Amici di Idf: carica creativa nella pirateria hi tech, dice guru Liang

Le nuove tecnologie possono realizzare l’utopia di una redistribuzione. Non dei beni materiali ma delle aspirazioni, dei desideri e delle potenzialità espressive, nel creare e distribuire contenuti culturali. Per questo, la pirateria non va considerata solo come fenomeno di illegalità, occorre esaminarne altri aspetti. Un parere controcorrente, quello di  Lawrence Liang, incontrato ieri a Milano per un’intervista. Occasione per presentargli brevemente il progetto Italiani di Frontiera. “Parliamo di pirateria pensando solo ai miliardi di dollari persi da Hollywood (per il mancato rispetto dei diritti). Credo invece che dovremmo farlo considerando anche effetti e benefici e sociali della pirateria”,  ha detto Liang, avvocato indiano di origini cinesi, esperto di proprietà intellettuale e creazione collaborativa dei contenuti,  nel corso di una chiacchierata prima di essere ospite, ieri sera a Milano, dell’evento Meet the Media Guru organizzato da Mgm Communication di Maria Grazia Mattei. Qui l’intervista dal notiziario Reuters.

Barbara Rosario, da Trieste a Berkeley con Intel studiando come “parlare” con i computer

Dall’amarezza per l’ipocrisia dei concorsi affrontati in Italia alle opportunita’ straordinarie trovate negli Usa. Dove lavora oggi ad un progetto ambizioso:  far “comprendere”  alle macchine il linguaggio umano,  al punto di renderle capaci di riassumere un discorso. “Testimonial” di Italiani di Frontiera in video sin dalle prime presentazioni multimediali, Barbara Rosario, triestina, ricercatrice di Intel a Berkeley, arriva ora anche sul blog IdF. Parlando di ricerca d’avanguardia, universita’ e ruolo delle donne nell’hi tech. BAMBINA APPASSIONATA DI PROBLEMI – Sin da piccola m piaceva risolvere piccoli problemi, geometria e matematica. Risolvere tecnicamente dei problemi ed è un po’ quel che sto facendo ora. Avere un problema e risolverlo con un programma. Sono di Trieste e sono negli Usa dal 1997. Ho fatto un dottorato a Berkeley e dopo un anno al Mit ora sono ricercatrice scientifica a Intel. Qui faccio ricerca applicata. In particolare, mi occupo di costruire interfacce vocali, cioè di algoritmi che comprendono automaticamente il linguaggio naturale sia scritto che parlato. E negli ultimi tempi mi sono occupata in particolare di riassunti automatici. Per interfaccia vocale si intende un sistema che faccia il riconoscimento della voce e l’analisi di quello che dice per capirne l’intento. Mi occupo in particolare di interfaccia per piccoli portatili, per arrivare a realizzare un nuovo modo per interagire. I portatili hanno tanti vantaggi, sono leggeri e personalizzabili ed hanno molte capacità ma e’ difficile leggerci e scrivervi… AMAREZZA DEI CONCORSI IN ITALIA – In Italia avevo fatto un concorso per andare all’estero per sei mesi. E arrivai quarta. C’erano tre posti disponibili e la cosa che mi fece molto male fu che un professore del mio dipartimento che mi disse: “Ma cosa ti aspettavi era ovvio, i posti erano già tutti assegnati”. L’ipocrisia di fare un concorso, doversi preparare in scritto e orale per qualcosa che era già stato stabilito non mi piacque, nemmeno l’essere trattata come una stupida perche’ mi aspettavo qualcosa da questo concorso mentre invece era gia’ tutto stabilito. OPPORTUNITA’ NEGLI USA – Conobbi quello che e’ poi diventato mio marito ad una sua conferenza in cui rimasi incantata. Lui lavorava a Cambridge, Boston, e vidi sul web che c’era un professore lì che faceva quel che facevo io. Andai a trovarlo e gli raccontai della mia ricerca e mi disse: ok, comincia col mio gruppo. E dopo pochissimi giorni iniziai a lavorare al Mit. Permise a me di lavorare li’ ed imparare moltissimo, e a lui di trovare qualcuno che lavorasse su quel che faceva. Ed ero pagata, benino. Incredibilmente facile, mi piacque molto la flessibilità’, la disponibilita’ e l’apertura di questo posto. IL LAVORO A INTEL – Sono stata piacevolmente sorpresa da Intel che e’ una grande azienda, facciamo ricerca applicata all’interno dell’azienda ma ci da’ tantissima liberta’ intellettuale. Ho cambiato tre progetti in due anni. L’ultimo, un giorno andai a parlare … io dissi: propongo questo progetto: che ne pensate?  Mi dissero ok, fai. E quindi c’e’ molta flessibilita’, molta fiducia anche nelle persone, nei ricercatori, nelle loro idee creative. E flessibilita’ nel cambiare direzione di ricerca. Lavoro di ricerca vuol dire fare articoli, scriverne, preparare prototipi, Un lavoro abbastanza solitario, spesso da casa… il bello che hai a disposizione tutta questa compagnia, di risorse gente molto preparata, se vogliamo possiamo andare a parlare con chi fa altre cose e siamo incoraggiati a fare progetti con altre persone, abbiamo la possibilita’ di fare ricerca accademica o piu’ applicata nell’azienda e sta a noi scegliere la combinazione e andare a parlare da persone all’interno di Intel c’e’ moltissima liberta’ intellettuale, che a volte disorienta, visto che ci sono così tante possibilita’ che non e’ facile scegliere cosa fare. DONNE E HI TECH  – A me è mancata una figura-madre, in questo ambiente tecnologico ho pochissime figure di riferimento, nel mio gruppo c’e’ un’altra donna ma sono stata a lungo l’unica donna e questo comporta delle difficolta’ pratiche e psicologiche. Una figura di riferimento sarebbe stata d’aiuto, in un ambiente molto maschile. E ora mi stanno chiedendo a Berkeley di incontrare ragazze giovani e e parlare delle difficoltà che una donna incontra in questa carriera. Spero di poterle aiutare ed incoraggiare. UNIVERSITA’ ITALIANA COMPETITIVA- La preparazione italiana e’ molto valida, la grande differenza che ho notato e’ che in Italia si tende di meno a far domande ai professori e ad essere creativi. Qui anche da come sono strutturati i compiti, bisogna esser capaci di dire cose nuove, essere creativi piu’ che a ripetere quel che si e’ imparato. Qui tutti fanno domande, come tra colleghi. In Italia non si facevano mai domande. Qui un ruolo molto piu’ attivo negli studenti magari sanno meno teoria ma fanno piu’ cose. ERRORI – L’errore che faccio spesso e’ di cadere in quest’idea che non si puo’, che e’ difficile, perche’ dovrei riuscirci io e non gli altri. Spesso penso questo. Le volte invece in cui non o fato cosi’ e mi sono buttata, ho proposto ed ho fatto sono le volte in cui ho avuto piu’ successo. La gente e’ disponibile ad aiutare ed e’ sempre una buona idea di provare a fare le cose. CONSIGLI AGLI STUDENTI – Provare l’esperienza all’estero, ho fatto l’Erasmus. Tanti miei amici hanno fatto un dottorato qui, sono venuti facendo la tesi, hanno trovato un contatto, si sono fatti conoscere e poi hanno continuato qui. Dunque partire venire, ora col web si puo’ sapere tutto di tutti, cercare chi fa le cose che interessano. Mandare email e contattare, e non aver paura di contattare direttamente magari con qualche proposta di progetto. Trovare la persona giusta, magari dire: posso venire a fare un po’ di ricerca in estate anche senza essere pagati? L’IDEA MIGLIORE – L’idea migliore che ho ho avuto, spero sia quella su cui sto lavorando, cioe’ l’analisi del linguaggio naturale sui portatili, usando dati sensoriali che possono dare informazioni su contesto. Per esempio, se sto viaggiando verso l’aeroporto, come posso utilizzare queste informazioni per aiutare l’analisi di quel che sto dicendo, per

Amici di IdF: il futuro va affrontato con creativita’ abbinando arte e scienza, dice guru Roger Malina

Il mondo contemporaneo cambia ad una velocita’ tale che e’ necessario affrontare i problemi non secondo sequenze tradizionali ma attraverso percorsi inediti. Esaltando le potenzialità della creatività e dell’interazione, che solo una stretta collaborazione tra arte e scienza può offrire. Parola di Roger Malina, scienziato americano, francese di nascita, direttore dell’Osservatorio Astrofisico di Marsiglia, membro dell’Observational Cosmology Research Group e responsabile editoriale di “Leonardo”, rivista del Massachussets Institute of Technology, di scena nei giorni scorsi a Milano all’evento Meet the Media Guru organizzato da MgM Digital Communication di Maria Grazia Mattei (nella foto con Malina e il sottoscritto) alla Mediateca Santa Teresa. Innovazione e creativita’ di cui parla Malina sono temi pertinenti a quelli trattati da Italiani di Frontiera. Come abbiamo avuto modo di concordare incontrando il guru a Milano, prima della sua conferenza. Qui l’intervista a Malina per Reuters Qui invece la conferenza in streaming di Malina a Meet the Media Guru.

Cinquant’anni fa moriva Adriano Olivetti, su IdF riflessioni e testimonianze esclusive dei veterani

Cinquant’anni fa, il 27 febbraio 1960, su un treno tra Milano e la Svizzera moriva a 59 anni Adriano Olivetti, imprenditore illuminato, promotore col padre Camillo di uno dei piu’ straordinari casi aziendali italiani. Qui le rievocazioni della Stampa e del Sole 24 Ore. La Olivetti ed i tanti veterani di quell’azienda diventati imprenditori e venture capitalist incontrati a Silicon Valley hanno un ruolo di primo piano in Italiani di Frontiera e nella riflessione sull’innovazione che questo progetto vuol stimolare. Ecco dunque un breve tour “sulle orme di Olivetti” all’interno di IdF. Si parte da Laura Curino che ha portato in teatro i sogno Olivetti, dai ricordi di Laura Olivetti, presidente dell’omonima Fondazione e figlia di Adriano. Il percorso tra i veterani oggi a Silicon Valley (raccolti nella categoria Olivetti Boys), comprende incontri e testimonianze esclusive, con Enzo Torresi, Enrico Pesatori, Giacomo Marini, Francesco Lacapra, Gianluca Rattazzi, Luciano Dalle Ore, Giamma Clerici, Ezio Valdevit.

Amici di IdF, Enrico Beltramini su Limes racconta l’Italia vista da Silicon Valley. Con amarezza

“Italiano di Frontiera”  a Silicon Valley e grande “amico di IdF”, Enrico Beltramini, imprenditore in California, gia’ docente alla Cattolica di Milano (insegnava organizzazione aziendale), oggi e’ professore della Notre Dame de Namur University , dove insegna invece Storia del Cristianesimo (“ho due dottorati…”). Autore nel 2005 del bellissimo Hippie.com, la new economy e la controcultura californiana, Enrico, che ha dato un contributo fondamentale a questo progetto, con consigli e spunti utilissimi, collabora a riviste e giornali italiani. Ed ha appena pubblicato  sulla rivista Limes, nel numero speciale dal titolo “Esiste l’Italia? 2.0” una riflessione sulla “fuga di cervelli” vista da Silicon Valley. “Perché l’Italia non è una potenza tecnologica? Una risposta sintetica è: perché non ha avuto una rivoluzione culturale che l’ha sradicata dalla realtà industriale… Perché manca una radicale visione alternativa della vita di tutti i giorni: creatività, decentralizzazione, avversione per la burocrazia e le strutture gerarchiche, libertà, piacere, autoespressione, antiautoritarismo, pace, abbandono delle inibizioni, delle restrizioni, trasparenza”, scrive Enrico. “Perché è mancata, e ancora manca, una generazione zero, una cultura che rinneghi il passato e non cerchi di trasformare, migliorare, correggere quello che c’è, ma lo superi di un balzo senza guardarsi indietro. Ma adesso capisco meglio che questa generazione c’è, soltanto che se ne va all’estero”. Una riflessione dai toni crudi, quella di Enrico. Preziosa per capire, anche in un progetto come questo. Improntato a raccogliere testimonianze e storie esemplari, per infondere ottimismo. Ma senza mai nasconderne i risvolti amari.

Evento CFMT, la prima volta con logo Reuters. Tre ore di IdF e tutti sono sopravvissuti!

Uh, che mattinata, quella di mercoledi’ scorso nel bellissimo  Enterprise Hotel di Milano, corso Sempione. E per essere una “prima” e’ andata davvero bene. Tre ore filate di Italiani di Frontiera e tra i partecipanti non si segnalano vittime! L’appuntamento era con il primo dei due eventi organizzati dal Centro Formazione Management del Terziario con IdF, storie di innovazione e spirito d’impresa raccontate ad un pubblico di manager di societa’ di ogni settore, davvero attenti e coinvolti. E’ andata proprio bene, anche se ci sono diversi dettagli che andranno migliorati. E’ stata anche la prima uscita con logo Reuters (presto comparira’ anche sul sito) , dopo che il colosso multimediale per il quale lavora l’autore di IdF, cioe’ il sottoscritto, ha deciso di sostenere questo progetto. Scelta che credo abbia pochi precedenti, inimmaginabile sino a tre mesi fa, quando Devin Wenig, supermanager americano numero due al mondo di Reuters, di passaggio a Milano, ha avuto modo di conoscere e apprezzare Italiani di Frontiera, decidendo di appoggiarlo. Scelta poi concretizzata in Thomson Reuters grazie a Celestino Setien (Managing Director di Italia, Spagna e Portogallo), Giuseppe Delle Fave (capo del marketing di Italia e Spagna), Vincenzo Dimase (Business Development Manager di Italia e Iberia), che hanno dato fiducia a loro volta a IdF. Grazie! Ancora una volta grazie a CFMT, a, suo direttore Michelangelo Patron, grande amico di IdF e del sottoscritto, ad Angela Cozza e Anna Scirea, che hanno dato un contributo fondamentale alla realizzazione dell’evento (qui la galleria fotografica). Si replica la mattina di venerdi’ 12 febbraio all’Hotel Sheraton di Roma. Intanto, un altro sogno si e’ realizzato. Oh, quanto ci tenevo a parlare con uno di quei bellissimi microfoni ad archetto, proprio come i bravi venditori di attrezzi tagliatutto al mercato (taglia-affetta-trita-taglia)! Thanks again!

Amici di IdF: Palo Attivissimo, cacciatore solitario di bufale nelle praterie del West… pardon del web

Da solo, a caccia di bufale,  nelle praterie del West… no, del web. Paolo Attivissimo, esperto di brevetti tecnologici internazionali e giornalista a Lugano  della radiotelevisione svizzera, si dedica da anni con passione ad una missione davvero controcorrente (purtroppo) per gli standard italiani. Cercare i fatti, accertare in particolare l’attendibilità di mille voci che girano incontrollate su Internet. Il suo Servizio Antibufala è un piccolo gioiello di intelligenza e spirito critico, quello che dovrebbe ispirare tanti colleghi pronti invece per superficialità e pigrizia  a far rimbalzare anche su fior di quotidiani (per non parlare della tv) patacche di ogni genere. Senza dare al lettore i servizi essenziali: verifica della fonte, contesto,  equilibrio. Sono innocue, le balle che quotidianamente vengono spacciate per notizia? No, abituano a confondere  vero e falso. A non distinguere tra reatà e fantasia. Una stupida rinuncia a conoscere la verità,  al centro del bellissimo saggio “Stronzate” del filosofo americano Harry Frankfurt. Prezioso per capire i tempi in cui viviamo (specie in Italia, sigh…). Temi pertinenti a Italiani di Frontiera, che si sforza di essere esempio di buon giornalismo. Qui l’intervista per Reuters a Paolo sull’ultima patacca online, la presunta cospirazione per inscenare una falsa aggressione al premier Silvio Berlusconi.

Amici di IdF, Piero Bocchiaro: le “mele marce” un alibi, spesso il conformismo acritico alla radici del male

La tesi delle “poche mele marce” per spiegare in molti casi comportamenti riprovevoli, alla prova dei fatti si rivela solo un comodo alibi, per attribuire a personalità deviate il male. Di cui invece si dimostrano spesso capaci persone assolutamente normali. Complici il conformismo, la deresponsabilizzazione, l’obbedienza acritica. E’ quanto sostiene Piero Bocchiaro, ricercatore e autore di “Psicologia del male”, Laterza. Qui l’articolo di Reuters. L’analisi di Piero oltre che interessante e’ pertinente ad alcuni dei temi di Italiani di Frontiera. Perchè conferma che il coraggio di andare a volte controcorrente  e non piegarsi al conformismo, in alcuni casi può addirittura fare la differenza tra comportamento criminale e gesto eroico. Nel suo libro, Piero parla di Hannah Arendt e del suo straordinario libro denuncia,  La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme. Delle gesta eroiche di Giorgio Perlasca, l’italiano che durante la seconda guerra mondiale salvò la vita a cinquemila ebrei ungheresi. Dell’incredibile Esperimento Milgram,  che dagli anni Sessanta dimostro’ come l’obbedienza acritica poteva portare a comportamenti crudeli. E di  Philip Zimbardo, studioso italoamericano figlio di immigrati siciliani, già suo docente, professore emerito alla Stanford University e autore del celebre  Stanford Prison Experiment. Zimbardo e’ protagonista di una splendida conferenza sul sito Ted.com, sul tema Come le persone diventano mostri… o eroi. Sullo stesso sito, in un’altra  breve dissertazione, capolavoro di sintesi, Zimbardo parla invece di come vivere con un giusto rapporto con il tempo . Oggi Zimbardo e’ concentrato sul suo Heroic Imagination Project, un progetto per promuovere la consapevolezza di valori e comportamenti che all’occorrenza sappiano opporsi al conformismo nel nome di principi civici e di solidarieta’. Per promuovere quella che Piero definisce “Un’idea democratica dell’eroismo”.

B.J. Fogg: costruiremo le nostre opinioni con i telefonini, speranze hi tech per la pace

Presto saranno i telefonini il mezzo attraverso il quale raccogliendo dati e notizie costruiremo le nostre opinioni. E l’hi tech ha metodologie preziose per un progetto ambizioso: la pace nel mondo. Parola di B. J. Fogg, esperto di psicologia sperimentale e docente alla Stanford University, protagonista tra ieri e oggi di eventi a Milano. Qui l’intervista al guru per Reuters. Qui la galleria fotografica della conferenza Meet the Media Guru.