Orientagiovani Assolombarda con oltre 450 studenti. Una guida fra idee, storie e personaggi di IdF

Un’altra giornata memorabile per Italiani di Frontiera, con oltre 450 ragazzi di diverse scuole di Milano e dintorni all’evento Orientagiovani di Assolombarda, martedì 27 novembre nell’auditorium di via Pantano, per parlare di spirito d’impresa con ospiti davvero in gamba, intercalati da spunti e storie “dal West al Web” di IdF, con il sottofondo musicale dell’instancabile Orazio Attanasio alla chitarra, e la conclusione a sorpresa con un Germano Lanzoni più scatenato che mai. Un grazie a Lara Botta (Assolombarda) che ha ben illustrato il Management Game, a Davide Coppaloni e Martina Pavoni, vivaci testimonial dell’esperienza Junior Achievement, mentre Fabrizio Bitetto è si è fatto portavoce dell’esperienza Erasmus, assieme ad Antonella Libera, che col suo video Milano Internazionale ha gettato uno sguardo inedito sul capoluogo visto attraverso gli occhi degli studenti stranieri che ci vivono per un periodo. Un grazie speciale a Cristina Tajani, assessore alle Politiche del Lavoro di Milano, che ha ben spiegato le prospettive per fare oggi impresa in modo “Social”. E grazie ad Alvise Biffi, presidente, Cristian Ferraris e Marcello Landini, menti e “braccia operative” del Gruppo Giovani Assolombarda, preziosi amici di IdF, che hanno organizzato  la giornata. Ma se dopo l’evento Orientagiovani Assolombarda, passato il mal di testa per la mitragliata di storie e personaggi di IdF, vi  siete domandati: ma come si chiamava quello che… e com’era che… e quel video… e quel libro… niente paura,  IdF ora viene in vostro soccorso. Partire per tornare, per scoprire il mondo e soprattuttto se stessi… le parole di Renzo Piano che hanno aperto l’evento in questo video. Tutti i personaggi del West, (non abbiamo parlato del più clamoroso, Carlo Camillo di Rudio, conte bellunese di Little Bighorn un intero capitolo su di lui!), come Giacomo Costantino Beltrami esploratore sul Mississippi e Carlo Gentile, fotografo del West, sono nella sezione Italindiani, con le storie raccolte da Cesare Marino, antropologo dello Smithsonian Institution.Tra i veterani di Silicon Valley, in primo piano le imperdibili riflessioni di Federico Faggin padre del microchip,  e Roberto Crea, fra i padri dell’insulina sintetica. Un omaggio speciale quello a Padre Busa, gesuita pioniere dell’interazione fra cultura umanistica e informatica. Altre figure storiche rievocate, Maria Montessori, educatrice rivoluzionaria e Adriano Olivetti, imprenditore visionario. Fra i giovani imprenditori, da non perdere le storie di Lorenzo Thione (da Bing a Broadway) ed Augusto Marietti (Mashape). Qui invece i post in cui si parla di Luca Prasso (da DreamWorks a Curious Hat).    Fra i Video d’Ispirazione, le conferenze di Steve Jobs (Stay Hungry, Stay Foolish, qui sottotitolate in italiano, qui la seconda parte) e Ken Robinson (La scuola uccide la creatività?, vista da oltre 15 milioni di persone!). E la bellissima, commovente Ultima lezione di Randy Paush, poco prima di morire. Le riflessioni sull’incredibile potenza del racconto per spingere all’azione, in questo post dopo TEDx TRansmedia 2011 a Roma. Infine, il  libro citato alla fine della presentazione è:  Elogio dell’errore di Tim Harford, protagonista anche di una straordinaria conferenza TED sugli stessi temi (si possono impostare i sottotitoli in italiano). Fra i personaggi citati, che compariranno invece nelle prossime settimane su IdF, – Ugo Parodi Giusino della siciliana Mosaicoon – Massimo Banzi fondatore di Arduino – Vito Lomele fondatore di Jobrapido. Facebook, Twitter e LinkedIn sono i modi migliori per seguire gli aggiornamenti e restare in contatto con gli amici di Italiani di Frontiera. Buona navigazione, affamati e folli…

Curious Hat e Pick1, idee di Italiani di Frontiera nella prestigiosa selezione di 500Startups

http://www.youtube.com/watch?v=SC1TPO3D06I Due aziende lanciate da protagonisti di Italiani di Frontiera nella prestigiosa selezione di uno dei più importanti acceleratori di startup americani. Curious Hat e Pick1 compaiono nella lista appena diffusa da 500Startups, seed found ed acceleratore di nuove imprese lanciato negli Usa da Dave McClure. Qui l’elenco completo delle startup selezionate, annunciato con la pubblicazione di un video ironico su YouTube. Curious Hat è la nuova impresa californiana, dedicata alla creatività hi tech per i bambini, di Luca Prasso, veronese, che ha lasciato da poco DreamWorks, dove è stato manager di successo nella grafica digitale sin dagli anni Novanta. Pick1, unica startup italiana dell’elenco, è invece l’evoluzione di Doochoo, lanciata da Paolo Privitera, mestrino, assieme ed Armando Biondi, che puntando sulle potenzialità dell’aggregazione delle opinioni online ha di recente ottenuto finanziamenti per un milione di dollari. Beh Italiani di Frontiera continua a portare fortuna…

Massimo Marchiori lascia Volunia: etica e stile nell’epilogo triste di una speranza made in Italy

  Si chiama Volunia. Era la grande speranza dell’hi tech interamente made in Italy. Ma era iniziata male e sembra proseguire peggio. Con un lungo sfogo online, Massimo Marchiori, lo studioso padovano al quale si riconosce il merito di aver elaborato l’algoritmo che ha ispirato il lavoro degli inventori di Google, ha annunciato la sua decisione di abbandonare la sua creatura Volunia,  lanciato in febbraio con grandi ambizioni e speranze, come motore di ricerca di  nuova generazione (qui il post su IdF con link ad uno nel blog di Forbes). Una novità accolta però sin dall’esordio con forti perplessità, in particolare per una modalità di comunicazione davvero sconcertante. Personalmente, ero rimasto allibito di fronte alla pochezza di una presentazione online molto scadente. Non era proprio questione di forma, quella conferenza in streaming  in uno stile burocratico politichese d’altri tempi. Ma sembrava contraddire tutto quel che pensavo di aver capito su come si lancia un prodotto hi tech a livello internazionale. E dimostrare che i protagonisti di allora tutto questo semplicemente lo ignoravano. “Mi sono immerso anima e corpo in questo progetto per la bellezza di far progredire il mondo del Web, per il piacere di dare una scossa al futuro e fare qualcosa di utile. Ed anche per altri motivi, come quello di dare stimoli all’Italia, mostrare che si deve cercare di innovare, e non serve necessariamente scappare da questo paese per farlo. Vero è che un progetto del genere, per avere successo, deve generare utili”, scrive nel suo sfogo Marchiori. Una lettera d’addio che ha suscitato non meno polemiche di quelle divampate alla nascita del controverso motore di ricerca. Perchè di fatto quello dello scienziato è un lungo, articolato atto d’accusa nei confronti di chi ha lavorato al suo fianco sino a ieri in questo progetto. Che si è suscitato dure critiche da parte degli sturtupper italiani. Al punto che Riccardo Luna, amico di IdF e direttore di CheFuturo!, in un articolo sul Post intitolato La famosa cultura del fallimento che non c’è ha voluto difendere Marchiori dagli attacchi. Italiani di Frontiera ripete da tempo che Silicon Valley insegna he non si innova senza rischiare, fallire e ripartire. Ma per costruire su un fallimento bisogna avere la forza di riconoscere i propri errori, per imparare e non ripeterli e crescere. Non scaricare le colpe del fallimento sugli altri. Per questo, condivido in pieno l’ottima, impietosa riflessione di Francesco Sullo, amico di IdF, sul suo blog Marameu, in un post intitolato L’Italia delle startup ed il problema etico che ritorna. Che parte da uno spunto di un video di Dave McClure: “Non vi serve la Silicon Valley e non vi serve essere nella Silicon Valley, ma vi serve che quell’etica, quell’esperienza e quell’immaginazione siano dentro di voi, ovunque voi siate”.   “Credo che in questa frase sia sintetizzata la Silicon Valley: un luogo dove le persone si scambiano esperienze ed idee, dove si immaginano nuove strade e le si percorrono”, dice Francesco. “L’etica, che potrebbe sembrare un aspetto secondario, è centrale in questo processo. Perché è ciò che rende possibile questo enorme scambio di idee, soldi, energie, conoscenze”. Per Francesco, “La lettera (di Marchiori) è veramente vergognosa. Uno scaricabarile memorabile in cui la colpa del fallimento è attribuita interamente ad altri, ed in particolare ad un fantomatico amministratore delegato (che non viene citato come a volerlo in qualche maniera proteggere, come se non fosse sufficiente fare una visura in CCIAA per sapere chi sia)”. “Qui negli Stati Uniti, il fallimento è considerato importante perché si presuppone che chi abbia fallito abbia capito tutti gli errori commessi senza negare le sue responsabilità, cioè abbia fatto una esperienza importante che gli tornerà utile nella prossima avventura… la lettera di Marchiori è inaccettabile. E’ la lettera di uno che a suo tempo si è adornato di tutti gli onori derivanti dalla popolarità generata dal clamore sul “nuovo motore di ricerca che renderà Google obsoleto” e poi, quando quel motore non ne ha ingarrata una neanche per sbaglio, scarica tutte le colpe sugli altri, abbandonando la nave per primo, senza curarsi minimamente dei suoi compagni di viaggio che resteranno nelle mani dell’orco cattivo”, scrive ancora Francesco. Che a dire il vero punta la sua invettiva più contro la difesa di Luna  che lo sfogo di Marchiori. Non meno severo il giudizio sulla vicenda Volunia affidato a Facebook di un altro amico di IdF, Franco Folini (Novedge): “Mediocre progetto (Volunia), Mediocre presentatione (ve la ricordate?), Mediocre uscita (poteva almeno starsene zitto), Mediocre assunzione responsabilità”. Quale che sia il futuro, di Volunia e di Marchiori, questa vicenda lascerà il segno. Non nel campo del business ma in quello culturale: ha dimostrato come anche nel magico mondo degli innovatori sia difficile lasciarsi alle spalle cattive abitudini stereotipate, come lo scaricare le responsabilità sugli altri, abbandonare la nave in difficoltà, accampare solo scuse.  Con tutti i suoi difetti, la Silicon Valley descritta da Francesco è ancora lontana… PS: La mia richiesta di accesso a Volunia era rimasta senza risposta (così come quella di contatto con Marchiori). Coincidenza: la mail di risposta (positiva) mi è arrivata ieri.  

Digital Economy Forum 2012, idee e immagini da Venezia. Ma intanto qualcosa di importante è cambiato…

  Un vero “covo” di amici di Italiani di Frontiera, l’edizione 2012 del Digital Economy Forum 10 e 11 maggio a Venezia, dove lo scorso anno ero stato fra i moderatori. Alec Ross, Senior Advisor for Innovation del Segretario di Stato Hillary Clinton, un pioniere della diplomazia “digitale”, ha… dato la linea, ricordando come il 40% dell’economa Usa sia costituito da società che negli anni Ottanta non esistevano nemmeno. E dunque, le nuove frontiere della tecnologia vanno esplorate con la convinzione che possano essere la fonte di nuova ricchezza. E-commerce e business online ma non solo, una galleria di idee e speaker da tutto il mondo… da dove cominciare? Dalla personalizzazione. Come quella che ha ispirato Jen Mankins, giovane proprietaria di Bird, negozio di moda di Brooklyn in cui dopo anni di lavoro come assistente di grandi aziende ha realizzato il proprio sogno. Un marchio che esprime il suo personale gusto, premiato da numerosi riconoscimenti e sviluppato attraverso e-commerce e social media. E personalizzazione dei contenuti è quel che consente Zemanta, piattaforma per ottimizzare la produzione e la visibilità dei contenuti online, presentata a Venezia dal suo cofondatore, Andraz Tori, sloveno, un tipo che ha iniziato a programmare all’età di dieci anni… mentre Socialbakers di Jan Rezab  è uno dei più grandi social media statistic resources al mondo e mira a fornire un social profile monitoring e misurare ogni social object esistente al mondo, nel contesto in cui si trova, per ottimizzarne la diffusione. Di nuove frontiere per i video online hanno invece parlato Lorenzo Montagna, amministratore delegato e direttore commerciale di Yahoo! Italia e Ugo Parodi Giusino, fondatore di Mosaicoon, che a due passi dalla spiaggia palermitana di Mondello sforna straordinari video virali di successo per una clientela che comprende colossi mondiali oltre ad agenzie umanitarie (presto su IdF una videointervista a Ugo, girata nella loro bellissima sede), oltre a Emi Gal, ventiseienne rumeno che ha visto diventare la sua Brainient azienda leader nella tecnologia di video advertising. Ma il nuovo trend forse è quello dell’aggregazione ed elaborazione di immagini che dicono chi siamo. Come propone Pinterest, social network  che da qualche mese sembra aver spopolato il web con una bacheca personalizzata, presentata a Venezia dal suo cofondatore Evan Sharp, tra gli speaker più attesi al Forum. Un motivo d’orgoglio, per gli innovatori italiani, il fatto che proprio su questo terreno, Glossom di Piero Rivizzigno abbia mosso i primi passi già nel 2009, consentendo come social media di comporre sofisticati portfolio di immagini da condividere. Ma la presentazione che mi ha più impressionato è stata quella di Gilt Taste, da parte della general manager Shan-Lyn Ma. Perchè il sito per buongustai, che parla di cibo, vini e professionisti dell’alimentazione di qualità, si regge, ha spiegato. sulla “qualità del racconto”. In sostanza, prodotti e personaggi vengono raccontati, a volte da scrittori. E dunque buona cucina e sito commerciale diventano una vetrina per narrazioni doc. Che un appassionato di storytelling come il sottoscritto trova moolto intrigante… All’evento in Biennale ha partecipato il ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera, che ha ingaggiato nella sua task force alcune delle figure di spicco dell’innovazione italiana. Sempre meno un “microcosmo a parte”: val la pena d ricordarlo, dopo che l’edizione 2011, ricca di contenuti e di eccezionali ospiti, si era svolta come sotto una… campana di vetro, per il mondo politico e istituzionale, nazionale e locale, di fatto incredibilmente assente. Ma in un anno di cose ne sono cambiate… Il Forum è stata un’altra fantastica occasione d’incontro con tanti amici vecchi e nuovi di Italiani di Frontiera. A IdF riescono pure “link storici”. Come quello fra Alberto Luna e Luigi Orsi Carbone. Una dozzina d’anni fa, Alberto aveva lanciato una campagna Telecom di successo “Il mondo che vorrei…” al quale Luigi aveva replicato con un’irriverente campagna virale su… un mondo senza canone Telecom! Ne erano successe delle belle ma non si erano mai incontrati…   sino all’altro giorno, in Biennale. Come amici di IdF… O quello con Antonio Deruda, che ne ha combinata una in stile “Italiani di Frontiera”… anzi due! Ha lasciato il posto all’ambasciata Usa (resta come collaboratore) per intraprendere la carriera di libero professionista della comunicazione. E ha appena pubblicato il bellissimo “Diplomazia digitale. La politica estera e i social media” (Apogeo), zeppo di spunti e informazioni su un tema che è futuro già iniziato… Presto tutti gli interventi saranno online. Qui sotto una galleria d’immagini dall’evento veneziano.      

Glancee acquisita da Facebook! Così Andrea Vaccari aveva svelato a IdF l’idea in embrione…

“Grande!! sentire spiegare l’idea in embrione di Glancee ( che poi nasceva l’anno dopo…) oggi, dopo l’acquisizione da parte di FB è un bello scoop …grande Roberto Bonzio!” Il commento di Paolo Marenco, grande amico di Italiani di Frontiera e impagabile partner nell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour è arrivato ieri sera. Dopo 24 ore di giustificata euforia nel microcosmo degli innovatori italiani, per il successo di Glancee, start up made in Italy sviluppata a Silicon Valley, acquisita da Facebook, con l’idea di un’applicazione per smartphone che permette di trovare persone con gusti analoghi ai propri nelle vicinanze, prendendo informazioni semantiche da Facebook, Wikipedia, Linkedin, etc. Qui la notizia nei dettagli, dal blog del Corriere di Marco Marinucci, animatore di Mind the Bridge altro amico di IdF. A spiegare l’idea in embrione, che poi ha conquistato il colosso dei social network, era stato Andrea Vaccari, tra i fondatori di Glancee, intervistato un paio d’anni fa a Frontiers of Interaction 2010 a Roma.   Non dimenticherò mai la prima impressione che mi fece Andrea, l’anno prima al Frontiers of Interaction 2009, un ragazzone che avevo scambiato per uno studente di belle speranze. E che mi aveva steso, raccontando con semplicità il suo curriculum da spavento. Andrea Vaccari, origine veronese svelata da una dolce cadenza,  a meno di 30 anni  dopo la laurea Summa Cum Laude al Politecnico di Milano in Computer Engineering,  le esperienze da assistente allo stesso Politecnico, poi oltreoceano alla University of Illinois a Chicago, (dove ha conseguito un pH.D. in Computer Science), di ricercatore al Massachussetts Institute of Technology a Cambridge (Usa), e al Santa Fe Institute di Santa Fe (Nuovo Messico), aveva trascorso un breve periodo come Software Engineer nella sede Google di New York, prima di tornare all’Università a Chicago. Successivamente, Andrea si è fatto convincere a trasferirsi a Silicon Valley, dove l’altro giorno ha messo a segno lo storico “colpaccio” dell’acquisizione da parte di Facebook con i partner di Glancee (tra loro un altro prezioso amico di Italiani di Frontiera, Matteo Daste, avvocato che della società è advisor, tra i promotori di BAIA, nel direttivo di Mind the Bridge). Oggi quell’intervista assume un significato particolare. Paolo la definisce “scoop”. A dire il vero, era già successo con altri amici di IdF arrivati al successo dopo i nostri incontri. Come Augusto Marietti  di Mashape o Nicola Farronato con b-sm@rk. Chissà, forse Italiani di Frontiera sa guardare lontano. E forse porta davvero fortuna…

Addio a Renzo Lazzarato, manager di umili origini, uno sguardo acuto su Silicon Valley

Una Pasqua 2012 velata di tristezza per Italiani di Frontiera ed i suoi tanti amici. Renzo Lazzarato, tra i protagonisti di questo progetto, ha perso la vita in un incidente stradale non lontano da Malpensa,  poco dopo essere atterrato col volo da San Francisco, assieme ai due figlioletti di 5 e 10 anni per trascorrere le feste con la famiglia, padre di origini venete poi trasferitosi a Legnano. Renzo aveva 48 anni ed era attualmente Senior Director Engineering di Palo Alto Networks, dopo aver lavorato per colossi come Sun MicroSystems (oggi acquisita da Oracle), Microsoft e LinkedIn. Incontrato a Silicon Valley quattro anni fa, Renzo mi aveva profondamente impressionato: per la sua originale visione di Silicon Valley, le osservazioni acute (“il successo della Silicon Valley non è legato ai risultati di una manciata di compagnie o di un insieme di tecnologie ma è basato sulla capacità di reinventarsi costantemente”), l’orgoglio delle umili radici contadine della famiglia, di cui lui, brillante studente al Politecnico di Milano, era il primo laureato. Qui sotto il post a lui dedicato. Ciao Renzo, non ti dimenticheremo. Un abbraccio da IdF ed i suoi amici a tutti i tuoi cari.                                            ************************************** Renzo Lazzarato: start up, LinkedIn e un ufficio che sta tutto nella borsa Un ufficio che sta dentro una borsa: computer e smartphone. Una lavoro da libero professionista consulente nel software, dopo trascorsi a Sun MicroSystems e LinkedIn. E start up pionieristiche, aziende partite senza ufficio, in sei in un motel. Dove a partire prima di tutto era la corrente. E’ uno sguardo originale su Silicon Valley, quello di Renzo Lazzarato, radici venete, laurea al Politecnico di Milano, dodici anni di esperienza nella Baia. E qualche dubbio sulla possibiltà di trapiantare le esperienze californiane in Italia, dopo un paio di esperienze infelici. LA REALTA’ DI SILICON VALLEY – La gente pensa che Silicon Valley sia la terra delle opportunita’. Vero. Ma bisogna capire che qui, per la mentalità protestante, non vuol dire stipendi garantiti e grossi centri realizzati dal governo per favorire l’innovazione, ma che ti sono messi a disposizione i mezzi per riuscire. Non la garanzia del successo: quella dipende da come ti dai da fare tu. “Capitale a rischio” in Italia sembra significare che qualcuno rischia soldi suoi per pagare il tuo stipendio. Qui la gente si aspetta che tu lavori notte e giorno e di solito, se sei uno dei fondatori, che ti sia indebitato per finanziare le fasi iniziale della startup. Mio padre era nato agricoltore della zona di San Dona’ di Piave trasferitosi in Lombardia, dove e’ nata mia madre, che ha cominciato a lavorare a 14 anni. Avevamo un piccolo negozio in centro a Legnano dove tutti in famiglia aiutavano. Io al Politecnico di Milano sono stato il primo laureato della famiglia. Dopo un paio di anni in Italia come programmatore, mi sono fatto prestare la macchina da mio fratello e sono andato a lavorare per Sun MicroSystems in Francia. Poi in Germania, da dove veniva la mia futura moglie, conosciuta a Boston. Dopo quasi due anni li’ nel software per le banche, Sun che cercava esperti per la sicurezza di rete miha chiamato a Silicon Valley. Carta verde in due anni senza problemi (erano altri tempi), subito dopo le prime start up. Prima N-Able Technologies – comprata da Wave Systems, e poi Terraspring, comprata da Sun Microsystem nel 2002. Dove sono passato anch’io per due anni in Sun, prima di tornare a fare consulenze e start up. Prima Inxight software – comprata da Business Object, poi LinkedIn. Ora lavoro su dei progetti personali e faccio consulenza alle grosse compagnie per finanziare i miei sogni nel cassetto. IN ITALIA TECNICI SOTTOVALUTATI – Mi sono specializzato nel software per Internet e qui e c’è una tale richiesta da parte delle aziende che in certe offerte di lavoro mettono anche 5.000 dollari a disposizione di chi segnala la persona giusta. In italia invece quella del tecnico è una posizione che non ha riconoscimento. Non si pensa che la persona giusta possa creare un valore immenso, mentre e’ invece quello che accade specialmente nel software. Il sistema italiano sembra ricompensare l’anzianita’ e non la contribuzione diretta al risultato finanziario della compagnia. Col software e’ diverso ed hai il vantaggio che l’hardware ti costa quasi niente. Il mio ufficio, computer portatile e telefonino, sta tutto in questa borsa. COMPENSI E VALORE – Quando Sun MicroSystems ha comprato la start up nella quale lavoravo, anch’io sono passato a Sun, con soldi e benefit. Guadagnando più del direttore sopra di me, perchè qui ti pagano per quello che puoi fruttare all’azienda. Uno con una buona esperienza di Java guadagna sui 120-130mila dolari. In Italia invece lo stipendio corrisponde ad un titolo. Il problema è che così la gente impara a lavorare in un sistema in cui è meglio preoccuparsi di come salire la scala gerarchica, per guadagnar di piu’. E non di come sviluppare un’applicazione che e’ magari fantastica. PRIMO IL FATTORE UMANO – Io mi occupo di problemi di software distribuito. Negli Usa tutti parlano di tecnologie, ma non tutti i problemi sono risolvibili tecnicamente… agli americani non piace sentirsi dire che non sempre c’e una soluzione tecnica, perche’ il fattore umano e’ piu’ difficile da pianificare e quantificare.. E invece è proprio così. Spesso i grossi problemi di fondo, non sono nel software ma nelle persone, nelle politiche delle risorse umane. Credono di poter costituire un gruppo e poi cementarlo. Invece la selezione è’ piu’ importante. Perche’ possono esserci due tecnici bravissimi ma incompatibili fra loro per carattere. E spesso lo stesso codice del software riflette la struttura del gruppo che lo ha elaborato. Ce ne sono di funzionali e monolitici, prodotti da gruppi con una forte gerarchia ed un leader. Altri realizzati da gruppi diversi alla fine hanno questa struttura molto piu modulare. Cosi’, spesso mi tocca spiegarglielo: voi pensate di avere un problema in questo software. Invece lo avete nelle persone che lo hanno realizzato. Anche se ve lo

Passpack dall’Italia a Silicon Valley, archivio online login per dissolvere l’incubo password

Un archivio personalizzato online dei login, per dissolvere l’incubo delle password e facilitare la navigazione sicura. L’idea di Passpack, lanciata in Italia e ora in fase di avanzata crescita a Silicon Valley, è la storia di fine anno di Italiani di Frontiera, raccontata da Francesco Sullo e Tara Kelly in questa intervista e video per Forbes. Un business per tutti gli utenti, particolarmente utile però al mondo delle piccole imprese. Un’idea che è valsa ai due dinamici imprenditori una nomination ai premi TechCrunch Europas e un posto tra i finalisti di Mind the Bridge 2009. Incontrati lo scorso settembre all’Italian Start Up Day all’Istituto italiano di Cultura a San Francisco,  durante il primo Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour, Tara e Francesco parlano anche d’altro. Di come si rafforza un business online con un’infaticabile attività di web evangelist (Tara). Di come l’esperienza di hacker diventi preziosa per occuparsi poi di sicurezza. Anche quando, scoprendo di lavorare in un’azienda che si comporta slealmente con i propri clienti, si decide di tutelare gli utenti con una rischiosa attività: far filtrare notizie segrete in stile Wikileaks, a scapito dei malintenzionati manager che lavorano al proprio fianco. Come ha fatto Francesco.

Antonella Caporello e Silvano Gai, “incubatori seriali” per giovani italiani a Silicon Valley

  Per approdare a Silicon Valley, il periodo d’incubazione a volte può passare… per il divano di una casa nella Bay Area. Magari quella di Antonella Caporello e Silvano Gai, già docente del  Politecnico di Torino, poi manager di successo a Cisco. Oggi Antonella e Silvano vivono nei pressi di Yosemite Park ma  il loro mettere radici in California, dove sono arrivati una quindicina di anni fa, è stato prezioso per decine di giovani di talento, molti allievi di Silvano al Politecnico, che il grande salto, arrivando a Silicon Valley, l’hanno realizzato grazie a questi due straordinari… “incubatori seriali”. Antonella e Silvano infatti hanno creato opportunità ed ospitato nei primi giorni molti di questi giovani oggi affermati nelle aziende hi tech californiane, aiutandoli ad ambientarsi ed a capire un mondo così diverso. Tra loro anche Loris Degioanni, incontrato da Italiani di Frontiera il mese scorso a Mind The Bridge. Una vicenda singolare, che Antonella ha da poco raccontato in un bel libro, “Una CInquecento rossa in California”, reperibile su Lulu.com . Incontrati alla vigilia dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour, Antonella e Silvano hanno rievocato in una videointervista la loro esperienza, con molte preziose riflessioni.

Piattaforma web per la tv del futuro. Gabriele Gresta presenta MyCast.

Una piattaforma d’interazione web-tv per la televisione del futuro. Un futuro già iniziato, visto che MyCast è già attiva. Gabriele Gresta, amico di IdF, presidente di Bibop, tra i fondatori di Digital Magics,  l’ha presentata nei giorni scorsi all’i7 Summit a Chantilly, Parigi. Confermando l’ambizioso progetto di mettere presto la piattaforma al servizio della star forse più celebre della tv del pianeta: Oprah Winfrey. Nel video, breve presentazione a Parigi, in inglese, di Gabriele. Che ieri sera nella sede milanese di Bibop ha pure festeggiato i 40 anni! E Italiani di Frontiera era lì… Auguri!

“Frontiere” a Bari, TEDx Transmedia a Roma: IdF in prima linea, scrutando il futuro

Lo confesso, c’è voluto qualche giorno per far decantare la quantità di stimoli e idee raccolti la settimana scorsa, fra incontri straordinari in appena tre giorni. Prima a Bari, dove la conferenza di IdF è andato in scena il 28 settembre nel bellissimo palazzo delle ex Poste, davanti ad un pubblico in prevalenza di studenti nell’ambito di  “Frontiere-La prima volta“, festival di cultura e tendenze. Poi a Roma, dove il 30 settembre il  MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI secolo, creato dall’architetto Zaha Hadid)  ha ospitato l’esclusiva conferenza TEDx Transmedia, una finestra globale sul futuro della comunicazione, con IdF nella selezionata platea. Che dire di Elisabetta Antognoni e Nello Ferrieri, della Fondazione Cinemovel di Bologna, fra i protagonisti a Bari? Da una decina d’anni, percorrono l’Africa da moderni saltimbanchi, portando il cinema dove non c’è più o non c’è mai stato, raggiungendo con schermo e attrezzature digitali villaggi dove elettricità e linee telefoniche non esistono. Proiezioni cui assistono a volte migliaia di persone, offrendo opportunità di crescita culturale e civile straordinarie, diffondendo anche film di registi africani, oltre a gettare le basi per formare cineoperatori e proiezionisti locali, in grado poi di vivere in patria con il proprio lavoro. Grandi, Elisabetta e Nello! In calendario a Bari anche l’anteprima di The Sunset Limited, ultimo film per la tv di Tommy Lee Jones, seguito da un’intervista video in esclusiva al bravissimo attore regista premio Oscar. Occasione per incontrare e conoscere la storia di Roberto Silvi, stimato montatore a Hollywood, che ora lavora con Lee Jones dopo esser stato… il montatore degli ultimi film del grandissimo John Huston! Non è da meno il suo amico Giovanni Orlando, di San Donà di Piave (pochi chilometri dalla mia Mestre), che dopo una carriera di successo oltreoceano nella finanza, memore delle suggestioni della frontiera vista nei western da bambino, si trasferisce a Santa Fè, New Mexico, nel cuori  di quel West,  in un ranch che diventa punto di riferimento per molti amici  registi e attori a Hollywood. Fra loro pure il più celebre degli attori nativi americani: Wes Studi, protagonista di film come Balla coi lupi, L’ultimo dei Mohicani, Geronimo, venuto anche lui a Bari… Dopo le interviste c’è stato appena il tempo per una foto di gruppo con Roberto, Giovanni, Wes (orgoglioso di indossare il suo nuovo Borsalino) e gentili signore. Poi via a Roma, per il TEDx (qui il bellissimo video di presentazione), ideato e coordinato alla grande dalla bravissima Nicoletta Iacobacci, Head of Multiplatform alla European Broadcasting Union,  consorzio di emittenti pubbliche dell’Unione Europea, intervistata in video in inglese per Forbes. Abbiamo scoperto il potere che ha il Transmiedia (l’interazione fra diversi media), dice Nicoletta, ormai è una realtà e allora perchè non l’applichiamo a cause sociali, per migliorare il mondo?  Non a caso la conferenza di Roma si è aperta con Mohamed Nanabhai, capo dell’Online di Al Jazeeera English (Qatar), che ha descritto le rivolte della Primavera Araba come una rivoluzione per i media, visto che le nuove tecnologie di comunicazione hanno alterato le dinamiche della protesta politica, creando nuove interazioni fra manifestanti, mass media, Internet e i social media. Una  “Rivoluzione 2.0,” che non ha un eroe ma tanti eroi, visto che tutti possono contribuire con idee e informazioni. Per Michel Reilhac, responsabile Cinema di ARTE (Francia), siamo in un momento di grande cambiamento, senza una sintassi o un linguaggio per il nuovo contesto. E questo rappresenta un’opportunità per creare una nuova di comunicazione, proprio attraverso il Transmedia. Marieke Hermans, Innovation Manager dell’emittente pubblica olandese NPO ha intitolato il suo discorso “Out of the Box”, chiedendosi: “Come possiamo spingere oltre al creatività? Stiamo usando la creatività in modo efficace per far sì che le cose funzionino?”. A volte basta poco, ha osservato. Creare il link fra persone, danaro e idee. Oppure aver il coraggio di dire al proprio capo: ” E se provassimo a…”. Autore del nuovo libro “Transmedia Storytelling” in uscita negli Usa e pioniere del settore, Max Giovagnoli, ha esaminaot invece il “Nuclear Power of Imagery”, mentre  di  ”Forza di un racconto” ha trattato Andrew Slack, cofondatore e direttore esecutivo di Harry Potter Alliance, che adotta un approccio creativo all’attivismo, mobilitando migliaia di ragazzi per diffondere valori positivi, amore e lotta per la giustizia, nello spirito dei libri di Harry Potter. Nulla di più reale di una comunità ispirata da valori positivi e forti nati in una storia immaginaria, ha spiegato, per aggregare un gruppo capace di raccogliere tonnellate di aiuti umanitari per i sopravvissuti del terremoto ad  Haiti, caricati su un aereo chiamato “Harry Potter”… La tecnologia offre una potente interazione tra finzione e realtà anche in casi che riguardano drammatici problemi sociali, dice Adipat Virdi, transmedia producer at Transmediology.com , in platea al TEDx di Roma. Virdi sta lavorando su uno straordinario progetto innovativo. utilizzare le tecnologie transmedia  per per stradicare il fenomeno dei delitti d’onore (oltre 17,000  i casi di delitti d’onore registrati nel 2008 in Gran Bretagna, dice Adipat). Qui il post in inglese per Forbes dedicato al TEDx Transmedia. TED è un’organizzazione nonprofit che ha per slogan Ideas Worth Spreading (idee che meritano d’esser diffuse). Iniziata come conferenza di quattro giorni in California 25 anni fa, è cresciuta con lo scopo di aiutare le idee che vogliono cambiare il mondo attraverso diverse iniziative. La conferenza annual TED invita i principali pensatori del pianeta a tenere discorsi di 18 minuti. Tutti i discorsi vengono poi diffusi gratuitamente sul sito, in buona parte anche sottotitolati. Come avverrà per gli speaker di Roma. Per queste bellissime esperienze, grazie per l’invito a Silvio Danese, amico di IdF e  collega del Giorno, che dirige Frontiere a Bari a fianco dell’ideatore Oscar Iarussi, a Mariateresa Gabriele,  amica di antica data e collega, che ha citato IdF in un bel pezzo sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Per la partecipazione a TEDx a Roma, un grazie speciale a Maria Moreni, che di IdF è appassionata sostenitrice e partner.