Massimo Marchiori lascia Volunia: etica e stile nell’epilogo triste di una speranza made in Italy

  Si chiama Volunia. Era la grande speranza dell’hi tech interamente made in Italy. Ma era iniziata male e sembra proseguire peggio. Con un lungo sfogo online, Massimo Marchiori, lo studioso padovano al quale si riconosce il merito di aver elaborato l’algoritmo che ha ispirato il lavoro degli inventori di Google, ha annunciato la sua decisione di abbandonare la sua creatura Volunia,  lanciato in febbraio con grandi ambizioni e speranze, come motore di ricerca di  nuova generazione (qui il post su IdF con link ad uno nel blog di Forbes). Una novità accolta però sin dall’esordio con forti perplessità, in particolare per una modalità di comunicazione davvero sconcertante. Personalmente, ero rimasto allibito di fronte alla pochezza di una presentazione online molto scadente. Non era proprio questione di forma, quella conferenza in streaming  in uno stile burocratico politichese d’altri tempi. Ma sembrava contraddire tutto quel che pensavo di aver capito su come si lancia un prodotto hi tech a livello internazionale. E dimostrare che i protagonisti di allora tutto questo semplicemente lo ignoravano. “Mi sono immerso anima e corpo in questo progetto per la bellezza di far progredire il mondo del Web, per il piacere di dare una scossa al futuro e fare qualcosa di utile. Ed anche per altri motivi, come quello di dare stimoli all’Italia, mostrare che si deve cercare di innovare, e non serve necessariamente scappare da questo paese per farlo. Vero è che un progetto del genere, per avere successo, deve generare utili”, scrive nel suo sfogo Marchiori. Una lettera d’addio che ha suscitato non meno polemiche di quelle divampate alla nascita del controverso motore di ricerca. Perchè di fatto quello dello scienziato è un lungo, articolato atto d’accusa nei confronti di chi ha lavorato al suo fianco sino a ieri in questo progetto. Che si è suscitato dure critiche da parte degli sturtupper italiani. Al punto che Riccardo Luna, amico di IdF e direttore di CheFuturo!, in un articolo sul Post intitolato La famosa cultura del fallimento che non c’è ha voluto difendere Marchiori dagli attacchi. Italiani di Frontiera ripete da tempo che Silicon Valley insegna he non si innova senza rischiare, fallire e ripartire. Ma per costruire su un fallimento bisogna avere la forza di riconoscere i propri errori, per imparare e non ripeterli e crescere. Non scaricare le colpe del fallimento sugli altri. Per questo, condivido in pieno l’ottima, impietosa riflessione di Francesco Sullo, amico di IdF, sul suo blog Marameu, in un post intitolato L’Italia delle startup ed il problema etico che ritorna. Che parte da uno spunto di un video di Dave McClure: “Non vi serve la Silicon Valley e non vi serve essere nella Silicon Valley, ma vi serve che quell’etica, quell’esperienza e quell’immaginazione siano dentro di voi, ovunque voi siate”.   “Credo che in questa frase sia sintetizzata la Silicon Valley: un luogo dove le persone si scambiano esperienze ed idee, dove si immaginano nuove strade e le si percorrono”, dice Francesco. “L’etica, che potrebbe sembrare un aspetto secondario, è centrale in questo processo. Perché è ciò che rende possibile questo enorme scambio di idee, soldi, energie, conoscenze”. Per Francesco, “La lettera (di Marchiori) è veramente vergognosa. Uno scaricabarile memorabile in cui la colpa del fallimento è attribuita interamente ad altri, ed in particolare ad un fantomatico amministratore delegato (che non viene citato come a volerlo in qualche maniera proteggere, come se non fosse sufficiente fare una visura in CCIAA per sapere chi sia)”. “Qui negli Stati Uniti, il fallimento è considerato importante perché si presuppone che chi abbia fallito abbia capito tutti gli errori commessi senza negare le sue responsabilità, cioè abbia fatto una esperienza importante che gli tornerà utile nella prossima avventura… la lettera di Marchiori è inaccettabile. E’ la lettera di uno che a suo tempo si è adornato di tutti gli onori derivanti dalla popolarità generata dal clamore sul “nuovo motore di ricerca che renderà Google obsoleto” e poi, quando quel motore non ne ha ingarrata una neanche per sbaglio, scarica tutte le colpe sugli altri, abbandonando la nave per primo, senza curarsi minimamente dei suoi compagni di viaggio che resteranno nelle mani dell’orco cattivo”, scrive ancora Francesco. Che a dire il vero punta la sua invettiva più contro la difesa di Luna  che lo sfogo di Marchiori. Non meno severo il giudizio sulla vicenda Volunia affidato a Facebook di un altro amico di IdF, Franco Folini (Novedge): “Mediocre progetto (Volunia), Mediocre presentatione (ve la ricordate?), Mediocre uscita (poteva almeno starsene zitto), Mediocre assunzione responsabilità”. Quale che sia il futuro, di Volunia e di Marchiori, questa vicenda lascerà il segno. Non nel campo del business ma in quello culturale: ha dimostrato come anche nel magico mondo degli innovatori sia difficile lasciarsi alle spalle cattive abitudini stereotipate, come lo scaricare le responsabilità sugli altri, abbandonare la nave in difficoltà, accampare solo scuse.  Con tutti i suoi difetti, la Silicon Valley descritta da Francesco è ancora lontana… PS: La mia richiesta di accesso a Volunia era rimasta senza risposta (così come quella di contatto con Marchiori). Coincidenza: la mail di risposta (positiva) mi è arrivata ieri.  

Haappy Bday Ces! I 60 anni di Cesare Marino, antropologo degli indiani e scopritore di italiani del West

  No, non ha avuto bisogno di aspettare i consigli di Steve Jobs, per inseguire istinto e cuore. Lui l’ha fatto negli anni Settanta, decidendo subito dopo la laurea a Padova di dedicare la vita alla sua grande passione: gli indiani d’America. E un po’ indiano lo è per davvero: nel profilo asciutto, nello spirito. E nella mente, cosa che gli ha permesso di diventare negli anni uno dei più grandi esperti al mondo di nativi americani. Oggi Cesare Marino, nato in Sicilia, trevigiano d’adozione trapiantato negli Usa, antropologo dello Smithsonian Institution, compie sessant’anni. Sembra un gioco di parole, ma davvero con il suo spirito di frontiera, Cesare ha in gran parte … ispirato Italiani di Frontiera. Ha arricchito un percorso sulle orme di italiani di talento di un indispensabile ingrediente, le storie straordinarie di italiani nel West (che ho ribattezzato Italindiani)  da lui scoperte con ricerche talmente ostinate da sembrare maniacali. Un tesoro che ancora attende di essere valorizzato come merita, frutto di un lavoro micidiale, per profondità, competenza e tenacia. E mi ha fatto capire che il cuore di IdF era qualcosa di più di un percorso tra straordinari innovatori, toccando un aspetto più ampio che è proprio quello delle frontiere della mente, dello spirito necessario per abbattere barriere di stereotipi e consuetudini. E’ questo che accomuna inquieti esploratori e avventurieri di ieri a ricercatori e imprenditori di oggi.  Una sfida che oggi più che mai non ha bisogno di scenari esotici ma in un quadro globale va affrontata prima di tutto in patria. Recuperando quello spirito “di frontiera” che fa parte del dna italiano, di scopritori, viaggiatori, emigranti, anche se il nostro passato recente l’ha stupidamente appannato. Una delle più grandi soddisfazioni, nel realizzare Italiani di Frontiera, è stata proprio quella di dare il meritato risalto ad un lavoro prezioso come quello di Cesare. Di godere della sua amicizia. E di aver condiviso persino un’avventura folle, come quella di inventarsi ed andare a realizzare a San Francisco nel novembre 2010 la celebrazione del centenario della morte del più straordinario dei personaggi da lui scoperti, Carlo Camillo di Rudio, Forrest Gump dell’Ottocento, il conte bellunese sopravvissuto a Little Bighorn. Oggi dunque “nonno Cesare” si godrà il suo compleanno con figlia e nipote, nella sua casa in Virginia. Haappy Bday Ces! Da tutti gli amici di Italiani di Frontiera. E grazie.    

Eleonora Voltolina ed i talenti precari di “Se potessi avere mille euro al mese”

“Sottoimpiegati, sottopagati, sottorappresentati. Ecco l’impietosa fotografia di una fetta significativa dell’Italia del nuovo millennio, composta prevalemntemente (ma non solo) di giovani”… Inizia così “Se potessi avere mille euro al mese. L’Italia sottopagata”, l’ultimo libro di Eleonora Voltolina, giornalista fondatrice di Repubblica degli stagisti. Ho conosciuto Eleonora quando era ancora alla scuola di giornalismo dell’Ordine di Milano, l’ho ritrovata agguerrita giornalista del web, capace di realizzare un progetto di monitoraggio e prezioso servizio sul fenomeno dei giovani precari, cui ha dedicato le sue capacità e la sua passione (una vera forza della natura…). Lo sccorso anno Eleonora è stata chiamata dalla Commissione lavoro della Camera per un’audizione sulla condizione occupazionale giovanile, nell’ambito di una indagine sul mercato del lavoro in ingresso e sulle principali difficoltà dei giovani. A livello europeo ha contribuito a stilare la Carta europea per la qualità di stage e praticantati, presentandola a Parigi in occasione della Youth Employment Conference. Quest’anno ha sottoscritto un protocollo d’intesa tra la “Repubblica degli Stagisti” e l’Anci per la promozione di tirocini di qualità nei Comuni italiani. Il suo lavoro è spesso finito in interrogazioni parlamentari ed è stato fonte d’ispirazione per istituzioni e partiti politici nell’elaborazione di iniziative legislative in materia. Ci siamo ritrovati su due strade parallele, io e lei, per parlare di talento italiano, di come in patria sia spesso mortificato, con una discriminazione in più per i giovani. Con Eleonora e un gruppo di straordinari amici abbiamo fondaot un anno fa l’associazione ITalents, presieduta da Alessandro Rosina, dalla fuga alla rete dei talenti, perchè chi è in Italia non si senta un talento sprecato, chi è all’estero non debba sentirsi un talento esiliato. Questo ponte, per una nuova identità italiana che spazzi via stereotipi e cattive abitudini, è anche la scommessa di Italiani di Frontiera. Oh se abbiamo bisogno di gente in gamba come Eleonora…      

Digital Economy Forum 2012, idee e immagini da Venezia. Ma intanto qualcosa di importante è cambiato…

  Un vero “covo” di amici di Italiani di Frontiera, l’edizione 2012 del Digital Economy Forum 10 e 11 maggio a Venezia, dove lo scorso anno ero stato fra i moderatori. Alec Ross, Senior Advisor for Innovation del Segretario di Stato Hillary Clinton, un pioniere della diplomazia “digitale”, ha… dato la linea, ricordando come il 40% dell’economa Usa sia costituito da società che negli anni Ottanta non esistevano nemmeno. E dunque, le nuove frontiere della tecnologia vanno esplorate con la convinzione che possano essere la fonte di nuova ricchezza. E-commerce e business online ma non solo, una galleria di idee e speaker da tutto il mondo… da dove cominciare? Dalla personalizzazione. Come quella che ha ispirato Jen Mankins, giovane proprietaria di Bird, negozio di moda di Brooklyn in cui dopo anni di lavoro come assistente di grandi aziende ha realizzato il proprio sogno. Un marchio che esprime il suo personale gusto, premiato da numerosi riconoscimenti e sviluppato attraverso e-commerce e social media. E personalizzazione dei contenuti è quel che consente Zemanta, piattaforma per ottimizzare la produzione e la visibilità dei contenuti online, presentata a Venezia dal suo cofondatore, Andraz Tori, sloveno, un tipo che ha iniziato a programmare all’età di dieci anni… mentre Socialbakers di Jan Rezab  è uno dei più grandi social media statistic resources al mondo e mira a fornire un social profile monitoring e misurare ogni social object esistente al mondo, nel contesto in cui si trova, per ottimizzarne la diffusione. Di nuove frontiere per i video online hanno invece parlato Lorenzo Montagna, amministratore delegato e direttore commerciale di Yahoo! Italia e Ugo Parodi Giusino, fondatore di Mosaicoon, che a due passi dalla spiaggia palermitana di Mondello sforna straordinari video virali di successo per una clientela che comprende colossi mondiali oltre ad agenzie umanitarie (presto su IdF una videointervista a Ugo, girata nella loro bellissima sede), oltre a Emi Gal, ventiseienne rumeno che ha visto diventare la sua Brainient azienda leader nella tecnologia di video advertising. Ma il nuovo trend forse è quello dell’aggregazione ed elaborazione di immagini che dicono chi siamo. Come propone Pinterest, social network  che da qualche mese sembra aver spopolato il web con una bacheca personalizzata, presentata a Venezia dal suo cofondatore Evan Sharp, tra gli speaker più attesi al Forum. Un motivo d’orgoglio, per gli innovatori italiani, il fatto che proprio su questo terreno, Glossom di Piero Rivizzigno abbia mosso i primi passi già nel 2009, consentendo come social media di comporre sofisticati portfolio di immagini da condividere. Ma la presentazione che mi ha più impressionato è stata quella di Gilt Taste, da parte della general manager Shan-Lyn Ma. Perchè il sito per buongustai, che parla di cibo, vini e professionisti dell’alimentazione di qualità, si regge, ha spiegato. sulla “qualità del racconto”. In sostanza, prodotti e personaggi vengono raccontati, a volte da scrittori. E dunque buona cucina e sito commerciale diventano una vetrina per narrazioni doc. Che un appassionato di storytelling come il sottoscritto trova moolto intrigante… All’evento in Biennale ha partecipato il ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera, che ha ingaggiato nella sua task force alcune delle figure di spicco dell’innovazione italiana. Sempre meno un “microcosmo a parte”: val la pena d ricordarlo, dopo che l’edizione 2011, ricca di contenuti e di eccezionali ospiti, si era svolta come sotto una… campana di vetro, per il mondo politico e istituzionale, nazionale e locale, di fatto incredibilmente assente. Ma in un anno di cose ne sono cambiate… Il Forum è stata un’altra fantastica occasione d’incontro con tanti amici vecchi e nuovi di Italiani di Frontiera. A IdF riescono pure “link storici”. Come quello fra Alberto Luna e Luigi Orsi Carbone. Una dozzina d’anni fa, Alberto aveva lanciato una campagna Telecom di successo “Il mondo che vorrei…” al quale Luigi aveva replicato con un’irriverente campagna virale su… un mondo senza canone Telecom! Ne erano successe delle belle ma non si erano mai incontrati…   sino all’altro giorno, in Biennale. Come amici di IdF… O quello con Antonio Deruda, che ne ha combinata una in stile “Italiani di Frontiera”… anzi due! Ha lasciato il posto all’ambasciata Usa (resta come collaboratore) per intraprendere la carriera di libero professionista della comunicazione. E ha appena pubblicato il bellissimo “Diplomazia digitale. La politica estera e i social media” (Apogeo), zeppo di spunti e informazioni su un tema che è futuro già iniziato… Presto tutti gli interventi saranno online. Qui sotto una galleria d’immagini dall’evento veneziano.      

Glancee acquisita da Facebook! Così Andrea Vaccari aveva svelato a IdF l’idea in embrione…

“Grande!! sentire spiegare l’idea in embrione di Glancee ( che poi nasceva l’anno dopo…) oggi, dopo l’acquisizione da parte di FB è un bello scoop …grande Roberto Bonzio!” Il commento di Paolo Marenco, grande amico di Italiani di Frontiera e impagabile partner nell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour è arrivato ieri sera. Dopo 24 ore di giustificata euforia nel microcosmo degli innovatori italiani, per il successo di Glancee, start up made in Italy sviluppata a Silicon Valley, acquisita da Facebook, con l’idea di un’applicazione per smartphone che permette di trovare persone con gusti analoghi ai propri nelle vicinanze, prendendo informazioni semantiche da Facebook, Wikipedia, Linkedin, etc. Qui la notizia nei dettagli, dal blog del Corriere di Marco Marinucci, animatore di Mind the Bridge altro amico di IdF. A spiegare l’idea in embrione, che poi ha conquistato il colosso dei social network, era stato Andrea Vaccari, tra i fondatori di Glancee, intervistato un paio d’anni fa a Frontiers of Interaction 2010 a Roma.   Non dimenticherò mai la prima impressione che mi fece Andrea, l’anno prima al Frontiers of Interaction 2009, un ragazzone che avevo scambiato per uno studente di belle speranze. E che mi aveva steso, raccontando con semplicità il suo curriculum da spavento. Andrea Vaccari, origine veronese svelata da una dolce cadenza,  a meno di 30 anni  dopo la laurea Summa Cum Laude al Politecnico di Milano in Computer Engineering,  le esperienze da assistente allo stesso Politecnico, poi oltreoceano alla University of Illinois a Chicago, (dove ha conseguito un pH.D. in Computer Science), di ricercatore al Massachussetts Institute of Technology a Cambridge (Usa), e al Santa Fe Institute di Santa Fe (Nuovo Messico), aveva trascorso un breve periodo come Software Engineer nella sede Google di New York, prima di tornare all’Università a Chicago. Successivamente, Andrea si è fatto convincere a trasferirsi a Silicon Valley, dove l’altro giorno ha messo a segno lo storico “colpaccio” dell’acquisizione da parte di Facebook con i partner di Glancee (tra loro un altro prezioso amico di Italiani di Frontiera, Matteo Daste, avvocato che della società è advisor, tra i promotori di BAIA, nel direttivo di Mind the Bridge). Oggi quell’intervista assume un significato particolare. Paolo la definisce “scoop”. A dire il vero, era già successo con altri amici di IdF arrivati al successo dopo i nostri incontri. Come Augusto Marietti  di Mashape o Nicola Farronato con b-sm@rk. Chissà, forse Italiani di Frontiera sa guardare lontano. E forse porta davvero fortuna…

Da neolaureata rischiava d’esser mandata oltre frontiera: dopo 4 anni Sima è finalmente cittadina italiana

  LA STORIA (APRILE 2012) Per una volta, Italiani di Frontiera parla di chi la frontiera deve sfidarla… perchè rischia di essere mandata oltre confine. Come tanti suoi compagni da qualche mese Sima Travasso, residente a Sesto San Giovanni,  studentessa brillante, neolaureata al Politecnico di Milano in architettura con una tesi sull’arte e la natura, affronta l’incognita della precarietà. Che per lei è però più dammatica. Sima infatti non è nata in Italia, ci è arrivata dall’India quando aveva solo un anno. Abbastanza perchè la legge le imponga dopo i 18 anni di poter restare solo per studiare o lavorare. Dunque la mancanza di un posto fisso per lei equivale a un’imminente espulsione dal Paese in cui vive sin da piccola, dove abita la sua famiglia. In questo video, Sima racconta la sua storia, la fatica di capire regole e burocrazia dalle quali dipende il suo futuro, nella speranza che il suo caso possa aprire una riflessione su quanti, come lei, sono cresciuti e si sentono parte di un Paese che li tratta da stranieri. Il video è stato realizzato in collaborazione con La Repubblica degli Stagisti,  testata giornalistica online nata per approfondire la tematica dello stage in Italia e dare voce agli stagisti, fondata da Eleonora Voltolina, amica di IdF e tra i fondatori di ITalents, che ha appena pubblicato per Laterza il bel libro Se potessi avere mille euro al mese, dedicato alla precarietà giovanile, che ha ispirato al Sima la sua riflessione. AGGIORNAMENTO 2012 Che forza, la rete di amici di Italiani di Frontiera! Poche ore dopo la pubblicazione nei giorni scorsi di questo post, il caso sembra avviato a soluzione! Monica Chittò, data per favorita nella corsa alla poltrona di sindaco di Sesto San Giovanni alle elezioni del mese prossimo  (è assessore alla Cultura della giunta uscente, un grazie a Francesco Locatelli, esperto di web e collaboratore di Monica) intende proporre la cittadinanza onoraria per Sima, la giovane neolaureata di origine indiana protagonista della storia, che vive nel suo comune e in base alla legge rischia di venire presto espulsa. Il caso di Sima è stato rilanciato persino sul sito della sezione italiana di Unicef  (grazie a Marta Fiasco, Programmi per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza Ufficio Coordinamento delle Campagne Unicef), che da tempo si batte contro queste discriminazioni. Non solo: grazie al caso segnalato da Italiani di Frontiera, Sima potrebbe diventare presto testimonial di una campagna nazionale per denunciare il paradosso vissuto da tanti giovani figli di immigrati, che rischiano di venire espulsi dopo gli studi perchè non sono nati in Italia. AGGIORNAMENTO 2016 Era la vigilia di Pasqua 2012 quando Italiani di Frontiera ha segnalato il caso di Sima. Che solo in questo 2016 ha festeggiato la Pasqua finalmente da cittadina italiana. Lo scorso gennaio infatti, Sima ha ufficialmente ottenuto la cittadinanza con una breve cerimonia nel Comune di Sesto San Giovanni (dove nel frattempo Monica Chittò  che si era interessata al suo caso è diventata sindaco) firmando i documenti assieme a Elena Iannizzi, assessore all’Ambiente e qualità urbana, politiche giovanili, cooperazione internazionale, pace e diritti umani. Sima nel frattempo, anche se la sua situazione di precarietà l’ha costretta a lungo in passato ad accettare lavori sottopagati e con scarse tutele, ha continuato la sua brillante carriera lavorando in diversi studi di architettura. Proud of you Sima! aaa aa

Su Ustation.it, network dei media universitari, l’intervista radiofonica a IdF di Radio Lab

  E’ stata pubblicata su Ustation.it, network dei media universitari e degli studenti reporter, l’intervista radiofonica fatta per Radio Lab di Catania, in occasione della recente trasferta siciliana di Italiani di Frontiera per l’evento Territorio e Impresa dei Giovani Imprenditori di Catania, guidati da “Caterpillar” Antonio Perdichizzi. Un grazie per l’intervista a Johnny Cantamessa.  

Trust Your Crazy Ideas! California flashback incrociando Marco, vecchio collega al Giorno…

  “Connecting the dots“, come diceva Steve Jobs. Fate le cose di slancio, seguendo istinto e cuore che sanno meglio di voi cosa è giusto fare.  E magari questo anni dopo “ricollega i puntini”, dando un significato a quel che avete fatto in passato. A volte capita. Racconti una storia per anni e alla centesima volta scopri un significato inatteso. Uh se è vero! E quante volte mi è successo… Ma non mi era mai successo forse di scattare una foto che soltanto dopo ha rievocato una storia. Del mio passato. E così, venerdì scorso altra grande soddisfazione, presentando Italiani di Frontiera a Milano, nel corso dell’Ordine Giornalisti per i colleghi praticanti che si apprestano ad affrontare l’esame da professionista. Un grazie a Myriam De Cesco, veterana sprint del giornalismo italiano (che carica ragazzi!) che ha fortemente voluto in “cattedra” (per modo di dire, ovviamente ho parlato come sempre a mitraglia in piedi) in questo corso un progetto  “Out of the Box”. Grande attenzione (anche se in oltre 100 eventi non mi era mai capitato prima di sparare adrenalina pure… su una gentile collega che sfoglia il giornale!), alla fine un paio di commenti emozionati ed emozionanti. Gli ultimi minuti seguiti pure da Maria Latella, già firma del Corriere oggi direttore di Anna, relatrice dopo di me, che ha preso spunto proprio dal finale di IdF per dire che nella sua carriera le cose migliori le ha fatte ignorando i tanti che le sconsigliavano di rischiare e cambiare (grazie Maria!). Un’occasione per incrociare dopo tanto tempo vecchi colleghi e amici. Federico Anelli, ingegnere software, gentile ospite. Paolo Zucca, vicecaporedattore del Sole 24Ore (e grande portiere della squadra di calcio dei giornalisti!) e Marco Brizzi, con me nella foto (ma quello a destra non poteva sorridere?). Con Marco davvero non ci si vedeva dal millennio scorso. Neopensionato, è ancora collaboratore del Corriere della Sera per le edizioni locali che ha curato per anni. Stavolta il flash è arrivato molto dopo la foto. Un flashback. Più di vent’anni fa. Un giovane redattore che dal Veneto, dal Gazzettino, approda ad un grande giornale milanese, Il Giorno, con la speranza di far strada con idee e intraprendenza. Un segretario di redazione braccio destro del direttore, che lo prende in simpatia.  Anche se arrivato da poco, il giovane redattore azzarda un’idea folle. Da studente ha vissuto per un po’ in un’altra Venezia, Venice California, ha buoni contatti e un fantastico amico attore e giornalista  (che oggi non c’è più. I miss you Bill!) molto ben introdotto a Hollywood e dintorni. Il giornalista Out of the Box propone al direttore di andare a proprie spese in California, sfornando articoli facendo tutto da solo. Chiede una sola cosa: di non doverci andare in ferie. Al segretario l’idea piace. Ma era davvero sacrilega per la liturgia di un quotidiano paludato. Non dimenticherò il sorriso triste con cui Marco, allora segretario di redazione, mi chiamò dal direttore, preannunciandomi che la sua risposta sarebbe stata no. Vent’anni, una laurea, due figli e una ribaltone professionale dopo, io e Marco ci siamo ritrovati, un po’ più brizzolati. Marco è felice, Italiani di Frontiera è un sogno One Man Show felicemente realizzato, partendo per un’avventura di famiglia in California. Senza immaginare quale fantastico impatto di non ritorno avrebbe avuto quell’idea folle. Azzardata senza successo tanti anni fa. Trust Your Crazy Ideas!    

L’importanza di raccontare storie di talento: cos’è e come è nato Italiani di Frontiera

Italiani di Frontiera: cos’è, come è nato. L’importanza di raccontare storie di talento, di far conoscere modelli positivi ai ragazzi che dovranno scatenare l’energia positiva di questo Paese, spazzando via malcostume, assurdi stereotipi, “macerie culturali” che frenano oggi il talento di chi sa immaginare il futuro. Intervista raccolta dal grande Robin Good, pioniere dell’innovazione italiana, durante il Festival Internazionale del Giornalismo 2011 a Perugia.

IdF con Mario Calabresi a Bologna: immagini e un bellissimo video dell’evento FiordiRisorse

  “Mario Calabresi e Roberto Bonzio tengono accese le stelle di FiordiRisorse”: un evento da non dimenticare, quello organizzato dai fantastici amici di FiordiRisorse lo scorso 23 febbraio nella suggestiva sede di Marchesini Group a Bologna (grazie a Valentina Marchesini e Osvaldo Danzi). Con il direttore della Stampa un’intesa senza nemmeno parlarci prima. Lui ha presentato i suoi libri, io ho intercalato con spezzoni ad hoc da Italiani di Frontiera. Sogno, speranza, tenacia le parole chiave. Una sferzata di energia ed ottimismo, davanti a oltre 120 persone, straordinariamente coinvolte. Immagini ed emozioni raccolte nel bellissimo video, qui sopra, realizzato da FiordiRisorse. Magari lo ripetiamo, direttore…