IdF a Gubbio, anche i direttori finanziari “catturati” dall’avventura multimediale dal West al Web

“Ma io mi immaginavo quelli di Reuters come persone grigie che ti annoiano con una raffica di numeri…” Beh anch’io avevo magari i miei pregiudizi nei confronti dei direttori finanziari. E chissà forse me li immaginavo tutti alle prese esclusivamente con cifre, stime di crescita e bilanci. Così quando un nuovo amico incrociato a Gubbio mi ha espresso la sua sorpresa per la presentazione di Italiani di Frontiera, e ho visto che l’avventura dal West al Web rievocata nella presentazione cattura anche chi si occupa in genere di far quadrare i conti e sviluppare il business… ho capito che ancora una volta era il caso di abbandonare gli stereotipi e scoprire le persone. E che persone, quelle incrociate al FinanceDirector Forum , grazie all’invito degli amici (e che amici) di Richmond Italia guidata da Claudio Honegger , specializzata da anni proprio in questo tipo di incontri. Da una arte dirigenti d’azienda disposti al confronto e ad ascoltare (cosa purtroppo rara), dall’altra professionisti ed esperti che al mondo dell’azienda hanno da proporre servizi per rendere più preparata, efficiente e competitiva l’azienda stessa. Visiti da fuori, con un’indispensabile dose di curiosità, sono full immersion di competenza e creatività. Com’era stato un anno fa, all’esordio di IdF in questo tipo di prestigiosi appuntamenti, al Marketing Forum 2009, sempre a Gubbio. Pietro Cerretani, “top friend” di IdF in mattinata ha introdotto alla grande l’appuntamento con la presentazione di Italiani di Frontiera a fine giornata, … che e’ filata via liscia e con fior d’applausi alla fine. E come sempre, questi appuntamenti ripagano, oltre che con il prestigio, con la qualità’ straordinaria di nuovi amici incontrati. Come Paolo Bertoli e Paolo Zanenga, veterani italiani nel campo dell’innovazione. O Tommaso Bazzi e Riccardo Ambrogini di Bazzi&Partners, brokers cosi’ colpiti da IdF che vogliono a tutti i costi organizzare presentazioni dalle loro parti in Piemonte per un pubblico di studenti e di giovani del Rotaract. Vengo ragazzi, promesso… Con Alessandro Trivillin di Abs (Acciaierie Bertoli Safu) ci siamo ripromessi di ricostruire quanto prima un paio di straordinari casi aziendali poco conosciuti ed eccezionalmente innovativi dalle sue parti, il Friuli dove ho mosso i primi passi da giornalista. Mentre nei seminari di Manuela Prestipino e Anna Favini Robertson ho scoperto quanto sia importante per i manager un addestramento mirato (coaching) e una preparazione di mediazione culturale per rivolgersi al meglio in una conferenza ad un pubblico non italiano che non richiede solo la padronanza dell’inglese. C’è stato anche il tempo di incrociare un vecchio amico, Maurizio Troccoli, cronista di razza a Perugia, e di rispondere alla mitragliata di domande di Marina Valerio di Class CNBC (grazie Marina!), che inarrestabile  ha intervistato uno dopo l’altro per la tv finanziaria molti dei partecipanti al Forum. Grazie ancora a Claudio e a tutti i ragazzi di Richmond, Paola, Matteo e gli altri. E grazie anche per l’invito al prossimo appuntamento a  Gubbio, Human Resources Forum, il 18 e 19 ottobre. Italiani di Frontiera non mancherà. Ormai è di casa, a Gubbio…

Auguri Rita! Per i 101 anni di Levi Montalcini anche IdF partecipa alla diretta web tv

Diretta “a Rete unificata” con ricercatori da tutto il mondo, per festeggiare oggi attraverso la web tv i 101 anni di Rita Levi Montalcini. Potrete seguirlo anche da questa finestra di IdF. Il premio Nobel per la Medicina 1986, oltre che essere tra le pochissime riconosciute glorie nazionali (come meriterebbero d’esser eanche altri scienziati purtroppo ignorati) è anche un faro per il mondo del web, dopo aver dichiarato di considerare Internet la più grande invenzione del Novecento. Stasera dunque dalle 21 diretta web tv  grazie all’iniziativa Rita 101, alla quale è stato invitato a partecipare anche Italiani di Frontiera, che per l’occasione ha pure fornito agl organizzatori i contatti con alcuni dei ricercatori italiani incontrati a Silicon Valley. qui il pezzo Reuters che illustra l’iniziativa ed i suoi scopi. A stasera!

Amici di Idf: carica creativa nella pirateria hi tech, dice guru Liang

Le nuove tecnologie possono realizzare l’utopia di una redistribuzione. Non dei beni materiali ma delle aspirazioni, dei desideri e delle potenzialità espressive, nel creare e distribuire contenuti culturali. Per questo, la pirateria non va considerata solo come fenomeno di illegalità, occorre esaminarne altri aspetti. Un parere controcorrente, quello di  Lawrence Liang, incontrato ieri a Milano per un’intervista. Occasione per presentargli brevemente il progetto Italiani di Frontiera. “Parliamo di pirateria pensando solo ai miliardi di dollari persi da Hollywood (per il mancato rispetto dei diritti). Credo invece che dovremmo farlo considerando anche effetti e benefici e sociali della pirateria”,  ha detto Liang, avvocato indiano di origini cinesi, esperto di proprietà intellettuale e creazione collaborativa dei contenuti,  nel corso di una chiacchierata prima di essere ospite, ieri sera a Milano, dell’evento Meet the Media Guru organizzato da Mgm Communication di Maria Grazia Mattei. Qui l’intervista dal notiziario Reuters.

Barbara Rosario, da Trieste a Berkeley con Intel studiando come “parlare” con i computer

Dall’amarezza per l’ipocrisia dei concorsi affrontati in Italia alle opportunita’ straordinarie trovate negli Usa. Dove lavora oggi ad un progetto ambizioso:  far “comprendere”  alle macchine il linguaggio umano,  al punto di renderle capaci di riassumere un discorso. “Testimonial” di Italiani di Frontiera in video sin dalle prime presentazioni multimediali, Barbara Rosario, triestina, ricercatrice di Intel a Berkeley, arriva ora anche sul blog IdF. Parlando di ricerca d’avanguardia, universita’ e ruolo delle donne nell’hi tech. BAMBINA APPASSIONATA DI PROBLEMI – Sin da piccola m piaceva risolvere piccoli problemi, geometria e matematica. Risolvere tecnicamente dei problemi ed è un po’ quel che sto facendo ora. Avere un problema e risolverlo con un programma. Sono di Trieste e sono negli Usa dal 1997. Ho fatto un dottorato a Berkeley e dopo un anno al Mit ora sono ricercatrice scientifica a Intel. Qui faccio ricerca applicata. In particolare, mi occupo di costruire interfacce vocali, cioè di algoritmi che comprendono automaticamente il linguaggio naturale sia scritto che parlato. E negli ultimi tempi mi sono occupata in particolare di riassunti automatici. Per interfaccia vocale si intende un sistema che faccia il riconoscimento della voce e l’analisi di quello che dice per capirne l’intento. Mi occupo in particolare di interfaccia per piccoli portatili, per arrivare a realizzare un nuovo modo per interagire. I portatili hanno tanti vantaggi, sono leggeri e personalizzabili ed hanno molte capacità ma e’ difficile leggerci e scrivervi… AMAREZZA DEI CONCORSI IN ITALIA – In Italia avevo fatto un concorso per andare all’estero per sei mesi. E arrivai quarta. C’erano tre posti disponibili e la cosa che mi fece molto male fu che un professore del mio dipartimento che mi disse: “Ma cosa ti aspettavi era ovvio, i posti erano già tutti assegnati”. L’ipocrisia di fare un concorso, doversi preparare in scritto e orale per qualcosa che era già stato stabilito non mi piacque, nemmeno l’essere trattata come una stupida perche’ mi aspettavo qualcosa da questo concorso mentre invece era gia’ tutto stabilito. OPPORTUNITA’ NEGLI USA – Conobbi quello che e’ poi diventato mio marito ad una sua conferenza in cui rimasi incantata. Lui lavorava a Cambridge, Boston, e vidi sul web che c’era un professore lì che faceva quel che facevo io. Andai a trovarlo e gli raccontai della mia ricerca e mi disse: ok, comincia col mio gruppo. E dopo pochissimi giorni iniziai a lavorare al Mit. Permise a me di lavorare li’ ed imparare moltissimo, e a lui di trovare qualcuno che lavorasse su quel che faceva. Ed ero pagata, benino. Incredibilmente facile, mi piacque molto la flessibilità’, la disponibilita’ e l’apertura di questo posto. IL LAVORO A INTEL – Sono stata piacevolmente sorpresa da Intel che e’ una grande azienda, facciamo ricerca applicata all’interno dell’azienda ma ci da’ tantissima liberta’ intellettuale. Ho cambiato tre progetti in due anni. L’ultimo, un giorno andai a parlare … io dissi: propongo questo progetto: che ne pensate?  Mi dissero ok, fai. E quindi c’e’ molta flessibilita’, molta fiducia anche nelle persone, nei ricercatori, nelle loro idee creative. E flessibilita’ nel cambiare direzione di ricerca. Lavoro di ricerca vuol dire fare articoli, scriverne, preparare prototipi, Un lavoro abbastanza solitario, spesso da casa… il bello che hai a disposizione tutta questa compagnia, di risorse gente molto preparata, se vogliamo possiamo andare a parlare con chi fa altre cose e siamo incoraggiati a fare progetti con altre persone, abbiamo la possibilita’ di fare ricerca accademica o piu’ applicata nell’azienda e sta a noi scegliere la combinazione e andare a parlare da persone all’interno di Intel c’e’ moltissima liberta’ intellettuale, che a volte disorienta, visto che ci sono così tante possibilita’ che non e’ facile scegliere cosa fare. DONNE E HI TECH  – A me è mancata una figura-madre, in questo ambiente tecnologico ho pochissime figure di riferimento, nel mio gruppo c’e’ un’altra donna ma sono stata a lungo l’unica donna e questo comporta delle difficolta’ pratiche e psicologiche. Una figura di riferimento sarebbe stata d’aiuto, in un ambiente molto maschile. E ora mi stanno chiedendo a Berkeley di incontrare ragazze giovani e e parlare delle difficoltà che una donna incontra in questa carriera. Spero di poterle aiutare ed incoraggiare. UNIVERSITA’ ITALIANA COMPETITIVA- La preparazione italiana e’ molto valida, la grande differenza che ho notato e’ che in Italia si tende di meno a far domande ai professori e ad essere creativi. Qui anche da come sono strutturati i compiti, bisogna esser capaci di dire cose nuove, essere creativi piu’ che a ripetere quel che si e’ imparato. Qui tutti fanno domande, come tra colleghi. In Italia non si facevano mai domande. Qui un ruolo molto piu’ attivo negli studenti magari sanno meno teoria ma fanno piu’ cose. ERRORI – L’errore che faccio spesso e’ di cadere in quest’idea che non si puo’, che e’ difficile, perche’ dovrei riuscirci io e non gli altri. Spesso penso questo. Le volte invece in cui non o fato cosi’ e mi sono buttata, ho proposto ed ho fatto sono le volte in cui ho avuto piu’ successo. La gente e’ disponibile ad aiutare ed e’ sempre una buona idea di provare a fare le cose. CONSIGLI AGLI STUDENTI – Provare l’esperienza all’estero, ho fatto l’Erasmus. Tanti miei amici hanno fatto un dottorato qui, sono venuti facendo la tesi, hanno trovato un contatto, si sono fatti conoscere e poi hanno continuato qui. Dunque partire venire, ora col web si puo’ sapere tutto di tutti, cercare chi fa le cose che interessano. Mandare email e contattare, e non aver paura di contattare direttamente magari con qualche proposta di progetto. Trovare la persona giusta, magari dire: posso venire a fare un po’ di ricerca in estate anche senza essere pagati? L’IDEA MIGLIORE – L’idea migliore che ho ho avuto, spero sia quella su cui sto lavorando, cioe’ l’analisi del linguaggio naturale sui portatili, usando dati sensoriali che possono dare informazioni su contesto. Per esempio, se sto viaggiando verso l’aeroporto, come posso utilizzare queste informazioni per aiutare l’analisi di quel che sto dicendo, per

Amici di IdF: il futuro va affrontato con creativita’ abbinando arte e scienza, dice guru Roger Malina

Il mondo contemporaneo cambia ad una velocita’ tale che e’ necessario affrontare i problemi non secondo sequenze tradizionali ma attraverso percorsi inediti. Esaltando le potenzialità della creatività e dell’interazione, che solo una stretta collaborazione tra arte e scienza può offrire. Parola di Roger Malina, scienziato americano, francese di nascita, direttore dell’Osservatorio Astrofisico di Marsiglia, membro dell’Observational Cosmology Research Group e responsabile editoriale di “Leonardo”, rivista del Massachussets Institute of Technology, di scena nei giorni scorsi a Milano all’evento Meet the Media Guru organizzato da MgM Digital Communication di Maria Grazia Mattei (nella foto con Malina e il sottoscritto) alla Mediateca Santa Teresa. Innovazione e creativita’ di cui parla Malina sono temi pertinenti a quelli trattati da Italiani di Frontiera. Come abbiamo avuto modo di concordare incontrando il guru a Milano, prima della sua conferenza. Qui l’intervista a Malina per Reuters Qui invece la conferenza in streaming di Malina a Meet the Media Guru.

Cinquant’anni fa moriva Adriano Olivetti, su IdF riflessioni e testimonianze esclusive dei veterani

Cinquant’anni fa, il 27 febbraio 1960, su un treno tra Milano e la Svizzera moriva a 59 anni Adriano Olivetti, imprenditore illuminato, promotore col padre Camillo di uno dei piu’ straordinari casi aziendali italiani. Qui le rievocazioni della Stampa e del Sole 24 Ore. La Olivetti ed i tanti veterani di quell’azienda diventati imprenditori e venture capitalist incontrati a Silicon Valley hanno un ruolo di primo piano in Italiani di Frontiera e nella riflessione sull’innovazione che questo progetto vuol stimolare. Ecco dunque un breve tour “sulle orme di Olivetti” all’interno di IdF. Si parte da Laura Curino che ha portato in teatro i sogno Olivetti, dai ricordi di Laura Olivetti, presidente dell’omonima Fondazione e figlia di Adriano. Il percorso tra i veterani oggi a Silicon Valley (raccolti nella categoria Olivetti Boys), comprende incontri e testimonianze esclusive, con Enzo Torresi, Enrico Pesatori, Giacomo Marini, Francesco Lacapra, Gianluca Rattazzi, Luciano Dalle Ore, Giamma Clerici, Ezio Valdevit.

Amici di IdF, Davide Bocelli ospite di Brian Eno in “think tank” contro armamenti nucleari

Ospite di Brian Eno, musicista e intellettuale superimpegnato in campo civile,  con un selezionatissimo gruppo di esperti internazionali, per discutere di come favorire la messa al bando di armamenti nucleari. E’ accaduto a Davide Bocelli,  docente all’Istituto Europeo di Design – Moda Lab Milano, consulente Marketing e Internet, e amico di Italiani di Frontiera. Davide,  CharterMember Onorario della Long Now Foundation di San Francisco. In questa veste, da appassionato esperto di comunicazione e linguaggio, futurologia, ha curato la traduzione  del libro di  Stewart Brand,  “Il Lungo Presente – Tempo e Responsabilità”. E’ in quella sede che ha conosciuto Eno, tra gli animatori della fondazione. In una breve intervista, Davide ci ha raccontato il suo impegno in “The Long Now” e la sua esperienza nel “think tank” antinucleare con Eno. – Cos’è The Long Now? “L’intenzione è quella di intendere ‘The Long Now’ come un ‘Lungo Presente’. Pensare a 10.000 anni di presente e di futuro come fossero la settimana scorsa e la settimana prossima. In questo modo il passato umano (10000 anni non sono poi tutto questo tempo) diventa qualcosa con cui ci possiamo confrontare. E possiamo scoprire che il potere che abbiamo oggi ci mette di fronte a enormi responsabilità: oggi abbiamo a che fare con un pianeta su cui abbiamo influito moltissimo in termini ambientali e quindi è nostra responsabilità pensare quale sia una risposta che ci impegni – per tutto il tempo che ci vorrà e sicuramente saranno decenni – per far fronte ad una situazione alla quale non possiamo in nessun modo sfuggire. – Come mai ti ha portato ad essere ospite di Brian Eno? “In realtà è stata una pura coincidenza. Ed ero presente come lo avrebbe potuto essere chiunque. Ero a Londra per seguire attività della Long Now Foundation, uno degli interessanti incontri con figure di spicco in ambito accademico e culturale. Ma la Fondazione  si occupa di promuovere un modo di pensare, ovvero la responsabilità a lungo termine, e una serie di progetti correlati e prevede esplicitamente di non prendere parti in campo politico, senza eccezioni. E questa regola è sempre stata rispettata da quando la fondazione esiste. Durante un incontro sulla Long Finance (finanza sostenibile a lungo termine) a Londra, ho ricevuto un invito a partecipare a questa serata. Brian Eno è membro di BASIC, una non profit che si occupa di questo. Parliamo quindi di un’organizzazione del tutto diversa impegnata nella sensibilizzazione riguardo grandi e gravi problemi di politica internazionale. In questo caso il disarmo nucleare. Non è usuale che Eno raccolga nel suo studio – il luogo intimo della creazione – un centinaio di ospiti da tutto il mondo e impegnati nella politica, nell’arte, nella cultura e nell’economia. Lunedì 1 febbraio 2010, Brian Eno ha ospitato ‘Visions for a New Century’ nel suo studio di Londra con il supporto delle organizzazioni internazionali BASIC e Ploughshares Fund”. – Di cosa si è discusso? “Dobbiamo accettare l’idea che l’incubo nucleare è solo sommerso da emergenze più gravi, ma non è archiviato. I prossimi sei mesi saranno di importanza cruciale per il futuro del disarmo. La posizione del presidente Obama è schierata contro la proliferazione nucleare e questo apre uno spiraglio per un futuro bando delle armi nucleari. È un cammino lunghissimo, ma la speranza esiste, è concreta e va coltivata. Tutti gli speaker hanno auspicato il riconoscimento della posizione di Obama, orientata al raggiungimento di un futuro senza armi nucleari. Non si tratta di nulla che possa essere realizzato in tempi brevi, ma tempi propizi come questi sono occasioni da non perdere”. – Chi c’era? “Hanno parlato, oltre a Eno, Ellen Tauscher,  Dipartimento di Stato USA, sottosegretario di Stato per il Controllo degli Armamenti e gli Affari di Sicurezza Internazionale;  Des Browne, Membro del Parlamento del Regno Unito, già Segretario di Stato alla Difesa; Shirley Williams, baronessa di Crosby e consulente del primo ministro Brown sulla Proliferazione Nucleare, professoressa ad Harvard; Joseph Cirincione,  Presidente del Ploughshares Fund; Paul Ingram, Executive Director di BASIC; Rory Bremner, comico scozzese, Channel 4”. – Come si pensa di far pressione sui politici? “Per quanto riguada il pubblico, Internet ha un ruolo cruciale. Ciascuno di noi ha spazi – da Twitter al blog – per esprimere quello che pensa. Ciascuno di noi ha l’email per sommergere i propri politici di riferimento di domande e di sollecitazioni. Poi ci sono i social network che favoriscono il passaparola. In modo più diretto, è già stata firmata una lettera a Barack Obama e a Gordon Brown per promuovere iniziative concrete che conducano nei tempi che serviranno – e realisticamente si stimano tempi lunghi – al raggiungimento di un mondo senza armi atomiche. Uno dei tanti grandi problemi da risolvere”. – Cosa possiamo fare, come cittadini e utenti del web? “L’opinione pubblica ha un ruolo importante in tutto questo. Abbiamo già detto di internet. E ciascuno può contribuire attraverso il proprio impegno nella politica, nella comunicazione o nella ricerca. E non vi è alcuna ragione per non farlo. Il futuro dell’umanità dipende certamente dalla capacità della nostra generazione e delle prossime di ridurre le possibili cause di estinzione. Un mondo libero da armi nucleari è un mondo in cui c’è una ragione in meno perché questo accada”. Ma… che razza di amici ha Italiani di Frontiera, eh?

Amici di IdF, Cristiano Ghibaudo: una favola sulle rane metafora di italiani che sanno innovare

La favola di una rana che sfidando il conformismo e la pigrizia non ha paura di uscire dallo stagno e tentare una nuova via, è diventata una metafora della crisi globale e del sistema Italia. Ma anche delle opportunità per uscirne con talento e spirito innovativo, che possono aprirsi in particolare ai giovani. Un modo originale, per parlare di innovazione anche con i bambini. Uno spunto carico d’ispirazione, che IdF dedica a tutti i suoi amici, con gli auguri di buone feste. A scrivere “Le rane che si credevano pesci” e’ stato Cristiano Ghibaudo, giovane esperto di formazione, amico di Italiani di Frontiera, incrociato qualche mese fa a Torino ad un evento Alumni Accenture cui e’ stato dedicato un precedente post, grazie ad un comune amico, Enrico Castellano . E’ impressionante scoprire quanti dei temi toccati da Cristiano con il suo lavoro, frutto di un lungo percorso creativo di studio e di introspezione, coincidano con quelli che Italiani di Frontiera sta  proponendo sulla scia di un’esperienza a Silicon Valley e ritorno. Cristiano ne parla in questa intervista per Reuters.

Amici di IdF, Piero Bocchiaro: le “mele marce” un alibi, spesso il conformismo acritico alla radici del male

La tesi delle “poche mele marce” per spiegare in molti casi comportamenti riprovevoli, alla prova dei fatti si rivela solo un comodo alibi, per attribuire a personalità deviate il male. Di cui invece si dimostrano spesso capaci persone assolutamente normali. Complici il conformismo, la deresponsabilizzazione, l’obbedienza acritica. E’ quanto sostiene Piero Bocchiaro, ricercatore e autore di “Psicologia del male”, Laterza. Qui l’articolo di Reuters. L’analisi di Piero oltre che interessante e’ pertinente ad alcuni dei temi di Italiani di Frontiera. Perchè conferma che il coraggio di andare a volte controcorrente  e non piegarsi al conformismo, in alcuni casi può addirittura fare la differenza tra comportamento criminale e gesto eroico. Nel suo libro, Piero parla di Hannah Arendt e del suo straordinario libro denuncia,  La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme. Delle gesta eroiche di Giorgio Perlasca, l’italiano che durante la seconda guerra mondiale salvò la vita a cinquemila ebrei ungheresi. Dell’incredibile Esperimento Milgram,  che dagli anni Sessanta dimostro’ come l’obbedienza acritica poteva portare a comportamenti crudeli. E di  Philip Zimbardo, studioso italoamericano figlio di immigrati siciliani, già suo docente, professore emerito alla Stanford University e autore del celebre  Stanford Prison Experiment. Zimbardo e’ protagonista di una splendida conferenza sul sito Ted.com, sul tema Come le persone diventano mostri… o eroi. Sullo stesso sito, in un’altra  breve dissertazione, capolavoro di sintesi, Zimbardo parla invece di come vivere con un giusto rapporto con il tempo . Oggi Zimbardo e’ concentrato sul suo Heroic Imagination Project, un progetto per promuovere la consapevolezza di valori e comportamenti che all’occorrenza sappiano opporsi al conformismo nel nome di principi civici e di solidarieta’. Per promuovere quella che Piero definisce “Un’idea democratica dell’eroismo”.

Mind The Bridge 2009-2010: ecco i progetti che andranno a Silicon Valley

Valletta d’eccezione per l’annuncio online da San Francisco di Marco Marinucci sui finalisti di Mind The Bridge 2009-2010. Congratulazioni da Italiani di Frontiera ai progetti che sbarcheranno a Silicon Valley. Auguri di successo anche a tutti gli altri. Un bravo a Marco, che sa abbinare energia mostruosa a leggerezza e ironia. Mica è da tutti…