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Jeff Capaccio, gruppo di talenti sparsi trasformato in squadra con Sviec

Jeff Capaccio

Italiani protagonisti da sempre a Silicon Valley. Ma in ordine sparso.
Per anni, pionieri dell’hi tech sbarcati nella Baia hanno scritto pagine importanti della rivoluzione informatica. Ma ognuno per se’, mentre altri, come i francesi, facevano gruppo, con tutti i vantaggi che comporta.
Sino a qualche anno fa, quando un avvocato, Jeff Capaccio, il piu’ italiano… degli italoamericani, ha avuto l’idea di creare il Silicon Valley Italian Executive Council.
Con Sviec, Capaccio ha cambiato l’immagine ed il peso della presenza italiana nel cuore dell’hi tech mondiale (seguito di recente dai giovani di Baia). E qui spiega come ha fatto.

ITALIANI IN ORDINE SPARSO – L’idea mi e’ venuta qualche anno fa. Come avvocato avevo tutti questi contatti, con l’Italia ed i tanti italiani di Silicon Valley. Molti si conoscevano fra loro ma non c’era nessuna aggregazione che fosse per loro un punto di riferimento. E’ se facessimo qualcosa che permettesse agli italiani di qui di incontrarsi periodicamente, scambiarsi le proprie idee e fare business assieme?
E’ stato cosi’ che ho creato il Silicon Valley Executive Italian Council, coinvolgendo subito Federico Faggin, Enzo Torresi e Pierluigi Zappacosta, Giacomo Marini e Michele Libraro.

PASSIONE POLITICA UNA TRADIZIONE – Io sono nato in America ma mi sento italiano quanto sono americano. I nonni, originari di Sestri Levante, erano venuti negli anni Venti in America, dove nacque mia mamma, tornando in Italia quando lei aveva tre anni.
Mio nonno aveva comprato dei terreni in Italia con quano aveva guadagnato nelgi usa come florirocoltore. E dopo la guerra tornarono negli Usa. Successivamente arrivo’ anche mio padre, che durante la Resistenza era stato partigiano, ed era anche finito in carcere. E la pasisone politica e’ rimasta una tradizione di famiglia.
A casa mia si parlava italiano ed i miei hanno sempre insistito per insegnarmelo, a differenza di tanti italoamericani, che ai figli hanno insegnato solo l’inglese, forse perche’ non patissero le discriminazioni che loro avevano subito.
Dopo la laurea in Scienze Politiche (Politica Internazionale) e Diritto all’Universita’di Santa Clara, ho iniziato a lavorare in studi legali ed ho continuato a occuparmi di politica. Sono stato il primo stagista alla Niaf di cui oggi sono vicepresidente, nel 1983 ero stato stagista alla Camera dei deputati, nella commissione Giustizia presieduta da Peter Rodino, deputato di origine italiana che era divenuto celebre per il rigore con cui aveva promosso l’azione contro Richard Nixon, ai tempi del Watergate. Ho fatto di tutto per restare a Washington e finiti gli studi ho lavorato per un paio di campagne elettorali di candidati democratici: Walter Mondale (vicepresidente con Jimmy Carter e sconfitto alle presidenziali da Ronald Reagan nel 1984) e Geraldine Ferraro (che correva con lui alla vicepresidenza).

CONCORRENZA ANCHE IN TRIBUNALE – Nell’87 ho iniziato la carriera legale in uno studio con una decina di avvocati, occupandomi di contenziosi civili. Si tratta di un settore strategico, nel mondo delle imprese. Con un sistema giudiziario efficace e veloce, ma molto costoso, una piccola azienda deve imparare in fretta come sopravvivere, in un mondo in cui la concorrenza si gioca anche con cause legali e magari hai di fronte un ufficio agguerritissimo di avvocati di un colosso del tuo settore.
Dal 1999 ho iniziato ad occuparmi in particolare di contenziosi che riguardavano la proprieta’ intellettuale nell’hi tech, biotecologie e venture capital, seguendo i trasferimenti tecnologici fra Italia e Silicon Valley. Intanto sono diventato consigliere di Niaf.

CONVIVI E BUSINESS – E’ stato cosi’ che ho pensato a Sviec. Non una serie di eventi ma un punto di organizzazione permanente. Abbiamo scelto di coinvolgere soltanto dirigenti e manager italiani e italoamericani di Silicon Valley, per avere un forte impatto in termini di immagine. E oggi contiamo 400 soci, fra italiani e americani di origine italiana. Cosa che consente di sviluppare il business, dalle assunzioni di personale alle joint venture ai finanziamenti, presentandosi al resto di Silicon Valley non piu’ individualmente ma come gruppo. Che rappresenta persone ai vertici aziendali, che contraddicono tanti stereotipi sugli italiani e sono creative, precise, affidabili. Si riuniscono in eventi all’insegna della tradizione italiana, ottimo cibo e ottimi vini, per ascoltare speaker di livello eccezionale. Anche per questo ad ogni evento ci ritroviamo in almeno 150…

UN PONTE CON L’ITALIA – Sviec ha contribuito a dare una forte immagine degli italiani di Silicon Valley. Ed ha permesso ad alcuni manager italiani di ritrovarsi magari dopo 20 anni in cui ognuno era andato per la sua strada… e’ successo anche a me, con Paolo Marenco, ingegnere genovese amico di gioventu’, incrociato nuovamente qualche anno fa tramite Internet. Da tempo si occupava in italia di promozione dei distretti produttivi con La Storia nel Futuro, mentre io ero diventato rappresenante degli italiani di questo “distretto”: Silicon Valley… ora Paolo e’ partner di Sviec con il Silicon Valley Study Tour, che porta ogni anno qui un gruppo di laureandi italiani selezionati, che qui incontrano diversi nostri soci, alcuni dei quali sono figure storiche dell’hi tech. Per alcuni di loro con opportunita’ per stage, tesi e anche lavoro.

DAI VETERANI ALLE NUOVE LEVE – In Italia la diffidenza, la paura di essere fregati, sembra bloccare spesso ogni iniziativa. Noi andiamo nella direzione opposta: massima apertura alle iniziative di scambio. Con gli studenti del Silicon Valley Study Tour e attraverso programmi come Best e Mind the Bridge, di cui siamo partner,, con i giovani imprenditori, ai quali favoriamo sbocchi e opportunita’ a Silicon Valley. Mettendo a disposizione delle nuove leve, contatti e servizi Sviec, grazie ai “veterani” di Silicon Valley.

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