Il calendario di un 2013 straordinario per IdF

Raccontare Italiani di Frontiera dal vivo in decine di conferenze in grandi eventi in Italia e all’estero e nelle più celebri università, davanti a migliaia di spettatori, per la prima anche in inglese, a Canterbury, University of Kent. Il ritorno in California, con la guida di due Tour per imprenditori in primavera e autunno a Silicon Valley, con una puntata anche a Boston e a Washington, all’ambasciata italiana. Venezia, apertura dell’Anno Accademico: premiato come Cafoscarino dell’Anno! Con il presidente Alumni Andrea Tomat e il rettore Carlo Carraro Tanti incontri con amici vecchi e nuovi, molte interviste, un grande evento ideato e condotto in Brianza, con una star hi tech come Massimo Banzi (Arduino). Poi tante conferenze in sedi prestigiose, da Ginevra a Boston a Bergamo prima del premio Nobel John Nash. Un tour nelle Università in collaborazione con il ministero degli Esteri, con la prima volta di IdF pure alla Normale di Pisa. E a ottobre la soddisfazione di un prestigioso riconoscimento dalla mia ex Università di Venezia, per la realizzazione di un progetto Out of the Box come Italiani di Frontiera, assegnato dagli Alumni dell’ateneo: il titolo di Cafoscarino dell’Anno! Infine, un sito rinnovato, con una preziosa partnership per comunicazione e strategia con gli amici di Sharazad.  Con cui preparare per l’anno prossimo un progetto ambizioso, assieme all’ambasciata italiana a Washington: un tour di presentazioni IdF in dieci città USA!. Questo e molto altro. Mentre idee e storie d’ispirazione portate in giro da Italiani di Frontiera sembrano essere sempre più preziose e attuali per quella Rivoluzione Culturale indispensabile per rilanciare il Paese. Ecco il calendario dei primi 11 mesi di un 2013 davvero indimenticabile per IdF. E ancora non è finito… GENNAIO – Presentazione IdF ad Antonio Polito (Corriere della Sera), Emilio Francolini (ex vicepresidente Chase Manhattan Bank) e Andrea Pezzi, imprenditore.                                                                                          FEBBRAIO – IdF a  Master Comunicazione Politecnico Milano. – Speaker ad evento Alumni Bocconi, con Simone Brunozzi (Amazon). – Mentore a Startup School Milano. – Aperitivo Amici di Italiani di Frontiera, Milano Talent Garden. MARZO – Ritorno a Catania con 4 conferenze in due giorni per studenti e imprenditori. – Presentazione a LUISS Roma per giovani manager di ItaliaCamp. – Presentazione a Milano nella sede della startup Airbnb. – Conferenze IdF in Piemonte con ospiti in due eventi Cambia-Mente a Fossano e Savigliano. APRILE – Presentazione IdF a weekend di giovani manager ItaliaCamp ad Ascoli Piceno. – Conferenza a Ginevra alla serata ADIE Associazione Dirigenti Italiani all’Estero. – Organizzazione e conduzione del  Banzi Day (evento speciale con Massimo Banzi cofondatore di Arduino all’ITI Fermi Desio in cui si è diplomato). – Tour a Silicon Valley con Giovani Imprenditori del Sud. – Presentazioni IdF a Washington, ambasciata italiana, e Boston (Eastern University). MAGGIO – Presentazione a giovani startup a Roma, incubatore LUISS EnLabs. – Ospite di giornata Ca’ Foscari FestivAlumni a Venezia,  con intervento a trasmissione Radio Rai. – Conferenza spettacolo ad Ancona a FaceSchool, evento autogestito dagli studenti al PalaRossini. GIUGNO – Seminario di formazione Italiani di Frontiera di quattro ore a Bologna, con il Gruppo Girasole. – Partecipazione ad eventi NIAF (National Italian American Foundation) a Roma. LUGLIO – Ospite a Festa d’estate associazione FiordiRisorse a Firenze. – Presentazione a Udine in azienda AlfaSistemi. – Conferenza alla Scuola di Palo Alto a Milano. SETTEMBRE – Speaker a convegno Giornalismo Digitale Firenze. – Due conferenze per studenti e imprenditori in Piemonte, a Cuneo ed Alba. – Conferenza  IdF con ospiti ad evento Scuola Mattei Alumni a Bergamo, con il premio Nobel John Nash.   OTTOBRE – Guida dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour d’autunno, in California con imprenditori romagnoli. – Prima conferenza IdF in inglese a Canterbury, University of Kent, per la Settimana della Cultura Italiana. – Conferenze Italiani di Frontiera al Future Forum, Udine (Istituto Malignani e Sala Ajace). – Presentazione a evento Federmanager Roma a Valmontone. – Inaugurazione anno accademico a Venezia: premiato dagli Alumni dell’Università come Cafoscarino dell’Anno. – Mentor a Startup Italia. Presentazione ad evento Business Conference Siemens a Milano Bicocca. NOVEMBRE – Intervento a evento FiordiRisorse a Reggio Emilia, sede azienda Lombardini. – Tour per promuovere l’Italiani di Frontiera Silicon Valley Study Tour nelle Università, in collaborazione con il ministero degli Esteri (conferenze IdF a Politecnico Bari, Federico II Napoli, La Sapienza Roma, Normale Pisa). . Conferenza con ospiti a Fossano (Cuneo) in serata con Oscar Farinetti (Eataly). – Conduzione di evento beneficenza Duchenne Parent Project a Grumello del Monte (Bergamo).  Aperitivo IdF Friends a Milano, con gli amici di Italiani di Frontiera di Reuters. Con Simone Brunozzi: quando un bravissimo evangelist di Amazon dice di essersi ispirato a Italiani di Frontiera… Thanks!  A Ginevra con i dirigenti italiani all’estero ADIE: anche veterani dalle carriere straordinarie si sono emozionati con le storie di IdF.  Massimo Banzi (Arduino) all’ITI Fermi Desio: da un evento di grande successo, un progetto che nel 2014 “scuoterà” la Brianza…  San Francisco: con Federico Faggin: forse nessuno come il padre del microchip ha ispirato con le sue straordinarie riflessioni IdF.  Al PalaRossini di Ancona per FaceSchool: un’emozione portare IdF a un evento interamente organizzato dagli studenti! IdF a Bergamo per Alumni Scuola Mattei:  sul palco con il bravo Orazio Attanasio, prima del premio Nobel John Nash…   L’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2013, organizzato con il grande Paolo Marenco, per la prima volta anche a Facebook. Venezia Teatro Malibran: il Cafoscarino dell’Anno appena premiato, con Ferruccio de Bortoli direttore del Corriere della Sera. Dopo la conferenza a Fossano, con Oscar Farinetti (Eataly), assieme ad Alberto Turra e Alberto Astorri con me sul palco. Una delle sedi più prestigiose che hanno ospitato IdF: con gli studenti nella Sala degli Stemmi alla Normale di Pisa

Alla scoperta di Facebook e Stanford, poi la serata SVIEC con i veterani italiani di Silicon Valley

Vivere con la Rete vuol dire abituarsi ad un flusso costante nel quale occorre saper navigare. E nel terzo giorno consacrato del nostor tour, partiamo dalla sede al sito social per eccellenza. C’è così tanta eccitazione, nell’arrivare di primo mattino a Facebook, che uno di noi inciampa davanti al grande logo su El Camino Real, dove tutte le comitive scattano le foto d’obbligo, con il grosso disegno della mano col pollice alzato. anche perchè all’interno della sede le foto sono rigorosamente proibite. A far gli onori di casa due giovani ingegneri, Marco Rizzi e Davide Bolcioni, da non molto in Silicon Valley dopo aver maturato una professionalità di prim’ordine a Trento e Bologna.  Spiegano che Facebook sta davvero sperimentando un territorio nuovo, senza termini di paragone e senza precedenti di aziende che abbiano fatto altrettanto, in un campo, quello dei social media, che semplicemente non esisteva fino a pochi anni fa. Si procede per esperimenti, dicono, persino il colore dei bottoni viene testato con prove su un gruppo ristretto di tenti per vedere quale sia più gradito. Il campus di Facebook è attraente, tutto pulito e colorato, musica di sottofondo, ristoranti e negozi, anche se forse lascia un po’ la sensazione di un mondo a sè, autoreferenziale, più simile al set di Truman Show che a una cittadina ordinata. Shopping di ordinanza (accidenti, entriamo nel negozio vuoto trenta secondi prima di esser seguiti da una comitiva asiatica di 40 persone e si finisce a sgomitare…), poi via per la leggendaria Stanford. Niente da fare, cono sono stato una dozzina di volte ma l’emozione è la stessa dei miei compagni di viaggio che ci arrivano soltanto ora.  Si respira un’aria di tranquillità e di eccellenza, fra studenti che sfrecciano in bicicletta nei viali alberati tra gli austeri edifici che richiamano lo stile delle vecchie missioni. C’è il tempo per raccontare la straordinaria storia che intreccia le origini della prestigiosa università all’Italia, in particolare a Venezia (la chiesa cuore dell’ateneo fu interamente decorata con vetrate e mosaici da maestranze veneziane, prima e dopo il terremoto del 1906)  prima del benvenuto da parte di Alberto Salleo, amico di IdF che l’ha intervistato due anni fa, che ci spiega cosa significhi insegnare in questa università e fare ricerca. Un ruolo da “professore-manager” che consente di disporre di strumenti eccezionali e un budget consistente. Con il quale però occorre sfornare risultati: studi, pubblicazioni, anche se il prodotto principale da sfornare sono proprio gli studenti, in grado di sviluppare una propria capacità critica e di ricerca. Come si entra a Stanford? Per… raccomandazione, in un senso però agli antipodi rispetto a quello  cui siamo abituati. In un mondo rigorosamente meritocratico, sono le segnalazioni di professori e luminari ad aprire al strada. Ma nessuno si sogna nè si può permettere di raccomandare per amicizia o interesse, visto che segnalare una persona non meritevole si ripercuote subito sulla reputazione di chi quella persona ha segnalato. A Stanford incontriamo poi Jeff Cabili, vecchio amico di Italiani di Frontiera, che si occupa della promozione della Business School, la formazione che l’ateneo dedica non agli studenti ma ai laureati ed a maturi professionisti che per un periodo possono frequentare corsi di altissimo livello per aggiornare e riqualificare il proprio profilo professionale. Jeff è pure un esperto di comunicazione non verbale e conquista tutti con alcune riflessioni su come sia importante  saper leggere il comportamento altrui e comunicare con gli altri attraverso gesti semplici, dallo sguardo alla stretta di mano, che dicono più delle parole. Toccata e fuga nell’enorme negozio dei gadget dell’università, poi di corsa verso il gran finale. La sera è in programma il meeting dello SVIEC, Silicon Valley Italian Executive Council, che è prezioso partner dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour,  promosso da Unindustria Forlì Cesena con Agenzia Viaggi Manuzzi e organizzato da La Storia nel Futuro. A far gli onori di casa come sempre Jeff Capaccio, fondatore di SVIEC, che ha avuto un ruolo cruciale per la nascita di Italiani di Frontiera. E Jeff accidenti mi dà pure la parola a sorpresa, per un discorso improvvisato gli ospiti… grazie Jeff! La serata è un’occasione unica per gli imprenditori romagnoli in missione di incontrare veterani italiani di Silicon Valley vecchi amici di IdF, come Ezio Valdevit, friulano ex Olivetti, pioniere dello storage network e Fabio Ficano ceo e cofondatore di Moncada Energy USA. Ma soprattutto per ascoltare lo speaker d’eccezione. Chuck Rossi, Engineeering Manager di Facebook. Chuck è un relatore brillante, sforna cifre a ripetizione per dare un’idea di quale sia il movimento di dati, relazioni, contatti che il gigante dei social media attiva. Siamo davvero in un flusso costante, occorre muoversi in fretta e saper essere dirompenti, dice. E’ quello che nel nostro piccolo proviamo a fare pure noi, per catturare suggestioni, idee e nuovi modelli da portarci a casa, con questo tour de force in Silicon Valley.  

A Google con il guru Varian. Poi a Berkeley, a scoprire i segreti della ricerca più libera

Mai, mai dimenticare qualcosa nella sede di Google. Potreste scoprire che il colosso della ricerca online, che in poche fraziooni di secondo è in grado di reperire montagne di informazioni, impiega oltre trenta minuti per recuperare uno zainetto dimenticato in una zona offlimits, cosa che richiede l’intervento di un addetto alla vigilanza, del suo superiore e la redazione di un rapporto. Il primo appuntamento dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour d’autunno si è concluso con un piccolo inconveniente, utile però per riflettere sul significato delle regole negli USA, pure nella culla dell’innovazione e dell’informalità, dove semplicemente le  scorciatoie trasgressive non sono nemmeno concepite. Nel famoso campus in cui i colori pastello si susseguono, dagli arredi interni agli ombrelloni nel giardino, dalle biciclette alle condotte dell’acqua, abbiamo avuto l’onore di incontrare (per me per la seconda volta dopo il tour d’aprile) una figura di primo piano di Silicon Valley: Hal Varian, direttore economico di Google, secondo alcuni addirittura in odore di premio Nobel. Un guru che in un fitto botta e risposta con gli agguerriti imprenditori romagnoli ha prefigurato alcuni degli scenari del futuro, affermando che è proprio perchè guarda lontano che Google ha intrapreso strade come quella dei Google Glass o del progetto dell’auto senza guidatore, prevedendo una forte interazione con suoi strumenti quali Google Maps e Street View. Ma è stato Cosimo Spera, imprenditore seriale e stratupper di Silicon Valley, origini campane e studi a Pisa, a catturare l’attenzione dei partecipanti al tour,  promosso da Unindustria Forlì Cesena conAgenzia Viaggi Manuzzi e organizzato da La Storia nel Futuro. Grande amico di Varian e mentore di diversi ragazzi sbarcati a Silicon Valley, nel campus Google Cosimo ha raccontato la sua carriera soffermandosi poi nella descrizione della sua nuova startup Bee Bell, lancio previsto nei prossimi mesi a San Francisco, dal prossimo anno in alcune città italiane, uno strumento estremamente sofisticato nel campo dei social network, in grado di fornire all’utente in tempo reale informazioni e suggerimenti “personalizzati”, ritagliati cioè sulle esigenze e persino sullo stato d’animo del momento di chi la utilizza. E di spirito di startup si è poi parlato, una volta attraversata la Baia, a Berkeley con Pieruigi Nuzzo, ricercatore nel  Department of Electrical Engineering and Computer Sciences, che ha illustrato una preziosa relazione svolta col suo mentore, figura principe degli italiani di Silicon Valley, il professor Alberto Sangiovanni Vincentelli. Un’analisi approfondita dell’ecosistema dell’innovazione, per sfatare alcuni luoghi comuni, com quello del rapporto fra atenei ed aziende, che nella realtà, ha detto Nuzzo, non è mai “coercitivo”: ai ricercatori viene lasciata libertà e questo non lavorare con la pressione di dover sviluppare al più presto un prodotto è uno dei segreti dell’Università che ha sfornato Nobel a raffica. Assieme al fatto di saper rompere schemi tradizionali: c’è condivisione dei risultati persino con gli atenei concorrenti, ci sono ricerche “open source” che fanno tesoro del contributo di altri studiosi, persino la tutela dei brevetti non è rigidissima per facilitare che anche i prodotti più sofisticati possano essere modificati e migliorati. Un tema, quello della ricerca “aperta” ripreso pure da Alessandro Ratti, Scientific Research Consultant and Contractor dello stesso ateneo, che ha avuto pure il merito  di guidare il gruppo  nella visita al famoso ciclotrone Laurence Berkeley Laboratory . Per tutti l’occasione di incrociare  in un fuoriprogramma anche due preziosi amici a Berkeley di Italiani di Frontiera, Isabella Sioleri, consulente in materia di software e il marito Paolo  Calafiura, scienziato pure lui docente in quella università, venuti apposta per incontrarci. Una lunga, lunga chiacchierata, non in una sala ma su una splendida terrazza, con una vista strepitosa sulla Baia. Mentre il sole tramontava in uno scenario da brividi, con sullo sfondo il Golden Gate… E domani si riparte.

Fabrizio Capobianco: ecco come TOK.tv ha conquistato la “mia” Juventus

E’ andato tutto molto più velocemente del previsto, per l’ultima creatura di Fabrizio Capobianco, Top IdF Friend (protagonista della prima intervista Italiani di Frontiera, all’inizio dell’avventura californiana nel 2008)  e figura di spicco degli italiani di Silicon Valley, dopo il successo della sua Funambol di cui oggi è presidente. Con un piacevole scherzo del destino. Partita con successo negli USA, TOK.tv  doveva arrivare in Italia l’anno prossimo. Invece a Fabrizio è arrivato un messaggio della sua squadra del cuore e… in poco tempo è nata Juventus Live . Partenza alla grande, consacrazione sui media l’altro giorno, con un articolo su Repubblica di Riccardo Luna. Ma andiamo per ordine. Incontrato la primavera scorsa durante il Tour a Silicon Valley con i Giovani Imprenditori del Sud guidati da Antonio Perdichizzi, Fabrizio  ha spiegato nei giorni scorsi a IdF la sua nuova avventura, rimbalzata in anticipo in Italia. Ed i suoi promettenti risvolti di business. – Com’è nata l’idea di TOK.tv? Ero stufo di vedere le partite da solo con il mio cane Roberto (detto Bobby, stai tranquillo). E’ una buona compagnia, pero’ quando segna la Juve e io urlo, si spaventa. Il mio sogno era vedere le partite con la mia famiglia, come facevo quando vivevo in Italia. Purtroppo pero’, loro sono in Italia, io in California, e mio fratellino adesso e’ in Mozambico. Mi sono dovuto inventare un modo per poter vedere le partite con loro a distanza. Adesso ci riesco, mi guardo la Juve con la mia app sul divano e mi sembra di essere a casa. Noi emigrati siamo ingegnosi… – E com’è stata accolta negli USA? Negli USA abbiamo lanciato tre app: TOK Baseball – partita già per le World Series del 2012 – , TOK Football – pubblicata poco prima del Super Bowl – e TOK for Oscars, unico esperimento non sportivo. Con TOK Baseball – entrata tra le top 10 apps della categoria “Sport” in US – abbiamo scoperto che gli utenti tornano ad usare la nostra app quotidianamente e che parlano in media per 24 minuti a partita. Numeri incredibili. Lì abbiamo capito che possiamo davvero essere la second screen app – o come diciamo noi – l’app da divano (o couch app) per eccellenza”. – Cos’è piaciuto di più? “La Social Photo – cioè la possibilità di scattare una foto a tutti i partecipanti alla living room (massimo 4) e di condividerla su Facebook – è stata accolta in modo strepitoso (quasi 15,000 foto scattate durante il primo weekend di Juventus Live…)”. – Forse non pensavi di sbarcare così presto in Europa… da cosa è scaturito il contatto con la Juve? “Un giorno ho ricevuto una mail da un indirizzo con dominio juventus.com. Credevo fosse uno scherzo (puoi immaginarti quante verifiche tecniche ho fatto per accertarmene…) e invece era davvero la mia squadra del cuore, la Juve. La passione di sempre che bussava alla porta di TOK.tv. Puro caso del destino”. – E quali i primi riscontri nei primi giorni della app per la Juve? “Con Juventus Live abbiamo raggiunto quota 100.000 downloads nel primo weekend. I commenti sull’App Store e sui nostri canali Social sono entusiasti. Insomma, non ci lamentiamo… Stiamo lavorando alla versione Android, e vorrei triplicare i downloads nel primo weekend “. – Quali altre occasioni vedi in Italia per TOK.tv: altre squadre di calcio, altri sport o eventi… “Noi non ci poniamo limiti 😉 Lo sbarco in Italia era previsto per il 2014 ma l’esperienza di Juventus Live insegna che l’imprevedibile è sempre dietro le porta. Fintanto che ci sarà qualcuno che vuole restituire alla TV il suo lato autenticamente Social, allora avrà senso pensare che TOK.tv possa trovare spazio sia per gli eventi sportivi sia per altri tipi di produzioni TV. E poi il team – come quello di Funambol – e’ tutto in Italia, quindi piu’ riusciamo a fare nel Bel Paese, meglio e’”. – Dietro ad un servizio utile per appassionati e tifosi c’è un sistema in grado di definire il profilo di utenti possibili consumatori, per potenziali inserzionisti. Puoi spiegare questo aspetto di business? “L’idea e’ semplice: l’85% della raccolta pubblicitaria mondiale e’ legata alla TV. Con l’altro 15% – di Internet – Google ha creato un’azienda enorme. Noi vogliamo avvicinare quell’85% a Internet. Oggi le aziende spendono un milione di dollari per una pubblicita’ durante il Superbowl. Non sanno quanti veramente l’abbiano vista, ne’ possono avere un feedback diretto (il famoso click-through di una campagna Internet). Se passa una pubblicita’ in TV e tu hai in mano TOK.tv, noi possiamo darti la possibilita’ di “cliccare” sulla pubblicita’. Passa uno spot di un libro in televisione, compare l’icona in basso a destra, tu pensi “bello, questo me lo compro”, un click ed e’ fatta. E’ una rivoluzione, in un mercato da 200 miliardi di dollari all’anno. Noi ci accontentiamo dell’1% …”.

Fare innovazione a Berlino: Giuseppe Colucci (Ploonge) e lo Startup Safary

Berlino ha un valore particolare per Italiani di Frontiera, visto che ha segnato l’esordio all’estero di una delle sue conferenze (nel 2009 grazie ad una compagna di liceo ritrovata online, oggi docente all’Institut fur Romanische Philologie) alla prestigiosa Freie Universitat, con la prima narrazione multimediale di IdF oltre confine. La capitale tedesca, oggi una dei più promettenti centri per le startup, si appresta a diventare fra pochi giorni, dal 6 settembre, il cuore dell’innovazione europea con Startup Safary Berlin. Non sono pochi i giovani imprenditori italiani che stanno mettendo radici a Berlino, con tanto di quotidiano online per gli italofoni della città: Ilmitte, dove lo Startup Safary è stato illustrato in un articolo da uno degli organizzatori, Giuseppe Colucci, 28 anni, da quasi 3 nella capitale tedesca, dove ha gettato le basi per una startup italiana, Ploonge. Che ha raccontato a IdF la sua avventura.   – Giuseppe che ci fai a Berlino? “Sono arrivato qui nel 2011 assolutamente per caso e non seguendo il Berlin Dream come molti connazionali. Io, in realtà, mi ero trasferito in Spagna e volevo vivere lì, ma poi la mancanza di lavoro e di prospettive mi hanno portato a cercare nuove possibilità in giro per il mondo. mi è capitato un lavoro a Berlino, l’ho preso ed eccomi qui”. E cos’è Ploonge? “E’ una startup italiana, nata dall’idea di 2 ragazzi milanesi, Giorgio Bertolini e Alessandro Coscia, a fine 2011. Diventata azienda nel maggio 2012, da settembre di quell’anno è presente anche a Berlino. Ecco, io ho creato le basi per l’insediamento di una sede di Ploonge a Berlino, che tuttora gestisco. Il concetto di Ploonge è quello di social online ticketing, una piattaforma per vendere biglietti per eventi di ogni tipo, combinata a un social network in cui la gente interagisce e si scambia informazioni, feedback e raccomandazioni sugli eventi, il tutto per rendere gli stessi più social e virali e quindi aiutare gli organizzatori ad aumentare le vendite”. – Quali sono i vantaggi di Berlino come ecosistema per le strartup rispetto al resto d’Europa? “Mah, quello che in genere si dice – ed è ancora vero, occorre vedere per quanto tempo – è che Berlino è cheap. Molti giovani imprenditori squattrinati vengono qui per questo motivo. E’ anche vero che l’ecosistema ha iniziato a crearsi intorno a qualche esempio di startup di successo nata qui, come SoundCloud. E poi Berlino è una città vibrante, cosmopolita, molto attraente per giovani menti creative, molto aperta di vedute. Perciò qui a Berlino è facile trovare ispirazione da altri che fanno il tuo stesso lavoro. E anche manpower, perché, come detto, molti giovani creativi vengono a vivere qui”. – E il confronto con Silicon Valley? “Ancora improponibile, ovviamente. Per costruire un ecosistema forte e stabile come nella Valley ci vogliono decenni, non un lustro. Ci vogliono capitali ingenti, che a Berlino ancora mancano. Ci vogliono aziende nate lì dal nulla e diventati colossi mondiali che investano fior di soldi in aziende minori per aiutare l’ecosistema a crescere”. – Com’è la comunità berlinese degli startupper italiani? “Vibrante. Mi è capitato un paio di volte di essere intervistato da Der Spiegel e Venture Village sul boom degli startupper italiani a Berlino. E’ una community numerosa e laboriosa che si dà da fare, si aiuta (c’è un gruppo Facebook chiamato Digitaly che riunisce tutti noi sotto lo stesso tetto, organizza eventi per farci conoscere, aiutare, consigliare..) e fa impresa. Venuta qui perché in Italia si sentiva oppressa dalla mancanza di vision della nostra classe economico-finanziaria e ovviamente anche politica. Ci sono molte startup a Berlino create da italiani, alcune vanno bene, altre meno, però c’è molta dinamicità”. – Cosa si ripropone Startup Safary Berlin? “Startup Safary Berlin sarà la prima giornata di open doors per startup a Berlino. 60 aziende piccole o medio-grandi apriranno le proprie porte all’intera community di Berlino per workshops, tours, Q&A, networking meetups. L’obiettivo è quello di portare l’intera community insieme, per dialogare, per conoscersi meglio, creare opportunità di business, far sì che chi ancora non fa impresa si lasci ispirare da coloro che ci sono riusciti. Però, ovviamente, non vuol essere un evento auto-celebrativo ma vuole aprirsi anche al resto d’Europa. Infatti ci saranno diverse delegazioni che arriveranno da altre città e paesi per costruire un ponte tra Berlino e altri ecosistemi, per dialogare, fare business, scambiarsi informazioni utili. E abbiamo degli Ambassador in molti paesi europei che ci aiutano a promuovere l’evento e creare delegazioni. Ne abbiamo anche in Italia, come ad esempio l’azienda di Business Design, Beople.”. – E che ruolo avranno gli startupper Italiani? “All’interno del team di Startup Safary ci sono ben 2 italiani! Oltre a me anche Lorenzo Musiu, un filmmaker che si occupa della parte video. E poi delle aziende partecipanti ci sono anche alcune realtà italiane: vedi Expaway, o Frestyl. E poi ci aspettiamo che dall’Italia vengano numerosi a tastare il polso al nuovo hub startup europeo, Berlino”. – Ad un aspirante startupper italiano che volesse venire a Berlino: cosa consigli di fare… e di non fare? “Direi: pensaci 5 volte prima di intraprendere un percorso così difficile. Solo se la tua idea è davvero valida e il tuo business model è forte hai possibilità. Vedo qui molte aziende che nascono, magari hanno anche un team molto bravo e creeranno un forte hype intorno a sé, ma poi entrano in un vicolo cieco per mancanza di un revenue model che davvero funzioni. Qui nessuno sta aspettando te, c’è molta concorrenza e di startup ne nascono 2 al giorno, perciò bisogna essere davvero forti. Però le opportunità ci sono e se uno è convinto di poterle sfruttare, allora ben venga, lo accogliamo a braccia aperte! Per lo meno Berlino è un posto che ti permette di provarci. Magari si tratta solo di una sensazione che si ha, perché tutto è molto elettrico, ma se uno è convinto davvero allora ci provi!”.

A Catania due giorni di entusiasmo ed emozioni con il “tour de force” Italiani di Frontiera

Quattro presentazioni multimediali in due giorni, quasi seicento partecipanti in gran parte giovanissimi, tanto entusiasmo e un tour de force ripagato da emozioni e tantissimi nuovi amici. Mentre quelli vecchi sono fuoriclasse… Lo ammetto: sveglia all’alba, accoglienza sotto un diluvio e un po’ di fatica, in una bellissima città che sono riuscito appena a sbirciare. Ma sono stati due giorni memorabili per Italiani di Frontiera a Catania, dove già lo scorso anno l’impatto era stato straordinario. Se questo è il Sud, abbiamo solo da imparare… Inizio al liceo Capizzi di Bronte, grazie alla fantastica Elisa Franchina che dopo aver scoperto IdF un anno fa a Catania, ha convinto la brava preside Grazia Emanuele a ospitare la presentazione a scuola. Nel tardo pomeriggio nel bel Centro Culture Comtemporaneee ZO l’incontro con i Giovani Imprenditori guidati da quella macchina da guerra che è Antonio Perdichizzi, vero motore di tutto il tour (la conferenza in streaming è ora su YouTube, nel video in alto). Il giorno successivo, in mattinata ancora al Zo con i ragazzi delle scuole superiori della provincia, nel pomeriggio nell’aula magna dell’Università l’evento di Startup Academy, animata in modo esemplare da un professore raro, “IronProfessor” Rosario Faraci. Con la soddisfazione e l’onore di avere come ospite alla presentazione anche il nuovo rettore dell’ateneo, Giacomo Pignataro. Un’accoglienza da lasciare senza fiato, ragazzi fantastici, molti dei quali hanno persino voluto farsi fotografare con il prestigioso (?) autore di IdF! E una pioggia di nuovi amici dal giorno dopo nei social network.   Qui una prima galleria fotografica del tour 2013 di IdF a Catania. Qui invece la bella intervista della brava Francesca Cuffari per LiveSicilia Catania. Qui infine la preziosa riflessione di Antonio Musumeci in un post su Startupct. Grazie ragazzi, mi sono divertito troppo e non vi libererete facilmente di me: tornerò prima che ve l’aspettiate… Per chi ha partecipato a uno degli eventi, ecco una miniguida online per districarsi fra storie, personaggi e percorsi d’idee di IdF live.  Intanto il mese prossimo guiderò un tour a Silicon Valley proprio con un gruppo di giovani imprenditori catanesi, capitanati come sempre da Antonio “Caterpillar” Perdichizzi. Ne combineremo delle belle anche là…  

Orientagiovani a Firenze: Blues dell’Innovazione IdF davanti a mille studenti!

Un colpo d’occhio mozzafiato, quello sulla sala del Nuovo Teatro dell’Opera di Firenze (in alto nella foto StudioFranceschin Roma), che lo scorso 16 novembre ha ospitato l’edizione nazionale di Orientagiovani Confindustria. Un’emozione in più, per Italiani di Frontiera, di scena con l’applaudito Blues dell’Innovazione, che stavolta a fianco dell’eclettico Orazio Attanasio alla chitarra ha visto all’esordio Flavio Pirini, altro bravo attore e cantautore della scuderia Democomica guidata da Germano Lanzoni. Il prologo con il sindaco Matteo Renzi, amici vecchi e nuovi sul palco e in sala, alla fine complimenti persino affettuosi da giovanissimi talenti dell’innovazione italiana, come Federico Morello e Nicola Greco e figure prestigiose, come Ivan Lo Bello, coraggioso imprenditore che ha condotto una straordinaria lotta alla mafia in Sicilia, oggi vicepresidente Education di Confindustria,  o Silvia Giordani, che dirige un importante laboratorio di ricerca sulle nanotecnologie al Trinity College di Dublino. E l’incontro con giovani imprenditori straordinari, come Vito Lomele di Jobrapido, Giovanni Caturano di SpinVector. A dirigere l’evento come di consueto Riccardo Luna, che è pure riuscito nel miracolo di recuperare  chissà come la voce nel giro di una notte, visto che la sera della vigilia aveva l’eloquio di Bernardo, maggiordomo muto di don Diego de la Vega, in arte Zorro.  Grande Riccardo! Un diario per immagini nello slideshow qui sotto (cliccare sotto a destra Tutto Schermo, poi in alto a destra “Show info” per le didascalie). http://www.flickr.com//photos/bonzi-us/sets/72157632043338460/show/

Curious Hat e Pick1, idee di Italiani di Frontiera nella prestigiosa selezione di 500Startups

http://www.youtube.com/watch?v=SC1TPO3D06I Due aziende lanciate da protagonisti di Italiani di Frontiera nella prestigiosa selezione di uno dei più importanti acceleratori di startup americani. Curious Hat e Pick1 compaiono nella lista appena diffusa da 500Startups, seed found ed acceleratore di nuove imprese lanciato negli Usa da Dave McClure. Qui l’elenco completo delle startup selezionate, annunciato con la pubblicazione di un video ironico su YouTube. Curious Hat è la nuova impresa californiana, dedicata alla creatività hi tech per i bambini, di Luca Prasso, veronese, che ha lasciato da poco DreamWorks, dove è stato manager di successo nella grafica digitale sin dagli anni Novanta. Pick1, unica startup italiana dell’elenco, è invece l’evoluzione di Doochoo, lanciata da Paolo Privitera, mestrino, assieme ed Armando Biondi, che puntando sulle potenzialità dell’aggregazione delle opinioni online ha di recente ottenuto finanziamenti per un milione di dollari. Beh Italiani di Frontiera continua a portare fortuna…

Italiani di Frontiera in tv ospite di Silvia Vianello a Smart&App (La3)!

Italiani di Frontiera in tv! Ospite della puntata di Smart&App (questa la pagina Facebook), condotto da una bravissima amica, Silvia Vianello, si è parlato ovviamente di talento italiano, della forza del racconto per ispirare ad usare questo talento. E di come le nuove tecnologie offrano strumenti che consentono di inseguire i propri sogni. Con Silvia ho ricordato che avevo parlato proprio di sogni, col numero due al mondo dell’agenzia Reuters nella quale lavoravo, un supermanager americano con il quale avevo capito di avere meno di 100 secondi per spiegargli cosa fosse Italiani di Frontiera.  E lui, parlando di futuro del giornalismo, aveva pronunciato parole che sembravano descrivere proprio Italiani di Frontiera: “Take Risks”, “Connecting the Dots”, “Use Multimedia”. Rischiare, unire i puntini (non basta dare notizie ma occorre collegare gli eventi con fili narrativi), usare il multimediale, specie per parlare ai ragazzi che leggono meno… L’ho ricordato durante la trasmissione  (canale 143 di Sky e qui in streaming replica alle 16.15  di sabato 3 novembre) poi disponibile online  sul canale YouTube di La3. Grazie A Silvia, grande come sempre, a Sara Zolanetta brava autrice,  ad Antonio Amendolagine ed a tutti gli amici di Smart&App, davvero una gran bella squadra!

Eleonora Voltolina ed i talenti precari di “Se potessi avere mille euro al mese”

“Sottoimpiegati, sottopagati, sottorappresentati. Ecco l’impietosa fotografia di una fetta significativa dell’Italia del nuovo millennio, composta prevalemntemente (ma non solo) di giovani”… Inizia così “Se potessi avere mille euro al mese. L’Italia sottopagata”, l’ultimo libro di Eleonora Voltolina, giornalista fondatrice di Repubblica degli stagisti. Ho conosciuto Eleonora quando era ancora alla scuola di giornalismo dell’Ordine di Milano, l’ho ritrovata agguerrita giornalista del web, capace di realizzare un progetto di monitoraggio e prezioso servizio sul fenomeno dei giovani precari, cui ha dedicato le sue capacità e la sua passione (una vera forza della natura…). Lo sccorso anno Eleonora è stata chiamata dalla Commissione lavoro della Camera per un’audizione sulla condizione occupazionale giovanile, nell’ambito di una indagine sul mercato del lavoro in ingresso e sulle principali difficoltà dei giovani. A livello europeo ha contribuito a stilare la Carta europea per la qualità di stage e praticantati, presentandola a Parigi in occasione della Youth Employment Conference. Quest’anno ha sottoscritto un protocollo d’intesa tra la “Repubblica degli Stagisti” e l’Anci per la promozione di tirocini di qualità nei Comuni italiani. Il suo lavoro è spesso finito in interrogazioni parlamentari ed è stato fonte d’ispirazione per istituzioni e partiti politici nell’elaborazione di iniziative legislative in materia. Ci siamo ritrovati su due strade parallele, io e lei, per parlare di talento italiano, di come in patria sia spesso mortificato, con una discriminazione in più per i giovani. Con Eleonora e un gruppo di straordinari amici abbiamo fondaot un anno fa l’associazione ITalents, presieduta da Alessandro Rosina, dalla fuga alla rete dei talenti, perchè chi è in Italia non si senta un talento sprecato, chi è all’estero non debba sentirsi un talento esiliato. Questo ponte, per una nuova identità italiana che spazzi via stereotipi e cattive abitudini, è anche la scommessa di Italiani di Frontiera. Oh se abbiamo bisogno di gente in gamba come Eleonora…