Riscrivere la storia di Venezia con i Big Data: Diego Calaon archeologo di Ca’ Foscari a Stanford

E se uno strumento recente al servizio della conoscenza come i Big Data arrivasse a rivoluzionare pure quel che tutti crediamo di sapere del nostro passato remoto, costringendoci a riscrivere una pagina importante di storia? Forse sta già accadendo, con qualcosa che tutti sono convinti di conoscere: com’è nata Venezia. Premiato dalla Comunità Europea nel 2014 con il prestigioso Marie Curie-Skłodowska International Outgoing Fellowship, Diego Calaon archeologo del Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, sta realizzando grazie a quel finanziamento una ricerca in California presso la Stanford University proprio sulla nascita di Venezia. Con risultati sconvolgenti. Diego è da qualche tempo uno dei preziosi speaker dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour, nelle nostre tappe a Stanford.     Tutti sanno come è nata Venezia, ricorda Diego. Ii primi veneziani sono scappati sulle isole in mezzo alla laguna per rifugiarsi dai pericoli delle invasioni barbariche che hanno devastato le città dell’entroterra… “Se questo fosse vero,  scavando in laguna dovremmo trovare un insediamento subitaneo che corrisponde al momento in cui gli antichi veneziano sono fuggiti da Padova, Treviso, Altino per rifugiarsi in laguna… in realtà l’archeologia ci fa vedere che la laguna è abitata in maniera continuativa fin dall’epoca romana almeno fin dal primo secolo avanti Cristo e non c’è nessuna tensione verso la formazione di un abitato ai fini difensivi. Tutta la letteratura storica ci parla di Venezia come di un posto difensivo come se le isole della laguna veneziana fossero il luogo più remoto in quel preciso momento storico L’archeologia ci fa vedere come a quell’epoca non esistessero che rive, pontili attracchi… vivere in quelle lagune significava vivere al centro delle comunicazioni”. LETTURA ALTERNATIVA CON I BIG DATA  – La rilettura di quelle origini si basa sull’uso di una serie di dati da analisi ambientali geografiche, paleogeografiche, incrociati con una mole infinita di dati storico archeologici,  “che provengono dalle analisi fatte in laguna attraverso strumenti informatici principalmente GIS (Geographic Information System). Dalla gestione della grande mole di dati che abbiamo su base cartografica, riusciamo a interrogare questi dati con una prospettiva diversa che lascia volutamente fuori la narrazione storia tradizionale. perchè crediamo che l’ambiente con la sua enorme mole di dati possa fornire una storia alternativa…” Ma la possibilità di rilettura di fenomeni complessi della storia europea, alla luce della gestione della miriade di dati che influenzano le origini di Venezia, spiega ancora l’archeologo, proviene non solo dati storici ma anche da dati attuali dei social media, di chi Venezia la usa, di chi la vive ogni giorno. VENEZIA E IL TRAFFICO DI SCHIAVI – Questa rilettura, che ha imposto un riesame originale dei dati riguardanti il mondo del lavoro, ha portato a un’altra scoperta rilevante, rivela Diego: il ruolo che ebbe per la prima Venezia l’ingente traffico di schiavi, venduti in Oriente al mondo islamico, la cui economia si reggeva sullo schiavismo. Una rilettura inedita delle origini di Venezia destinata probabilmente ad avere un forte impatto anche al di fuori della cerchia di storici  e archeologi, visto che in qualche modo queste rivelazioni toccano a fondo pure questioni che riguardano l’identità della città. “Wood, Water and Slaves. How Venice Come to the World” è il titolo del libro che Diego pubblicherà negli USA fra qualche mese, presentato in anteprima a San Francisco in un evento BAIA Geeks, organizzato da un altro prezioso amico di IdF, Franco Folini. Graandi cose nascono dagli Italiani di Frontiera Links…

Lavorare nell’azienda che cresce più rapidamente al mondo: Vittorio Viarengo racconta la sua avventura a MobileIron

Quella in cui lavora oggi è l’azienda hi tech americana che secondo Deloitte è cresciuta più rapidamente negli ultimi cinque anni, in pratica la più veloce in tutto il mondo. Tra i  protagonisti di Italiani di Frontiera, Vittorio Viarengo, ingegnere genovese oggi a MobileIron,  è pure uno degli ospiti fissi dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour (che riparte a fine aprile con la prima edizione 2015), evangelist impareggiabile per verve ed eccentricità nello svelare i segreti della Bay Area. In questa intervista esclusiva, Vittorio svela invece i segreti dell’azienda in cui lavora, spiegando come è riuscita a registrare una crescita senza confronti, anche nella culla mondiale dell’innovazione. – Quali sono in sintesi le cifre del boom e del record di MobileIron? “E’ l’azienda cresciuta più rapidamente al mondo fra 2009 e 2013. Da 0 a 100 milioni di fatturato in 4 anni (Microsoft ci ha messo 9 anni ad arrivare a 50). Da 0 a 7500 clienti in meno di 5 anni. Una delle migliori piccole e medie aziende per cui lavorare. Siamo andati in Borsa lo scorso giugno, stiamo ancora crescendo del 50% anno su anno: per noi il problema più grosso è trovare personale da assumere…”. – Cosa fa MobileIron? E quale tendenza ha intercettato, per avere un tale successo? “I dispositivi mobili stanno cambiando radicalmente il mondo sia nella nostra vita privata che in azienda. È la più grossa trasformazione tecnologica dall’avvento del web. La piattaforma MobileIron mette in sicurezza i dati aziendali su qualsiasi smartphone e tablet moderno. In un mondo dove ormai ci sono più di 500 milioni di dispositivi mobile inutilizzati in azienda, MobileIron permette ai dipendenti di essere produttivi sul lavoro utilizzando lo smartphone o tablet che preferiscono e allo stesso tempo fornisce al team IT gli strumenti necessari per proteggere dati e applicazioni aziendali. Il modello di sicurezza mobile introdotto da MobileIron fin dal 2009 (mobile device management o MDM) sarà adottato anche da Microsoft Windows 10 e Gartner prevede che nel 2020 questo sarà il modello di sicurezza e gestione dominante nelle aziende di tutto il mondo”. – Quali le caratteristiche che più distinguono l’azienda dalle altre di Silicon Valley? “Direi che invece abbiamo molte caratteristiche in comune con le migliori aziende qui intorno: siamo fanatici nel cercare le persone migliori e creare un ambiente dove possano dare il meglio di loro stessi, abbiamo creato un prodotto “disruptive” (dirompente) che sta cambiando il modo in cui i dipendenti lavorano in azienda, utilizzando il loro smartphone o tablet preferito, lavoriamo con intensità e senso di grande urgenza. E tutti i giovedì con un pranzo gratis c’è un Company meeting, per parlare di cosa va bene e di cosa va male (intellectual honesty0 TUTTI i giovedi’ (con free lunch). – Ma dietro ai numeri ci sta di sicuro un modo di pensare… ci sono alcune parole chiave? “I nostri valori aziendali che pratichiamo a partire dall’executive team. Usiamo questi valori per valutare le persone che assumiamo, promuoviamo e licenziamo: Customer First (Prima il cliente) Intellectual Honesty (Onestà Intellettuale) Tenacity (Tenacia) Teamwork with Low Ego (Spirito di squadra con basso egocentrismo) Learning (Imparare) Practicality (Praticità)”. – C’è qualcosa di “Italian Style” che caratterizza il tuo ruolo professionale in azienda? “Certamente. Anche se ormai sono molto americanizzato, porto comunque con me tradizioni e cultura che permeano la mia vita lavorativa. Per esempio, in un mondo dove si lavora molto e a ritmi vorticosi, mi assicuro che  membri del mio team abbiano occasione di ricaricare le pile nel fine settimana ed in vacanza. Cucino spesso per il mio team e cerco di forzarli a fare la pausa pranzo e mangiare in compagnia e non di fronte al loro computer. E poi non può mancare la macchina per l’espresso. Qui sto ancora cercando di educare I colleghi e colleghe a vedere la pausa caffè come un’occasione di socializzazione, ma con scarso successo. Loro preferiscono portarsi il caffe’ alla scrivania e berlo mentre lavorano…”. – Cosa di questa esperienza ti sentiresti di indicare come modello, per le aziende italiane? “Faccio sempre fatica a dare consigli ad aziende al di fuori della Silicon Valley perchè non ho esperienza diretta nel lavorare altrove (manco dall’Italia da 17 anni). Però penso che creassi una ditta altrove applicherei comunque alcune formule di cui parlo del mio seminario sull’innovazione che tu conosci bene: assumi gente brava e togliti dai piedi, dai spazio specialmente ai giovani, non punire chi sbaglia perché prende dei rischi e prova soluzione nuove, abbandona ogni speranza a vantaggio di piano concreti”. – E cosa invece ritieni dovrebbe essere di ispirazione per il nostro Paese, quali suggerimenti ad esempio per il capo del governo italiano, al quale hai dedicato di recente un video? “Tutto quello che volevo dire a Renzi, l’ho registrato nel video messaggio… Se fallisce nello snellire la burocrazia in Italia, sarà difficile attrarre investimenti privati e far ripartire l’occupazione. Lui lo sa. Tutti lo sanno. Devono solo mettere da parte ideologie anacronistiche e ‘get stuff done’. E se l’Italia non investe nei giovani, non c’e’ futuro. Punto”. – Di cosa dovremmo finalmente liberarci? “E’ difficilissimo cambiare la cultura di una azienda privata, figuriamoci di un Paese con una storia di 3000 anni. Se proprio devo scegliere due cose direi: 1 – L’abitudine di piangersi addosso e sperare nel fallimento altrui 2 –Il puntare su passione, inventiva e talento, quando invece occorre focalizzarsi molto di più sulla pianificazione e l’esecuzione. C’e’ una nuova scuola di pensiero che sostiene che il talento non esista  e che non si debba seguire le proprie passioni bensì diventare bravissimi nel proprio campo, che di conseguenza diventerà una passione. Io ci credo molto in base alla mia esperienza personale e ne ho fatto la filosofia di vita: il fare invece dello sperare”. – Quale dote nascosta e magari mortificata vedi, nell’Italia in crisi, che potrebbe trasformarsi in carta vincente? “Ogni secondo che perdiamo a lamentarci di quello che non funziona, è un secondo perso nel lavorare ad una soluzione”.   Qui la videointervista in cui Vittorio racconta a Italiani

Massimo Banzi torna in Brianza dopo l’evento 2013 con IdF nel “suo” ITI Fermi a Desio

Essere nato a Monza gli ha lasciato un imprinting, nel contatto con tanti piccoli imprenditori e artigiani che gli ha insegnato a considerare l’imprenditoria una possibile carriera. Aver visto  come funzionano  fabbriche e aziende locali è stato spunto prezioso, per capire poi, anche con alcuni progetti  Arduino che c’erano dei mercati per quei progetti. Ma altrettanto importante è stato andare poi via, all’estero, il modo migliore per mettere a frutto in altri contesti l’esperienza del luogo da cui si proviene… Cofondatore di Arduino, Massimo Banzi, star internazionale dell’hi tech è tornato nella sua Monza,  spiegando in questa bella videointervista di Roldano Radaelli per Corriere.it (Dalla Casa Bianca alla Villa Reale di Monza) che dal mondo dei maker, di cui è principale testimonial, vengono spunti preziosi per rilanciare l’economia tradizionale. Perché spesso aziende create dai maker riescono a dare linfa vitale ad aziende consolidate che però hanno bisogno di reinventarsi con vedute nuove. E in Brianza il contesto ideale è ovviamente l’industria del legno, del mobile, della casa che sta passando attraverso grandi innovazioni con Internet delle Cose… Molto in linea con la strategia dei preziosi partner di IdF, l’agenzia di Social & Innovation  Sharazad. Beh forse Italiani di Frontiera ha avuto un piccolo ruolo in questo ritorno alle origini di Massimo Banzi, organizzando “Massimo Banzi all’ITI Fermi Desio“,  il bellissimo evento 2013  che lo ha visto protagonista  nella sua scuola, dove ha risvegliato un autentico vulcano di idee e progetti di studenti ma anche di professori, collegati a Arduino e arrivati poi sulla passerella del Maker Faire a Roma.  A questo serve IdF: innescare e ispirare con storie e percorsi anomali tanti italiani di talento che poi finiscono col percorrere strade nuove…

Da IdF dieci parole chiave e dieci video d’ispirazione, per iniziare al meglio il 2015

Dieci parole chiave per iniziare al meglio il 2015. Con altrettanti video d’ispirazione, che dall’arte all’impresa, dalla musica alla filosofia offrono spunti preziosi per l’anno appena iniziato. Le parole che ho scelto sono Narrazione, Impegno Civile, Giustizia Sociale, Scoprire Talenti, Reinventare l’Immaginario, Barriere da Abbattere, Credere nei Visionari, Basta Piangersi Addosso, Non si può fare? Invece sì, Cavalcare l’Onda. 1) Narrazione Chissà che il 2015 sia l’anno buono per iniziare un racconto diverso, del Paese e di noi stessi, per troppo tempo rassegnati a sentire raccontare dei peggiori e non di chi può ispirare e dare esempio, ai giovani che devono costruire il futuro e a tutti noi. IdF mi ha fatto capire che il raccontare, strumento cruciale del mio lavoro, è proprio  il punto debole di tante aziende d’eccellenza italiane. Che adagiandosi forse sulla potenza del marchio “made in Italy” hanno trascurato a lungo questo aspetto cruciale: sviluppare una narrazione d’impatto globale su chi si è e cosa si fa. Col risultato di perder colpi, di fronte a chi oggi è magari meno bravo nel fare, ma si sa raccontare meglio, stando magari dall’altra parte del mondo. Primo video dunque, una bella eccezione. Col racconto di un’azienda oggi hi tech e internazionale, ma fondata in Cadore nel Settecento: KeyLine. Una piccola storia lanciata a inizio 2014 per celebrare Prospero Bianchi, che un secolo fa trasformandosi da fabbro in imprenditore aveva saputo dare una svolta a quell’azienda, che nel video di fatto non compare. E il suo prodotto, le chiavi, nel racconto diventano oggetti evocativi, assumono valore di metafora, come custodi di tesori di un viaggio che non finisce… Bellissimo. Prospero’s Year Begins 2) Impegno Civile Il 2 dicembre 2014 ricorreva il cinquantenario e Italiani di Frontiera l’ha ricordato… In quel giorno, nel 1964 all’Università di Berkeley, Mario Savio,  genitori italiani, studente di grande carisma che non aveva ancora 22 anni, fece un discorso entrato nella storia, di grande passione civile, che infiammò la protesta studentesca rilanciando il Freedom Speech Movement, movimento per i diritti civili e la libertà di parola. In qualche modo un prologo al ’68. “Arriva un momento in cui il funzionamento della macchina diventa così odioso, ti rende così infelice che non puoi più farne parte, non puoi farne parte nemmeno passivamente. E devi mettere il tuo corpo sugli ingranaggi, sulle ruote, sulle leve, su tutto l’apparato, e devi farla fermare. E devi mostrare alle persone che la gestiscono, alle persone che la possiedono che se non sarai libero, alla macchina sarà impedito del tutto di funzionare”. Da ascoltare e fare ascoltare, per ricordare come le parole ispirate possano smuovere le coscienze e ispirare cambiamenti importanti. Mario Savio on the operation of the machine. 3) Giustizia Sociale  Fra mille immagini di protesta e denuncia da tutto il mondo, ho scelto un piccolissimo fatto che ha però avuto un forte impatto, grazie all’effetto virale del video che l’ha immortalato. Occasione per riflettere anche sull’incredibile potenziale rappresentato dai social media. Un episodio che è diventato simbolico, del forte malessere che sta vivendo la “seconda patria” di Italiani di Frontiera: la Bay Area. Perché l’impatto che un nutrito gruppo di giovani facoltosi professionisti che lavorano per le aziende di Silicon Valley sta avendo su San Francisco è pesante. Sono ragazzi dagli stipendi vertiginosi che possono pagare affitti esorbitanti senza batter ciglio… con il risultato di aver fatto schizzare alle stelle i valori immobiliari della città, costringendo molti residenti, pure della classe media, (compresi molti amici di IdF) a trasferirsi.  Una ricchezza di pochi che dunque non beneficia ma anzi pesa sulla sorte di molti altri. Per questo il video è diventato simbolico. Un campo di calcetto nel quartiere di Mission, per tradizione a prevalenza latinoamericana, dove si gioca secondo la vecchia regola che si fa a turno turno e chi vince resta in campo. Ma arriva un gruppo di giovani aitanti con tanto di ricevuta: le regole sono cambiate, loro hanno pagato e dunque hanno diritto a occupare il campo. Quasi tutti alti e biondi i nuovi venuti, quasi tutti scuri e bassi quelli invitati a uscire, mai visti latinoamericani che chiedono di esibire i documenti a bianchi anglosassoni… Una discussione vivace ma composta, ripresa in un video che in pochi giorni conta oltre mezzo milione di views, scatenando proteste in municipio… e di lì a poco, il nuovo regolamento che permetteva di affittare il campo viene cancellato… Mission Playground is Not For Sale. 4)Scoprire i Talenti Promo di un documentario su una storia straordinaria, quasi incredibile (in questo momento disponibile nei canali Sky). Un giovane giornalista, John Maloof, che cercava immagini d’epoca di Chicago, acquista una scatola di negativi e rullini non sviluppati ad un’asta da un rigattiere. Le foto si rivelano strepitose e lui inizia a cercare ed acquistare tutti gli altri negativi di questa fotografa misteriosa. Si chiamava Vivian Maier, è morta nel 2009 (due anni dopo che lui aveva comprato quella scatola) era una bambinaia stramba, eccentrica e scorbutica. Non aveva mai diffuso le stampe dei suoi scatti, viveva semisegregata fra montagne di libri, ritagli… e oltre centomila negativi, almeno settecento pellicole di film non sviluppati. Le sue foto sono una straordinaria galleria di immagini di vita quotidiana, ritratti di un’umanità anonima, in città come Chicago, New York, Los Angeles. Ora che un’attenta campagna promozionale ha creato il caso d’impatto internazionale (Finding Vivian Maier), con documentario e mostre in diverse città in mezzo mondo, c’è chi ha detto che quella bambinaia sconosciuta ha costretto a riscrivere la storia della fotografia di strada del Novecento… Finding Vivian Maier promo 5) Reinventare l’Immaginario IdF insiste sull’Idea che gli ostacoli al rinnovamento sono spesso culturali, si nascondono in cattive abitudini e modi di pensare consolidati, che vanno combattuti con una Rivoluzione Culturale. Questo vale per l’Italia ma non solo. Nella cultura occidentale, forse nessun altro gruppo è stato definito in base a stereotipi e luoghi comuni dei nativi americani. Hollywood ha via via disegnato nell’immaginario collettivo del Novecento figure stereotipate, dopo che nei secoli precedenti i nativi americani erano stati per

La conferenza TED più vista: compie 10 anni il capolavoro di Ken Robinson “La scuola uccide la creatività?”

Registrata nel febbraio 2006 e vista da oltre 37 milioni di persone, la conferenza di Ken Robinson,  La Scuola uccide la Creatività?, la più vista fra le centinaia di bellissime conferenze TED, è un caposaldo per il progetto Italiani di Frontiera, nella modalità di presentazione e nei contenuti, un capolavoro di narrazione brillante sul tema della valorizzazione del talento dei bambini, insistendo sul fatto che accettare senza paura il rischio di commettere errori sia alla base dell’innovazione e dune indispensabile per immaginare il futuro. Nel video qui sotto (si possono impostare i sottotitoli in italiano) la conferenza, effettuata nel 2006, la più vista in assoluto nella lunga lista di bellissime conferenze TED. Semplicemente imperdibile. Ken Robinson ha poi proseguito sulla stessa line sin altre due belle conferenze TED, Provocate la rivoluzione nell’apprendimento! (febbraio 2010, oltre sei milioni di views) e Come fuggire dalla Valle della Morte dell’Educazione (aprile 2013, oltre cinque milioni si views).      

Con Enzo Carrone a Stanford, poi visita a Google guidata da Stefano Menti. E sorpresa a cena…

“Sembra di essere al Truman show, tutto così bello e pulito… magari c’è un fondo disegnato, con una porticina…” L’esordio dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour alla Stanford University in una giornata con un cielo di un azzurro irreale e un sole che spacca non poteva iniziare meglio. E davvero il commento di uno degli imprenditori bresciani che partecipa al Tour dà l’idea della suggestione del campus. Il primo speech,  con Enzo Carrone, ingegnere e fisico che lavora all’acceleratore di particelle, lascia tutti sbalorditi. Per la capacità di Enzo di combinare a ritmo serrato suo percorso professionale d’eccellenza con temi scientifici e valori di Silicon Valley, preziosi per guardare con occhio attento ma pure disincantato a questo luogo. Dove si investe non sulle buone idee ma nella capacità delle persone di sviluuppale e farne business, dove avere relazioni e network, dunque pure amicizie preziose, è un titolo di merito professionale. E dove condividere senza paura di farsi rubare le idee è la regola. Perché appunto non l’idea in sé ma chi la sa sviluppare è il vero valore. Ma Enzo ha anche avuto parole toccanti, per Italiani di Frontiera. Elogiando lo sforzo che facciamo per rafforzare questo ponte fra Italia e Silicon Valley.  Mi sono ritrovato assieme a Paolo Marenco in una slide della sua bellissima presentazione. Io e Paolo non abbiamo avuto finanziamenti ma una visione, ha detto Enzo. Aggiungendo che quel che costantemente raccontiamo fa amare ancor piu’ l’Italia a chi l’ha lasciata… Grazie, io mi sono commosso. Enzo ha davvero lasciato il segno, un’occasione per andare a rivedere la bella intervista registrata con lui al nostro primo incontro, durante il primo Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour nel 2011. Foto di gruppo, lunch nella fantastica mensa. E shopping forsennato nel grande store… Ma prima di partire poteva mancare una visita alla chiesa di Stanford, raccontando la storia dell’Università e del contributo dato da maestranze veneziane a quell’edificio?   Partenza per Google, Mountain View. Ad accoglierci Stefano Menti, vicentino, Global lead, Cloud Online Sales del colosso della ricerca online. Google non assume solo ingegneri informatici, ricorda Stefano (rispondendo ad una domanda arrivata online al nostro gruppo dagli studenti dell’ITI Fermi di Desio, che è stata la scuola di Massimo Banzi). Perché se nel quartier generale (una quarantina gli italiani) sono moltissimi gli sviluppatori, a livello globale sono ancora di più i professionisti (da tutto il mondo e con un’età che raramente tocca i 40), che si occupano di sviluppo del business e delle vendite, per un’azienda che oggi gestisce enormi profitti dalle inserzioni collegate alla ricerca. Campus come sempre suggestivo, colori pastello ovunque, una puntata nella grande mensa dove ogni settimana si celebra l’incontro “Grazie a Dio è venerdì” in cui tutti i dipendenti possono rivolgere domande direttamente a Sergei Brin e Larry Page, fondatori di Google, e al loro top management. Piccola curiosità, per motivi di praticità l’incontro si svolge… di giovedì! I benefit per chi lavora a Google non si contano, visto che le aziende devono disperatamente attirare i bravi sviluppatori che da un giorno all’altro possono trovare offerte più vantaggiose. Un problema avere una mensa con ogni ben di Dio gratis, si rischia di metter su chili… e allora i colori pastello vengono usati anche per indicare l’apposto calorico delle pietanze scelte… Altra foto di gruppo, si riparte. Ma non è ancora finita. Perché con  noi a cena al ristorante giapponese di Redwood City c’è pure Pancrazio Auteri, veterano siciliano delle tecnologie digitali per la tv (TvBlob, TiVo) che in poco minuti prima di mangiare acconta la sua nuova avventura con ContentWise, startup di cui è CTO che mira a perfezionare la selezione di contenuti personalizzati per gli utenti, con importanti accordi in via di definizione con alcuni dei più grandi broadcaster europei, sulla base di una tecnologia sviluppata al Politecnico di Milano, dove Pancrazio si è laureato. Un grande onore, vedere che sono a volte gli Italiani di Frontiera a raggiungere noi per raccontarsi. E la nostra aventura è appena cominciata…

Nicola Palmarini: la tecnologia? Senza le teste giuste è un Boomerang

Perché cent’anni di tecnologia non hanno ancora migliorato il mondo? A rifletterci  a fondo è un grande amico di Italiani di Frontiera, da anni manager IBM dopo una carriera da professionista della comunicazione, di cui è figura di spicco:  Nicola Palmarini (no non è esagitato come sembra nella foto. Di più…) che  nel suo ultimo libro “Boomerang” (pubblicato da Egea e curato dalla sua brava editor, Alessia Uslenghi)  ha parole straordinarie proprio per IdF. Grazie Nicola, davvero onorato. Un incrocio di preziosi amici, alla presentazione del libro nel bellissimo spazio Open di viale Monte Nero, e tutte zucche pensanti della comunicazione. Da Pietro Cerretani (Settimana della Comunicazione) a Eugenio Alberti (Ladomir), da Samanta Rizzato (Symbols) a Beppe Cova (Ambrosetti) al celebre Francesco Morace (Future Concept Lab), precettato poi come il sottoscritto per un breve intervento nel corso dell’incontro.Come ha detto giustamente Marco Minghetti (Humanistic Management 2.0) che ha condotto l’evento, siamo afflitti da un atteggiamento quasi luddista diffuso fra i maestrini della pseudointellighentia, che fanno del cinismo il proprio marchio e individuano nei nuovi media, di cui nulla capiscono, qualcosa che sta erodendo ineluttabilmente spazi e potere riservati a loro, che hanno smesso da tempo d’imparare perché sono convinti di aver solo da insegnare. Come quell’ex giovane celebre direttore di testata che sentendosi raccontare da un collega adrenalinico un progetto (Italiani di Frontiera ovvio) troppo Out of the Box per la sua testona, borbottò: “Perché mi dici tutto questo?” e poi “Leggi il mio libro”. Quelli che… quelli che cresciuti nei salotti che contano (balle), stanno in cattedra a dar lezioni, e hanno smesso di scoprire… Uh forse pensava a loro l’indimenticato Marco Zamperini, quando diceva che gli analfabeti del futuro non saranno quelli che non sanno leggere e scrivere ma quelli appunto incapaci di imparare, disimparare e imparare di nuovo…Beh la riflessione di Nicola a tratti si fa molto amara. Perché se “la paranoia della crescita ha portato a confondere la stabilità con la stagnazione e l’equilibrio col declino”, si rischia di bollare come falliti quanto cercano invece un equilibrio fra sviluppo economico e sociale. Perdendo la vera bussola che dovrebbe guidarci, quella di valutare ogni azione, prodotto o impresa in base all’impatto che avrà sul nostro mondo nel lungo periodo, precetto alla base della fondazione The Long Now di Stewart Brand, patriarca a San Francisco della controcultura californiana e vero anelo di congiunzione con l’hi tech (rappresentata in Italia da un altro vecchio amico di IdF Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour 2011,  Davide Bocelli).  “Il fatto che tutta questa tecnologia semplicemente funzioni è una splendida fregatura che, apparentemente, ci basta”, scrive Nicola. Mentre “Saper rinunciare o saper indirizzare le priorità no vuol dire fermare il progresso”.   Insomma, congegni, gadget, app ma persino quel concentrato d’intelligenza che sono le conferenze TED possono finire col diventare un bombardamento di stimoli che danno una confortante assuefazione, illudendoci  di navigare col pilota automatico verso un radioso futuro. Mentre rischiano d’essere palliativi, dice ancora Nicola.  Che con un’amarezza a tratti persino feroce, arriva a uno dei unti centrali pure per Italiani di Frontiera. E cioè: ancora una volta,  il discorso cade sulle zucche. Non è la tecnologia ma sono le teste dietro e dentro le tecnologie che contano. Perché ci si può riempire la bocca di parole come Startup e Innovazione e poi continuare a coltivare orticelli, gufare sui successi altrui e ignorare cosa procura al mondo il nostro benessere, hi tech o meno. Se c’è un’inquietudine di fondo in questa riflessione, sta sempre nell’incertezza della rotta. Combattere la dittatura, ricostruire un Paese in pezzi, far uscire dalla misera la propria famiglia o propiziare il boom, come hanno fatto i nostri nonni, oggi forse ci sembra più semplice come missione, solo perchè la meta pur lontana era visibile. Forse allora non lo era. Ma questa navigazione nell’incertezza va accettata come parte del mondo contemporaneo, in cui il costante fluire e la relazione tra oggetti e persone contano più delle cose stesse, come sostiene il bravo Luciano Floridi, filosofo ad Oxford, ripreso da IdF in questo recente post. In questo fluire, aggiungo io, facendo tesoro delle osservazioni di Nicola ci restano due importanti compiti, sulla rotta incerta per il futuro. Smartellare via dalla caravella la zavorra di mille incrostazioni che sono modi di pensare assurdi ai quali ci siamo colpevolmente assuefatti (incapacità di fare squadra, gioire delle sconfitte altrui e considerare un pericolo e non opportunità il successo di chi ci sta accanto…, arroganza a insopportabile cinismo), poi affidare il timone a chi viene dopo di noi, magari ispirandolo con storie di grandi navigatori, di ieri e di oggi. Infine mettersi ad ascoltare ed a guardare, senza pretendere d’insegnare. Magari i più giovani, ispirati e senza quelle incrostazioni, riusciranno a stupirci.      

“Vivere la frontiera. Roberto Bonzio ci racconta come farlo”. per una volta, l’intervistato sono io…

    “Roberto Bonzio è un personaggio decisamente atipico nel panorama italiano, a metà tra il giornalista e il cantastorie. Invitato da scuole, università e aziende, Roberto racconta a giovani studenti e professionisti storie di imprenditori in Silicon Valley e di personaggi storici. Vicende diverse ma accumunate dalla capacità di credere nei propri sogni e di prendere tra le proprie mani il proprio destino. In un paese dove il “dire” abbonda e il “fare” scarseggia, Roberto è uno che, per dirla con un’espressione americana “walks the talk“, cioè non solo crede in ciò che racconta ma lo vive in prima persona”. Per una volta, la storia da raccontare è quella di Italiani di Frontiera. Grazie a un amico straordinario, Franco Folini, Italiano di Frontiera a San Francisco con la sua Novedge, fra i primi incontrati all’inizio di quest’avventura nel 2008, alla quale ha dato un contributo determinante. Oltre che imprenditore e animatore di BAIA (Business Association Italiy America), Franco è osservatore attento delle vicende italiane. E collabora a Punto.Ponte Blog, piattaforma culturale curata da fior di professionisti di vari settori imprenditoriali, nella sua nativa Valtellina. A sei anni da quando mi aveva intervistato per BAIA Ha voluto intervistarmi di nuovo, facendo il punto su IdF oggi in un pezzo con bellissime annotazioni, delle quali sono molto orgoglioso. E’ stato un lavoro impegnativo rispondere ma come sempre, con interlocutori del genere, la fatica è ampiamente ripagata e cercando le risposte, si finisce sempre con lo scoprire qualcosa di nuovo… di se stessi e del proprio lavoro! “Roberto promuove un ottimismo costruttivo che ad alcuni, abituati al cinismo del panorama italiano, può apparire ingenuo. Ci racconta che è possibile avere il coraggio di sfidare i nostri limiti, credere nei nostri sogni lavorando attivamente a realizzarli. È anche possibile gioire delle vittorie altrui e imparare dai nostri errori senza vergognarcene. Roberto non si limita a raccontare queste cose, in prima persona ha fatto scelte di vita impegnative allineate con la filosofia di vita che promuove”. No words Franco, un grande pezzo da un grande amico. Qui l’intervista su Punto.Ponte, che Franco ha rilanciato anche sul suo bel blog personale Di Tutto un Po’.

Imprenditore, sognatore e storyteller: due incontri memorabili con Lorenzo Thione a Como e Milano

Forse una carriera che a 35 anni l’ha visto passare dal successo nel software ad un musical di successo, Allegiance che presto sarà a Broadway poteva essere raccontata in modo celebrativo. Ma non nel caso di Lorenzo Thione. Lorenzo lo avevo già incontrato qualche anno fa e non avevo dubbi che la sua straordinaria esperienza avrebbe ispirato qualcosa di diverso. Due incontri pubblici da incorniciare, una miniera di riflessioni preziose che da un vissuto di imprenditore hanno toccato aspetti persino esistenziali: l’importanza di inseguire le proprie passioni, di far tesoro degli errori e degli incontri con persone eccezionali che sanno imprimere una svolta alla vita. Non sono mancati i giovani ma c’è da sperare che siano in molti di più a trovare il tempo di ascoltare Lorenzo anche online, per la carica e l’ispirazione che le sue riflessioni sanno infondere con una semplicità sbalorditiva, riascoltandole nei video qui sotto dei due eventi che lo hanno visto protagonista. Martedì 15 aprile al Centro Culturale di Milano, grazie a due preziosi amici che l’hanno reso possibile: Camillo Fornasieri che dirige la prestigiosa istituzione e Irma Bianchi e la sua omonima agenzia di Comunicazione, che con passione hanno creduto a questa proposta favorendo l’incontro con numerosi giornalisti. Se Lorenzo è venuto in Italia però il merito è di Unindustria Como (grazie di cuore a Stefano Rudilosso), che l’ha ospitato la sera prima in un incontro pubblico. Con una soddisfazione in più, vedere tantissimi amici vecchi e nuovi di Italiani di Frontiera, sia a Como che a Milano. Ecco in tre parti l’incontro a Milano.         Qui invece il video integrale del bellissimo incontro con Lorenzo la sera prima, 14 aprile, a Como, ospite degli imprenditori di Unindustria

Dodici video d’ispirazione per un fantastico 2014, con gli auguri di Italiani di Frontiera

Sì, ci sono pure rabbia e denuncia, ma soprattutto abbondano fantasia, creatività e slanci d’altruismo, utili pure quando si tratta di fronteggiare il peggio. Condivisione e Ascolto  ci rendono più forti e più intelligenti, dice in un bellissimo video di qualche tempo fa la regina Rania di Giordania. Così il modo migliore per iniziare il 2014 è quello di  scegliere dodici video che mi hanno particolarmente ispirato, e condividerli con gli amici di Italiani di Frontiera, che ha vissuto un 2013 straordinario per incontri, eventi e riconoscimenti, in tutt’Italia e all’estero. Mentre alcune delle sue parole chiave stanno diventando sempre più preziose ed attuali, in una crisi che richiede nuovi valori, nuovi modi di pensare e di esprimersi. Poche le occasioni di essere orgoglioso di appartenere alla categoria dei giornalisti italiani. Ma ne segnalo almeno due. L’iniziativa semplice ma straordinaria di un gruppo di colleghi di Modena, che di fronte alla valanga di ributtanti insulti rovesciati online da simpatizzanti del Movimento 5Stelle su una veterana del giornalismo, messa alla berlina nel blog di Beppe Grillo, hanno deciso di “metterci la faccia” e leggerli tutti, quegli insulti. In un video prodotto da Officine Tolau, prezioso per capire che occorre Reagire al Peggio: non ci sarà rinnovamento senza scuotersi di dosso l’assuefazione a violenza verbale, volgarità, voglia di sopraffazione, che non saranno mai un’energia innovativa ma solo un’eredità fascista, di cui dovremo liberarci una volta per sempre, per guardare avanti.    Mentre festeggiavamo mesi fa a cena a Seregno il successo del Massimo Banzi Day, (organizzato da IdF  con il co-fondatore di Arduino, tornato nella sua ex scuola ITI Fermi di Desio per incontrare studenti, professori ed ex compagni) è circolato il terribile video di uno dei più bravi giornalisti d’inchiesta italiani, Fabrizio Gatti dell’Espresso,  girato poco prima proprio da quelle parti. Un’intervista segnata dal Coraggio di Denunciare,  sfociata in drammatico confronto con un imprenditore brianzolo, su intrecci di interessi torbidi con la malavita organizzata. Qui l’inchiesta integrale su l’Espresso.   Eppure oggi più che mai la Rete rappresenta uno strumento eccezionale, per far circolare belle idee e valori positivi, conciliando magari Creatività e Solidarietà. Fra i tanti, quello che mi ha più colpito è forse The Tutu Project, del fotografo Bob Carey. Dopo aver scoperto che ridere giovava alla salute della moglie Linda, malata di tumore al seno, Bob ha deciso di farsi fotografare in giro per il mondo in pose buffe con addosso solo un tutù rosa. L’effetto virale di quelle foto che fanno ridere e commuovere è stato strepitoso e ha sostenuto una raccolta fondi. Come le immagini, anche la musica può più di tante parole, Far Volare Idee ed Emozioni. Proponendo magari l’Inno alla Gioia di Beethoven con un’esibizione a sorpresa, un  Flash Mob, nella piazza di una cittadina spagnola…   E rinuncia oltre che alle parole anche ai colori Paperman di John Kahrs, prodotto da Walt Disney Animation Studios, bellissimo cortometraggio animato che sa Raccontare con Poesia una storia d’amore metropolitano, inseguendo un foglio di carta…   Le conferenze TED sono da sempre fonte di idee e spunti preziosi. Quella che più mi ha più colpito di recente è di Giles Duley, fotografo di guerra che dopo aver testimoniato per anni gli orrori dei conflitti, in Afghanistan viene dilaniato da una mina che gli fa perdere le gambe e un braccio. Con una forza d’animo e una leggerezza non comuni, Giles riflette sul come Raccontare e Diventare parte della Storia raccontata gli abbia offerto una nuova prospettiva e una nuova consapevolezza della propria missione. Ma il web aiuta anche a riflettere su come Reagire a Pregiudizi Diffusi e stereotipi di cui dovremmo liberarci. Grazie magari allo slancio di persone comuni. Come questo soldato americano, involontario protagonista di una Candid Camera organizzata dall’emittente Abc nel programma “What Would You Do?” (Cosa fareste?). Un giovane attore entra in un fast food e comincia a provocare prendendo di mira un ragazzo dietro al bancone, all’apparenza musulmano, dandogli del terrorista e disprezzando gli islamici. Molti sono sconcertati ma un cliente gli dà pure ragione… fino a quando entra un soldato, che lo prende di petto intimandogli di andarsene. “Sei libero di comprare le patatine da un’altra parte come lui è libero di praticare la sua religione dappertutto. Questa è la ragione per cui io indosso la divisa. Così ognuno può vivere liberamente in questo Paese“. E dopo l’addio ad uno dei grandi protagonisti del Novecento, capace come nessun altro di Combattere le Discriminazioni, merita ricordare lo storico Discorso d’insediamento di Nelson Mandela a Pretoria, il 10 maggio 1994. “…Dall’esperienza di uno straordinario disastro umano durato troppo a lungo, deve nascere una società di cui tutta l’umanità sarà fiera” (qui una sintesi in italiano su Corriere.it) Conduttrice di un’emittente tv americana, Jennifer Livingston ha saputo reagire alla grande ad un’altra forma di odiosa discriminazione, dopo che uno spettatore le aveva scritto criticandola come modello negativo per la comunità, perché lei è sovrappeso. Jennifer ha deciso di rispondere pubblicamente ed è stata sommersa da messaggi di solidarietà. La lucidità con cui ha esaminato e saputo Opporsi a Disprezzo e Bullismo, che trasudavano da quel messaggio, è stata eccezionale. “Le parole di quest’uomo non significano nulla per me, ma mi fanno arrabbiare molto perché ci sono tanti bambini che non sanno difendersi e che ricevono ogni giorno email anche peggiori di questa che ho ricevuto io. Se tu sei a casa e stai parlando della giornalista grassa, è probabile che i tuoi bambini ti stiano ascoltando e la prima cosa che faranno una volta a scuola è chiamare grasso qualcun altro”. La traduzione del suo bellissimo intervento su attualissimo.it Ancor più eclatante e spettacolare, sul palco di un concerto, la capacità di Reagire con Ironia, della cantante Amanda Palmer (protagonista di una toccante conferenza TED  sull’Arte di Chiedere, in cui rievoca i suoi inizi come artista di strada). Infastidita da un articolo dedicato interamente  non alla sua musica ma al fatto che le fosse uscito un capezzolo durante la performance, lei ha scritto una fulminante canzone satirica prendendo in giro il giornale: “Caro Daily Mail… Lì sul palco facevo una serie di cose tra le quali persino cantare canzoni (come di