“Pionieri. Esploratori. Non guardiani” IdF con Federico Faggin l’8 giugno nel paese di Leonardo, per ricordarci chi siamo

  “Ci siamo dimenticati chi siamo. Pionieri, esploratori, Non guardiani“. Le parole del protagonista del film Interstellar sembrano descrivere un Paese come il nostro, in cui oggi l’italianità aperta all’innovazione, protagonista col proprio talento in patria e nel mondo, sembra occultata nei media e social media da una costante evocazione di conflitti e paure, quasi ci fosse bisogno di muri, rivali da combattere, cambiamenti da esorcizzare per definire se stessi. Di questa “italianità” rimossa invece c’è un grande bisogno, a livello globale, di fronte a cambiamenti sempre più rapidi e una complessità che i Big Data hanno amplificato. Perchè “gli italiani hanno una capacità unica di affrontare e risolvere problemi complessi. Un dono naturale, creativo, frutto di un ricco retaggio culturale”. Ad affermarlo è Federico Faggin, tra i padri del microchip, ideatore della tecnologia touch, scienziato e imprenditore da tempo trapiantato a Silicon Valley. Proprio Faggin  il prossimo sabato 8 giugno sarà protagonista di un evento promosso da Italiani di Frontiera, con diversi partner, a Vinci, pochi chilometri da Firenze,  dal forte valore simbolico: il più importante inventore vivente nella patria di Leonardo, a 500 anni dalla scomparsa del genio toscano, per presentare la sua attesa autobiografia uscita da poche settimane, “Silicio (Mondadori), testimonial ideale di un progetto che in nome di questa italianità mira a lanciare iniziative di respiro internazionale di promozione del talento innovativo, del territorio, delle sue aziende, sviluppato grazie a una partnership con l’agenzia”da Vi Travels’” di Stefania Tielli. Un’iniziativa che avrà un Media Partner di prestigio, Startup Italia, piattaforma e magazine dell’innovazione, che pochi giorni dopo, 12 giugno, terrà a Firenze il suo Open Summit Curiosità inesauribile, straordinaria multidisciplinarietà, capacità di far tesoro del passato per “leggere” il futuro, attenzione ai risvolti etici della propria opera: gli ingredienti che Leonardo sintetizzò in modo irripetibile caratterizzano  l’apertura mentale di molti connazionali che oggi affrontano con successo la frontiera dell’innovazione, Un’identità che secondo Faggin ieri come oggi  si realizza nella capacità unica di osservare problemi complessi da angolazioni diverse, trovando soluzioni creative che hanno spesso anche un valore artistico ed estetico. Nei video qui sotto, alcune delle riflessioni che ci guideranno, in un weekend dedicato alla scoperta del talento, nei luoghi che diedero i natali al più grande dei talenti. Per ispirare e ispirarsi, per guardare al futuro con fiducia. Da pionieri, esploratori. Non guardiani.   Federico Faggin e la capacità degli italiani di affrontare la complessità (Palo Alto, marzo 2019)   Tra scienza e spiritualità: Federico Faggin e la consapevolezza della materia (presentazione  di “Silicio”, Milano Università Bicocca 6 maggio 2019)   Fabio Parodi, da Olivetti a LinkedIn: italiani a loro agio nella complessità anche quando ha le sembianze del caos (Redwood City Agosto 2017)   Renzo Piano: la cultura ci ha dato una sottile, invisibile capacità di affrontare la complessità delle cose (Vieni via con me, Raitrè 2010)      

Federico Faggin: quel dono unico degli italiani nell’affrontare la complessità

Gli italiani hanno una capacità unica di affrontare e risolvere problemi complessi. Un dono naturale, creativo, frutto di un ricco retaggio culturale. Un italiano “vede la dimensione del problema in un modo un po’ diverso rispetto ad altre culture. La vede come complessità ma anche come un aspetto umano, un aspetto di eleganza, un aspetto tecnologico, un aspetto di sistema. Generalmente questo modo di vedere la realtà porta a un’articolazione del problema che è nuova…” Tra i padri del microchip, ideatore della tecnologia touch,  Federico Faggin è il principale inventore italiano, da tempo trapiantato a Silicon Valley. Nei giorni in cui esce in Italia la sua attesa autobiografia “Silicio” (Mondadori) e mentre si celebrano i 500 anni dalla morte di Leonardo, Faggin offre una straordinaria riflessione sull’identità degli italiani. Identità che ieri come oggi  si realizza nella capacità unica di osservare problemi complessi da angolazioni diverse, trovando soluzioni creative che hanno spesso anche un valore artistico ed estetico. Una capacità che Faggin fa propria individuando un valore di espressività artistica pure nel primo microchip da lui disegnato in buona parte da solo e a mano. Uno spunto di riflessione  di straordinario valore, su un “essere italiani”  che non ha bisogno di muri, barriere, eterne rivalità di campanile o nemici da combattere per affermarsi, in una videointervista in esclusiva realizzata al terine di un Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour a Palo Alto il 23 marzo 2019, per Italiani di Frontiera  che ha in Faggin uno dei principali protagonisti e ispiratori, oltre che un prezioso amico.  

Da Bing a Broadway… Lorenzo Thione torna a Como e Milano in due grandi eventi promossi da IdF

Dopo una settimana straordinaria, con tre performance in tre giorni, martedì a Oderzo (Treviso) in un bell’evento aziendale di  Henry Glass, mercoledì alla rassegna sull’occupazione Iolavoro a Torino, al Lingotto, giovedì a Vicenza in una sala con 250 persone per la serata del Gruppo Trivellato), per Italiani di Frontiera è di nuovo conto alla rovescia… di nuovo alla ribalta, con un ospite d’eccezione, appena arrivato da San Francisco:  Lorenzo Thione,  tra i principali protagonisti di Italiani di Frontiera,  che organizza i due importanti eventi di cui sarà ospite d’onore. Lunedì 14 aprile alle 20.30 a Como nella sede di Unindustria via Raimondi 1 un incontro con gli imprenditori, martedì 15 alle 11 a Milano (Centro Culturale di Milano, via Zebedia 2, Mm Missori), per incontrare amici, innovatori e giornalisti. L’incontro con Lorenzo nel 2011 ha segnato una svolta IdF. E le sue riflessioni sullo spirito d’impresa (nei video sotto) sono state cruciali per orientare lo sviluppo del progetto. Lorenzo ha pure avuto parole di elogio per Italiani di Frontiera… La due giorni organizzata in collaborazione con Unindustria Como, Centro Culturale di Milano e Irma Bianchi Comunicazione, proporrà due  occasioni imperdibili, per sentire Lorenzo parlare del suo straordinario percorso di innovatore e imprenditore fra tecnologia, musica e arte. Una personalità eclettica capace di combinare  spirito d’impresa e spiccata sensibilità artistica. Con l’intento di creare nuove strutture di sostegno a favore di arte contemporanea, teatro, spettacolo e cultura. Il tema conduttore: realizzare prodotti, opere, servizi che possano migliorare la vita delle persone. Giovane imprenditore, 35 anni, “padre” del motore di ricerca Bing concorrente di Google,  comasco di nascita, Thione ha studiato al Politecnico a Milano, si è trasferito in America, laureandosi alla University of Texas; nel 2006 ha co-fondato e lanciato Powerset, la startup creatrice di Bing, venduta nel 2008 a Microsoft. Dal 2010 si è dedicato a nuovi stimoli sul fronte culturale, dal teatro al non profit, alla linguistica computazionale, all’online market e all’arte. Ha lanciato due società: Artify, un canale web per la promozione e diffusione di opere di arte contemporanea in edizione limitata e The Social Edge, un social media che fornisce servizi relativi alle arti e all’intrattenimento. Dal 2011 ha dato avvio alla produzione di spettacoli nell’ambito dell’intrattenimento del teatro commerciale americano e ha prodotto il musical “Allegiance”, che ha esordito con successo negli USA e oggi sta per approdare a Broadway. Il filo rosso tra progetti così diversi è “Il raccontare una storia, la cosa più vicina allo spirito imprenditoriale”, ha detto Lorenzo in una recente intervista, “Un imprenditore deve essere un grande storyteller, che prende una visione, un’idea, un sogno, un concetto e li spiega in modo entusiasmante stimolando immaginazione ed emozioni in chi lo ascolta. Ciò impatta sui risultati di un’impresa”.  

Da uno sgabuzzino a cena a casa Zuckerberg: Andrea Vaccari e Glancee, giunta al successo dopo che l’aveva raccontata a IdF

Ci eravamo conosciuti a Frontiers of Interaction nel 2009. Su quel palco io avevo presentato Italiani di Frontiera, lui la sua idea di sociologia digitale, che  l’anno dopo, sempre a Frontiers,  mi aveva spiegato in una videointervista. Un’idea che nel 2011 aveva poi trasformato in starutp. In meno di due anni, Andrea Vaccari 29 anni veronese, ha fatto un percorso straordinario. passando dal dormire in uno sgabuzzino a San Francisco a cenare a casa Zuckerberg, dopo aver lanciato una startup acquisita in poco tempo da Facebook. Prima però aveva dovuto affrontare una sfida quasi impossibile, “Davide contro Golia”, vinta dormendo in quello sgabuzzino, su quel materasso, con i piedi che sporgevano… Com’è stato possibile, Andrea Vaccari, ventinove anni veronese, intervistato da Riccardo Luna l’ha spiegato qualche giorno fa, ospite d’onore all’evento CheBanca GrandPrix Fin-Startup Program organizzato in collaborazione con Polihub e StartupItalia! Rievocando la sua avventura con Glancee. E la sua storia l’ho raccontata in un articolo per CheFuturo! online in questi giorni. Che sia Italiani di Frontiera a portar fortuna? E’ accaduto con Vincenzo Di Nicola che ha ceduto di recente ad Amazon GoPago, raccontata a IdF al suo lancio nel 2011 (e con Vincenzo ci siamo rivisti pochi giorni fa a Milano!). Era successo con Andrea Vaccari,  che nel 2010 mi aveva raccontato l’idea in embrione di sociologia digitale di Glancee, acquisita poi nel 2012 da Facebook  (anche se quel video “storico” al momento sigh è stato silenziato da YouTube, causa un sottofondo di Bob Dylan protetto da copyright…). Chissà. Ma la vera fortuna è stata aver intrapreso un percorso così Out of the Box nell’inseguire storie di talento, che gli incontri con persone che hanno fatto cose straordinarie (penso a Federico Faggin o Roberto Crea o Lorenzo Thione) sì sono fatalmente incrociati con quelli con persone che… le cose straordinarie le avevano in testa e le hanno realizzate con grande successo… dopo averle raccontate a Italiani di Frontiera!

Pancrazio Auteri, un Emmy Award per la Tecnologia a TiVo di cui è direttore

Ho ancora a casa un suo decoder TvBlob… Passato per Minerva Networks, che abbiamo visitato in ottobre durante l’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2013, oggi Pancrazio Andrea Auteri, elementari a Taormina e laurea al Politecnico di Milano, è a San Francisco Director of Product Management, Content and Metadata a TiVo,  che produce un apparecchio prezioso per consentire selezione personalizzata e registrazione di contenuti televisivi, ancora non commercializzato in Italia. In queste ore, Pancrazio si sta godendo uno straordinario riconoscimento: niente meno che un Emmy Award, l’Oscar della televisione Usa!… “Ci hanno dato il premio Emmy per la Tecnologia… per le raccomandazioni su cosa guardare e la videoregistrazione automatica… Proud of the team!”, ha scritto su Facebook… Grande Pancrazio!

Con Vittorio Viarengo (MobileIron) e Mashape full immersion nello spirito di Silicon Valley

I fuochi d’artificio per celebrare l’anniversario del Pier 39, molo turistico per eccellenza di San Francisco, con un passato legato all’immigrazione siciliana, la parata per celebrare il Columbus Day. Non poteva finire meglio, l’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2013. E l’ultimo emozionante capitolo lo scriviamo sula strada del ritorno, all’aereoporto di Francoforte in attesa del volo che ci riporterà in Italia. L’ultima giornata della full immersion nella cultura della culla mondiale dell’innovazione forse valeva da sola il costo del viaggio. A MobileIronhttp://www.mobileiron.com/ nella sede di Mountain View a poca distanza da Google, ci accoglie Vittorio Viarengo, che ha da poco lasciato VmWare, da noi visitata nei giorni scorsi. Niente da fare, Vittorio è una star. Perchè l’analisi a tutto tondo del modo di pensare e di fare impresa di Silicon Valley, Vittorio la sa fare con un piglio da mattatore, che farebbe la gioia di Jeff Cabili, incontrato a Stanford, esperto di linguaggio del corpo e comunicazione non verbale. La mimica di Vittorio è strepitosa e sa comunicare tutta la carica e l’entusiasmo necessari, per concetti innovativi. E’ lo spirito di squadra la chiave vincente, occorre saper scegliere i migliori, il vero capo deve gestire non le persone ma una visione, lasciando le persone libere di perseguire quella visione dando il meglio del proprio talento, magari per strade diverse. Ed essere mentori dei propri dipendenti significa saper imparare da loro, “Reverse Mentoring”: il capo che ascolta e impara, soprattutto dai più giovani. Domandandosi se ci sono abbastanza “persone folli” capaci di ragionare fuori dagli schemi, di spiazzare e inseguire strade nuove. E “Think Out of the Box” è una delle parole chiave di Italiani di Frontiera… Nemmeno un’ora di bus, e nel cuore di San Francisco abbiamo davvero l’occasione di mettere in pratica l’insegnamento, in una vera e propria “Hacker House”, dove lavora e vive il giovanissimo team di Mashape.  Partiti un paio d’anni fa dall’Italia poco più che ventenni, dopo aver ottenuto un primo finanziamento da tre dipendenti di YouTube, sono poi riusciti a conquistare due star della Silicon Valley come Jeff Bezos (Amazon) ed Eric Schmidt (Google). Un milione e mezzo per far crescere la loro idea, che nel frattempo si è trasformata in sofisticato marketplace per sviluppatori. Augusto Marietti, grande amico di IdF è fuori per un meeting, a fare gli onori di casa Marco Palladino, con una grinta e una carica che lascia attoniti molti di noi, persino gli imprenditori più scafati. Inseguire il successo con una startup avviata richiede di dare tutto di se stessi, anche 20 ore al giorno; pensare in grande, che significa inseguire un successo multimilionario, pianificando con attenzione e tenacia non solo il software ma pure l’incessante attività di networking. Perchè qui si incontrano le persone giuste per ottenere investimenti e occorre inseguirle incessantemente, saper essere nei posti giusti e magari evitare di fare quello che molti italiani arrivati nella Bay Area fanno, dice Marco, cioè incontrarsi soltanto fra di loro. L’ultimo giorno, niente più bus: tutti in bicicletta, su un percorso straordinario che sale sino al bellissimo Golden Gate Bridge per ridiscendere nell’incantevole Sausalito, sotto un sole che spacca, in una moltitudine turisti rilassati turisti, tra ristoranti in buona parte italiani, prima del ritorno mozzafiato in ferry, passando davanti ad Alcatraz. La sera c’è tempo per un altro incontro informale a cena con un vecchio amico di IdF, Alberto Onetti, che racconta la sua esperienza a Funambol  e con Mind The Bridge fondazione che da startup competition si è trasformata in incubatore e scuola di formazione per imprenditori che vogliono sbarcare in California. Le ore prima della partenza sono dedicate alla scoperta di angoli diversi di San Francisco. Un paio di noi alla bellissima California Academy of Sciences http://www.calacademy.org/, capolavoro di Renzo Piano, altri allo stadio per provare l’emozione di un incontro di football americano dei 49ers, altri in centro per shopping, o nel quartiere italiano, North Beach, culla di quella Beat Generation, che in qualche modo ha ispirato la controcultura che è alla base della new economy californiana. Si riparte. E forse qualcuno ripensa alla tappa più insolita di questo tour, in bicicletta al cimitero militare del Presidio, per rendere omaggio alla tomba di Carlo Camillo di Rudio, incredibile avventuriero berllunese passato dal Risorgimento al West… e sopravvissuto a Little Bighorn, che Italiani di Frontiera ha raccontato grazie all’amicizia con l’antropologo dello Smithsonian Institution Cesare Marino, tra i più grandi esperti di indiani d’America, che ha ricostruito la sua straordinaria biografia. Forse gli italiani che hanno sfidato la Frontiera del West e quelli impegnati a progettare il futuro a Silicon Valley hanno qualcosa in comune. La carica, la voglia di non accontentarsi delle consuetudini, non smettere di rischiare e scoprire. E’ quello che ci portiamo a casa, da questo fantastico viaggio. E’ quello che forse oggi più che mai l’Italia ha bisogno di riscoprire.            

Dai colossi hi tech VmWare e IBM alla presentazione… in un ristorante a San Francisco

Niente male davvero, guidare un gruppo… e sbagliare guidatore. La giornata è iniziata così, stipando il nostro pullman di bagagli per il trasferimento da Redwood City a San Francisco. Come non rendere omaggio al conducente che ha caricato qualche quintale di valige? Così propongo un bell’applauso per il nostro autista abituale Rick… solo che al volante c’è il suo socio Tony e io non me ne ero accorto. Succede, specie dormendo quattro ore per, guidare, organizzare e alla fine scrivere a notte fonda questo diario, dopo giornate di tour de force… Ma la penultima giornala dell’’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour,  promosso da Unindustria Forlì Cesena con Agenzia Viaggi Manuzzi e organizzato da La Storia nel Futuro è comunque cominciata al meglio. L’accoglienza nello strepitoso campus di VmWare a Palo alto è stata spettacolare. L’azienda è leader del settore del software di virtualizzazione, promuovendo l’innovazione semplificando le attività operative dell’IT e rendendole più competitive, virtualizzando l’infrastruttura, dal data center al cloud ai dispositivi mobili. Il campus è un insieme di giardini curatissimi, fontane e stagni con tanto di tartarughe, architettura moderna e spazi sportivi. Per gli imprenditori romagnoli che compongono la grande maggioranza della nostra squadra è un’emozione in più che a fare gli onori di casa sia Lorenzo Montesi, ingegnere di Cesena, passato dalla Normale di Pisa al Massachusetts Institute of Technology, Sloan School of Management. Lorenzo spiega come siano rapidità e sperimentazione di strade nuove le chiavi vincenti, per un’azienda che si trova spesso a percorrere sentieri inesplorati. Appena assunto non si è sentito assegnare dei compiti ma chiedere invece cosa proponesse lui di fare, per sviluppare il suo settore. “Vedo la mia carriera come un viaggio”, confessa Lorenzo, che si riconosce una propensione al cambiamento, caratteristica indispensabile nel mondo del marketing. C’è tempo per un pranzo gentilmente offerto nella bellissima mensa, fra dipendenti di ogni nazionalità, prima di ripartire con il bus per San Josè. Visto da fuori sembra un bunker militare, il quartier generale di IBM. L’ingresso è invece elegante e fa un certo effetto a tutti essere nel cuore di un’azienda leggendaria per l’hi tech. Luisa Bozano già incontrata con l’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2011 , esperta di nanontecnologie e neomamma, ci fa da guida assieme a tre studenti italiani attualmente impegnati in ricerche a IBM, spiegando come il colosso dell’informatica sia impegnato in attività d’avanguardia in campi diversi, come la produzione di wafer ultrasofisticati, in un laboratorio che abbiamo la fortuna di poter visitare. Un lavoro duro ma ricco di soddisfazioni, quello di Luisa, che amette di essere legata alla sua azienda anche per motivi affettivi,  colpita da come il suo capo, che le aveva profilato una promozione, non abbia indietreggiato nemmeno dopo che lei le aveva annuciato di aspettare un bambino. Si riparte e in serata finalmente è San Francisco. Cena in un ristorante di una meta turistica per eccellenza, il celebre molo Pier 39. Ma l’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour non si rilassa nemmeno a cena… e un vecchio amico di IdF fa il suo ingresso a sorpresa fra gli imprenditori romagnoli impegnati a spezzare chele di enormi granchi. Paolo Privitera, cofondatore con Armando Biondi di Pick1 è venuto a trovarci ed a raccontare l’improvvisa accelerazione che la sua startup, incubata da 500Startups ha avuto nelle ultime settimane. Paolo incassa di buon grado lo scherzo (lo presento come “il congnato del vincitore di TechCrunch Italia, visto che Matteo Faggin è marito di sua sorella…). Ma mentre il ristorante si svuota accetta di fare una sua presentazione e incanta tutti con la sua carica. Gli amici di Cesena fanno capannello, dal ristorante ormai ci cacciano e ancora sul Pier 39 ormai deserto, nel vento di mezzanotte, riechegginao voci italiane con accenti diversi che parlano di impresa, startup e nuovi progetti da condividere…  

Ritorno a Google con il guru Hal Varian. Poi le novità dei veterani Cosimo Spera e Fabrizio Capobianco

Palme e colori pastello fanno sempre il loro effetto, entrando nel quartier generale di Google a Mountain View, poco dopo Palo Alto…  il diario da Silicon Valley nel viaggio con i giovani imprenditori del Sud prosegue con la visita al colosso della ricerca online, con guide d’eccezione, Cosimo Spera, veterano italiano di Silicon Valley, grazie al quale abbiamo avuto la fortuna di incontrare un celebre guru suo amico: Hal Varian, professore emerito della Berkeley University, che a Google è “soltanto” il chief economic. Pochi chilometri poi per arrivare a Menlo Park. nello studio di Jeff Capaccio, fondatore di Silicon Valley Italian Executive Council. Dove Cosimo Spera illustra il suo ultimo progetto Beebell. Poi Tocca al grande Fabrizio Capobianco, presidente di Funambol raccontare la sua ultima creatura, Tok.tv… Il diario della tappa fra Mountain View e Menlo Park su StartupItalia

Massimo Banzi all’ITI Fermi Desio, giornata memorabile. E ora un progetto IdF per la Brianza…

  “Mi è piaciuto molto questo aspetto dell’ITI, dove tu in realtà quello che studi poi lo fai praticamente subito per cui c’è sempre dopo questo parallelismo fra il pensare e il fare. E questa cosa è in realtà un meccanismo che viene riproposto ed è molto importante in questo mondo dei makers”. “Rock me Right” di Susan Tedeschi a tutto volume,  si apre la tenda e… Massimo Banzi fa il suo ingresso, il sorriso un po’ imbarazzato da tanta accoglienza. Cartella a tracolla e giacca sotto braccio. Come non fosse appena arrivato da Lugano, in procinto per partire per New York. Come se fosse sceso dal pullman scolastico. Come qualche anno fa, quando il cofondatore di Arduino era uno studente dell’ITI Fermi Desio. Che due settimane fa, sabato scorso 6 aprile, l’ha accolto come una star. Una giornata memorabile, il “Banzi Day in Brianza” organizzato all’ITI Fermi Desio da Italiani di Frontiera e promosso dagli imprenditori di Obiettivo Brianza.  Idee, esempi virtuosi da imitare, spunti, ricordi, abbracci, foto ed emozioni. E un progetto che potrebbe lasciare davvero il segno in Brianza. Partendo da un monzese diventato star dell’hi tech mondiale. Con una ricetta forse buona per tutta l’Italia: far incontrare giovani innovatori ricchi di idee con imprese tradizionali ricche d’esperienza. Ai ragazzi, Massimo ha sparato con il suo stile una mitragliata di idee e ottimismo, catturando esempi virtuosi in giro per il mondo. Certo il suo di esempio vale più di mille discorsi. Ma anche con le parole Massimo se la cava alla grande. Invitando tutti a cogliere le straordinarie opportunità che il web offre oggi a chi ha idee e inventiva. “Con tutte queste informazioni accessibili gratuitamente, queste tecnologie che io posso costruire e comprendere per conto mio, realmente non ho bisogno del permesso di nessuno per fare delle cose grandi. E chi ha un’idea in testa chiaramente ha il vantaggio che può utilizzare gli strumenti di Internet per capire chi altro lo fa nel mondo, se qualcuno è interessato a quel tipo di cose se la mia idea è migliore o peggiore degli altri e può imparare tutto quello che gli serve a realizzare l’idea direttamente su Internet se magari non ha avuto la possibilità di fare una scuola che gli ha insegnato gli strumenti per poi realizzarla”. La mia cronaca della giornata in un articolo su CheFuturo!: “La ricetta di Massimo Banzi per l’Italia” . E’ stato davvero un gran lavoro di squadra. Coordinato al Fermi dalla professoressa Pola Amè, in arte signora Bonzio, diretto dalla preside Daniela Perego, così entusiasta alla fine da progettare un vero e proprio piano didattico che partirà dall’evento Banzi, con la partecipazione di studenti della scuola ai prossimi eventi Makers a Torino. Ambizioso pure il progetto che IdF vuol sviluppare con Obiettivo Brianza, cogliendo gli spunti forniti proprio da Massimo: riuscire a far incontrare visione ed energia di giovani talenti e startupper con aziende del territorio, cariche di esperienza che che hanno disperato bisogno proprio di nuove visioni e nuovi  approcci col mondo globale. E abbiamo già iniziato a lavorarci! Restate collegati…   Qui il bellissimo video sul Banzi Day realizzato per Corriere.it da Roldano Redaelli. Grazie ragazzi! L’attenzione di colleghi di stampa e web per questo evento è stata straordinaria, grazie pure a Silvia Tosetti che ha curato alla grande l’ufficio stampa. qui intanto galleria di foto in un un slideshow.    

Massimo Banzi (Arduino) torna nella scuola in Brianza in cui si è diplomato, un evento promosso da IdF

E’ nato a Monza, si è diplomato a Desio. Ma non è stato facile averlo come ospite per un giorno in Brianza. Massimo Banzi, cofondatore di Arduino, piattaforma hardware open source è oggi imprenditore di fama internazionale, vive a Lugano ma è sempre in giro per il mondo, per il suo lavoro e come speaker in eventi internazionali. Sabato 6 aprile alle 10, Banzi sarà protagonista di un incontro con gli studenti ed i professori dell’ITI Fermi, che ha frequentato e al quale deve, dice, la formazione tecnica che è stata alla base del suo successo imprenditoriale. Più tardi Banzi sarà ospite di un evento conviviale degli imprenditori di Obiettivo Brianza, guidati da Maurizio Bocchi, che hanno promosso la giornata, ideata e organizzata da Italiani di Frontiera, in collaborazione con la scuola e il Comune di Desio.  Banzi ha meritato di recente una copertina sulla rivista Wired, che lo considera testimonial ideale del movimento dei makers, che punta a rilanciare i mestieri artigianali attraverso il digitale. Anche per questo l’appuntamento del 6 aprile in Brianza, territorio di imprese artigiane e con una lunga storia rappresenta un evento speciale, per offrire spunti di ispirazione a un territorio non immune dalla crisi, che dovrà rinnovare le proprie eccellenze imprenditoriali proprio con uno spirito di condivisione. Arduino è una piattaforma hardware che consente anche ai meno esperti di programmare e modificarla, simbolo di un modello di business innovativo basato sulla condivisione. Anche per questo la rivista “Wired” ha dedicato una copertina a Banzi, considerandolo testimonial ideale del movimento dei “Makers”, che puntano sul digitale per innovare tradizionali mestieri artigianali.  Sulla rivista CheFuturo! Banzi si presenta così. “Sono un maker cresciuto giocando con i circuiti elettronici, tanto da maneggiare il mio primo saldatore all’età di 12 anni. Nel 2005 ho fondato il progetto Arduino, la scheda a microcontroller open source made in Italy che viene utilizzato dai creativi di tutto il mondo. Sono stato professore associato all’Interaction Design Institute di Ivrea, al CIID di Copenhagen. Ora insegno alla SUPSI di Lugano”. Già sono usciti i primi articoli sulla stampa, c’è grande attesa per l’evento, che proporremo anche in streaming. Tutti gli aggiornamenti sulla pagina Facebook dedicato alla giornata. Qui invece il comunicato dedicato all’evento.