Amici di IdF: Palo Attivissimo, cacciatore solitario di bufale nelle praterie del West… pardon del web

Da solo, a caccia di bufale,  nelle praterie del West… no, del web. Paolo Attivissimo, esperto di brevetti tecnologici internazionali e giornalista a Lugano  della radiotelevisione svizzera, si dedica da anni con passione ad una missione davvero controcorrente (purtroppo) per gli standard italiani. Cercare i fatti, accertare in particolare l’attendibilità di mille voci che girano incontrollate su Internet. Il suo Servizio Antibufala è un piccolo gioiello di intelligenza e spirito critico, quello che dovrebbe ispirare tanti colleghi pronti invece per superficialità e pigrizia  a far rimbalzare anche su fior di quotidiani (per non parlare della tv) patacche di ogni genere. Senza dare al lettore i servizi essenziali: verifica della fonte, contesto,  equilibrio. Sono innocue, le balle che quotidianamente vengono spacciate per notizia? No, abituano a confondere  vero e falso. A non distinguere tra reatà e fantasia. Una stupida rinuncia a conoscere la verità,  al centro del bellissimo saggio “Stronzate” del filosofo americano Harry Frankfurt. Prezioso per capire i tempi in cui viviamo (specie in Italia, sigh…). Temi pertinenti a Italiani di Frontiera, che si sforza di essere esempio di buon giornalismo. Qui l’intervista per Reuters a Paolo sull’ultima patacca online, la presunta cospirazione per inscenare una falsa aggressione al premier Silvio Berlusconi.

Amici di IdF, Piero Bocchiaro: le “mele marce” un alibi, spesso il conformismo acritico alla radici del male

La tesi delle “poche mele marce” per spiegare in molti casi comportamenti riprovevoli, alla prova dei fatti si rivela solo un comodo alibi, per attribuire a personalità deviate il male. Di cui invece si dimostrano spesso capaci persone assolutamente normali. Complici il conformismo, la deresponsabilizzazione, l’obbedienza acritica. E’ quanto sostiene Piero Bocchiaro, ricercatore e autore di “Psicologia del male”, Laterza. Qui l’articolo di Reuters. L’analisi di Piero oltre che interessante e’ pertinente ad alcuni dei temi di Italiani di Frontiera. Perchè conferma che il coraggio di andare a volte controcorrente  e non piegarsi al conformismo, in alcuni casi può addirittura fare la differenza tra comportamento criminale e gesto eroico. Nel suo libro, Piero parla di Hannah Arendt e del suo straordinario libro denuncia,  La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme. Delle gesta eroiche di Giorgio Perlasca, l’italiano che durante la seconda guerra mondiale salvò la vita a cinquemila ebrei ungheresi. Dell’incredibile Esperimento Milgram,  che dagli anni Sessanta dimostro’ come l’obbedienza acritica poteva portare a comportamenti crudeli. E di  Philip Zimbardo, studioso italoamericano figlio di immigrati siciliani, già suo docente, professore emerito alla Stanford University e autore del celebre  Stanford Prison Experiment. Zimbardo e’ protagonista di una splendida conferenza sul sito Ted.com, sul tema Come le persone diventano mostri… o eroi. Sullo stesso sito, in un’altra  breve dissertazione, capolavoro di sintesi, Zimbardo parla invece di come vivere con un giusto rapporto con il tempo . Oggi Zimbardo e’ concentrato sul suo Heroic Imagination Project, un progetto per promuovere la consapevolezza di valori e comportamenti che all’occorrenza sappiano opporsi al conformismo nel nome di principi civici e di solidarieta’. Per promuovere quella che Piero definisce “Un’idea democratica dell’eroismo”.

Mind The Bridge 2009-2010: ecco i progetti che andranno a Silicon Valley

Valletta d’eccezione per l’annuncio online da San Francisco di Marco Marinucci sui finalisti di Mind The Bridge 2009-2010. Congratulazioni da Italiani di Frontiera ai progetti che sbarcheranno a Silicon Valley. Auguri di successo anche a tutti gli altri. Un bravo a Marco, che sa abbinare energia mostruosa a leggerezza e ironia. Mica è da tutti…

IdF oggi a Mind The Bridge, l’evento live in streaming. Intervista a Marco Marinucci

Il grande giorno e’ arrivato. Oggi Italiani di Frontiera e’ di scena al prestigioso evento ponte fra Italia-Silicon Valley, Mind The Bridge, nella sede del Corriere della Sera. La presentazione, alle 14.30, con una conferenza multimediale introdotta da Moreno Gentili, curatore del progetto, per la prima volta proporra’ anche lo spot della web tv Italiani di Frontiera, in cantiere in collaborazione con i fantastici ragazzi di Shado.tv, di H-Farm. Tutto l’evento si potra’ seguire online in streaming dal vivo sul sito dell’evento. Concorso di idee con start up italiane in cerca di investitori, le migliori selezionate parteciperanno ad un roadshow oltreoceano davanti ai venture capitalist Usa. Poi convegni e tavole rotonde sui temi dell’impresa, dell’innovazione e dei capitali di ventura. Qui l’annuncio di ieri su Reuters. Ieri sera, pur provato dalle fatiche della vigilia, Marco Marinucci, ingegnere di Google, grande amico di Italiani di Frontiera, ideatore e animatore di Mind The Bridge, ha trovato il tempo per rispondere a qualche domanda. – Quali le principali novità dell’edizione 2009? Avere una partnership su un media primario (RCS/Corriere). L’obiettivo della nostra fondazione e’ avere un impatto rilevante sul sistema Italia. Quindi dobbiamo raggiungere le masse, non solo gli addetti ai lavori. La nostra partnership strategica con il Corriere ci permette questo. Al Venture Camp dello scorso anno abbiamo seminato tra un centinaio di addetti ai lavori. Quest’anno siamo stati costretti a chiudere le prenotazioni all’evento dopo 4 giorni a 340 riservati, con altre migliaia che seguiranno i lavori in streaming su internet. Avrebbero potuto essere 2 o 3 volte tanto. Vuol dire che i temi che trattiamo sono sempre piu’ prioritari in Italia. – Come si è trasformato Mind The Bridge dalla prima edizione? “Ci siamo strutturati. Dopo aver creato una Fondazione con sede a San Francisco, ho creato un Board e una squadra che segue il progetto in Italia. Nel frattempo gli alumni, le startup che sono passate nei cicli precedenti, sono diventate a loro volta gli ambasciatori del progetto, disseminando quello che hanno appreso, nello spirito del “give back”. La viralita’ del progetto era uno dei nostri obbiettivi primari. La seconda novita’ importante e’ offrire uno spazio ed un istanza piu’ lunga in Silicon Valley, attraverso i programmi del MTB Gym“. – La cosa più difficile che hai dovuto fare come organizzatore? “Incastrare una ventina di speaker eccezionali, che fossero allineati con lo spirito della nostra iniziativa, “disruptive” ma, al tempo stesso, costruttiva. Ora il passo successivo, sara’ critico. Cambiare il mind set e potenzialmente le policy perche’ il panorama imprenditoriale italiano possa rinnovarsi radicalmente”. – La sorpresa più bella? “La qualita’ dei progetti che si sono presentati e la risposta dell’audience. Il terreno e’ fertile”. – Come ti immagini di essere sabato, alla fine di tutto? “Tu che dici? Uno straccio, che altro! Ma, come si dice, stanco ma felice della bella giornata”.

Da web e tecnologie opportunità per la stampa, dice il guru Steven B. Johnson

Internet e i nuovi media possono essere una risorsa straordinaria, per la stampa tradizionale, in particolare quella locale. A patto di considerarli un’opportunità e non una minaccia. Accettando che l’informazione non sia più un mondo a parte per addetti ai lavori. E che gli utenti sempre più protagonisti, oltre a contribuire e scegliere i contenuti, siano in grado addirittura di modificarne gli strumenti. Parola di Steven Berlin Johnson, scrittore e giornalista americano, che lo scorso giugno con un articolo sul sito di microblogging e social network Twitter e l’innovazione è finito sulla copertina del settimanale “Time”. Qui l’intervista a Johnson per Reuters, qui galleria fotografica della conferenza. Una giornata davvero movimentata, tra intervista fatta e pubblicata, giornata in redazione, conferenza serale di Johnson a Meet the Media Guru e intervento a MilanIn per presentare Italiani di Frontiera ad un pubblico non folto ma agguerritissimo… accidenti che domande impegnative! Davvero persone in gamba, che hanno avuto parole di apprezzamento per questo progetto. Grazie ragazzi! Keep in touch…

IdF al Master Marketing e Comunicazione della Business School Sole 24Ore. E che dibattito …

Altro appuntamento di prestigio per Italiani di Frontiera, al centro la settimana scorsa di una conferenza presentazione nell’ambito del Master di Marketing e Comunicazione alla Business School del Sole 24Ore. L’evento e’ stato occasione per presentare il progetto anche ad alcuni amici e colleghi ospiti. Un grazie a Pietro Cerretani di Richmond Italia, nella Top Ten degli Amici di Italiani di Frontiera, che dopo il fantastico Marketing Forum di Gubbio ha voluto proporre IdF anche nell’ambito del suo spazio nel Master Marketing e Comunicazione. Per la prima volta, la presentazione e’ stata seguita da un dibattito. E che dibattito! Fior di domande, approfondimenti e contributi preziosi da ragazzi in gamba, giornalisti di domani. Alla fine siamo stati costretti a sloggiare per liberare l’aula, ma il confronto spero continuera’. Diversi ragazzi sono ora collegati a IdF via social network, da Facebook a LinkedIn. Ragazzi, se vi va, ci si rivede magari per una pizza e continuiamo la chiacchierata. Ok? Intanto grazie per gli ottimi contributi.

B.J. Fogg: costruiremo le nostre opinioni con i telefonini, speranze hi tech per la pace

Presto saranno i telefonini il mezzo attraverso il quale raccogliendo dati e notizie costruiremo le nostre opinioni. E l’hi tech ha metodologie preziose per un progetto ambizioso: la pace nel mondo. Parola di B. J. Fogg, esperto di psicologia sperimentale e docente alla Stanford University, protagonista tra ieri e oggi di eventi a Milano. Qui l’intervista al guru per Reuters. Qui la galleria fotografica della conferenza Meet the Media Guru.

Venezia 2009: da Clooney a Greenaway, diario personale dopo la Mostra del Cinema

Per una decina di giorni IdF ha staccato la spina, durante la trasferta per Reuters alla 66a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia (mentre il fedele Mac Pro era in riparazione…). Occasione per incontri con artisti, amici vecchi e nuovi, interviste, spunti e riflessioni spesso pertinenti ai temi di questo blog. Qui una galleria fotografica di star ed eventi. Qui incontro ravvicinato con George Clooney. Qui invece galleria personale di amici incrociati prima e durante la Mostra. Ecco un personalissimo diario. L’INTERVISTA PIU’ INTERESSANTE – Chiacchierata (impegnativa) con un maestro del cinema, tutto proiettato nel futuro, quella con Peter Greenaway (nella foto sulla terrazza dell’Excelsior, mentre scruta il sottoscritto…). Il regista britannico proclama la morte del cinema, come fruizione mediatica passiva in una sala buia. E’ con il telecomando, primo passo di interazione per lo spettatore, dice, che e’ iniziata la fine del cinema come lo abbiamo inteso nel secolo scorso. E il futuro e’ nuove tecnologie, connettivita’ e interconnessione, che danno a tutti la potenzialita’ di diventare autori e distributori. Di opere “in divenire”, che teoricamente potrebbero essere modificate ogni giorno. IL FILM PIU’ BELLO – Non capita spesso di condividere le scelte della giuria. Ma stavolta c’e’ da sottoscriverne la scelta (Sul Leone d’Oro non c’e’ stata discussione”, ha detto il presidente Ang Lee). “Lebanon” dell’israeliano Samuel Maoz e’ stato davvero il film piu’ bello. Un dramma di guerra con un risvolto autobiografico toccante. Un giovane soldato che a vent’anni in guerra uccide per la prima volta e ne resta sconvolto. Poi tenta inutilmente infinite volte di superare quel trauma scrivendone. Ci riesce soltanto 25 anni dopo. In tre anni, la sua storia diventa il suo primo film da regista. Girato tutto all’interno di un blindato. E vince il Leone d’Oro. Carlo Rossella, presidente di Medusa, deluso dai mancati premi a “Baaria” di Giuseppe Tornatore, lo ha definito un film di nicchia! E come no: la guerra, i tormenti interiori di un gruppo di giovani, la paura, l’orrore della violenza… proprio roba di nicchia, no? IL FILM PIU’ DIVERTENTE – Quanta intelligenza e leggerezza nello spassoso Soul Kitchen diFatih Akin, tedesco di origine turca. Dietro alle vicende di un ristorante sgangherato come la curiosa fauna che ci mangia o ci lavora, tutta l’energia di un gruppo di artisti giovani, quasi tutti immigrati. Dramma e commedia, storie e personaggi, brio e semplicita’. Una miscela che al cinema italiano proprio non riesce facile… CLOONEY NON SOLO DA RIDERE – Davvero divertente anche “The Men Who Stared theGoats”, con un brillante George Clooney, film di Grant Heslov in stile fratelli Coen. Clooneycon classe sullo schermo e fuori, capace di reagire con signorilita’ a pesanti domande sulla sua presunta omosessualita’. Ma la bizzarra storia di un reparto speciale dell’esercito che sperimenta poteri paranormali ispirandosi alla controcultura mistica californiana e’ meno strampalata di quel che sembra. I riferimenti a qualcosa di realmente accaduto sono molti piu’ di quanto si immagini, ha detto il regista. E proprio IdF ha tra i suoi temi il ruolo ispiratore avuto dalla controcultura degli anni Sessanta per la rivoluzione informatica, Internet e lo stesso modo di pensare odierno. ITALIANE SULLO SCHERMO – Inutile ricordare quale disastroso stereotipo sia la donna italiana in televisione. E sul grande schermo? Xenia Rappoport e Jasmine Trinca dopo tutto non hanno demeritato, conquistando i premi di miglior attrice e miglior attore emergente per i ruoli svolti in “La doppia ora” di Giuseppe Capotondi, un thriler imperfetto ma interessante. E in “Il grande sogno” rievocazione del ’68 di Michele Placido. Ma molti pronosticavano la palma per Margherita Buy, ancora una volta tormentata interprete, in “Lo spazio bianco” di FrancescaComencini. Brava, niente da dire. Ma mi permetto una personalissima osservazione. E’ mai possibile che alle donne decorative, appariscenti e tutto sommato degradate del piccolo schermo, il grande schermo finisca col contrapporre quasi sempre, spesso con la Buy, figure tormentate nel loro privato, profonde ma profondamente ripiegate su se stesse, all’interno di piccole storie personali? ATTORI ITALIANI MIGLIORI DI REGISTI E SCENEGGIATORI – Nel cinema italiano comunque, attori e attrici sono una spanna al di sopra dei registi degli sceneggiatori. Non lo dico io ma lo ripete da anni un “mostro sacro” della critica, Morando Morandini, autore dell’omonimo dizionario del cinema, che anche quest’anno alla vigilia dei premi ha tracciato in esclusiva per Reuters un bilancio di tutta la Mostra. Come dargli torto? Certo, lui avrebbe premiato la Buy… DRAMMA E OTTIMISMO DALL’IRAN – Ha raccontato il dramma dell’Iran utilizzando in parte spezzoni di filmati girati con videofonini, da suoi connzionali. Hana Makhmalbaf giovane regista di “Green Days” che ha commosso Venezia, nel suo Paese non puo’ tornare. Eppure ha detto di essere ottimista. Perche’ la storia ha dimostrato che le dittature cadono, la voglia di liberta’ viene premiata e oggi puo’ trovare nella Rete e nelle tecnologie nuove armi di resistenza.

Sul NY Times invenzione dell’italiana Wide Tag per monitorare il rumore con iPhone

Il principio di fondo si chiama Internet delle Cose. E cioe’: viviamo in un mondo ormai disseminato di sensori e rilevatori, che interagendo possono darci un monitoraggio prezioso. E’ l’idea sulla quale e’ nata WideTag, start up italiana attiva anche a Silicon Valley. Finita nei giorni scorsi sul New York Times grazie alla sua applicazione per iPhone WideNoisein grado di monitorare l’inquinamento acustico, rilevando i decibel di rumore con il telefonino. Un semplice sensore acustico applicato al microfono del cellulare, puo’ diventare il punto di partenza per un controllo dell’inquinamento acustico a vasto raggio, di un quartiere o di una citta’, nell’interazione tra gli utenti che attivano questa applicazione. Ma la prospettiva e’ di poter estendere questi monitoraggi in tempo reale ai campi piu’ disparati, dall’inquinamento atmosferico ai consumi energetici alle situazione del traffico. Amministratore delegato di WideTag e’ Leandro Agro’, grande amico di Italiani di Frontiera, che ha fondato la societa’ assieme a David Orban e Roberto Ostinelli. Qui l’intervista per Reuters a Leandro, che e’ anche tra gli animatori e organizzatori dello splendido Frontiers of Interaction, che nell’edizione 2009 (rievocata in questo video) ha ospitato a Roma una presentazione di IdF.