Le migliori Università del mondo 2012-13: primo ancora CalTech, nessuna italiana fra le prime 250

Oxford e Stanford al secondo e terzo posto superano Harvard. Ma in testa alla classifica mondiale delle Università resta il CalTech (California Institute of Technology) che già guidava la graduatoria 2012. Mentre alle spalle di Harvard, quarta, si piazzano Massachusetts Institute of Technology, Princeton e Cambridge. Questi i dati della classifica 2013 appena pubblicata, Times Higher Education World Reputation Rankings, diffusa come anticipazione del  lancio ufficiale alla conferenza  Going Global del  British Council a Dubai. Nella classifica 2013, realizzata elaborando dati Thomson Reuters, le prime università italiane si trovano nella fascia 251-275 e sono l’Università di Milano, Milano Bicocca e Trieste. Nella fascia 276-300 si trovano invece gli atenei di Bologna, Trento e Torino.  Anche  nella classifica 2012, non c’era neanche un’italiana, fra le duecento migliori Università del mondo (bisognava scendere nella fascia tra 226° e 250° posto per trovare atenei come Università di Bologna, Statale di Milano, Università Bicocca Milano e Università di Padova. La graduatoria 2012 aveva visto al primo posto il California Institute of Technology (CalTech), seguito da Harvard, Stanford, Oxford, Princeton, Cambridge e MIT. Harvard guidava la classifica 2012 “per reputazione” davanti a MIT, Cambridge e Stanford.  Al suo terzo anno, la graduatoria 2013 si basa su un’indagine a invito che coinvolge migliaia di esperti ricercatori di tutto il mondo, con una visione d’insieme senza confronti all’interno del mondo accademico globale. “Questa classifica si basa su un giudizio puramente soggettivo, ma è il giudizio esperto di quanti conoscono l’eccellenza nell’insegnamento e nella ricerca  meglio di chiunque altro, accademici esperti, informati e impegnati”, ha detto Phil Baty, direttore delle graduatorie Times Higher Education. “Almeno 50.000 accademici hanno fornito la loro esperta visione interna su tre cicli annuali di indagine, fornendo un serio sondaggio di un aspetto sempre più importante ma poco compreso dell’educazione globale a livello più alto,  un marchio accademico dell’università”. Le classifiche di quest’anno sono basate su  16.639 risposte, da 144 Paesi, all’indagine 2012 di  Thomson Reuters sulla reputazione accademica, svolto fra marzo e aprile 2012. L’indagine 2011 aveva raccolto 17.554 risposte, quelle 2010 erano state 13.388.      

Studiare lo spazio e cercare risorse, Alessandro Rossi: quando far ricerca è un’impresa…

Essere ricercatore di fama internazionale non basta, occorre trasformarsi in imprenditore, per riuscire a reperire con la forza delle proprie idee le risorse necessarie per far crescere i propri progetti di studio. Volare alto è possibile. Anche quando tutto attorno sembra volerti mortificare e riportarti a terra. Ma le soddisfazioni e i riconoscimenti che arrivano da lontano confermano di essere sulla strada giusta. Danno la forza per sopportare contraddizioni assurde. E infondere carica agli altri. Un anno fa, Alessandro Rossi, esperto di dinamiche del volo spaziale al CNR apprezzato a livello mondiale (qui alcune delle sue pubblicazioni), aveva raccontato in video (qui sopra) la sua straordinaria esperienza di ricercatore: laurea a Pavia, dottorato a Parigi con una pioggia persino imbarazzante di elogi da parte di luminari internazionali. Poi la scelta di proseguire il lavoro in Italia, rassegnandosi al paradosso di interagire alla pari a livello mondiale con eccellenze assolute… e dover sopportare una quotidianità fatta di ostacoli e impicci assurdi. Alessandro non si è rassegnato,  ha continuato a lavorare come ricercatore con piglio da imprenditore, che le risorse deve cercarsele… ed ha visto premiati di recente i sui progetti con un grosso stanziamento, circa 600mila euro da Comunità Europea ed ESA, che gli consentiranno di dar lavoro ad alcuni giovani ricercatori costruendo un pool qualificato di specialisti. Anche se dovrà continuare a sottostare ad alcune stupide pastoie burocratiche. L’intervista ad Alessandro Rossi (qui in versione integrale)  segna l’esordio della collaborazione di Italiani di Frontiera con Voglio Vivere Così, portale di successo realizzato da Alessandro Castagna, amico di IdF ed autore di Come lasciare tutto e cambiare vita (Newton Compton).

BBC: e se a Steve Jobs fosse stato fatale proprio essere un genio controcorrente?

Era talmente convinto di se stesso e del suo essere controcorrente, che Steve Jobs inizialmente rifiutò le cure tradizionali per il suo tumore, affidandosi alla medicina alternativa. Questo potrebbe essergli stato fatale. E’ quanto afferma uno dei suoi più stretti amici e colleghi, come riportato in un servizio della BBC comparso oggi sul sito online della rete britannica. “Steve era una persona non convenzionale e quando è stato il momento di curare la sua malattia è stato molto felice di usare metodi non tradizionali”, afferma  Avie Tevanian, già capo progettista software ad Apple. “Penso che lui credesse davvero di potersi curare con sistemi alternativi”. Tevanian afferma che molte persone vicine a Jobs, compresi lui stesso e la moglie, avevano cercato di convincerlo che forse avrebbe potuto sottoporsi ad un intervento chirurgico, senza riuscirci. “Era il tipo di persona che poteva convincersi di cose che non erano necessariamente vere  o necessariamente semplici, e forse pensare semplicemente è il modo migliore… questo ha sempre funzionato per progettare i suoi prodotti, quando poteva andare dalle persone e chieder loro di fare qualcosa che loro pensavano fosse impossibile”. Ma Jobs insisteva nel richiedere l’impossibile e spesso lo otteneva, dice ancora Tevanian. Che ricorda di aver pensato che Jobs si sarebbe ritirato prima per curarsi. Mentre avvene l’opposto: iniziò a lavorare più duramente. “E’ come se spesse che il suo tempo era limitato. E c’era ancora molto che voleva fosse fatto”. La BBC  ricorda che Jobs parlò pubblicamente del suo tumore solo nel 2004, quando accettò di farsi operare. E che al suo biografo Walter Isaacson confessò che quel ritardo era stato un errore. “Avrei dovuto farlo prima”. Steve Jobs, morto lo scorso 5 ottobre a 56 anni, si era ritirato per motivi di salute solo nel gennaio di quest’anno. Su Steve Jobs in Italiani di Frontiera, una riflessione sul suo ruolo di imprenditore, in occasione della sua morte, la singolare esperienza con Jobs di Enza Sebastiani, videomaker ad Apple.

Da Olivetti ad Oracle: Giuseppe Facchetti, Giamma Clerici e il ponte Italia-Silicon Valley

  Uno di Alessandria, l’altro di Treviglio. Compagni di Università a Milano nei primi anni Ottanta, per entrambi porta d’accesso ad una straordinaria esperienza di formazione professionale in un’azienda allora d’avanguardia, Olivetti, grazie ad un docente d’eccezione che lavorava per l’azienda di Ivrea ed oggi è imprenditore a Silicon Valley. Dove tutti e due finiscono col trasferirsi. Un per un anno e mezzo, l’altro definitivamente. Giuseppe Facchetti e Giammaria Clerici sono oggi due manager di Oracle,  dove sono arrivati con percorsi diversi. Ma uno lavora a Milano, l’altro in California. Si sono ritrovati qualche anno fa su Facebook, qualche mese fa si sino incontrati a Sesto San Giovanni, Bonzio’s home. Rievocando in video la loro esperienza, nel nome di quel professore che ha ispirato non poco le loro carriere. E che  guarda caso è uno dei protagonisti di Italiani di Frontiera: Francesco Lacapra. Amico comune al quale dedicare la foto ricordo…

L’infinitamente piccolo: nanotecnologie al Berkeley Lab con Stefano Cabrini (IdF Silicon Valley Tour)

  Un ambiente suggestivo e asettico, per giovani ricercatori alle prese con l’infinitamente piccolo. Secondo video dal Berkeley Lab, in compagnia di Stefano Cabrini,  già comparso in video in un precedente post, che qui presenta il lavoro nelle nanotecnologie del laboratorio da lui diretto. La visita a Berkeley nelle settimane scorse, a conclusione del primo Italiani di Frontiera Silicom Valley Tour.

Berkeley: Stefano Cabrini, direttore delle nanotecnologie. Con qualche rimpianto per Trieste

Le porte della University of California Berkeley  si sono spalancate per Stefano Cabrini, grazie al lavoro svolto a Trieste, in un laboratorio così d’avanguardia da fare quel che Berkeley ancora progettava di avviare.  E che purtroppo con un ridimensionamento dell’Istituto Nazionale per la Fisica della Materia, accorpato al CNR, pensava di non poter fare più nelle stesse condizioni. Un’attività d’eccellenza in parte perduta, fa capire, in un campo in cui altri Paesi invece investono sempre più. Stefano, oggi  direttore di un laboratorio di nanotecnologia,  è stato guida preziosa, per l’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour, nel corso della visita all’università. In questo video racconta il lavoro svolto nei laboratori e la propria esperienza professionale. Con un pizzico di amarezza.

Berkeley, un compleanno da non dimenticare (IdF SV Tour)

      Dopo l’ennesima giornata intensa, stavolta fra i laboratori della University of California Berkeley, è spuntata pure la scritta colorata. La squadra si è ricordata che il suo capitano festeggiava gli anni e davvero sarà un compleanno da non dimenticare, foto di gruppo e poi sul pullman d’obbligo la recitazione di un “traduzione analitica” della bellissima Hotel California. In arrivo il video, per chi non conosce questa interpretazione di quella che è una metafora sull’evoluzione del rock dopo Woodstock, sarà interessante… Il giorno giusto per farlo, dopo aver passeggiato per il bellissimo campus dell’università, fra i banchetti dei diversi club e associazioni, in uno dei primi giorni di scuola dell’ateneo considerato il tempi del pensiero “Liberal” americano. Il  ritorno sul Bay Bridge con vista mozzafiato sullo skyline di San Francisco che le nubi hanno reso ancor più intrigante. Con in sottofondo “San Francisco” di Scott McKenzie. Prest online le interviste a Stefano Cabrini, professore e ricercatore, e Giovanni Barbarossa, scienziato e manager. Qui intanto la galleria fotografica con le immagini della giornata.

C’è Maria Montessori all’origine di Google ed Amazon? Brin e Page non hanno dimenticato…

E se all’origine della formazione di straordinari innovatori del web che a livello globale hanno rivoluzionato la nostra esistenza, come i fondatori di  Google e Amazon ci fosse… un’italiana nata nell’Ottocento, Maria Montessori (1870-1952), riconosciuta a livello mondiale come pioniera dell’educazione creativa e libertaria? Ne ho scritto in un articolo su CheFurturo! lo scorso maggio, in occasione del 60° della sua scomparsa. In un post estremamente interessante sul suo blog “Rethink” per Forbes, Steve Denning, autorità in campo internazionale nel campo della formazione e della conoscenza, già direttore dell’omonimo dipartimento alla Banca Mondiale e autore di un recente libro di successo (in italiano  La Guida dei Leader per un management radicale: Re-inventare il posto di lavoro per il 21 Secolo) traccia un ardito filo conduttore tra i più straordinari innovatori degli ultimi anni ed il metodo Montessori, che pone al centro il bambino come figura dotata di una creatività che spesso l’adulto ha perso comprimendola. E dunque puntando a stimolare la massima libertà espressiva dell’alunno, invece di costringerlo in regole e forme. Qualche anno fa,  in un’intervista a Barbara Walters, Sergei Brin e Larry Page, fondatori di Google, ad una domanda su quanto fosse importante per il loro successo esser figli di professori universitari di Stanford, avevano risposto che piuttosto era stata determinante l’esperienza fatta da tutti e due da bambini col metodo Montessori. Ne parlano in due video, un’intervista e  una conferenza. Al punto che il Wall Street Journal arriva a parlare di “Montessori Mafia“, intesa come cerchia d’elite che proviene da quella esperienza, e che comprende pure Jeff Bezos, fondatore di Amazon. Che nei ricordi della mamma, da bambino fu così assorbito dal metodo che gli insegnanti dovevano… sollevarlo di peso dalla seggiolina per fargli fare altro. Continuare a imparare per tutta la vita, affrontare il nuovo e ragionare fuori dagli schemi precostituiti: questi, dice Denning, sono i segreti dei grandi innovatori.  Il tipo di approccio del metodo Montessori, nel porre l’alunno al centro, ha più di cent’anni. Ma le idee sono senza tempo e quel metodo, ricorda Denning, ha dimostrato di funzionare in tutto il mondo. E il mondo alla fine sta raggiungendo quelle che erano state le intuizioni di una coraggiosa italiana, innovatrice dell’educazione, nata nell’Ottocento.   Brin e Page non l’hanno dimenticata. Il 31 agosto 2012, il logo di Google è stato modificato secondo tradizione, proprio in omaggio all’anniversario della nascita di Montessori. In linea col metodo Montessori, la Piccola Scuola Italiana di San Francisco, diretta da Valentina Imbeni intervistata in questo video da IdF.

I contenuti digitali diffusi gratis? Forse la pirateria non è sempre dannosa…

Repubblica ha rilanciato un’indagine  commissionata in Germania (qui l’originale), i cui risultati sarebbero stati tenuti segreti per le conclusioni scomode, secondo la quale la pirateria digitale non danneggerebbe ma anzi favororirebbe l’industria cinematografica. Di come la libera circolazione di contenuti protetti da copyright non vada considerata come semplice fenomeno di illegalità, pensando solo ai miliardi persi da Hollywood,  ma possa avere effetti benefici per la crescita culturale aveva parlato il guru Lawrence Liang, intervistato lo scorso anno a Milano da Italiani di Frontiera.  Individuando una carica creativa nella pirateria hi tech… continua

Frontiers of Interaction 2011 al via a Firenze, IdF in apertura parlando di alberi…

Al via a Firenze, 20 e 21 giugno, la settima edizione del bellissimo Frontiers of Interaction 2011. Percorso d’avanguardia sulle nuove frontiere dell’interazione digitale con straordinari relatori ed un pubblico di imprendtori, innovatori, studiosi e guru in arrivo da oltre 12 Paesi. Italiani di Frontiera e’ stato di scena nelle edizioni romane del 2009 (presentazione del progetto IdF) e 2010 (conferenza sul pensiero controcorrente). Non manchera’ nemmeno stavolta, con uno speech insolito in apertura… dieci minuti di divagazioni sugli alberi! Intanto o Leandro Agro’ e Matteo Penzo, grandi amici di IdF e fondatori di Frontiers, che organizzano quest’anno assieme a Marcello Merlo, in questo video raccontano spirito e contenuti della manifestazione, presentando l’edizione 2011.