Verso un 2013 “Out of the Box”: dai romanzi ai saggi, i libri scritti da amiche e amici di Italiani di Frontiera…

Se il 2013 sarà l’anno del libro di Italiani di Frontiera, idee e spunti per affrontare il nuovo anno con slancio “Out of the Box” si possono trovare da subito su libri scritti di recente da amiche e amici di Italiani di Frontiera. Dai saggi ai romanzi, dai gialli alla didattica, ecco un elenco aggiornato.  “Alex, un inguaribile ottimista” (Aliberti editore) è il ritratto appassionato di Alex Zanardi tracciato da Luca Corsolini, inviato di Sky Sport. Campione dello sport e di umanità, che perse le gambe in un incidente automobilistico, Zanardi è stato forse l’atleta italiano più ammirato ai recenti Giochi di Londra, dove ha conquistato l’oro con la sua handbike, e oggi è pure conduttore televisivo, diventato nel frattempo l’incarnazione stessa dello spirito di tenacia, ottimismo e capacità di reinventarsi malgrado le avversità. Con una energia e una simpatia contagiose.     In “Come lasciare tutto e cambiare vita” (Newton Compton) Alessandro Castagna, oggi imprenditore che fa la spola fra Verona e la Spagna, ha rielaborato in un libro l’esperienza del suo sito di straordinario successo Voglioviverecosì (al quale collabora pure Italiani di Frontiera), dedicato a chi vuole dare una sterzata alla propria esistenza. Il cambiamento viene analizzato in tre diverse sezioni. Psicologia, ostacoli da superare e motivazioni da consolidare per intraprendere una svolta; poi una parte più pratica, con consigli concreti su come percorrere una strada nuova all’estero. Infine un’analisi dei dieci Paesi in cui ci sono le migliori opportunità per farlo.         Con “Assuefatti. Come le sostanze stupefacenti sono entrate nel quotidiano”  (Ed. San Paolo)  Antonella Fiori assieme a Sara Casassa ha ultimato un’inchiesta durata anni, con testimonianze di scienziati, educatori, attori, sportivi, personaggi dello spettacolo, spesso specchio di “una mentalità diffusa che spesso sottovaluta, subisce, minimizza e banalizza le sostanze stupefacenti, dalla cannabis alla cocaina, dall’eroina all’ecstasy”. Davvero controcorrente, svelare cosa sono diventate e come sono state modificate le droghe “leggere”, secondo gli scienziati. Specie in   Italia, dove il tema è affrontato quasi sempre  su basi ideologiche, con risposte  legate a stereotipi antiquati e intoccabili. Per questo il libro ha subito anche qualche boicottaggio e se n’è parlato molto meno di quel che meritava.     E che dire di Guido Mattioni, bravo collega da poco uscito dal Giornale? Qualche tempo fa, propone un libro a diverse case editrici italiane… che nemmeno gli rispondono (persino quella che tempo fa gli aveva commissiona to un libro). Allora decide di realizzarlo da sè in versione cartacea e digitale e persino in inglese, curandone il marketing online. “Ascoltavo le maree” diventa un caso, raccoglie recensioni entusiastiche, l’edizione inglese, “Whispering Tides” diventa finalista di un prestigioso premio e Guido si prende una grande rivincita. Con un romanzo che è una storia di  dolore per la perdita della persona amata, amata in una suggestiva città americana, Savannah in Georgia. “…Ha cinquant’anni, è solo ed è confuso. Sa però con certezza di dover fuggire lontano, oltre Oceano, nell’unico luogo che lui e Nina avevano sempre amato insieme. Approda così a Savannah, in Georgia. Qui, in un paradiso naturale governato dal respiro delle maree, inizia a costruire una nuova vita.”.     Un romanzo di erotismo incandescente, quello invece di Erica Arosio, grande esperta di cinema e letteratura, collega di Gioia, che con  “L’uomo sbagliato” (La Tartaruga). “Un uomo e una donna che avrebbero potuto non incontrarsi mai scivolano invece nella storia contro cui non puoi niente: quella che ti mozza il fiato, quella in cui l’eros si trasforma a poco a poco in amore. Sullo sfondo, una Milano alto borghese, quella delle strade discrete e dei cortili nascosti, dove la ricchezza fa da barriera al frastuono del traffico… Musica e tessuto narrativo sfumano una nell’altro: dove non arrivano le parole, arrivano le canzoni. Perché, come diceva François Truffaut, “le canzoni d’amore sono stupide; e più sono stupide, più sono vere”.         Giallo, intrighi, storia di Milano, passione per il tango sono gli ingredienti di un altro libro all’insegna derlla passione , “Diabolico Tango”   (Eclisse editrice) di Bruna Bianchi, brava cronista del Giorno e grande esperta del ballo argentino. “L’omicidio di una sarta nel popolare quartiere di Porta Romana a Milano, è lo spunto per un’indagine a ritroso nel tempo, quello lontano della seconda guerra mondiale e quello più vicino della feroce dittatura militare argentina.Un giornalista irlandese che lavora a Milano viene completamente assorbito da un caso che si presenta subito anomalo: la donna uccisa porta lo stesso nome di una neonata creduta morta sotto i bombardamenti di Gorla del 1944. L’indagine incomincia da una milonga dove la vittima è stata vista l’ultima sera della sua vita…”       Imperdibile, per capire come le nuove tecnologie di comunicazione stiano cambiando a fondo anche settori tradizionali della vita sociale e persino il modo di concepire i rapporti internazionali, il bellissimo “Diplomazia Digitale. La politica estera e i social media” (Apogeo) di Antonio Deruda, che dopo aver lavorato all’ambasciata USA a Roma nel campo della comunicazione, ha intrapreso la strada del libero professionista in questo campo. Da Facebook a YouTube, dai blog a Twitter,  “l’uso dei social media per comunicare e interagire con l’opinione pubblica sta rivoluzionando una delle professioni più tradizionali: il diplomatico, in passato pronto a trincerarsi dietro il consueto ‘no comment’, ora si avvale sempre più attivamente di internet per instaurare un rapporto diretto con i cittadini che, grazie alle nuove tecnologie, riescono ad avere un peso maggiore nei processi decisionali e che possono diventare dunque un ottimo alleato, o un insuperabile ostacolo, anche nella gestione dei rapporti tra le nazioni”.       Un “viaggio nell’Italia della demeritocrazia” infine è “Scurriculum”  (Aliberti editore”, firmato da Alberto Fiorillo, veterano di Legambiente, assieme  a Paolo Casicci. “Quando hanno deciso di scrivere Scurriculum…hanno trovato un mucchio di storie esemplari. Storie che dimostrano in modo inequivocabile come lʼattuale sistema, ignobile e suicida, mortifichi i più bravi costringendoli spesso a regalare la loro intelligenza e la loro preparazione alle università, alle aziende, ai Paesi stranieri, e premi al contrario quanti hanno in tasca la tessera “giusta” o il

Dopo iSchool a Roma: la rivoluzione della scuola è un filo tra il dorso di un asino e il Web

Studenti geniali, professori fantastici, momenti emozionanti e mille idee. E’ stato un vero piacere partecipare lo scorso 10 ottobre ad iSchool, animato e condotto da Riccardo Luna, al PalaLottomatica di Roma, assieme a Orazio Attanasio e Germano Lanzoni, evento di World Wide Rome, che aveva già ospitato Italiani di Frontiera a”Makers“. La giornata stavolta era dedicata alla scuola ed alla rivoluzione che digitale e nuove tecnologie hanno già iniziato nel mondo dell’educazione, con migliaia di studenti e professori arrivati da diverse parti dl’Italia. Per me è stata pure occasione per una riflessione su quello che la forza del racconto, un po’ il cuore di IdF, ha fatto e può fare in futuro anche per il mondo dell’educazione. Buffo, perchè dico spesso nelle mie presentazione  che in Italia ci siamo abituati per anni purtroppo ad ammirare dei somari, la mia riflessione è partita dal ricordo di mia nonna, eccezionale maestra elementare, che le storie le usava per catturare l’attenzione degli alunni, spesso in paesini sperduti, dove a volte arrivava a dorso d’asino… un uso positivo dei somari! Per favorire conoscenza e promozione sociale… “La rivoluzione della scuola è un filo tra il dorso di un asino e il Web”, un articolo pubblicato su CheFuturo! nel giorno di iSchool.

Capire l’Italia e gli italiani, da Londra: Antonio Caprarica storico corrispondente Rai, su IdF

Eccentrico, eleganza dandy,  a vederlo nei suoi servizi al Tg dalla capitale britannica,  commentando magari con ironia le vicende della casa reale, Antonio Caprarica, storico corrispondente Rai da Londra, sembra un po’ un gentiluomo distaccato, d’altri tempi. Incrociato ad Assisi, in occasione del bellissimo 21Minuti, passerella di speaker di livello internazionale, organizzata da Patrizio Paoletti con la sua fondazione e coordinata in passato da un grande amico di IdF, Gian Luca Bianco, Caprarica è stato sorprendente, rivelando come dietro un piacevolissimo conversatore che non disdegna all’occorrenza temi frivoli, scrittore capace di sfornare libri a ripetizione su temi storici, sociali e di costume, ci sia un giornalista di razza dalle solide basi intellettuali. Una chiacchierata sui temi di Italiani di Frontiera, dopo il suo intervento sul palco, si è trasformata in una lucida, chiarissima riflessione, che nel video qui sopra è riportata integralmente, sul alcune delle parole chiave di IdF. Capire meglio l’Italia e gli italiani stando lontani; l’emigrazione come preziosa conoscenza nel mondo globale;  memoria, senso della collettività,  legge come canonizzazione del rispetto per l’altro, tutti punti di forza della società inglese, che sono purtroppo punti deboli della convivenza in Italia. Spetta ai più giovani superare questi limiti, ridefinire l’identità italiana, riscoprendo l’importanza di saper sognare un mondo migliore, dice Caprarica. Mentre a noi tocca il compito di non disperdere questo patrimonio: non trattenendoli dal vivere esperienze importanti all’estero bensì creando le condizioni per  un ritorno, offrendo loro opportunità adeguate in patria. Partire per scoprire il mondo e soprattutto se stessi. E poi tornare, come diceva Renzo Piano…

American Dreamers a Firenze, le riflessioni di Franziska Nori su un sogno forse infranto…

Inseguire il sogno… le coincidenze che segnano il percorso di Italiani di Frontiera ormai non le conto più. Lo scorso marzo, alla vigilia del prestigioso World Wide Rome, dedicato ai Makers digitali, dove avevo parlato di come costruire i sogni, con una conferenza “Making Dreams”, ero passato per curiosità a Firenze, dove si inaugurava una mostra dedicata proprio al sogno. O meglio a un sogno forse infranto. American Dreamers al Centro di Cultura Contemproanea di Palazzo Strozzi. E non so quanti spunti interessanti e pertinenti ho trovato, con l’avventura IdF… La mostra (sino al 15 luglio) propone una riflessione affascinante, su come molte illusioni del mito americano siano sfumate, un sentiero esplorato con creatività da diversi artisti contemporanei. Proposti a Firenze proprio in parallelo alla grande mostra dedicata ai loro connazionali, che tra fine Ottocento e inizio Novecento avevano eletto la città toscana a luogo d’eccellenza per il loro percorso di crescita artistica. Nel video qui sopra, le preziose riflessioni di Franziska Nori, direttrice del CCC Strozzina che ospita la mostra, su questo percorso degli artisti americani nel sogno infranto. In questo post invece la brillante presentazione da parte di Carlo Sisi, uno dei curatori, della mostra Americani a Firenze. Sargent  e gli impressionisti del Nuovo Mondo, che avevo intervistato pochi giorni prima.        

E’ tempo di un Vaticano 2.0… Arriva il Papa, su CheFuturo! riflessione in stile IdF su Chiesa e innovazione

  L’avevo in testa da un pezzo e già avevo scritto una nota tempo fa su Facebook. Ma oggi il Papa è a Milano, viene persino qui dietro al Parco Nord, dove io vado a correre. E allora, era il momento giusto per una riflessione in stile Italiani di Frontiera su quanto sta avvenendo nella Chiesa e nel mondo cattolico. E su quanto ci riguardi direttamente. Perchè è un problema cruciale, per il Vaticano, il mondo cattolico  ma anche per l’Italia, il difficile rapporto con la modernità,  il rinnovamento ostacolato da retaggi del passato, con meccanismi culturali anacronistici che non hanno domani e che contribuiscono purtroppo a frenare chi sa immaginare il futuro… La mia riflessione, col titolo “Il Papa, I corvi e la lezione di TechCrunch”  l’ho affidata a “CheFuturo!”, la bella rivista online sull’innovazione lanciata da Riccardo Luna, già direttore di Wired Italia e grande amico di IdF, con una squadra davvero straordinaria, di cui sono onorato di far parte. Grazie a Riccardo e Lorenzo Mannella, biotecnologo in redazione (mica ne trovate tanti così!), che con grande tempismo l’hanno pubblicata. Ciliegina sulla torta, la foto in alto: un mestrino con bicicletta (il sottoscritto) davanti alla chiesa di Stanford, vetrate e mosaici interamente realizzati da veneziani… AGGIORNAMENTO L’addio a sorpresa del Papa, l’incapacità del Vaticano di accettare il rinnovamento. Ieri 11 febbraio 2013 un evento di portata storica. “Non essendo riuscito a cambiare la Curia, Benedetto XVI è arrivato ad una conclusione amara: va via, è lui che cambia. Si tratta del sacrificio estremo, traumatico, di un pontefice intellettuale sconfitto da un apparato ritenuto troppo incrostato di potere e autoreferenziale per essere riformato. È come se Benedetto XVI avesse cercato di emancipare il papato e la Chiesa cattolica dall’ipoteca di una specie di Seconda Repubblica vaticana; e ne fosse rimasto, invece, vittima”. L’analisi di Massimo Franco sul Corriere della Sera.

Da Camp David al business, lezioni sull’arte della negoziazione

L’arte della negoziazione ha due parole chiave: Creatività e Management. Creatività nel saper cogliere gli aspetti imprevisti di un confronto che può essere estremamente complesso, con risvolti culturali, politici, economici e psicologici. E che a volte richiede di saper portare al tavolo delle trattative elementi che sono esterni alla trattativa stessa. Management perchè organizzare, pianificare e gestire una negoziazione è spesso più importante dei temi stessi sul tavolo, ai fini di favorire un esito positivo. E’ questa la lezione appresa nel corso di una straordinaria esperienza da Gilead Sher, avvocato israeliano incontrato di recente a Lugano, ex capo delegazione del primo ministro israeliano e Policy Coordinator. Sher è stato uno dei capi negoziatori  al Vertice di Camp David1999-2001  e nei colloqui di Taba, così come in altri confronti con i Palestinesi. In questa intervista in inglese per Forbes , spiega come la negoziazione politica sia straordinariamente preziosa per insegnare come concludere positivamente una trattativa anche in altri campi, dall’economia alle questioni legali a quelle professionali.

Italiani di Frontiera, le radici. Trent’anni fa se ne andava Gibo, cronista di razza. Era mio padre

Non aveva mai usato un computer, non sapeva cosa fosse Internet. Gibo era un cronista di razza. Schiena dritta, nessun timore reverenziale. Negli anni di piombo il suo nome era finito nella lista nera di un gruppo terrorista. A un tipo che al bar aveva maldestramente tentato di addomesticarlo con i soldi, aveva infilato la mazzetta nel bicchiere. Per il mestiere era capace di rischiare parecchio: offrirsi come mediatore con dei rapinatori asseragliati con degli ostaggi, andare da solo di notte nella campagna buia per intervistare un super ricercato. Solo a parlare in pubblico s’impappinava. Un maestro di umanità. Aveva potuto studiare poco, viaggiare ancora meno. Ma ha fatto di tutto perchè lo potessi fare io. Senza il suo insegnamento, Italiani di Frontiera non sarebbe mai nato. Giovanni Bonzio “Gibo” era mio padre. Sono passati 30 anni da quel 1 dicembre 1981 in cui se n’è andato, ad appena 51 anni. Mestre, la mia città natale, di cui aveva accompagnato come testimone d’eccezione  la tumultuosa crescita, iniziando da giornalista adolescente, gli ha dedicato una bella piazzetta in centro (nel video,  la cerimonia dello scorso marzo), occasione per ricordarlo con parole toccanti, tra le quali quello di un suo vecchio amico e bravo giornalista, Ivo Prandin. Mio fratello Giampaolo ha raccontato la sua biografia in un bel libro (con mia introduzione), “Scusate sono un timido. Il racconto di una vita dedicata alla cronaca” (Marsilio). Il 2 dicembre a Mestre, nella chiesa di via Piave, Gibo è stato ricordato nel corso di una cerimonia religiosa. Io purtroppo non ho potuto esserci, a fianco della mamma, di mia sorella Barbara e mio fratello.  Ma lo ricordo a modo mio. Ciao Gibo. E chi ti dimentica? These are my roots…  

Addio a Walter Bonatti, scalatore eccezionale, vittima di una vergognosa menzogna “all’italiana”

Addio a Walter Bonatti. Scalatore ed esploratore eccezionale, vero Italiano di Frontiera, per più di mezzo secolo Bonatti fu vittima di un vergognoso caso “all’italiana”, in cui ipocrisia, invidia e conformismo si mescolarono, in una ricostruzione falsa e lacunosa della straordinaria impresa della conquista italiana del K 2 nel 1954, che lo mise sotto accusa. Aveva 24 anni quando solo per la sua forma eccezionale, Bonatti era sopravvissuto ad una notte all’addiaccio a 8mila, dopo che i compagni temendo volesse raggiungere per primo la vetta, avevano spostato il bivacco. Il diario ufficiale della spedizione lo accusò ingiustamente di aver consumato le bombole d’ossigeno che aveva dovuto portare ai compagni. Soltanto nel 2008 vide definitivamente riconosciuta la verità. Ricordiamoci di Bonatti, che non smise mai di combattere per quella verità,  e di quella vergognosa menzogna ufficiale, durata troppo tempo.  “Mi ero convinto che la vita ha senso viverla con il massimo impegno, cercando di realizzare tutto quello che si ha dentro. … capivo che molte mie idee sarebbero suonate strane ad un certo tipo di interlocutore, ma in tal caso il problema sarebbe stato suo … No, mi dicevo, non puo’ essere bello un mondo dove le paure e gli entusiasmi spaventano i più, tesi come sono al risparmio di sè e dei propri sentimenti”. (Walter Bonatti). Grazie a Diego Zucca per la segnalazione.    

Roberto Busa, gesuita vicentino incredibile pioniere dell’informatica umanistica con l’Index Thomisticus

“Lettore fermati! E’ morto padre Busa. Se navighi in Internet lo devi a lui, se usi un pc per scrivere mail e documenti di testo lo devi a lui. Se puoi leggere questo articolo lo devi, lo dobbiamo a lui…“. Con questo attacco, forse un po’ troppo pomposo per un tipo così semplice,  l’Osservatore Romano ha annunciato nel 2011 la morte di padre Roberto Busa, 98 anni, un incredibile pioniere dell’informatica umanistica, con la linguistica computazionale. Come autore dell’«Index Thomisticus», monumentale lemmatizzazione dell’opera omnia di Tommaso d’Aquino e dei testi a lui più strettamente collegati,  padre Busa, vicentino (come Federico Faggin tra i padri del microchip) dell’altopiano di Asiago, fu anticipatore dell’ipertesto attivo di Internet 15 anni prima delle ricerche di scienziati americani. Roberto Busa (1913-2011), che lavorò fra New York e Milano alla realizzazione di un sogno folle per l’epoca, nel 1949 compagno di studi di Albino Luciani che poi divenne papa Giovanni Paolo I, era un giovane neolaureato, con una tesi su san Tommaso d’Aquino, quando pensò che per riordinare quella spaventosa mole di testi che aveva consultato… si sarebbe potuto usare il computer! Gli elaboratori dell’epoca non erano i nostri laptop ma armadi colossali pieni di cavi e valvole, con pochissime persone in grado di interagire con la macchina. Busa però riuscì ad arrivare con quel sogno fino all’ufficio di Thomas John Watson, il manager che fece di IBM un colosso internazionale e a cui oggi è intitolato l’algoritmo del supercervellone del cognitive computing. Sembra che pure lui al momento avesse risposto che era impossibile. Ma che fosse poi rimasto colpito dalla personalità di Busa, che al suo rifiuto, gli aveva sbattuto sulla scrivania un biglietto pubblicitario IBM con la scritta «Think». Secondo la leggenda, a quel punto Watson impressionato dalla sua personalità avrebbe dato l’ok, dopo aver però raccomandato: «Devi promettermi che non cambierai il nome International Business Machines in International Busa Machines…». Busa impiegò trent’anni, il suo lavoro è raccolto oggi in cinquantasei volumi e un Index Thomisticus che si trova in parte online. Ma soprattutto, lavorò con macchine che in quei trent’anni cambiarono del tutto, dalle schede perforate ai nastri ai dischi. Affrontando e risolvendo problemi di ipertesto e rapporto fra parola e macchina almeno quindici anni prima degli inventori di Internet. Per questo fu premiato negli anni Novanta col riconoscimento che oggi porta il suo nome. L’impresa dell’Index Thomisticus, avviata nel 1949 grazie all’aiuto di IBM, fu realizzata prima servendosi di schede perforate, poi di nastri magnetici sempre più capaci. E completata nel 1980. Nel 1998 la Association for Literary and Linguistic Computing (ALLC) e la Association for Computers in the Humanities (ACH) hanno istituito un premio, a lui assegnato per primo e poi a lui intitolato, “Roberto Busa Prize“ che premia figure insigni distintesi nel campo dell’informatica umanistica, di cui Busa è considerato il padre. Qui il post su padre Busa in inglese sul blog di Forbes.  

C’è Maria Montessori all’origine di Google ed Amazon? Brin e Page non hanno dimenticato…

E se all’origine della formazione di straordinari innovatori del web che a livello globale hanno rivoluzionato la nostra esistenza, come i fondatori di  Google e Amazon ci fosse… un’italiana nata nell’Ottocento, Maria Montessori (1870-1952), riconosciuta a livello mondiale come pioniera dell’educazione creativa e libertaria? Ne ho scritto in un articolo su CheFurturo! lo scorso maggio, in occasione del 60° della sua scomparsa. In un post estremamente interessante sul suo blog “Rethink” per Forbes, Steve Denning, autorità in campo internazionale nel campo della formazione e della conoscenza, già direttore dell’omonimo dipartimento alla Banca Mondiale e autore di un recente libro di successo (in italiano  La Guida dei Leader per un management radicale: Re-inventare il posto di lavoro per il 21 Secolo) traccia un ardito filo conduttore tra i più straordinari innovatori degli ultimi anni ed il metodo Montessori, che pone al centro il bambino come figura dotata di una creatività che spesso l’adulto ha perso comprimendola. E dunque puntando a stimolare la massima libertà espressiva dell’alunno, invece di costringerlo in regole e forme. Qualche anno fa,  in un’intervista a Barbara Walters, Sergei Brin e Larry Page, fondatori di Google, ad una domanda su quanto fosse importante per il loro successo esser figli di professori universitari di Stanford, avevano risposto che piuttosto era stata determinante l’esperienza fatta da tutti e due da bambini col metodo Montessori. Ne parlano in due video, un’intervista e  una conferenza. Al punto che il Wall Street Journal arriva a parlare di “Montessori Mafia“, intesa come cerchia d’elite che proviene da quella esperienza, e che comprende pure Jeff Bezos, fondatore di Amazon. Che nei ricordi della mamma, da bambino fu così assorbito dal metodo che gli insegnanti dovevano… sollevarlo di peso dalla seggiolina per fargli fare altro. Continuare a imparare per tutta la vita, affrontare il nuovo e ragionare fuori dagli schemi precostituiti: questi, dice Denning, sono i segreti dei grandi innovatori.  Il tipo di approccio del metodo Montessori, nel porre l’alunno al centro, ha più di cent’anni. Ma le idee sono senza tempo e quel metodo, ricorda Denning, ha dimostrato di funzionare in tutto il mondo. E il mondo alla fine sta raggiungendo quelle che erano state le intuizioni di una coraggiosa italiana, innovatrice dell’educazione, nata nell’Ottocento.   Brin e Page non l’hanno dimenticata. Il 31 agosto 2012, il logo di Google è stato modificato secondo tradizione, proprio in omaggio all’anniversario della nascita di Montessori. In linea col metodo Montessori, la Piccola Scuola Italiana di San Francisco, diretta da Valentina Imbeni intervistata in questo video da IdF.