IdF verso il salto di qualita’. Tra eventi, novita’, amici vecchi e nuovi ecco intanto com’e’ cresciuto nel 2010

Dopo gli auguri di buon anno con le parole di Renzo Piano, in questo post di qualche giorno fa, il 2011 si apre sotto i migliori auspici, per Italiani di Frontiera. Che ha chiuso alla grande il 2010: partnership consolidata con Oracle, che ha ospitato IdF in ben quattro eventi consecutivi tra Milano e Roma (grazie a Sergio Rossi, amministratore delegato e a tutti gli amici di IdF in Oracle!) con possibili ulteriori sviluppi. Mentre Cisco (grazie all’ad David Bevilacqua ed ai tanti amici di IdF in Cisco, a cominciare da Alberto Degradi) ha deciso addirittura di sponsorizzare IdF! Si’, il 2011 potrebbe essere l’anno del grande salto, in coincidenza con l’anniversario dei 150 anni dell’Unita’ d’Italia che fra le celebrazioni stimolera’ sicuramente una riflessione sull’identita’ degli italiani. Non  piu’ solo quelli che vivono in patria ma anche dei tanti che hanno scelto la strada dell’estero, per destinazioni ormai a poche ore di aereo dall’Italia. Un ponte, tra molte delle menti migliori del BelPaese, che intende rafforzare l’associazione ITalents che si sta costituendo in questi giorni e della quale l’autore di IdF e’ tra i soci fondatori. Ma intanto… com’e’ cresciuto Italiani di Frontiera nell’anno appena concluso? Nel video qui sopra, una carrellata tra eventi, amici vecchi e nuovi, attenzione dei media  e novita’ principali che hanno coinvolto questo progetto, all’insegna del ‘Think Out of the Box”.

Partire e poi tornare, partire per scoprire il valore dell’italianità. Le parole di Renzo Piano che hanno ispirato IdF

In Italia, i giovani devono partire ma non per disperazione, per capire il mondo. E poi tornare. Dopo aver capito qualcosa di ancora piu’ importante: se stessi. E la straordinaria ricchezza che ci da’ la nostra cultura, nel saper cogliere la complessita’ delle cose, dice Renzo Piano, in un intervento alla trasmissione Rai “Vieni via con me” che ha ispirato Italiani di Frontiera. Partire, tornare, capire il mondo e prima ancora se stessi, scoprire il valore impagabile del nostro patrimonio del passato per farci comprendere il futuro e guardare con fiducia al domani. E dunque aprirsi, gettarsi alle spalle tanti luoghi comuni, non temere di rischiare su strade nuove, inventare, sperimentare, sbagliare e riprovare. Con entusiasmo e magari spirito di squadra, forti di tanti amici con cui condividere sforzi e sogni.  

L’avventura Di Rudio raccontata al Museo del Risorgimento. E c’era pure Sergio Bonelli, papà di Tex!

Un antropologo tenace, che per vent’anni insegue col fiuto del cacciatore solitario in giro per il mondo le tracce di un patriota dimenticato. Ricostruendo meticolosamente la sua biografia, che ha dell’incredibile.  Tra l’indifferenza generale, visto che il comune della citta’ di nascita di quel patriota ci mette dieci anni soltanto a rispondere alle  segnalazioni dello studioso. Dopo un libro uscito nel 1996 che non molti hanno letto, l’incontro con un giornalista curioso, che si appassiona a quella fantastica storia. Facendone un simbolo degli Italiani di Frontiera, gente disposta a rischiare con slancio, a sfidare l’ignoto. Decidendo sei mesi fa di organizzare da Milano un evento sulla tomba di quel patriota dimenticato dalla vita straordinaria, sepolto a San Francisco. Con una nuova edizione del libro. Il primo novembre 2010 io e Cesare Marino siamo stati sulla tomba di Carlo Camillo di Rudio (foto di Phil Pasquini), nel centenario della sua morte, con la nuova edizione di “Dal Piave al Little Bighorn” pubblicata per l’occasione da Alessandro Tarantola. Il 13 dicembre 2010 al Museo del Risorgimento di Milano, via Borgonuovo 23, abbiamo raccontato la nostra avventura, ed una serie di incredibili imprevisti, contrattempi e coincidenze che hanno segnato la nostra missione. Tutti legati in modo sbalorditivo ad episodi della vita del conte bellunese che siamo andati a celebrare. Per un pubblico davvero particolare: studiosi, diversi cadetti dell’accademia militare e… il grande Sergio Bonelli, papà di Tex!

Il talento e la rivoluzione che dobbiamo fare nel mondo dell’istruzione. Un’altra conferenza da brivido di Ken Robinson al TED

Chi ha assistito ad una delle presentazioni di Italiani di Frontiera lo sa. Forse nessuno ha ispirato questo progetto alla ricerca del talento come Ken Robinson, inglese, esperto di fama mondiale nel campo dell’istruzione. Alcuni passi della sua memorabile conferenza (quattro milioni di download!) del febbraio 2006 al TED, impagabile vetrina globale di menti brillanti e motivi d’ispirazione, disponbile online,  dal titolo “La scuola uccide la creativita’?” sono parte integrante della presentazione di IdF.  Nella finestra dei video in homepage, il link alla conferenza integrale, cui si possono applicare sottotitoli in italiano. Istruzione, creativita’ e valorizzazione del talento sono temi ripresi nello straordinario discorso tenuto da Robinson al TED dello scorso febbraio, in rete da qualche mese, nella finestra di questo post. E’ sempre possibile inserire i sottotitoli. La conclusione e’ da brivido, affidata ai versi di William Butler Yeats…

IdF a Mind The Bridge 2010, jet lag e chiacchierata con Massimo Sgrelli

A volte il jet lag fa strani scherzi. Come si comporta sul palco di un evento un tipo ancora sotto l’effetto fuso (in tutti i sensi) per il ritorno 24 ore prima dalla California, dopo l’evento di Rudio a San Francisco? In modo un po’ bislacco ma non malaccio, dopo tutto, per far capire alla platea di innovatori che per costruire il futuro e cambiare stereotipi consolidati, non si può parlare solo di impresa e hi tech in un microcosmo illuminato, occorre una battaglia culturale che coinvolga molte più persone. Da combattere con armi… non convenzionali, muovendosi “Out of the Box”, fuori dagli schemi. Ne esce una divagazione eccentrica e una gran bella chiacchierata con Massimo Sgrelli, imprenditore di Wave Group che si prepara allo sbarco in California. E che nei prossimi giorni si presenterà con un video in esclusiva su Italiani di Frontiera. L’evento di questo video è il Mind The Bridge 2010 nella sede del Corriere della Sera, (qui il canale YouTube dell’evento) avamposto così avanzato che la squadra di tecnici della sala, superato il panico iniziale, è riuscita persino a compiere quella che all’inizio aveva definito una Mission Impossible: collegare in pochi minuti un Mac sul podio al proiettore! Fantastic! Grazie come sempre a tutti gli amici di MtB,  Alberto Onetti, Marco Marinucci (ha confessato d’aver colpevolmente perso l’imperdibile coppia Bonzio-Sgrelli… perdonato, se ti penti, perdonato), ed il loro team di giovani pronti a tutto.

Il conte di Rudio sullo schermo, nel film di Martone sul Risorgimento!

      Lucilla Giagnoni, amica di IdF e brava attrice (anche al fianco di Laura Curino in uno degli spettacoli sugli Olivetti che stanno tornando sulle scene) me l’aveva detto, ascoltando la storia di Carlo Camillo di Rudio: ma parti di questa biografia ci sono nel film di Martone! Cosi’ nel fine settimana ho finalmente visto “Noi credevamo“, un affresco di oltre tre ore per raccontare la storia del Risorgimento vista attraverso le figure di tre personaggi minori, ai quali vengono pero’ attribuiti episodi storici realmente accaduti. Beh, dopo esser stato sulla tomba del conte bellunese a San Francisco, l’emozione e’ stata grande, nel ritrovarlo sullo schermo. Perche’ Carlo Rudio compare tra i personaggi, visto che viene ricostruito dettagliatamente tutto l’episodio dell’attentato a Napoleone III a Parigi ordito di Felice Orsini, cui di Rudio partecipo’, scampando in extremis alla ghigliottina, cui fu invece condannato lo stesso Orsini assieme ad Andrea Pieri, che nel film e’ sostituito da un personaggio di fantasia. A interpretare di Rudio sullo schermo (nella foto) e’ Stefano Cassetti, attore bresciano. E qui la serie di coincidenze legate alla vita del conte coincise con episodi personali si arricchisce. Stefano infatti ha esordito al cinema con grande successo interpretando Roberto Succo, psicopatico serial killer di Mestre che divenne un’icona del male in Francia, prima di morire suicida, nell’omonimo film di Cedric Khan. I delitti di Succo furono l’ultimo caso di cui scrisse mio padre Gibo, poco prima di morire, nel 1981. Lo ricorda mio fratello Giampaolo, rievocando la figura di nostro padre nel sul bel libro “Scusate sono un timido”  (Marsilio). Di cui ho scritto l’introduzione. Proprio come con “Dal Piave al Little Bighorn”, biografia di di Rudio di Cesare Marino…

Federico Faggin: il video del premio da Obama, in tv l’intervista in esclusiva per IdF

Federico Faggin, decano degli Italiani di Frontiera e  Top Friend di IdF (grazie per gli incoraggiamenti e le parole di apprezzamento Federico!) e’ stato premiato nelle settimane scorse dal presidente Usa Barack Obama per l’eccezionale contributo come scienziato, come uno die padri del microchip, assieme ai suoi ex colleghi di Intel. Antenna Tre Nord Est giovedi’ scorso ha dedicato la puntata della trasmissione “Versus” al tema della fuga dei cervelli, ospitando il sottoscritto e montando per l’occasione un video inedito, con le immagini, dal sito della Casa Bianca, della premiazione di Faggin, ed estratti dell’intervista in esclusiva a Faggin fatta da IdF in occasione dell’avventura in California.

Di Rudio Day memories. Forse davvero lo spirito del conte ci ha accompagnati… a San Francisco e ritorno

Mettersi in testa di andare a celebrare uno sconosciuto oltreoceano, organizzare tutto grazie a qualche amico abbastanza folle dall’esser catturato dall’idea. Riuscirci, poi tornare dopo un’avventura entusiasmante e una faticaccia, un anno fa, con la sensazione che forse lo spirito di quello sconosciuto ci abbia accompagnato. Perche’ davvero ne sono successe troppe… Sin dalla partenza, con  Cesare Marino, antropologo dello Smithsonian Institution, che ha dedicato tutta la sua vita agli indiani, ricostruendo con ricerche durate vent’anni la vita incredibile di quello sconosciuto. Franco, il tassista che ci viene a prendere prima delle 6 di mattina per portarci a Linate, e’ un arcere provetto (con figli rugbisti…). Ci mettiamo 30 ore invece di 15 per arrivare a San Francisco  e tutti gli imprevisti sono stati in un modo o nell’altro legati a episodi della vita di quell’italiano di cui andavamo a celebrare il centenario della morte, Carlo Camillo di Rudio (1832-1910), “Forrest Gump dell’Ottocento” protagonista del Risorgimento, poi emigrato e sopravvissuto a Little Bighorn. Non si passa da Parigi, dove il conte fu condannato alla ghigliottina per l’attentato a Napoleone III, dobbiamo andare invece via Roma (dove il conte combatte’ con Garibaldi) e New York (dove sbarco’ da immigrato con documenti falsi perche’ ricercato in mezza Europa). Solo in extremis troviamo un volo per San Francisco, che a meta’ strada dirotta su Minneapolis per… malore del secondo pilota, passando cosi’ vicino a Sioux City (e il conte i Sioux se li trovo’ davanti a Little Bighorn…). Arrivando alle 3 di mattina a San Francisco all’hotel Castle Inn, dove al reception e’ chiusa sino alle 7!  E senza il bagaglio di Cesare, smarrito. Che arriva due giorni dopo… da Francoforte! Dalla Germania? Possibile? Cesare controlla nel suo libro che siamo andati a presentare (“Dal Piave al Little Bighorn”, Alessandro Tarantola editore): di Rudio sbarco’ in America spacciandosi per tedesco, visto che era ricercato! Non bastasse, pochi giorni dopo Cesare contatta l’unico discendente del fratello del conte. Abita In Inghilterra a Nottingham, il suo indirizzo: Castle close!!! Ma Cesare ne ha individuate molte altre, di coincidenze… Ma forse, lo spirito del conte ci ha seguito anche in Italia. Pochi giorni dopo il ritorno, dopo una presentazione di Italiani di Frontiera nella sede romana di Oracle, mi sono imbarcato a Fiumicino con Sergio Rossi, nuovo amico di IdF e all’epoca amministratore delegato della società (che ha ospitato Italiani di Frontiera in ben quattro eventi fra Milano e Roma, thanks a Simone Pugiotto, Eva Mengoli e Valentina Falcioni!). Al controllo bagagli, fanno per due volte il check al mio zaino e mi chiedono se ho un coltellino. No di sicuro, rispondo. Ma dal mio fidato zaino Mary Poppins a 50 tasche,  esce invece il coltellino svizzero che evidentemente era li’ dalle vacanze estive! Resto di sasso: come e’ possibile? Ha appena passato due controlli a New York e uno a San Francisco, dove ti fan togliere scarpe e cintura, e nessuno l’ha visto? Troppo strano. Chiamo subito Cesare, parola chiave “coltello nascosto”. Ci mette 30 secondi a trovare il nesso col conte. Che nelle sue memorie, dice, aveva ironizzato sulla polizia francese che l’aveva arrestato dopo l’attentato a Napoleone III e perquisito, senza riuscire a trovare pero’… il coltello che nascondeva nel doppio fondo della borsa! Insomma, ci siamo trovati sulla sua tomba, il primo novembre 2010, davanti al Golden Gate in un’incredibile pomeriggio di sole, riflessi via via sempre piu’ dorati ed emozioni che non dimenticheremo mai piu’. Con il console italiano Fabrizio Marcelli, davvero la persona giusta al posto giusto (grazie Fabrizio!), bandiera e corona di fiori, un amico, Phil Pasquini (lui e la moglie Elaine son gli autori del bellissimo slideshow qui sopra), cosi’ matto da aver organizzato tutto molto meglio di quanto si potesse sperare, con programma della cerimonia stampato e portando un amico musicista, il jazzista David Hardiman, che davanti alla tromba, con le note del Silenzio (Taps in inglese) e di Stars and Stripes, ci ha fatto accaponare la pelle. Un’atmosfera surreale, fuori dal mondo, rievocata in questo post precedente. E alla fine, il rituale col fumo di Cesare, che riappacifica lo spirito del conte patriota con gli indiani che ha combattuto. Due minuti intensissimi, cui partecipiamo io, Nicolo’ Manerbi bravo fotogiornalista a San Francisco e Franco Folini, manager di Novedge e grande amico di IdF, che ha avuto il merito di convincere gli altri amici della Business Association Italy America che valeva la pena di sostenere questa nostra avventura, anche se non riguardava esplicitamente imprese o innovazione hi tech. Grazie ragazzi, sono piu’ che mai convinto che per aprire la strada  a innovazione e modi di pensare il futuro, occorra combattere una battaglia culturale. E magari imbarcarsi in avventure balenghe come questa. Poche ore dopo la cerimonia, San Francisco esplode di gioia per la vittoria dei Giants, dopo 56 anni, nel campionato di baseball. Sembra che il sindaco Gavin Newsom abbia detto che la squadra vincente e’ quella “Committed, not interested”, coinvolta, impegnata, non interessata. Parole in sintonia con le imprese del conte, che sfido’ cento volte la morte sempre per una causa comune, mai per interesse personale. E forse anche con la nostra piccola impresa, di venire qui a spese nostre e con una mole di lavoro non indifferente, per celebrare uno sconosciuto che lo meritava. Il cartello portato sulla tomba dal consolato, col patronato del Presidente della Repubblica, ci fa sentire un po’ pionieri, con questo che e’ stato un prologo delle celebrazioni nel 2011 del 150 anni dell’Unita’ d’Italia. Lo ha capito molto bene Gianluca Corinaldesi, che su Examiner.com ci ha dedicato un bellissimo articolo e un’intervista video. Come avevano fatto il bel portale di giovani italiani a New York, Nuok (grazie ad Alice Avallone)  America Oggi (grazie a Nicolo’ d’Aquino),  LibriBlog.com (grazie ad Antonella Appiano),   Il Giornale addirittura con due articoli, uno di Francesca Ame’ , l’altro online di Enrico Silvestri, oltre al Gazzettino di Belluno (grazie a Gianluca Salvagno!) e Corriere delle Alpi. Un lancio prezioso anche da AdnKronos (grazie Federico Luperi!), che

Sulla tomba del bellunese di Little Bighorn, un anno fa emozioni indimenticabili e incredibili coincidenze

Un sole incredibile, vento quanto basta per far danzare la bandiera, poche sentite parole dalle persone giuste. Poi fiori e due assoli di tromba da far accapponare la pelle. Un anno fa, primo novembre 2010, con una luce irreale, eravamo nel cimitero militare di San Francisco, per celebrare il centenario della morte di Carlo Camillo di Rudio, “Forrest Gump dell’800” sopravvissuto a Little Bighorn. Con Cesare Marino, amico antropologo allo Smitshonian Institutione biografo del conte, il console Fabrizio Marcelli, un manipolo di amici fra cui Phil Pasquini, Franco Folini, Nicolò Minerbi. Giornata incredibile, emozionante, conclusa con… un’esplosione di gioia per la città: quello stessogiorno dopo 56 anni i Giants hanno vinto il campionato di baseball! Ma per quanto incredibile possa sembrare, fra cento coincidenze ed episodi inspegabili, lo spirito del conte sembra averci accompagnato. No, non la dimenticheremo più la giornata del centenario, in omaggio ad un personaggio divenuto un po’ un simbolo per questo progetto. Un evento interamente ideato e organizzato da Italiani di Frontiera, realizzto grazie a preziosi amici. Phil Pasquini a fare gli onori, il console Fabrizio Marcelli, poi il sottoscritto e alla fine Cesare Marino, per ricordare un patriota avventuroso. Che oltre ad essere sopravvissuto in situazioni incredibili, ha sempre, sempre lottato per una causa comune, mai per interesse personale. Alla fine le note della tromba di David Hardiman, brividi nel silenzio del cimitero militare del Presidio. Cesare è convinto di esser stato “scelto” dal conte morto 101 anni fa come suo biografo. Forse si e’ sentito in colpa per aver combattuto gli indiani finendo a Little Bighorn, dopo aver passato una vita a combattere per cause libertarie. Forse per questo ha scelto che a raccontare la sua storia, dice, sia un amico degli indiani, che i suoi nemici di un tempo li ha studiati a fondo, oltre che amati. Finisce in un clima irreale. Con Cesare a lanciare richiami col fischio. E gli uccelli, sino ad allora in silenzio, da un albero davanti alla tomba rispondono. Cesare inscena poi a sorpresa un piccolo rituale con il fumo coinvolgendo Franco Folini della Business Association Italy America, Top Friend di IdF, Nicolo’ Minerbi giornalista a San Francisco e il sottoscritto (chi mi conosce non ci credera’: ho fatto la prima tirata in vita mia), che, dice, “chiude il cerchio” riappacifica il conte con i nativi americani. Finisce col vento e il sole e il silenzio. Poi alla sera la citta’ impazzisce di gioia per la vittoria dei Giants nelle World Series di baseball. I loro colori? Arancione e nero, quelli di IdF… Un’euforica ressa in Polk street, quasi davanti al nostro hotel, noi ci finiamo in mezzo tra svariate piogge di birra. Finisce con un video che ha catturato momenti salienti e indimenticabili. Che lo confesso, rivedendolo il giorno dopo mi ha fatto piangere dall’emozione. Ma cosa abbiamo messo in piedi, così da soli dall’altra parte dell’oceano?

Di Rudio Day, a San Francisco le riflessioni di Cesare Marino all’alba del grande giorno

Sveglia prima delle sei, e’ il Di Rudio Day, centenario della morte del conte bellunese. Alle 3.15 Phil Pasquini “The Great” passa a prenderci, saremo al cimitero militare davanti al Golden Gate Bridge in quindici minuti. E’ una giornata strepitosa di sole (si’ lo so che in Italia non e’ proprio cosi’ ma pure qui e’ insolito per novembre). Cesare Marino, e’ crollato prima delle 22 dopo tour de force a piedi per la citta’, con incontro di cui e’ rimasto entusiasta con giovani imprenditori italiani che gli hanno schiuso un mondo che non conosceva, poi cena pakistana in zona Valencia con Sabrina Bellotti, Top Friend di IdF qui. Si sveglia prima delle sei. Si stiracchia, si stropiccia gli occhi e poi… chi lo ferma piu’? Intanto AdnKronos ha fatto un lancio anche nel notiziario internazionale sull’evento! Ok, tra un po’ si parte.