Dal successo di Bing ad un musical a Broadway. Lorenzo Thione: ecco cosa ho imparato di me stesso

Forse ha messo a segno il colpo più clamoroso, tra i tanti giovani italiani che hanno fatto fortuna all’estero. Ma da tempo ormai si sta cimentando in un campo del tutto nuovo. Non più la tecnologia a Silicon Valley ma… il musical, a Broadway! Il sito è appena stato lanciato: Allegiance è una grande produzione di Broadway avviata già da tempo, un musical che nelle previsioni esordirà sulle scene il prossimo anno. Eppure Lorenzo Thione, comasco cresciuto a Milano e trapiantato negli Usa da una dozzina d’anni, proprio  non ci pensa a raccontare come ha fatto. Come ha fatto ad elaborare un sistema alla base del motore di ricerca Bing, acquistato da Microsoft per 100 milioni di dollari… No, preferisce parlare di quel che strada facendo ha imparato, nel diventare imprenditore ma soprattutto di se stesso. Nel video qui sotto, Lorenzo parla invece a fondo del musical. Ma anche di come un filo di talento e di spirito imprenditoriale leghi queste due sue esperienze così diverse: software e musica. In coda forse lo spunto più interessante: nel musical come in una nuova impresa, non conta tanto l’idea iniziale quanto il saperla modificare e adattare, cambiarla in corsa, imparando di continuo cose nuove. Una riflessione straordinaria, da non perdere. Una lezione di vita, pochi minuti densi  di spunti. Un incontro in un (rumorosissimo) bar di Milano, all’indomani della chiacchierata fatta all’evento “Ma dobbiamo andarcene tutti?” organizzato in Assolombarda dal Gruppo Giovani Imprenditori che ha visto di scena pure una presentazione di Italiani di Frontiera (grazie ad Alvise Biffi ed Almir Ambeskovic per l’invito). Da notare la finezza della regia, che per movimentare il video ha sapientemente combinato all’intervista, l’allestimento sullo sfondo… della vetrina di Pasqua! Per finire, il giudizio di Lorenzo su Italiani di Frontiera. Un commento davvero generoso. Grazie Lorenzo!

“Steve Jobs. L’uomo che ha inventato il futuro”: così Jay Elliot ha presentato a IdF il suo libro

Di libri su Steve Jobs ne sono usciti tanti. Il suo pero’, dice, ha il merito di esser futto non di un’inchiesta a distanza ma di una lunga esperienza diretta, per anni al fianco di quello che ritiene il modello di leader per le nuove generazioni. Parola di Jay Elliot, californiano, gia’ Senior Vice President di Apple, in Italia la primavera scorsa per presentare il suo “Steve Jobs. L’uomo che ha inventato il futuro” (Hoepli). A Milano, dopo un affollato incontro con gli studenti in Bocconi e una presentazione alla Fnac, Elliot si era concesso per un’intervista in esclusiva a Italiani di Frontiera nella sede di Hoepli. Per parlare dei segreti del marketing di Jobs, di cosa della sua immagine pubblica corrisponda alla realta’ e cosa no, della sua prima impressione quando conobbe quel ragazzino che pensava di saperla lunga ed aveva molte idee simili alle sue in materia di personal computer. Infine, della Apple di domani, dopo Jobs. E  di giovani, innovazione e futuro. Una riflessione sul dopo Jobs ancor più preziosa oggi, a pochi giorni dalla scomparsa del fondatore di Apple.

Amici di IdF, il guru Donald Norman a Milano svela come affrontare la complessita’

La complessita’ del mondo che ci circonda non e’ una novita’ ma una realta’ sempre piu’ articolata. Dobbiamo imparare a conviverci e la tecnologia puo’ aiutarci, a patto che chi la progetta sappia vincere la sfida della semplificazione e non finisca invece col creare confusione. Donald Norman, veterano dell’ingeneria elettronica da anni esplora il campo dell’esame psicologico del nostro rapporto con la tecnologia. Protagonista ieri sera a Meet The Media Guru a Milano, alla Mediateca di Santa Teresa, spazio ormai sempre piu’ angusto per eventi di tale richiamo per gli appassionati in arrivo da mezz’Italia, Norman ha parlato dei temi del suo ultimo libro, “Vivere con la complessita’” pubblicato da Pearson. Italiani di Frontiera l’ha incontrato poco prima della conferenza. Grazie a Maria Grazia Mattei animatrice del’evento, agli amici di MGM Digital Communication che lo organizzano ed a Pearson per la preziosa opportunita’. Domani giovedi’ Norman sara’ di scena ad un evento organizzato dal Centro Formazione Management del Terziario nella sala della Feltrinelli alla Stazione Centrale, dedicato proprio al tema degli strumenti con cui affrontare la complessita’ e che vedra’ tra i protagonisti anche Italiani di Frontiera.

Essere italiani: cosa ho imparato da IdF, oggi che l’Italia compie 150 anni

Tre anni fa, in una casa con giardino a Palo Alto in cui sono ripassato di recente, preparavo un post per un blog lanciato da poco, dopo le prime interviste a italiani di Silicon Valley dove stavo da meno di due mesi e sarei rimasto per altri quattro. Quel post non riguardava imprenditori ma un protagonista del Risorgimento quasi sconosciuto, Carlo Camillo di Rudio,  conte bellunese diventato poi una figura centrale di questo progetto, visto che Italiani di Frontiera, assieme a Cesare Marino, biografo del conte, lo scorso primo novembre ha ideato, promosso e realizzato con preziosi amici le celebrazioni per il centenario della sua morte a San Francisco, dove e’ sepolto, originale prologo alle celebrazioni di quest’anno, che culminano nella ricorrenza odierna del 150 anni dell’unita’ d’Italia. Fuggito dalla Cajenna, a meta’ di una vita incredibilmente avventurosa, alla vigilia di quel 1861 di Rudio si era visto negare la possibilita’ di tornare in patria. Troppo scomodo per il regno, quel patriota repubblicano irriducibile che aveva piu’ volte dimostrato di esser pronto a tutto. Per questo aveva preso la via dell’America. Beh, oggi nell’anniversario dei 150 anni dell’Unita’ d’Italia e’ il caso di partire da lui per una riflessione sull’essere italiani, dopo tre anni dedicati a Italiani di Frontiera, che oltre ad avermi cambiato modo di pensare e di considerare il mestiere di giornalista, sta cambiando pure la mia vita ed il mio lavoro. E mi ha ripagato con incontri straordinari. Carica e slancio patriottico di un personaggio dell’Ottocento sono forse la prima lezione, nel cercare di ripensare oggi l’italianita’. Una frontiera fisica, quella di territori ignori, quella che sfido’ invece Giacomo Costantino Beltrami, esploratore bergamasco che risali’ il Mississipi sospinto da una forte carica ideale, quasi una crisi esistenziale. Mentre Amadeo Peter Giannini sfido’ un’altro genere di barriera, quella delle consuetudini, rivoluzionando il mondo del credito, da vero banchiere rivoluzionario capace di lasciare un segno profondo nella storia prima di San Francisco, poi addirittura degli Stati Uniti. Fu lui a fornire i primi prestiti a Hewlett e Packard che in un garare di Palo Alto gettarono le basi del modello Silicon Valley e dunque dell’innovazione moderna. E l’incontro con protagonisti italiani di Silicon Valley ha dato un contributo fondamentale a IdF. A cominciare  da quello con Roberto Crea, fra i padri dell’insulina sintetica: la sua straordinaria esperienza di scienziato ma anche il la genuinita’ con cui ha ricordato la sua scoperta  di un mondo nuovo, quella californiano della ricerca, all’insegna di un’informalita’ che lo aveva spiazzato, e nel quale riusci’ in pochissimo tempo a conseguire risultati straordinari. Forse nessuno come Federico Faggin, tra i padri del microchip premiato di recente dal presidente Obama, ha saputo esaminare a fondo con IdF i meccanismi culturali dell’Italia che ha lasciato a fine anni Sessanta e che penalizzano un Paese che pure continua a sfornare talenti. Enzo Torresi

IdF, le radici. A Mestre una corte dedicata a Gibo, grande cronista. Mio padre

Cosa c’entra una bella pizzetta restaurata a pochi chilometri da Venezia con Italiani di Frontiera? Certo, corte Bonzio a Mestre, mia citta’ natale, e’ dedicata alla memoria di Giovanni “Gibo”, grande cronista, mio padre. Morto nel 1981, l’anno in cui io sono diventato giornalista, senza aver mai visto un computer in redazione. Per qualche anno ancora resistettero le leggendarie Olivetti, macchine da scrivere monumentali quelle in ufficio, un gioiello di leggerezza e design la “Lettera 22” che ancora ho a casa. L’odore del piombo caldo e dell’inchiostro tra le linotype della tipografia, prima della fotocomposizione, e’ un ricordo evocativo. Ma prima ancora, lo erano i nomi di citta’ misteriose, “Otranto, Zara, Domodossola…” che mio papa’ pronunciava velocissimo nello spelling dei nomi al telefono, dettando da casa i suoi pezzi ai dimafonisti. Giornalismo dei bei tempi andati, quello che consumava le scarpe si marciapiedi ed era meno frenetico e approssimativo di quello di oggi? Mica tanto, aveva detto Gian Antonio Stella, firma del Corriere, al convegno in memoria di Gibo dieci anni fa. Quello poteva essere un giornalismo ancora piu’ conformista e ottuso, capace di ignorare per convenienze politiche drammi storici, come l’esodo dei profughi istriani. O di aprire una pagina con gli appuntamenti dell’onorevole Bisaglia… La differenza

Amici di IdF, il guru Peter Brantley e la rivoluzione digitale nelle biblioteche

Siamo in uno dei momenti più straordinari della storia, qualcosa che si potrebbe definire un rinascimento digitale della nostra cultura… potremo diffondere ad una rete, in formato digitale, i contenuti di maggior valore della letteratura e dell’arte… Un’opportunità da non perdere, dice Peter Brantley, direttore del Bookserver Project all’Internet Archive a San Francisco, guru californiano della Rete e coinvolto in particolare nella rivoluzione digitale che presto, dice,  convertirà le biblioteche in distributrici di contenuti multimediali ed interattivi, trasformando in realtà quella che fino a poco tempo fa era un’invenzione della fantascienza, gli “holodeck”, banchi dai quali si accede non al ritiro di libri ma a contenuti digitali, a cominciare da quelli della realtà virtuale. Questo è un arricchimento e un’occasione straordinaria, dice Peter, che suggerisce di non fossilizzarsi sul libro in quanto oggetto come tale: il digitale potrà ampliarne le potenzialità, esaltando quel che più conta e che ha caratterizzato la comunicazione umana prima ancora che arrivassero le parole stampate: la capacità di raccontare. Peter è passato a Milano nei giorni scorsi, protagonista di due eventi, IfBookThen e   Meet The Media Guru. Il suo inglese è molto chiaro, più avanti IdF diffonderà una versione sottotitolata dell’intervista. Grazie a Maria Grazia Mattei e Giuseppe Lucido  di MGM Digital Communication che hanno creato il link con Peter. Davvero straordinario, per disponibilità e curiosità.  Ha fatto molte domande su Italiani di Frontiera, esprimendo poi oltre agli apprezzamenti anche alcune osservazioni e  critiche preziose… Thanks Peter!

Partire e poi tornare, partire per scoprire il valore dell’italianità. Le parole di Renzo Piano che hanno ispirato IdF

In Italia, i giovani devono partire ma non per disperazione, per capire il mondo. E poi tornare. Dopo aver capito qualcosa di ancora piu’ importante: se stessi. E la straordinaria ricchezza che ci da’ la nostra cultura, nel saper cogliere la complessita’ delle cose, dice Renzo Piano, in un intervento alla trasmissione Rai “Vieni via con me” che ha ispirato Italiani di Frontiera. Partire, tornare, capire il mondo e prima ancora se stessi, scoprire il valore impagabile del nostro patrimonio del passato per farci comprendere il futuro e guardare con fiducia al domani. E dunque aprirsi, gettarsi alle spalle tanti luoghi comuni, non temere di rischiare su strade nuove, inventare, sperimentare, sbagliare e riprovare. Con entusiasmo e magari spirito di squadra, forti di tanti amici con cui condividere sforzi e sogni.  

Il talento e la rivoluzione che dobbiamo fare nel mondo dell’istruzione. Un’altra conferenza da brivido di Ken Robinson al TED

Chi ha assistito ad una delle presentazioni di Italiani di Frontiera lo sa. Forse nessuno ha ispirato questo progetto alla ricerca del talento come Ken Robinson, inglese, esperto di fama mondiale nel campo dell’istruzione. Alcuni passi della sua memorabile conferenza (quattro milioni di download!) del febbraio 2006 al TED, impagabile vetrina globale di menti brillanti e motivi d’ispirazione, disponbile online,  dal titolo “La scuola uccide la creativita’?” sono parte integrante della presentazione di IdF.  Nella finestra dei video in homepage, il link alla conferenza integrale, cui si possono applicare sottotitoli in italiano. Istruzione, creativita’ e valorizzazione del talento sono temi ripresi nello straordinario discorso tenuto da Robinson al TED dello scorso febbraio, in rete da qualche mese, nella finestra di questo post. E’ sempre possibile inserire i sottotitoli. La conclusione e’ da brivido, affidata ai versi di William Butler Yeats…

IdF a Mind The Bridge 2010, jet lag e chiacchierata con Massimo Sgrelli

A volte il jet lag fa strani scherzi. Come si comporta sul palco di un evento un tipo ancora sotto l’effetto fuso (in tutti i sensi) per il ritorno 24 ore prima dalla California, dopo l’evento di Rudio a San Francisco? In modo un po’ bislacco ma non malaccio, dopo tutto, per far capire alla platea di innovatori che per costruire il futuro e cambiare stereotipi consolidati, non si può parlare solo di impresa e hi tech in un microcosmo illuminato, occorre una battaglia culturale che coinvolga molte più persone. Da combattere con armi… non convenzionali, muovendosi “Out of the Box”, fuori dagli schemi. Ne esce una divagazione eccentrica e una gran bella chiacchierata con Massimo Sgrelli, imprenditore di Wave Group che si prepara allo sbarco in California. E che nei prossimi giorni si presenterà con un video in esclusiva su Italiani di Frontiera. L’evento di questo video è il Mind The Bridge 2010 nella sede del Corriere della Sera, (qui il canale YouTube dell’evento) avamposto così avanzato che la squadra di tecnici della sala, superato il panico iniziale, è riuscita persino a compiere quella che all’inizio aveva definito una Mission Impossible: collegare in pochi minuti un Mac sul podio al proiettore! Fantastic! Grazie come sempre a tutti gli amici di MtB,  Alberto Onetti, Marco Marinucci (ha confessato d’aver colpevolmente perso l’imperdibile coppia Bonzio-Sgrelli… perdonato, se ti penti, perdonato), ed il loro team di giovani pronti a tutto.

Federico Faggin: il video del premio da Obama, in tv l’intervista in esclusiva per IdF

Federico Faggin, decano degli Italiani di Frontiera e  Top Friend di IdF (grazie per gli incoraggiamenti e le parole di apprezzamento Federico!) e’ stato premiato nelle settimane scorse dal presidente Usa Barack Obama per l’eccezionale contributo come scienziato, come uno die padri del microchip, assieme ai suoi ex colleghi di Intel. Antenna Tre Nord Est giovedi’ scorso ha dedicato la puntata della trasmissione “Versus” al tema della fuga dei cervelli, ospitando il sottoscritto e montando per l’occasione un video inedito, con le immagini, dal sito della Casa Bianca, della premiazione di Faggin, ed estratti dell’intervista in esclusiva a Faggin fatta da IdF in occasione dell’avventura in California.