Amici di IdF, il guru Peter Brantley e la rivoluzione digitale nelle biblioteche

Siamo in uno dei momenti più straordinari della storia, qualcosa che si potrebbe definire un rinascimento digitale della nostra cultura… potremo diffondere ad una rete, in formato digitale, i contenuti di maggior valore della letteratura e dell’arte… Un’opportunità da non perdere, dice Peter Brantley, direttore del Bookserver Project all’Internet Archive a San Francisco, guru californiano della Rete e coinvolto in particolare nella rivoluzione digitale che presto, dice,  convertirà le biblioteche in distributrici di contenuti multimediali ed interattivi, trasformando in realtà quella che fino a poco tempo fa era un’invenzione della fantascienza, gli “holodeck”, banchi dai quali si accede non al ritiro di libri ma a contenuti digitali, a cominciare da quelli della realtà virtuale. Questo è un arricchimento e un’occasione straordinaria, dice Peter, che suggerisce di non fossilizzarsi sul libro in quanto oggetto come tale: il digitale potrà ampliarne le potenzialità, esaltando quel che più conta e che ha caratterizzato la comunicazione umana prima ancora che arrivassero le parole stampate: la capacità di raccontare. Peter è passato a Milano nei giorni scorsi, protagonista di due eventi, IfBookThen e   Meet The Media Guru. Il suo inglese è molto chiaro, più avanti IdF diffonderà una versione sottotitolata dell’intervista. Grazie a Maria Grazia Mattei e Giuseppe Lucido  di MGM Digital Communication che hanno creato il link con Peter. Davvero straordinario, per disponibilità e curiosità.  Ha fatto molte domande su Italiani di Frontiera, esprimendo poi oltre agli apprezzamenti anche alcune osservazioni e  critiche preziose… Thanks Peter!

IdF verso il salto di qualita’. Tra eventi, novita’, amici vecchi e nuovi ecco intanto com’e’ cresciuto nel 2010

Dopo gli auguri di buon anno con le parole di Renzo Piano, in questo post di qualche giorno fa, il 2011 si apre sotto i migliori auspici, per Italiani di Frontiera. Che ha chiuso alla grande il 2010: partnership consolidata con Oracle, che ha ospitato IdF in ben quattro eventi consecutivi tra Milano e Roma (grazie a Sergio Rossi, amministratore delegato e a tutti gli amici di IdF in Oracle!) con possibili ulteriori sviluppi. Mentre Cisco (grazie all’ad David Bevilacqua ed ai tanti amici di IdF in Cisco, a cominciare da Alberto Degradi) ha deciso addirittura di sponsorizzare IdF! Si’, il 2011 potrebbe essere l’anno del grande salto, in coincidenza con l’anniversario dei 150 anni dell’Unita’ d’Italia che fra le celebrazioni stimolera’ sicuramente una riflessione sull’identita’ degli italiani. Non  piu’ solo quelli che vivono in patria ma anche dei tanti che hanno scelto la strada dell’estero, per destinazioni ormai a poche ore di aereo dall’Italia. Un ponte, tra molte delle menti migliori del BelPaese, che intende rafforzare l’associazione ITalents che si sta costituendo in questi giorni e della quale l’autore di IdF e’ tra i soci fondatori. Ma intanto… com’e’ cresciuto Italiani di Frontiera nell’anno appena concluso? Nel video qui sopra, una carrellata tra eventi, amici vecchi e nuovi, attenzione dei media  e novita’ principali che hanno coinvolto questo progetto, all’insegna del ‘Think Out of the Box”.

Partire e poi tornare, partire per scoprire il valore dell’italianità. Le parole di Renzo Piano che hanno ispirato IdF

In Italia, i giovani devono partire ma non per disperazione, per capire il mondo. E poi tornare. Dopo aver capito qualcosa di ancora piu’ importante: se stessi. E la straordinaria ricchezza che ci da’ la nostra cultura, nel saper cogliere la complessita’ delle cose, dice Renzo Piano, in un intervento alla trasmissione Rai “Vieni via con me” che ha ispirato Italiani di Frontiera. Partire, tornare, capire il mondo e prima ancora se stessi, scoprire il valore impagabile del nostro patrimonio del passato per farci comprendere il futuro e guardare con fiducia al domani. E dunque aprirsi, gettarsi alle spalle tanti luoghi comuni, non temere di rischiare su strade nuove, inventare, sperimentare, sbagliare e riprovare. Con entusiasmo e magari spirito di squadra, forti di tanti amici con cui condividere sforzi e sogni.  

Il talento e la rivoluzione che dobbiamo fare nel mondo dell’istruzione. Un’altra conferenza da brivido di Ken Robinson al TED

Chi ha assistito ad una delle presentazioni di Italiani di Frontiera lo sa. Forse nessuno ha ispirato questo progetto alla ricerca del talento come Ken Robinson, inglese, esperto di fama mondiale nel campo dell’istruzione. Alcuni passi della sua memorabile conferenza (quattro milioni di download!) del febbraio 2006 al TED, impagabile vetrina globale di menti brillanti e motivi d’ispirazione, disponbile online,  dal titolo “La scuola uccide la creativita’?” sono parte integrante della presentazione di IdF.  Nella finestra dei video in homepage, il link alla conferenza integrale, cui si possono applicare sottotitoli in italiano. Istruzione, creativita’ e valorizzazione del talento sono temi ripresi nello straordinario discorso tenuto da Robinson al TED dello scorso febbraio, in rete da qualche mese, nella finestra di questo post. E’ sempre possibile inserire i sottotitoli. La conclusione e’ da brivido, affidata ai versi di William Butler Yeats…

Faggin premiato da Obama, su IdF le sue straordinarie riflessioni sull’Italia

Federico Faggin, tra i padri del microchip, inventore del touchpad, forse il più noto degli italiani di Silicon Valley, è stato premiato dal presidente Barack Obama con la prestigiosa Medaglia nazionale per la tecnologia e l’innovazione. La notizia rimbalzata sui media italiani, occasione per un’intervista oggi  sul Corriere della Sera. Nessuno come Federico Faggin, incontrato più volte da IdF, era stato lucido nell’analisi dei meccanismi culturali che penalizzano lo sviluppo e chi fa innovazione in Italia. Lo sa bene chi ha assistito ad una delle conferenze di Italiani di Frontiera, in cui compare in un video. In realtà Faggin aveva toccato moltissimi temi nelle lunghe chiacchierate con l’autore di IdF.  Elogiando alla fine la non facile sintesi del suo penisero… Grazie  e complimenti, Federico! Vale la pena per questo di rileggere le preziose riflessioni di Faggin,  che  aveva parlato di conflitti ed egoismi in questo post,  di familismo e nepotismo in quest’altro.

Amici di IdF: Roberto Siagri, Eurotech e la scommessa vinta sui “computer pervasivi”

Quando la tv trasmetteva le immagini dello sbarco dell’uomo sulla Luna commentate da Tito Stagno, luglio 1969, lui aveva nove anni. E ricorda di aver avuto da ragazzino  la percezione che il mondo non sarebbe mai piu’ stato lo stesso. In un Paese troppo spesso ripiegato sul passato, Roberto Siagri ha saputo come pochi immaginare il futuro e scommettere sl domani. Imprenditore pluripremiato, oggi e’ presidente e amministratore delegato di Eurotech, azienda hi tech friulana di eccellenza internazionale quotata in Borsa, tra i leader mondiali nel settore dell’alta tecnologia per la miniaturizzazione di computer, di cui e’ stato uno dei fondatori, nel 1992. Guidandola in 18 anni di crescita continua, scommettendo sul futuro dei “computer pervasivi”, incorporati in oggetti della vita quotidiana e sempre piu’ integrati e interconnessi, grazie alla Rete. Motivare e appassionare (leadership), cogliere il momento (saper cambiare direzione), forza interiore (saper convivere con la solitudine): queste  le tre caratteristiche che a suo gjudizio sono le doti fondamentali per fare l’imprenditore, dice Siagri. Italiani di Frontiera lo ha incontrato di recente a Roma, nel corso dell’ultimo  Frontiers of Interaction (qui il video sull’edizione 2010).

La nuova Eta’ dell’Oro? Forse nello spazio, dice Luca Cavalli Sforza in un nuovo libro

E’ possibile un ritorno all’Età dell’Oro? Forse sì ma non qui sulla Terra. E’ quanto afferma Luigi Luca Cavalli Sforza, classe 1922, genetista di fama mondiale, professore emerito a Stanford, tra i protagonisti più illustri di Italiani di Frontiera, che lo intervistò in esclusiva pochi giorni prima che lasciasse l’Università californiana. Intervista poi ripresa in Italia da stampa, siti e blog. Ieri La Stampa ha pubblicato un lungo articolo di Cavalli Sforza,  tratto dal suo prossimo libro, “La specie prepotente”  in uscita il prossimo 25 agosto (Editrice San Raffaele). Cosa potrebbe caratterizzare questo stato di grazia dell’Età dell’Oro, da perseguire? Forse la “totale mancanza di gerarchia sociale… La mancanza del ‘senso di superiorità’ e ‘inferiorità’, così comuni nelle nostre società, rende forse anche più facile la gentilezza e l’aiuto reciproco”, dice Cavalli Sforza. Rilevando che ormai queste condizioni non sarebbero perseguibili sul pianeta. “Si tratterebbe dunque di costruire delle piattaforme orbitanti intorno alla Terra (o alla Luna, o a un altro pianeta) in cui sia possibile far crescere il cibo necessario per mantenere indefinitamente qualche centinaio o al più qualche migliaio di persone, usando allo scopo l’energia solare. Queste unità dovrebbero essere fornite di navette che possano trasportare un piccolo gruppo di individui dalla Terra e verso la Terra, o anche un’altra piattaforma ruotante intorno allo stesso pianeta. La proposta originale è stata concepita per piattaforme di centinaia e più tardi anche migliaia di persone”. Qui per intero l’anticipazione su La Stampa

Barbara Rosario, da Trieste a Berkeley con Intel studiando come “parlare” con i computer

Dall’amarezza per l’ipocrisia dei concorsi affrontati in Italia alle opportunita’ straordinarie trovate negli Usa. Dove lavora oggi ad un progetto ambizioso:  far “comprendere”  alle macchine il linguaggio umano,  al punto di renderle capaci di riassumere un discorso. “Testimonial” di Italiani di Frontiera in video sin dalle prime presentazioni multimediali, Barbara Rosario, triestina, ricercatrice di Intel a Berkeley, arriva ora anche sul blog IdF. Parlando di ricerca d’avanguardia, universita’ e ruolo delle donne nell’hi tech. BAMBINA APPASSIONATA DI PROBLEMI – Sin da piccola m piaceva risolvere piccoli problemi, geometria e matematica. Risolvere tecnicamente dei problemi ed è un po’ quel che sto facendo ora. Avere un problema e risolverlo con un programma. Sono di Trieste e sono negli Usa dal 1997. Ho fatto un dottorato a Berkeley e dopo un anno al Mit ora sono ricercatrice scientifica a Intel. Qui faccio ricerca applicata. In particolare, mi occupo di costruire interfacce vocali, cioè di algoritmi che comprendono automaticamente il linguaggio naturale sia scritto che parlato. E negli ultimi tempi mi sono occupata in particolare di riassunti automatici. Per interfaccia vocale si intende un sistema che faccia il riconoscimento della voce e l’analisi di quello che dice per capirne l’intento. Mi occupo in particolare di interfaccia per piccoli portatili, per arrivare a realizzare un nuovo modo per interagire. I portatili hanno tanti vantaggi, sono leggeri e personalizzabili ed hanno molte capacità ma e’ difficile leggerci e scrivervi… AMAREZZA DEI CONCORSI IN ITALIA – In Italia avevo fatto un concorso per andare all’estero per sei mesi. E arrivai quarta. C’erano tre posti disponibili e la cosa che mi fece molto male fu che un professore del mio dipartimento che mi disse: “Ma cosa ti aspettavi era ovvio, i posti erano già tutti assegnati”. L’ipocrisia di fare un concorso, doversi preparare in scritto e orale per qualcosa che era già stato stabilito non mi piacque, nemmeno l’essere trattata come una stupida perche’ mi aspettavo qualcosa da questo concorso mentre invece era gia’ tutto stabilito. OPPORTUNITA’ NEGLI USA – Conobbi quello che e’ poi diventato mio marito ad una sua conferenza in cui rimasi incantata. Lui lavorava a Cambridge, Boston, e vidi sul web che c’era un professore lì che faceva quel che facevo io. Andai a trovarlo e gli raccontai della mia ricerca e mi disse: ok, comincia col mio gruppo. E dopo pochissimi giorni iniziai a lavorare al Mit. Permise a me di lavorare li’ ed imparare moltissimo, e a lui di trovare qualcuno che lavorasse su quel che faceva. Ed ero pagata, benino. Incredibilmente facile, mi piacque molto la flessibilità’, la disponibilita’ e l’apertura di questo posto. IL LAVORO A INTEL – Sono stata piacevolmente sorpresa da Intel che e’ una grande azienda, facciamo ricerca applicata all’interno dell’azienda ma ci da’ tantissima liberta’ intellettuale. Ho cambiato tre progetti in due anni. L’ultimo, un giorno andai a parlare … io dissi: propongo questo progetto: che ne pensate?  Mi dissero ok, fai. E quindi c’e’ molta flessibilita’, molta fiducia anche nelle persone, nei ricercatori, nelle loro idee creative. E flessibilita’ nel cambiare direzione di ricerca. Lavoro di ricerca vuol dire fare articoli, scriverne, preparare prototipi, Un lavoro abbastanza solitario, spesso da casa… il bello che hai a disposizione tutta questa compagnia, di risorse gente molto preparata, se vogliamo possiamo andare a parlare con chi fa altre cose e siamo incoraggiati a fare progetti con altre persone, abbiamo la possibilita’ di fare ricerca accademica o piu’ applicata nell’azienda e sta a noi scegliere la combinazione e andare a parlare da persone all’interno di Intel c’e’ moltissima liberta’ intellettuale, che a volte disorienta, visto che ci sono così tante possibilita’ che non e’ facile scegliere cosa fare. DONNE E HI TECH  – A me è mancata una figura-madre, in questo ambiente tecnologico ho pochissime figure di riferimento, nel mio gruppo c’e’ un’altra donna ma sono stata a lungo l’unica donna e questo comporta delle difficolta’ pratiche e psicologiche. Una figura di riferimento sarebbe stata d’aiuto, in un ambiente molto maschile. E ora mi stanno chiedendo a Berkeley di incontrare ragazze giovani e e parlare delle difficoltà che una donna incontra in questa carriera. Spero di poterle aiutare ed incoraggiare. UNIVERSITA’ ITALIANA COMPETITIVA- La preparazione italiana e’ molto valida, la grande differenza che ho notato e’ che in Italia si tende di meno a far domande ai professori e ad essere creativi. Qui anche da come sono strutturati i compiti, bisogna esser capaci di dire cose nuove, essere creativi piu’ che a ripetere quel che si e’ imparato. Qui tutti fanno domande, come tra colleghi. In Italia non si facevano mai domande. Qui un ruolo molto piu’ attivo negli studenti magari sanno meno teoria ma fanno piu’ cose. ERRORI – L’errore che faccio spesso e’ di cadere in quest’idea che non si puo’, che e’ difficile, perche’ dovrei riuscirci io e non gli altri. Spesso penso questo. Le volte invece in cui non o fato cosi’ e mi sono buttata, ho proposto ed ho fatto sono le volte in cui ho avuto piu’ successo. La gente e’ disponibile ad aiutare ed e’ sempre una buona idea di provare a fare le cose. CONSIGLI AGLI STUDENTI – Provare l’esperienza all’estero, ho fatto l’Erasmus. Tanti miei amici hanno fatto un dottorato qui, sono venuti facendo la tesi, hanno trovato un contatto, si sono fatti conoscere e poi hanno continuato qui. Dunque partire venire, ora col web si puo’ sapere tutto di tutti, cercare chi fa le cose che interessano. Mandare email e contattare, e non aver paura di contattare direttamente magari con qualche proposta di progetto. Trovare la persona giusta, magari dire: posso venire a fare un po’ di ricerca in estate anche senza essere pagati? L’IDEA MIGLIORE – L’idea migliore che ho ho avuto, spero sia quella su cui sto lavorando, cioe’ l’analisi del linguaggio naturale sui portatili, usando dati sensoriali che possono dare informazioni su contesto. Per esempio, se sto viaggiando verso l’aeroporto, come posso utilizzare queste informazioni per aiutare l’analisi di quel che sto dicendo, per

Cinquant’anni fa moriva Adriano Olivetti, su IdF riflessioni e testimonianze esclusive dei veterani

Cinquant’anni fa, il 27 febbraio 1960, su un treno tra Milano e la Svizzera moriva a 59 anni Adriano Olivetti, imprenditore illuminato, promotore col padre Camillo di uno dei piu’ straordinari casi aziendali italiani. Qui le rievocazioni della Stampa e del Sole 24 Ore. La Olivetti ed i tanti veterani di quell’azienda diventati imprenditori e venture capitalist incontrati a Silicon Valley hanno un ruolo di primo piano in Italiani di Frontiera e nella riflessione sull’innovazione che questo progetto vuol stimolare. Ecco dunque un breve tour “sulle orme di Olivetti” all’interno di IdF. Si parte da Laura Curino che ha portato in teatro i sogno Olivetti, dai ricordi di Laura Olivetti, presidente dell’omonima Fondazione e figlia di Adriano. Il percorso tra i veterani oggi a Silicon Valley (raccolti nella categoria Olivetti Boys), comprende incontri e testimonianze esclusive, con Enzo Torresi, Enrico Pesatori, Giacomo Marini, Francesco Lacapra, Gianluca Rattazzi, Luciano Dalle Ore, Giamma Clerici, Ezio Valdevit.

Amici di IdF, Cristiano Ghibaudo: una favola sulle rane metafora di italiani che sanno innovare

La favola di una rana che sfidando il conformismo e la pigrizia non ha paura di uscire dallo stagno e tentare una nuova via, è diventata una metafora della crisi globale e del sistema Italia. Ma anche delle opportunità per uscirne con talento e spirito innovativo, che possono aprirsi in particolare ai giovani. Un modo originale, per parlare di innovazione anche con i bambini. Uno spunto carico d’ispirazione, che IdF dedica a tutti i suoi amici, con gli auguri di buone feste. A scrivere “Le rane che si credevano pesci” e’ stato Cristiano Ghibaudo, giovane esperto di formazione, amico di Italiani di Frontiera, incrociato qualche mese fa a Torino ad un evento Alumni Accenture cui e’ stato dedicato un precedente post, grazie ad un comune amico, Enrico Castellano . E’ impressionante scoprire quanti dei temi toccati da Cristiano con il suo lavoro, frutto di un lungo percorso creativo di studio e di introspezione, coincidano con quelli che Italiani di Frontiera sta  proponendo sulla scia di un’esperienza a Silicon Valley e ritorno. Cristiano ne parla in questa intervista per Reuters.