Faggin premiato da Obama, su IdF le sue straordinarie riflessioni sull’Italia

Federico Faggin, tra i padri del microchip, inventore del touchpad, forse il più noto degli italiani di Silicon Valley, è stato premiato dal presidente Barack Obama con la prestigiosa Medaglia nazionale per la tecnologia e l’innovazione. La notizia rimbalzata sui media italiani, occasione per un’intervista oggi  sul Corriere della Sera. Nessuno come Federico Faggin, incontrato più volte da IdF, era stato lucido nell’analisi dei meccanismi culturali che penalizzano lo sviluppo e chi fa innovazione in Italia. Lo sa bene chi ha assistito ad una delle conferenze di Italiani di Frontiera, in cui compare in un video. In realtà Faggin aveva toccato moltissimi temi nelle lunghe chiacchierate con l’autore di IdF.  Elogiando alla fine la non facile sintesi del suo penisero… Grazie  e complimenti, Federico! Vale la pena per questo di rileggere le preziose riflessioni di Faggin,  che  aveva parlato di conflitti ed egoismi in questo post,  di familismo e nepotismo in quest’altro.

Amici di IdF: Roberto Siagri, Eurotech e la scommessa vinta sui “computer pervasivi”

Quando la tv trasmetteva le immagini dello sbarco dell’uomo sulla Luna commentate da Tito Stagno, luglio 1969, lui aveva nove anni. E ricorda di aver avuto da ragazzino  la percezione che il mondo non sarebbe mai piu’ stato lo stesso. In un Paese troppo spesso ripiegato sul passato, Roberto Siagri ha saputo come pochi immaginare il futuro e scommettere sl domani. Imprenditore pluripremiato, oggi e’ presidente e amministratore delegato di Eurotech, azienda hi tech friulana di eccellenza internazionale quotata in Borsa, tra i leader mondiali nel settore dell’alta tecnologia per la miniaturizzazione di computer, di cui e’ stato uno dei fondatori, nel 1992. Guidandola in 18 anni di crescita continua, scommettendo sul futuro dei “computer pervasivi”, incorporati in oggetti della vita quotidiana e sempre piu’ integrati e interconnessi, grazie alla Rete. Motivare e appassionare (leadership), cogliere il momento (saper cambiare direzione), forza interiore (saper convivere con la solitudine): queste  le tre caratteristiche che a suo gjudizio sono le doti fondamentali per fare l’imprenditore, dice Siagri. Italiani di Frontiera lo ha incontrato di recente a Roma, nel corso dell’ultimo  Frontiers of Interaction (qui il video sull’edizione 2010).

La nuova Eta’ dell’Oro? Forse nello spazio, dice Luca Cavalli Sforza in un nuovo libro

E’ possibile un ritorno all’Età dell’Oro? Forse sì ma non qui sulla Terra. E’ quanto afferma Luigi Luca Cavalli Sforza, classe 1922, genetista di fama mondiale, professore emerito a Stanford, tra i protagonisti più illustri di Italiani di Frontiera, che lo intervistò in esclusiva pochi giorni prima che lasciasse l’Università californiana. Intervista poi ripresa in Italia da stampa, siti e blog. Ieri La Stampa ha pubblicato un lungo articolo di Cavalli Sforza,  tratto dal suo prossimo libro, “La specie prepotente”  in uscita il prossimo 25 agosto (Editrice San Raffaele). Cosa potrebbe caratterizzare questo stato di grazia dell’Età dell’Oro, da perseguire? Forse la “totale mancanza di gerarchia sociale… La mancanza del ‘senso di superiorità’ e ‘inferiorità’, così comuni nelle nostre società, rende forse anche più facile la gentilezza e l’aiuto reciproco”, dice Cavalli Sforza. Rilevando che ormai queste condizioni non sarebbero perseguibili sul pianeta. “Si tratterebbe dunque di costruire delle piattaforme orbitanti intorno alla Terra (o alla Luna, o a un altro pianeta) in cui sia possibile far crescere il cibo necessario per mantenere indefinitamente qualche centinaio o al più qualche migliaio di persone, usando allo scopo l’energia solare. Queste unità dovrebbero essere fornite di navette che possano trasportare un piccolo gruppo di individui dalla Terra e verso la Terra, o anche un’altra piattaforma ruotante intorno allo stesso pianeta. La proposta originale è stata concepita per piattaforme di centinaia e più tardi anche migliaia di persone”. Qui per intero l’anticipazione su La Stampa

Paolo Privitera e Armando Biondi presentano la nuova start up Doochoo

Ci siamo incontrati al recente Frontiers of Interaction 2010 a Roma. Lì Paolo Privitera, vulcanico  “amico della prima ora di IdF”, nonchè mio concittadino (pendolare fra Mestre e la California… mestrini nel mondooo!!!)  aveva presentato assieme al suo compagno d’avventura Armando Biondi il loro progetto Doochoo, start up tra Italia e California che punta ad esaltare le potenzialità dell’aggregazione delle opinioni online. E pazienza se il video ha un sottofondo “verace” di barista dalla mano pesante… Ora Doochoo è stata lanciata ufficialmente. Qui il recente post su Working Capital dedicato a Doochoo. Paolo me ne aveva parlato già nei mesi scorsi. Qui sotto una sintesi della sua anticipazione. Intanto.. auguri ragazzi! *************************** Doochoo e’ un progetto estremamente ambizioso con l’obiettivo di re-ingegnerizzare il concetto di opinione sul web… Doochoo vuole rendere credibile e aggregare quel gigantesco potenziale inesplorato che sono le opinioni che gli utenti continuamente esprimono. Dove vado se voglio sapere cosa pensano gli americani della riforma della sanità? Non mille di loro, ma un milione o cinque o dieci…. Da nessuna parte! Questo perché le opinioni sul web –ad oggi- non sono virali nè autorevoli. Doochoo farà questo: le renderà tangibili, darà loro massa, darà loro un peso che –a differenza di quello che succede ora- si rifletterà sulla realtà per produrre un risultato. Opinions drive intentions, del resto, no? In pratica, a tutti gli effetti Doochoo diventerà la freebase delle opinioni, una piattaforma aperta dove chiunque può contribuire al contenuto o alla struttura dei dati. Doochoo sta sviluppando ben tre proof of concept: il primo è “couchin”, dedicato agli appassionati di film o serie TV. Con “couchin” condividi in mobile quello che stai guardando coi tuoi amici, chattando con loro ed esprimendo opinioni su quello che stai vedendo. La cosa interessante è che, mano a mano che gli utenti aumenteranno, emergerà a tutti gli effetti una sorta di super-Auditel: realtime, mobile, social… un auditel 2.0 praticamente! Doochoo è una startup di Italiani in Silicon Valley; di due poco-più-che-trentenni: io che vivo negli USA da 8 anni, Armando Biondi che attualmente vive a Roma (è stato lui ad avere l’intuizione iniziale)… più Lorenzo Barbantini, il primo a investire nel progetto.

Una scoperta gli Italiani di Frontiera dell’agricoltura: IdF all’Oscar Green Coldiretti Giovani Impresa

“Se el pincia come che el parla…” Beh mai complimento fu piu’ sanguigno, dopo la presentazione di IdF all’evento Oscar Green 2010 di Coldiretti Giovani Impresa, la settimana scorsa a Roma. Per chi non e’ del Nordest, “pinciar” e’ una delle svariate formule gergali per indicare l’atto sessuale. Grazie a Graziano, autore della battuta. Temo purtroppo di cavarmela meglio a parole ma accidenti, la due giorni a Roma mi ha lasciato davvero senza parole. Carmelo Troccoli e Vittorio Sangiorgio, direttore e presidente di Coldiretti Giovani, hanno voluto Italiani di Frontiera al loro evento, la settimana scorsa a Roma, dopo aver partecipato ad un seminario IdF a Bologna. Come membro della giuria del premio ero già rimasto stupito per il livello dei partecipanti, imprenditori sparsi spesso in angoli remoti della Penisola, ma con una carica, una capacita’ imprenditoriale e innovativa ed una consapevolezza che… sigh! Quanti colleghi giornalisti vorrei mandare a fare un corso di aggiornamento nel vostro agriturismo!  L’ultima, la collega del Tg3 che l’altro giorno ha intervistato un allevatore bresciano sulle quote latte dandogli del tu (l’ho segnalato su Facebook).  Cara collega, siete vecchi amici, o invece  chiami “Marco” anche Tronchetti Provera… oppure pensi che da Giornalista Televisiva con le maiuscole sei in uno status sociale tale da poter trattare dall’alto un allevatore? Scusate lo sfogo personale. Beh per i casi aziendali premiati, rimando a questa esauriente sintesi di Coldiretti. Mentre il video è  una panoramica sull’evento con estratti delle interviste che pubblicherò nei prossimi giorni ad alcuni nuovi amici di IdF, protagonisti di  interessanti casi aziendali scoperti a Roma. L’insieme e’ stato davvero sbalorditivo. Capacita’ di riscoprire e valorizzare tradizioni antiche senza ripiegare su prassi antiquate, ma anzi inventandone di nuove e inedite; di esaltare come un valore sedi estremamente periferiche e disagiate; abilità nel saper comunicare con clienti e utenti, usando anche Internet. Così ripensandoci ora capisco perchè un viaggio dal West al web come quello di IdF sia stato accolto con tanto calore, anche se non parlava di agricoltura. Ma di sogni, di sapersi mettere in gioco, tentare nuove imprese. Come tanti stanno facendo, in angoli remoti del BelPaese. E’ stata un’esperienza importante per confermare  che IdF sa interagire con un pubblico più vasto di quello degli innovatori tecnologici. Carmelo e Vittorio, forse l’avrete capito ma state su un autentico vulcano di energia ed innovazione. IdF ha trovato Italiani di Frontiera straordinari, tra coltivatori e allevatori all’Oscar Green 2010. Quel che puo’ esaltare queste risorse eccezionali è  la capacità di fare rete, attraverso Internet e non solo. Ma accipicchia se prendete la strada giusta, poi gli innovatori del web e del digitale verranno a lezione da voi, magari in uno splendido agriturismo… Come se non bastasse, tra tanti nuovi amici IdF ha incontrato anche Lucilla Giagnoni,  brava attrice che compariva (a sua insaputa…) nella presentazione del progetto. E’ stata protagonista della serata di Gala dell’Oscar Green, ma era anch  con Laura Curino tra le interpreti di uno dei due bellissimi spettacoli teatrale dedicato agli  Olivetti. I fili alla fine finiscono con l’intrecciarsi…

Amici di IdF, Nicola Farronato spiega come esaltare la connettivita’, col progetto Smile@work

Italiani di Frontiera precorre i tempi… Non e’ ancora online, Smile@work, arrivera’ in rete soltanto a settembre. Ma la start up sta per partire e in questo video, Nicola Farronato, talentuoso innovatore da Bassano del Grappa, spiega a IdF l’ambizioso progetto che mira ad esaltare il valore delle connessioni su Internet e nella telefonia mobile, per utenti comuni e  per le aziende. Qui in un’intervista a Nicola una presentazione in inglese del suo progetto.

Mashape, un’idea di ventenni italiani per il web che ha conquistato tre veterani di YouTube

Hanno un’idea di business per il web, ci hanno lavorato per mesi in un garage, poi per presentarla in giro hanno azzardato un tour de force in California, riuscendo a convincere alla fine con la loro grinta nientemeno che tre veterani di YouTube, divenuti loro finanziatori. Sono italiani ed hanno poco piu’ di vent’anni, Augusto Marietti, romano, Marco Palladino e Michele Zonca, milanesi, fondatori di Mashape. Nel video, Augusto e Marco raccontano la loro avventura. Qui la loro storia in un articolo per Reuters.

IdF a Frontiers 2010, “Dobbiamo tutto agli Hippie” alla prima, il pubblico reagisce alla grande sul web

A volte la sensazione e’ quella di uno show dal vivo come ai tempi del varieta’. Quando chi andava sul palco sapeva di avere pochi secondi per conquistare il pubblico ed evitare fischi impietosi. E tutto un po’ di corsa. Ci si butta senza neanche pensarci. Quando serve e non secondo scaletta. Vai tocca a te. Per tenere alta l’attenzione o peggio, per cercare di riconquistare l’attenzione dopo una fase moscia del programma, mentre alcuni si stanno alzando per una pausa (e sigh diversi amici di IdF stanno fuori a far network…). Per Italiani di Frontiera al bellissimo Frontiers of Interaction 2010, Roma Acquario Romano 3 e 4 giugno, e’ andata proprio cosi. E sono esperienze utili per farsi le ossa (a ‘sta eta’?). E capire, mai come questa volta, che la platea che si ha di fronte e’ solo una piccola parte della platea virtuale. Con molte piu’ persone che seguono lo streaming online. E commentano in diretta. Cosa che puo’ essere impietosa, a rileggere dopo. Nel mio caso,  e’ stato addirittura entusiasmante. E la presentazione inedita, un’anteprima, “Dobbiamo tutto agli Hippie” (il video e’ qui a fianco) e’ stata accolta oltre le migliori previsioni. Quasi 150 i commenti su Twitter. E tutti, tutti entusiastici. “Sto guardando anch’io Bonzio, mia moglie e mio figlio di 18 mesi sono ipnotizzati” (urco!); “Bravo Bonzio, grandi esempi, grandi citazioni, grandi immagini, grandi storie. Applausone”; “Roberto Bonzio e’ fantastico e dinamico. A lot of energy here at Frontiers”… e questa e’ di Leandro Agro‘, Top top Friend di IdF e Italiano di Frontiera a sua volta, anima e organizzatore assieme a Matteo Penzo di Frontiers. Grazie ragazzi. Location mozzafiato, l’Acquario Romano, una nicchia di persone speciali che rimbalza nel web interagendo con un pubblico virtuale molto piu’ ampio, speaker davvero notevoli, che con un po’ ti tempo merita di andare a risentire nei video del sito. E tanti, tanti amici vecchi e nuovi per IdF: Paolo Marenco, Riccardo Luna, Emil Abirascid, Giorgia Petrini, Andrea Vaccari, Paolo Privitera, Massimo Sgrelli, Patrizia Filippetti, David Orban, Davide Bocelli, Salvo Mizzi, Augusto Marietti, Andrea Rivetti, Nicola Zago di Lago (grazie per la foto Nicola!)…  e il partner immancabile di IdF, Luca Perugini. Oltre a un “amico ritrovato” con piacere, dopo qualche incomprensione: Marco Montemagno. Persino il pretesto (“so’ de Mestre cio’…) per incrociare il ministro Renato Brunetta alla fine del suo intervento d’apertura e rifilargli il bigliettino di IdF… Idee, energie, storie e progetti. Qui  un personale videodiario da Frontiers, con alcuni brani delle videointerviste che sarano pubblicate nei prossimi giorni. Qui lo slideshow da Frontiers 2010

Un mestrino a Stanford: quel filo che lega la storia dell’università californiana all’Italia… anzi, a Venezia

    C’ero passato più volte, davanti a quella chiesa nell’Università di Stanford. Aveva qualcosa di stranamente familiare. La curiosità mi è rimasta. E solo qualche mese fa,  inseguendo tracce diverse su web, ho scoperto il curioso legame dell’ateneo californiano con l’Italia. Anzi, con Venezia, Le Università di Padova e Bologna erano già vecchie di secoli, quando nel 1883 Leland Stanford (1824-1893) e la moglie Jane portano in Italia il loro unico figlio, Leland jr, per uno di quei viaggi di formazione che tutti i facoltosi americani compivano nel Vecchio Continente. Piu’ che facoltoso, Stanford era ricchissimo. Uno dei quattro “Big Four” di San Francisco, i quattro magnati delle ferrovie che accumularono immense fortune nell’ultima tappa della corsa all’Ovest, collegando con la strada ferrata la costa est alla California, di cui Stanford, attivo senatore repubblicano, fu anche governatore. In quel 1883 gli Stanford visitano anche Venezia, restando impressionati dal restauro del mosaico della basilica di San Marco. A realizzarlo erano stati gli artigiani di Antonio Salviati (1816-1890), imprenditore vicentino laureato in legge, che per primo aveva intuito le potenzialità internazionali dei vetri veneziani, mettendosi in affari con antiquari inglesi e aprendo una vetreria prestigiosa. E’ così che gli Stanford  conoscono Maurizio Camerino, artista del mosaico, giovane direttore della vetreria Salviati che parla bene l’inglese. Pochi mesi dopo, a Firenze, Leland jr che ha contratto di tifo, forse in Grecia, muore. E’ il 18 marzo 1884. Non aveva  ancora 16 anni. Camerino corre a Firenze e si occupa di tutte le procedure burocratiche della coppia, sconvolta dal dolore. Sulla strada del ritorno, gli Stanford,  straziati, decidono di devolvere alla memoria del figlio il loro enorme patrimonio e le loro tenute a sud di San Francisco. Dicendo, secondo la leggenda: “I figli della California saranno i nostri figli”.   Il 14 maggio 1887, giorno in cui Leland jr avrebbe compiuto 19 anni, viene posta la prima pietra dell’Università a lui intitolata, che apre i battenti il primo ottobre 1891. La madre ha preparato un discorso per la cerimonia di inaugurazione ma sopraffatta dall’emozione non riesce a pronunciarlo. Due anni dopo, 1893, Leland Stanford muore e Jane gli subentra nel ruolo di amministratrice dell’università, riuscendo a superare enormi problemi finanziari. E’ lei, nel 1900, a scegliere proprio Salviati per i mosaici della Memorial Church al centro dell’ateneo. La chiesa dedicata al marito viene inaugurata nel 1903 ma i lavori per le preziose decorazioni sono così complessi da richiedere altri due anni. E Salviati ha interrotto per tre anni ogni altra attività per dedicarsi ai mosaici della chiesa, che con quelli del museo furono considerati la più grossa commessa mai ordinata negli Usa. Quando stavamo a Palo Alto, ci siamo passati in bicicletta, davanti allo Stanford Mausoleum, poco distante dalla chiesa, dove Jane è sepolta con figlio e marito. Una morte sospetta la sua, il 28 febbraio 1905, a Honolulu, a 76 anni. Aveva da poco  compiuto un viaggio attorno al mondo raccogliendo oggetti per il museo, aveva appena istituito un fondo per vendere tutti i suoi gioielli e finanziare la biblioteca dell’Università. “Mi hanno avvelenato…”, disse prima di andarsene. Nel suo corpo e nel bicarbonato che usava furono trovate tracce di stricnina. Che però all’epoca veniva usata anche come farmaco. Il mistero è rimasto irrisolto, anche se un libro inchiesta qualche anno fa ha sostenuto che l’ipotesi dell’omicidio fosse stata accantonata in modo frettoloso. Dal 1913, Maurizio Camerino, diventato socio della vetreria Salviati, si dedica alla riparazione degli enormi danni causati alle decorazioni della chiesa di Stanford dal terremoto del 1906, sostituendo interamente i mosaici esterni. Forse a qualcosa il sisma è servito, visto che la facciata viene rifatta senza la dedica originale voluta dalla Stanford per il marito, ingombrante come un’insegna al neon, sostituita da una più discreta lapide. E solo all’inizio del 1917 a lavori conclusi la chiesa viene considerata ultimata, per la prima volta nella sua storia. Riconoscente per gli incarichi ottenuti, Camerino aveva portato all’Università anche una nuova donazione di mosaici e di preziosi vetri veneziani, dopo che quelli consegnati in precedenza erano andati in buon parte distrutti nel terremoto. Lasciando così un prezioso tocco veneziano non solo nei mosaici e nella facciata della chiesa ma anche nel museo di Stanford. Arricchito nel 1992 da tre acquerelli, studi preliminari per i mosaici della chiesa, realizzati all’epoca da Antonio Paoletti, artista capo di Salviati e donati all’università dai discendenti di Camerino.

Auguri Rita! Per i 101 anni di Levi Montalcini anche IdF partecipa alla diretta web tv

Diretta “a Rete unificata” con ricercatori da tutto il mondo, per festeggiare oggi attraverso la web tv i 101 anni di Rita Levi Montalcini. Potrete seguirlo anche da questa finestra di IdF. Il premio Nobel per la Medicina 1986, oltre che essere tra le pochissime riconosciute glorie nazionali (come meriterebbero d’esser eanche altri scienziati purtroppo ignorati) è anche un faro per il mondo del web, dopo aver dichiarato di considerare Internet la più grande invenzione del Novecento. Stasera dunque dalle 21 diretta web tv  grazie all’iniziativa Rita 101, alla quale è stato invitato a partecipare anche Italiani di Frontiera, che per l’occasione ha pure fornito agl organizzatori i contatti con alcuni dei ricercatori italiani incontrati a Silicon Valley. qui il pezzo Reuters che illustra l’iniziativa ed i suoi scopi. A stasera!