Riscrivere la storia di Venezia con i Big Data: Diego Calaon archeologo di Ca’ Foscari a Stanford

E se uno strumento recente al servizio della conoscenza come i Big Data arrivasse a rivoluzionare pure quel che tutti crediamo di sapere del nostro passato remoto, costringendoci a riscrivere una pagina importante di storia? Forse sta già accadendo, con qualcosa che tutti sono convinti di conoscere: com’è nata Venezia. Premiato dalla Comunità Europea nel 2014 con il prestigioso Marie Curie-Skłodowska International Outgoing Fellowship, Diego Calaon archeologo del Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, sta realizzando grazie a quel finanziamento una ricerca in California presso la Stanford University proprio sulla nascita di Venezia. Con risultati sconvolgenti. Diego è da qualche tempo uno dei preziosi speaker dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour, nelle nostre tappe a Stanford.     Tutti sanno come è nata Venezia, ricorda Diego. Ii primi veneziani sono scappati sulle isole in mezzo alla laguna per rifugiarsi dai pericoli delle invasioni barbariche che hanno devastato le città dell’entroterra… “Se questo fosse vero,  scavando in laguna dovremmo trovare un insediamento subitaneo che corrisponde al momento in cui gli antichi veneziano sono fuggiti da Padova, Treviso, Altino per rifugiarsi in laguna… in realtà l’archeologia ci fa vedere che la laguna è abitata in maniera continuativa fin dall’epoca romana almeno fin dal primo secolo avanti Cristo e non c’è nessuna tensione verso la formazione di un abitato ai fini difensivi. Tutta la letteratura storica ci parla di Venezia come di un posto difensivo come se le isole della laguna veneziana fossero il luogo più remoto in quel preciso momento storico L’archeologia ci fa vedere come a quell’epoca non esistessero che rive, pontili attracchi… vivere in quelle lagune significava vivere al centro delle comunicazioni”. LETTURA ALTERNATIVA CON I BIG DATA  – La rilettura di quelle origini si basa sull’uso di una serie di dati da analisi ambientali geografiche, paleogeografiche, incrociati con una mole infinita di dati storico archeologici,  “che provengono dalle analisi fatte in laguna attraverso strumenti informatici principalmente GIS (Geographic Information System). Dalla gestione della grande mole di dati che abbiamo su base cartografica, riusciamo a interrogare questi dati con una prospettiva diversa che lascia volutamente fuori la narrazione storia tradizionale. perchè crediamo che l’ambiente con la sua enorme mole di dati possa fornire una storia alternativa…” Ma la possibilità di rilettura di fenomeni complessi della storia europea, alla luce della gestione della miriade di dati che influenzano le origini di Venezia, spiega ancora l’archeologo, proviene non solo dati storici ma anche da dati attuali dei social media, di chi Venezia la usa, di chi la vive ogni giorno. VENEZIA E IL TRAFFICO DI SCHIAVI – Questa rilettura, che ha imposto un riesame originale dei dati riguardanti il mondo del lavoro, ha portato a un’altra scoperta rilevante, rivela Diego: il ruolo che ebbe per la prima Venezia l’ingente traffico di schiavi, venduti in Oriente al mondo islamico, la cui economia si reggeva sullo schiavismo. Una rilettura inedita delle origini di Venezia destinata probabilmente ad avere un forte impatto anche al di fuori della cerchia di storici  e archeologi, visto che in qualche modo queste rivelazioni toccano a fondo pure questioni che riguardano l’identità della città. “Wood, Water and Slaves. How Venice Come to the World” è il titolo del libro che Diego pubblicherà negli USA fra qualche mese, presentato in anteprima a San Francisco in un evento BAIA Geeks, organizzato da un altro prezioso amico di IdF, Franco Folini. Graandi cose nascono dagli Italiani di Frontiera Links…

“Diventare Italiani di Frontiera”. Un happening didattico multimediale interattivo organizzato con gli studenti all’ITC di Conegliano

  Dopo una settimana straordinaria fra Milano, Courmayeur, Roma, Bologna e Gorizia… Italiani di Frontiera di scena nell’ultimo appuntamento prima di Natale. Con un esperimento inedito: un happening didattico multimediale interrativo di oltre due ore, in una scuola del Trevigiano. Prodotto e condotto da IdF… “Open Your Mind. Diventare Italiani di Frontiera” “NON spegnete i cellulari…” Happening multimediale interattivo ITC Marco Fanno di Conegliano, martedì 22 dicembre dalle 10.30 Cristina Dalle Ore, astronoma trevigiana alla NASA, nel team che ha inviato la sonda New Horizons su Plutone, sarà l’ospite d’onore, con un collegamento via Skype, all’evento “Open Your Mind. Diventare Italiani di Frontiera” domani martedì 22 dicembre dalle 10.30 all’ITC Marco Fanno di Conegliano, organizzato da un gruppo di studenti della scuola, coordinati da Andrea Fanton, prodotto e condotto da Roberto Bonzio, giornalista autore del progetto Italiani di Frontiera, con il contributo di Méthode,www.methode.it), società di consulenza trevigiana specializzata in Business Advanced & Predictive Analytics”. Sarà un esperimento di happening didattico multimediale interattivo: ai ragazzi chiederemo infatti di NON spegnere i celulari ma di usarli per condividere e diffondere immagini, idee e parole chiave dell’incontro, interagendo nel frattempo con gli ospiti. L’esperienza che ha dato origine a questo progetto, un viaggio nel talento italiano attraverso le storie di connazionali di successo a Silicon Valley, sarà il punto di partenza per un percorso carico di idee, immagini, musica, suggestioni e testimonianze, per ispirare i ragazzi allo spirito d’impresa, al credere nei propri sogni come base per il proprio futuro professionale. L’evento verrà raccontato in diretta dai ragazzi sui principali social network (#openyourmindmf) e vedrà la partecipazione di diversi ospiti. – Elena Pessot flautista e docente innovativa di musica, di Conegliano  – Paolo Francis Quirini, storico e autore pordenonese di nobili origini veneziane . Federica Meroi, archeologa responsabile marketing di un’innovativa azienda hi tech di Udine: Alfasistemi – Maura Bertanzon, giovane giornalista con esperienza in Reuters e Corriere della Sera, collaboratrice della Regione Veneto a Bruxelles – Carlo Felice Dalla Pasqua giornalista del Gazzettino, pioniere nell’uso di tecnologie e social media, che interverrà via Skype. – Diego Sossai Managing Partner dell’azienda Méthode.

Da IdF dieci parole chiave e dieci video d’ispirazione, per iniziare al meglio il 2015

Dieci parole chiave per iniziare al meglio il 2015. Con altrettanti video d’ispirazione, che dall’arte all’impresa, dalla musica alla filosofia offrono spunti preziosi per l’anno appena iniziato. Le parole che ho scelto sono Narrazione, Impegno Civile, Giustizia Sociale, Scoprire Talenti, Reinventare l’Immaginario, Barriere da Abbattere, Credere nei Visionari, Basta Piangersi Addosso, Non si può fare? Invece sì, Cavalcare l’Onda. 1) Narrazione Chissà che il 2015 sia l’anno buono per iniziare un racconto diverso, del Paese e di noi stessi, per troppo tempo rassegnati a sentire raccontare dei peggiori e non di chi può ispirare e dare esempio, ai giovani che devono costruire il futuro e a tutti noi. IdF mi ha fatto capire che il raccontare, strumento cruciale del mio lavoro, è proprio  il punto debole di tante aziende d’eccellenza italiane. Che adagiandosi forse sulla potenza del marchio “made in Italy” hanno trascurato a lungo questo aspetto cruciale: sviluppare una narrazione d’impatto globale su chi si è e cosa si fa. Col risultato di perder colpi, di fronte a chi oggi è magari meno bravo nel fare, ma si sa raccontare meglio, stando magari dall’altra parte del mondo. Primo video dunque, una bella eccezione. Col racconto di un’azienda oggi hi tech e internazionale, ma fondata in Cadore nel Settecento: KeyLine. Una piccola storia lanciata a inizio 2014 per celebrare Prospero Bianchi, che un secolo fa trasformandosi da fabbro in imprenditore aveva saputo dare una svolta a quell’azienda, che nel video di fatto non compare. E il suo prodotto, le chiavi, nel racconto diventano oggetti evocativi, assumono valore di metafora, come custodi di tesori di un viaggio che non finisce… Bellissimo. Prospero’s Year Begins 2) Impegno Civile Il 2 dicembre 2014 ricorreva il cinquantenario e Italiani di Frontiera l’ha ricordato… In quel giorno, nel 1964 all’Università di Berkeley, Mario Savio,  genitori italiani, studente di grande carisma che non aveva ancora 22 anni, fece un discorso entrato nella storia, di grande passione civile, che infiammò la protesta studentesca rilanciando il Freedom Speech Movement, movimento per i diritti civili e la libertà di parola. In qualche modo un prologo al ’68. “Arriva un momento in cui il funzionamento della macchina diventa così odioso, ti rende così infelice che non puoi più farne parte, non puoi farne parte nemmeno passivamente. E devi mettere il tuo corpo sugli ingranaggi, sulle ruote, sulle leve, su tutto l’apparato, e devi farla fermare. E devi mostrare alle persone che la gestiscono, alle persone che la possiedono che se non sarai libero, alla macchina sarà impedito del tutto di funzionare”. Da ascoltare e fare ascoltare, per ricordare come le parole ispirate possano smuovere le coscienze e ispirare cambiamenti importanti. Mario Savio on the operation of the machine. 3) Giustizia Sociale  Fra mille immagini di protesta e denuncia da tutto il mondo, ho scelto un piccolissimo fatto che ha però avuto un forte impatto, grazie all’effetto virale del video che l’ha immortalato. Occasione per riflettere anche sull’incredibile potenziale rappresentato dai social media. Un episodio che è diventato simbolico, del forte malessere che sta vivendo la “seconda patria” di Italiani di Frontiera: la Bay Area. Perché l’impatto che un nutrito gruppo di giovani facoltosi professionisti che lavorano per le aziende di Silicon Valley sta avendo su San Francisco è pesante. Sono ragazzi dagli stipendi vertiginosi che possono pagare affitti esorbitanti senza batter ciglio… con il risultato di aver fatto schizzare alle stelle i valori immobiliari della città, costringendo molti residenti, pure della classe media, (compresi molti amici di IdF) a trasferirsi.  Una ricchezza di pochi che dunque non beneficia ma anzi pesa sulla sorte di molti altri. Per questo il video è diventato simbolico. Un campo di calcetto nel quartiere di Mission, per tradizione a prevalenza latinoamericana, dove si gioca secondo la vecchia regola che si fa a turno turno e chi vince resta in campo. Ma arriva un gruppo di giovani aitanti con tanto di ricevuta: le regole sono cambiate, loro hanno pagato e dunque hanno diritto a occupare il campo. Quasi tutti alti e biondi i nuovi venuti, quasi tutti scuri e bassi quelli invitati a uscire, mai visti latinoamericani che chiedono di esibire i documenti a bianchi anglosassoni… Una discussione vivace ma composta, ripresa in un video che in pochi giorni conta oltre mezzo milione di views, scatenando proteste in municipio… e di lì a poco, il nuovo regolamento che permetteva di affittare il campo viene cancellato… Mission Playground is Not For Sale. 4)Scoprire i Talenti Promo di un documentario su una storia straordinaria, quasi incredibile (in questo momento disponibile nei canali Sky). Un giovane giornalista, John Maloof, che cercava immagini d’epoca di Chicago, acquista una scatola di negativi e rullini non sviluppati ad un’asta da un rigattiere. Le foto si rivelano strepitose e lui inizia a cercare ed acquistare tutti gli altri negativi di questa fotografa misteriosa. Si chiamava Vivian Maier, è morta nel 2009 (due anni dopo che lui aveva comprato quella scatola) era una bambinaia stramba, eccentrica e scorbutica. Non aveva mai diffuso le stampe dei suoi scatti, viveva semisegregata fra montagne di libri, ritagli… e oltre centomila negativi, almeno settecento pellicole di film non sviluppati. Le sue foto sono una straordinaria galleria di immagini di vita quotidiana, ritratti di un’umanità anonima, in città come Chicago, New York, Los Angeles. Ora che un’attenta campagna promozionale ha creato il caso d’impatto internazionale (Finding Vivian Maier), con documentario e mostre in diverse città in mezzo mondo, c’è chi ha detto che quella bambinaia sconosciuta ha costretto a riscrivere la storia della fotografia di strada del Novecento… Finding Vivian Maier promo 5) Reinventare l’Immaginario IdF insiste sull’Idea che gli ostacoli al rinnovamento sono spesso culturali, si nascondono in cattive abitudini e modi di pensare consolidati, che vanno combattuti con una Rivoluzione Culturale. Questo vale per l’Italia ma non solo. Nella cultura occidentale, forse nessun altro gruppo è stato definito in base a stereotipi e luoghi comuni dei nativi americani. Hollywood ha via via disegnato nell’immaginario collettivo del Novecento figure stereotipate, dopo che nei secoli precedenti i nativi americani erano stati per

La regina Rania di Giordania: “Più forti quando ascoltiamo, più intelligenti quando condividiamo”

Premiata con il primo YouTube Visionary Award,  Rania Al Abdullah regina di Giordania dà prova di straordinaria abilità, facendo ironicamente il verso alle Top Ten della star della tv USA David Letterman, per spiegare le motivazioni che l’hanno indotta a lanciare il suo canale di YouTube che fa conoscere il mondo arabo al resto del mondo… e il resto del mondo a mondo arabo.  Solo alla fine si fa seria, con parole da “… La ragione per cui ho lanciato il mio canale di YouTube è che sospetto, intolleranza e sfiducia ci stanno separando… perché siamo più forti quando ascoltiamo, più intelligenti quando condividiamo… Non pretendo che un video possa cambiare il mondo ma forse può cambiare il modo di pensare di qualcuno. E’ da lì che inizia il vero progresso”. Da vedere.

“Vivere la frontiera. Roberto Bonzio ci racconta come farlo”. per una volta, l’intervistato sono io…

    “Roberto Bonzio è un personaggio decisamente atipico nel panorama italiano, a metà tra il giornalista e il cantastorie. Invitato da scuole, università e aziende, Roberto racconta a giovani studenti e professionisti storie di imprenditori in Silicon Valley e di personaggi storici. Vicende diverse ma accumunate dalla capacità di credere nei propri sogni e di prendere tra le proprie mani il proprio destino. In un paese dove il “dire” abbonda e il “fare” scarseggia, Roberto è uno che, per dirla con un’espressione americana “walks the talk“, cioè non solo crede in ciò che racconta ma lo vive in prima persona”. Per una volta, la storia da raccontare è quella di Italiani di Frontiera. Grazie a un amico straordinario, Franco Folini, Italiano di Frontiera a San Francisco con la sua Novedge, fra i primi incontrati all’inizio di quest’avventura nel 2008, alla quale ha dato un contributo determinante. Oltre che imprenditore e animatore di BAIA (Business Association Italiy America), Franco è osservatore attento delle vicende italiane. E collabora a Punto.Ponte Blog, piattaforma culturale curata da fior di professionisti di vari settori imprenditoriali, nella sua nativa Valtellina. A sei anni da quando mi aveva intervistato per BAIA Ha voluto intervistarmi di nuovo, facendo il punto su IdF oggi in un pezzo con bellissime annotazioni, delle quali sono molto orgoglioso. E’ stato un lavoro impegnativo rispondere ma come sempre, con interlocutori del genere, la fatica è ampiamente ripagata e cercando le risposte, si finisce sempre con lo scoprire qualcosa di nuovo… di se stessi e del proprio lavoro! “Roberto promuove un ottimismo costruttivo che ad alcuni, abituati al cinismo del panorama italiano, può apparire ingenuo. Ci racconta che è possibile avere il coraggio di sfidare i nostri limiti, credere nei nostri sogni lavorando attivamente a realizzarli. È anche possibile gioire delle vittorie altrui e imparare dai nostri errori senza vergognarcene. Roberto non si limita a raccontare queste cose, in prima persona ha fatto scelte di vita impegnative allineate con la filosofia di vita che promuove”. No words Franco, un grande pezzo da un grande amico. Qui l’intervista su Punto.Ponte, che Franco ha rilanciato anche sul suo bel blog personale Di Tutto un Po’.

Imprenditore, sognatore e storyteller: due incontri memorabili con Lorenzo Thione a Como e Milano

Forse una carriera che a 35 anni l’ha visto passare dal successo nel software ad un musical di successo, Allegiance che presto sarà a Broadway poteva essere raccontata in modo celebrativo. Ma non nel caso di Lorenzo Thione. Lorenzo lo avevo già incontrato qualche anno fa e non avevo dubbi che la sua straordinaria esperienza avrebbe ispirato qualcosa di diverso. Due incontri pubblici da incorniciare, una miniera di riflessioni preziose che da un vissuto di imprenditore hanno toccato aspetti persino esistenziali: l’importanza di inseguire le proprie passioni, di far tesoro degli errori e degli incontri con persone eccezionali che sanno imprimere una svolta alla vita. Non sono mancati i giovani ma c’è da sperare che siano in molti di più a trovare il tempo di ascoltare Lorenzo anche online, per la carica e l’ispirazione che le sue riflessioni sanno infondere con una semplicità sbalorditiva, riascoltandole nei video qui sotto dei due eventi che lo hanno visto protagonista. Martedì 15 aprile al Centro Culturale di Milano, grazie a due preziosi amici che l’hanno reso possibile: Camillo Fornasieri che dirige la prestigiosa istituzione e Irma Bianchi e la sua omonima agenzia di Comunicazione, che con passione hanno creduto a questa proposta favorendo l’incontro con numerosi giornalisti. Se Lorenzo è venuto in Italia però il merito è di Unindustria Como (grazie di cuore a Stefano Rudilosso), che l’ha ospitato la sera prima in un incontro pubblico. Con una soddisfazione in più, vedere tantissimi amici vecchi e nuovi di Italiani di Frontiera, sia a Como che a Milano. Ecco in tre parti l’incontro a Milano.         Qui invece il video integrale del bellissimo incontro con Lorenzo la sera prima, 14 aprile, a Como, ospite degli imprenditori di Unindustria

Da uno sgabuzzino a cena a casa Zuckerberg: Andrea Vaccari e Glancee, giunta al successo dopo che l’aveva raccontata a IdF

Ci eravamo conosciuti a Frontiers of Interaction nel 2009. Su quel palco io avevo presentato Italiani di Frontiera, lui la sua idea di sociologia digitale, che  l’anno dopo, sempre a Frontiers,  mi aveva spiegato in una videointervista. Un’idea che nel 2011 aveva poi trasformato in starutp. In meno di due anni, Andrea Vaccari 29 anni veronese, ha fatto un percorso straordinario. passando dal dormire in uno sgabuzzino a San Francisco a cenare a casa Zuckerberg, dopo aver lanciato una startup acquisita in poco tempo da Facebook. Prima però aveva dovuto affrontare una sfida quasi impossibile, “Davide contro Golia”, vinta dormendo in quello sgabuzzino, su quel materasso, con i piedi che sporgevano… Com’è stato possibile, Andrea Vaccari, ventinove anni veronese, intervistato da Riccardo Luna l’ha spiegato qualche giorno fa, ospite d’onore all’evento CheBanca GrandPrix Fin-Startup Program organizzato in collaborazione con Polihub e StartupItalia! Rievocando la sua avventura con Glancee. E la sua storia l’ho raccontata in un articolo per CheFuturo! online in questi giorni. Che sia Italiani di Frontiera a portar fortuna? E’ accaduto con Vincenzo Di Nicola che ha ceduto di recente ad Amazon GoPago, raccontata a IdF al suo lancio nel 2011 (e con Vincenzo ci siamo rivisti pochi giorni fa a Milano!). Era successo con Andrea Vaccari,  che nel 2010 mi aveva raccontato l’idea in embrione di sociologia digitale di Glancee, acquisita poi nel 2012 da Facebook  (anche se quel video “storico” al momento sigh è stato silenziato da YouTube, causa un sottofondo di Bob Dylan protetto da copyright…). Chissà. Ma la vera fortuna è stata aver intrapreso un percorso così Out of the Box nell’inseguire storie di talento, che gli incontri con persone che hanno fatto cose straordinarie (penso a Federico Faggin o Roberto Crea o Lorenzo Thione) sì sono fatalmente incrociati con quelli con persone che… le cose straordinarie le avevano in testa e le hanno realizzate con grande successo… dopo averle raccontate a Italiani di Frontiera!

East Media un ponte web per il business con l’Oriente… ora Italiani di Frontiera guarda anche alla Cina!

    Poco più che ventenni, non erano soddisfatti dei rispettivi lavori ed hanno iniziato a guardare alla Cina come alla frontiera del futuro. Uno specializzandosi nel business digitale, l’altro trasferendosi in un angolo remoto in cui nessuno parlava nemmeno inglese, per una full immersioni che doveva durare sei mesi e invece ha superato i sei anni. E’ così che si sono incrociati i destini di Mauro Comendulli ed Emanuele Vitali, fondatori di East Media, promettente startup milanese dedicata a promuovere il Digital Marketing per aziende italiane in social media e motori di ricerca cinesi ma anche russi. La maggior parte degli utenti di quei mercati non utilizza infatti né Google né YouTube, spiegano Mauro ed Emanuele nella videointervista, girata al Talent Garden di Milano dove la startup ha sede. Questo può rappresentare un enorme vantaggio competitivo per aziende d’avanguardia, che comunicando  attraverso i canali giusti possono riuscire a imporsi su concorrenti molto più titolati ma meno accorti. Ma per affrontare quel mondo, non basta usare i mezzi più appropriati. Per questo East Media si ripropone di fornire alle aziende che mirano Est anche una preziosa opera di mediazione culturale, per capire un po’ del modo di pensare dei cinesi ed evitare passi falsi che possono rivelarsi disastrosi per gli affari. L’incontro con East Media segna un’importate svolta per Italiani di Frontiera, che inizierà ora a guardare anche verso quell’orizzonte, l’Estremo Oriente, con storie e casi aziendali raccontati con la collaborazione di Sharazad, preziosi partner per la comunicazione e la strategia, avvalendosi in particolare delle competenze di Linda Gragnato, specialista del mercato cinese, laurea in Lingue Orientali all’Università Ca’ Foscari, che anch’io ho frequentato e che in ottobre mi ha assegnato il titolo di Alumnus dell’Anno. In una cerimonia svolta al Teatro Malibran, che sorge dove si trovava la casa di Marco Polo, cui è dedicato uno dei club degli Alumni veneziani di cui faccio parte. Beh in Cina ancora non sono mai stato ma qualche titolo e molti amici giusti per guardare anche a Oriente non mancano…

Giornalismo, social media e reputazione: un quadro nuovo che Michele Serra non capisce

Italiani di Frontiera è un esperimento di nuovo giornalismo, realizzato da un giornalista… “diversamente giovane”. Con il nuovo sito appena lanciato, IdF inaugura da oggi una nuova sezione, dedicata a “Giornalismo Vecchio e Nuovo”. Perchè spunti e contributi su come si fa questo mestiere, in Italia e all’estero, vanno di pari passo con la crescita di questo progetto.   A dire il vero, qualche anno fa IdF aveva pubblicato una riflessione proprio sul mestiere, con un post intitolato “Il giornalismo italiano un fortino d’altri tempi”, ripreso da Eleonora Voltolina su La Repubblica degli Stagisti, che aveva riscosso molto interesse. L’occasione per parlare di questo mestiere e di nuovi media viene invece dall’editoriale pubblicato oggi su Repubblica da Michele Serra, nella sua rubrica. Un esempio prezioso, per comprendere come a mio avviso una delle firme del giornalismo italiano, utilizzando un metro di valutazione tradizionale, dimostri di non capire proprio come il nuovo quadro composto dai social media abbia consolidato non solo modalità di informazione ma anche valori del tutto diversi. L’editoriale l’avevo già commentato a caldo sui social media. Ecco il testo. “Dondolando sull’Amaca su Repubblica di oggi, Michele Serra nella sua rubrica non ha perso l’occasione di dispensare buon senso, senza prima capire. Lui si indigna per il licenziamento (e solidarizza con lei) di una giovane manager cacciata per un tweet “simpaticamente” razzista, in un’America che tollera il Ku Klux Klan. Che nel web ci sia spesso una propensione al linciaggio è vero. Sfugge purtroppo al Maestrino che su una vetrina planetaria una “piccola” cazzata s’ingigantisce perché la reputazione globale è diventata il valore principale, nel nuovo mondo che lui deve ancora scoprire. Ma soprattutto, che se la battuta infelice sfugge a una che di professione fa la manager di comunicazione (!), la sua azienda ha avuto la prova eclatante di avere assunto un’incompetente in grado di provocarle enorme danni alla reputazione. Lo so è strano ma ci sono ancora posti dove gli incompetenti vengono cacciati. Oh quanto bene farebbe al Maestrino vedere questo video TED  in cui Rachel Botsman spiega che reputazione e affidabilità sono oggi il capitale più importante, “moneta della nuova economia”. Rachel Botsman (TED): La fiducia la moneta della nuova economia    

I Libri dell’Anno, consigliati da Amici di Italiani di Frontiera davvero speciali

Al momento di pensare ai regali per le feste, chi non va a caccia di quell’amico esperto che… beh Italiani di Frontiera vanta una bella schiera di Special Friends. Ecco dunque i consigli su libri che hanno lasciato il segno,  da amici davvero competenti, rintracciati in giro per l’Italia e il mondo. Tante idee per suscitare nuove idee, e per tenere a battesimo un’altra novità, il sito di Italiani di Frontiera appena rinnovato, con la collaborazione di altri preziosi amici, gli esperti di Social & Innovation di Sharazad.   Massimo Banzi, cofondatore di Arduino (e protagonista quest’anno di una giornata memorabile a lui dedicata, organizzata nella sua ex scuola in Brianza da Italiani di Frontiera), dice di aver letto quest’anno parecchi libri delle discipline più diverse dalla psicologia al business. “Uno che mi è piaciuto molto è “The Idea Factory: Bell Labs and the Great Age of American Innovation” di Jon Gertner che racconta la storia del laboratori Bell, il più grande centro di ricerca della storia. E’ molto interessante come studio di come l’innovazione si evolva coi tempi e di come molte idee richiedono molti anni per essere accettate o trovare un posto nel mondo. Spesso la stessa idea viene proposta diverse volte a distanza di anni senza successo poi si creano magicamente le condizioni ideali e l’idea ha successo”. Lorenzo Thione, passato dal successo di Bing, motore di ricerca di Microsoft, alla produzione di un musical a Broadway a un progetto per il rilancio del mercato delle opere d’arte, confessa invece di non averne letti molti in questo anno impegnativo. Ma quello che si sente di consigliare e’ Contagious: Why Things Catch on”, di Jonah Berger, New York Times bestseller,  per Lorenzo “Un master class in marketing”.         Per Selene Biffi, imprenditrice sociale pluripremiata, con progetti dall’Afghanistan all’India, esperta di social innovation, il libro dell’anno: è Join the Club. How Peer Pressure Can Trasform the World, del Premio Pulitzer Tina Rosenberg (2011), “libro intelligente e quanto mai attuale, che spiega come la peer pressure (pressione collettiva, di un gruppo) possa essere una forza importante nell’istigare fenomeni di massa per l’attuazione di comportamenti e cambiamenti positivi all’interno della società”.     Riccardo Luna, giornalista e opinion leader, già direttore di Wired, ora direttore di CheFuturo!,  che con il suo “Cambiamo Tutto! La rivoluzione degli innovatori” ha letteralmente spopolato quest’anno, segnala come suo libro dell’anno  Future Perfect, The Case For Progress In a Networked Age” di Steven Berlin Johnson (intervistato negli anni scorsi per Reuters e Italiani di Frontiera): “C’è dentro una visione della innovazione e della condivisione quali strumenti di cambiamento sociale con un superamento dei modelli tradizionalmente proposti da Destra e Sinistra. Insomma oltre lo Stato e il Mercato ci sono le reti di persone”.               “Startup Communities: Building an Entrepreneurial Ecosystem in Your City” è invece il libro consigliato da Chiara Giovenzana, “geek biotech prima, poi imprenditrice e ora responsabile della community di alumni alla Sigularity University“. “Come trasformare la tua città in una fucina di startup. Chi guida e chi segue. Le fatiche e le gioie per arrivarci. È un libro che si legge velocemente, che non inventa nulla ma che mette in risalto in maniera lucida e precisa i vari steps, i protagonisti e le connessioni che hanno trasformato nel profondo intere zone. Se vuoi che la tua città sia quella in cui le startup vogliono andare, ecco questo è un buon libro da cui iniziare”.       “Labirinti“, (Rizzoli 2013) di Giovanni Mariotti e Franco Maria Ricci, con introduzione di Umberto Eco, è il libro dell’anno per Davide Bocelli ,esperto di marketing e di digital multimedia a livello internazionale, membro della Long Now Foundation di San Francisco, (fra le varie iniziative in campo culturale ha lanciato ReopenPalatina! che con Twitter e Facebook è riuscita a raccogliere fondi via Paypal e altri strumenti per riaprire il più rapidamente possibile la Biblioteca Palatina di Parma, chiusa per inagibilità causa incendio).  “Il labirinto è un simbolo onnipresente. E’ una metafora dell’errare umano, pieno di errori. E’ una forma interessantissima per i matematici. Un grande argomento per i filosofi. Per Franco Maria Ricci è soprattutto una lunga avventura intellettuale culminata nella costruzione del più grande labirinto del mondo nella campagna vicino all’amata Parma. Con splendide illustrazioni che raccontano l’ideazione del labirinto più grande del mondo e testi che raccontano il labirinto ed il suo fascino molteplice”.     Il segnale e il rumore di Nate Silver è invece il libro dell’anno per Guido Romeo, eclettico giornalista scientifico di Wired. “È un libro diventato subito fondamentale per capire come usare (e non usare) i dati, sia big che small… L’autore è di tutto rispetto. Nate è uno statistico che ha azzeccato per due volte la vittoria do Obama: ha sbagliato un solo stato nel 2008 e nessuno nel 2012. Non a casa ha lasciato il New York Times per Espn. Quando si dice che i big data sono sexy…”               Leandro Agrò, eclettico innovatore e manager, cofondatore di Frontiers of Interaction non ha dubbi, sul “suo” libro dell’anno: “La nuova geografia del lavoro“, di Enrico Moretti, docente di economia a Berkeley, libro di economia dell’anno pure per Forbes. “Ho sempre avuto una ossessiva attenzione alla geografia e come questa determina, quasi più delle nostre stesse azioni, il nostro destino. Infatti, la nostra geografia culturale ed economica, ed il “tempo”, determinano cosa è accettabile, quali obiettivi sono raggiungibili, cosa è percepito come necessario, e molto altro. E tutto questo non può non avere delle notevoli conseguenze sulla economia… Sono stato testimone di mondi diversi e distanti, che condividono il terreno ma non le menti che vivono su di esso. Mondi che viaggiano a diverse velocità, e nel quale ci sono zone soggette a singolari accelerazioni. Ebbene, neanche se avessi dettato i miei pensieri ad Enrico Moretti avrei potuto sperare di ritrovarmi così puntualmente nel suo libro. Lui infatti, da esperto e mente notevole quale è, ha superato e sostanziato le mie “impressioni” (ma anche quelle di Richard Florida nella “Classe Creativa”) , suffragandole con numeri, storie e situazioni che