Vigilia del Silicon Valley Tour: una giornata con Silvia Giordani, che studia … il “dopo silicio

  “Per fare scoperte di un certo calibro bisogna rischiare”. San Francisco, nuvole, pioggia… e straordinarie coincidenze. Cosa poteva esserci di migliore, per trascorrere la vigilia dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2014 di una giornata con un’Italiana di Frontiera che sta preparando l’era… del dopo silicio.. e che per caso in questi giorni è proprio a San Francisco? Silvia Giordani è una ricercatrice bergamasca con un curriculum “da urlo”. Laurea in chimica farmaceutica all’Università di Milano, dottorato all’Università di Miami, poi tre anni alla Scuola di Fisica del Trinity College a Dublino, un anno All’Università di Trieste, poi ritorno a Dublino alla guida di un centro di ricerca in nanotecnologie. Nel frattempo, una sfilza di pubblicazioni e di premi internazionali (fra i quali L’Oréal UK & Ireland Fellowship For Women in Science e Rotary International Paul Harris Fellow Award). Da sei mesi Silvia è tornata in Italia, alla guida di un laboratorio dell’Istituto Italiano di Tecnologia a Genova, dove si occupa di nanotecnologie basate sul carbonio. Nuova frontiera nel campo della medicina ma non solo, visto che sui nuovi materiali lavora da anni anche l’industria dei computer, nella convinzione che ormai la curva costante di miglioramento delle prestazioni del silicio nei microprocessori sia vicina all’apice. Il bello è che dopo esserci conosciuti a Orientagiovani Confindustria 2012 a Firenze dove eravamo entrambi speaker, davanti a mille studenti nel Nuovo Teatro dell’Opera, con Silvia tutti i tentativi di incontrarci di nuovo erano falliti… ma stavolta è bastato Facebook e la coincidenza di trovarla proprio a San Francisco, al termine di un convegno internazionale sui materiali che ha seguito da relatrice. Silvia è una “spacciatrice” di idee, ha una vera e propria… incontinenza di progetti scientifici, e non solo nei campi in cui lavora… ma è soprattutto un mentore straordinario. Anche durante gli anni di Dublino ha perseguito il suo progetto di formazione e promozione di giovani di talento tenendo periodicamente lezioni nell’ITIS di Bergamo in cui si era diplomata, poi portando alcuni dei ragazzi più promettenti al suo fianco in grandi eventi, sino a trasformare una di loro in speaker in una conferenza internazionale davanti ad una platea sterminata! Brava Silvia, si chiama “Give Back”, è la base per costruire il futuro ma in Italia ancora troppo pochi l’hanno capito. Ma Italiani di Frontiera ha qualche idea in proposito, per coinvolgere pure Lorenzo Thione, Vincenzo Di Nicola, Vito Lomele…   Con Silvia lunga passeggiata sotto la pioggia, poi pranzo thailandese con il grande Franco Folini, Top IdF Friend, fra i primi intervistati da Italiani di Frontiera nel 2008 e visita alla sua Novedge. Poi camminata in centro città, Chinatown e North Beach fino ad uno dei locali più suggestivi, il leggendario Caffè Trieste, tempio della Beat Generation, per incontrare Giacomo Ghiraldo, da poco incrociato alla conferenza IdF a Padova  e Diego Echecopar, fondatore di SV Links che si occupano a loro volta di portare imprenditori a Silicon Valley, soprattutto dal Sudamerica. Il gran finale con un risotto nella “tana” di Italiani di Frontiera a San Francisco, la casa di Felice Bonardi e Sabrina Bellotti, ingegneri software di inesauribile curiosità che con le idee e i progetti di Silvia hanno trovato pane per i loro denti… Giornata da incorniciare, Silvia dopo un giro turistico della città domani torna in Italia ma di sicuro la collaborazione con IdF è appena cominciata… E domani intanto arriva la mia banda… l’Italiani di Frontier Silicon Valley Tour 2014 sta per partire! Con Silvia Giordani, Sabrina Bellotti e Felice Bonardi    

Con Vittorio Viarengo (MobileIron) e Mashape full immersion nello spirito di Silicon Valley

I fuochi d’artificio per celebrare l’anniversario del Pier 39, molo turistico per eccellenza di San Francisco, con un passato legato all’immigrazione siciliana, la parata per celebrare il Columbus Day. Non poteva finire meglio, l’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2013. E l’ultimo emozionante capitolo lo scriviamo sula strada del ritorno, all’aereoporto di Francoforte in attesa del volo che ci riporterà in Italia. L’ultima giornata della full immersion nella cultura della culla mondiale dell’innovazione forse valeva da sola il costo del viaggio. A MobileIronhttp://www.mobileiron.com/ nella sede di Mountain View a poca distanza da Google, ci accoglie Vittorio Viarengo, che ha da poco lasciato VmWare, da noi visitata nei giorni scorsi. Niente da fare, Vittorio è una star. Perchè l’analisi a tutto tondo del modo di pensare e di fare impresa di Silicon Valley, Vittorio la sa fare con un piglio da mattatore, che farebbe la gioia di Jeff Cabili, incontrato a Stanford, esperto di linguaggio del corpo e comunicazione non verbale. La mimica di Vittorio è strepitosa e sa comunicare tutta la carica e l’entusiasmo necessari, per concetti innovativi. E’ lo spirito di squadra la chiave vincente, occorre saper scegliere i migliori, il vero capo deve gestire non le persone ma una visione, lasciando le persone libere di perseguire quella visione dando il meglio del proprio talento, magari per strade diverse. Ed essere mentori dei propri dipendenti significa saper imparare da loro, “Reverse Mentoring”: il capo che ascolta e impara, soprattutto dai più giovani. Domandandosi se ci sono abbastanza “persone folli” capaci di ragionare fuori dagli schemi, di spiazzare e inseguire strade nuove. E “Think Out of the Box” è una delle parole chiave di Italiani di Frontiera… Nemmeno un’ora di bus, e nel cuore di San Francisco abbiamo davvero l’occasione di mettere in pratica l’insegnamento, in una vera e propria “Hacker House”, dove lavora e vive il giovanissimo team di Mashape.  Partiti un paio d’anni fa dall’Italia poco più che ventenni, dopo aver ottenuto un primo finanziamento da tre dipendenti di YouTube, sono poi riusciti a conquistare due star della Silicon Valley come Jeff Bezos (Amazon) ed Eric Schmidt (Google). Un milione e mezzo per far crescere la loro idea, che nel frattempo si è trasformata in sofisticato marketplace per sviluppatori. Augusto Marietti, grande amico di IdF è fuori per un meeting, a fare gli onori di casa Marco Palladino, con una grinta e una carica che lascia attoniti molti di noi, persino gli imprenditori più scafati. Inseguire il successo con una startup avviata richiede di dare tutto di se stessi, anche 20 ore al giorno; pensare in grande, che significa inseguire un successo multimilionario, pianificando con attenzione e tenacia non solo il software ma pure l’incessante attività di networking. Perchè qui si incontrano le persone giuste per ottenere investimenti e occorre inseguirle incessantemente, saper essere nei posti giusti e magari evitare di fare quello che molti italiani arrivati nella Bay Area fanno, dice Marco, cioè incontrarsi soltanto fra di loro. L’ultimo giorno, niente più bus: tutti in bicicletta, su un percorso straordinario che sale sino al bellissimo Golden Gate Bridge per ridiscendere nell’incantevole Sausalito, sotto un sole che spacca, in una moltitudine turisti rilassati turisti, tra ristoranti in buona parte italiani, prima del ritorno mozzafiato in ferry, passando davanti ad Alcatraz. La sera c’è tempo per un altro incontro informale a cena con un vecchio amico di IdF, Alberto Onetti, che racconta la sua esperienza a Funambol  e con Mind The Bridge fondazione che da startup competition si è trasformata in incubatore e scuola di formazione per imprenditori che vogliono sbarcare in California. Le ore prima della partenza sono dedicate alla scoperta di angoli diversi di San Francisco. Un paio di noi alla bellissima California Academy of Sciences http://www.calacademy.org/, capolavoro di Renzo Piano, altri allo stadio per provare l’emozione di un incontro di football americano dei 49ers, altri in centro per shopping, o nel quartiere italiano, North Beach, culla di quella Beat Generation, che in qualche modo ha ispirato la controcultura che è alla base della new economy californiana. Si riparte. E forse qualcuno ripensa alla tappa più insolita di questo tour, in bicicletta al cimitero militare del Presidio, per rendere omaggio alla tomba di Carlo Camillo di Rudio, incredibile avventuriero berllunese passato dal Risorgimento al West… e sopravvissuto a Little Bighorn, che Italiani di Frontiera ha raccontato grazie all’amicizia con l’antropologo dello Smithsonian Institution Cesare Marino, tra i più grandi esperti di indiani d’America, che ha ricostruito la sua straordinaria biografia. Forse gli italiani che hanno sfidato la Frontiera del West e quelli impegnati a progettare il futuro a Silicon Valley hanno qualcosa in comune. La carica, la voglia di non accontentarsi delle consuetudini, non smettere di rischiare e scoprire. E’ quello che ci portiamo a casa, da questo fantastico viaggio. E’ quello che forse oggi più che mai l’Italia ha bisogno di riscoprire.            

Dai colossi hi tech VmWare e IBM alla presentazione… in un ristorante a San Francisco

Niente male davvero, guidare un gruppo… e sbagliare guidatore. La giornata è iniziata così, stipando il nostro pullman di bagagli per il trasferimento da Redwood City a San Francisco. Come non rendere omaggio al conducente che ha caricato qualche quintale di valige? Così propongo un bell’applauso per il nostro autista abituale Rick… solo che al volante c’è il suo socio Tony e io non me ne ero accorto. Succede, specie dormendo quattro ore per, guidare, organizzare e alla fine scrivere a notte fonda questo diario, dopo giornate di tour de force… Ma la penultima giornala dell’’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour,  promosso da Unindustria Forlì Cesena con Agenzia Viaggi Manuzzi e organizzato da La Storia nel Futuro è comunque cominciata al meglio. L’accoglienza nello strepitoso campus di VmWare a Palo alto è stata spettacolare. L’azienda è leader del settore del software di virtualizzazione, promuovendo l’innovazione semplificando le attività operative dell’IT e rendendole più competitive, virtualizzando l’infrastruttura, dal data center al cloud ai dispositivi mobili. Il campus è un insieme di giardini curatissimi, fontane e stagni con tanto di tartarughe, architettura moderna e spazi sportivi. Per gli imprenditori romagnoli che compongono la grande maggioranza della nostra squadra è un’emozione in più che a fare gli onori di casa sia Lorenzo Montesi, ingegnere di Cesena, passato dalla Normale di Pisa al Massachusetts Institute of Technology, Sloan School of Management. Lorenzo spiega come siano rapidità e sperimentazione di strade nuove le chiavi vincenti, per un’azienda che si trova spesso a percorrere sentieri inesplorati. Appena assunto non si è sentito assegnare dei compiti ma chiedere invece cosa proponesse lui di fare, per sviluppare il suo settore. “Vedo la mia carriera come un viaggio”, confessa Lorenzo, che si riconosce una propensione al cambiamento, caratteristica indispensabile nel mondo del marketing. C’è tempo per un pranzo gentilmente offerto nella bellissima mensa, fra dipendenti di ogni nazionalità, prima di ripartire con il bus per San Josè. Visto da fuori sembra un bunker militare, il quartier generale di IBM. L’ingresso è invece elegante e fa un certo effetto a tutti essere nel cuore di un’azienda leggendaria per l’hi tech. Luisa Bozano già incontrata con l’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2011 , esperta di nanontecnologie e neomamma, ci fa da guida assieme a tre studenti italiani attualmente impegnati in ricerche a IBM, spiegando come il colosso dell’informatica sia impegnato in attività d’avanguardia in campi diversi, come la produzione di wafer ultrasofisticati, in un laboratorio che abbiamo la fortuna di poter visitare. Un lavoro duro ma ricco di soddisfazioni, quello di Luisa, che amette di essere legata alla sua azienda anche per motivi affettivi,  colpita da come il suo capo, che le aveva profilato una promozione, non abbia indietreggiato nemmeno dopo che lei le aveva annuciato di aspettare un bambino. Si riparte e in serata finalmente è San Francisco. Cena in un ristorante di una meta turistica per eccellenza, il celebre molo Pier 39. Ma l’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour non si rilassa nemmeno a cena… e un vecchio amico di IdF fa il suo ingresso a sorpresa fra gli imprenditori romagnoli impegnati a spezzare chele di enormi granchi. Paolo Privitera, cofondatore con Armando Biondi di Pick1 è venuto a trovarci ed a raccontare l’improvvisa accelerazione che la sua startup, incubata da 500Startups ha avuto nelle ultime settimane. Paolo incassa di buon grado lo scherzo (lo presento come “il congnato del vincitore di TechCrunch Italia, visto che Matteo Faggin è marito di sua sorella…). Ma mentre il ristorante si svuota accetta di fare una sua presentazione e incanta tutti con la sua carica. Gli amici di Cesena fanno capannello, dal ristorante ormai ci cacciano e ancora sul Pier 39 ormai deserto, nel vento di mezzanotte, riechegginao voci italiane con accenti diversi che parlano di impresa, startup e nuovi progetti da condividere…  

Alla scoperta di Facebook e Stanford, poi la serata SVIEC con i veterani italiani di Silicon Valley

Vivere con la Rete vuol dire abituarsi ad un flusso costante nel quale occorre saper navigare. E nel terzo giorno consacrato del nostor tour, partiamo dalla sede al sito social per eccellenza. C’è così tanta eccitazione, nell’arrivare di primo mattino a Facebook, che uno di noi inciampa davanti al grande logo su El Camino Real, dove tutte le comitive scattano le foto d’obbligo, con il grosso disegno della mano col pollice alzato. anche perchè all’interno della sede le foto sono rigorosamente proibite. A far gli onori di casa due giovani ingegneri, Marco Rizzi e Davide Bolcioni, da non molto in Silicon Valley dopo aver maturato una professionalità di prim’ordine a Trento e Bologna.  Spiegano che Facebook sta davvero sperimentando un territorio nuovo, senza termini di paragone e senza precedenti di aziende che abbiano fatto altrettanto, in un campo, quello dei social media, che semplicemente non esisteva fino a pochi anni fa. Si procede per esperimenti, dicono, persino il colore dei bottoni viene testato con prove su un gruppo ristretto di tenti per vedere quale sia più gradito. Il campus di Facebook è attraente, tutto pulito e colorato, musica di sottofondo, ristoranti e negozi, anche se forse lascia un po’ la sensazione di un mondo a sè, autoreferenziale, più simile al set di Truman Show che a una cittadina ordinata. Shopping di ordinanza (accidenti, entriamo nel negozio vuoto trenta secondi prima di esser seguiti da una comitiva asiatica di 40 persone e si finisce a sgomitare…), poi via per la leggendaria Stanford. Niente da fare, cono sono stato una dozzina di volte ma l’emozione è la stessa dei miei compagni di viaggio che ci arrivano soltanto ora.  Si respira un’aria di tranquillità e di eccellenza, fra studenti che sfrecciano in bicicletta nei viali alberati tra gli austeri edifici che richiamano lo stile delle vecchie missioni. C’è il tempo per raccontare la straordinaria storia che intreccia le origini della prestigiosa università all’Italia, in particolare a Venezia (la chiesa cuore dell’ateneo fu interamente decorata con vetrate e mosaici da maestranze veneziane, prima e dopo il terremoto del 1906)  prima del benvenuto da parte di Alberto Salleo, amico di IdF che l’ha intervistato due anni fa, che ci spiega cosa significhi insegnare in questa università e fare ricerca. Un ruolo da “professore-manager” che consente di disporre di strumenti eccezionali e un budget consistente. Con il quale però occorre sfornare risultati: studi, pubblicazioni, anche se il prodotto principale da sfornare sono proprio gli studenti, in grado di sviluppare una propria capacità critica e di ricerca. Come si entra a Stanford? Per… raccomandazione, in un senso però agli antipodi rispetto a quello  cui siamo abituati. In un mondo rigorosamente meritocratico, sono le segnalazioni di professori e luminari ad aprire al strada. Ma nessuno si sogna nè si può permettere di raccomandare per amicizia o interesse, visto che segnalare una persona non meritevole si ripercuote subito sulla reputazione di chi quella persona ha segnalato. A Stanford incontriamo poi Jeff Cabili, vecchio amico di Italiani di Frontiera, che si occupa della promozione della Business School, la formazione che l’ateneo dedica non agli studenti ma ai laureati ed a maturi professionisti che per un periodo possono frequentare corsi di altissimo livello per aggiornare e riqualificare il proprio profilo professionale. Jeff è pure un esperto di comunicazione non verbale e conquista tutti con alcune riflessioni su come sia importante  saper leggere il comportamento altrui e comunicare con gli altri attraverso gesti semplici, dallo sguardo alla stretta di mano, che dicono più delle parole. Toccata e fuga nell’enorme negozio dei gadget dell’università, poi di corsa verso il gran finale. La sera è in programma il meeting dello SVIEC, Silicon Valley Italian Executive Council, che è prezioso partner dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour,  promosso da Unindustria Forlì Cesena con Agenzia Viaggi Manuzzi e organizzato da La Storia nel Futuro. A far gli onori di casa come sempre Jeff Capaccio, fondatore di SVIEC, che ha avuto un ruolo cruciale per la nascita di Italiani di Frontiera. E Jeff accidenti mi dà pure la parola a sorpresa, per un discorso improvvisato gli ospiti… grazie Jeff! La serata è un’occasione unica per gli imprenditori romagnoli in missione di incontrare veterani italiani di Silicon Valley vecchi amici di IdF, come Ezio Valdevit, friulano ex Olivetti, pioniere dello storage network e Fabio Ficano ceo e cofondatore di Moncada Energy USA. Ma soprattutto per ascoltare lo speaker d’eccezione. Chuck Rossi, Engineeering Manager di Facebook. Chuck è un relatore brillante, sforna cifre a ripetizione per dare un’idea di quale sia il movimento di dati, relazioni, contatti che il gigante dei social media attiva. Siamo davvero in un flusso costante, occorre muoversi in fretta e saper essere dirompenti, dice. E’ quello che nel nostro piccolo proviamo a fare pure noi, per catturare suggestioni, idee e nuovi modelli da portarci a casa, con questo tour de force in Silicon Valley.  

Fare impresa a Silicon Valley, un tour de force fra incubatori e aziende innovative

“Pensa in grande. Parti con intelligenza. Cresci in fretta”. La seconda giornata  dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour,  promosso da Unindustria Forlì Cesena con Agenzia Viaggi Manuzzi e organizzato da La Storia nel Futuro, è stata una vera full immersion su come fare impresa, nella culla dell’innovazione. Di primo mattino nella sede di San Josè, una sessantina di chilometri da San Francisco, Alfredo Coppola coamministratore delegato dell’incubatore Us Market Access  riassume con un’impeccabile analisi le chiavi del successo, che arride non alla tecnologia migliore, dice, ma a quella che ha il miglior marketing. Per affrontare un ecosistema dove tutto si muove rapidamente e occorre sapersi adeguare a questo ritmo, anche nelle presentazioni, che devono essere brevi e fulminanti. Imparare a colpire ma anche a capire rapidamente se  l’opportunità sfa sfumando. Con umiltà, sottolinea, ricordando la storia di un giovane brillante startupper con un bel progetto, dche ovendo incontrare 17 investitori ha immaginato si sarebbero fatti la guerra per ottenere la sua ottima idea, che invece per il suo atteggiamento arrogante è rimasta nel cassetto. Nel cassetto rischiava di restare pure l’idea di Emilio Billi, che assieme ad Antonella Rubicco sta perfezionando  A3Cube, che in Italia era stato bocciato ed è invece visto con grande interesse a Silicon Valley, dov’è  incubato da Us Market Access. Un’idea dalla portata addirittura rivoluzionaria, ispirata dallo studio del cervello: sostituire un processore con tanti piccoli processori, in modo da aumentare enormemente le capacità di elaborazione di un computer, cosa che ridurrebbe consumi energetici  e di banda permettendo inoltre di moltiplicare utenti e contenuti e soprattutto di abbattere i tempi di realizzazione di elaborazioni complesse, come previsioni ambientali o economiche, che invece di alcuni giorni richiederebbero poche ore. Da tener d’occhio, Emilio e Antonella… Ma a Silicon Valley possono sbarcare pure piccole e medie imprese. Che troppo spesso approcciano il mercato oltreoceano in modo maldestro, prima di tutto ignorando quanti e quali siano in realtà i loro concorrenti. E’ nel preparare con studi di settore ed assistere le aziende italiane che vogliono tentare il grane salto che si sta specializzando un altro incubatore, M31 di Aldo Cocchiglia, che facendo gli onori di casa, sempre a San Josè, ha spiegato ai giovani imprenditori romagnoli quanto sia importante affrontare una sfida così difficile come l’ingresso nel mercato USA con dati affidabili e studi di esperti per valutare le proprie effettive potenzialità ma anche per superare le barriere culturali con una realtà complessa, che questa sfida richiede.  E’ quel che fa M31, e in alcuni casi il consiglio è di lasciar perdere. Mentre quando un’azienda ha i numeri per percorrere questa strada, compensa poi la consulenza con una percentuale sui profitti o quote di azioni. Si possono fare aziende di successo interagendo in modo singolare con dei colossi, ha spiegato invece nel quartier generale di Cisco Carlo Tedesco, ripercorrendo la straordinaria storia della company. E ricordando come Mario Mazzola e Luca Cafiero, storici manager della società, che vanta una forte presenza di italiani, abbiano adottato negli anni più volte una formula singolare: lasciare la società per fondare una startup, realizzare una tecnologia di successo, acquisita proprio da Cisco. Quindi farvi ritorno per ripartire dopo qualche anno con un’altra idea, un’altra uscita e un nuovo ritorno coronato da successo. E da un impatto finanziario non indifferente. E se il business riguarda la tv e il suo futuro? Nell’ultima tappa del tour de force, a Minerva Networks, Mauro Bonomi  ceo della società spiega che la tecnologia della sua azienda segue una strada precisa: saranno sempre più i contenuti… a inseguire gli utenti e non viceversa. Dunque non solo la tv non è stata uccisa dal web ma reti e infrastrutture dovranno favorire un’interazione per una fruizione di contenuti sempre più personalizzata, su televisori ma anche su apparecchi mobili. Il tempo per l’utlima foto ricordo e si riparte. Serata a Palo Alto. E le prossime tappe saranno a Facebook e Stanford…

A Google con il guru Varian. Poi a Berkeley, a scoprire i segreti della ricerca più libera

Mai, mai dimenticare qualcosa nella sede di Google. Potreste scoprire che il colosso della ricerca online, che in poche fraziooni di secondo è in grado di reperire montagne di informazioni, impiega oltre trenta minuti per recuperare uno zainetto dimenticato in una zona offlimits, cosa che richiede l’intervento di un addetto alla vigilanza, del suo superiore e la redazione di un rapporto. Il primo appuntamento dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour d’autunno si è concluso con un piccolo inconveniente, utile però per riflettere sul significato delle regole negli USA, pure nella culla dell’innovazione e dell’informalità, dove semplicemente le  scorciatoie trasgressive non sono nemmeno concepite. Nel famoso campus in cui i colori pastello si susseguono, dagli arredi interni agli ombrelloni nel giardino, dalle biciclette alle condotte dell’acqua, abbiamo avuto l’onore di incontrare (per me per la seconda volta dopo il tour d’aprile) una figura di primo piano di Silicon Valley: Hal Varian, direttore economico di Google, secondo alcuni addirittura in odore di premio Nobel. Un guru che in un fitto botta e risposta con gli agguerriti imprenditori romagnoli ha prefigurato alcuni degli scenari del futuro, affermando che è proprio perchè guarda lontano che Google ha intrapreso strade come quella dei Google Glass o del progetto dell’auto senza guidatore, prevedendo una forte interazione con suoi strumenti quali Google Maps e Street View. Ma è stato Cosimo Spera, imprenditore seriale e stratupper di Silicon Valley, origini campane e studi a Pisa, a catturare l’attenzione dei partecipanti al tour,  promosso da Unindustria Forlì Cesena conAgenzia Viaggi Manuzzi e organizzato da La Storia nel Futuro. Grande amico di Varian e mentore di diversi ragazzi sbarcati a Silicon Valley, nel campus Google Cosimo ha raccontato la sua carriera soffermandosi poi nella descrizione della sua nuova startup Bee Bell, lancio previsto nei prossimi mesi a San Francisco, dal prossimo anno in alcune città italiane, uno strumento estremamente sofisticato nel campo dei social network, in grado di fornire all’utente in tempo reale informazioni e suggerimenti “personalizzati”, ritagliati cioè sulle esigenze e persino sullo stato d’animo del momento di chi la utilizza. E di spirito di startup si è poi parlato, una volta attraversata la Baia, a Berkeley con Pieruigi Nuzzo, ricercatore nel  Department of Electrical Engineering and Computer Sciences, che ha illustrato una preziosa relazione svolta col suo mentore, figura principe degli italiani di Silicon Valley, il professor Alberto Sangiovanni Vincentelli. Un’analisi approfondita dell’ecosistema dell’innovazione, per sfatare alcuni luoghi comuni, com quello del rapporto fra atenei ed aziende, che nella realtà, ha detto Nuzzo, non è mai “coercitivo”: ai ricercatori viene lasciata libertà e questo non lavorare con la pressione di dover sviluppare al più presto un prodotto è uno dei segreti dell’Università che ha sfornato Nobel a raffica. Assieme al fatto di saper rompere schemi tradizionali: c’è condivisione dei risultati persino con gli atenei concorrenti, ci sono ricerche “open source” che fanno tesoro del contributo di altri studiosi, persino la tutela dei brevetti non è rigidissima per facilitare che anche i prodotti più sofisticati possano essere modificati e migliorati. Un tema, quello della ricerca “aperta” ripreso pure da Alessandro Ratti, Scientific Research Consultant and Contractor dello stesso ateneo, che ha avuto pure il merito  di guidare il gruppo  nella visita al famoso ciclotrone Laurence Berkeley Laboratory . Per tutti l’occasione di incrociare  in un fuoriprogramma anche due preziosi amici a Berkeley di Italiani di Frontiera, Isabella Sioleri, consulente in materia di software e il marito Paolo  Calafiura, scienziato pure lui docente in quella università, venuti apposta per incontrarci. Una lunga, lunga chiacchierata, non in una sala ma su una splendida terrazza, con una vista strepitosa sulla Baia. Mentre il sole tramontava in uno scenario da brividi, con sullo sfondo il Golden Gate… E domani si riparte.

Fabrizio Capobianco: ecco come TOK.tv ha conquistato la “mia” Juventus

E’ andato tutto molto più velocemente del previsto, per l’ultima creatura di Fabrizio Capobianco, Top IdF Friend (protagonista della prima intervista Italiani di Frontiera, all’inizio dell’avventura californiana nel 2008)  e figura di spicco degli italiani di Silicon Valley, dopo il successo della sua Funambol di cui oggi è presidente. Con un piacevole scherzo del destino. Partita con successo negli USA, TOK.tv  doveva arrivare in Italia l’anno prossimo. Invece a Fabrizio è arrivato un messaggio della sua squadra del cuore e… in poco tempo è nata Juventus Live . Partenza alla grande, consacrazione sui media l’altro giorno, con un articolo su Repubblica di Riccardo Luna. Ma andiamo per ordine. Incontrato la primavera scorsa durante il Tour a Silicon Valley con i Giovani Imprenditori del Sud guidati da Antonio Perdichizzi, Fabrizio  ha spiegato nei giorni scorsi a IdF la sua nuova avventura, rimbalzata in anticipo in Italia. Ed i suoi promettenti risvolti di business. – Com’è nata l’idea di TOK.tv? Ero stufo di vedere le partite da solo con il mio cane Roberto (detto Bobby, stai tranquillo). E’ una buona compagnia, pero’ quando segna la Juve e io urlo, si spaventa. Il mio sogno era vedere le partite con la mia famiglia, come facevo quando vivevo in Italia. Purtroppo pero’, loro sono in Italia, io in California, e mio fratellino adesso e’ in Mozambico. Mi sono dovuto inventare un modo per poter vedere le partite con loro a distanza. Adesso ci riesco, mi guardo la Juve con la mia app sul divano e mi sembra di essere a casa. Noi emigrati siamo ingegnosi… – E com’è stata accolta negli USA? Negli USA abbiamo lanciato tre app: TOK Baseball – partita già per le World Series del 2012 – , TOK Football – pubblicata poco prima del Super Bowl – e TOK for Oscars, unico esperimento non sportivo. Con TOK Baseball – entrata tra le top 10 apps della categoria “Sport” in US – abbiamo scoperto che gli utenti tornano ad usare la nostra app quotidianamente e che parlano in media per 24 minuti a partita. Numeri incredibili. Lì abbiamo capito che possiamo davvero essere la second screen app – o come diciamo noi – l’app da divano (o couch app) per eccellenza”. – Cos’è piaciuto di più? “La Social Photo – cioè la possibilità di scattare una foto a tutti i partecipanti alla living room (massimo 4) e di condividerla su Facebook – è stata accolta in modo strepitoso (quasi 15,000 foto scattate durante il primo weekend di Juventus Live…)”. – Forse non pensavi di sbarcare così presto in Europa… da cosa è scaturito il contatto con la Juve? “Un giorno ho ricevuto una mail da un indirizzo con dominio juventus.com. Credevo fosse uno scherzo (puoi immaginarti quante verifiche tecniche ho fatto per accertarmene…) e invece era davvero la mia squadra del cuore, la Juve. La passione di sempre che bussava alla porta di TOK.tv. Puro caso del destino”. – E quali i primi riscontri nei primi giorni della app per la Juve? “Con Juventus Live abbiamo raggiunto quota 100.000 downloads nel primo weekend. I commenti sull’App Store e sui nostri canali Social sono entusiasti. Insomma, non ci lamentiamo… Stiamo lavorando alla versione Android, e vorrei triplicare i downloads nel primo weekend “. – Quali altre occasioni vedi in Italia per TOK.tv: altre squadre di calcio, altri sport o eventi… “Noi non ci poniamo limiti 😉 Lo sbarco in Italia era previsto per il 2014 ma l’esperienza di Juventus Live insegna che l’imprevedibile è sempre dietro le porta. Fintanto che ci sarà qualcuno che vuole restituire alla TV il suo lato autenticamente Social, allora avrà senso pensare che TOK.tv possa trovare spazio sia per gli eventi sportivi sia per altri tipi di produzioni TV. E poi il team – come quello di Funambol – e’ tutto in Italia, quindi piu’ riusciamo a fare nel Bel Paese, meglio e’”. – Dietro ad un servizio utile per appassionati e tifosi c’è un sistema in grado di definire il profilo di utenti possibili consumatori, per potenziali inserzionisti. Puoi spiegare questo aspetto di business? “L’idea e’ semplice: l’85% della raccolta pubblicitaria mondiale e’ legata alla TV. Con l’altro 15% – di Internet – Google ha creato un’azienda enorme. Noi vogliamo avvicinare quell’85% a Internet. Oggi le aziende spendono un milione di dollari per una pubblicita’ durante il Superbowl. Non sanno quanti veramente l’abbiano vista, ne’ possono avere un feedback diretto (il famoso click-through di una campagna Internet). Se passa una pubblicita’ in TV e tu hai in mano TOK.tv, noi possiamo darti la possibilita’ di “cliccare” sulla pubblicita’. Passa uno spot di un libro in televisione, compare l’icona in basso a destra, tu pensi “bello, questo me lo compro”, un click ed e’ fatta. E’ una rivoluzione, in un mercato da 200 miliardi di dollari all’anno. Noi ci accontentiamo dell’1% …”.

Passerella di Italiani di Frontiera a Mind the Bridge. E alla fine arriva pure il leggendario Federico Faggin!

Davvero un gran finale, per il Silicon Valley Tour con i Giovani Imprenditori del Sud. Incontro personale con il console generale a San Francisco, poi tutta la giornata a Mind the Bridge per la sessione finale di formazione startup, con un cocktail alla sera che è stato un’incredibile passerella di amici e Italiani di Frontiera che vivono a San Francisco, raccontati in questi anni, dopo aver incontrato Franco Folini nella nuova sede di  Novedge. Da Luca Prasso, che ha da poco lasciato   un colosso della grafica digitale come DreamWorks a Matteo Fabiano a Francesco Sullo , alle brave Elena Favilli e Francesca Cavallo di Timbuktu, all’effervescente Simone Brunozzi evangelist di Amazon.  Pareva di scorrere l’archivio di IdF… invece come sempre è tutto proiettato nel futuro. Una mano esperta ha scritto la sceneggiatura di questo viaggio nella Bay Area,   visto che l’epilogo non poteva essere migliore: l’incontro con Federico Faggin, leggendario padre del microchip, che forse come nessun altro, con le sue straordinarie riflessioni, sul talento italiano e i meccanismi culturali che penalizzano l’Italia, ha saputo orientare e ispirare il mio progetto. E al quale ho avuto il piacere di presentare  il bravissimo Phil Pasquini, grande amico di IdF, fotografo italoamericano che ha appena realizzato un’impresa non da poco, con la sua meticolosa ricerca sull’architettura islamica sparsa per gli USA. Che a Faggin e signora è molto piaciuta… L’ultima puntata del diario da Silicon Valley su Startup Italia

Ritorno a Google con il guru Hal Varian. Poi le novità dei veterani Cosimo Spera e Fabrizio Capobianco

Palme e colori pastello fanno sempre il loro effetto, entrando nel quartier generale di Google a Mountain View, poco dopo Palo Alto…  il diario da Silicon Valley nel viaggio con i giovani imprenditori del Sud prosegue con la visita al colosso della ricerca online, con guide d’eccezione, Cosimo Spera, veterano italiano di Silicon Valley, grazie al quale abbiamo avuto la fortuna di incontrare un celebre guru suo amico: Hal Varian, professore emerito della Berkeley University, che a Google è “soltanto” il chief economic. Pochi chilometri poi per arrivare a Menlo Park. nello studio di Jeff Capaccio, fondatore di Silicon Valley Italian Executive Council. Dove Cosimo Spera illustra il suo ultimo progetto Beebell. Poi Tocca al grande Fabrizio Capobianco, presidente di Funambol raccontare la sua ultima creatura, Tok.tv… Il diario della tappa fra Mountain View e Menlo Park su StartupItalia

Silicon Valley, viaggio nella storia del computer con una guida doc

Ma a chi può capitare di visitare il prestigioso Computer History Museum di Mountain View, a pochi chilometri dal quartier generale Google… accompagnati da un autore doc? A noi, col gruppo dei giovani imprenditori del Sud, di cui Davide Bennato, docente all’Università di Catania (nella foto) e autore di “Sociologia dei media digitali” è guest star. Visita memorabile. E dunque, oggi lascio a lui la parola, nel diario di viaggio su Startup Italia. . Go Davide! “Da un lato, muoversi nei luoghi che hanno visto nascere tutte le tecnologie più importanti degli ultimi decenni, come il personal computer, internet, l’universo dei social media. Dall’altro, dare un volto a quei luoghi che sono stati la culla della voglia di sperimentare e di contaminare la scienza con la guerra, la tecnologia con le persone, il mondo hippy con la galassia «corporate». Dall’altro ancora vuol dire assistere all’imporsi di un nuovo ecosistema fatto di imprese piccole e aggressive, le startup, dei finanziatori molto diversi dalle banche, i venture capital e i business angels, di un manipolo di giovani imprenditori più simili a sognatori che a personaggi dell’universo aziendale. Ma vuol dire anche incontrare la più importante cattedrale della memoria culturale del XX secolo, il Computer History Museum di Mountain View”. continua…