IdF in California: Valentina Imbeni e la Piccola Scuola Italiana di San Francisco

Gli auguri di Buona Pasqua da Italiani di Frontiera hanno il sorriso di Valentina Imbeni, direttrice della Piccola Scuola Italiana a San Francisco. Un gioiello di cui andare orgogliosi, che abbina al valore della cultura italiana, in particolare la straordinaria tradizione degli asili di Reggio Emilia, considerati i migliori del mondo, la capacita’ tutta americana di perseguire e realizzare un sogno. Che nel caso della Piccola Scuola, spiega Valentina, si e’ concretizzato… in tre mesi! Grazie all’impegno di un gruppo di famiglie, che hanno fortemente voluto questa scuola. Per dirigere la scuola, Valentina, che e’ bioingegnere esperta di studio dei materiali, ha lasciato il prestigioso Lawrence Berkeley National Laboratory dell’omonima universita’ californiana, dove aveva lavorato dopo gli studi negli atenei di Bologna e Cambridge, dedicandosi con passione contagiosa al nuovo ruolo di educatrice. L’incontro con Valentina alla Piccola Scuola lo scorso novembre, nei giorni dell’evento organizzato a San Francisco da Italiani di Frontiera per il centenario della morte di Carlo Camillo di Rudio, “Forrest Gump dell’800” e ormai figura simbolo di questo progetto, sepolto davanti al Golden Gate.  Assieme a Cesare Marino, biografo del conte (autore di “Dal Piave al Little Bighorn”, Alessandro Tarantola editore), che ha colto l’occasione per raccontare ai bambini della Piccola Scuola alcune delle fantastiche storie di italiani nel West, fra gli indiani, scoperte con il suo trentennale lavoro di antropologo alla Smithsonian Institution. Un grazie particolare a Phil ed Elaine Pasquini, che da bravi fotografi e grandi amici di Idf a San Francisco  hanno collaborato in modo straordinario a tutti gli eventi. Ed al Console Generale d’Italia a San Francisco Fabrizio Marcelli, anche lui prezioso amico di IdF, che ha sostenuto con determinazione il progetto della Piccola Scuola e tutte le iniziative di Italiani di Frontiera a San Francisco.

IdF al Festival del Giornalismo di Perugia, per presentare ITalents

Partire… restare… oppure partire e tornare… per incazzarsi? Ho usato queste parole, partecipando lo scorso fine settimana al Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia alla presentazione della nuova associazione ITalents di cui sono uno dei soci fondatori. L’obbiettivo e’ ambizioso: trasformare grazie alla Rete la fuga in circolazione di talenti. Perche’ chi e’ all’estero si senta meno isolato e chi e’ rimasto in patria…. si senta meno sfigato. Perche’ lo scambio di conoscenze, energia ed opportunita’ deve dare una carica in piu’ a chi in Italia non si e’ rassegnato allo sperpero del patrimonio intellettuale ed alla mortificazione del merito. La reazione ed i commenti dello straordinario pubblico di Perugia, giovani in gamba, pieni d’entusiasmo e per nulla rassegnati, ci ha addirittura impressionato. Abbiamo toccato un tasto delicato, proponendo qualcosa di cui c’e’ enorme bisogno. E ora le aspettative sono cresciute. Nel video, una sintesi della presentazione. Let’s go, ITalents!

Nasce ITalents, rete per trasformare la “fuga” in “circolazione” dei talenti

Trasformare la “fuga” in “circolazione” dei talenti. Presentazione ufficiale al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia di ITalents, associazione che si ripropone di stabilire un ponte fra talenti espatriati e quelli che sono in Italia. Scommettendo sull’idea di “identita’ diffusa” tra chi sa guardare al futuro, per rinnovare con slancio il Paese

Dal successo di Bing ad un musical a Broadway. Lorenzo Thione: ecco cosa ho imparato di me stesso

Forse ha messo a segno il colpo più clamoroso, tra i tanti giovani italiani che hanno fatto fortuna all’estero. Ma da tempo ormai si sta cimentando in un campo del tutto nuovo. Non più la tecnologia a Silicon Valley ma… il musical, a Broadway! Il sito è appena stato lanciato: Allegiance è una grande produzione di Broadway avviata già da tempo, un musical che nelle previsioni esordirà sulle scene il prossimo anno. Eppure Lorenzo Thione, comasco cresciuto a Milano e trapiantato negli Usa da una dozzina d’anni, proprio  non ci pensa a raccontare come ha fatto. Come ha fatto ad elaborare un sistema alla base del motore di ricerca Bing, acquistato da Microsoft per 100 milioni di dollari… No, preferisce parlare di quel che strada facendo ha imparato, nel diventare imprenditore ma soprattutto di se stesso. Nel video qui sotto, Lorenzo parla invece a fondo del musical. Ma anche di come un filo di talento e di spirito imprenditoriale leghi queste due sue esperienze così diverse: software e musica. In coda forse lo spunto più interessante: nel musical come in una nuova impresa, non conta tanto l’idea iniziale quanto il saperla modificare e adattare, cambiarla in corsa, imparando di continuo cose nuove. Una riflessione straordinaria, da non perdere. Una lezione di vita, pochi minuti densi  di spunti. Un incontro in un (rumorosissimo) bar di Milano, all’indomani della chiacchierata fatta all’evento “Ma dobbiamo andarcene tutti?” organizzato in Assolombarda dal Gruppo Giovani Imprenditori che ha visto di scena pure una presentazione di Italiani di Frontiera (grazie ad Alvise Biffi ed Almir Ambeskovic per l’invito). Da notare la finezza della regia, che per movimentare il video ha sapientemente combinato all’intervista, l’allestimento sullo sfondo… della vetrina di Pasqua! Per finire, il giudizio di Lorenzo su Italiani di Frontiera. Un commento davvero generoso. Grazie Lorenzo!

“Steve Jobs. L’uomo che ha inventato il futuro”: così Jay Elliot ha presentato a IdF il suo libro

Di libri su Steve Jobs ne sono usciti tanti. Il suo pero’, dice, ha il merito di esser futto non di un’inchiesta a distanza ma di una lunga esperienza diretta, per anni al fianco di quello che ritiene il modello di leader per le nuove generazioni. Parola di Jay Elliot, californiano, gia’ Senior Vice President di Apple, in Italia la primavera scorsa per presentare il suo “Steve Jobs. L’uomo che ha inventato il futuro” (Hoepli). A Milano, dopo un affollato incontro con gli studenti in Bocconi e una presentazione alla Fnac, Elliot si era concesso per un’intervista in esclusiva a Italiani di Frontiera nella sede di Hoepli. Per parlare dei segreti del marketing di Jobs, di cosa della sua immagine pubblica corrisponda alla realta’ e cosa no, della sua prima impressione quando conobbe quel ragazzino che pensava di saperla lunga ed aveva molte idee simili alle sue in materia di personal computer. Infine, della Apple di domani, dopo Jobs. E  di giovani, innovazione e futuro. Una riflessione sul dopo Jobs ancor più preziosa oggi, a pochi giorni dalla scomparsa del fondatore di Apple.

Amici di IdF, il guru Donald Norman a Milano svela come affrontare la complessita’

La complessita’ del mondo che ci circonda non e’ una novita’ ma una realta’ sempre piu’ articolata. Dobbiamo imparare a conviverci e la tecnologia puo’ aiutarci, a patto che chi la progetta sappia vincere la sfida della semplificazione e non finisca invece col creare confusione. Donald Norman, veterano dell’ingeneria elettronica da anni esplora il campo dell’esame psicologico del nostro rapporto con la tecnologia. Protagonista ieri sera a Meet The Media Guru a Milano, alla Mediateca di Santa Teresa, spazio ormai sempre piu’ angusto per eventi di tale richiamo per gli appassionati in arrivo da mezz’Italia, Norman ha parlato dei temi del suo ultimo libro, “Vivere con la complessita’” pubblicato da Pearson. Italiani di Frontiera l’ha incontrato poco prima della conferenza. Grazie a Maria Grazia Mattei animatrice del’evento, agli amici di MGM Digital Communication che lo organizzano ed a Pearson per la preziosa opportunita’. Domani giovedi’ Norman sara’ di scena ad un evento organizzato dal Centro Formazione Management del Terziario nella sala della Feltrinelli alla Stazione Centrale, dedicato proprio al tema degli strumenti con cui affrontare la complessita’ e che vedra’ tra i protagonisti anche Italiani di Frontiera.

Essere italiani: cosa ho imparato da IdF, oggi che l’Italia compie 150 anni

Tre anni fa, in una casa con giardino a Palo Alto in cui sono ripassato di recente, preparavo un post per un blog lanciato da poco, dopo le prime interviste a italiani di Silicon Valley dove stavo da meno di due mesi e sarei rimasto per altri quattro. Quel post non riguardava imprenditori ma un protagonista del Risorgimento quasi sconosciuto, Carlo Camillo di Rudio,  conte bellunese diventato poi una figura centrale di questo progetto, visto che Italiani di Frontiera, assieme a Cesare Marino, biografo del conte, lo scorso primo novembre ha ideato, promosso e realizzato con preziosi amici le celebrazioni per il centenario della sua morte a San Francisco, dove e’ sepolto, originale prologo alle celebrazioni di quest’anno, che culminano nella ricorrenza odierna del 150 anni dell’unita’ d’Italia. Fuggito dalla Cajenna, a meta’ di una vita incredibilmente avventurosa, alla vigilia di quel 1861 di Rudio si era visto negare la possibilita’ di tornare in patria. Troppo scomodo per il regno, quel patriota repubblicano irriducibile che aveva piu’ volte dimostrato di esser pronto a tutto. Per questo aveva preso la via dell’America. Beh, oggi nell’anniversario dei 150 anni dell’Unita’ d’Italia e’ il caso di partire da lui per una riflessione sull’essere italiani, dopo tre anni dedicati a Italiani di Frontiera, che oltre ad avermi cambiato modo di pensare e di considerare il mestiere di giornalista, sta cambiando pure la mia vita ed il mio lavoro. E mi ha ripagato con incontri straordinari. Carica e slancio patriottico di un personaggio dell’Ottocento sono forse la prima lezione, nel cercare di ripensare oggi l’italianita’. Una frontiera fisica, quella di territori ignori, quella che sfido’ invece Giacomo Costantino Beltrami, esploratore bergamasco che risali’ il Mississipi sospinto da una forte carica ideale, quasi una crisi esistenziale. Mentre Amadeo Peter Giannini sfido’ un’altro genere di barriera, quella delle consuetudini, rivoluzionando il mondo del credito, da vero banchiere rivoluzionario capace di lasciare un segno profondo nella storia prima di San Francisco, poi addirittura degli Stati Uniti. Fu lui a fornire i primi prestiti a Hewlett e Packard che in un garare di Palo Alto gettarono le basi del modello Silicon Valley e dunque dell’innovazione moderna. E l’incontro con protagonisti italiani di Silicon Valley ha dato un contributo fondamentale a IdF. A cominciare  da quello con Roberto Crea, fra i padri dell’insulina sintetica: la sua straordinaria esperienza di scienziato ma anche il la genuinita’ con cui ha ricordato la sua scoperta  di un mondo nuovo, quella californiano della ricerca, all’insegna di un’informalita’ che lo aveva spiazzato, e nel quale riusci’ in pochissimo tempo a conseguire risultati straordinari. Forse nessuno come Federico Faggin, tra i padri del microchip premiato di recente dal presidente Obama, ha saputo esaminare a fondo con IdF i meccanismi culturali dell’Italia che ha lasciato a fine anni Sessanta e che penalizzano un Paese che pure continua a sfornare talenti. Enzo Torresi

IdF, le radici. A Mestre una corte dedicata a Gibo, grande cronista. Mio padre

Cosa c’entra una bella pizzetta restaurata a pochi chilometri da Venezia con Italiani di Frontiera? Certo, corte Bonzio a Mestre, mia citta’ natale, e’ dedicata alla memoria di Giovanni “Gibo”, grande cronista, mio padre. Morto nel 1981, l’anno in cui io sono diventato giornalista, senza aver mai visto un computer in redazione. Per qualche anno ancora resistettero le leggendarie Olivetti, macchine da scrivere monumentali quelle in ufficio, un gioiello di leggerezza e design la “Lettera 22” che ancora ho a casa. L’odore del piombo caldo e dell’inchiostro tra le linotype della tipografia, prima della fotocomposizione, e’ un ricordo evocativo. Ma prima ancora, lo erano i nomi di citta’ misteriose, “Otranto, Zara, Domodossola…” che mio papa’ pronunciava velocissimo nello spelling dei nomi al telefono, dettando da casa i suoi pezzi ai dimafonisti. Giornalismo dei bei tempi andati, quello che consumava le scarpe si marciapiedi ed era meno frenetico e approssimativo di quello di oggi? Mica tanto, aveva detto Gian Antonio Stella, firma del Corriere, al convegno in memoria di Gibo dieci anni fa. Quello poteva essere un giornalismo ancora piu’ conformista e ottuso, capace di ignorare per convenienze politiche drammi storici, come l’esodo dei profughi istriani. O di aprire una pagina con gli appuntamenti dell’onorevole Bisaglia… La differenza

IdF alla Social Media Week a Roma, l’intervista di Alessio Garbin

Trasferta a Roma la settimana scorsa per Italiani di Frontiera, ospite di due eventi alla Social Media Week. Ecco l’intervista di Alessio Garbin, dopo la conferenza di IdF ospite all’incontro organizzato da Giorgia Petrini. Che ha avuto un pubblico di amici d’eccezione. Da Fabrizio Capobianco presidente di Funambol e amico di IdF della prima ora a Piero Di Pasquale, gia’ vicedirettore Rai e ora promotore di un ambizioso progetto internazionale con Italian Multimedia Group, da Maria Moreni presidente di Physeon, associazione impegnata nel campo dell’economia etica e socialmente responsabile, prossima partner di IdF, a Giancarlo Migliori, ideatore di MrGoodIdea, societa’ che si occupa di valorizzare idee e talenti per trasformarli in business. Che amici ha IdF…

Amici di IdF, il guru Peter Brantley e la rivoluzione digitale nelle biblioteche

Siamo in uno dei momenti più straordinari della storia, qualcosa che si potrebbe definire un rinascimento digitale della nostra cultura… potremo diffondere ad una rete, in formato digitale, i contenuti di maggior valore della letteratura e dell’arte… Un’opportunità da non perdere, dice Peter Brantley, direttore del Bookserver Project all’Internet Archive a San Francisco, guru californiano della Rete e coinvolto in particolare nella rivoluzione digitale che presto, dice,  convertirà le biblioteche in distributrici di contenuti multimediali ed interattivi, trasformando in realtà quella che fino a poco tempo fa era un’invenzione della fantascienza, gli “holodeck”, banchi dai quali si accede non al ritiro di libri ma a contenuti digitali, a cominciare da quelli della realtà virtuale. Questo è un arricchimento e un’occasione straordinaria, dice Peter, che suggerisce di non fossilizzarsi sul libro in quanto oggetto come tale: il digitale potrà ampliarne le potenzialità, esaltando quel che più conta e che ha caratterizzato la comunicazione umana prima ancora che arrivassero le parole stampate: la capacità di raccontare. Peter è passato a Milano nei giorni scorsi, protagonista di due eventi, IfBookThen e   Meet The Media Guru. Il suo inglese è molto chiaro, più avanti IdF diffonderà una versione sottotitolata dell’intervista. Grazie a Maria Grazia Mattei e Giuseppe Lucido  di MGM Digital Communication che hanno creato il link con Peter. Davvero straordinario, per disponibilità e curiosità.  Ha fatto molte domande su Italiani di Frontiera, esprimendo poi oltre agli apprezzamenti anche alcune osservazioni e  critiche preziose… Thanks Peter!