Amici di Idf: carica creativa nella pirateria hi tech, dice guru Liang

Le nuove tecnologie possono realizzare l’utopia di una redistribuzione. Non dei beni materiali ma delle aspirazioni, dei desideri e delle potenzialità espressive, nel creare e distribuire contenuti culturali. Per questo, la pirateria non va considerata solo come fenomeno di illegalità, occorre esaminarne altri aspetti. Un parere controcorrente, quello di  Lawrence Liang, incontrato ieri a Milano per un’intervista. Occasione per presentargli brevemente il progetto Italiani di Frontiera. “Parliamo di pirateria pensando solo ai miliardi di dollari persi da Hollywood (per il mancato rispetto dei diritti). Credo invece che dovremmo farlo considerando anche effetti e benefici e sociali della pirateria”,  ha detto Liang, avvocato indiano di origini cinesi, esperto di proprietà intellettuale e creazione collaborativa dei contenuti,  nel corso di una chiacchierata prima di essere ospite, ieri sera a Milano, dell’evento Meet the Media Guru organizzato da Mgm Communication di Maria Grazia Mattei. Qui l’intervista dal notiziario Reuters.

Barbara Rosario, da Trieste a Berkeley con Intel studiando come “parlare” con i computer

Dall’amarezza per l’ipocrisia dei concorsi affrontati in Italia alle opportunita’ straordinarie trovate negli Usa. Dove lavora oggi ad un progetto ambizioso:  far “comprendere”  alle macchine il linguaggio umano,  al punto di renderle capaci di riassumere un discorso. “Testimonial” di Italiani di Frontiera in video sin dalle prime presentazioni multimediali, Barbara Rosario, triestina, ricercatrice di Intel a Berkeley, arriva ora anche sul blog IdF. Parlando di ricerca d’avanguardia, universita’ e ruolo delle donne nell’hi tech. BAMBINA APPASSIONATA DI PROBLEMI – Sin da piccola m piaceva risolvere piccoli problemi, geometria e matematica. Risolvere tecnicamente dei problemi ed è un po’ quel che sto facendo ora. Avere un problema e risolverlo con un programma. Sono di Trieste e sono negli Usa dal 1997. Ho fatto un dottorato a Berkeley e dopo un anno al Mit ora sono ricercatrice scientifica a Intel. Qui faccio ricerca applicata. In particolare, mi occupo di costruire interfacce vocali, cioè di algoritmi che comprendono automaticamente il linguaggio naturale sia scritto che parlato. E negli ultimi tempi mi sono occupata in particolare di riassunti automatici. Per interfaccia vocale si intende un sistema che faccia il riconoscimento della voce e l’analisi di quello che dice per capirne l’intento. Mi occupo in particolare di interfaccia per piccoli portatili, per arrivare a realizzare un nuovo modo per interagire. I portatili hanno tanti vantaggi, sono leggeri e personalizzabili ed hanno molte capacità ma e’ difficile leggerci e scrivervi… AMAREZZA DEI CONCORSI IN ITALIA – In Italia avevo fatto un concorso per andare all’estero per sei mesi. E arrivai quarta. C’erano tre posti disponibili e la cosa che mi fece molto male fu che un professore del mio dipartimento che mi disse: “Ma cosa ti aspettavi era ovvio, i posti erano già tutti assegnati”. L’ipocrisia di fare un concorso, doversi preparare in scritto e orale per qualcosa che era già stato stabilito non mi piacque, nemmeno l’essere trattata come una stupida perche’ mi aspettavo qualcosa da questo concorso mentre invece era gia’ tutto stabilito. OPPORTUNITA’ NEGLI USA – Conobbi quello che e’ poi diventato mio marito ad una sua conferenza in cui rimasi incantata. Lui lavorava a Cambridge, Boston, e vidi sul web che c’era un professore lì che faceva quel che facevo io. Andai a trovarlo e gli raccontai della mia ricerca e mi disse: ok, comincia col mio gruppo. E dopo pochissimi giorni iniziai a lavorare al Mit. Permise a me di lavorare li’ ed imparare moltissimo, e a lui di trovare qualcuno che lavorasse su quel che faceva. Ed ero pagata, benino. Incredibilmente facile, mi piacque molto la flessibilità’, la disponibilita’ e l’apertura di questo posto. IL LAVORO A INTEL – Sono stata piacevolmente sorpresa da Intel che e’ una grande azienda, facciamo ricerca applicata all’interno dell’azienda ma ci da’ tantissima liberta’ intellettuale. Ho cambiato tre progetti in due anni. L’ultimo, un giorno andai a parlare … io dissi: propongo questo progetto: che ne pensate?  Mi dissero ok, fai. E quindi c’e’ molta flessibilita’, molta fiducia anche nelle persone, nei ricercatori, nelle loro idee creative. E flessibilita’ nel cambiare direzione di ricerca. Lavoro di ricerca vuol dire fare articoli, scriverne, preparare prototipi, Un lavoro abbastanza solitario, spesso da casa… il bello che hai a disposizione tutta questa compagnia, di risorse gente molto preparata, se vogliamo possiamo andare a parlare con chi fa altre cose e siamo incoraggiati a fare progetti con altre persone, abbiamo la possibilita’ di fare ricerca accademica o piu’ applicata nell’azienda e sta a noi scegliere la combinazione e andare a parlare da persone all’interno di Intel c’e’ moltissima liberta’ intellettuale, che a volte disorienta, visto che ci sono così tante possibilita’ che non e’ facile scegliere cosa fare. DONNE E HI TECH  – A me è mancata una figura-madre, in questo ambiente tecnologico ho pochissime figure di riferimento, nel mio gruppo c’e’ un’altra donna ma sono stata a lungo l’unica donna e questo comporta delle difficolta’ pratiche e psicologiche. Una figura di riferimento sarebbe stata d’aiuto, in un ambiente molto maschile. E ora mi stanno chiedendo a Berkeley di incontrare ragazze giovani e e parlare delle difficoltà che una donna incontra in questa carriera. Spero di poterle aiutare ed incoraggiare. UNIVERSITA’ ITALIANA COMPETITIVA- La preparazione italiana e’ molto valida, la grande differenza che ho notato e’ che in Italia si tende di meno a far domande ai professori e ad essere creativi. Qui anche da come sono strutturati i compiti, bisogna esser capaci di dire cose nuove, essere creativi piu’ che a ripetere quel che si e’ imparato. Qui tutti fanno domande, come tra colleghi. In Italia non si facevano mai domande. Qui un ruolo molto piu’ attivo negli studenti magari sanno meno teoria ma fanno piu’ cose. ERRORI – L’errore che faccio spesso e’ di cadere in quest’idea che non si puo’, che e’ difficile, perche’ dovrei riuscirci io e non gli altri. Spesso penso questo. Le volte invece in cui non o fato cosi’ e mi sono buttata, ho proposto ed ho fatto sono le volte in cui ho avuto piu’ successo. La gente e’ disponibile ad aiutare ed e’ sempre una buona idea di provare a fare le cose. CONSIGLI AGLI STUDENTI – Provare l’esperienza all’estero, ho fatto l’Erasmus. Tanti miei amici hanno fatto un dottorato qui, sono venuti facendo la tesi, hanno trovato un contatto, si sono fatti conoscere e poi hanno continuato qui. Dunque partire venire, ora col web si puo’ sapere tutto di tutti, cercare chi fa le cose che interessano. Mandare email e contattare, e non aver paura di contattare direttamente magari con qualche proposta di progetto. Trovare la persona giusta, magari dire: posso venire a fare un po’ di ricerca in estate anche senza essere pagati? L’IDEA MIGLIORE – L’idea migliore che ho ho avuto, spero sia quella su cui sto lavorando, cioe’ l’analisi del linguaggio naturale sui portatili, usando dati sensoriali che possono dare informazioni su contesto. Per esempio, se sto viaggiando verso l’aeroporto, come posso utilizzare queste informazioni per aiutare l’analisi di quel che sto dicendo, per

IdF nel quartier generale di Cisco Italia, una giornata da non dimenticare

E’ sempre una grossa soddisfazione ricevere i complimenti per  Italiani di Frontiera da una  persona competente appena conosciuta. Certo che se quella persona e’ pure passata per Stanford, ha diretto aziende all’estero e ora e’ amministratore delegato di Cisco, beh insomma… Ma David Bevilacqua, amministratore delegato di Cisco, non si e’ limitato ad elogiare IdF, che venerdi’ scorso ha avuto il privilegio di occupare la vetrina della Cisco Friday University con una presentazione di un’ora e mezza nel quartier generale italiano dell’azienda a Vimercate, nord di Milano, davanti ad una sala piena e in collegamento WebEx con Roma e Rimini (grazie Oreste!). David ha anche detto di aver vissuto in prima persona nella sua esperienza molti dei temi trattati di IdF. E soprattutto, che i suoi contenuti coincidono con quelli che lui sta veicolando al suo team in Italia, con  l’obiettivo di “internazionalizzare e capitalizzare il talento e la creativita’ italiana attraverso un forte cambiamento culturale”. Grazie David, siamo qui apposta per collaborare a nuove iniziative. E forse nessuna azienda come Cisco ha rappresentato una fusione tra spirito di Silicon Valley e talento manageriale italiano, con figure storiche a San Francisco come Mario Mazzola e Luca Cafiero. Anche Alberto Degradi, che di Cisco Friday University e’ il responsabile, si e’ riconosciuto in molti dei contenuti di IdF. Ed ha raccontato un piccolo indimenticabile aneddoto, sullo spirito aperto e disponibile della Bay Area, da cui avremmo molto da imparare. A lui era capitato di dover cercare al telefono una luminare ottantenne, a causa di una bimba sua parente affetta da una malattia rara. Di lasciare senza molte speranze un messaggio in segreteria e di sentirsi richiamare presto dalla celebre dottoressa… che quasi l’aveva ringraziato. Perche’ considerava un’opportunita’ per lei, il poter parlare con lui che stava in Italia. Un grazie di cuore a tutti gli amici di Cisco che hanno favorito questo evento: Mariano Larroux, Francesco Benvenuto, Diego Zucca, e Renato Riva. Oltre a Luca Lepore con cui svilupperemo collaborazioni nel campo della didattica. E a Luca Perugini, ormai partner inseparabile per IdF. Complimenti anche  a Marco Cobianchi, collega di Panorama nuovo amico di idF che ha tenuto a sua volta nella sede Cisco una relazione di grande interesse, su temi economici. Potevo dimenticarmi del nostro “angelo custode” nell’avventura a Silicon Valley?  Sabrina Bellotti, milanese da anni nella Bay Area, e’ stata amica impagabile per tutta la famiglia, nei sei mesi californiani. All’epoca era ingegnere Cisco, ora esplora frontiere diverse. Ma sullo schermo nel quartier generale Cisco a Vimercate, alla fine e’ comparsa pure lei.  E a lei e’ stata dedicata quella giornata indimenticabile. Nella foto in questo post,  con Alberto Degradi, Marco Cobianchi e Luca Perugini. Nella homepage invece, con David Bevilacqua amministratore delegato di Cisco e Alberto Degradi. Qui invece una galleria fotografica dell’evento a Cisco.

Amici di IdF: il futuro va affrontato con creativita’ abbinando arte e scienza, dice guru Roger Malina

Il mondo contemporaneo cambia ad una velocita’ tale che e’ necessario affrontare i problemi non secondo sequenze tradizionali ma attraverso percorsi inediti. Esaltando le potenzialità della creatività e dell’interazione, che solo una stretta collaborazione tra arte e scienza può offrire. Parola di Roger Malina, scienziato americano, francese di nascita, direttore dell’Osservatorio Astrofisico di Marsiglia, membro dell’Observational Cosmology Research Group e responsabile editoriale di “Leonardo”, rivista del Massachussets Institute of Technology, di scena nei giorni scorsi a Milano all’evento Meet the Media Guru organizzato da MgM Digital Communication di Maria Grazia Mattei (nella foto con Malina e il sottoscritto) alla Mediateca Santa Teresa. Innovazione e creativita’ di cui parla Malina sono temi pertinenti a quelli trattati da Italiani di Frontiera. Come abbiamo avuto modo di concordare incontrando il guru a Milano, prima della sua conferenza. Qui l’intervista a Malina per Reuters Qui invece la conferenza in streaming di Malina a Meet the Media Guru.

Cinquant’anni fa moriva Adriano Olivetti, su IdF riflessioni e testimonianze esclusive dei veterani

Cinquant’anni fa, il 27 febbraio 1960, su un treno tra Milano e la Svizzera moriva a 59 anni Adriano Olivetti, imprenditore illuminato, promotore col padre Camillo di uno dei piu’ straordinari casi aziendali italiani. Qui le rievocazioni della Stampa e del Sole 24 Ore. La Olivetti ed i tanti veterani di quell’azienda diventati imprenditori e venture capitalist incontrati a Silicon Valley hanno un ruolo di primo piano in Italiani di Frontiera e nella riflessione sull’innovazione che questo progetto vuol stimolare. Ecco dunque un breve tour “sulle orme di Olivetti” all’interno di IdF. Si parte da Laura Curino che ha portato in teatro i sogno Olivetti, dai ricordi di Laura Olivetti, presidente dell’omonima Fondazione e figlia di Adriano. Il percorso tra i veterani oggi a Silicon Valley (raccolti nella categoria Olivetti Boys), comprende incontri e testimonianze esclusive, con Enzo Torresi, Enrico Pesatori, Giacomo Marini, Francesco Lacapra, Gianluca Rattazzi, Luciano Dalle Ore, Giamma Clerici, Ezio Valdevit.

Amici di IdF, Davide Bocelli ospite di Brian Eno in “think tank” contro armamenti nucleari

Ospite di Brian Eno, musicista e intellettuale superimpegnato in campo civile,  con un selezionatissimo gruppo di esperti internazionali, per discutere di come favorire la messa al bando di armamenti nucleari. E’ accaduto a Davide Bocelli,  docente all’Istituto Europeo di Design – Moda Lab Milano, consulente Marketing e Internet, e amico di Italiani di Frontiera. Davide,  CharterMember Onorario della Long Now Foundation di San Francisco. In questa veste, da appassionato esperto di comunicazione e linguaggio, futurologia, ha curato la traduzione  del libro di  Stewart Brand,  “Il Lungo Presente – Tempo e Responsabilità”. E’ in quella sede che ha conosciuto Eno, tra gli animatori della fondazione. In una breve intervista, Davide ci ha raccontato il suo impegno in “The Long Now” e la sua esperienza nel “think tank” antinucleare con Eno. – Cos’è The Long Now? “L’intenzione è quella di intendere ‘The Long Now’ come un ‘Lungo Presente’. Pensare a 10.000 anni di presente e di futuro come fossero la settimana scorsa e la settimana prossima. In questo modo il passato umano (10000 anni non sono poi tutto questo tempo) diventa qualcosa con cui ci possiamo confrontare. E possiamo scoprire che il potere che abbiamo oggi ci mette di fronte a enormi responsabilità: oggi abbiamo a che fare con un pianeta su cui abbiamo influito moltissimo in termini ambientali e quindi è nostra responsabilità pensare quale sia una risposta che ci impegni – per tutto il tempo che ci vorrà e sicuramente saranno decenni – per far fronte ad una situazione alla quale non possiamo in nessun modo sfuggire. – Come mai ti ha portato ad essere ospite di Brian Eno? “In realtà è stata una pura coincidenza. Ed ero presente come lo avrebbe potuto essere chiunque. Ero a Londra per seguire attività della Long Now Foundation, uno degli interessanti incontri con figure di spicco in ambito accademico e culturale. Ma la Fondazione  si occupa di promuovere un modo di pensare, ovvero la responsabilità a lungo termine, e una serie di progetti correlati e prevede esplicitamente di non prendere parti in campo politico, senza eccezioni. E questa regola è sempre stata rispettata da quando la fondazione esiste. Durante un incontro sulla Long Finance (finanza sostenibile a lungo termine) a Londra, ho ricevuto un invito a partecipare a questa serata. Brian Eno è membro di BASIC, una non profit che si occupa di questo. Parliamo quindi di un’organizzazione del tutto diversa impegnata nella sensibilizzazione riguardo grandi e gravi problemi di politica internazionale. In questo caso il disarmo nucleare. Non è usuale che Eno raccolga nel suo studio – il luogo intimo della creazione – un centinaio di ospiti da tutto il mondo e impegnati nella politica, nell’arte, nella cultura e nell’economia. Lunedì 1 febbraio 2010, Brian Eno ha ospitato ‘Visions for a New Century’ nel suo studio di Londra con il supporto delle organizzazioni internazionali BASIC e Ploughshares Fund”. – Di cosa si è discusso? “Dobbiamo accettare l’idea che l’incubo nucleare è solo sommerso da emergenze più gravi, ma non è archiviato. I prossimi sei mesi saranno di importanza cruciale per il futuro del disarmo. La posizione del presidente Obama è schierata contro la proliferazione nucleare e questo apre uno spiraglio per un futuro bando delle armi nucleari. È un cammino lunghissimo, ma la speranza esiste, è concreta e va coltivata. Tutti gli speaker hanno auspicato il riconoscimento della posizione di Obama, orientata al raggiungimento di un futuro senza armi nucleari. Non si tratta di nulla che possa essere realizzato in tempi brevi, ma tempi propizi come questi sono occasioni da non perdere”. – Chi c’era? “Hanno parlato, oltre a Eno, Ellen Tauscher,  Dipartimento di Stato USA, sottosegretario di Stato per il Controllo degli Armamenti e gli Affari di Sicurezza Internazionale;  Des Browne, Membro del Parlamento del Regno Unito, già Segretario di Stato alla Difesa; Shirley Williams, baronessa di Crosby e consulente del primo ministro Brown sulla Proliferazione Nucleare, professoressa ad Harvard; Joseph Cirincione,  Presidente del Ploughshares Fund; Paul Ingram, Executive Director di BASIC; Rory Bremner, comico scozzese, Channel 4”. – Come si pensa di far pressione sui politici? “Per quanto riguada il pubblico, Internet ha un ruolo cruciale. Ciascuno di noi ha spazi – da Twitter al blog – per esprimere quello che pensa. Ciascuno di noi ha l’email per sommergere i propri politici di riferimento di domande e di sollecitazioni. Poi ci sono i social network che favoriscono il passaparola. In modo più diretto, è già stata firmata una lettera a Barack Obama e a Gordon Brown per promuovere iniziative concrete che conducano nei tempi che serviranno – e realisticamente si stimano tempi lunghi – al raggiungimento di un mondo senza armi atomiche. Uno dei tanti grandi problemi da risolvere”. – Cosa possiamo fare, come cittadini e utenti del web? “L’opinione pubblica ha un ruolo importante in tutto questo. Abbiamo già detto di internet. E ciascuno può contribuire attraverso il proprio impegno nella politica, nella comunicazione o nella ricerca. E non vi è alcuna ragione per non farlo. Il futuro dell’umanità dipende certamente dalla capacità della nostra generazione e delle prossime di ridurre le possibili cause di estinzione. Un mondo libero da armi nucleari è un mondo in cui c’è una ragione in meno perché questo accada”. Ma… che razza di amici ha Italiani di Frontiera, eh?

Evento Reuters, IdF in vetrina tra amici davvero fantastici

Che fior di amici ha in Reuters, Italiani di Frontiera! Roba di che essere orgogliosi. Ve ne racconto uno. Alle nove di sera a cena, lui  sembra un po’ stanco… Per i dipendenti Reuters e’ la giornata dell’evento Staff Kick Off 2010, tutti o quasi riuniti in un agriturismo della Brianza, tra giochi, videoconferenze internazionali e fior di parodie in video, capaci di scherzare con intelligenza su ossessioni e paure di chi lavora in questo mondo di notizie e servizi in buona parte per il mondo business… e lui e’ un po’ stanco, dice! In fin dei conti, che ha fatto? Con l’influenza in corpo, ha soltanto preparato la sera prima sino a tarda ora quattro video parodie, di cui ha ideato il testo ed in cui ha recitato. Poi le ha presentate sul palco, passando da un personaggio all’altro. Dopo di che , ha condotto un gioco e un minidibattito sul filo dell’ironia, facendo il verso a Bruno Vespa… roba di otto ore ed e’ gia’ stanco? Ne passano altre tre di ore. A mezzanotte e’ ancora col microfono in mano. Quando comincia a scandire urlando per i colleghi scatenati nel ballo le parole del “Gioca jouer”, ad appena undici ore dall’inizio dell’evento, penso: o gli hanno cambiato le batterie che ha nella schiena oppure ce n’e’ piu’di uno, ha un clone… Questo e’ Vincenzo, manager, animatore e grande amico di IdF. Che in stile “Quark” da simil-Piero Angela ha pure presentato come un documentario naturalistico anche il curioso caso di un collega “editorial” passato per Silicon Valley, “sparando” cosi’ il video spot di web tv IdF realizzato con Shado.tv. E che dire di Giuseppe, manager pure lui, che invece in cinque minuti di parodia delle previsioni meteorologiche, con tanto di divisa da ufficiale dell’aeronautica, ha tracciato con leggerezza un profilo dell’economia mondiale tanto preciso da lasciare a bocca aperta? Poi Francesco e Luca, organizzatori dell’evento e generosi con IdF, come Claudia e Isabella (che ha saltato la festa). O Gabriella ed Ellida, che insistono per portare la mia presentazione nei licei dei loro figli (lo faremo, promesso), Fulvio che ha appena scoperto il progetto e ne entusiasta. E Silvia, che mentre gli altri ballano si becca al computer una conference call a tarda sera. Mica lo sanno a New York che e’ notte e siamo in un agriturismo della Brianza. Ma lei non batte ciglio e se la cava brillantemente… Poi “il ramo spagnolo”. Celestino, grande capo che in pochissimi minuti ha dato fiducia a questo progetto. Alicia e Alberto, manager internazionali di passaggio alla festa, che sono sembrati conquistati dopo essersi sentiti urlare nelle orecchie nel frastuono della discoteca, da un esagitato, la storia di IdF e… quella di Carlo Gentile, fotografo del West. Qui la galleria fotografica dell’evento Reuters Staff Kick Off 2010. Questi sono colleghi e amici di cui andar fieri, no? Italiani d Frontiera non ha “solo” il logo Reuters ma anche un po’ del loro fantastico spirito. Grazie ragazzi!

Amici di IdF, Enrico Beltramini su Limes racconta l’Italia vista da Silicon Valley. Con amarezza

“Italiano di Frontiera”  a Silicon Valley e grande “amico di IdF”, Enrico Beltramini, imprenditore in California, gia’ docente alla Cattolica di Milano (insegnava organizzazione aziendale), oggi e’ professore della Notre Dame de Namur University , dove insegna invece Storia del Cristianesimo (“ho due dottorati…”). Autore nel 2005 del bellissimo Hippie.com, la new economy e la controcultura californiana, Enrico, che ha dato un contributo fondamentale a questo progetto, con consigli e spunti utilissimi, collabora a riviste e giornali italiani. Ed ha appena pubblicato  sulla rivista Limes, nel numero speciale dal titolo “Esiste l’Italia? 2.0” una riflessione sulla “fuga di cervelli” vista da Silicon Valley. “Perché l’Italia non è una potenza tecnologica? Una risposta sintetica è: perché non ha avuto una rivoluzione culturale che l’ha sradicata dalla realtà industriale… Perché manca una radicale visione alternativa della vita di tutti i giorni: creatività, decentralizzazione, avversione per la burocrazia e le strutture gerarchiche, libertà, piacere, autoespressione, antiautoritarismo, pace, abbandono delle inibizioni, delle restrizioni, trasparenza”, scrive Enrico. “Perché è mancata, e ancora manca, una generazione zero, una cultura che rinneghi il passato e non cerchi di trasformare, migliorare, correggere quello che c’è, ma lo superi di un balzo senza guardarsi indietro. Ma adesso capisco meglio che questa generazione c’è, soltanto che se ne va all’estero”. Una riflessione dai toni crudi, quella di Enrico. Preziosa per capire, anche in un progetto come questo. Improntato a raccogliere testimonianze e storie esemplari, per infondere ottimismo. Ma senza mai nasconderne i risvolti amari.

Evento CFMT, la prima volta con logo Reuters. Tre ore di IdF e tutti sono sopravvissuti!

Uh, che mattinata, quella di mercoledi’ scorso nel bellissimo  Enterprise Hotel di Milano, corso Sempione. E per essere una “prima” e’ andata davvero bene. Tre ore filate di Italiani di Frontiera e tra i partecipanti non si segnalano vittime! L’appuntamento era con il primo dei due eventi organizzati dal Centro Formazione Management del Terziario con IdF, storie di innovazione e spirito d’impresa raccontate ad un pubblico di manager di societa’ di ogni settore, davvero attenti e coinvolti. E’ andata proprio bene, anche se ci sono diversi dettagli che andranno migliorati. E’ stata anche la prima uscita con logo Reuters (presto comparira’ anche sul sito) , dopo che il colosso multimediale per il quale lavora l’autore di IdF, cioe’ il sottoscritto, ha deciso di sostenere questo progetto. Scelta che credo abbia pochi precedenti, inimmaginabile sino a tre mesi fa, quando Devin Wenig, supermanager americano numero due al mondo di Reuters, di passaggio a Milano, ha avuto modo di conoscere e apprezzare Italiani di Frontiera, decidendo di appoggiarlo. Scelta poi concretizzata in Thomson Reuters grazie a Celestino Setien (Managing Director di Italia, Spagna e Portogallo), Giuseppe Delle Fave (capo del marketing di Italia e Spagna), Vincenzo Dimase (Business Development Manager di Italia e Iberia), che hanno dato fiducia a loro volta a IdF. Grazie! Ancora una volta grazie a CFMT, a, suo direttore Michelangelo Patron, grande amico di IdF e del sottoscritto, ad Angela Cozza e Anna Scirea, che hanno dato un contributo fondamentale alla realizzazione dell’evento (qui la galleria fotografica). Si replica la mattina di venerdi’ 12 febbraio all’Hotel Sheraton di Roma. Intanto, un altro sogno si e’ realizzato. Oh, quanto ci tenevo a parlare con uno di quei bellissimi microfoni ad archetto, proprio come i bravi venditori di attrezzi tagliatutto al mercato (taglia-affetta-trita-taglia)! Thanks again!

Amici di IdF, Cristiano Ghibaudo: una favola sulle rane metafora di italiani che sanno innovare

La favola di una rana che sfidando il conformismo e la pigrizia non ha paura di uscire dallo stagno e tentare una nuova via, è diventata una metafora della crisi globale e del sistema Italia. Ma anche delle opportunità per uscirne con talento e spirito innovativo, che possono aprirsi in particolare ai giovani. Un modo originale, per parlare di innovazione anche con i bambini. Uno spunto carico d’ispirazione, che IdF dedica a tutti i suoi amici, con gli auguri di buone feste. A scrivere “Le rane che si credevano pesci” e’ stato Cristiano Ghibaudo, giovane esperto di formazione, amico di Italiani di Frontiera, incrociato qualche mese fa a Torino ad un evento Alumni Accenture cui e’ stato dedicato un precedente post, grazie ad un comune amico, Enrico Castellano . E’ impressionante scoprire quanti dei temi toccati da Cristiano con il suo lavoro, frutto di un lungo percorso creativo di studio e di introspezione, coincidano con quelli che Italiani di Frontiera sta  proponendo sulla scia di un’esperienza a Silicon Valley e ritorno. Cristiano ne parla in questa intervista per Reuters.