Hi tech e creatività: in Bocconi l’incontro con Simone Brunozzi, Technology Evangelist di Amazon

Come parlare di tecnologia, innovazione e business con grande creatività. Ci siamo incrociati più volte di sfuggita, spesso online, con Simone Brunozzi, dal 2008 Senior Technology Evangelist di Amazon, specializzato in Cloud Infrastructure, base a San Francisco, missioni in giro per il mondo. Oggi ci sarà occasione di conoscerlo più a fondo. Simone è infatti l’ospite protagonista dell’evento in programma alle 18 alla Bocconi, proposto dall’associazione Alumni dell’università, organizzato da Federico Bonacina e dall’instancabile Cesare De Giorgi, prezioso amico di Italiani di Frontiera. Assieme ad Emil Abirascid, altro amico di IdF, avrò il piacere di fare alcune domande a Simone, prima di aprire il dibattito con il pubblico. Nel video qui sopra, una recente presentazione effettuata a Las Vegas da Simone, esemplare per capacità narrativa e competenza nei contenuti. Fossero tutti così…

Una metafora dell’idea folle che il collettivo trasforma in successo: 40 anni fa la meta più bella della storia del rugby

Un’idea folle e individuale: tentare l’impossibile, mentre ci si affanna per difendersi decidere invece di contrattaccare, da posizione assurda, contro una squadra micidiale… in pochi secondi, un collettivo che dà sostegno a quell’idea, trasformandola in un fantastico, inarrestabile percorso in linea retta verso l’obbiettivo, raggiunto. Quarant’anni fa, la più bella meta della storia del rugby. Arm’s Park di Cardiff, in campo quasi solo leggende, All Blacks-Barbarians, 27 gennaio 1973. Più che un gesto sportivo, una metafora. Attenzione a come “esulta scompostamente” Gareth Edwards, dopo un’impresa storica. Si prende due pacche di congratulazioni e via, senza batter ciglio! “Se il più grande scrittore del mondo della scrittura avesse scritto questa storia, nessuno ci avrebbe creduto”, dice il commentatore. Ventiquattro secondi di magia, entrati nella storia. E il Guardian li ha analizzati con i protagonisti, attimo per attimo…     Un paio d’anni fa, con un omaggio a “Lollo” Levorato che fu mio allenatore, in un post ho raccontato Cos’ho imparato dal rugby e da un vecchio campione che se n’è andato, di prezioso per realizzare Italiani di Frontiera.  

Tra i Community Leader dell’Innovazione per Dettori, citato nel libro di Polito… e oggi Italiani di Frontiera compie 5 anni

Il 22 gennaio 2008 una famiglia di Sesto San Giovanni partiva per la California, Palo Alto, senza ben sapere cosa sarebbe successo… Italiani di Frontiera compie oggi cinque anni. Per coincidenza, con due preziosi riconoscimenti, da un vecchio e da un nuovo amico. Il primo è Gianluca Dettori, storico venture capital malgrado la giovane età, prezioso estimatore di IdF. In un articolo su CheFuturo!  che delinea una straordinaria panoramica sul mondo dell’impresa innovativa nostrana, Gianluca mi ha inserito come autore di Italiani di Frontiera nel gruppo dei quattro Community Leader dell’Innovazione italiana! Niente meno… “Roberto ex-giornalista Reuters va in giro per il mondo a scovare e raccontare le eccellenze Italiane nel campo dell’innovazione ed è un grande ispiratore con i suoi talk espliciti e motivanti”), ha scritto Gianluca collocandomi  a fianco di tre figure prestigiose: FunkyProfessor Aka Marco Zamperini (“l’uomo più prestigioso dell’industry high-tech in Italia”), Stefano Quintarelli (“tessuto connettivo di chi vuole promuovere innovazione e tecnologia in Italia, con iniziative come Agenda Digitale ed Equiliber”) e Vito Lomele, imprenditore straordinario, fondatore di Jobrapido. Il secondo amico, appena conosciuto al telefono, è Antonio Polito, firma del giornalismo italiano, oggi editorialista del Corriere della Sera, che nel suo recente libro “Contro i Papà. Come noi italiani abbiamo rovinato i nostri figli”, Rizzoli, riflessione impietosa sulle responsabilità di una generazione nell’educazione dei giovani, mi ha citato (da pagina 57) utilizzando un ampio estratto da un mio articolo per CheFuturo! su Maria Montessori, che a lui è piaciuto molto, pubblicato nel sessantesimo anniversario della sua morte, che la stampa italiana ha di fatto ignorato. “E se all’origine della formazione di straordinari innovatori del web che a livello globale hanno rivoluzionato la nostra esistenza, come i fondatori di  Google e Amazon ci fosse… un’italiana nata nell’Ottocento, Maria Montessori (1870-1952), riconosciuta a livello mondiale come pioniera dell’educazione creativa e libertaria?”, avevo scritto. Grazie Gianluca, Grazie Antonio. E grazie al bravissimo Fabio Vittorelli per la preziosa foto di famiglia, scattata alla vigilia della partenza, che ci ha portato fortuna. Italiani di Frontiera prosegue con entusiasmo, tentando strade inesplorate, con la forza di una rete sempre più ampia di amici e delle loro idee.

Sperimentare la modernità, malgrado la dittatura. In mostra a Firenze l’arte italiana anni Trenta

Percorrere sentieri inediti e preparare la modernità, malgrado i limiti imposti da un regime totalitario. Una vera sorpresa, la mostra Anni Trenta. Arti in Italia oltre il fascismo (sino al 27 gennaio, Firenze Palazzo Strozzi), ampia retrospettiva su arte, design e costume che hanno caratterizzato un Paese strettamente controllato dalla dittatura. Almeno fino al 1936 un panorama ricco e d’avanguardia, in grado di articolare forme e sperimentazioni artistiche diverse, come spiega nel video Antonello Negri, docente di Storia dell’Arte all’Università di MIlano, tra i curatori della mostra. “Nell’Italia degli anni Trenta, durante il fascismo, si combatte una battaglia artistica di grande vivacità, che vedeva schierati tutti gli stili e tutte le tendenze, dal classicismo al futurismo, dall’espressionismo all’astrattismo, dall’arte monumentale alla pittura da salotto. La scena era arricchita e complicata dall’emergere del design e della comunicazione di massa con i manifesti, la radio, il cinema e i primi rotocalchi, che dalle “belle arti” raccolgono una quantità di idee e immagini trasmettendole al grande pubblico. Insomma, un laboratorio complicato e vitale, aperto alla scena internazionale, introduttivo alla nostra modernità”, spiega la nota di Palazzo Strozzi. Una rassegna di pregio che esplorando il passato tocca almeno due dei temi cari a Italiani di Frontiera. Il primo è il confronto con la modernità e la scena internazionale, che caratterizza le opere di artisti, alcuni dei quali di fama mondiale. Il secondo è la capacità di “uscire dagli schemi”, in questo caso i limiti imposti da una dittatura rigorosissima, nel controllo della produzione culturale, una capacità che ha consentito per un lungo periodo a diversi artisti di esprimersi liberamente con opere d’avanguardia, protagonisti di tendenze e movimenti di portata internazionale, anche in un Paese oppresso da un regime totalitario.  

Verso un 2013 “Out of the Box”: dai romanzi ai saggi, i libri scritti da amiche e amici di Italiani di Frontiera…

Se il 2013 sarà l’anno del libro di Italiani di Frontiera, idee e spunti per affrontare il nuovo anno con slancio “Out of the Box” si possono trovare da subito su libri scritti di recente da amiche e amici di Italiani di Frontiera. Dai saggi ai romanzi, dai gialli alla didattica, ecco un elenco aggiornato.  “Alex, un inguaribile ottimista” (Aliberti editore) è il ritratto appassionato di Alex Zanardi tracciato da Luca Corsolini, inviato di Sky Sport. Campione dello sport e di umanità, che perse le gambe in un incidente automobilistico, Zanardi è stato forse l’atleta italiano più ammirato ai recenti Giochi di Londra, dove ha conquistato l’oro con la sua handbike, e oggi è pure conduttore televisivo, diventato nel frattempo l’incarnazione stessa dello spirito di tenacia, ottimismo e capacità di reinventarsi malgrado le avversità. Con una energia e una simpatia contagiose.     In “Come lasciare tutto e cambiare vita” (Newton Compton) Alessandro Castagna, oggi imprenditore che fa la spola fra Verona e la Spagna, ha rielaborato in un libro l’esperienza del suo sito di straordinario successo Voglioviverecosì (al quale collabora pure Italiani di Frontiera), dedicato a chi vuole dare una sterzata alla propria esistenza. Il cambiamento viene analizzato in tre diverse sezioni. Psicologia, ostacoli da superare e motivazioni da consolidare per intraprendere una svolta; poi una parte più pratica, con consigli concreti su come percorrere una strada nuova all’estero. Infine un’analisi dei dieci Paesi in cui ci sono le migliori opportunità per farlo.         Con “Assuefatti. Come le sostanze stupefacenti sono entrate nel quotidiano”  (Ed. San Paolo)  Antonella Fiori assieme a Sara Casassa ha ultimato un’inchiesta durata anni, con testimonianze di scienziati, educatori, attori, sportivi, personaggi dello spettacolo, spesso specchio di “una mentalità diffusa che spesso sottovaluta, subisce, minimizza e banalizza le sostanze stupefacenti, dalla cannabis alla cocaina, dall’eroina all’ecstasy”. Davvero controcorrente, svelare cosa sono diventate e come sono state modificate le droghe “leggere”, secondo gli scienziati. Specie in   Italia, dove il tema è affrontato quasi sempre  su basi ideologiche, con risposte  legate a stereotipi antiquati e intoccabili. Per questo il libro ha subito anche qualche boicottaggio e se n’è parlato molto meno di quel che meritava.     E che dire di Guido Mattioni, bravo collega da poco uscito dal Giornale? Qualche tempo fa, propone un libro a diverse case editrici italiane… che nemmeno gli rispondono (persino quella che tempo fa gli aveva commissiona to un libro). Allora decide di realizzarlo da sè in versione cartacea e digitale e persino in inglese, curandone il marketing online. “Ascoltavo le maree” diventa un caso, raccoglie recensioni entusiastiche, l’edizione inglese, “Whispering Tides” diventa finalista di un prestigioso premio e Guido si prende una grande rivincita. Con un romanzo che è una storia di  dolore per la perdita della persona amata, amata in una suggestiva città americana, Savannah in Georgia. “…Ha cinquant’anni, è solo ed è confuso. Sa però con certezza di dover fuggire lontano, oltre Oceano, nell’unico luogo che lui e Nina avevano sempre amato insieme. Approda così a Savannah, in Georgia. Qui, in un paradiso naturale governato dal respiro delle maree, inizia a costruire una nuova vita.”.     Un romanzo di erotismo incandescente, quello invece di Erica Arosio, grande esperta di cinema e letteratura, collega di Gioia, che con  “L’uomo sbagliato” (La Tartaruga). “Un uomo e una donna che avrebbero potuto non incontrarsi mai scivolano invece nella storia contro cui non puoi niente: quella che ti mozza il fiato, quella in cui l’eros si trasforma a poco a poco in amore. Sullo sfondo, una Milano alto borghese, quella delle strade discrete e dei cortili nascosti, dove la ricchezza fa da barriera al frastuono del traffico… Musica e tessuto narrativo sfumano una nell’altro: dove non arrivano le parole, arrivano le canzoni. Perché, come diceva François Truffaut, “le canzoni d’amore sono stupide; e più sono stupide, più sono vere”.         Giallo, intrighi, storia di Milano, passione per il tango sono gli ingredienti di un altro libro all’insegna derlla passione , “Diabolico Tango”   (Eclisse editrice) di Bruna Bianchi, brava cronista del Giorno e grande esperta del ballo argentino. “L’omicidio di una sarta nel popolare quartiere di Porta Romana a Milano, è lo spunto per un’indagine a ritroso nel tempo, quello lontano della seconda guerra mondiale e quello più vicino della feroce dittatura militare argentina.Un giornalista irlandese che lavora a Milano viene completamente assorbito da un caso che si presenta subito anomalo: la donna uccisa porta lo stesso nome di una neonata creduta morta sotto i bombardamenti di Gorla del 1944. L’indagine incomincia da una milonga dove la vittima è stata vista l’ultima sera della sua vita…”       Imperdibile, per capire come le nuove tecnologie di comunicazione stiano cambiando a fondo anche settori tradizionali della vita sociale e persino il modo di concepire i rapporti internazionali, il bellissimo “Diplomazia Digitale. La politica estera e i social media” (Apogeo) di Antonio Deruda, che dopo aver lavorato all’ambasciata USA a Roma nel campo della comunicazione, ha intrapreso la strada del libero professionista in questo campo. Da Facebook a YouTube, dai blog a Twitter,  “l’uso dei social media per comunicare e interagire con l’opinione pubblica sta rivoluzionando una delle professioni più tradizionali: il diplomatico, in passato pronto a trincerarsi dietro il consueto ‘no comment’, ora si avvale sempre più attivamente di internet per instaurare un rapporto diretto con i cittadini che, grazie alle nuove tecnologie, riescono ad avere un peso maggiore nei processi decisionali e che possono diventare dunque un ottimo alleato, o un insuperabile ostacolo, anche nella gestione dei rapporti tra le nazioni”.       Un “viaggio nell’Italia della demeritocrazia” infine è “Scurriculum”  (Aliberti editore”, firmato da Alberto Fiorillo, veterano di Legambiente, assieme  a Paolo Casicci. “Quando hanno deciso di scrivere Scurriculum…hanno trovato un mucchio di storie esemplari. Storie che dimostrano in modo inequivocabile come lʼattuale sistema, ignobile e suicida, mortifichi i più bravi costringendoli spesso a regalare la loro intelligenza e la loro preparazione alle università, alle aziende, ai Paesi stranieri, e premi al contrario quanti hanno in tasca la tessera “giusta” o il

Peter Greenaway alla scoperta di Brancusi. Quando a Venezia 2009 mi aveva spiegato il futuro interattivo del cinema…

Negli ultimi anni si è dedicato ad esplorare in modo inedito capolavori dell’arte attraverso cinepresa e nuove tecnologie, convinto che il cinema tradizionale, quello di una fruizione passiva in sala, sia finito. Ora Peter Greenaway si appresta a ricostruire la vita di un grande maestro dell’arte contemporanea, il romeno Costantin Brancusi (grazie per la segnalazione a Nicoletta Iacobacci, preziosa amica di IdF, Head of Multiplatform di European Broadcasting Union e fantastica organizzatrice di TEDx Transmedia a Roma). Un’occasione per rispolverare una delle interviste più interessanti degli ultimi anni. Era stata una chiacchierata impegnativa a straordinaria, quella con un maestro del cinema, tutto proiettato nel futuro. Greenaway  (nella foto sulla terrazza dell’Excelsior, mentre scrutava il sottoscritto…), alla Mostra del Cinema 2009, dov’ero all’epoca inviato di Reuters, l’avevo intervistato da solo, mentre altri colleghi si preoccupavano di seguire i passi al Lido di Noemi Letizia, sigh… Il regista aveva proclamato la “morte del cinema”, come fruizione mediatica passiva in una sala buia. E’ con il telecomando, primo passo di interazione per lo spettatore, aveva detto, che è iniziata la fine del cinema come lo abbiamo inteso nel secolo scorso. E il futuro è nuove tecnologie, connettività e interconnessione, che danno a tutti la potenzialità di diventare autori e distributori. Di opere “in divenire”, che teoricamente potrebbero essere modificate ogni giorno. Sono passati tre anni e in questo mondo di media interattivi siamo immersi più che mai… Qui sotto l’intervista di allora, dal notiziario Reuters di Roberto Bonzio VENEZIA (Reuters) – Il cinema come l’abbiamo conosciuto è destinato a sparire, per questo un posto come la Mostra del Cinema non ha più senso. A dirlo è un maestro del grande schermo, Peter Greenaway, in scena stasera fuori concorso a Venezia con “The Marriage”, parte di un progetto multimediale che il regista britannico ha intrapreso da qualche anno rileggendo con installazioni tra immagini, musica e sculture grandi capolavori dell’arte, dalla Ronda di Notte di Rembrandt all’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. “The Marriage” è dedicato alla Nozze di Caana di Veronese (l’installazione a Venezia è ospitata a San Giorgio), mentre Greenaway proporrà al Lido una rilettura in una chiave inedita di quello che definisce “Live Cinema”. “Ci sono 126 personaggi, ricostruzioni a 360 gradi… abbiamo finito questo lavoro 24 ore fa, non abbiamo ancora un film ma cinque clip associate al film”, dice a Reuters Greenaway, spiegando che con il suo “Live Cinema” si propone di riportare il mondo dei film in una sorta di ritorno alle origini, quasi circo e varietà, con un contatto rinnovato col pubblico, non più spettatore passivo. “Sono diventato una sorta di ‘VJ’, giro il mondo e incontro grandi pubblici… con attrezzature molto sofisticate”, spiega. E si dice molto interessato a cosa il cinema sarà nel futuro. “Di certo non sarà noioso, non sarà star seduti nella sala buia con tutti che guardano in una direzione”. “Deve diventare qualcosa di meglio. E sto cercando per quanto posso di connettere la nozione di cinema a due parole (comuni nel giornalismo): interattività e multimediale. E il cinema può essere entrambe”. Il regista, che ha all’attivo capolavori quali “I misteri del giardino di Compton House”, “L’ultima tempesta”, “I racconti del cuscino”, è convinto che il cinema come è stato nel Ventesimo Secolo sia ormai un fenomeno superato: “I giovani non vanno più al cinema e non guardano più la tv. C’è una nuova ‘laptop generation’ che comunica con Facebook. E la nozione di cinema sta cambiando, che piaccia o meno, in una comunità … i ragazzi i film vogliono farli da soli con laptop, sta diventando un settore fai da te non più per élite, non più organizzato da Hollywood”. “E se voglio continuare a rivolgermi al pubblico, ai giovani che davvero trovo eccitanti, devo cambiare modo di fare film. E posti come la Mostra del Cinema sono oggi una completa perdita di tempo, un’istituzione creata da Mussolini negli Anni Trenta, ora siamo 70 anni dopo abbiamo bisogno di festival?”. L’interazione con un pubblico non più passivo, che con laptop, telefonini e YouTube può fare film costituisce per gli artisti “un dialogo molto più ricco e sofisticato … ai tempi dei romani c’era un creativo ogni milione di persone, dopo la Seconda guerra mondiale forse 250 ogni milione, oggi con laptop e videocamera può essere uno su uno. Se crediamo nella democrazia nella politica, perché non credere nella democrazia nell’arte”, aggiunge. YouTube, Facebook e Internet sono strumenti che consentono di trasformarsi anche in distributori delle proprie opere, osserva. Fenomeno recentissimo, carico di energia. Perché “stiamo comunicando fra noi come non abbiamo mai fatto prima”, aggiunge. E un film girato col telefonino, magari sacrifica formato e suono ma può essere inviato in pochi secondo ad un amico di Pechino. Mentre un film della Mostra, se si è fortunati, a Pechino arriva tre anni dopo. Dobbiamo accantonare cose alle quali siamo abituati per poter sfruttare le opportunità del futuro, dice ancora Greenaway. Convinto che la fine del cinema sia iniziata nel settembre 1983, col primo telecomando, che ha introdotto l’inizio dell’interazione che il cinema non prevede. Non si cambia la fine di Titanic, dice, mentre oggi “posso fare un film e cambiare la fine ogni giorno della settimana. Un incubo, per i distributori, che tanto sono destinati a sparire comunque”. Ma le nuove tecnologie permettono anche di rileggere e scoprire segreti in grandi capolavori del passato. Il suo lavoro sull’Ultima Cena, ricorda Greenaway, ha individuato nella tavola una cosmografia che comprende Plutone, pianeta scoperto nel 1903, mentre le mani del dipinto, riportate su uno spartito musicale, coincidono con le note dell’antica canzone di Salomone che Beethoven riprese nell’Inno alla Gioia. Con “The Marriage”, invece, il regista avvalora la tesi che fu Pietro l’Aretino a convincere il Veronese a dipingere una scena che celava in realtà un’eresia, il matrimonio di Cristo con Maddalena. Greenaway è convinto che siano le nuove tecnologie ad aprire orizzonti inediti all’arte delle immagini in movimento. Per questo, ai giovani attirati dal cinema suggerisce di non preoccuparsi più del cinema: “E’ un fenomeno che sta

Giovanni Segni e Porcovino, villaggio virtuale per l’Italian food online in Giappone e Usa

Per anni ha fatto la spola tra Asia e Stati Uniti. Più che manager giramondo, preferisce definirsi “zingaro”. Passato da un continente all’altro, dall’IT alla logistica, dall’e-commerce all’alimentare, alla fine ha deciso che queste competenze eterogenee poteva metterle assieme, in un unico filo, per un progetto imprenditoriale internazionale che vende prodotti alimentari ma è basato… sul racconto.   Sì, perchè è la narrazione la chiave vincente con cui Porcovino propone vini e prodotti alimentari italiani ai consumatori oltreoceano, dice Giovanni Segni, che dalla Sardegna ha costituito una squadra di specialisti, per lanciare un’ambiziosa piattaforma di e-commerce proiettata su Giappone e Stati Uniti. L’intervista a Giovanni nella finestra dedicata a Italiani di Frontiera dal portale Voglioviverecosì.

Orientagiovani Assolombarda con oltre 450 studenti. Una guida fra idee, storie e personaggi di IdF

Un’altra giornata memorabile per Italiani di Frontiera, con oltre 450 ragazzi di diverse scuole di Milano e dintorni all’evento Orientagiovani di Assolombarda, martedì 27 novembre nell’auditorium di via Pantano, per parlare di spirito d’impresa con ospiti davvero in gamba, intercalati da spunti e storie “dal West al Web” di IdF, con il sottofondo musicale dell’instancabile Orazio Attanasio alla chitarra, e la conclusione a sorpresa con un Germano Lanzoni più scatenato che mai. Un grazie a Lara Botta (Assolombarda) che ha ben illustrato il Management Game, a Davide Coppaloni e Martina Pavoni, vivaci testimonial dell’esperienza Junior Achievement, mentre Fabrizio Bitetto è si è fatto portavoce dell’esperienza Erasmus, assieme ad Antonella Libera, che col suo video Milano Internazionale ha gettato uno sguardo inedito sul capoluogo visto attraverso gli occhi degli studenti stranieri che ci vivono per un periodo. Un grazie speciale a Cristina Tajani, assessore alle Politiche del Lavoro di Milano, che ha ben spiegato le prospettive per fare oggi impresa in modo “Social”. E grazie ad Alvise Biffi, presidente, Cristian Ferraris e Marcello Landini, menti e “braccia operative” del Gruppo Giovani Assolombarda, preziosi amici di IdF, che hanno organizzato  la giornata. Ma se dopo l’evento Orientagiovani Assolombarda, passato il mal di testa per la mitragliata di storie e personaggi di IdF, vi  siete domandati: ma come si chiamava quello che… e com’era che… e quel video… e quel libro… niente paura,  IdF ora viene in vostro soccorso. Partire per tornare, per scoprire il mondo e soprattuttto se stessi… le parole di Renzo Piano che hanno aperto l’evento in questo video. Tutti i personaggi del West, (non abbiamo parlato del più clamoroso, Carlo Camillo di Rudio, conte bellunese di Little Bighorn un intero capitolo su di lui!), come Giacomo Costantino Beltrami esploratore sul Mississippi e Carlo Gentile, fotografo del West, sono nella sezione Italindiani, con le storie raccolte da Cesare Marino, antropologo dello Smithsonian Institution.Tra i veterani di Silicon Valley, in primo piano le imperdibili riflessioni di Federico Faggin padre del microchip,  e Roberto Crea, fra i padri dell’insulina sintetica. Un omaggio speciale quello a Padre Busa, gesuita pioniere dell’interazione fra cultura umanistica e informatica. Altre figure storiche rievocate, Maria Montessori, educatrice rivoluzionaria e Adriano Olivetti, imprenditore visionario. Fra i giovani imprenditori, da non perdere le storie di Lorenzo Thione (da Bing a Broadway) ed Augusto Marietti (Mashape). Qui invece i post in cui si parla di Luca Prasso (da DreamWorks a Curious Hat).    Fra i Video d’Ispirazione, le conferenze di Steve Jobs (Stay Hungry, Stay Foolish, qui sottotitolate in italiano, qui la seconda parte) e Ken Robinson (La scuola uccide la creatività?, vista da oltre 15 milioni di persone!). E la bellissima, commovente Ultima lezione di Randy Paush, poco prima di morire. Le riflessioni sull’incredibile potenza del racconto per spingere all’azione, in questo post dopo TEDx TRansmedia 2011 a Roma. Infine, il  libro citato alla fine della presentazione è:  Elogio dell’errore di Tim Harford, protagonista anche di una straordinaria conferenza TED sugli stessi temi (si possono impostare i sottotitoli in italiano). Fra i personaggi citati, che compariranno invece nelle prossime settimane su IdF, – Ugo Parodi Giusino della siciliana Mosaicoon – Massimo Banzi fondatore di Arduino – Vito Lomele fondatore di Jobrapido. Facebook, Twitter e LinkedIn sono i modi migliori per seguire gli aggiornamenti e restare in contatto con gli amici di Italiani di Frontiera. Buona navigazione, affamati e folli…

Orientagiovani a Firenze: Blues dell’Innovazione IdF davanti a mille studenti!

Un colpo d’occhio mozzafiato, quello sulla sala del Nuovo Teatro dell’Opera di Firenze (in alto nella foto StudioFranceschin Roma), che lo scorso 16 novembre ha ospitato l’edizione nazionale di Orientagiovani Confindustria. Un’emozione in più, per Italiani di Frontiera, di scena con l’applaudito Blues dell’Innovazione, che stavolta a fianco dell’eclettico Orazio Attanasio alla chitarra ha visto all’esordio Flavio Pirini, altro bravo attore e cantautore della scuderia Democomica guidata da Germano Lanzoni. Il prologo con il sindaco Matteo Renzi, amici vecchi e nuovi sul palco e in sala, alla fine complimenti persino affettuosi da giovanissimi talenti dell’innovazione italiana, come Federico Morello e Nicola Greco e figure prestigiose, come Ivan Lo Bello, coraggioso imprenditore che ha condotto una straordinaria lotta alla mafia in Sicilia, oggi vicepresidente Education di Confindustria,  o Silvia Giordani, che dirige un importante laboratorio di ricerca sulle nanotecnologie al Trinity College di Dublino. E l’incontro con giovani imprenditori straordinari, come Vito Lomele di Jobrapido, Giovanni Caturano di SpinVector. A dirigere l’evento come di consueto Riccardo Luna, che è pure riuscito nel miracolo di recuperare  chissà come la voce nel giro di una notte, visto che la sera della vigilia aveva l’eloquio di Bernardo, maggiordomo muto di don Diego de la Vega, in arte Zorro.  Grande Riccardo! Un diario per immagini nello slideshow qui sotto (cliccare sotto a destra Tutto Schermo, poi in alto a destra “Show info” per le didascalie). http://www.flickr.com//photos/bonzi-us/sets/72157632043338460/show/