IdF all’Officina dell’Innovazione a Frascati,tra amici vecchi e nuovi

Dicono che sia stata confiscata alla Banda della Magliana, niente meno… Oggi la palazzina, sulle colline di Frascati, e’ sede dell’Officina dell’Innovazione e nei giorni scorsi ha ospitato una presentazione di Italiani di Frontiera. Occasione come sempre di incrociare amici vecchi e nuovi di questo progetto. A volte bastano davvero poche parole per dar la carica… e’ successo anche a Frascati. E da quell’incontro nasceranno con tutta probabilita’ nuovi eventi e opportunita’ per IdF. Un grazie speciale ad Augusto Coppola, imprenditore eccentrico e ceo di ERIS4, incrociato agli eventi Mind the Bridge, il concorso che ha propiziato la sua avventura californiana.

Amici di IdF: Roberta Giaconi, sopravvivere da freelance in Sudafrica dopo il disastro degli azzurri

Che amici ha IdF!!! Persino in Sudafrica… Mentre il circo miliardario del calcio azzurro ha fatto mesto ritorno in patria, con quasi tutti i giornalisti italiani al seguito,  lei è tra i pochissimi rimasti. Come prima, senza hotel e sontuose  note spese.  Soldi pochissimi. Per un giorno,  dice, ha continuato a raccogliere “condoglianze” dai sudafricani che simpatizzavano per l’Italia, dopo il disastro degli azzurri in campo. Che ha reso un  po’ più difficile la sua “missione” principale. No, non è trovar belle storie, che per una brava giornalista abbondano. E’ invece quella di riuscire a convincere al telefono capiredattori svogliati e sfuggenti, sprofondati in comode poltrone nei loro uffici in Italia, che quelle storie meritano di esser pubblicate. Roberta Giaconi,  giovane giornalista incrociata per un periodo a Reuters,  si è “autoinviata” in Sudafrica per i Mondiali come freelance (questo il suo blog Frilanz) . Appassionata, curiosa e coraggiosa, come dovrebbero essere tutti i giornalisti. Per IdF è lei a meritare un’intervista. – Come hai deciso di andare in Sudafrica e cosa fai per sopravvivere? “Il Sudafrica è il mio investimento, una prova per capire se davvero è fattibile quello che mi piacerebbe fare. Sono venuta qui perché ci sono i Mondiali e di conseguenza c’è molta attenzione sul Paese. Pensavo sarebbe stato più facile iniziare qui a lavorare da freelance. Non è stato proprio così. Per il momento sopravvivo dei risparmi accumulati, ma per tre mesi si può fare. Dagli articoli rientra poco e non basta a coprire le spese, ma adesso va bene così. All’inizio ho fatto diversi colloqui di lavoro che sono andati bene (alla faccia dell’Affirmative Action per cui per i bianchi dovrebbe essere complicatissimo trovare lavoro…), ma richiedevano un impegno a tempo pieno e non erano compatibili con la disponibilità immediata che ti chiedono le testate quando ti chiamano. Così ho rinunciato a trovare lavori totalmente diversi quando ho incontrato qui due freelance italiani, un giornalista e un fotografo. Mi hanno fatto capire che se uno vuole fare davvero questo lavoro deve metterci tutto l’impegno possibile e lasciar perdere il resto”. – Te lo immaginavi così il mestiere di giornalista? “Non proprio. Nel senso che trovare le storie è il 10% del lavoro, il 90% è trovare qualcuno disposto a pubblicarle. Peccato. Però credo anche che sia soltanto una questione di tempo. All’inizio è sempre difficile, poi le cose migliorano mano a mano che ti fai conoscere e che mandi lavori che vengono considerati buoni”. –  Come reagiscono i tuoi interlocutori delle redazioni? “A volte sono molto scortesi, altre volte disponibili. Lavorano comunque con scadenze molto strette, quindi non hanno tempo per seguire e ascoltare. E’ irritante vedere in alcuni casi come manchino di rispetto ai giovani e ai non assunti. Dicono di chiamare e non richiamano, si fanno inseguire, ti lasciano in attesa per settimane di una risposta. Però quando hanno bisogno di te pretendono disponibilità immediata. Mi fa sorridere anche un’altra cosa che per gli stranieri sarebbe incredibile: tutti danno per scontato che tu scriva senza sapere quando e se sarai pagato. Come se la retribuzione del lavoro fosse quasi una concessione e non qualcosa di dovuto”. – Quali differenze riscontri nelle tue esperienze all’estero con amici e colleghi italiani? “Secondo me andare all’estero arricchisce sempre. E’ triste scrivere di esteri dall’interno di una redazione milanese ed è anche poco onesto. Scrivi di cose che non sai, sei un compilatore, più che un giornalista”. – Come ti aiutano le tecnologie? “Internet è fondamentale, insieme a Skype e telefoni. Per parlare con le redazioni in italia senza spendere un patrimonio. Ormai attraverso Internet è possibile contattare chiunque, non so come facessero prima senza…”. – La storia più bella raccolta sinora? “Ce ne sono tante… Una cantante famosa in Zimbabwe che ha ricominciato da rifugiata in Sud Africa; una poliziotta che ha fatto causa alla polizia che le rifiutava sistematicamente la promozione in quanto bianca; un guaritore tradizionale, un sangoma, riverito come un’autorità perché da quando ha 12 anni dice di sognare quello che succederà alla gente della comunità; tre ragazzine di sedici anni, una nera, una bianca e una colorata, che spiegavano cosa è per loro il Sud Africa oggi…” – L’esperienza piu’ toccante in Sudafrica “Non so se è la più toccante, ma una di quelle che mi ha colpita di più è stata la visita a una miniera d’oro del Free State. Ho scoperto che sotto i nostri piedi c’erano chilometri e chilometri di cuniculi sotterranei, con una temperatura anche superiore ai 40 gradi. I minatori parlano il fanagalò, la lingua delle miniere, un misto di varie lingue esistenti che ha il solo scopo di far comunicare persone che vengono tutte da nazioni diverse. E’ diffusissimo il fenomeno dei minatori illegali. Sono neri, ma stanno sottoterra anche per 18 mesi e quando escono la loro pelle è pallidissima per non aver visto il sole tanto a lungo”. – Il Sudafrica in poche righe… “Per molti versi nelle città hai l’impressione di essere in un qualsiasi paese europeo che all’improvviso si è ritrovato con una classe dirigente africana. Infrastrutture, palazzi, servizi sono occidentali, ma coesistono con una realtà estremamente povera e degradata. C’è ancora una sorta di ossessione per la razza. Bianchi, neri e colorati fanno ancora una vita prevalentemente separata, ma per una questione economica, non più per leggi. La tensione si respira per strada, insieme a una buona dose di violenza, ma poi ci sono anche zone bellissime, ricche, il lungomare su cui si può andare a correre, la montagna, ristoranti e locali che non hanno niente da invidiare a quelli occidentali. Volendo, si può stare qua senza accorgersi dei tanti disperati che vagano nei dintorni. Lo fanno in tanti, barricandosi in case bellissime protette dal filo spinato”. – Come sei arrivata a fare la giornalista? Ho studiato lettere antiche, ma ho sempre voluto fare la giornalista. Durante l’università scrivevo per la sezione di Rosignano e Cecina del Tirreno. Mi sono accorta così che il giornalismo è il modo migliore per

IdF a Frontiers 2010, “Dobbiamo tutto agli Hippie” alla prima, il pubblico reagisce alla grande sul web

A volte la sensazione e’ quella di uno show dal vivo come ai tempi del varieta’. Quando chi andava sul palco sapeva di avere pochi secondi per conquistare il pubblico ed evitare fischi impietosi. E tutto un po’ di corsa. Ci si butta senza neanche pensarci. Quando serve e non secondo scaletta. Vai tocca a te. Per tenere alta l’attenzione o peggio, per cercare di riconquistare l’attenzione dopo una fase moscia del programma, mentre alcuni si stanno alzando per una pausa (e sigh diversi amici di IdF stanno fuori a far network…). Per Italiani di Frontiera al bellissimo Frontiers of Interaction 2010, Roma Acquario Romano 3 e 4 giugno, e’ andata proprio cosi. E sono esperienze utili per farsi le ossa (a ‘sta eta’?). E capire, mai come questa volta, che la platea che si ha di fronte e’ solo una piccola parte della platea virtuale. Con molte piu’ persone che seguono lo streaming online. E commentano in diretta. Cosa che puo’ essere impietosa, a rileggere dopo. Nel mio caso,  e’ stato addirittura entusiasmante. E la presentazione inedita, un’anteprima, “Dobbiamo tutto agli Hippie” (il video e’ qui a fianco) e’ stata accolta oltre le migliori previsioni. Quasi 150 i commenti su Twitter. E tutti, tutti entusiastici. “Sto guardando anch’io Bonzio, mia moglie e mio figlio di 18 mesi sono ipnotizzati” (urco!); “Bravo Bonzio, grandi esempi, grandi citazioni, grandi immagini, grandi storie. Applausone”; “Roberto Bonzio e’ fantastico e dinamico. A lot of energy here at Frontiers”… e questa e’ di Leandro Agro‘, Top top Friend di IdF e Italiano di Frontiera a sua volta, anima e organizzatore assieme a Matteo Penzo di Frontiers. Grazie ragazzi. Location mozzafiato, l’Acquario Romano, una nicchia di persone speciali che rimbalza nel web interagendo con un pubblico virtuale molto piu’ ampio, speaker davvero notevoli, che con un po’ ti tempo merita di andare a risentire nei video del sito. E tanti, tanti amici vecchi e nuovi per IdF: Paolo Marenco, Riccardo Luna, Emil Abirascid, Giorgia Petrini, Andrea Vaccari, Paolo Privitera, Massimo Sgrelli, Patrizia Filippetti, David Orban, Davide Bocelli, Salvo Mizzi, Augusto Marietti, Andrea Rivetti, Nicola Zago di Lago (grazie per la foto Nicola!)…  e il partner immancabile di IdF, Luca Perugini. Oltre a un “amico ritrovato” con piacere, dopo qualche incomprensione: Marco Montemagno. Persino il pretesto (“so’ de Mestre cio’…) per incrociare il ministro Renato Brunetta alla fine del suo intervento d’apertura e rifilargli il bigliettino di IdF… Idee, energie, storie e progetti. Qui  un personale videodiario da Frontiers, con alcuni brani delle videointerviste che sarano pubblicate nei prossimi giorni. Qui lo slideshow da Frontiers 2010

IdF in un giorno da Bologna a Gubbio, tra emozioni, un’allucinazione e grandi New Friends…

Chi me lo fa fare di correre a Bologna (Obiettivo Formazione), presentare Italiani di Frontiera alle 11.30, incrociare persone fantastiche, poi prendere un treno e un taxi per essere a Gubbio alle 17. 30, collegare il computer, fare una doccia, e ripresentare IdF alle 18, incrociando altre persone straordinarie ed emozionate da questo lavoro? Nuovi amici come quelli di questo video. . Poi magari si paga la corsa a digiuno con un’allucinazione, che per qualche secondo mi fa fermare la conferenza a Gubbio, Marketing Forum, nel panico (avevo visto solo io delle immagini doppie). Ma alla fine, vedere l’emozione negli occhi di tante persone speciali… beh non ne valeva la pena?

IdF, Cisco e Stanford Alumni: come una “big family” con una carica micidiale di energia…

A volte IdF dà la sensazione di evocare chissà quali forze, come l’apprendista stregone… E non e’ un abbaglio. Il fatto è che davvero, portando in giro questo progetto, facendo tesoro di consigli e suggerimenti di persone appassionate e competenti, si percepisce   quali energie positive, potenti e in buona parte inespresse, aspettino di essere scatenate in questo Paese, per dargli quello scossone di cui ha disperato bisogno. E’ successo anche lunedì 17, all’evento per la sezione italiana di  Stanford Alumni nella sede Cisco di Vimercate, promosso da HRCommunity. Da brividi. Per qualità della platea, partecipazione, emozione. Quando tante persone, oltre ad elogiare IdF hanno voglia di raccontare ad un tipo appena conosciuto, il sottoscritto, la loro esperienza e le loro sensazioni… beh questa voglia di condividere è già un grande successo. E che dire di amici vecchi e nuovi? David Bevilacqua amministratore delegato di Cisco che ha voluto questo appuntamento (grazie David!) ha fatto gli onori di casa assieme ad Alberto Degradi e pareva quasi di stare in famiglia più che tra amici, visto che avevamo con noi mogli e figlie al seguito… E che platea! Tra le sorprese, Franco Folini, uno dei protagonisti di IdF, tra gli animatori della Business Association Italy America, di  passaggio da San Francisco, Vincenzo Dimase manager Reuters top friend di IdF, Elena Zani già supermanager di Reuters e oggi personalità nel campo della formazione risorse umane. Oltre all’immancabile Luca Perugini, partner tecnologico di IdF. Mentre Valerio Vigo ha curato foto e riprese video dell’evento. Tra i new friends, Roberto Fantino, presidente e decano degli Stanford Alumni,   in Cisco Tiziana Laura Cavalli , Territory Market Manager, e Danilo Ciscato, Director of Marketing Mediterranean region.  Poi  Eric Ezechieli di The Natural Step (presto IdF parlerà della straordinaria Singularity University di cui è uno dei pochi membri italiani). E altra sorpresa,   Augusto Marietti di Mashape, che a poco più di vent’anni ha già raccolto con partner suoi coetanei Marco Palladino e Michele Zonca , fondi californiani per il loro progetto da tre pionieri di YouTube. Ed è per questo finito a buon diritto e a sua insaputa, tra gli Italiani di Frontiera in patria della presentazione IdF. Consueta ora di conferenza a mitraglia, poi domande,  networking con amici vecchi e nuovi, molti die quali interessati a sviluppare un formato IdF per scuole e università. Infine visita alla fantastica sala videoconferenze virtuali di Cisco (proprio oggi è comparsa in foto  su una pagina del Financial Times…). Foto di rito, Energia e adrenalina. Mica ci fermeremo qui ragazzi e ragazze di Stanford ed HR, no? IdF è a vostra disposizione e la strada insieme è appena iniziata… . Qui sotto invece la galleria fotografica di Valerio Vigo.

Un mestrino a Stanford: quel filo che lega la storia dell’università californiana all’Italia… anzi, a Venezia

    C’ero passato più volte, davanti a quella chiesa nell’Università di Stanford. Aveva qualcosa di stranamente familiare. La curiosità mi è rimasta. E solo qualche mese fa,  inseguendo tracce diverse su web, ho scoperto il curioso legame dell’ateneo californiano con l’Italia. Anzi, con Venezia, Le Università di Padova e Bologna erano già vecchie di secoli, quando nel 1883 Leland Stanford (1824-1893) e la moglie Jane portano in Italia il loro unico figlio, Leland jr, per uno di quei viaggi di formazione che tutti i facoltosi americani compivano nel Vecchio Continente. Piu’ che facoltoso, Stanford era ricchissimo. Uno dei quattro “Big Four” di San Francisco, i quattro magnati delle ferrovie che accumularono immense fortune nell’ultima tappa della corsa all’Ovest, collegando con la strada ferrata la costa est alla California, di cui Stanford, attivo senatore repubblicano, fu anche governatore. In quel 1883 gli Stanford visitano anche Venezia, restando impressionati dal restauro del mosaico della basilica di San Marco. A realizzarlo erano stati gli artigiani di Antonio Salviati (1816-1890), imprenditore vicentino laureato in legge, che per primo aveva intuito le potenzialità internazionali dei vetri veneziani, mettendosi in affari con antiquari inglesi e aprendo una vetreria prestigiosa. E’ così che gli Stanford  conoscono Maurizio Camerino, artista del mosaico, giovane direttore della vetreria Salviati che parla bene l’inglese. Pochi mesi dopo, a Firenze, Leland jr che ha contratto di tifo, forse in Grecia, muore. E’ il 18 marzo 1884. Non aveva  ancora 16 anni. Camerino corre a Firenze e si occupa di tutte le procedure burocratiche della coppia, sconvolta dal dolore. Sulla strada del ritorno, gli Stanford,  straziati, decidono di devolvere alla memoria del figlio il loro enorme patrimonio e le loro tenute a sud di San Francisco. Dicendo, secondo la leggenda: “I figli della California saranno i nostri figli”.   Il 14 maggio 1887, giorno in cui Leland jr avrebbe compiuto 19 anni, viene posta la prima pietra dell’Università a lui intitolata, che apre i battenti il primo ottobre 1891. La madre ha preparato un discorso per la cerimonia di inaugurazione ma sopraffatta dall’emozione non riesce a pronunciarlo. Due anni dopo, 1893, Leland Stanford muore e Jane gli subentra nel ruolo di amministratrice dell’università, riuscendo a superare enormi problemi finanziari. E’ lei, nel 1900, a scegliere proprio Salviati per i mosaici della Memorial Church al centro dell’ateneo. La chiesa dedicata al marito viene inaugurata nel 1903 ma i lavori per le preziose decorazioni sono così complessi da richiedere altri due anni. E Salviati ha interrotto per tre anni ogni altra attività per dedicarsi ai mosaici della chiesa, che con quelli del museo furono considerati la più grossa commessa mai ordinata negli Usa. Quando stavamo a Palo Alto, ci siamo passati in bicicletta, davanti allo Stanford Mausoleum, poco distante dalla chiesa, dove Jane è sepolta con figlio e marito. Una morte sospetta la sua, il 28 febbraio 1905, a Honolulu, a 76 anni. Aveva da poco  compiuto un viaggio attorno al mondo raccogliendo oggetti per il museo, aveva appena istituito un fondo per vendere tutti i suoi gioielli e finanziare la biblioteca dell’Università. “Mi hanno avvelenato…”, disse prima di andarsene. Nel suo corpo e nel bicarbonato che usava furono trovate tracce di stricnina. Che però all’epoca veniva usata anche come farmaco. Il mistero è rimasto irrisolto, anche se un libro inchiesta qualche anno fa ha sostenuto che l’ipotesi dell’omicidio fosse stata accantonata in modo frettoloso. Dal 1913, Maurizio Camerino, diventato socio della vetreria Salviati, si dedica alla riparazione degli enormi danni causati alle decorazioni della chiesa di Stanford dal terremoto del 1906, sostituendo interamente i mosaici esterni. Forse a qualcosa il sisma è servito, visto che la facciata viene rifatta senza la dedica originale voluta dalla Stanford per il marito, ingombrante come un’insegna al neon, sostituita da una più discreta lapide. E solo all’inizio del 1917 a lavori conclusi la chiesa viene considerata ultimata, per la prima volta nella sua storia. Riconoscente per gli incarichi ottenuti, Camerino aveva portato all’Università anche una nuova donazione di mosaici e di preziosi vetri veneziani, dopo che quelli consegnati in precedenza erano andati in buon parte distrutti nel terremoto. Lasciando così un prezioso tocco veneziano non solo nei mosaici e nella facciata della chiesa ma anche nel museo di Stanford. Arricchito nel 1992 da tre acquerelli, studi preliminari per i mosaici della chiesa, realizzati all’epoca da Antonio Paoletti, artista capo di Salviati e donati all’università dai discendenti di Camerino.

IdF a Gubbio, anche i direttori finanziari “catturati” dall’avventura multimediale dal West al Web

“Ma io mi immaginavo quelli di Reuters come persone grigie che ti annoiano con una raffica di numeri…” Beh anch’io avevo magari i miei pregiudizi nei confronti dei direttori finanziari. E chissà forse me li immaginavo tutti alle prese esclusivamente con cifre, stime di crescita e bilanci. Così quando un nuovo amico incrociato a Gubbio mi ha espresso la sua sorpresa per la presentazione di Italiani di Frontiera, e ho visto che l’avventura dal West al Web rievocata nella presentazione cattura anche chi si occupa in genere di far quadrare i conti e sviluppare il business… ho capito che ancora una volta era il caso di abbandonare gli stereotipi e scoprire le persone. E che persone, quelle incrociate al FinanceDirector Forum , grazie all’invito degli amici (e che amici) di Richmond Italia guidata da Claudio Honegger , specializzata da anni proprio in questo tipo di incontri. Da una arte dirigenti d’azienda disposti al confronto e ad ascoltare (cosa purtroppo rara), dall’altra professionisti ed esperti che al mondo dell’azienda hanno da proporre servizi per rendere più preparata, efficiente e competitiva l’azienda stessa. Visiti da fuori, con un’indispensabile dose di curiosità, sono full immersion di competenza e creatività. Com’era stato un anno fa, all’esordio di IdF in questo tipo di prestigiosi appuntamenti, al Marketing Forum 2009, sempre a Gubbio. Pietro Cerretani, “top friend” di IdF in mattinata ha introdotto alla grande l’appuntamento con la presentazione di Italiani di Frontiera a fine giornata, … che e’ filata via liscia e con fior d’applausi alla fine. E come sempre, questi appuntamenti ripagano, oltre che con il prestigio, con la qualità’ straordinaria di nuovi amici incontrati. Come Paolo Bertoli e Paolo Zanenga, veterani italiani nel campo dell’innovazione. O Tommaso Bazzi e Riccardo Ambrogini di Bazzi&Partners, brokers cosi’ colpiti da IdF che vogliono a tutti i costi organizzare presentazioni dalle loro parti in Piemonte per un pubblico di studenti e di giovani del Rotaract. Vengo ragazzi, promesso… Con Alessandro Trivillin di Abs (Acciaierie Bertoli Safu) ci siamo ripromessi di ricostruire quanto prima un paio di straordinari casi aziendali poco conosciuti ed eccezionalmente innovativi dalle sue parti, il Friuli dove ho mosso i primi passi da giornalista. Mentre nei seminari di Manuela Prestipino e Anna Favini Robertson ho scoperto quanto sia importante per i manager un addestramento mirato (coaching) e una preparazione di mediazione culturale per rivolgersi al meglio in una conferenza ad un pubblico non italiano che non richiede solo la padronanza dell’inglese. C’è stato anche il tempo di incrociare un vecchio amico, Maurizio Troccoli, cronista di razza a Perugia, e di rispondere alla mitragliata di domande di Marina Valerio di Class CNBC (grazie Marina!), che inarrestabile  ha intervistato uno dopo l’altro per la tv finanziaria molti dei partecipanti al Forum. Grazie ancora a Claudio e a tutti i ragazzi di Richmond, Paola, Matteo e gli altri. E grazie anche per l’invito al prossimo appuntamento a  Gubbio, Human Resources Forum, il 18 e 19 ottobre. Italiani di Frontiera non mancherà. Ormai è di casa, a Gubbio…

Auguri Rita! Per i 101 anni di Levi Montalcini anche IdF partecipa alla diretta web tv

Diretta “a Rete unificata” con ricercatori da tutto il mondo, per festeggiare oggi attraverso la web tv i 101 anni di Rita Levi Montalcini. Potrete seguirlo anche da questa finestra di IdF. Il premio Nobel per la Medicina 1986, oltre che essere tra le pochissime riconosciute glorie nazionali (come meriterebbero d’esser eanche altri scienziati purtroppo ignorati) è anche un faro per il mondo del web, dopo aver dichiarato di considerare Internet la più grande invenzione del Novecento. Stasera dunque dalle 21 diretta web tv  grazie all’iniziativa Rita 101, alla quale è stato invitato a partecipare anche Italiani di Frontiera, che per l’occasione ha pure fornito agl organizzatori i contatti con alcuni dei ricercatori italiani incontrati a Silicon Valley. qui il pezzo Reuters che illustra l’iniziativa ed i suoi scopi. A stasera!

IdF al Salone del Mobile di Milano. Con uno spritz e un the nell’appartamento Lago

Potevamo stare a guardare passivamente la valanga di idee innovative, creativita’ e formule di comunicazione curiose che nei prossimi giorni sfileranno sulla passerella del Salone Internazionale del Mobile a Milano? Certo che no! E dunque, nel prossimo fine settimana due appuntamenti insoliti, anche per Italiani di Frontiera, nel calendario di eventi a Milano. Grazie all’invito di Nicola Zago, amico di IdF e responsabile comunicazione di Lago, azienda vicentina di mobili, innovativa nel design e nella comunicazione appunto, che tra le sue iniziative milanesi in occasione del Salone ha anche allestito un appartamento nel cuore di Brera, che fara’ da showroom e sede di eventi. Italiani di Frontiera sara’ dunque ospite dell’appartamento Lago… per uno spritz e un the. Sabato 17 aprile (18.30) aperitivo con IdF, domenica 18 aprile (16:30) thè con IdF. Presentazione del progetto con una chiacchierata e alcune delle storie che molti di voi conoscono. Mentre su uno degli schermi dell’appartamento scorreranno i video di Italiani di Frontiera. Tutto molto informale, tutto molto creativo. Un’occasione per incontrare vecchi amici e scoprirne di nuovi. Grazie a Nicola, grazie a Luca Perugini che ha propiziato questi eventi. Ci vediamo all’appartamento Lago…