Roberto Crea intenta una causa sui diritti di uno storico brevetto biotech

Roberto Crea, pioniere delle biotecnologie oggi alla guida di Protelica, uno di protagonisti di Italiani di Frontiera (qui la sua prima intervista sul blog) ha annunciato nei giorni scorsi di aver intentato una causa legale al City Hope Medical Center di Duarte (California), per i diritti legati ad un brevetto al quale Crea ha dato alla fine degli anni Settanta un contributo fondamentale. In una nota, lo studio Carr&Ferrell, che rappresenta Crea, afferma che la causa riguarda royalties per centinaia di milioni di dollari ricevuti dal City of Hope da Genentech, colosso delle biotecnologie, in base ad un accordo per lo sfruttamento commerciale da parte dell’azienda di brevetti realizzati nel centro ricerche dell’ospedale. La vicenda legale riguarda il ruolo cruciale che Crea ha svolto negli esperimenti ritenuti la pietra miliare che ha di fatto inaugurato un settore oggi d’avanguardia come quello delle biotecnologie. Crea realizzo’ un particolare reagente che consenti la produzione di Dna artificiale introdotto in batteri poi utilizzati per la creazione di proteine umane, somatostatina e insulina artificiale, in un’epoca in cui si riteneva che questo non fosse possibile. Questi esperimenti realizzati al City of Hope Medical Center sfociarono in cinque brevetti acquisiti con un accordo da Genentech. Due di questi brevetti, dice Carr & Ferrell, riconoscono Crea come unico inventore, mentre altri tre, che hanno portato alla produzione di proteine umane, sono stati realizzati usando il reagente di Crea e sono stati attribuiti ai suoi colleghi Keiichi Itakura e Arthur Riggs. Secondo i documenti forniti al tribunale, in base all’accordo stipulato, Genentech, della quale Crea e’ stato primo direttore del settore Acidi Nucleici, avrebbe pagato al City of Hope Medical Center 700 milioni di dollari per i diritti di sfruttamento di questi brevetti, buona parte dei quali andati a Itakura e Riggs, escludendo Crea. “E’ un peccato che il pagamento di questi diritti sia stato suddiviso solo fra due dei tre inventori”, ha detto Crea. Secondo i documenti allegati alla causa, il reagente ideato da Crea sarebbe stato fondamentale non solo per la produzione di somatostatina ed insulina ma anche per quella di dozzine di altri prodotti realizzati da Genentech ed altre societa’ biotech, aprendo la strada al settore delle biotecnologie.

Idf riparte, Enrico Pesatori (Penguin Computing) si racconta

Italiani di Frontiera riprende dopo una pausa, tra interviste frenetiche negli ultimi giorni Usa, ritorno in Italia con un archivio consistente di testimonianze e registrazioni, l’impatto col Belpaese che in “soli sei giorni” garantisce la riconnessione a Internet. A raccontarsi e’ un veterano: Enrico Pesatori, gia’ direttore Olivetti nel Nord America, oggi alla presidenza di Penguin Computing, all’avanguardia nel campo dei cluster, aggregazioni di numerosi computer dalle prestazioni eccezionali, dedicati al sistema Linux. LA MIA CARRIERA – Laureato al Politecnico di Torino, ho iniziato la mia carriera alla General Electric in Usa, partecipando per due anni al loro prestigioso corso per giovani managers. Tornato Italia, un anno alla GE e poi Olivetti, 17 anni che mi hanno portato da product manager a Ivrea alla direzione della Olivetti Nord America. In quegli anni la mia carriera e’ stata meta’ in USA e meta’ in Italia. Le mie resposabilita’ sono state molteplici, dalla direzione dei Prodotti per Ufficio (vedi Electronic Typewriter), alla direzione della Divisione Informatica Distribuita (vedi Personal Computer M24, progettato nei laboratori di Cupertino, CA e nuova linea sistemi) e alla gia’ nominata direzione del NA. Gli ultimi dieci anni li passai sotto la direzione di Carlo Debenedetti, Presidente di Olivetti. Un gran manager e un eccellente business man che ho sempre stimato e da cui ho imparato molto. Lasciai l’Olivetti 1990 per la posizione di CEO di Zenith Data Sysems a Chicago, azienda che di fatto invento’ il laptop. Molto interssante e di gran soddisfazioni. IL DOPO OLIVETTI – All’inizio del 1993 passai a Digital Equipment a Boston, per assumere la posizione di responsabile della Computer Systems Division, con resposabilita’ di tutto l’R&D, il Sales & Marketing Wordwide e le Operations. Fu un’esperienza unica data l’importanza dell’azienda, la riorganizzazione quasi totale per superare una crisi molto profonda e l’impegno personale totale. La mia organizzazione era di oltre 60.000 persone. La soddisfazione fu che In due anni lo stock fu quadruplicato! A fine 1996 diventai CEO di Tandem Computers a Cupertino in California, una delle migliori aziende che ebbi il piacere di dirigere. I suoi prodotti per NonStop sono tutt’ora lo standard mondiale per il Transaction Processing negli istituti finanziari a nel mondo delle telecomunicazioni. Dopo un anno Tandem fu acquisita amichevolmente da Compaq Computer di Houston. Un anno dopo, quando Compaq compro’ anche Digital Equipment, diventai responsabile dell’Enterprise Services and Solution Group, praticamente l’engine della crescita e della profittabilita’ dell’azienda. A meta’ 2000 decisi di abbandonare il mondo delle grandi aziende per l’avventura delle Start-up. Ritornai a Silicon Valley come CEO di BlueArc, un’ottima azienda operante nel mondo dello Storage con una innovative tecnologia per I Network Application Sistems. Nel 2003 passai come CEO alla Penguin Computing di cui attualmente ne sono Chairman. I CLUSTER DI LINUX – Penguin Computing e’ una delle piu’ avanzate aziende dedicate totalmente ai sistemi Linux. Nacque dalla fusione di due aziende imperniate su Linux, fondate entrambe nel 1998. La prima nacque per progettare e commercializzare prodotti Linux, l’altra fu fondata da uno dei piu’ prestigiosi architetti di di SW Linux , Don Baker, che disegno’ nel 1994 il primo cluster di Linux lavorando alla NASA. I cluster sono sistemi HW e SW che permettono di aggregare centinaia o migliaia di normali servers moltiplicando la totale capacita’ di elaborazione, con risultati di 10 o 100 volte migliori di quelli dei supercomputer, che non a caso stanno soppiantando, dato il loro proibitivo costo. Rivolto a grandi istituzioni e aziende, il settore e’ in forte crescita di 30% all’anno. Con appena 75 dipendenti ma ad alta specializzazione, realizziamo cluster completi, fornendo anche hardware, ma siamo soprattutto leader per il software e servizi nel mercato dell’High Performance Computing. E tutto col sistema Linux. Cinque anni fa i cluster Linux erano 25%, di fronte a colossi come Ibm, Cray, HP, Sun… L’anno scorso Linux ha toccato oltre l’80% . I mercati nell’area a cui ci rivolgiamo comprendono universita’, grandi aziende, istituti governativi, che hanno bisogno di computer estremamente veloci e semplici. In un mercato, quello dei supercomputer, valutato attorno ai 14 miliardi di dollari all’anno. RIPENSANDO A OLIVETTI – La Olivetti ha attraversato tanti fasi, fra gli anni Settanta e Ottanta quando c’ero io. Ha creato macchine ottime ma in alcuni casi non ha avuto i mezzi finanziari per sostenerle. Per questo alla fine degli anni Sessanta la divisione elettronica fu ceduta a GE. La mia storia in azienda e’ stata legata all’inizio alle macchine da calcolo Olivetti negli Usa e con la macchina per scrivere elettronica . La vera spinta verso il sucesso inizio’ nel 1978 con l’arrivo di Carlo De Benedetti, capace di trasformare in tre anni Olivetti in un’azienda eccellente, numero due nei PC dopo IBM e leader per le machine da scrivere elettronche. Negli anni Ottanta Olivetti divenne estremamente popolare, aveva importanti quote di mercato in Europa. Era dotata di un management di prestigio in tutto il mondo e sopratutto generava ottimi utili. Purtroppo alla fine degli annni 80, una recessione nel settore, qualche scelta di organizzazione infelice e una po’ di stanchezza di management avviarono l’azienda a un lento e penoso declino. SILICON VALLEY UNICA – Molte volte gli italiani hanno cercato di innovare il modo di fare venture capital, invece di imparare da Silicon Valley. Qui e’ ovviamente molto piu’ facile accedere a finanziamenti. Ma si sa esattamente come fondare le aziende, come avviarle, come gestirle e se non c’e’ successo, anche come chiuderle, il che e’ importante quanto aprirle. In Italia fra burograzia e rigidita’ non lo si puo’ fare. Qui ho imparato che se c’e’ una buona idea ma poi non va bene… si chiude. Noi vediamo sempre i successi ma tantissimi non ci riescono. Ma senza traumi. In Italia invece ho molti amici che magari per un’azienda che non ha avuto successo si sono trovati in serie difficolta’. ITALIA NON SI RINNOVA – Dal punto di vista dell’informatica, l’Italia era un paese ottimo, ma praticamente tutte le aziende sono sparite in mani americane o straniere…sono rimaste solo aziende

Silicon Valley frontiera della mente, per Matteo Fabiano, direttore Baia

Silicon Valley? Una frontiera della mente, dice Matteo Fabiano. Dal Trevigiano alla California, da grandi multinazionali come Hp, Ibm e Procter&Gamble ad una start up made in Italy a San Francisco, Matteo racconta la sua esprienza di general manager di Your Truman Show e di direttore di Baia (Business Association Italy America). UN PRESAGIO LE MACCHINE DA CAFFE’ – Avevo 15 anni, un’estate mio cugino gia’ grande mi mise a lavorare ad un suo progetto, un laboratorio di manifattura di macchine dal caffe’. Quell’estate passai un sacco di tempo ad assemblarle. Lui aveva fatto i suoi calcoli e perche’ l’impresa guadagnasse occorreva che ogni assemblasse in tempo ridottissimo. Era un vero imprenditore e da ragazzino non capivo cosa avesse in testa e da dove gli venisse questa carica. Ora che sono a contatto tutti i giorni con imprenditori ho capito che quello spirito, che ti spinge a tentare qualcosa di impossibile, e’ lo spirito imprenditoriale, sorgente del benessere creato qui a Silicon Valley. E che il fondatore di un sito start up non e’ diverso da mio cugino. Per questo ho un rispetto enorme per chi e’ innovatore e ricercatore, e si spinge a fare qualcosa che il 90% ritiene una pazzia… IMPRENDITORI IN FAMIGLIA – Vengo da una famiglia del nordest, Castelfranco Veneto, Treviso, che conta tanti imprenditori. Liceo Giorgione a Castelfranco, a 19 anni a Milano per Ingegneria al Politecnico. Nel 1996, andando in Olanda con un’associazione studentesca, e’ scattata la molla, la voglia di un’esperienza internazionale. Ho fatto carte false per fare una tesi all’estero. Sempre in Olanda, sulla costruzione di un simulatore di volo avanzato, molto a che fare con psicologia e neurologia, perche’ la mia ricerca riguardava la modellizzazione al computer della percezione del movimento da parte dell’essere umano. Dopo la laurea, il corso ufficiali in aeronautica a Firenze, poi all’Ibm a Milano, grande scuola, di product management, gestione tecnologica. Ma la voglia di esperienza internazionale che con Ibm all’epoca non si riusciva a fare, mi ha portato allora a Bruxelles per la Procter & Gamble, tecnologia e web, per la gestione di centinaia di siti per conto dell’azienda. Lavoro piu’ manageriale che tecnico, il passaggio successivo e’ stato il master in Svizzera in gestione aziendale a Losanna. VOGLIA DI START UP – Ai tempi del MBA in Svizzera Lavoravo per Hp e mi sono trasferito qui nella Bay area un po’ per l’azienda e un po’ per mia moglie, nata a San Francisco, che ha la famiglia qui. In realta’ mi piaceva l’idea imprenditoriale, la cultura delle start up e il mondo dell’innovazione. Sino ad allora avevo lavorato per grosse aziende come IBM Procter e Hp, mi sentivo pronto per qualcosa di diverso con una start up. E oggi lavoro in una start up, general manager di Your Truman Show , societa’ californiana, fondata da due imprenditori torinesi, Arturo Artom e Luca Ferrero, progetto in Internet nell’area del video online. L’IDEA DI YOUR TRUMAN SHOW – Abbiamo identificato una nuova metodologia per estrarre significati e metadati da video postati online ed abbiamo trovato il modo di capire cosa c’e’ dentro un video senza guardarlo…mentre i media si stanno spostando online, ad oggi nemmeno grossi operatori hanno capito come possono monetizzare appieno questa massa di contenuti visti e prodotti da milioni persone ogni giorno… perche’ e’ difficile scoprire i contenuti dei video con sistemi tradizionali come motori di ricerca, per questo diventa difficile piazzare pubblicita’ accanto a un video (come si fa ad esempio con i risultati di ricerca con Google) se non si identifica il contenuto. Abbiamo trovato una modo per individuare questi contenuti e migliorarne la targettizzazione… noi evidenziamo patterns di utilizzo e il comportamento degli utenti dice molto sul contenuto… Quello della monetizzazione dei video online e’ un mercato in crescita fenomenale, da miliardi di dollari. Inoltre abbiamo un portale e applicazioni per i social network, come Facebook. AZIENDA IBRIDA – Your Truman Show e’ il classico esempio di start up costituita in California ma che mantiene sviluppo ed engeneering in Italia. Progetto partito a fine 2006, sviluppo iniziato nella prima meta’ del 2007, in estate i primi prodotti, dallo scorso agosto il portale in beta. LAVORARE TRA ITALIA E USA – La prima difficolta’ per un’azienda che lavora tra Italia e California sono le nove ore di differenza di fuso orario. Poi la distanza fisica: per essere sempre attenti alle novita’ e alla competizione e’ importante il contatto quotidiano diretto, che invece manca. Per il resto, in Italia c’e’ una grande capacita’ tecnica, con vantaggi dal punto di vista della continuita’. Nel senso che una volta che inizi, fai affidamento su un gruppo e paradossalmente la mancanza di mobilita’ e’ un fattore positivo. Mentre in altri Paesi, come ad esempio l’India, con cui lavoravo a progetti nel mio passato recente, avevamo un turn over del 30% dei dipendenti ogni 3 mesi! Con costi occulti elevati, che spesso non vengono messi in conto. Terzo pregio dell’Italia, l’elasticita’ mentale, specie nel risolvere problemi, che e’ importante nel gestire un problema nuovo, che non hai mai visto prima. Forse fa parte di come noi italiani veniamo educati a scuola. Infine una certa familiarita’ culturale, tra italiani… Anche se tendiamo tutti a globalizzare, capire certe sfumature e’ importante. DIRETTORE DI BAIA – Nel frattempo, ero arrivato da poco a San Francisco, mi capito’ di andare ad un evento del consolato tedesco. Trovando altri italiani. “Ma com’e’ che non possiamo avere anche noi una rete di collegamento tra italiani, per tenerci aggiornati e incontraci”, chiesi. “Ci stiamo pensando”, fu la risposta. E infatti a fine 2005, parti’ Baia. Business Association Italy America. Iniziativa lanciata da Matteo Daste, Michele Ursino e Giorgio Ghersi, al quale sono subentrato da aprile 2008 come direttore, dopo esser stato nell’esecutivo dalla nascita. Ogni mese oltre 4mila utenti che gravitano attorno all’associazione, con un ramo anche in Italia. SILICON VALLEY FRONTIERA DELLA MENTE – A Silicon Valley l’innovazione funziona per la combinazione di tanti elementi. C’e’ la ricerca, l’opportunita’ di avere

Amici di IdF: Domenico Carro, un ammiraglio che naviga online nelle nostre radici latine

I soloni che si ostinano a snobbare la Rete, invocando magari un qualche retaggio di tradizione a giustificazione della propria ignoranza, sono serviti. E quando mai saremmo riusciti ad incappare in un ammiraglio che dopo aver navigato i mari ora naviga il web, con una passione e una competenza semplicemente sbalorditive, per studiare, spiegare e analizzare a fondo le matrici culturali della Roma antica? Il lavoro di Domenico Carro lo abbiamo scoperto nel web grazie a uno dei partner di Italiani di Frontiera, Paolo Marenco, animatore di La Storia nel Futuro e Silicon Valley Study Tour (in arrivo in agosto nella Bay Area). Profilo e notizie biografiche su Domenico, che ha avuto parole di incoraggiamento per Italiani di Frontiera, si trovano qui e qui. Il suo bel sito, Roma Aeterna, tratta con capacita’ divulgativa e di approfondimento i temi della navigazione nella Roma antica. E conta anche un gruppo specializzato su LinkedIn. In realta’ e’ una vera full immersion nella cultura latina, nulla di piu’ lontano da vaghe dissertazioni accademiche. Con molti spunti per capire meglio l’Italia di oggi attraverso lo studio di quella di ieri. Su tutti, la straordinaria riflessione intitolata L’eredita’ di Roma, con la quale Domenico propone una sua rotta per spiegare come la nostra identita’ sia ancor oggi influenzata dalla romanita’.

Ezio Valdevit, friulano ex Olivetti pioniere dello storage network

Dall’esordio in Silicon Valley con Olivetti ad un’attivita’ da pioniere nel campo dello storage network. Ezio Valdevit, friulano, racconta la sua carriera e spiega quanto e’ importante per un’azienda garantire ai tecnici una carriera senza limiti, che non li costringa a trasformarsi loro malgrado in manager. INIZIO CON OLIVETTI – Friulano di Sacile (Pordenone) dopo la laurea in Fisica all’Universita’ di Padova ho iniziato nel 1983 a lavorare con Olivetti a Ivrea, che dopo alcuni anni mi ha inviato a Silicon Valley per un progetto congiunto con una ditta di cui aveva una compartecipazione. Facevamo un sistema vantaggioso (consentiva di risparmiare grazie a prestazioni avanzate senza bisogno di costose sostituzioni) che andava connesso ai centralini telefoni analogici per fornire prestazioni digitali, tutte funzionalita’ che i telefoni oggi hanno, anche i cellulari e che quelli analogici all’epoca non avevano. Poi fornivamo anche prestazione dati con Internet a bassa velocita’ ma a lunga distanza sullo stesso cavo telefonico. L’azienda si chiamava David Systems, l’idea era molto brillante ma prematura per il suo tempo e mai maturata, con l’avvento di un’altra integrazione ha permesso di fare dei centralini digitali e ditta e’ stata venduta. L’ideatore era Mario Mazzola, vicepresidente engineering, la David fu acquisita da un’azienda poi confluita in Tricom. All’inizio del 1990 sono passato ad un’altra ditta che si occupava di network, lavoro che avevo gia’ iniziato a Olivetti dove sviuppavo protocolli di comunicazione. A Net, che realizzava nodi per voce e dati per reti private, era una delle poche aziende quotate a Wall Street invece che al Nasdaq, all’epoca un gioiello di Silicon Valley. Avevano avuto contatti per acquisire una piccola start up che faceva router… chiamata Cisco. Ma decisero di non comprarla… tre anni dopo e’ andata pubblica. ARCHIVIO DI RETE – Avevamo un progetto interessante, uno chassis based con schede, un progetto di scheda che fosse a tutti gli effetti un router. Il software era fornito da Cisco noi dovevamo adattarlo all’hardware. Lavoro interessante, per le molte funzionalita’ sviluppate, anche se non molto creativo. E nel 1993 sono passato poi a Synoptics, c’era boom di ATM (Asyncron Transfer Mode) sistema di trasmissione dati. Si lavorava in un progetto per portare questa tecnologia nel cuore dei data center aziendali, usando questo Atm come supporto per rete Internet. Ma la tecnologia non era adatta. Dopo aver lavorato con ditte di medie dimensioni oltre i mille dipendenti sentivo la nostalgia dell’ambiente della start up piu’ innovativo e meno burocratico, dove e’ piu’ facile avee un’idea e mettersi a realizzarla in poco tempo e con risultati piu’ rapidi. Ho accettato l’offerta di Brocade, che si occupava di storage. Facevano switch per connettere server potenti a delle memorie di massa, banche di dischi. L’idea era che questi dispositivi potessero essere in comunicazione e formare una rete. Le persone dell’azienda non avevano esperienza di networking e mi ha affascinato il fatto che avrei potuto essere autonomo perche’ li’ ero l’unico esperto di tecnologie di rete del progetto, poi chiamato Storage Network. Era il 1996 e sono li’ tutt’ora. Un’avventura molto bella, entusiasmante. UN MERCATO NUOVO – Abbiamo creato un nuovo mercato, in cu molti non credevano. C’era diffidenza per una tecnologia ibrida, fra storage e network ed e’ andata molto bene. Era il periodo boom di Internet e la gente aveva un bisogno disperato di memoria, con un boom di dati. La nostra soluzione ha permesso di ottimizzare l’uso dei dischi. Al contrario di quanto successo alla David, questa era l’ idea giusta al momento giusto… Col nostro sistema ad una sola porta allo swich si potevano collegare altre 15 sistemi di dischi… ora esistono sistemi a 10mila porte…. questo ha permesso una serie di funzioni, ad esempio il back up in real time, mentre un tempo si effettuava solo di notte su dati statici… ora anche altre tecnologie lo permettono. Ormai e’ un business di 24 ore su 24. E questo fuori dalla Rete, con decine o centinaia di server high end si poteva collegare un numero limitato di dischi. Mentre Internet e’ stata di stimolo a questa tecnologia, per la richiesta costante di spazio e memoria. E per la facilita’ e flessibilita’ d’uso per i server e chi ha bisogno di enorme spazio per memorizzare. Tranne Google, che fa in casa anche i propri computer, viene utilizzata ovunque, da Goldman Sachs alla Ford alla Ferrari, dalla farmaceutica alle banche come Deutsche Bank . Quello della memoria e’ un settore in crescita anche se in conseguenza alla crisi economica questa crescita non e’ esponenziale. Ora c’e’ un tentativo di riproporre una soluzione gia’ avanzata a inizio Duemila, quella degli storage service provider, che fornivano spazio per memoria agli utenti via Internet. All’epoca non aveva fatto molta strada, ora viene rilanciata anche perche’ con i dati cifrati e’ diventata piu’ sicura. AZIENDE DI FAMIGLIA – A mio parere uno dei macigni al collo dell’industria italiana e’ che e’ troppo paternalistica e a conduzione familiare… in fondo anche se pensiamo alla Fiat, e’ una ditta pubblica ma ha ancora dietro gli Agnelli… in Silicon Valley manager director e vicepresidente si siede accanto a te, non c’e’ quella distinzione in fondo classista fra ingegneri al primo piano i manager al secondo, che non si parlano se non in forma ufficiale. Questa la prima grosa differenza. Qui il manager ti porta a pranzo vai a parlarci piu’ o meno quando vuoi… qui in un certo senso c’e’ piu’ rispetto per la persona che lavora, in Italia il manager si sente superiore. Qui quasi non esiste la conduzione familiare, che in genere si ferma al ristorante. Anche negozi e librerie di famiglia tendono a sparire, uccise da Amazon e catene come Borders. L’azienda a conduzione familiare implica un rapporto meno professionale e piu’ paternalistico con i dipendenti. SUCCESSO CONDIVISO – Altra cosa importante e’ la condivisione del successo della ditta. In Italia non e’ pensabile avere la macchina piu bella del tuo manager. Qui si’ se hai avuto successo economico in un posto e lui magari no. Anche

Amici di Idf: Emily Viggiano, 18 anni best student a Gunn e idee gia’ chiare

Nipote di due veterani italiani di Silicon Valley (Dina e Adalberto, presto protagonisti di un post su Italiani di Frontiera), a 18 anni Emily Viggiano sembra avere le idee molto chiare. E’ stata una dei tre “best student” tra gli oltre 400 neodiplomati della Gunn High School di Palo Alto, tra le dieci migliori scuole Usa. Qualche giorno di “riposo” svegliandosi all’alba per lavorare in uno dei locali italiani piu’ rinomati di Palo Alto, il Caffe’ del Doge. Poi la partenza per il Costa Rica, per una vacanza di lavoro all’insegna della solidarieta’. Impressionata dalle condizioni di vita dei meno abbienti, durante un viaggio un paio d’anni fa in Ecuador, ha deciso che vuol diventare medico per dedicarsi alla sanita’ nei Paesi in via di sviluppo. Prima di partire, Emily, ha accettato di rispondere a qualche domanda, confermando di meritare un posto tra gli amici di Italiani di Frontiera. STUDIARE ALLA GUNN – Mi e’ proprio piaciuto studiare alla Gunn. I corsi sono impegnativi e la maggior parte degli insegnanti sono bravi. Ci sono anche molti sport, club e gruppi studenteschi in cui impegnarsi. Una cosa che non mi e’ piaciuta e’ che pur essendoci cosi’ tante diversificazioni, gli studenti tendono a isolarsi a livello di classi o di gruppi etnici. IL LAVORO IN COSTA RICA – In Costa Rica lavorero’ in una piccola fattoria chiamata La Iguana Chocolate. Coltivano una varieta’ di ortaggi e frutti tropicali, raccolgono semi di cacao e producono a loro volta cioccolato. Hanno anche pollame, mucche e cavalli. Ho deciso di lavorare li’ perche’ voglio viaggiare in un modo che allo stesso tempo costi poco e e mi permetta di conoscere il modo di vivere della gente in Costa Rica. Spero anche di parlare molto spagnolo e riuscire a conoscere la famiglia che gestisce la fattoria. IL MIO FUTURO – Il prossimo anno studiero’ alla Brown University, partecipando ad un programma di otto anni chiamato Liberal Medical Education. Spero di avere un anno libero prima della scuola di medicina per viaggiare e vivere all’estero, possibilmente in Europa. Quando diventero’ medico, spero di lavorare nella sanita’ a livello internazionale, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, che hanno piu’ bisogno di cure mediche. RICORDI DELL’ITALIA – I Viggiano sono di Venezia, anche se la famiglia del nonno e’ originaria della Campania. Ho molti ricordi dei miei viaggi in Italia, dove vorei tornare presto. Sono rimasta incantata dalla villa della mia prozia Marisa a Follina, mura spesse e davanzali sui quali stare seduta e guardare un corso d’acqua che scorre li’ vicino. Mi piaceva gettare gli avanzi di cibo nell’acqua, ai pesci ed alle anatre. Mi piaceve molto andare anche sulle Dolomiti, nel piccolo rifugio che hanno i miei nonni, chiamato La Montanina. Era cosi’ piccolo che da bambina mi sembrava fatto su misura per me. Aveva una finestra con una magnifica vista sulle montagne. Ho splendidi ricordi di quando la mattina me ne stavo a mangiare pesche o pane e Nutella. Oppure passeggiare sui sentieri scoprendo la bellezza dei prati e dei fiori selvatici. I miei viaggi in Italia mi hanno fatto decidere che voglio andarci a vivere ad un certo punto della mia vita. RADICI ITALIANE – Penso di avere influenze italiane piu’ forti rispetto a molti altri italoamericani perche’ sono stata cresciuta vicino ai miei nonni, che sono ancora molto italiani. Ho sentito molto parlare italiano, e anche se non lo so parlare correntemente credo di poterlo imparare abbastanza facilmente perche’ l’ho sentito parlare per tanto tempo. Penso che il valore della famiglia sia una delle cose piu’ importanti della mia eredita’ italiana. Molti dei miei ricordi d’infanzia riguardano grandi riunioni di famiglia nella casa dei miei nonni. Loro sono stati cosi’ tolleranti e ci hanno dato cosi’ tanto amore incondizionato che penso tutti i membri della nostra famiglia capiscano quanto sia importante amarsi e aiutarsi l’un l’altro. In queste riunioni, ho visto l’influenza italiana nelle nostre lunghe cene, con tante portate. E a Natale, apriamo i regali mangiando un sacco di panettone, pandoro e torrone!

Marco Sgroi, guidare la ricerca Telecom Italia Pirelli con un maestro ispiratore

Dall’incanto dello sbarco del primo uomo sulla Luna, visto con occhi da bambino, all’incontro con un professore universitario capace di rivestire appieno il ruolo di maestro e ispiratore. Sino ad un incarico di ricerca a Berkeley, per due colossi dell’industria italiana, ottenuto… senza aver mai lavorato in Italia. Una carriera atipica, quella di Marco Sgroi, oggi responsabile del laboratorio di ricerca Telecom Italia Pirelli di Berkeley. RICERCA COME FRONTIERA – Da piccolo sognavo l’America come terra di frontiera. Non quella dei film western, quella dello sbarco sulla Luna. Cosi’ quando durante uno degli ultimi anni di Ingegneria Elettronica ho incontrato ad un seminario all’ Universita’ di Roma il professor Alberto Sangiovanni Vincentelli, che insegnava a Berkeley gia’ da tanti anni, con una personalita’, un carisma ed una visione del futuro tali da impressionarmi, sono rimasto affascinato. Dalla sua figura e da quel che raccontava della ricerca scientifica a Berkeley e negli Usa. E ho capito subito che quella era la frontiera che volevo esplorare. A Berkeley sono andato nel 1995, per un dottorato di ricerca in ingegneria elettronica su metodologie di progettazione di sistemi elettronici “embedded” sotto la supervisione del professor Sangiovanni Vincentelli. Prima un master poi il phd, sette anni in tutto. Prima di venire non avrei mai pensato che sarei stato qui in California tutti questi anni fino ad oggi… ma quando vieni qui e trovi in questo ambiente iperstimolante, diverso da quello cui sei abituato… e’ stato questo ambiente che mi ha tenuto qua. Professori con visione e capacita’ straordinarie, colleghi di dottorato davvero in gamba. Non un un solo ingrediente, tutto l’insieme dell’atmosfera che si respira: le sfide della ricerca scientifica, la vita in un campus come quello di Berkeley, la vicinanza della Silicon Valley, anche se all’inizio anche per il problema della lingua e’ dura… IN GERMANIA PER GIAPPONESE DOCOMO – Dopo il dottorato ho lavorato due anni a Monaco di Baviera al centro di ricerca della NTT DoCoMo, societa’ all’avanguardia nel wireless. Lavorare in Germania essendo arrivato senza sapere bene il tedesco e per una societa’ giapponese: un’esperienza molto interessante sia sotto il profilo culturale che quello professionale, specialmente per me che avevo esperienza soprattutto nell’ ambiente accademico… Poi quasi tre anni fa e’ arrivata una telefonata di Sangiovanni Vincentelli. In quel periodo cercava qualcuno che lo aiutasse a fondare a Berkeley un nuovo centro di ricerca di Pirelli e Telecom Italia sulle tecnologie wireless, di cui lui e’ consulente scientifico. “Saresti la persona adatta”, mi disse. La ricerca era focalizzata su temi vicini a quello che avevo studiato nel dottorato, in piu’ io conoscevo bene l’ambiente di Berkeley. Costruire da zero un centro di ricerca di aziende italiane nella Silicon Valley mi e’ sembrata subito un’ altra affascinante sfida di frontiera e..Cosi’ sono tornato nella Bay Area. CENTRO RICERCA E SENSORI WIRELESS – A inizio 2006 e’ partito il centro di ricerca sponsorizzato da Pirelli e Telecom Italia (http://www.wsnlabberkeley.com/) su wireless sensor networks, una tecnologia di cui Berkeley e’ stato uno dei centri di sviluppo piu’ importanti a partire dalla fine degli anni Novanta. Dimensioni e costi di questi sensori sono ormai scesi al punto che sta diventando possibile inserirli in oggetti della vita di tutti i giorni, per catturare parametri fisici utili per nuovi servizi avanzati. Per la salute ad esempio, utilizzando nodi con sensori che non solo misurano movimenti del corpo umano o parametri quali frequenza del battito cardiaco ma permettono anche di monitorarli in modo continuo e da remoto, saranno presto di uso comune svariate applicazioni nel campo della riabilitazione, del fitness o della salute degli anziani. Oppure altre applicazioni di wireless sensor networks possono essere nel monitoraggio in campo ambientale, o energetico, dell’automazione industriale, della logistica… Uno dei progetti di ricerca piu’ di frontiera su cui lavoriamo con Pirelli riguarda lo sviluppo di un pneumatico intelligente che contiene un dispositivo con sensore di dimensioni inferiori al centimetro cubo. Questo dispositivo permette di raccogliere dati sul contatto del pneumatico con la strada, che in prospettiva possono essere usati per migliorare i sistemi di controllo della sicurezza e della stabilita’ del veicolo. AZIENDE E UNIVERSITA’ – Tra ricercatori dello staff permanente, visitatori da Pirelli e Telecom Italia e stagisti siamo circa una decina di persone. Un centro di ricerca vicino all’Universita’ come il nostro si basa su una costante interazione con professori e studenti che e’ foindamentale per fare ricerca avanzata. La nostra interazione con i gruppi di R&D di Pirelli e Telecom Italia in Italia, e’ forte e permette di focalizzare la ricerca verso applicazioni industriali. Anche in Italia esistono centri di eccellenza molto validi per questa tecnologia, come a Trento, L’Aquila e Torino, ma quello che e’ unico di Berkeley e della Silicon Valley e’ l’ ecosistema composto da universita’, grandi industrie, centri di ricerca e startup, che riesce ad attrarre i migliori esperti della comunita’ scientifica globale e fornisce loro gli strumenti per fare ricerche di avanguardia e poi applicare i risultati della ricerca. ECOSISTEMA UNICO – L’ambiente di ricerca qui in Bay Area non ha paragoni. Un ecosistema unico, in cui a universita’ di prestigio come Berkeley e Stanford si affiancano start up ed altri centri di ricerca … questo attira qui ricercatori da tutto il mondo, con i quali si crea uno spirito molto collaborativo. Un’ altro aspetto che rende unica la Silicon Valley e’ l’intensita’ di collaborazione tra la comunita’ scientifica accademica e il mondo dell’ industria che permette di trasferire in modo efficace i risultati della ricerca e utilizzarli in prodotti e servizi innovativi. Diverse aziende europee e asiatiche hanno centri nella Silicon Valley. Ci sono vari modelli. Alcuni centri sono soprattutto di “scouting”, cercano cioe’ di individuare quali son le tecnologie piu’ interessanti e riferiscono alla casa madre. Altri invece sono incubatori, aiutano potenziali imprenditori a realizzare start up spesso basate su tecnologie che avevano sviluppato quando erano studenti di PhD in una delle maggiori universita’.. Altri centri hanno come obiettivo fare investimenti in startup. Il nostro Lab ha invece come missione

Blog di Baia dedica un’intervista al progetto Italiani di Frontiera

Il blog di Baia, Business Association Italia America, ha dedicato grande risalto al progetto Italiani di Frontiera. Qui il link all’intervista all’autore di questo blog (qui la traduzione in italiano), pubblicata subito dopo quella dedicata al nuovo console di San Francisco, Fabrizio Marcelli. Autore dell’intervista sul blog di Baia Franco Folini, direttore di Novedge, tra gli animatori della Business Association Italy America, protagonista di un post su Italiani di Frontiera, illustrando uno dei casi piu’ interessanti raccolti sinora. Qui infine il blog ricco di contributi di professionisti di primo piano del settore, che Franco cura sul sito di Novedge.

Promesse della Computer graphic da Treviso in visita alla DreamWorks

Dal Veneto alla California i ragazzi di BigRock, scuola di computer graphic di Treviso che plasma giovani talenti in un settore d’avanguardia, stanno compiendo un viaggio avventura sulla West Coast, tra impressioni, emozioni e motivi di ispirazione per i loro lavori creativi. Tappa d’obbligo nei giorni scorsi alla DreamWorks di Redwood City, ospiti di Luca Prasso (con loro nella foto, ultimo in alto a destra), veterano di DreamWorks e presto protagonista di un post di Italiani di Frontiera. Qui potete seguire in diretta il blog di viaggio dei ragazzi di BigRock in California. Qui invece alcuni bellissimi progetti realizzati dai ragazzi. Questo in particolare, “Trike”, ambientato in un’immaginaria San Francisco dai pendii vertiginosi, diretto da Guido Polcan, fondatore assieme a Marco Savini di BigRock.

Amici di IdF: Eric Auchard, “Mister Hi Tech” di Reuters lascia San Francisco

Anche se ha confessato che in Italia-Francia avrebbe tifato per i transaplini (speriamo faccia altrettanto con gli spagnoli), Eric Auchard, “Mister Hi Tech” di Reuters merita un posto tra gli amici di Italiani di Frontiera, per l’interesse dimostrato per il progetto. Da una quindicina di anni Eric, californiano, segue per la grande agenzia di stampa internazionale le vicende finanziarie e industriali di Silicon Valley, dove e’ nato e cresciuto. Lo abbiamo incontrato al Caffe’ Roma di North Beach, quartiere italiano di San Francisco, a poca distanza da casa sua. Eric si appresta a trasferirsi a Londra in qualita’ di editorialista per il settore hi tech, di cui la sua collega e compagna Georgina Prodhan e’ responsabile Reuters per l’Europa. Si lascia alle spalle, dice, un posto in cui ha spesso lavorato una dozzina di ore al giorno per coprire notizie e commenti su colossi mondiali e della tecnologia. Non sempre facili da raccontare, perche’ se alcune societa’ come Google hanno fatto della comunicazione trasparente una propria prerogativa, tutti sanno quanto sia ostico affrontare invece una presentazione di Steve Jobs di Apple, che certe domande semplicemente non le vuole nemmeno sentire. Internet, blog, circolazione di contenuti gratuiti e citizen journalism possono mettere in discussione il ruolo di un colosso come Reuters? Eric pensa che il gruppo sia orientato a diventare sempre piu’ un aggregatore di contenuti diversi, e non un semplice fornitore di notizie. Capace quindi all’occorrenza di inglobare a fianco dei notiziari tradizionali redatti dai propri reporter e blog gia’ presenti da qualche tempo anche contenuti esterni pertinenti, selezionati e presentati con le qualita’ giornalistiche proprie della grande agenzia di stampa britannica, oggi medium globale. Qui uno dei pezzi piu’ recenti di Eric, qui invece i link ad una serie di suoi articoli. Qui infine in veste di esperto intervistato da un sito specializzato illustra le proprie previsioni nel campo dell’hi tech al servizio dell’ambiente.