IdF Podcast 2 – Giannini fondatore di Bank of America, filantropo visionario che ha ispirato pure l’unicorno Kong

  Fare qualcosa di sconsiderato, addirittura “sacrilego” nel proprio settore: concedere prestiti a chi non ha nessuna garanzia materiale da dare se non l’energia per ricominciare e ricostruire… perchè ha perso tutto. In un terremoto. Non so dire quanto mi abbia ispirato ed emozionato la storia di Amadeo Peter Giannini, figlio di immigrati di Chiavari e fondatore di Bank of America, cui è dedicato il secondo episodio di Italiani di Frontiera Podcast. Giannini è stato un incredibile visionario che per tutta la vita ha dato fiducia agli altri, dopo aver trasformato un’immane disastro in un’opportunità favorendo la ricostruzione di San Francisco dopo il terremoto del 1906. Ha permesso di esprimere il proprio talento a grandissimi artisti e  pure a imprenditori innovativi che hanno gettato le fondamenta di Silicon Valley, ha finanziato opere avveniristiche come il Golden Gate Bridge, dando così lavoro a migliaia di persone durante i terribili anni della Grande Depressione. Solo alla sua morte si scoprì che per sè Giannini aveva tenuto pochissimo, poichè riteneva  che l’unico business legittimo fosse quello di aiutare gli altri… Un esempio di straordinaria attualità, per un mondo in cui oggi troppo spesso la ricchezza viene utilizzata… per generare altra ricchezza, nelle mani di pochi. Per questo, alla fine mi sono permesso una nota polemica, ricordando come San Francisco oggi non renda adeguatamente omaggio a questo straordinario protagonista della sua storia.    Ho raccontato per diversi anni in tutt’Italia e all’estero negli eventi Italiani di Frontiera la storia di Giannini, che quasi nessuno conosceva, aggiornandola via via di diversi particolari, Ora circola anche in diverse piattaforme divulgative, in versioni purtroppo quasi sempre farcite di svarioni e imprecisioni… Grande soddisfazione aver scoperto che proprio grazie a Italiani di Frontiera, la figura di Giannini ha ispirato pure Augusto “Aghi” Marietti e Marco Palladino, che la scoprirono prima di partire per Silicon Valley da giovanissimi startupper con la loro Mashape, che ribattezzata oggi Kong è una dei pochissimi unicorni con radici italiane della Bay Area. Nella foto qui sotto, nel 2015 col mio libro appena uscito, assieme ad Augusto e Marco nella sede della loro Mashape, che allora era nel Financial District di San Francisco e dov’era esposto un ritratto di Giannini, che aveva avuto il suo ufficio di Bank of America a poca distanza.

Ci salverà la Curiosità… in un podcast gli intrecci di storie di Italiani di Frontiera

    “Pandemia, Guerre, Emergenza Ambientale… la Complessità sembra sempre più un’onda gigantesca che rischia di travolgerci.  Ma con la tavola giusta, quel che stava per schiacciarci può farci volare, scoprendo significati inattesi in percorsi trasversali, fra storie di ieri e di oggi, preziosi per guardare al domani.  Quel surf si chiama Curiosità…”. All’esordio nelle principali piattaforme, nel canale T-Podcast, casa di produzione del gruppo Triboo,  il primo di dieci episodi di Italiani di Frontiera Podcast. Nel primo capitolo, com’è iniziata l’avventura di famiglia, da “Sixth Saint John (Sesto San Giovanni) a Palo Alto California, facendo tutto da soli per sei mesi di Ispirazione che hanno visto nascere Italiani di Frontiera. Poi l’incontro con i primi due protagonisti, Cesare Marino “antropologo degli indiani” allo Smithsonian Institution di Washington, scopritore di straordinarie storie di connazionali sulla frontiera del Far West, Luca Prasso veterano della grafica digitale, prima a DreamWorks oggi a Google. Due personaggi ideali per svelare i segreti del talento italiano: creatività, versatilità, capacità di combinare competenze, oggi più che mai doti ideali per affrontare un mondo sempre più complesso. Le loro sono le prime di una serie di storie, di ieri e di oggi, preziose per chi deve immaginare il domani.   Questo il libro citato nell’episodio, “Generalisti. Perchè una conoscenza allargata, flessibile e trasversale è la chiave per il futuro” ( David Epstein, LUISS 2020) Visione e ottimismo sono da anni gli ingredienti della la narrazione “eccentrica” di Italiani di Frontiera, che propone dieci episodi della prima stagione di podcast e ha ora  in cantiere un nuovo spettacolo, una web tv… e pure un film. (Nella copertina del podcast, elaborazione di un’illustrazione di Susanna Della Sala, realizzata da Sofia Elisa Suanno). Qui sotto, nello studio di registrazione nel quartier generale di Triboo a Milano Bicocca, con la fantastica squadra di T-Podcast: Stefano Dargenio, Noemi Zago e Fabio Donolato.  

Mirco Pasqualini visionario amico di IdF a New York che ci ha lasciati

“Forza Mirco. Siamo con te!” Qualche giorno fa Italiani di Frontiera aveva voluto esprimere solidarietà a una persona di talento, un caro amico in cui competenza e visione si combinano a una straordinaria umiltà. Ma Mirco Pasqualini, rodigino trapiantato a New York non ce l’ha fatta e qualche giorno fa ci ha lasciati, dopo che un terribile incidente stradale lo aveva ridotto in fin di vita. Grande esperto di Design Thinking, Mirco era capace di leggere il mondo attorno a noi per indicare la strada del futuro, le cui doti umane travalicano però quelle professionali. Non dimenticherò mai la leggerezza, il distacco con cui Mirco rievocò l’inizio del suo percorso internazionale: non poteva permettersi l’Università ma lavorando a Conegliano pubblicava online “cose interessanti” sul Design… sino a quella telefonata dagli USA, che quasi non capiva, in cui gli si chiedeva di realizzare un sito online… per il Wall Street Journal! Mirco è stato vittima di un terribile incidente in bicicletta, nei pressi di Woodstock, New York, dove viveva con la sua brava moglie, Gina Smith Pasqualini (fondatrice di Good Living is Glam).  Qui i contributi e le interviste di Italiani di Frontiera a Mirco. Il Design Thinking per affrontare la complessità (Frontiers of Interaction 2017)     Occasione imperdibile l’accelerazione ai cambiamenti  Il contributo di Mirco alla nuova piattaforma Italiani dopo il Virus. “Se da un lato questa Pandemia ha stravolto consolidate abitudini delle nostre vite, dall’altro per me (ma come me per molte altre persone) non ha cambiato molto. Mi riferisco nello specifico alla vita professionale di chi lavora nel mondo del digitale, fatto di email, slacks, video-call, remote working etc. Qui a New York migliaia di offici ed interi Building, si sono svuotati evidenziando a tutti come sia possibile ripensare non solo il modo e gli spazi in cui lavoriamo, ma anche come viviamo. Molti stanno riscoprendo valori e aspetti della nostra vita e sfera socio-affettiva, passati un po’ in secondo piano per via della routine frenetica e del “perché cosi fan tutti”. Molti altri hanno riscoperto il valore delle comunità come i ristoratori della grande mela, dove la proprio clientela grazie alla tecnologia, li sostiene con donazioni per superare la complicata situazione. Questa non è solo stata la prima grande Pandemia del millennio ma anche la prima Infodemia della storia, dove le informazioni si sono sparse più velocemente della comprensione della situazione stessa (nel bene e nel male)…”     L’intervista online sulla piattaforma di Rinascita Digitale

Eni sceglie storie e parole chiave di Italiani di Frontiera per lanciare Joule, la sua scuola per l’impresa

Ripartire in un momento difficile, d’incertezza, mettersi in gioco, credere nelle Folli Idee, ragionare fuori dagli schemi, rischiare senza aver paura degli errori: dal 29 ottobre 2020 Joule, la scuola per l’impresa dell’Eni, apre i propri corsi per imprenditori e aspiranti imprenditori, non solo giovani, con un’attenzione particolare all’economia circolare e alla consapevolezza ambientale, tra formazione, incubazione e accelerazione. La partenza scegliendo parole chiave e alcune storie d’ispirazione cavalli di battaglia di Italiani di Frontiera: da Steve Jobs a Renzo Piano, da Amadeo Peter Giannini fondatore di Bank of America (qui in un altro video) a Roberto Busa gesuita pionieri di Digital Humanities. In una chiacchierata con Valentina Raule, Human Knowledge Specialist di Joule.

Italiani di Frontiera premiato alla Mostra del Cinema di Venezia!

“Robertooo! Che bello complimenti tu sei unico!!!” Di ritorno dalla “mia” Venezia dopo una giornata di emozioni indimenticabili, è stata la ciliegina sulla torta, questo messaggio sul treno, arrivato da una professoressa di Torino, tra i professionisti venuti a ispirarsi in questi anni con l’avventura dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour. Oggi è ministra dell’Innovazione: Paola Pisano. Portare Italiani di Frontiera alla Mostra del Cinema di Venezia, proporre lo storytelling “Pionieri, Esploratori. Non Guardiani” con l’immancabile Orazio Attanasio alla chitarra nella sala della Fondazione Ente dello Spettacolo nel sontuoso Hotel Excelsior, esser premiato per un’attività culturale partita dal territorio (Mestre è la mia città natale) dall’Associazione MostraLido… davvero impagabile. Ma il premio più bello è stato l’autentica valanga di congratulazioni, incoraggiamenti, commenti addirittura commoventi per cui non ringrazierò mai abbastanza amici da mezzo mondo, ex colleghi di Gazzettino, Il Giorno e Reuters che non sentivo da anni. Un sostegno impagabile, a un progetto che si regge davvero su empatia e… adrenalina. Su quella terrazza, undici anni fa da inviato Reuters avevo fatto un’intervista per me memorabile al regista Peter Greenaway, tutta proiettata sul cinema del futuro… (e ancora mi sto domandando cosa gli passasse per la testa quando scattammo quella foto…) Proprio il guardare con fiducia al futuro è stato l’obbiettivo dello storytelling al Lido, con il bravo Orazio Attanasio alla chitarra, divagazioni sul filo conduttore di idee e storie legate al cinema e a Venezia. Grazie di cuore a Lorenzo Mayer, bravo giornalista veneziano animatore di MostraLido che ha proposto l mia candidatura al premio, agli amici venuti al Lido, da Paolo Privitera, mestrino in temporaneo distacco da San Francisco, a bravi professionisti come Stefano Zara e Marco Greggio e signore. Per finire, la mia compagna d’avventure in pianta stabile, paziente e tenace: Pola Amè. Ora al lavoro per stilare una bozza di proposte e idee Out of the Box che la ministra (comparsa in una delle slide nella presentazione al Lido) mi ha chiesto di inviarle…

Addio a Dario Barezzi, prezioso amico e regista eccentrico, vero Italiano di Frontiera in patria

Di cosa c’è bisogno, oggi più che mai, per immaginare un futuro migliore, più equilibrato, consapevole, innovativo? Secondo me, di generosità, altruismo, passione, creatività, curiosità, conoscenza, memoria… unite a un pizzico di follia. E a un sano senso dell’umorismo. Sono le doti di cui era ricchissima una persona preziosa, alla quale oggi, abbiamo dato l’addio al Niguarda, con Germano Lanzoni, (per anni irresistibile  Disturbatore Anonimo degli eventi Italiani di Frontiera, prima del successso come Milanese Imbruttito) e altri amici. Autore, produttore e regista televisivo, Dario Barezzi ha lasciato un segno profondo in chi ha avuto la fortuna di incrociarlo. Dario l’avevo conosciuto sul palco di un evento di cui era regista. Era stato assai generoso anche con Italiani di Frontiera, invitandomi più volte in Rai per presentarmi ai suoi amici più cari. Coltissimo e folle, non c’è stata volta in cui risentendoci lui non mi abbia preannunciato… il suo imminente trasferimento in California! Sarebbe stato divertente portarcelo, col suo fisico impotente che rendeva ancora più spiazzante la leggerezza, il distacco con cui dava prova di una profondità d’intelligenza e di animo stupefacenti. Oggi con in sottofondo le note di Nino Rota per Fellini, in primo piano la sua sedia da regista e il suo megafono, ci siamo ritrovati per rendergli omaggio. Al momento di ricordarlo all’aperto, il diluvio che imperversava pochi secondi prima si è interrotto. E uno dei suoi amici più cari ha colto il nesso col film che più amava Dario, “Frankenstein Junior”: “Potrebbe andar peggio, potrebbe piovere…” E invece magicamente la pioggia era sparita. Dario sapeva eccome lanciare segnali unici. Continuerà a farlo, amico indimenticabile, emozionandoci lieve da una nuvola. Grazie ad Astrid Fiorella, che mi ha fatto conoscere Dario, che come me adorava. E che mi ha dato la triste notizia della sua scomparsa. +2 Mi piace Commenta Condividi

“Pionieri. Esploratori. Non guardiani” IdF con Federico Faggin l’8 giugno nel paese di Leonardo, per ricordarci chi siamo

  “Ci siamo dimenticati chi siamo. Pionieri, esploratori, Non guardiani“. Le parole del protagonista del film Interstellar sembrano descrivere un Paese come il nostro, in cui oggi l’italianità aperta all’innovazione, protagonista col proprio talento in patria e nel mondo, sembra occultata nei media e social media da una costante evocazione di conflitti e paure, quasi ci fosse bisogno di muri, rivali da combattere, cambiamenti da esorcizzare per definire se stessi. Di questa “italianità” rimossa invece c’è un grande bisogno, a livello globale, di fronte a cambiamenti sempre più rapidi e una complessità che i Big Data hanno amplificato. Perchè “gli italiani hanno una capacità unica di affrontare e risolvere problemi complessi. Un dono naturale, creativo, frutto di un ricco retaggio culturale”. Ad affermarlo è Federico Faggin, tra i padri del microchip, ideatore della tecnologia touch, scienziato e imprenditore da tempo trapiantato a Silicon Valley. Proprio Faggin  il prossimo sabato 8 giugno sarà protagonista di un evento promosso da Italiani di Frontiera, con diversi partner, a Vinci, pochi chilometri da Firenze,  dal forte valore simbolico: il più importante inventore vivente nella patria di Leonardo, a 500 anni dalla scomparsa del genio toscano, per presentare la sua attesa autobiografia uscita da poche settimane, “Silicio (Mondadori), testimonial ideale di un progetto che in nome di questa italianità mira a lanciare iniziative di respiro internazionale di promozione del talento innovativo, del territorio, delle sue aziende, sviluppato grazie a una partnership con l’agenzia”da Vi Travels’” di Stefania Tielli. Un’iniziativa che avrà un Media Partner di prestigio, Startup Italia, piattaforma e magazine dell’innovazione, che pochi giorni dopo, 12 giugno, terrà a Firenze il suo Open Summit Curiosità inesauribile, straordinaria multidisciplinarietà, capacità di far tesoro del passato per “leggere” il futuro, attenzione ai risvolti etici della propria opera: gli ingredienti che Leonardo sintetizzò in modo irripetibile caratterizzano  l’apertura mentale di molti connazionali che oggi affrontano con successo la frontiera dell’innovazione, Un’identità che secondo Faggin ieri come oggi  si realizza nella capacità unica di osservare problemi complessi da angolazioni diverse, trovando soluzioni creative che hanno spesso anche un valore artistico ed estetico. Nei video qui sotto, alcune delle riflessioni che ci guideranno, in un weekend dedicato alla scoperta del talento, nei luoghi che diedero i natali al più grande dei talenti. Per ispirare e ispirarsi, per guardare al futuro con fiducia. Da pionieri, esploratori. Non guardiani.   Federico Faggin e la capacità degli italiani di affrontare la complessità (Palo Alto, marzo 2019)   Tra scienza e spiritualità: Federico Faggin e la consapevolezza della materia (presentazione  di “Silicio”, Milano Università Bicocca 6 maggio 2019)   Fabio Parodi, da Olivetti a LinkedIn: italiani a loro agio nella complessità anche quando ha le sembianze del caos (Redwood City Agosto 2017)   Renzo Piano: la cultura ci ha dato una sottile, invisibile capacità di affrontare la complessità delle cose (Vieni via con me, Raitrè 2010)      

Federico Faggin: quel dono unico degli italiani nell’affrontare la complessità

Gli italiani hanno una capacità unica di affrontare e risolvere problemi complessi. Un dono naturale, creativo, frutto di un ricco retaggio culturale. Un italiano “vede la dimensione del problema in un modo un po’ diverso rispetto ad altre culture. La vede come complessità ma anche come un aspetto umano, un aspetto di eleganza, un aspetto tecnologico, un aspetto di sistema. Generalmente questo modo di vedere la realtà porta a un’articolazione del problema che è nuova…” Tra i padri del microchip, ideatore della tecnologia touch,  Federico Faggin è il principale inventore italiano, da tempo trapiantato a Silicon Valley. Nei giorni in cui esce in Italia la sua attesa autobiografia “Silicio” (Mondadori) e mentre si celebrano i 500 anni dalla morte di Leonardo, Faggin offre una straordinaria riflessione sull’identità degli italiani. Identità che ieri come oggi  si realizza nella capacità unica di osservare problemi complessi da angolazioni diverse, trovando soluzioni creative che hanno spesso anche un valore artistico ed estetico. Una capacità che Faggin fa propria individuando un valore di espressività artistica pure nel primo microchip da lui disegnato in buona parte da solo e a mano. Uno spunto di riflessione  di straordinario valore, su un “essere italiani”  che non ha bisogno di muri, barriere, eterne rivalità di campanile o nemici da combattere per affermarsi, in una videointervista in esclusiva realizzata al terine di un Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour a Palo Alto il 23 marzo 2019, per Italiani di Frontiera  che ha in Faggin uno dei principali protagonisti e ispiratori, oltre che un prezioso amico.  

A Omnibus La7 le parole chiave di Italiani di Frontiera per parlare di disuguaglianze e opportunità

Levataccia ma ne valeva la pena, partecipare domenica 28 gennaio a Omnibus, La7. Il titolo, “Disuguitalia, la ricchezza di (pochi) aumenta“, proprio in linea con la conduzione del bravo Marco Fratini, capace come pochi di combinare competenza e leggerezza. E per la prima volta un’ora e mezzo davanti a una telecamera e un cameraman da solo (conduttore e ospiti erano a Roma), ma full immersion “social” con i preziosi amici dell’Italiani di Frontiera Silicon Valley Tour che commentavano in diretta (e mi hanno pure suggerito precisazioni…). Si parlava di economia, dati e statistiche, non proprio il mio forte… così ho fatto tesoro della lezione di Paolo Villaggio, che diceva di esser padrone solo di quattro argomenti… ma di saper portare qualsiasi discussione in un minuto sul suo cavallo di battaglia… il Vietnam! Così, io son riuscito a parlare di Federico Faggin e della metafora della “torta finita” sull’invidia sociale per chi ha successo. Poi di talenti all’estero, del patrimonio che sperperiamo non dando spazio in patria al loro potenziale… e alla fine pure dei nostri Tour a Silicon Valley organizzati con Paolo Marenco (a proposito, il prossimo a fine aprile!) e persino di “Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy“,  il nostro nuovo spettacolo per la regia di Alessio Mazzolotti… citando Olivetti e Montessori! Grazie ai tanti amici di Italiani di Frontiera che hanno avuto la pazienza di seguire i 90 minuti della trasmissione, sommergendomi di commenti e appezzamenti.. Ah, la puntata è già online…

Hippie New Year! Dieci video d’ispirazione per iniziare al meglio il 2018

Hippie 2018! Come sarà il nuovo anno? L’augurio di Italiani di Frontiera è che serva ad abbattere barriere, luoghi comuni, false certezze, ad aprire strade nuove alla conoscenza e alla creatività. Ecco allora dieci video, una scelta personalissima, con l’augurio che possano servire proprio a ispirare nuovi percorsi. A pochi mesi dall’esordio in prima nazionale a Vicenza del nuovo spettacolo “Dobbiamo tutto agli Hippie. Alle radici della New Economy“, regia di Alessio Mazzolotti, che nel 2018 contiamo di portare in giro per l’Italia, un doveroso omaggio alla controcultura californiana con la canzone che apre lo spettacolo. A cosa fa riferimento il titolo di uno dei testi principali sul rapporto tra controcultura e hi tech, “What the Dormouse Said: How the Sixties Counterculture Shaped the Personal Computer Industry”, (2005, John Markoff)? Ma a “White Rabbit“, cantata da Grace Slick con i Jefferson Airplane a Woodstock (1969), un’allusione alle atmosfere oniriche di Alice nel Paese delle Meraviglie, rivisitate in chiave psichedelica. Il messaggio è: allargare la coscienza… White Rabbit, Jefferson Airplane, Woodstock (1969) Oltre 38 milioni di visualizzazioni su YouTube per la bellissima interpretazione di “Space Oddity” di David Bowie eseguita nella stazione spaziale orbitante da Chris Hadfield. Pochi giorni prima dello sbarco dell’uomo sulla Luna, luglio 1969, la canzone racconta lo spaesamento estasiato di un cosmonauta solo nello spazio. L’astronauta canadese che la interpreta è fra quanti hanno sperimentato il cosiddetto Overview Effect: aver visto la Terra dallo spazio ha provocato in alcuni una autentica esperienza spirituale, un cambiamento irreversibile nella percezione e nella consapevolezza che il nostro pianeta è un tutt’uno senza confini, fragile, sospeso nel vuoto… qualcosa che potrebbe e dovrebbe forse diventare una consapevolezza comune, anche qui sulla superficie terrestre. Space Oddity di David Bowie cantata nella stazione spaziale orbitante dall’astronauta Chris Hadfield Consapevolezza è quanto ispira anche la presentazione di forte impatto di un esperto internazionale di creazione di aziende, sul palco delle conferenze TED. Ernesto Sirolli, amico di Italiani di Frontiera, racconta la sua esperienza, prima nel Terzo Mondo come volontario di non governative, poi come ispiratore di migliaia di piccoli imprenditori sparsi per i continenti. La prima regola, dice con una straordinaria comunicativa Ernesto (che oggi vive a Sacramento in California)  è: non pretendere di imporre la propria visione in un contesto che non si conosce ma iniziare ascoltando e imparando. Ernesto Sirolli (conferenza TED): Volete aiutare qualcuno? State zitti e ascoltate   Mai smettere d’imparare, il famoso Longlife Learning, anche perchè le tecnologie innovative stanno rivoluzionando la conoscenza, al punto di sconvolgere anche quel che siamo certi di sapere da sempre, come la storia delle origini di Venezia. Che un altro amico di Italiani di Frontiera, Diego Calaon archeologo di Ca’ Foscari Premiato dalla Comunità Europea nel 2014 con il prestigioso Marie Curie-Skłodowska International Outgoing Fellowship, a lungo impegnato a Stanford (qui in un’intervista esclusiva a IdF), si ripropone di riscrivere, con un libro prossimamente in uscita, Wood, Water and Slaves. Diego Calaon, archeologo di Ca’ Foscari a Stanford: riscrivere la storia di Venezia con i Big Data Piccolo stacco cinematografico, sul tema della consapevolezza, con la grande scena finale di un bellissimo film. In “Orizzonti di Gloria” (1957) Stanley Kubrick ha diretto Kirk Douglas in un film di guerra così potente nella sua carica antibellica da esser stato  proiettato in Francia solo diversi anni dopo l’uscita. Una ragazza tedesca (poi diventata la signora Kubrick…) terrorizzata e umiliata davanti a una rozza platea di soldati francesi, costretta a intrattenerli cantando. Ma la musica fa pian piano il miracolo, i soldati si zittiscono, ascoltano e non solo, capiscono che loro e quella ragazza non sono nemici… vista cento volte, non smette di emozionare. Paths of Glory (orizzonti di Gloria, Stanley Kubrick 1957) scena finale Proprio Stanley Kubrick aggiunge un altro prezioso tassello al nostro percorso, fra consapevolezza e allargamento della coscienza, proponendo un insolito ribaltamento del significato del mito di Icaro, pochi mesi prima di morire, nel discorso di accettazione del premio Griffith (1998), intitolato al regista che di fatto creò molti dei capisaldi del modo di fare cinema, prendendo da innovatore e pioniere tanti rischi, al punto di finire emarginato dalla stessa industria che aveva creato. Aveva volato troppo alto? Kubrick propone una lettura diversa di quel mito: non porre un limite alle propri ambizioni ma realizzarle con qualcosa di meglio che piume e cera. Stanley Kubrick, discorso di accettazione del premio Griffith (1998) e il significato del mito di Icaro Non si smette di imparare dunque. E se apprendimento potesse far rima con divertimento? Due esempi di valore. Il primo è una fantastica parodia della hit Despacito per spiegare con animazioni e arrangiamento musicale sbalorditivi Evo-Devo la biologia evolutiva, con una versione vocale di Tim Blais, che ha realizzato lo straordinario canale di video musicali didattici A Capella Science . Evo Devo: la Biologia Evolutiva in una parodia di Despacito, Tim Blais, A Capella Science Secondo esempio di divertente parodia “colta”, stavolta made in Italy dedicato a un classico della letteratura: I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni  rivisitato in chiave comica in soli dieci minuti, condensato di umorismo e abilità del fantastico gruppo teatrale degli Oblivion. I Promessi Sposi in dieci minuti, parodia degli Oblivion E se fosse la scienza a svelare il segreto della felicità? E’ Robert Waldinger direttore dell’Harvard Study of Adult Development, a spiegarlo, raccontando in una bellissima conferenza TED i risultati di una ricerca straordinaria durata decenni, svolta confrontando la vita di laureati nella prestigiosa Università e di persone dei quartieri disagiati di Boston. Trovando un denominatore comune: non sono i soldi e nemmeno la fama a render felici, ma la qualità delle relazioni interpersonali, specie quelle con le persone a noi più vicine, una qualità che ha un effetto benefico non solo sulla psiche ma pure sulla salute fisica. Robert Waldinger (conferenza TED): lezioni dal più lungo studio sulla felicità Federico Faggin e la consapevolezza   Dal segreto della felicità a quello ancora da svelare, sulla natura stessa del mondo in cui viviamo. Padre del microchip e della tecnologia touch, Federico Faggin è la persona che