Federico Faggin torna nella terra di Leonardo con Italiani di Frontiera

Federico Faggin torna nel paese di Leonardo per un weekend di ispirazione e innovazione da venerdì 6 a domenica 8 ottobre 2023, in un evento promosso da Italiani di Frontiera. Dopo aver firmato il primo microprocessore e creato la tecnologia touch, cambiando come nessun altro la nostra quotidianità nell’uso di nuove tecnologie, il più importante inventore italiano vivente, classe 1941, fisico, scienziato e imprenditore vicentino trapiantato in California dal 1968, premiato nel 2010 dal presidente Obama, esplora oggi una nuova frontiera fra scienza e metafisica, indagando sulla coscienza che distinguerà sempre gli esseri umani dalle macchine, sarà ospite a Vinci dov’era stato protagonista nel 2019 di  uno straordinario evento, in occasione dell’uscita del suo libro “Silicio” (Mondadori).   “Irriducibile” (Mondadori) è il titolo dell’ultima fatica dell’inventore, un riferimento all’impossibilità di “ridurre” l’essenza dell’Uomo a “macchina pensante”, sviluppo del precedente volume “Silicio”, in una visione complessa della realtà che s’intreccia alle intuizioni della fisica quantistica, definendo una nuova scienza del mondo interiore. Come nell’opera del genio rinascimentale, anche nel lavoro di Federico, principale mentore di Italiani di Frontiera che lo intervistò per la prima volta a Silicon Valley nel 2008, l’intreccio fra scienza, tecnologia e Umanesimo si abbina a un’inesauribile curiosità. In un momento in cui la Complessità sembra inestricabile e troppi cedono alla semplificazioni di Fake News e Complottismo, l’eccezionale lucidità di Federico  ci guida ora nella riscoperta della nostra essenza spirituale, di chi siamo davvero. Per questo Italiani di Frontiera ha deciso di riproporre assieme all’agenzia …da Vì Travels l’evento nella terra di Leonardo, dopo il successo dell’incontro 2019 (qui sotto un breve video di quella presentazione). Anche questa volta l’appuntamento di  Vinci non sarà semplice presentazione di un libro ma, diventerà occasione per un incontro approfondito con un autore eccezionale, ospite di una cena esclusiva venerdì 6 e protagonista sabato 7 alle 18 di un evento spettacolo con dibattito sui più recenti sviluppi del suo lavoro, tra immagini e le musiche di Alessandro Pavesi alla tastiera, nello stile di Italiani di Frontiera, in un intreccio di scienza, filosofia, arte e ispirazione. Come nell’evento 2019 che ha attirato decine di innovatori e startupper da diverse parti d’Italia, il weekend è stato progettato con un’offerta di ospitalità che permetterà di abbinare agli incontri con Faggin conoscenza della terra di Leonardo, tra bellezze storiche, artistiche e gastronomia. A cornice della due giorni, a Vinci tornerà anche con una mostra di alcune delle sue pregiate opere il liutaio Michele Sangineto, che realizzando una serie di strumenti antichi ormai scomparsi (suonati dai figli Adriano e Caterina ottimi musicisti), alcuni progettati proprio da Leonardo, come il genio di Vinci e come Faggin ha intrecciato abilità tecnologica, ricerca scientifica e curiosità inesauribile in un’operazione preziosa e inedita all’insegna dell’Umanesimo. Qui il post sull’evento Faggin a Vinci del giugno 2019.

I 50 anni del microprocessore. “Ridurre i consumi e garantire la sicurezza le sfide del futuro”, dice Federico Faggin

  Abbiamo compiuto in passato progressi incredibili, due le principali sfide per il futuro: ridurre il consumo di energia nel calcolo, garantire sicurezza nel calcolo e in tutti i tipi di elaborazione. E’ quando ha detto Federico Faggin, ospite d’onore all’evento online di IEEE Micro che nei giorni scorsi ha celebrato il cinquantenario del primo  microprocessore, in cui compare la sigla FF di Federico, che lo ha disegnato e ne è stato uno dei padri.   Qui la traduzione (intervento di Federico nel video da 25’25” a 30’40″9). “Se guardo indietro, sono incredibili i progressi che sono stati compiuti nella tecnologia, nell’architettura, nel modo di integrare funzioni. Se guardo avanti tuttavia vedo due passi importanti che si devono compiere. Uno è la riduzione del consumo di energia necessaria per fare qualsiasi tipo di calcolo. Se osserviamo il nostro cervello, usa un milione di volte meno energia di quella che usiamo per il calcolo. Così la natura ha fatto di gran lunga molto meglio e abbiamo una lunga strada da compiere per ridurre lo spreco di energia in ogni tipo di calcolo. L’altro problema che vedo è quello di una comunicazione sicura e l’elaborazione sicura, un altro compito che dobbiamo affrontare. Ma sono sicuro che la creatività che si scatenerà con questa nuova tecnologia che abbiamo oggi e che è incredibile troverà la soluzione e non vedo l’ora che ci siano altri 50 anni di incredibili progressi nei microprocessori”. In un’intervista in esclusiva per Italiani di Frontiera alla vigilia dell’uscita del suo libro “Silicio” (2019), la riflessione di Federico sulla capacità unica degli italiani di affrontare la complessità cogliendone un aspetto “di sistema”. “…Se uno guarda al layout dello Z80 per esempio, che ho fatto a mano quasi quasi tutto per due terzi e stesso uno vede una certa capacità di organizzare un sistema complesso in maniera che diventa artistico è bello da vedersi, come un pezzo d’arte al ma una sua espressività che a me è sempre piaciuta…” Qui tutti i contenuti di Italiani di Frontiera dedicati a Federico (interviste, video e l’evento speciale organizzato per lui nel 2019 a Vinci), che di questo progetto è stato il principale mentore.

“Pionieri. Esploratori. Non guardiani” IdF con Federico Faggin l’8 giugno nel paese di Leonardo, per ricordarci chi siamo

  “Ci siamo dimenticati chi siamo. Pionieri, esploratori, Non guardiani“. Le parole del protagonista del film Interstellar sembrano descrivere un Paese come il nostro, in cui oggi l’italianità aperta all’innovazione, protagonista col proprio talento in patria e nel mondo, sembra occultata nei media e social media da una costante evocazione di conflitti e paure, quasi ci fosse bisogno di muri, rivali da combattere, cambiamenti da esorcizzare per definire se stessi. Di questa “italianità” rimossa invece c’è un grande bisogno, a livello globale, di fronte a cambiamenti sempre più rapidi e una complessità che i Big Data hanno amplificato. Perchè “gli italiani hanno una capacità unica di affrontare e risolvere problemi complessi. Un dono naturale, creativo, frutto di un ricco retaggio culturale”. Ad affermarlo è Federico Faggin, tra i padri del microchip, ideatore della tecnologia touch, scienziato e imprenditore da tempo trapiantato a Silicon Valley. Proprio Faggin  il prossimo sabato 8 giugno sarà protagonista di un evento promosso da Italiani di Frontiera, con diversi partner, a Vinci, pochi chilometri da Firenze,  dal forte valore simbolico: il più importante inventore vivente nella patria di Leonardo, a 500 anni dalla scomparsa del genio toscano, per presentare la sua attesa autobiografia uscita da poche settimane, “Silicio (Mondadori), testimonial ideale di un progetto che in nome di questa italianità mira a lanciare iniziative di respiro internazionale di promozione del talento innovativo, del territorio, delle sue aziende, sviluppato grazie a una partnership con l’agenzia”da Vi Travels’” di Stefania Tielli. Un’iniziativa che avrà un Media Partner di prestigio, Startup Italia, piattaforma e magazine dell’innovazione, che pochi giorni dopo, 12 giugno, terrà a Firenze il suo Open Summit Curiosità inesauribile, straordinaria multidisciplinarietà, capacità di far tesoro del passato per “leggere” il futuro, attenzione ai risvolti etici della propria opera: gli ingredienti che Leonardo sintetizzò in modo irripetibile caratterizzano  l’apertura mentale di molti connazionali che oggi affrontano con successo la frontiera dell’innovazione, Un’identità che secondo Faggin ieri come oggi  si realizza nella capacità unica di osservare problemi complessi da angolazioni diverse, trovando soluzioni creative che hanno spesso anche un valore artistico ed estetico. Nei video qui sotto, alcune delle riflessioni che ci guideranno, in un weekend dedicato alla scoperta del talento, nei luoghi che diedero i natali al più grande dei talenti. Per ispirare e ispirarsi, per guardare al futuro con fiducia. Da pionieri, esploratori. Non guardiani.   Federico Faggin e la capacità degli italiani di affrontare la complessità (Palo Alto, marzo 2019)   Tra scienza e spiritualità: Federico Faggin e la consapevolezza della materia (presentazione  di “Silicio”, Milano Università Bicocca 6 maggio 2019)   Fabio Parodi, da Olivetti a LinkedIn: italiani a loro agio nella complessità anche quando ha le sembianze del caos (Redwood City Agosto 2017)   Renzo Piano: la cultura ci ha dato una sottile, invisibile capacità di affrontare la complessità delle cose (Vieni via con me, Raitrè 2010)      

Federico Faggin: quel dono unico degli italiani nell’affrontare la complessità

Gli italiani hanno una capacità unica di affrontare e risolvere problemi complessi. Un dono naturale, creativo, frutto di un ricco retaggio culturale. Un italiano “vede la dimensione del problema in un modo un po’ diverso rispetto ad altre culture. La vede come complessità ma anche come un aspetto umano, un aspetto di eleganza, un aspetto tecnologico, un aspetto di sistema. Generalmente questo modo di vedere la realtà porta a un’articolazione del problema che è nuova…” Tra i padri del microchip, ideatore della tecnologia touch,  Federico Faggin è il principale inventore italiano, da tempo trapiantato a Silicon Valley. Nei giorni in cui esce in Italia la sua attesa autobiografia “Silicio” (Mondadori) e mentre si celebrano i 500 anni dalla morte di Leonardo, Faggin offre una straordinaria riflessione sull’identità degli italiani. Identità che ieri come oggi  si realizza nella capacità unica di osservare problemi complessi da angolazioni diverse, trovando soluzioni creative che hanno spesso anche un valore artistico ed estetico. Una capacità che Faggin fa propria individuando un valore di espressività artistica pure nel primo microchip da lui disegnato in buona parte da solo e a mano. Uno spunto di riflessione  di straordinario valore, su un “essere italiani”  che non ha bisogno di muri, barriere, eterne rivalità di campanile o nemici da combattere per affermarsi, in una videointervista in esclusiva realizzata al terine di un Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour a Palo Alto il 23 marzo 2019, per Italiani di Frontiera  che ha in Faggin uno dei principali protagonisti e ispiratori, oltre che un prezioso amico.  

“Dobbiamo tutto agli Hippie”, un successo la prima nazionale a Vicenza. E alla fine gli elogi sul palco di Federico Faggin!

  “Ho imparato molte cose nuove guardando il tuo lavoro… quando uno è dentro, non ha la visione a 360… come può avere uno che guarda successivamente e vede connessioni che io certamente non avevo visto…” Le parole di Federico Faggin (nel video con slideshow qui sopra) il padre del microchip e della tecnologia touch, salito sul palco al mio fianco, emozionandomi non poco, alla fine della prima nazionale di “Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy“, giovedì 26 ottobre al Teatro Comunale di Vicenza, sono state il coronamento di una serata indimenticabile. L’esordio è andato oltre ogni aspettativa. Anche se lavoro con gente così brava che a volte vorrei fermarmi nella mitragliata di parole, per ascoltare meglio la musica scelta sul palco da Luca Presence Carini, guardare le immagini e le bellissime animazioni alle mie spalle frutto della creatività di Roberta Gaito e Roberta Pirrera, tutta la scena ideata e diretta con maestria alla regia da Alessio Mazzolotti.   Come sempre è la passione il vero motore, e questa avventura non sarebbe nemmeno iniziata senza la passione di Claudia Baldina e degli amici di Niuko, di Alessandro Fossato arrivato da Mestre con una folta squadra dalla sua Interlogica, le due aziende che hanno comprodotto lo spettacolo.   Collegare Hippie e New Economy poteva sembrare un’idea bizzarra a chi non conosce le radici culturali di Silicon Valley,  in realtà questo spettacolo attraverso storie e aneddoti invita a riflettere su come siano i visionari capaci di sogni all’apparenza impossibili i veri protagonisti dell’innovazione, in un intreccio fra personaggi  e idee che spera di ispirare chi deve immaginare il futuro.   Sul palco, il surf è diventato metafora del pensiero laterale, capace di scoprire percorsi inaspettati, dall’arte alla scienza, dalla cultura alla società. Un racconto spiazzante, che lungo quel filo rosso individua molti protagonisti dai nomi italiani, da Lawrence Ferlinghetti patriarca della Beat Generation a Jack Sarfatti, scienziato eccentrico che ispirò il personaggio di Doc di “Ritorno al Futuro”, dal regista Francis Ford Coppola a Mario Savio, leader universitario che all’Università di  Berkeley “innescò” la contestazione studentesca già nel 1964.   E il percorso inaspettatamente, partendo dalla California incrocia figure di grandi innovatori come il designer Ettore Sottsass, due grandi visionari che pur scomparsi alla vigilia di quella stagione ispirarono valori che ancor oggi sono le fondamenta della culla mondiale dell’innovazione: Adriano Olivetti e Maria Montessori. Sino a Federico Faggin, vicentino d’origine trapiantato dagli anni Sessanta in California, che dopo storiche invenzioni è impegnato oggi in una battaglia ideale, per contestare l’idea diffusa a Silicon Valley che le macchine diventeranno presto più intelligenti degli esseri umani, al quale è dedicata la chiusura dello spettacolo multimediale, con grafica digitale e animazioni sullo schermo, la musica selezionata dal vivo sul palco da Luca. Come nessun altro Federico ha ispirato con le sue riflessioni il mio lavoro, con Italiani di Frontiera e oggi con questo spettacolo. Per questo, la fortunata coincidenza di scoprire che in questi giorni era in Italia, invitarlo con una mail e ricevere al telefono la sua conferma nel giro di venti minuti, esordire nella sua città d’origine con lui attentissimo in una delle prime file, poi vederlo alzarsi con un’ovazione della sala e ricevere sul palco i suoi elogi e alla fine averlo assieme a tanti preziosi anici con noi pure all’aperitivo dopo lo spettacolo, con la moglie Elvia… davvero indimenticabile. Ma ora la sfida è quella di proseguire avventura, portando “Dobbiamo tutto agli Hippie” in giro per l’Italia… e perchè no? Magari pure oltreoceano… Un grazie a Marina Pezzoli amministratore delegato di Niuko, intervistata con me e Federico nel video qui sotto, realizzato dal bravo Marco Bergamaschi che ringrazio anche per le belle foto.    

Federico Faggin e il mistero della consapevolezza, che non ci farà mai diventare uguali alle macchine

Un grande piacere, aver incontrato nuovamente lo scorso luglio a Campus Party, evento a Milano Fiera, Elvia e Federico Faggin, fra i padri del microchip e della tecnologia touch, che come pochi ha contribuito con le sue straordinarie riflessioni al percorso di Italiani di Frontiera, protagonista sul palco di una straordinaria conferenza, nella sala che il giorno dopo ha ospitato uno stroryelling IdF promosso da EGEA. Qui sotto l’articolo scritto per l’occasione per Linkiesta: Federico Faggin, l’uomo che ha inventato il microchip: Non diventeremo schiavi di chi ci vuole uguali alle macchine”   Assuefatti a una cronaca che sembra tirarci sul fondo, tra una Capitale in perenne emergenza, connazionali che devastano l’ambiente appiccando fuoco o peggio ancora continuano ad assassinare donne, ha senso tentare di volare alto chiedendoci chi siamo, com’è il mondo attorno a noi? Forse sì e nei giorni scorsi c’è stata l’occasione per un pizzico d’orgoglio nazionale, perché a ispirare una riflessione “alta” sul domani è stato un italiano. Anzi l’italiano che forse più di tutti ha contribuito nel passato recente a rivoluzionare il presente e proiettarlo nel futuro, non solo nostro ma dell’umanità. Chi siamo? Non siamo macchine innanzitutto, e le macchine sempre più intelligenti che ci circondano potranno anche sostituirci in molti lavori o nei calcoli ma non saranno mai intelligenti come gli esseri umani. Com’è il mondo? Studiare il nostro rapporto con queste macchine ispira un’intuizione che dalla scienza sfiora il pensiero mistico: la consapevolezza, che ci distinguerà sempre da computer e robot, non è esclusiva della mente umana ma una misteriosa proprietà presente in natura. Come se l’energia stessa che determina la materia, tendesse misteriosamente verso questa coscienza di sé. A tenere inchiodata per oltre un’ora una platea ammirata di centinaia di giovani, sul palco Feel the Future al Campus Party in Fiera a Milano dello scorso luglio è stato un ingegnere vicentino classe 1941, con una visione in netta controtendenza rispetto al pensiero dominante in Silicon Valley, culla mondiale californiana dell’innovazione dove vive dalla fine degli anni Sessanta, che forse a lui deve pure il suo nome. Fu Federico Faggin infatti a firmare il primo microchip che ha dato il via all’era del silicio, la rivoluzione hi tech che ha cambiato le nostre vite con apparecchi sempre più piccoli, potenti e veloci. Negli anni Ottanta, fu ancora lui a progettare la prima tecnologia touch, che i giganti della telefonia per anni non capirono. E quando Steve Jobs lo incontrò, intuendo il potenziale di quella invenzione tentò di ottenerla in esclusiva, e al rifiuto di Faggin, decise che la sua azienda ne avrebbe sviluppata una simile. Quando ci riuscì, rivoluzionando in breve il mondo dei portatili, le altre aziende che non avevano capito corsero ad acquistare dall’ingegnere vicentino il touch, che oggi è parte integrante, persino invasiva, della nostra quotidianità. Quello che fu un ragazzino così dotato da costruire a 13 anni da solo un aeroplanino e farlo volare, è stato premiato dal presidente Obama con la prestigiosa National Medal of Technology and Innovation 2009, per il suo eccezionale contributo al progresso tecnologico. Da scienziato imprenditore, Faggin aveva sconfinato da tempo dalla fisica nella biologia. Ma ora la sua ricerca sembra approdare pure alla filosofia, materia di cui suo padre Giuseppe fu illustre studioso. «Volevo creare reti neurali in silicio, come un microprocessore che si crei da solo, che impari, invece di un microprocessore che si deve programmare. Mi sono chiesto: sarà possibile fare un computer consapevole? Gli scienziati pensavano che la consapevolezza fosse un fenomeno emergente dal funzionamento del cervello. Se è considerato una macchina perché non posso fare una macchina consapevole», ha ricordato Faggin. «Non ci volle molto per capire che la differenza fondamentale sta nei sentimenti, nella capacità di avere sensazioni fisiche, per esempio il colore rosso, il profumo di una rosa, il sapore del vino…». Un computer, ha spiegato, può anche arrivare a decifrare gli impulsi elettrici di un profumo e riconoscere la rosa. Ma non può e non potrà arrivare mai a cogliere il valore simbolico, la sensazione e i pensieri che quel profumo genera. «Mi sono messo a cercare di capire da dove scaturisce questa differenza: dalle equazioni della fisica? No, non ci dicono nulla dei sentimenti, ci dicono come dei simboli vengono trasformati in altri simboli, che è quello che fa il computer. Ma noi tra un simbolo e l’altro abbiamo una sensazione e questo è solo l’inizio… senza sentimenti la vita non avrebbe senso. Il computer dentro ha il buio, noi abbiamo luce, la capacità di immaginare, di creare. Noi comprendiamo il contesto nei quali i simboli si trovano e il computer non può comprenderlo questo contesto, glielo diamo noi». Faggin è convinto che questa consapevolezza sia di natura e qualità completamente diversa dalla qualità della materia, non il risultato della complessità. E il modello che sta elaborando diverge da quello della fisica standard, comincia con l’idea che l’energia che compone spazio tempo e materia, sia consapevole, riflette se stessa, possa percepire se stessa. «Io guardo a me stesso per avere un’idea di cosa sia un’esperienza interiore. Nella mia realtà ci sono due mondi collegati, due facce di una medaglia, quello interno dei sentimenti, della comprensione e quello esterno. Dov’è il mondo interno del computer? È solo esteriorità non c’è niente dentro. Nel campo della scienza nessuno ha mai studiato la natura della consapevolezza, una parola che vent’anni fa non si poteva neanche usare in accademia. I filosofi, gli psicologi la usavano, ma perché disturba l’idea che siamo materia, che siamo delle macchine. Non siamo macchine! E dobbiamo essere contenti di non esserlo. Vogliamo essere macchine? Ma siamo matti?». I fisici, lo scienziato rimprovera una «paura di Dio, delle cose mistiche: si irrigidiscono di fronte a quelle che sono invece domande assolutamente appropriate da farci: com’è che siamo consapevoli, come mai le equazioni della fisica non ci dicono il perché. E se la realtà ha una faccia interna e una esterna dobbiamo prenderne atto. Ma i fisici pensano che quella interna nasca da quella esterna

Quando Andy Grove leggenda Intel profetizzò: “Sarai un fallito” a Federico Faggin, padre del microchip… e la moglie Elvia gli rese giustizia

Ungherese classe 1936, cresciuto nella Budapest occupata dai nazisti, era emigrato negli USA per diventare una delle più importanti personalità di Silicon Valley. Andrew “Andy” Grove, ma il suo vero nome era  Andrés Graf, è morto lunedì 21 marzo 2016 all’età di 79 anni dopo una lunga battaglia con il cancro e il morbo di Parkinson. Come ricorda in un profilo a lui dedicato Forbes, , in 37 anni di carriera a Intel (presidente dal 1979, CEO dal 1987 al 1998 ma ancora presidente fino al 2005) Grove è stato negli anni Ottanta  il personaggio chiave che ha trasformato Intel da azienda di chip di memoria a produttrice di microprocessori, con un fatturato passato da 1,9 a 26 miliardi di dollari, dominando il mercato dei personal computer assieme a Microsoft. Grove era considerato un’icona a Silicon Valley e a lui, dice ancora Forbes, si sarebbe rivolto Steve Jobs per chieder consiglio nel 1997 quando dovette decidere se tornare nella Apple che aveva fondato ma dalla quale era stato cacciato. Ma Grove fu anche il manager che prese molto male la decisione di uno dei suoi ingegneri più brillanti di lasciare nel 1974 Intel, profetizzandogli un futuro fallimentare… “Cosa farai se te ne andrai da Intel?… Non lascerai nulla in eredità ai tuoi figli. Fallirai. Fallirai in ogni cosa che farai“. L’ingegnere che non si fece convincere a restare si chiama Federico Faggin, vicentino classe 1941, riconosciuto come uno dei padri del microchip, che allora dirigeva un gruppo di un’ottantina di persone, più della metà del settore Ricerca e Sviluppo di Intel ma che era intenzionato a lanciare una propria azienda, dopo aver realizzato nel 1971 per Intel il primo microprocessore al mondo: il 4004, sul quale era stampata la sua sigla, “FF”. Un’invenzione che nel 2010 gli è valsa il prestigioso riconoscimento premio consegnato da Barack Obama, la National Medal of Technology and Innovation. Forse la ricostruzione di  quello sfogo proposta da Tim Jackson in Inside Intel, Andy Grove and the Rise of the World’s Most Powerful Chip Company  è un po’ romanzata. Ma il diretto interessato ha confermato il tono di quel confronto. “Andy Grove non mi sopportava. Non credeva all’idea del microprocessore e quando fu evidente che era un successo temeva gli facessi ombra. Fu molto duro con me, mi minacciò. E così sono uscito da lì e mi sono fatto la mia azienda, Zilog“, ha ricordato Faggin in un’intervista lo scorso anno di Riccardo Luna su Repubblica, in occasione di una puntata di RNext, “The Innovation Game” su Repubblica TV, cui ho avuto l’onore di partecipare come ospite al suo fianco. “Il mio capo e Andy Grove non erano convinti affatto che quello era un progetto che valeva la pena di esser fatto, era un progetto per un cliente giapponese. Sono stato io che ho forzato la mano con il management Intel  perchè lo mettessero sul mercato generale, loro pensavano andasse bene solo per chi faceva calcolatrici da tavolo. Io ho detto no, non avevano capito e io ho insistito: questo è stato il lancio del microprocessore“. Faggin ha ricordato che Intel all’epoca era una ditta di memorie, che considerava solo  un dispositivo che permetteva di vendere più memorie il microprocessore, al quale lui invece aveva deciso di dedicare interamente la sua prima ditta, visto che ne vedeva il futuro… “Mi hanno fatto capire che mi avrebbero cancellato dalla storia. C’è voluto molto sforzo e devo ringraziare mia moglie Elvia…“, ha ricordato Faggin. Perchè merito di Elvia, che diventata giornalista si era poi dedicata alle pubbliche relazioni per le aziende del marito, è stato quello di aver raccolto interviste e una documentazione corposa, dimostratasi fondamentale, quando Intel a più riprese tentò di cancellare o sminuire il ruolo cruciale che Faggin aveva svolto per un’invenzione pietra miliare dell’industria hi tech. Un vero e proprio “tentativo di riscrivere la storia” del microchip, facendo sparire il nome di Faggin dalle comunicazioni interne e dalle dichiarazioni esterne. Sino ad arrivare ad allestire una mostra interna rievocativa in cui all’inizio Faggin non compariva nemmeno, e che definiva inventore del microchip Ted Hoff, il cui ruolo venne ridimensionato soltanto dopo le azioni intraprese da Faggin. Hoff venne allora “declassato” da inventore ad autore dell’architettura  del microprocessore 4004. Ma la foto di Faggin nel museo venne sostituita con un’immagine in cui compariva più anziano, con una didascalia nascosta da una calcolatrice, con a fianco un’immagine molto più grande di Hoff. E se Intel dovette a malincuore rivedere il ruolo di Faggin, come ricorda Angelo Gallippi in “Federico Faggin. Il padre del microprocessore” (2011, Tecniche Nuove), fu grazie ai documenti raccolti da Elvia, che negli anni svolse pure un incessante lavoro di “controinformazione” scrivendo sistematicamente  a riviste specializzate negli USA e in Italia per far correggere omissioni e versioni di comodo che il colosso USA aveva interesse a diffondere su una pagina storica per l’informatica e l’innovazione di cui il marito era stato protagonista. Qui sotto l’intervista integrale di Riccardo Luna a Faggin (con una mia osservazione sul ponte fra Italia e Silicon Valley, 27’50”, che ha dato spunto a Faggin per spiegare come il successo rapidissimo della Cina sia dovuto al contributo di quasi un milione di scienziati e manager che avevano studiato e lavorato all’estero, ai quali sono stati fatti ponti d’oro per farli tornare).   Nessuno come Federico Faggin  con le sue profonde osservazioni  sugli ostacoli culturali che frenano talento e innovazione in patria ha contribuito a orientare Italiani di Frontiera come percorso di viaggio di andata e ritorno a Silicon Valley che indaga su potenziale e barriere da abbattere in Italia. Per questo è stato un piacere e un onore posare con lui ed Elvia a Roma, con una copia del mio libro, di cui è fra i protagonisti, e una riproduzione del “suo” microprocessore, realizzato con una stampante 3D.   AGGIORNAMENTO Questo articolo è stato pubblicato anche sulla rivista online CheFuturo!, dov’è stato il più letto della settimana. In una mail dalla California, Elvia Faggin mi ha ringraziato per aver rievocato questa vicenda,  citando in occasione

IdF ospite assieme a Federico Faggin a RepubblicaTv, InnovationGame: i video di una giornata memorabile

Una giornata indimenticabile, a Roma in una scenografia unica come quella del Tempio di Adriano… a fianco di una figura leggendaria come Federico Faggin, non solo il numero uno degli italiani di Silicon Valley ma pure il protagonista per eccellenza del mio progetto, che nessuno come lui ha ispirato. La serata del 13 maggio a “The Innovation Game”, Repubblica TV, che grazie a Riccardo Luna mi ha visto ospite accanto a Faggin, è stato un susseguirsi di emozioni. E alla fine, Federico e la moglie Elvia mi hanno pure detto grazie! Ovviamente siamo noi tutti a dover ringraziare loro, per lo straordinario contributo dato al progresso ed alla crescita sociale e civile, visto che il microchip di cui Federico è uno dei padri ha cambiato la nostra vita… come ha fatto la tecnologia touch, di cui è stato uno dei pionieri. Forse quel grazie che mi ha commosso me l’hanno regalato scoprendo per la prima volta, in trasmissione, come l’incontro con loro nel 2008 sia stato davvero la base sui cui h costruito Italiani di Frontiera, un progetto che è diventato il mio lavoro. Perchè se tutti gli italiani incontrato nella Bay Area mi hanno offerto spunti per capire oltre a Silicon Valley pure l’Italia, nessuno come Federico, con una lunga straordinaria riflessione sui meccanismi culturali ai quali siamo assuefatti, mi ha aiutato a oriente IdF: un viaggio alla scoperta dell’innovazione che aiuta a capire pure cosa ostacola l’innovazione a casa nostra. E dunque sono io a dire grazie Federico, grazie Elvia.   Qui sotto il video integrale della puntata. – A 15’30” l’intervista che Riccardo mi ha fatto – A 32’00” l’intervista di Riccardo a Federico Faggin – A 60’20” mia riflessione con Faggin sul ponte di andata e ritorno con Silicon Valley, e i nostri Tour a Silicon Valley. In due spezzoni, sempre dall’intervista con Ricardo: Chi sono gli Italiani di Frontiera La mia formula dell’innovazione: ispirare i ragazzi E all fine ovviamente, consegna di una copia del mio libro a Federico, Elvia e Riccardo… con grande riconoscenza.

IdF a Mestre, dopo Valdagno e l’emozionante incontro con Federico Faggin a Roma (Repubblica Tv)

  Sono perseguitato dai vicentini!!! Solo tre giorni fa l’indimenticabile puntata di The Innovation Game condotto da Riccardo Luna in streaming su Repubblica TV, con l’onore di essere ospite assieme al leggendario Federico Faggin, vicentino, padre del microchip, che come nessuno ha ispirato il mio progetto. Ed essere persino ringraziato alla fine, da Federico e dalla moglie Elvia… beh son cose che lasciano il segno. Venerdì 15 alle 20.30, puntata nel Vicentino, a Valdagno, per presentare “Italiani di frontiera. Dal West al Web: un’avventura in Silicon Valley” (EGEA) in un evento organizzato da Guanxinet, con la partecipazione di un imprenditore innovativo come Marco Mari e un manager vecchio amico di IdF, Luca Vignaga.   E di protagonisti vicentini IdF abbonda, come ha scritto in un bellissimo articolo uscito sul Giornale di Vicenza Nicoletta Martelletto…. Ah per la cronaca è vicentino pure il grande Gian Antonio Stella che ha firmato la bellissima prefazione al mio libro. uscita pure in una pagina sul Corriere.   Dopo il passaggio a Valdagno, lunedì 18 maggio un momento particolarmente atteso, la presentazione del mio libro nella mia città natale, Mestre, in un evento organizzato da Ca’ Foscari Alumni (che nel 2013 mi aveva premiato come Cafoscarino dell’Anno!). A Mestre tornerò pure mercoledì 27 maggio, in una seconda presentazione alla Libreria Feltrinelli, a cura del bravo Paolo Francesconi, collega del Gazzettino, che ha firmato un bellissimo articolo dedicato  IdF.    

IdF protagonista a “The Innovation Game” in streaming su Repubblica.TV con il leggendario Federico Faggin!

Una giornata davvero speciale, per Italiani di Frontiera e il suo autore. Grazie a un amico prezioso come Riccardo Luna, la puntata odierna di “The Innovation Game”, il programma in streaming condotto da Riccardo e dedicato ogni mercoledì all’innovazione da Repubblica TV, che oggi mercoledì’ 13 maggio ha come ospite d’onore il numero uno degli italiani di Silicon Valley,  Federico Faggin premiato da Obama come uno dei pari del microchip, vedrà di scena pure IdF! Occasione per regalare una copia di “Italiani di frontiera. Dal West al Web: un’avventura in Silicon Valley” (EGEA) a Riccardo, che ha sostenuto come pochi questo progetto, e a Federico, che l’ha ispirato come nessun altro diventando uno dei principali protagonisti, anche del libo. Sono stati proprio gli incontri in California con Faggin a orientare IdF. Le sue straordinarie riflessioni sulle barriere culturali che il Paese dovrebbe abbattere per valorizzare i talenti, sono state cruciali trasformare un viaggio fra le eccellenze italiane a Silicon Valley in una chiave di interpretazione di potenzialità e problemi del Paese da cui sono partiti. E’ stata la lucidissima analisi di Faggin sull’assuefazione ad una conflittualità assurda che arriva a realizzarsi nella sconfitta altrui, ad esempio, a ispirare uno dei concetti divenuti parole chiave di IdF: la Sindrome del Palio di Siena (nel video qui sotto). Lo streaming su Repubblica Next stasera alle 21. Stay tuned…