacita’ tutta americana di perseguire e realizzare un sogno. Che nel caso della Piccola Scuola, spiega Valentina, si e’ concretizzato… in tre mesi! Grazie all’impegno di un gruppo di famiglie, che hanno fortemente voluto questa scuola. Per dirigere la scuola, Valentina, che e’ bioingegnere esperta di studio dei materiali, ha lasciato il prestigioso Lawrence Berkeley National Laboratory dell’omonima universita’ californiana, dove aveva lavorato dopo gli studi negli atenei di Bologna e Cambridge, dedicandosi con passione contagiosa al nuovo ruolo di educatrice. L’incontro con Valentina alla Piccola Scuola lo scorso novembre, nei giorni dell’evento organizzato a San Francisco da Italiani di Frontiera per il centenario della morte di Carlo Camillo di Rudio, “Forrest Gump dell’800” e ormai figura simbolo di questo progetto, sepolto davanti al Golden Gate.  Assieme a Cesare Marino, biografo del conte (autore di “Dal Piave al Little Bighorn”, Alessandro Tarantola editore), che ha colto l’occasione per raccontare ai bambini della Piccola Scuola alcune delle fantastiche storie di italiani nel West, fra gli indiani, scoperte con il suo trentennale lavoro di antropologo alla Smithsonian Institution. Un grazie particolare a Phil ed Elaine Pasquini, che da bravi fotografi e grandi amici di Idf a San Francisco  hanno collaborato in modo straordinario a tutti gli eventi. Ed al Console Generale d’Italia a San Francisco Fabrizio Marcelli, anche lui prezioso amico di IdF, che ha sostenuto con determinazione il progetto della Piccola Scuola e tutte le iniziative di Italiani di Frontiera a San Francisco.

Marco Battaglia fisico a Berkeley: studiare la materia con vista sul Golden Gate

Come si lavora ad un progetto proiettato nel futuro studiando un passato lontanissimo, in un ufficio con vista sul Golden Gate? All’inizio la produttività crolla nel pomeriggio: quando il sole scende dietro al ponte dandogli i riflessi dorati che gli sono valsi quel nome. E si resta affascinati. Poi ci si abitua, anche se ogni tanto, per un the, si invitano a godere di quello spettacolo naturale studenti normalmente costretti in stanze senza finestre. Perche’ e’ nella natura umana il saper tesaurizzare sui vantaggi. dice Marco Battaglia, padovano cresciuto a Milano. E’ un ufficio dell’Universita’ di Berkeley, quello in cui lavora come fisico sperimentale con specializzazione in fisica delle particelle elementari. Docente a Berkeley dal 2003, Battaglia (attualmente a Ginevra per un anno di permesso sabbatico) e’ membro dello staff scientifico associato al Lawrence Berkeley National Laboratory, il piu’ grande laboratorio nazionale che conduce attività in fisica sia delle particelle sia in altri campi, gestito in collaborazione fra l’Università dellla California e il Department of Energy, l’organismo federale che finanzia attivita’ di ricerca e sviluppo in fisica fondamentale. MAESTRI – Ne ho avuti piu’ di uno. Il primo, Peter Weilhammer, direttore del gruppo di rivelatori alla divisione di fisica sperimentale nel Cern. Entrai nel suo gruppo come Summer Student in un momento particolarmente affascinante ma anche di grande responsabilità mentre si testava un grosso rivelatore. Ogni tanto andavo nel suo ufficio e gli chiedevo un po’ di tempo alla sera, per poter discutere di fisica. La cosa che mi affascinava di lui era che alla fine della conversazione mi chiedeva sempre: “Quando sei entrato da questa porta avevi dei dubbi, ho risposto ai dubbi che avevi?”. E io dicevo di sì, poi tornavo un’ altra volta. Mi è rimasto molto vicino anche se poi ho preso altre strade. UGO AMALDI SCIENZIATO E UMANISTA – La figura fondamentale nella mia formazione di fisico è stata quella di Ugo Amaldi, figlio di Edoardo, il fondatore del Cern. Erede di una dinastia e grandissimo fisico, Ugo Amaldi era a capo dell’esperimento Delphi quando ero al Cern. Un giorno entrai insieme a lui per caso in ascensore. Lui mi guardo’ e mi fece una domanda riguardo un’analisi di cui avevo presentato dei risultati qualche giorno prima. C’erano circa 350 persone attive al Cern nello stesso esperimento, rimasi sconcertato dal fatto che sapesse cosa avevo fatto vedere ad un meeting molto ristretto qualche giorno prima. Mi disse che gli era piaciuta e di andare direttamente nel suo ufficio a parlargli. Cosi’ incominciai. Da allora lo incontrai settimanalmente, è sempre stata per me una figura di riferimento e lo è ancor oggi. Quel che ho sempre amato di lui è la capacità di unire l’attenzione per la fisica e per la natura all’attenzione per l’uomo. Questo fatto che il fisico è una persona globale, non uno al di fuori della società e del contesto umano solo perchè studia dei fenomeni difficili da capire per la maggior parte delle persone. La sua capacità di portare il rigore scientifico anche nel modo di confrontarsi con le persone, soprattutto nel proprio gruppo. Ho passato tantissimo tempo con lui a discutere di temi dalla fisica alla relazione tra religione, fede e scienza. Questo mi ha fatto capire come un grande scienziato risulti essere anche una grande persona. E’ qualcosa che spero di aver dentro e che cerco di trasmettere anche ai giovani studenti. Essere persone complete che guardano al di là della scienza a cui si dedicano è qualcosa che ha a che fare con l’umanesimo. UNIVERSITA’ ITALIANA E AMERICANA – Laureato a Milano, ho poi fatto il dottorato all’Universita’ di Helsinki in Finlandia mentre stavo al Cern. E adesso insegno a Berkeley. Secondo la mia esperienza, l’università italiana sforna fisici ottimi, perchè la preparazione in Italia è estremamente ampia, con conoscenze ad ampio raggio, molto più’ che in quella americana, che forma alcune eccellenze ma proprio per questo dall’inizio porta le persone a specializzarsi, a sapere moltissimo ma di un campo piuttosto ristretto. Ad un corso in parte dedicato alla relativita’, ho suggerito agli studenti un bellissimo libretto di Albert Einstein, “Il significato della realatività”, dove ne parla quasi in termini filosofici. Perche’ devo leggerlo?” mi hanno chiesto diversi, saputo che non era oggetto di esame. APERTURA MENTALE DEGLI ITALIANI – Gli studenti italiani che vengono a lavorare con noi sono generalmente preparati meglio, hanno magari una carenza di profondità su un certo argomento ma l’ampiezza delle loro conoscenze gli permette poi di sopperire studiando un po’ più in quel determinato argomento. Mentre uno studente americano sa tutto di un tema di suo interesse ma di quelli adiacenti generalmente non sa nulla. Per questo, uno studente italiano conoscendo tanti argomenti spesso puo’ raggiungere una sintesi, unire idee da diversi punti e arrivare ad una risposta, cosa che agli studenti americani manca. E questo e’ un aspetto importante. QUASI UN PADRE QUI IL PROFESSORE – Io dei miei studenti conosco i dettagli personali. Se uno di loro ha dei problemi familiari viene da me, come suo docente, a chiedere consiglio e sostegno. Anche se non ha i soldi per pagare l’affitto alla fine del mese, o la retta al campus. Viene e mi chiede: “Può aiutarmi?”. Alcuni chiedono aiuto anche in un momento di crisi. Vengono dicendo: “Non credo in quello che faccio, mi aiuta?”. Effettivamente lo studente americano dà molto, perchè negli anni di studi fa poche cose aldilà di studiare. Però richiede anche molto. E dato l’entusiasmo che ha, noi siamo anche tenuti a dar loro molto. Mi sono sentito davvero in dovere di aiutare molti ragazzi che avevano dei problemi. E capita regolarmente che miei studenti vengano e mi dicano: io voglio fare questa carriera, mi puoi aiutare a fare i passi giusti per arrivare fin là’? STUDENTI ITALIANI “ABBANDONATI” – Purtroppo, dove l’università italiana manca è proprio nel seguire i propri studenti fino a destinazione. L’università americana fa molto per formare i proprio studenti e aiutarli ad avere un profilo in cui poi riescano con