Tre anni fa, alla vigilia dell’uscita nelle sale italiane di Madagascar 2, Luca Prasso, pioniere dell’animazione digitale, torinese trapiantato a Verona e da tempo emigrato a Silicon Valley (questo il sito delle sue bellissime fotografie, questo invece il sito che cura assieme alla moglie Nadia), ha raccontato in esclusiva a Italiani di Frontiera la sua avventura a DreamWorks, la societa’ di Steven Spielberg dove lavora da anni, e dove ha contribuito al successo, oltre che di Madagascar, di film come Shrek, Z la formica e Kung Fu Panda. DA VERONA ALLA CALIFORNIA – Sono nato a Torino e ho vissuto gran parte della mia vita a Verona, dove ero entrato nel mondo della computer graphic nel 1986. Negli Stati Uniti, in California, sono arrivato nel 1995, da Milano dove lavoravo per una societa canadese di grafica al computer. Qui ho iniziato con una societa’ che a quel tempo si chiamava PDI: PacificData Images, in seguito acquisita dalla DreamWorks. Facevamo spot pubblicitari e animazioni televisive per il cinema, poi nel 1996 abbiamo lavorato al nostro primo film che in italiano e’ “Z la formica”. E da li’ in poi abbiamo prodotto una decina di film e continuiamo a produrre fino alle prossime generazioni. La DreamWorks produce film d’animazione, circa due all’anno, ognuno richiede circa quattro anni di lavoro di centinaia di persone, dai creativi ai tecnici agli scienziati agli ingenieri e agli artisti. Io faccio parte come Supervisor di un gruppo che si chiama Character Technical Directors, responsabili tecnici per la preparazione e lo sviluppo del software che serve ad animare i personaggi. UN ALTRO MONDO NEL MODO DI LAVORARE – Sono arrivato dal mercato italiano dalla computer graphic, che quindici anni fa era proprio nella sua infanzia. E da piccole realta’ di citta’ come Milano, Verona, Bologna, Roma. Venendo qui ho scoperto, anche in una societa’ come quella dove sono arrivato, che aveva sessanta dipendenti, un modello di lavoro completamente diverso da quello a cui ero abituato, nel rapporto con la clientela e nel modo di realizzare il prodotto finale. A quei tempi era l’animazione per uno spot pubblicitario, adesso e’ la produzione di un film. il numero di persone che lavora sulla produzione e’ cambiato ma non e’ cambiato l’approccio manageriale, tecnico e creativo alla produzione di un prodotto. Una delle cose che ho notato arrivando in un gruppo di lavoro qui negli Stati Uniti, e’ il diverso rapporto che c’e’ tra le persone. Da una parte, c’e’ un enorme interesse a condividere le proprie conoscenze e a insegnarti concetti nuovi. Dall’altra, questo ambiente di lavoro basato piu’ su un rispetto reciproco che sul conflitto e le liti per poter far prevalere la propria opinione. Si cerca di arrivare ad un’opinione comune attraverso metodi un po’ piu’ pacifici, anche se questo costringe noi Italiani a limitarci nel nostro gesticolare…si cercare di appianare le divergenze senza dover perforza arrabbiarsi. Solo una volta, con una persona che aveva completamente distrutto il frutto di giorni e giorni di lavoro cancellando un hard-disk, ho perso le staffe, cosa che magari in Italia succedeva abbastanza spesso: dovevi semplicemente far prevalere la tua opinione su un’altra. Qui si cercano altri modi e spesso costa molta fatica dover cercare di essere politicamente corretto, ma poi i vantaggi ci sono e compensano gli svantaggi del lavorare sempre incavolati e stizziti. UN PRESAGIO IL VECCHIO COMMODORE – Io ho sempre disegnato e ho sempre voluto disegnare nella mia vita ho sempre pensato che avrei fatto qualcosa legato al disegno. Un giorno, era il 1982, ho scoperto un personal computer, il Commodore Vic-20, a casa di un compagno di classe in quarta liceo. Dopo aver speso tutta la giornata a scrivere il codice, premendo un bottone siamo riusciti a disegnare dei cerchi sullo schermo e da quel giorno ho capito che avrei disegnato in quella maniera. Questo presagio si e’ poi rivelato la direzione nella quale ho impostato tutto il resto della mia vita. GRAZIE A MAESTRI E MIO PADRE – Ci sono alcune persone che hanno contato molto nella mia vita lavorativa. La prima, alla quale mi sono rivolto la prima volta per potere trovare un posto in una societa di computer graphic a Verona, si chiamava Francesco de Luca. Aveva fondato questa societa’ investendo tantissimi dei suoi soldi. Aveva venduto la casa per comprare un computer estremamente costoso, sul quale per anni si sono passati giorni e notti ad imparare, come funzionava e cosa dare ai clienti, come produrre qualcosa di innovativo guardando cassette che ci arrivavano trafugate dagli Stati Uniti con pubblicita’ incredibili ed effetti speciali incredibili, che noi volevamo copiare anche se non potevamo, perche’ non avevamo computer super potenti.. devo ringraziare anche le persone che mi hanno permesso di arrivare da Verona a Milano e poi di andare in giro per il mondo e in seguito di ottenere la possibilita’ di avere il colloquio per venire negli Usa. Ma prima ancora devo ringraziare mio padre, che ha assecondato il mio desiderio di lavorare e giocare con i computer dandomi la possibilita’ di farlo fin dai primi anni del liceo. CONSIGLIO AI GIOVANI: SAPER GUARDARE – Una delle cose che consiglio di solito ai giovani italiani e’ di imparare a guardare dentro se stessi e il mondo fuori. Cercare di capire durante anni di studio che cosa veramente si vuol fare. E cercare di guardarsi intorno, oggi ci sono molte piu’ possibilita’ per farlo. Scoprire cosa c’e dietro una particolare specializzazione o un particolare lavoro e cercare veramente di capire quali sono i propri punti di forza e i punti deboli, lavorare su questi e su quel che manca per poter arrivare ad un certo obiettivo che ci si sta prefissando. Gli strumenti adesso per migliorare, per capire e per apprendere sono tantissimi in confronto a quelli che avevamo noi 20-30 anni fa. Altra cosa importante e’ essere aperti a voler studiare e soprattutto a lavorare in giro per il mondo. E andare oltre a questa mentalita’ che forse trovo italica ma anche di